mercoledì 30 aprile 2014

TE LO LEGGO NEGLI OCCHI

"Finirà, me l'hai detto tu,ma non sei sincera,
te lo leggo negli occhi, hai bisogno di me.
Forse vuoi dirmi ancora no, ma tu hai paura,
te lo leggo negli occhi, stai soffrendo per me.
E nei tuoi occhi che piangono,mille ricordi non muoiono.
Perdonami se puoi e resta insieme a me.
Tra di noi forse nascerà un amore vero"


"Te lo Leggo negli Occhi", è il testo oscenamente sdolcinato, di una canzone degli anni '60.
La cantava Dino, un tizio dall'occhio ceruleo di cui si sono perse le tracce da decenni.
-"Però le parole arrivano"- mi ha detto A. un amico musicista.
Il messaggio è chiaro e semplice.
Chiunque ascolta la canzone la interpreta nello stesso modo.
In altre parole il pensiero e l'emozione che voleva esprimere l'autore della canzone, che credo sia Sergio Endrigo, attraverso l'interprete "arrivano", inalterati, all'ascoltatore.
Si, qualcuno sbadiglierà, altri si commuoveranno pensando ad amori lontani, altri ancora sorrideranno di amori nuovi, ma nessuno metterà in dubbio il senso ultimo del brano: "Te lo Leggo negli Occhi".


Internet, la meravigliosa biblioteca di Babele che ci permette di attingere al sapere universale come fosse il pozzo di casa, ci ha trasformato.
Cambiando la nostra maniera di comunicare abbiamo cambiato anche il nostro pensiero.
Per non scomparire nel fiume infinito di parole che esonda, ad ogni ora del giorno, da pc e telefonini, abbiamo cominciato a cercare modalità espressive non ordinarie, sintetiche, interessanti.
Ci siamo trasformati tutti in esperti di marketing, alla ricerca delle migliori strategie per vendere noi stessi.
E vai con l'aforisma, con la frase ad effetto, con l'originalità grafica o linguistica.
Si litiga, ci si lascia, ci si denuncia per un sms o un email.
Le lettere maiuscole, che un tempo ci informavano dell'inizio di un nuovo paragrafo o del nome proprio, adesso sostituiscono gli sguardi e le inflessioni della voce:
"x favore" è una preghiera , "X Favore!" è una minaccia.
E la cosa più interessante è che chi legge muta il proprio stato d'animo a seconda della grandezza delle lettere, cosi che alla fine, per un errore di battitura si rischia di perdere il lavoro o rompere un'amicizia.
Ci si guardasse negli occhi sarebbe un altra cosa, ma ormai sembra impossibile comunicare in maniera diversa.


Un altra cosa che mi ha fatto notare A. il musicista, è quella del controllo.
Nella biblioteca di Babele dove, in teoria, vige la piena libertà di espressione, siamo tutti potenzialmente controllati e controllori.
Lo sappiamo, e quindi utilizziamo un linguaggio obliquo.
Spesso è una necessità: ogni cosa che scriviamo sul pc potrebbe essere usata contro di noi.
Ricordo un episodio buffo nella mia causa di separazione.
Avevo scritto per un forum letterario un testo intitolato "Le Mutande di Federica".
Parlavano continuamente, in quel Forum, di Proust e della "madeleine", che fa piombare nel passato il protagonista di "Alla Ricerca del Tempo perduto" e così per provocare avevo sostituito alla fragranza del dolcetto il profumo di sapone di Marsiglia delle mutande di una inesistente amante del passato.
"Fedigrafo!"
"Ma dai si capisce che è uno scherzo!"
Niente da fare, la realtà virtuale, con le sue mille possibilità di interpretazione, è più vera della vita.
Questa paura più o meno conscia, del controllo porta a modificare ulteriormente le nostre modalità espressive.
Così non solo cerchiamo le parole giuste, che facciano colpo e riescano a venderci meglio, ma cerchiamo pure di mascherare le nostre vere intenzioni, di non essere troppo espliciti.
Più aumentano le possibilità di comunicare e meno sappiamo parlare al cuore degli altri.


"Ma ti rendi conto che Provenzano comunicava con i Pizzini!" mi dice A.
Già.
Il capo della mafia spostava fiumi di denaro, ordinava omicidi, faceva e disfaceva giunte e consigli di amministrazione con i "pizzini", foglietti di carta scritti a mano.
Bene, si dirà, e con lo yoga cosa c'entra?
Beh....diciamo che, almeno a leggere i testi più antichi, lo scopo dello Yoga è quello di portare alla luce, alla coscienza, un nucleo puro, luminoso, eterno che sonnecchia dentro di noi.
Un Angelo Caduto? Un Dio Annichilito? Il Brahman?
Io credo si tratti semplicemente dell'Essere Umano.
Lo yoga ci fornisce spazzole, stracci e detersivi per ripulire il corpo e la mente e mostrarci la nostra vera natura.
Ci dà accesso alla stanza segreta del cuore: è lì che si nasconde il nucleo luminoso dell'esistenza.
Un qualcosa che si esprime con luce e suono.
Niente di vago o indefinito ma un universo intero, con tanto di stelle e pianeti, che vibra in noi.
Non basta saperlo o dirlo.
Va visto e ascoltato.
Ma come si fa nell'Era della Biblioteca di Babele, a vedere ed ascoltare davvero?
Tutti noi parliamo e scriviamo continuamente di Ascolto Interiore e di Vedere con la maiuscola, ma, appunto, ne scriviamo e ne parliamo scegliendo, anche nelle relazioni non virtuali, le parole più adatte a vendere il nostro pensiero e la nostra persona.
Il motto del nostro tempo è se non appari non esisti, e anche i più accesi nemici del Mercato Globale si adeguano perché, giustamente, vogliono esistere.
Solo se esistiamo possiamo vendere i nostri prodotti che magari sono, o pensiamo siano, il bene comune, la felicità, la Conoscenza.
Oppure vendiamo la nostra carenza d'amore in cerca di sicurezze affettive e di conferme.
Il capo della Mafia voleva essere invisibile e, insieme, voleva che il proprio pensiero arrivasse ai suoi uomini chiaro, semplice, inalterato.
Niente giri di parole, niente linguaggi obliqui o codici da spie.
Un foglietto di carta scritto a mano e uno sguardo, occhi negli occhi.
C'è molta ironia nella storia dei "pizzini".
Noi, più o meno consciamente, studiamo sempre nuove strategie di comunicazione per entrare nel Mercato, chi invece il Mercato lo gestisce, si affida a modalità arcaiche.
I mafiosi conoscono l'animo umano meglio di tanti insegnanti di Yoga.
So che il mio ragionamento apparirà sciocco, ma pensiamoci un momento.
Parliamo sempre di sincerità, di verità, di dialogo da cuore a cuore e poi invece di aspettare che le parole vengano spinte in superficie dalla marea delle emozioni cerchiamo la maniera migliore per "catturare l'attenzione".
Sarà mai possibile vedere e ascoltare l'Universo in noi se monitoriamo incessantemente le reazioni altrui ai nostri gesti e parole?
Ogni volta che scegliamo una parola, un'immagine o un abito non per esprimere il nostro pensiero e le nostre emozioni, ma per piacere agli altri, nascondiamo un pochino di più la nostra vera natura.
ogni volta che , con le migliori intenzioni, ci adeguiamo alle leggi del mercato, svendiamo un pezzetto della nostra umanità.
Alla fine non sapremo più riconoscere neppure la nostra faccia e qualcuno, per noi invisibile, deciderà della nostra vita con uno sguardo e un appunto scritto a mano su un foglietto di carta stropicciato.




sabato 26 aprile 2014

TRADIMENTI








Sono con Ivana.
La mia amica di sempre.
La ascolto.
Racconta ad altri di quando mi ha incontrato, 35 anni fa.
Un deficiente boccoluto che se ne andava in giro con un flauto di canna, seguito da un codazzo di ragazze.
35 anni sono tanti.
Un deficiente.
Pensavo di essere Krishna all'epoca.
Ridiamo.
Ivana è brava a raccontare.
Me lo vedo davanti il deficiente con la faccia da surfista.
Che buffo.
Poi viene la malinconia.
No, non è la nostalgia della giovinezza, è qualcosa di diverso.
L'umore si fa nero.
Torniamo a casa e accendo il pc.
Oh! Il forum di Yoga!
Leggo gli ultimi interventi, verbosi, colti.
Discussioni sugli scopi della vita, dello yoga, sui rapporti tra pensiero occidentale e pensiero indiano.
Fino a poco tempo fa mi sarei fregato le mani e mi sarei buttato come un falco sulle colte citazioni, le perifrasi ad effetto e gli involontari strafalcioni degli altri falchi.
Adesso gli onorevoli duelli filosofici alla ricerca della verità ontologica mi paiono insensati.
La magia di Ivana ha funzionato.
Il deficiente con la faccia da surfista se ne sta lì davanti a me.
Non fa mica niente! Non mi giudica, non mi critica (è incapace di farlo!).
Mi guarda e basta, col sorriso di allora.
E io mi sento una merda.
Mi viene in mente il "bacio della morte"...
No niente di drammatico, per carità: quando ero ragazzino e ci facevamo le canne, chiamavamo bacio della morte un gioco stupido.
La mia fidanzatina tirava un gran boccata di canna, poi mi baciava e mi soffiava il fumo nei polmoni.
Io lo tenevo dentro fin quando potevo e poi lasciavo che uscisse da solo, di colpo, dal naso e dalla bocca.
Dopo 35 anni il deficiente con la faccia da surfista se ne è uscito, di botto, come il fumo del bacio della morte. Ha aperto il cassetto polveroso dove lo avevo chiuso e ora se ne sta lì, in silenzio.
E mi guarda.
La parola che mi risuona nella testa è TRADIMENTO.
In questi anni sono andato alla ricerca della verità.
La Verità è la cosa più importante.
La Verità è rivoluzionaria.
La Ricerca della Verità è lo scopo ultimo dell'Essere umano.
Al deficiente con la faccia da Surfista della verità non fregava un accidente.
Pensava di essere Krishna.
Cercava Radha, l'Amore che nulla pretende.


La filosofia è una strana roba.
Ci si comincia a creare un sacco di problemi sull'esistenza di Dio, sul rapporto tra Individuo e Assoluto, sulla necessità di annichilire l'ego.
Quanti anni ho passato a studiare le tecniche per annichilire l'Ego!
Che senso ha?
La Ricerca assidua della Verità, la Credenza di voler distruggere le Credenze finisce spesso, o sempre, per andar contro alle ragioni del cuore.
Ma se esiste un Assoluto, dove altro potrebbe essere se non nel cuore?
Nel nucleo vivo e palpitante delle emozioni che dà vita e forma al nostro corpo, alla nostra vita?
La natura dell'essere umano è Ananda, beatitudine infinita.
Felicità senza limiti.
L'ho scritto un mucchio di volte.
Ma forse non l'avevo mai veramente capito prima di adesso.
"Natura" significa ciò che si è veramente.
Krishna cercava Radha, l'Amore che nulla pretende.
E Radha non è una Dea, è una donna in carne ed ossa.
C'è esiste.
Basterebbe essere fedeli a se stessi, alla propria Natura, per vivere sempre e comunque al suo fianco.
Ma l'Amore, di cui si parla sempre, all'uomo non basta.
Lo mettiamo in un cassetto in attesa di tempi migliori, c'è sempre qualcosa da fare: ottenere la sicurezza economica, il rispetto degli altri, il successo.
Siamo sempre pieni di così nobili ideali da perseguire, di obblighi sociali o familiari da onorare, che finiamo per lasciarlo lì, l'amore, nel cassetto sempre più polveroso del cuore.
Verrà il momento di aprirlo, prima o poi, ci diciamo.
E intanto via ad inseguire il successo, a piangere per le ferite dell'Ego, a cercare la verità ontologica.
Il massimo è quando anziché donarsi all'amore, perdiamo tempo a convincere gli altri dell'insensatezza di vivere senza amore.
Il deficiente con la faccia da surfista mi sorride.
Lui lo sa di chi sto parlando....

giovedì 24 aprile 2014

UDDIYANA BANDHA - IN VOLO VERSO LE STELLE


" Come l'uccello vola nel cielo, così l'uomo, come un leone su un elefante, mostra la sua vittoria sulla morte, grazie alla vitalità acquisita con Uddiyana Bandha "
Yogacudamani Upanishad 



In questo video mostro una parte della mia pratica di Uddiyana bandha e Nauli Kriya. 
Non ho aggiunto spiegazioni, perché penso che i bandha, per come li intendo io, siano una questione delicata, e che possano essere appresi solo direttamente. 
Ma volevo condividere le mie riflessioni e gli effetti che la pratica ha su di me.







La prima riflessione l'ho fatta sul nome.
uḍḍīyana.
A dir la verità a volte si trova scritto anche in maniera diversa, uḍḍiyāna, ma credo che quest'ultima parola indichi una particolare Mudra, un gesto.
Dunque uḍḍīyana significa: alzarsi in volo/elevarsi/librarsi/ergersi/sali re alle stelle.
Ovviamente il pensiero va subito al diaframma toracico, che viene spinto verso l'alto.


Ma se invece quell'alzarsi in volo o salire alle stelle si riferisse a qualcosa d'altro?
Supposizioni, ovviamente, però praticando ho notato degli effetti particolari, dei riflessi in zone del corpo, soprattutto del cranio, che mi fanno pensare che Uddiyana Bhanda sia qualcosa di più di un massaggio della parete addominale e delle viscere.
Cominciamo con il descriverlo, con le parole che si trovano sui testi moderni:


"Dopo una profonda espirazione, i muscoli intercostali eseguono il movimento inspiratorio di espansione del torace, mentre la glottide rimane chiusa. La pressione negativa intratoracica così creata , tira su il diaframma rilassato, e di conseguenza, la parete addominale [...] Praticando Nauli si isolano e si contraggono i muscoli addominali in modo da aumentare ulteriormente la pressione negativa intra-addominale" (Karl Nespor - Yoga Magazine)

Nauli (l'isolamento e la rotazione dei muscoli addominali) e Uḍḍīyana Bandha, sono stati oggetto di esperimenti scientifici già all'inizio di questo secolo, con Svami Kuvalyananda.
Recentemente Karl Nespor ha dimostrato che la pratica genera, in un danzatore professionista, una pressione negativa pari a -44 mm di mercurio (1 mm di mercurio equivale a 1 Torricelli e 1, 33 millibar).
Per renderci conto di cosa significa bisogna considerare che la pressione atmosferica (1 atmosfera) è pari a 760 mm di mercurio!
La depressione (pressione negativa) causata nel torace da Uḍḍīyana Bandha, poi è ancora maggiore, tanto che il sangue delle vene addominali viene risucchiato nel cuore.


Interessante, vero?
Ma secondo me, c'è qualcosa di più, qualcosa di diverso.
Riprendiamo (come fa il dott. Nespor) la citazione della Yogachudamani Upanishad:

"Come l'uccello vola nel cielo , così l'uomo , come un Leone su un Elefante, mostra la sua vittoria sulla morte, grazie alla vitalità acquisita con Uddiyana Bandha"

L'Elefante, veicolo di Indra, rappresenta, di solito, il cakra del perineo e l'elemento Terra.
Il Leone, veicolo di Durga, è invece il simbolo del Fuoco e del Cakra dell'Ombelico.
L'uccello che vola nel cielo, a cui è dedicato il nome del Bandha (Uḍḍīyana) mi pare si possa dire che rappresenta l'elemento Aria.
E l'Acqua?
Lo so che sono un po' chiacchiere da alchimisti della domenica, ma così per gioco, ho pensato che se le Upanishad sono testi pratici, operativi, dietro alle parole ci deve essere una qualche chiave, l'indicazione di un modus operandi.
L'uccello che vola nel cielo potrebbe suggerirci una qualche relazione tra ARIA ed ETERE, il Leone sull'Elefante tra FUOCO e TERRA...e l'Acqua dove è?
Nella descrizione della pratica di Uḍḍīyana si parla sempre dei movimenti dei muscoli intercostali.
In alcuni testi ho trovato la definizione "falsa inspirazione", in altri, come nell'articolo di Nespor, "movimento inspiratorio di espansione del torace".
E se ci si riferisse non alla respirazione ordinaria, ma ad un altro tipo di respirazione?
La respirazione primaria per esempio? E se la chiave non fossero i muscoli, ma le ossa, il tessuto connettivo e il liquido linfatico?
Ci sto dietro da un sacco di tempo.
Ultimamente sto "applicando" ad ogni asana e Bandha ciò che so sul movimento delle ossa indotto dalle maree del liquido cerebro spinale.
Le cosiddette ossa pari (le ossa gemelle, come quelle delle braccia e delle gambe, come le costole) durante la "inspirazione" si allargano verso l'esterno (spostamento sul piano laterale) e durante la "espirazione" si chiudono.
Le ossa impari (come il sacro, il mento, le vertebre), invece, inspirando si spostano all'esterno rispetto all'asse centrale (spostamento sull'asse sagittale) ed espirando tornano in asse e si allungano.
I due movimenti combinati danno vita ad una specie di "Danza delle Ossa" assecondando la quale ogni gesto sembra più morbido, elegante, naturale.
Facile rendersi conto di questa danza.
Ci si siede e si ascolta la respirazione.
Poi si porta l'attenzione sul mento e sul sacro.
Inspirando si sposta il mento delicatamente in avanti e in alto e il sacro indietro e in alto.
Espirando si torna in asse.
Cosa succede se si accentuano i movimenti naturali in
Uḍḍīyana Bandha?
A me, se sposto il mento in avanti e il sacro indietro durante la "falsa" espirazione aumenta molto l'energia nella zona frontale.
Se porto gli occhi indietro poi la sensazione aumenta e mi sembra di vedere una specie di cielo stellatissimo (un effetto ottico credo normale).
Espirando, rilassando dolcemente e riportando in asse mento e sacro sento invece un afflusso di liquidi nella zona della nuca.
Liquidi che sembrano salire su fino alla fontanella, lasciando alla fine una specie di piacevole cerchio alla testa, quasi ci fosse una corona formata da bollicine di Champagne.
Ipotesi:
Visto che la pressione negativa creata da Uḍḍīyana Bandha è tanta da risucchiare nel cuore il sangue delle vene addominali e da permettere agli yogin di aspirare acqua nel colon, non sarà possibile che si invertano le maree del liquido cerebro spinale (ricco di neuro-ormoni)?
Provate a prendere due tubi di gomma, di quelli per innaffiare il prato, e sparate il getto d'acqua di uno contro il getto d'acqua dell'altro.
Che succede?
Non sarà per caso questo effetto il "Volo verso le stelle" ? 






sabato 19 aprile 2014

PIEDE DI TIGRE E LA DANZA DELL'UNIVERSO


Un giorno, nella Foresta di Thillay, Vyaghrapada (व्याघ्र vyāghra=Tigre, पाद pāda=Piede) trovò uno Shiva lingam.
Si dirà che oggi di Shiva Lingam, la pietra a forma di uovo venerata come pene di Shiva, se ne trovano a bizzeffe, di ogni materiale, foggia e dimensioni, ma all'inizio quel nome era riservato ai frammenti di  una stella caduta nel fiume Narmada migliaia e migliaia di anni fa.
Pietre rare, insomma.
Vyaghrapada lo prese come un segno divino
Per celebrare l'evento miracoloso ci voleva dell'acqua e guarda caso proprio lì vicino c'era una fonte.
Ci volevano anche dei fiori e la foresta ne era piena, ma quando cercò di raccoglierli migliaia e migliaia di api si gettarono su di lui.
Le api indiane sono assai selvagge, e grosse come dita. Spaventato dai ronzii "Piede di Tigre" optò per una fuga onorevole.
Ma non si diede per vinto: era uno Yogin.
Si mise seduto, calmò il respiro e la mente e cominciò a recitare il mantra di Shiva: "OM NAMAH SHIVAYA OMA NAMAH SHIVAYA OM NAMAH SHIVAYA....".
Si sa che Shiva, che vuol dire "il Benigno", accoglie ogni richiesta dei devoti, anche la più assurda.
Vyaghrapada, per poter resistere alle punture delle api assassine, chiese zampe, mani e occhi di tigre e il Nataraja lo accontentò, donandogli, giacché c'era, anche una bella coda lunga fino a terra.
La cerimonia ebbe inizio, il nostro Yogin cadde in Samadhi ed il Dio della Danza apparve tra gli alberi, mostrando per la prima volta ad un essere umano, i passi della Tandava.




La storiella è intrigante.
Nel luogo dell'apparizione, dove oggi sorge il Tempio di Chidambaram, si riunirono i prima Siddha (Patanjali, Tirumular, Nandikesvara...), i creatori dello Hatha Yoga, la Danza degli Dei, e questo, a me, da un po' da pensare sul reale significato delle api, dei fiori, degli occhi di tigre...
Nella Chandogya Upanishad, la più antica Upanishad dei Veda, credo, si parla della Madhu Vidya, o conoscenza del miele.
Un insieme di pratiche legate al suono e alla vibrazione.
Le api, per la Chandogya Upanishad, sono le lettere dei Veda, e i fiori sono il risultato da acquisire, la realizzazione, o l'identità con Brahma.
Analizzare tutti i simboli con le nostre menti di occidentali acculturali è pericoloso.
Si è vero che i Siddha erano esseri umani come noi e che le strutture mentali nostre e dei nostri avi sono assai simili, ma la mente moderna è complicata, tende a cibarsi della suggestione dell'immagine per adornarla di parole lette sui libri.
Loro invece, i Siddha, lavoravano sul corpo e intendevano il corpo come carne, pensiero e spirito insieme.
Ad occhio, se le api sono le parole dei Veda, la storia di Vyaghrapada ci confonde un po' le idee.
Vediamo: se i Veda sono la conoscenza e, insieme, la maniera per realizzarla, la conoscenza, perché le  lettere con cui sono scritti (le api) ci impediscono di "raccogliere i fiori"?
Ho provato a pensare nella maniera più semplice possibile, tralasciando le citazione sanscrite, le analisi linguistiche e le teorie junghiane.
Se le api sono lettere significa che comunicano, giusto?
E come comunicano le api? Con il ronzio (la vibrazione, la voce) e con la danza (avvertono le compagne della presenza di fiori creando figure nell'aria).
Ci sono allora due (almeno) modalità di informazione, una legata al suono ed una al gesto.
E se la comprensione letterale, intellettuale stavo per dire, fosse, ad un certo punto della pratica yoga, un ostacolo?
Che fa Vyaghrapada per poter cogliere i fiori? 
Si mette a praticare il mantra di Shiva e poi chiede di avere mani, piedi e occhi di tigre.
Non sarà per caso  un insegnamento pratico?
Per ottenere la conoscenza bisogna forse mutare la percezione visiva e la qualità del movimento  riappropriandoci, coscientemente, della nostra natura animale?




Ho fatto un esperimento, senza troppe pretese.
Da una serie di riproduzioni di statue ho preso alcune posizioni della Danza di Shiva e le ho "montate" in una specie di coreografia.
Una cosa senza pretese, senza riferimenti puntuali alla danza indiana.




  

Mi sono seduto ed ho recitato per 108 volte il mantra OM NAMAH SHIVAYA. Dopo di ché ho cominciato a visualizzare la sequenza.
Quando i movimenti immaginati hanno cominciato a dare dei riflessi motori ai muscoli, mi sono alzato ed ho eseguito più volte la coreografia, recitando mentalmente il mantra.
Il risultato dal punto di vista delle sensazioni fisiche è stato impressionante. 
Il corpo alla fine era completamente rilassato, ma soprattutto ero pieno di dolcezza, una dolcezza infinita, quasi da lacrime, con un velo di nostalgia. Come quando ti riciccia un grande e mai dimenticato amore del passato.
Miele? Non so, ma credo che la "Danza di Vyaghrapada", come l'ho chiamata, sia una pratica da ripetere e da studiare con molta attenzione.....










domenica 13 aprile 2014

LOGICA CORPOREA - LA SPACCATA FRONTALE







Molti praticanti, e alcuni insegnanti che conosco, hanno difficoltà ad assumere le posizioni come Upavishta Konasana, con le gambe in apertura,


Si arriva a dire che non sono essenziali per la pratica dello Hatha Yoga o che l'apertura è roba da ballerini e che dipende da una predisposizione naturale.
In realtà l'apertura è essenziale per uno Hatha Yogin, se non si padroneggiano le "spaccate, sarà difficile assumere correttamente Padmasana o Siddhasana.
E per ciò che riguarda la predisposizione naturale, a parte i casi di patologie più o meno gravi, basta osservare i bambini nei primi anni di vita: per loro Mandukasana o Upavishta Konasana sono posizioni normali.
Alcuni ci si addormentano, suscitando i gridolini di incredulità di adulti con il bacino contratto e le lombari accartocciate.


Per poter assumere le posizioni fondamentali dello Hatha Yoga, per prima cosa occorre prendere coscienza dei fantastici giochi di specchi costruiti dalla mente.
Nella nostra società le posture naturali dell'Essere Umano sono considerate innaturali e le abitudini errate, nate da sovrastrutture culturali, da mode, spesso, sembrano, di contro normali.


Vediamo: nessuno di noi si stupisce nel vedere una bella donna con le gambe accavallate e le scarpe a punta, tacco dodici.
Anzi ci sono studi sul linguaggio del corpo, sui messaggi della seduzione e via discorrendo.
Consideriamo normale stare seduti di sbieco, con una gamba sopra l'altra e le dita dei piedi strizzate quasi fino alla necrosi.
Pensiamoci un attimo.
Se in un salotto televisivo mi metto seduto per terra a gambe incrociate lo strano sono io, e questo, dal punto di vista della, come chiamarla... Logica del Corpo(?) è ASSURDO.
Nel momento in cui diventiamo consapevoli di questo ribaltamento della Logica Corporea, la maniera di assumere le posture dello Hatha Yoga muta radicalmente: non è l'Asana ad essere Innaturale, sono le sovrastrutture culturali a farcelo apparire tale.

Se comprendiamo il processo di ribaltamento della "Logica Corporea" verrà a galla la reale motivazione dei nostri gesti quotidiani e, piano piano, ci libereremo del concetto di Prestazione, uno dei peggiori nemici del praticante.
La nostra maniera di muoversi, di parlare, di vestirsi, non dipende quasi mai dalle esigenze del corpo, ma dalla necessità di piacere agli altri.
"Il Tema è La Relazione" dice spesso la mia  Donna.
Già.
Il problema è che per relazionarsi con gli altri, con la società o le micro-reti sociali (famiglia, amici, colleghi) indossiamo abiti di scena e interpretiamo dei ruoli, infischiandosene delle esigenze del corpo e delle emozioni da cui queste esigenze insorgono.
A forza di cercare di comunicare con l'esterno, di studiare le leggi delle relazioni, rischiamo di perdere contatto con la sapienza antica del corpo, unica via per riscoprire lo Stato Naturale.
Per uno Hathayogin il tema non è la Relazione, il Tema è ESSERE.
E come si fa ad Essere se si assumono le posizioni e i comportamenti che devono farci accettare dalla società?



Il viaggio a ritroso verso lo stato naturale ci svela, pian piano, tutti i nostri bluff.
Smascherare se stessi è doloroso, e in molti casi, è meglio lasciar perdere.
Ma se ci si addentra nella via dello Yoga guardarsi in faccia diventa, invece, una necessità.
Quanti sono gli istruttori di yoga che evitano accuratamente di mostrare agli allievi le posizioni che non gli riescono?
Quanti sono quelli che nascondono le loro lacune dietro le comode ipocrisie del "Questo non mi risuona" o "Il mio maestro ha detto che non si fa così"?
Lo yoga pretende che ci si mostri nudi: è una via che toglie.
Fa piazza pulita di certezze e pregiudizi.
Ti fa vedere la tua faccia così com'è, senza belletti.
Arrendersi al corpo.
Questa è l'unica cosa possibilità.
E il corpo non è una macchina di muscoli, legamenti ed ossa, ma lo specchio delle emozioni.


Se ci si arrende svanisce il concetto di Prestazione.
L'Ascolto Interiore non si accorda con la volontà di piacere o di stupire gli altri.
Studiare una postura che ci crea difficoltà, come, per molti, la Spaccata Frontale, significa innanzitutto comprendere cosa mi impedisce di assumere una posizione NATURALE.
Attaccare le gambe a corde e carrucole, farsi torturare da pesi e partner con tendenze sadomaso, nello Yoga non serve assolutamente a niente!


L'unica cosa che conta è la consapevolezza, lo scoprire, pian piano, cosa impedisce al mio corpo di esprimere le proprie, naturali, potenzialità.
Ma ritorniamo alle posizioni in apertura, naturali per l'essere umano, in assenza di patologie particolari.
Se un praticante di Hatha Yoga non riesce ad assumerle significa:
1) che non ha piena consapevolezza della geometria del corpo, ovvero che non sa come allineare le articolazioni e come muovere correttamente il corpo nello spazio.

2) che non ha piena consapevolezza del pavimento pelvico.

Per colmare queste lacune bisogna cominciare a diventare coscienti del movimento naturale del sistema osseo.


Il sistema osseo è dinamico, si muove continuamente seguendo l'andamento delle maree del liquido cerebro spinale.
Le ossa pari o gemelle (le costole per esempio) in inspirazione si allargono ed in espirazione si chiudono.
Le ossa impari (il sacro, per esempio) in inspirazione si flettono verso l'esterno ed in espirazione si allungano.

Facciamo un esercizio semplice semplice:


1)Apro le gambe quanto posso (anche 90° va bene) e, mani a terra, scendo, sempre quanto posso, con la schiena in avanti.
La posizione deve essere il più comoda possibile.

2)Porto l'attenzione sul mento e sul sacro.
In Inspirazione devo percepire un leggero movimento del sacro indietro e in alto e del mento in avanti e in alto.
In espirazione sia il sacro che il mento torneranno in asse e percepirò una spinta verso l'alto e verso il basso della colonna vertebrale.
Una volta percepito il movimento naturale cerco di assecondarlo spostando volontariamente il mento e il sacro.

3)Porto l'attenzione sulle costole e sulle ossa delle gambe.
In inspirazione ne devo percepire l'allargamento verso l'esterno ed in espirazione la chiusura.
Il movimento delle ossa delle gambe si tradurrà in una rotazione nella zona dell'articolazione coxo-femorale.

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4)Adesso inspirando muovo consapevolmente il mento e il sacro in avanti e faccio ruotare le gambe leggermente all'esterno.
Espirando rilasso il più possibile il bacino e allungo la colonna, sempre con dolcezza.

5) Dopo aver per ripetuto per 9-18...108 cicli respiratori, mi fermo e ascolto il fluire delle energie. Dovrò percepire una specie di formicolio o una carezza sottopelle che, con la pratica, si trasformerà in una vibrazione.

6) Porto l'attenzione sul Pavimento pelvico visualizzandolo come un rombo i cui vertici sono: osso pubico, ischi, coccige.


Inspirando "allargo" il rombo: osso pubico e coccige si allargano sull'asse sagittale e gli ischi lateralmente.
Espirando cerco di rilassare e di allungare la colonna.
Continuo fin quando non percepisco una vibrazione e/o un formicolio nella zona del perineo.

7) A questo punto immagino che all'interno delle gambe ci sia un canale (uno per gamba) che dal piede porta all'ombelico passando per il pavimento pelvico.
Inspirando immagino che l'aria dai piedi arrivi all'ombelico facendo allargare il "ROMBO" del pavimento pelvico.
Espirando "faccio uscire l'aria dai piedi" allungando e allargando dolcemente le gambe.
Dopo 9-18...108 cicli respiratori mi fermo e cerco di percepire vibrazioni e/o formicolii nelle gambe, nel pavimento pelvico, nella zona del sacro.
Tiro su la schiena mi allungo e ripeto allargando un poco le gambe.......
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sabato 12 aprile 2014

IL MISTERO DELLE LETTERE SCOMPARSE




"The Purloined Letter", la Lettera Rubata, è un racconto di Edgar Allan Poe. 
La trama è banale: l'investigatore August Dupin si mette alla ricerca di una lettera "compromettente", rubata a fini ricattatori, da un ministro francese.
Il documento sembra svanito nel nulla, fin quando l'astuto Dupin non ha una specie di illuminazione: "niente è meno visibile di ciò che è esposto agli occhi di tutti".
La lettera non è mai stata nascosta: è nello studio del Ministro, sullo scrittoio.
Questa storiella apparentemente idiota, ha ispirato e continua ad ispirare, filosofi, psicologi e romanzieri, da Freud a Lacan, da Derrida a Baudelaire, da Sciascia a Proust.
L'incapacità di vedere ciò che è evidente è uno dei problemi principali dell'uomo moderno.
Siamo sempre alla ricerca di misteri, di nascondigli, di "Codici da Vinci" e non vediamo quello che abbiamo sotto il naso.
Il pensiero obliquo, la necessità di trovare delle segrete motivazioni psicologiche alle azioni, nostre e altrui, si è impossessato della nostra mente ed è stato assunto come generale sistema di interpretazione della realtà.
Un puro di cuore, osservandoci, penserebbe che siamo tutti dei deficienti.
Nello yoga il pensiero obliquo porta a risultati esilaranti.
Pure a me, che certo non son puro di cuore, alcune descrizioni e discussioni mi sembrano stupide da non crederci.
L'esempio più eclatante sono i Chakra (cakra sarebbe più giusto, la c è sempre morbida in sanscrito, come in ciao).
Nelle Upanishad, che sono la parte pratica, operativa dei Veda, e nei testi degli Hathayogin come Gorakhanath, sono descritti accuratamente.
Si dice che i petali sono i canali del corpo (vasi linfatici ecc.), che la maggior parte dei cakra sono attorno ai tre canali interni della colonna vertebrale (Citrini nadi, Vajra nadi e Sushumna nadi) e sono in relazione con i "Bulbi" corrispondenti, nell'anatomia moderna, ai diaframmi corporei (Pelvico, Urogenitale, Toracico, Gola, Palato Molle).
Che fa il moderno yogin occidentale?
Prende per vero o plausibile ciò che è scritto e cerca di sperimentare?
Ci mancherebbe altro!
I Chakra diventano di tutto e di più, ci si ficcano dentro Jung, la Metafisica e le sedute spiritiche.
Si colorano come l'arcobaleno (porca miseria sono quasi tutti rossi e bianchi, come la carne e il sistema connettivo!) e li si usa come talismani.
Il più grande mistero per me resta quello delle sillabe inscritte nei petali.


Da migliaia dei anni gli yogin disegnano i Chakra come fiori di loto e su ogni petalo scrivono una sillaba sanscrita.
Quattro sillabe al primo Chakra, sei al secondo, dieci al terzo, dodici al quarto, sedici al quinto e due al sesto.
Il cakra dai mille petali è invece formato da venti corolle concentriche formate da cinquanta petali, ovvero le cinquanta sillabe dell'alfabeto moltiplicate per venti.
Domanda non retorica: trai praticanti di Yoga che stanno leggendo, quanti sono coloro cui è venuto in mente non dico di impararsi a memoria le cinquanta sillabe, ma anche solo di sapere che diamine c'è scritto sui petali?
Prima ho scritto che io non son certo un puro di cuore.
Forse ne è dimostrazione il fatto che quando leggo la pubblicità di corsi, a caro prezzo, per aprire i Chakra con la descrizione delle tecniche più fantasiose (dalla Canoa Sciamanica, alle Costellazioni immaginali, dall'ipnosi regressiva alla titillazione tantrica delle unghie dei piedi) rido come un pazzo.
Si tratta comunque di un passo in avanti, prima mi incazzavo.
"Ma scusate" - mi viene da dire- "Perché spendete dei soldi per aprire i Chakra? Sono Aperti! se non lo fossero sareste morti!"
"Ah! volete attivarli i Chakra? Porca miseria sono seimila anni che ci fanno i disegnini con le didascalie per dirci come si fa!"
Le sillabe dei Chakra sono come la lettera scomparsa di Poe.
Tra gli yogin è tutto un cercare di svelare le tecniche segrete per attivare i Chakra, per far salire Kundalini.
E le tecniche, tutt'altro che segrete, sono lì, nelle upanishad, nei disegni, nelle statue. 




Dov'era la lettera rubata di Poe? 
Sullo scrittorio, nel suo ambiente naturale.
Dove saranno mai le tecniche per attivare i Chakra (e quindi fare Yoga, che senza Kundalini non c'è Yoga)?
Nei manuali scritti dagli Yogin.
Negli schemi disegnati dagli Yogin.
Nelle statue scolpite dagli Yogin.
Sono lì dove dovrebbero essere.
Nessuno le ha mai nascoste.
Nessuno le ha mai rubate.
Il problema è che per la nostra mente, menomata dal virus del pensiero obliquo, è troppo facile.
Il percorso dello Hatha yoga, concettualmente, è assai logico.

PUNTO PRIMO: il corpo umano è un sistema idraulico ed elettrico al tempo stesso.
Con gli Asana si sciolgono i blocchi che impediscono la circolazione dei fluidi.
Con le Mudra si impara ad accelerare questa circolazione.
Con la meditazione con seme si impara a percepire la circolazione mediante il sistema elettrico (recettori).

PUNTO SECONDO:
il corpo in ultima analisi è formato da particelle di piccolissime dimensioni dotate di coscienza (Anu Purusha è l'Atomo). Queste particelle comunicano mediante la Luce.
La luce viene attivata dalle vibrazioni.
La meditazione senza seme consiste nel far vibrare tutte le particelle del corpo all'unisono e diventare testimoni degli eventi luminosi che tale vibrazione provoca.

Per far vibrare tutte le particelle alla medesima frequenza bisogna prima far vibrare alla giusta frequenza i vari canali del corpo.
Queste vibrazioni sono indicate dalle sillabe scritte sui petali dei cakra.

Il giochino dell'attivazione dei Chakra, una volta che il corpo è ben allineato,è assai semplice.
La vibrazione universale è l'OM.
Ogni Chakra ha poi un suono base, una nota, indicata dai Bija mantra LAM-RAM ecc. che rappresentano la nota fondamentale di quella "particolare scala musicale" che è l'insieme delle lettere del singolo Chakra.
Quindi, ad esempio per il Chakra a quattro petali dell'Ombelico, si reciterà OM, quattro volte il Bija Mantra LAM di nuovo OM e le singole sillabe dei petali, in senso orario, spazializzandone, ovvero facendo partire la vibrazione dal luogo fisico corrispondente a quel petalo.
Ovviamente si concluderà con l'OM.
Un esercizio facile facile: basta leggere cosa c'è scritto sulle raffigurazioni dei Chakra.
Eppure i praticanti, in genere, non lo fanno, lo considerano una perdita di tempo, forse, e preferiscono lasciarsi intrigare da disquisizioni sul sesso degli angeli o sulle motivazioni psicologiche e simboliche delle slogature alle caviglie.
So che è inutile... ma di seguito incollo, per l'ennesima volta, lo schema dei chakra con le lettere sanscrite.


Dal punto tra le sopracciglia (ājñā che tra parentesi è parola femminile e significa "ORDINATRICE") al perineo (mūlādhāra) abbiamo, in senso orario dall'alto al basso:

haṃ - kṣaṃ 


aṃ - āṃ - iṃ - īṃ - uṃ - ūṃ - ṛṃ - ṝṃ - ḷṃ - ḹṃ - eṃ - aiṃ - oṃ - auṃ - aṁ -aḥ 


kaṃ - khaṃ - gaṃ - ghaṃ - ṅaṃ - ca - cha -ja -jha -ña -ṭaṃ - ṭhaṃ 

ḍaṃ - ḍhaṃ - ṇaṃ - taṃ - thaṃ - daṃ - dhaṃ - naṃ - paṃ - phaṃ 


baṃ - bhaṃ - maṃ - yaṃ - raṃ - laṃ 





vaṃ - śaṃ - ṣaṃ - saṃ 



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mercoledì 9 aprile 2014

L'AMORE CHE MUTA LO SPAZIO - L'ARTE DELLA VIBRAZIONE



Ho passato una notte agitata.

Dormo tre, quattro ore, di solito, e bene.
Questa notte no.
Mi rotolo nel letto, mi assopisco, mi risveglio intronato da visioni, più che da sogni, e ripiglio a litigare col lenzuolo.
Per gli Hindu era Rama Navami, ultima delle nove notti di Durga, e a un certo punto ho  pensato che la Dea fosse venuta a farmi visita.
Per tutta la mattina ho avuto le gambe molli, anzi mi pareva proprio di non averle le gambe.
Non mi sono preoccupato.
Sono stati  di alterazione che conosco bene.
L'importante è far finta di niente. 
Vediamo...Chiacchiero con la suora in autobus (Roma è piena di suore) "Ma Papa Francesco è straordinario!", fingo di leggere i messaggi al cellulare, rovisto nella borsa del pc in cerca di chissà che.
La suora mi sorride e una bimba con le lentiggini mi chiede se ho perso qualcosa. 
E vai! sembro normale o quasi.
Scendo e faccio un tratto a piedi, si fa per dire. Sentirsi un fantasma è una roba strana. Mi avveleno col cappuccino dei "tre sardi" e un cornetto annegato nel burro. Tanto in questo stato non sento niente.
Mi sento quasi a posto, ma alla cassa mi devo mordere la lingua, mi sta per uscire il mantra.
Sorrido mentre il Nome mi comincia a vibrare nella gola nelle orecchie, nella testa.
invece di parlare annuisco, devo proprio sembrare un deficiente! Pago e mi fiondo in palestra.
Gli allievi arrivano alle dieci, ho quasi un'ora.
Mi siedo e sprofondo.
L'Amore muta lo spazio. Lo fa denso, e la carne, di contro, sembra pronta a scappar via da un momento all'altro, per volare, da Lei.
L'Amore muta il tempo, il bacio di 100 anni fa ti fa socchiudere le labbra ora. Da qualche  giorno il desiderio, mai sopito, per una Donna antica, amata una o dieci vite  fa, mi graffiava la pancia.
In questa, di vita, è una donna di sogno, la fantasia di un poeta sciocco.
Così ho deciso di tagliare i fili, di lasciarla volar via, come lo spettro innamorato delle storie di fantasmi cinesi.
L'assenza è diventata canto.
Il canto della Dea.
La divinità, per lo Yoga è una vibrazione. 
E la vibrazione crea un onda che modifica lo spazio e si accorda con altre onde in cerca di armonia.
Spesso, ho parlato di evocazione come di un visualizzare l'Amata (ishtadevata) per farla entrare nella pelle, le ossa, le viscere, fino a sentirne la voce dal di dentro, dalle acque scure e meravigliose dell'inconscio.


Qui è diverso.
La Dea è uscita dalla pelle, la carne le ossa, ma si è fatta spazio.
 Il suono si è fatto spazio.
Si evoca la Dea perché risuoni dentro di te, facendo vibrare la tua corda coscenziale.
Quando l'ho invitata ad uscire mi aspettavo, improvvisa, la Quiete.
La lucida e piacevole calma di cui parlano i testi, quella che nasce dall'integrarsi delle emozioni primarie con la loro immagine allo specchio.
E invece il mio corpo si è fatto cavo, quasi fosse lo stampo della Dea, e Lei ha riempito il Tutto.
Il suo canto non viene più da dentro.
Ogni cosa vibra del suo nome.
Non vedo più dentro di me, i suoi occhi color del cielo, ma il Cielo è i suoi occhi.
L'Amore muta lo spazio.
Muta anche lo spazio interiore, non lo sapevo.
Un guscio d'uovo è il corpo, ma ciò che preme alla vita non è in me, ma al di fuori di me.






sabato 5 aprile 2014

IL TEATRO DELLA MEMORIA: L'APERTURA DEL CUORE, IL RICORDO, LE EMOZIONI

   

A che serve lo Hatha Yoga?                                  
Un  Mantra, una Mudra, un Asana vibrano. Vibrano nella pelle, nella carne, nelle ossa, e “dentro” c'è qualcosa che risponde, un'eco lontana, un' onda che risciacqua la memoria e fa tornare in gola i ricordi...

-”Il puzzo di fritto dei mercatini di Livorno...gli ori delle donne ebree...Irish, il mio boxer bianco che sbava sulle mani di mio nonno...”-

Sbavano i boxer, ma sono belli. Se ne sono andati d'estate, insieme. I cani se ne vanno sempre con le persone amate, forse hanno paura che si perdano. 
Da bambino pensavo che i morti se li portava via il libeccio. La risacca si lascia dietro un sacco di cose, mucchi di alghe, corde, ossa di pesce scolorite, che sole e salmastro incollano agli scogli. Al tramonto si fanno facce, alberi o draghi antichi. Sembrano lì da sempre. Quasi ci si affeziona a quei guardiani scolpiti dal mare. L'onda del libeccio li strappa via. Resta solo lei, l'onda, che sbatte sulla scoglio e si ritrae, senza fretta. Poi si alza per rovesciarsi di nuovo. Il Mantra, la Mudra, l'Asana strappano i ricordi dalla carne. La vibrazione è ritmo. Va sentita col respiro, col cuore, con le viscere. La mente si fa ritmo. La mente è il mantra.
La mente crea il mondo.
La mente è proprio un bel giocattolo.
Gli dai una sola parola e ci costruisce scene, costumi e personaggi di storie sempre diverse.
È il teatro della memoria.
Qualsiasi cosa infiliamo nella testa, luci, forme o suoni, si dà inizio ad uno spettacolo.
Gli oggetti di scena e gli attori sono già dentro di noi, siamo noi.
La meditazione comincia quando il teatro della memoria si svuota e
la mente si riposa in se stessa.
Lo Yoga è il Riposo.
Gli Asana, le Mudra, i Mantra ripuliscono la memoria, strappano i ricordi dalle ossa, dalla carne, dal cuore e li fanno tornare in gola.
Il corpo è emozione.
Se ti vuoi conoscere, davvero, devi farti trasparente.
Come il cristallo, o l'acqua sorgiva.
Il dolore, l'amore sopito, il desiderio che la ragione, domestica frettolosa, ha ficcato sotto il tappeto del quieto vivere tornano a galla. Impietosi.
Guardali. 
Io guardo.
E vedo LEI.
Non ho altri ricordi che LEI.
La immagino come Tārā.
Tiene in mano la mala di rudraska.
Era 100, 1000 anni fa.
China la testa da un lato.
Sorride.
Schiude le labbra.
Acqua la sua mano destra, scivola a terra.
Indice e pollice accarezzano i grani della mala.
La sinistra è in grembo, a reggere una coppa invisibile.
Le sue mani sono le mie.
Acqua.
Chiudo gli occhi e la disegno nella mente.
Disegno il suo corpo, pezzo per pezzo.
Le dita dei piedi, le caviglie, le ginocchia....
Le cosce si rilassano e il bacino sembra più ampio.
Rammento il suo ventre, il seno acerbo, la schiena.
Le spalle da guerriera e il collo.
Mai visto un collo così lungo.
Sento le labbra pesanti.
Calde e pesanti.
Rilasso gli zigomi e di colpo l'aria fluisce in tutte e due le narici.
Devo ricordarmela questa: se rilasso gli zigomi il cervello si apre!
-”I suoi occhi blu come il fiore di Utpala sono i miei occhi” - lo ripeto, come un mantra, inspirando ed espirando.
Sento una specie di cerchio alla testa.
Anzi, non è proprio un cerchio: sembra una corona rostrata.
Le punte si muovono e vanno a cercare la fontanella.
Il centro della testa si scalda la fronte si svuota e sento gli occhi che vengono spinti verso l'alto.
C'è un peso sulla nuca.
Più gli occhi vanno in alto e più mi sento tirare indietro e in basso.
Lei è dentro di me.
Ed è davanti a me!
Ho la sensazione di cadere.
Conto le respirazioni.
Visualizzo le dita dei piedi e delle mani, ad una ad una.
Ascolto il battito del cuore.
Sento un vento fresco sulla nuca e la faccia.
Mi conforta.
Respiro con la pelle, respiro il vento  e la luna insieme, la luna rossa di Baratti, 100, 1.000 anni fa.
E la piccola volpe, rossa, come la luna.
Una corrente di luce bianca che mi entra dentro, e scivola tra pelle e muscoli.
Ogni volta che inspiro mi riempio di luce bianca, quando espiro butto fuori fumo nero.
Ad ogni respiro il fumo si scolora.
Diventa grigio, sempre più chiaro.
Finalmente si fa bianco, come la corrente luminosa che inspiro.
Passo alle ossa.
Comincio dalle mani.
Penso che il midollo sia sporco, unto.
Inspirando immagino di comprimere le falangi, le ossa del palmo, i polsi, come se fossero di gomma.
Espirando le lascio espandere e butto fuori lo sporco.
Man mano che le ossa si puliscono si fanno leggere, morbide, calde.
Le mani cominciano a vibrare, poi gli avambracci, le braccia, le spalle.
Le clavicole sono difficili da visualizzare.
Spingo in avanti e indietro torace e spalle e finalmente riesco a sentirle.
Mi si apre la schiena, la parte in mezzo alle scapole, e scendo giù, con la mente.
Ecco il sacro, un triangolo di gomma.
Vibra quasi subito, così mi posso dedicare alle lombari.
Una per una.
Mi riesce facile, le ho disegnate decine di volte, le so a memoria.
Le conto dal basso in alto: 5, 4, 3, 2, 1.
Alle dorsali mi fermo.
Ci sono due punti poco sensibili, all'altezza dell'undicesima, dove so che si attacca il diaframma toracico, e tra la seconda e la prima, sulla linea delle clavicole.
Espirando rilasso la testa in avanti.
Ruoto le spalle indietro e verso il basso.
Inspirando, le sollevo, le riporto di nuovo all'indietro e incollo le scapole alla schiena.
Solo allora sollevo la testa e allungo il mento in avanti.
Cerco di sentire la curva cervicale che si assesta.
Tiro su i muscoli dell'ano e allungo la nuca verso l'alto.
Adesso riesco a visualizzare tutte e ventiquattro le vertebre della schiena.
Le ossa del cranio si allargano ad ogni inspirazione.
È bello, sembra che il cervello respiri da solo.

giovedì 3 aprile 2014

IL RITO DELLO SCORPIONE











Uno degli errori più comuni del principiante, nell'accostarsi ad una posizione di media o alta difficoltà, è quello di aggredire l'Asana quasi fosse una fortezza da espugnare. Nel caso di VṚŚCIKĀSANA, ad esempio, cercherà innanzitutto gli appoggi giusti con l'aiuto di un muro o del comodo divano del soggiorno, provando e riprovando fin quando, con una certa soddisfazione non riuscirà ad ottenere una certa stabilità, e trascurerà i gesti, ritenuti banali, o facili di "entrata" ed "uscita" dalla posizione. Assumere la posizione acrobatica è assai più gratificante che ascoltare la circolazione delle energie in ginocchio, o ruotare dolcemente le scapole per predisporle alla pratica. 
Intendiamoci: non è che sia un male cercare di diventare fisicamente più forti ed abili, né usare dei sostegni. 
Che nello hatha yoga ci sia una certa componente ginnica è fuori discussione. 
Così come fuori discussione è il fatto che molti degli 84 Asana abbiano degli effetti positivi sulla salute. 
Ma per avvicinarsi alla comprensione dello Hatha Yoga si dovrà tener conto, sempre, dell'aspetto rituale delgli Asana. 






Un rito è scandito da cinque fasi (cinque è un numero tutt'altro che casuale): 
-INIZIO- 
-FASE DI AVVICINAMENTO- 
-CULMINE- 
-FASE DI ALLONTANAMENTO. 
-FINE/RIPOSO- 
La dinamica è, sempre e comunque, quella dell'Onda. 
L'onda marina non nasce improvvisamente. 
C'è un tempo di stasi o silenzio, più o meno breve, poi comincia ad innalzarsi, raggiunge la massima potenza e si scarica sullo scoglio o la spiaggia. 
Poi, dolcemente, farà il percorso opposto, fino ad esaurire l'energia e fermarsi, prima che il desiderio della Terra la scuota nuovamente. 
Desiderio è la parola giusta. 
Il rito dell'asana deve essere come un bacio tra due che si amano da sempre. 
Se guardo gli occhi e le labbra della donna che amo, nasce il desiderio del bacio. 
Mi avvicino fino ad accostare le labbra e aspetto che le sue, di labbra, si schiudano dolcemente, godo del suo sapore, e mi ritraggo, fin quando il desiderio non mi spinge di nuovo al bacio. 
L'asana, come il bacio, stimola delle secrezioni ormonali, ma , come per il bacio, il praticante deve essere prima, mosso dal desiderio, e poi riposarsi, un attimo, per ascoltare gli effetti della pratica. 
Cinque è il numero degli elementi fondamentali. 
L'INIZIO è l'infinita potenzialità dello SPAZIO. 
L'AVVICINAMENTO è l'ARIA che per gli yogin corrisponde al MOVIMENTO e al TATTO. 
Il Culmine è il FUOCO che genera Luce ed Energia. 
L'ALLONTANAMENTO è l'ACQUA che trascina via le impurità e, grazie all'Energia del Fuoco, attiva il suo potere di generazione e trasformazione. 
Il RIPOSO è infine la TERRA, la Manifestazione fisica dei processi innescati dal rito. 
L'andamento dell'Onda, la ritualità, è più importante dell'Asana in sé. 
Ogni volta che assumo una posizione ricreo una particolare forma della Manifestazione. 
Ok, si dirà, assumere l'Asana dello Scorpione è un Rito, ma di che rito si tratta? Cosa porta, al praticante? 
Nello straordinario Universo dei Veda tutto è connesso le stelle brillano fisicamente dentro di noi. 
Assumere l'Asana dello scorpione significa diventare una parte di Cielo. 
Basta un immagine per capire cosa intendo dire: 





Non c'è bisogno di molta fantasia per comprendere di che genere di rito si tratta. 
Se si confronta la posizione di Antares, una delle stelle più grandi dell'Universo, una supergigante Rossa, con la posizione della zona genitale in VṚŚCIKĀSANA, e si pensa che una delle caratteristiche più rilevanti della stella più luminosa dello Scorpione è il suo vento cosmico, una emissione di gas, particelle ed energia 10 milioni di volte superiore a quella del sole forse ci convinceremo che VṚŚCIKĀSANA non è una esibizione di di doti acrobatiche.