sabato 29 novembre 2014

ATLANTIDE E LE CATENE DELLA PERCEZIONE




Noi vediamo ciò che sappiamo.
Il nostro cervello è fatto in maniera tale da farci percepire solo ciò che è identico o simile a qualcosa che è già installato nella memoria. In altre parole la nostra visione della realtà dipende dalle informazioni che abbiamo immagazzinato.
In altre parole la realtà NON è come la vediamo.
Ognuno la vedrà diversa in base alla propria cultura, le proprie credenze, la condizione degli organi di senso.
Per capire come funziona la percezione basta un esempio facile facile.
Se scrivo "il mio gtto ha pisiato sul tappetto" il 99,99% dei lettori intenderà che il mio gatto ha fatto la pipì sul tappeto.
Di questi qualcuno penserò che abbia saltato delle lettere, mentre gli altri sinceramente crederanno di aver letto: Il mio gatto ha pisciato sul tappeto.
Questo accade perché le parole gtto e pisiato non facendo parte della nostra esperienza, le scartiamo automaticamente.
Il nostro cervello  ricostruisce gli eventi in base alle informazioni archiviate nella memoria.
In pratica costruiamo il mondo con ciò che sappiamo, scartando ciò che non sappiamo.
ma chi è che archivia le informazioni nel nostro data base?
Sappiamo ciò che ci hanno insegnato da piccoli (in genere fino ai 15. 16 anni), ciò che ci dicono persone autorevoli, degne di fede, e, solo in piccola parte, ciò che nasce dalla esperienza personale.
Chi volesse manipolare la realtà storica  avrebbe vita facile: basterebbe far ripetere  100 -1000 volte la stessa favola da una persona "degna di fede". per trasformarla in verità assodata.
 Prendiamo Atlantide.
Lo sappiamo tutti cosa è: un continente abitato da un popolo assai civilizzato e dotato di una tecnologia da fantascienza che sarebbe stato distrutto da un terremoto o da uno tsunami, dieci o dodicimila anni fa.
Si discute da secoli sulla sua esatta dislocazione del paese degli Atlantidei (o atlantidi) sulla natura dell'energia che utilizzavano, sull'influenza che avrebbero avuto sugli Egizi e gli Incas ecc. ecc.
Sarà esistita o no Atlantide?
Chi sa.
Quel che è certo è che la descrive Platone.
Ed è altrettanto certo che la  maggior parte di noi non ha mai letto per intero i passi del suo Timeo  in cui Atlantide viene descritta per la prima volta.
Platone è considerato da tutti persona degna di fede.
Quando parla di Socrate o di Alcibiade lo si prende molto sul serio.
E molti lo prendono sul serio anche quando parla di Atlantide.
Se così non fosse non si capirebbe perché spenderebbero, ogni anno, milioni di Euro per cercare i resti della civiltà perduta nell'Atlantico o nel mar di Sardegna!
Giusto?
Ma leggiamocelo il Timeo.
Prendo alcuni estratti del III capitolo nella traduzione di Francesco Acri:

 "Ora, in cotesta isola Atlantide, venne su possanza di cotali re, grande e maravigliosa, che signoreggiavano in tutta l’isola, e in molte altre isole e parti del continente; e di qua dallo stretto, tenevano imperio sovra la Libia infino a Egitto, e sovra l’Europa infino a Tirrenia. E tutta cotesta possanza, in uno restringendosi, tentò una volta, a un impeto, ridurre in servitú e la vostra terra e la nostra e tutte quante giacciono dentro dalla bocca. Allora, o Solone, la milizia della città vostra per virtú e prodezza nel cospetto degli uomini si fe’ chiara. Conciossiaché, essendo ella animosa sovra a tutti e molto sperta di guerra, parte conducendo le armi de’ Greci, parte necessitata a combatter sola per lo abbandonamento degli altri; ridotta in estremi pericoli; da ultimo gli assalitori ricacciolli e trionfò; e quelli non ancora fatti servi ella campò da servaggio, e quanti abitiamo dentro ai termini di Ercole liberò tutti molto generosamente. Passando poi tempo, facendosi terremoti grandi e diluvii, sopravvegnendo un dí e una notte molto terribili, i guerrieri vostri tutti quanti insieme sprofondarono entro terra; e l’Atlantide isola, somigliantemente inabissando entro il mare, sí sparve. E però ancora presentemente quel pelago non è corso da niuno ed è inesplorabile; essendo d’impedimento il profondo limo, il quale, al nabissare dell’isola, si scommosse".


Mi sembra abbastanza chiaro:
"Allora, o Solone, la milizia della città vostra per virtú e prodezza nel cospetto degli uomini si fe’ chiara. Conciossiaché, essendo ella animosa sovra a tutti e molto sperta di guerra, parte conducendo le armi de’ Greci, parte necessitata a combatter sola per lo abbandonamento degli altri; ridotta in estremi pericoli; da ultimo gli assalitori ricacciolli e trionfò"
I mitici, progreditissimi, tecnologizzatissimi atlantidei di dieci, dodicimila anni fa attaccarono Atene e presero una solenne batosta.
Aspetta un po'... ma non ci hanno raccontato che Atene è stata fondata nel III millennio a.C.?
Ma non era un "piccolo centro miceneo"?
Se tanto mi dà tanto Atene  dodicimila anni fa avrebbe potuto essere, al massimo, un villaggio di pastori.
Proviamo ad immaginare la battaglia trai due popoli: da un lato i guerrieri di Atlantide,con navi gigantesche, tridenti che sputano fuoco e fulmini e, secondo alcuni,macchine che annullavano la gravità.
Dall'altro un gruppo dirozzi pastori armati di sassi e bastoni.
Mah...
I casi sono due: o la storia e l'archeologia ufficiale raccontano un sacco di balle, o è Platone a raccontare un sacco di balle.
Tutto il '900 è stato condizionato dal mito di Atlantide.
Più di quanto possiamo immaginare.
Il nazismo per esempio, era quasi interamente basato sul mito di Atlantide, sugli Iperborei ei loro discendenti. Negli anni trenta  Himmler fece spendere alla Germania milioni di marchi per mandare in Tibet scienziati e militari alla ricerca delle tombe degli Atlantidei.
Nessuno sa con precisione cosa abbiano trovato.





Le parole di Platone, nell'ultimo secolo,  sono state tradotte, ritradotte, analizzate e sezionate alla ricerca di indizi.
Possibile che nessuno abbia mai fatto caso alla batosta che gli "Iperborei" di re Atlante, avrebbero rimediato dagli ateniesi?
Se la forza e le conoscenze tecnico-scientifiche degli atlantidei erano simili o superiori alle nostre, chi li ha sconfitti in guerra non doveva essere da meno.
Perché allora si parla della mitica Atlantide di dodicimila anni fa e non dell'Atene di dodicimila anni fa?
Semplice, perché nessuna persona "degna di fede" ce lo ha mai fatto notare. e l'accenno di Platone è scomparso non dal Timeo, ma dalla nostra mente.
Basta spostare l'attenzione su una foglia per far scomparire un albero.
Se Platone mente non si capisce perché dovrebbe dire la verità su Socrate, ad esempio.
Se Platone non mente la storia dell'umanità sarebbe  completamente da riscrivere.
O forse basterebbe svuotare la mente per vedere ciò che è e non ciò che qualcuno ci ha raccontato.



mercoledì 26 novembre 2014

LIBERARSI DALL'ILLUSIONE

foto di Antonella Massa


La meditazione è una delle tecniche tramandate dallo yoga.
Si dice spesso che non ha un fine, un obbiettivo, ma non è vero.
Il fine dello yoga è la "LIBERAZIONE" e se la meditazione è una delle tecniche dello yoga a quello dovrà servire, a liberarsi.
Ma a liberarsi da che?
Buddha è assai preciso, nel descrivere gli scopi del suo insegnamento: vuole liberare l'essere umano dalla vecchiaia, dalla malattia e dalla morte.
Gli altri in genere parlano di liberarsi dalla catena delle rinascite e di liberarsi dai veli di Maya, intesa come illusione.
I veli di Maya non sono una roba generica, sono cinque descritti in parecchi manuali di yoga.
vediamoli:
1) SPAZIO.
2)CONOSCENZA.
3)PASSIONE.
4)TEMPO.
5)PRINCIPIO DI CAUSA ED EFFETTO.
Prima domanda che dovrebbe porsi un praticante: ma che genere di esistenza sarebbe senza i principi di spazio, tempo, causalità ecc.?
Siamo sicuri di voler andare fino in fondo ad una disciplina che elimina completamente ciò che serve a definire il nostro mondo?
Se la risposta è si, possiamo intraprendere la via dello yoga, consci del che porterà alla distruzione di tutte le nostre certezze.
Il mondo che vediamo è una costruzione della nostra mente, so che può sembrare idiota, ma basta pensare a quanti uomini, fino a pochi secoli fa, vedevano l'orizzonte piatto solo perché gli avevano detto che la terra non è rotonda.
Ecco il  punto fondamentale: noi vediamo solo ciò che sappiamo.
Ma quello che sappiamo come è che ci viene infilato nella testa?
- Ce lo raccontano genitori e insegnanti;
- lo leggiamo sui libri; 
- lo vediamo al cinema, in televisione, su internet;
- lo sperimentiamo direttamente.
Bisogna dire che sperimentare personalmente un fenomeno non significa assolutamente saperlo.
Da bambini, con la testa ancora vuota e "libera",ok.
Ma da adulti non è proprio così.
Per liberarsi dall'illusione occorre  trasformare la mente.
E per trasformare la mente occorre cominciare a eliminare ciò che si sa per interposta persona e ad osservare la realtà da punti di vista desueti.
Non è facile.
Siamo programmati a reagire agli stimoli esterni nella maniera più consona alla società in cui viviamo, come il cane di Pavlov.
E fondiamo le nostre convinzioni su ciò che crediamo di aver visto e sentito.
Ci facciamo delle opinioni in base a percezioni illusorie, e l'opinione su un evento diventa più importante del fatto in sé.
Faccio un esempio drammatico:




Questo video, secondo gli autori, dimostrerebbe che le riprese dell'attentato del 9/11/2001, mandate in onda  in tutto il mondo, sarebbero dei falsi costruiti al computer.
Nessun aereo si sarebbe schiantato sulle Torri Gemelle, ma a son di vedere ai telegiornali l'immagine del Boeing che si fracassa nella seconda torre, anche chi aveva assistito direttamente all'attentato ha finito per convincersi di aver visto degli aerei.
Il video è molto ben fatto, e dopo un'ora e mezzo mi sono convinto che gli americani abbiano messo in scena la più grande, tragica, burla della storia moderna.
Nella sua drammaticità la cosa sarebbe meravigliosa: avrebbero dimostrato che un falso ripetuto mille volte diventa verità acquisita.
Ma dal mio punto di vista di praticante che sta cercando di trasformare la mente cosa ne ricavo?
Dal punto di visto "oggettivo" (?) il nove settembre  2001 degli assassini hanno ucciso tremila persone.
Una serie di video girati o costruiti 13 anni fa mi hanno convinto che si trattava di arabi che io non conosco.
Una serie di video girati negli ultimi anni mi hanno convinto che si trattava americani che io non conosco.
Porca miseria, non conosco neppure un parente delle vittime.
Per ciò che mi riguarda se uscisse un video che dimostra che nessuno in realtà è morto potrei anche essere disposto a crederci.
E tutto questo è pazzesco!
Io mi trovo a piangere, ad arrabbiarmi, a deprimermi per una serie di nozioni che mi vengono passate dallo schermo della televisione o del Pc.
Provo delle emozioni vere, che portano degli effetti veri, per  qualcosa che nella forma, non differisce affatto da un film o da un cartone animato: Immagini e voci montate in sequenza da qualcuno che non conosco e che ha la volontà di indurmi le emozioni che sperimento.





Paradossalmente un sogno notturno in cui volo verso un delle montagne d'oro abitate da fate dai capelli turchini è più vero dei video sulle Torri Gemelle.
Ma torniamo ai veli di maya.
Supponiamo che gli antichi maestri di yoga abbiano ragione.
Supponiamo che l'uomo sia schiavo di "qualcosa" e che provoca vecchiaia, malattia e morte.
Gli strumenti della schiavitù sarebbero i veli di Maya, cioè:
1) SPAZIO.
2)CONOSCENZA.
3)PASSIONE.
4)TEMPO.
5)PRINCIPIO DI CAUSA ED EFFETTO.
Ok?
Esaminiamo questi cinque veli o principi dal punto di vista dei fatti dell' undici settembre riportati dai media, internet compreso,  negli ultimi 13 anni.

SPAZIO
Se io seduto su un divano a Roma ho vissuto in diretta la distruzione delle torri e la morte di 3000 persone a New York è ovvio che la categoria SPAZIO non ha per me lo stesso significato che poteva avere per mio nonno o per me quando ero bambino.

CONOSCENZA
La mia conoscenza dei fatti dell'11 settembre è data solo dai punti di vista espressi con montaggi video o con parole da persone che io non conosco, né ho mai riconosciuto come maestri o insegnanti.
Niente a che vedere con ciò che gli yogin definivano Conoscenza, intesa come parole di un Maestro riconosciuto,, testi"degni di fede" o esperienza diretta.

PASSIONE
La parola Raga, che ho tradotto con passione, può essere intesa come brama, desiderio di possesso.
In questo caso che posso desiderare? La verità? la Giustizia per le vittime? Pensiamoci un attimo: il nostro interesse per la storia delle torri gemelle nasce dalla compassione delle vittime o dalla volontà di difendere e dimostrare le nostre opinioni sugli arabi, sugli americani o non so chi altro?

TEMPO
Accendo il Pc e vedo un aereo schiantarsi sulle torri. esattamente come 13 anni fa.
Anche la categoria del Tempo come quella dello Spazio è mutata rispetto solo a cinquanta anni fa.

PRINCIPIO DI CAUSA EFFETTO
Chi può dire se le Torri Gemelle sono state l'effetto di una guerra (l'attacco terroristico) o la causa (l'attacco all'Iraq)?
Chi può dire con certezza se siano cadute a causa di un aereo, di un missile, di un cedimento delle strutture?
L'eccesso di informazioni ha fatto sì che non ci sia più nessuna sicurezza. 
Tra qualche anno magari verrà fuori qualcuno a dire che non sono crollate veramente.

La verità è che i veli di maya non sono più definiti come ai tempi dell'autore degli Shiva Sutra.
Ci hanno tolto i riferimenti.
Ciò significa che non siamo più in grado di discriminare tra realtà e illusione.
Ma torniamo alla meditazione.
La meditazione talvolta è definita con "prendere confidenza con la non dualità".
Nel mondo della globalizzazione le informazioni, a miliardi, che ci arrivano sono tutte finalizzate a creare delle opinioni contrastanti.
L'informazione pura e semplice non c'è più.
Anzi è considerato doveroso, per chi ce la porge, interpretare, dare il suo punto di vista.
Crediamo tutti che sia giusto così, ma chi l'ha detto?
L'overdose di opinioni ha lo scopo di farci apprezzare la dualità.
Diventiamo partigiani di questa o quella corrente di pensiero, di questo o quel movimento in contrapposizione a quello o quell'altro.
Cosa succederebbe ad esempio, se uno scrivesse a riguardo delle Torri Gemelle, che non importa sapere se siano stati gli americani o gli arabi a tirarle giù?
Verrebbe attaccato da tutti i fronti.  Eppure il fatto predominante è quello, 3000 esseri viventi che stati eliminati da altri esseri viventi.
Io non sono un giudice, non sono un poliziotto, non sono un politico: perché la ricerca delle responsabilità dovrebbe essere, per me,  più importante della compassione per quei morti e per i loro cari?
Mi si dirà, da una parte, che gli arabi sono una minaccia per la comunità, dall'altra che lo sono gli americani.
Ma se ragionassi in termini non duali mi chiederei, probabilmente, "quale comunità?" la mia famiglia?, La mia città? Gli occidentali? I "buoni"?
Per liberarsi dall'illusione occorre prima fissare i confini di quell'illusione.
Leggerla.
E nella nostra civiltà virtuale è quasi impossibile.
Se non vediamo le catene come facciamo a spezzarle?
Ma qui c'è un problema.
Noi vediamo solo ciò che altri vogliono farci vedere, è vero, ma non siamo noi che accettiamo di vedere quella roba lì?
Alla fin fine, se ci pensiamo, siamo noi a scegliere cosa vedere e cosa non vedere.
Siamo noi a giudicare cosa sia falso e cosa sia vero.
E lo facciamo in base ad esigenze che con la giustizia, l'etica o la compassione per gli altri esseri umani non hanno niente a che fare.
Scegliamo un'opinione perché rafforza le nostre, attenua i nostri dubbi e, in un certo senso, ci sfama.
la meditazione dà un altro genere di cibo.
Occorre cambiare gusti per poter veramente meditare....


  • È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie[2], e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più. (Morpheus[Morpheus porge le due pillole a Neo]




martedì 25 novembre 2014

IL SIGNORE DI SIRIO



Come vanno interpretati i testi sacri?
Vanno presi alla lettera o bisogna dare ascolto alle interpretazioni di teologi, esoteristi e psicologi?
Ho preso una Sura del Corano, An Najm, che vuol dire Stella, ed ho provato semplicemente a leggerla, senza tener conto di metafore e significati nascosti.
Tutti i versetti sono belli e interessanti, ma alcuni hanno colpito la mia attenzione più di altri.
Vediamo:


Corano - Sura LIII
An-Najm 45-51

45. e che Egli è Colui Che ha creato i due generi, il maschio e la femmina,
46. da una goccia di sperma quand'è eiaculata,
47. e che a Lui incombe l'altra creazione ,
48. e che invero è Lui Che arricchisce e provvede,
49. e che è Lui il Signore di Sirio,
50. e che Lui annientò gli antichi ‘Âd,
51. e i Thamûd, sì che non ne rimase nessuno,


Dai versi 45 e 46 sembra evidente che i  maschi e le femmine sono stati entrambi creati da Dio con "una goccia di sperma quand'è eiaculata".
Mi sembra piuttosto chiaro, o sbaglio?
Il verso 47 parla di un'altra creazione, e qui, anche se ci possiamo arrivare, la comprensione non è immediata, quindi l'ho lasciato in sospeso.
Il verso 48 mi pare invece semplice  e lineare.
nei versi successivi (49, 50, 51) si fanno due affermazioni:
1) è Lui il Signore di Sirio.
2) Lui annientò gli antichi ‘Âd, e i Thamûd.

Sono andato a controllare su Google ed ho scoperto che Âd, e i Thamûd sono, insieme a Tasm, i Jadis, gli Amaliq, le più antiche stirpi arabe, le prime a parlare arabo (per ciò sono dette Arab ʿariba).
Sia degli ‘Âd, che dei Thamûd si dice fossero metà uomini e metà scimmie  ed è documentato che sono scomparsi nel corso delle guerre che insanguinavano il Medio Oriente  intorno all'ottavo secolo avanti Cristo.
I versetti 50 e 51 parlano di storia insomma, non sono allegorie.
Il versetto 49  è quello che mi ha colpito di più: dice che Lui è il Signore di Sirio.
Da un anno cerco le corrispondenze tra gli dei Hindu, le stelle e le costellazioni, e mi sono trovato spesso ad avere a che fare con il Signore di Sirio degli indiani.
Sirio in sanscrito è mṛgavyādha, cacciatore di cervi (o antilopi) ovvero la forma "terrifica" di siva, rudra.

.
Per coincidenza, nel .Mahabharata si dice che Rudra annientò i Danava, guerrieri che urlavano e saltavano con le scimmie.
Mah.
Per alcuni invece il Signore di Sirio sarebbe Orione (sirio fa parte della costellazione del Cane, che accompagna il Cacciatore), chiamato in sanscrito  mṛga, o cacciatore, ed identificato con siva re della danza, il naṭarāja.

Se si fosse nell'antico Egitto, Sirio sarebbe invece Iside, e il suo Signore, Orione, sarebbe il Dio Osiride.




Curioso.
sembra quasi che Egizi, Hindu e Islamici raccontino la stessa storia, quasi ci fosse il ricordo di un'unica religione e cultura che abbracciava tutto il globo.


lunedì 24 novembre 2014

COME FUNZIONA IL MANTRA?



La natura della mente è movimento.
Se riposa in se stessa è libera di "agire".
Ciò che la imprigiona è la "Modalità" pensativa, cioè la maniera di utilizzarla che ci viene insegnata sin da piccoli, tramite l'educazione e la normale istruzione.
Ciò che definiamo "educazione" è il processo di condizionamento della mente per adeguare l'individuo alle esigenze della società che si è sviluppata, faticosamente, da qualche migliaio di anni.
Condizionare la mente, uno dei vertici del triangolo che rappresenta l'essere umano, Corpo, Parola Mente, significa creare un individuo il cui comportamento sia in qualche modo prevedibile e programmabile.
La chiave per comprendere il funzionamento della mente è la dinamica PERCEZIONE-COMPRENSIONE-AZIONE.
Dal momento in cui si percepisce uno stimolo esterno, al momento in cui reagiamo allo stimolo passano due terzi di secondo, in media.
Due terzi di secondo per noi sono pochissimo, ma per la mente sono un eternità, visto che i neuroni scambiano informazioni ogni miliardesimo di secondo (credo).
Quei due terzi di secondo servono alla mente per comprendere la natura dello stimolo e approntare la risposta più indicata.
Ma in questo caso comprensione in realtà significa cercare nella memoria qualcosa che assomiglia a quello stimolo.
In pratica noi vediamo ciò che ci hanno già infilato nella mente.
Per questo Patanjali parla di CITTAVRITTI, citta significa MEMORIA, o meglio MENTE CREATA DALLA MEMORIA.
Una delle caratteristiche del cervello umano è quella di cantare, c'è una parte anatomica definita Formatio reticulare, credo, che emette suoni a frequenze altissime, 3000, 5000, 12000 hertz.
Quando ci accordiamo con i suoni interiori (suono interiore non è roba metafisica è quello che si sente "dentro") si crea un contatto con "Quella roba" che è dentro di noi e si vibra a frequenze più alte.
Il pensiero normale, la maniera di utilizzare la mente che ci hanno insegnato, è lento rispetto al cervello.
per cui noi viviamo sempre nel passato e le nostre azioni sono prevedibili e programmabili.
Il mantra, se ripetuto costantemente e nella maniera giusta, distrugge le forme pensiero che hanno preso possesso della nostra mente mediante l'educazione, e apre la porta al corretto funzionamento della mente e quindi alla liberazione dai vincoli dell'educazione.

domenica 23 novembre 2014

IL MAESTRO DELLA MORTE E GLI AEREI DELLA BIBBIA


Dopo aver visto il video di una conferenza di Mauro Biglino, l'ex traduttore  delle edizioni San Paolo che afferma di aver trovato nella Bibbia la descrizione  di armi fanta-scientiche, e di  aerei, per verificare  mi sono messo alla ricerca di alcuni dei  passi da lui citati.
Ho cercato il libro di Ezechiele e il primo risultato che mi ha consigliato il Signor Google è stato www.maranatha.it .
Cosa vuol dire Maranatha?  su internet si dice che era una formula in aramaico, di cui non si conosce il vero significato,  usata dai primi cristiani, spesso legata ad un anatema.
Anatema è la parola con cui viene reso il termine biblico herem che più o meno è un invito alla distruzione, all'uccisione, all'olocausto.
Mi ha incuriosito il fatto che se maranatha fosse pronunciato da un indiano il suo significato sarebbe assai chiaro: Natha, Nath, sta per maestro e Mara sta, spesso, per regno della morte.
Per lanciare l'anatema si invoca forse il Maestro del Regno della Morte? Ci sarebbe una logica, anche se è difficile pensare che i primi cristiani sapessero il sanscrito.
Comunque è divertente.
Comunque sia sul sito www.maranatha.it c'è la Bibbia della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, e da lì ho tratto il primo capitolo  del libro di Ezechiele.
Chi l'ha letto alzi la mano!
Il problema dei testi sacri è che, in realtà, non li leggiamo mai, ma ci fidiamo delle interpretazioni e degli estratti di chi ne sa più di noi o dovrebbe saperlo..
Se penso a tutte le cose che ho letto (e scritto) sulla visione di Ezechiele, il tetramorfo che  rappresenterebbe i quattro evangelisti (Marco il Leone, Giovanni l'Aquila,  Matteo l'Angelo e Luca il Toro) mi vien voglia di prendermi a ceffoni:
In realtà il libro di ezechiele non l'avevo mai letto per intero: mi interessava più sfrugugliare sulla simbologia zodiacale (i segni fissi, l'Angelo che è l'Acquario ecc.) che sapere cosa c'era scritto davvero.
La lettura del libro di Ezechiele nella versione della CEI è imbarazzante: descrive decisamente quattro oggetti meccanici che volano.
Lo dice proprio lui, Ezechiele: 
gli oggetti  erano splendenti come lucido bronzo, emettevano fuoco e avevano delle ruote che si potevano muovere in tutte le direzioni e si alzavano quando loro si alzavano.
Ho letto il primo capitolo una ventina di volte, secondo me non ci sono dubbi.
Al tempo di Ezechiele sulla Terra c'era gente che costruiva macchine volanti.
Incollo sotto tutto il primo capitolo del Libro.
Buona lettura.



Ezechiele - Capitolo 1 

Introduzione

[1]Il cinque del quarto mese dell'anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebàr, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine. [2]Il cinque del mese - era l'anno quinto della deportazione del re Ioiachìn - [3]la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il canale Chebàr. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.

Visione del carro del Signore

[4]Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. [5]Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l'aspetto: avevano sembianza umana [6]e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. [7]Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d'un vitello, splendenti come lucido bronzo. [8]Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d'uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, [9]e queste ali erano unite l'una all'altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé.
[10]Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d'uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d'aquila. [11]Le loro ali erano spiegate verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo.[12]Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.
[13]Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. [14]Gli esseri andavano e venivano come un baleno.[15]Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro.
[16]Le ruote avevano l'aspetto e la struttura come di topazio e tutt'e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un'altra ruota. [17]Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. [18]La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt'e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno.[19]Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. [20]Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote. [21]Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell'essere vivente era nelle ruote.
[22]Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste,[23]e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l'una di contro all'altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. [24]Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d'un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.[25]Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste.
[26]Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. [27]Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l'elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore [28]il cui aspetto era simile a quello dell'arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l'aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava.



sabato 22 novembre 2014

E SE GLI DEI FOSSERO UOMINI?

Si dice spesso che l'Uomo è un Angelo caduto, o un Dio annichilito.
Su questo tema affascinante si elaborano dottrine, si scrivono migliaia di libri, si fanno convegni e dibattiti.
E se fosse il contrario?
Se gli dei di cui ci raccontano i Veda e, in genere, tutti i libri cosiddetti sacri dell'umanità, fossero degli esseri in carne ed ossa?




Un anno fa, più o meno, ho scoperto, per caso, che la maggior parte delle posizioni dello yoga, gli asana, sono in realtà costellazioni e asterismi.
L'asana di Shiva Nataraja, ad esempio, indicherebbe la costellazione di Orione, o qualcuno, qualcosa, che secondo gli indiani era "disceso" da Orione.



Procedendo ho fatto altre singolari scoperte. e mi sono convinto che la conoscenza dell'anatomia, della neurofisiologia, dell'astronomia dei creatori dello yoga fosse assai superiore alla nostra e quei creatori/inventori, non fossero esseri divini come li intendiamo noi, ma persone in carne ed ossa.
Ipotesi stravagante.
I miracoli, narrati nei testi epici e nei purana, i poteri paranormali degli yogin non sarebbero secondo me, né leggende né inspiegabili interventi  della divinità, ma  il frutto di una scienza perduta e, per noi inimmaginabile.
Si tratta di ipotesi, anche perché le prove provate sono difficili da reperire.
Molti testi ci sono giunti incompleti.
Alcuni come il kamasutra, sono frutto di manipolazioni operate, forse in buona fede,  dai colonizzatori inglesi e dai missionari giunti in India al seguito della Compagnia delle Indie.
In molti ambiti la spiegazione scientifica o fantascientifica delle meraviglie dello yoga è vista come fumo negli occhi, perché potrebbe entrare in contrasto con molte credenze religiose.
Le mie ipotesi poi si scontrano con un dato di fatto, apparentemente incontrovertibile:
se fino a cinque, diecimila anni fa fosse esistita una civiltà più evoluta della nostra, possibile che non ne siano rimaste tracce?
Se Shiva e Vishnu fossero stati in realtà esseri in carne ed ossa (Lo dice Babaji in Gorashvani - ed. J.Amba)  e  le loro gesta fossero state compiute grazie a macchine volanti e armi paragonabili ai nostri raggi Laser o alle nostre bombe all'idrogeno, possibile che , su tutta la terra, non siano mai venuti alla luce i resti di quelle macchine (vimāna  विमान in sanscrito) e le tracce della distruzione causata dalle armi nucleari?



Oddio, le spiegazioni date dalla scienza ufficiale deille ossa radiottive trovate a Mohennio Daro nella Valle dell'Indo, sembrano più bizzarre delle mie ipotesi,



ma si tratta sempre di possibilità, di ipotesi, appunto, che non riescono a dissipare completamente i dubbi.
Io rimango convinto delle mie idee sulla superiore conoscenza della razza umana del passato, ma posso comprendere chi mi tratta da pazzo o  da eretico.
Poi, ieri, sono capitato per caso su un sito web di cultura e filologia ebraica, http://ame-confutatio.blogspot.it/2012/09/un-commento-di-elevata-statura.html.
C'è un commento ai libri di Mauro Biglino, l'ex traduttore delle edizioni San Paolo cacciato dopo aver proposto una traduzione letterale della Bibbia, attribuito ad un certo Avraham, definito "un ebreo-ebraista di Consulenza Ebraica molto in vista anche negli ambienti esegetici israeliani".
Sono rimasto sconvolto.
Non tanto per ciò che ho letto, quanto per il tono, tranquillo, con cui lo si scrive.
Pare che per gli ebrei ciò che per noi cristiani è fantascienza, sia realtà storica, incontrovertibile.
Cosa scrive Avraham?
Vediamo:

1) gli angeli, come li intendiamo noi, nella Bibbia non esistono:
"il termine ebraico “mal’ach” tradotto in italiano con “angelo” ha spesso come soggetto gli essere umani comuni. Sono relativamente pochi i casi in cui il termine “mal’ach” indica apparizioni fuori dal comune. Questo per l’ebreo che legge la Bibbia in ebraico è assolutamente normale. Gli angeli, nell’ebraismo sono anche le azioni divine, che possono essere portate a termine attraverso vari mezzi, fra cui: comuni cittadini, profeti, microorganismi e cose materiali e queste stesse cose sono dette “mala’achim” ovvero “coloro che svolgono un compito”."

2)In epoche antichissime gli esseri umani disponevano di una scienza e di una tecnologia più sviluppate di qunato possimao immaginare:
"Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre agli ebrei attraverso il Talmud, ma gli autori del Talmud non attribuirono mai tali conoscenze scientifiche avanzate ad esseri provenienti da altri mondi, come appunto vuole la linea interpretativa di Mauro Biglino. L’ingegneria genetica altro non fu che l’eredità degli umani che vissero prima del diluvio universale narrato nella Bibbia (racconto presente in altre forme in varie altre tradizioni distanti nel tempo e nello spazio). In 1656 anni, la durata dell’era prediluviana si raggiunse un livello scientifico clamoroso, in parte derivante dal fatto che i prediluviani sapevano sfruttare pienamente la memoria e le altre parti del cervello con tutte le specialità cui esso è dotato. In parte perché avevano una vita longeva, conseguenza del tipo di atmosfera diverso che vi era prima del diluvio la quale rallentava notevolmente l’invecchiamento."

3) I Cherubini erano automi:
"I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot che servivano a proteggere l’arca, ovvero la cassaforte che conteneva cose preziosissime e nel frattempo pericolosissime. Questo era un congegno di protezione ad alta tecnologia sicuramente più efficiente dei sistemi oggi usato nelle banche moderne."

Non è strano?
Gli studiosi ebrei danno per scontato che gli antichi abitanti della terra fossero in grado di intervenire sul DNA ("Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre") e di costruire degli automi,(I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot). e noi siamo qui ancora a pensare che fino a poche migliaia di anni fa i nostri antenati maschi se ne andassero in giro coperti di pelli  a stordire le femmine con la clava,bofonchiando suoni gutturali.
O sono pazzi, anche più di me, gli studiosi e i filologi ebrei, o ci hanno sempre (non gli studiosi ebrei!)  preso in giro  chiamando scienza delle favole, e favole la verità storica.




mercoledì 19 novembre 2014

SILENZIO, NOSTALGIA, TENEREZZA

Silenzio, nostalgia, tenerezza.
Non c'è molto altro da dire.

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Suda Sindur Madyee Suravitha Pivaadi Parivruthe
Manidvipe Nipopa Vanavathi Chinthamani Gruhe
Sivakaare Manje Paramasiva Paryanka nilayaam
Bhajanti Tvaam Danyaaha Katichanna Chidananda Laharim 


(Le rare persone che ti adorano, Madre divina, sono veramente fortunate
Tu ci travolgi con la tua coscienza benedetta
Fondata sulla gloria di Shiva, il Supremo
Nella stanza dei gioielli che esaudiscono i desideri
Nel giardino dei piaceri
Situato nell'isola delle gemme
Circondata da filari di sacri alberi kalpaka ondeggianti
Che galleggia nell'oceano del nettare divino) 

SHANKARA BHAGAVADPADA

Silenzio,Nostalgia,Tenerezza.
La suprema esperienza nello yoga è il riconoscimento dell'identità con l'assoluto, con shiva.
Lo shiva dell'Isola della Gemme è Sakala shiva, rappresentato nell'atto di risvegliarsi da un sonno snza tempo.
Ciò che lo risveglia è il desiderio:
E' la sua "potenza" che danza sopra di lui.
Shiva apre gli occhi e si riconosce nella Shakti.
E' questo momento di consapevolezza (IO SONO LEI) a porsi come sorgente di Silenzio, Nostalgia, Tenerezza.
Perché è l'universo perfetto.
Il Cosmos/Armonia.
lo spazio è "Alogico".
Alogico in quanto infinito e senziente.
L'universo perfetto, non è una forma perfetta o un susseguirsi di eventi perfetti.

E' solo ed esclusivamente Amore.
Shakti, la potenza di Shiva è Amore.
Il riconoscimento dell'identità di Shiva con l'Amore perfetto è ciò che si definisce भाव bhāva, emozione , sentimento e Ananda, Beatitudine.

Non può esserci conflitto , non può esserci dualità nell'universo perfetto.

Ananda è la parte percepibile dell'assoluto.
Percepibile non con i sensi ma con un qualcosa d'altro.
C'è un'emozione, un sentire, un sapore che sembra di non poter descrivere.
é quel qualcosa che ci fa scendere delle lacrime come se si fosse tristi pur essendo felici e fa accapponare la pelle come si avesse paura pur essendo in stato di quiete.

Qualcosa in noi avverte la presenza del noumeno, diviene consapevole dell'avvicinarsi allo spazio sacro del tempio.

Questa emozione , questo rasa è il medesimo che , senza riuscire a descriverlo, i molti prima di noi hanno provato e descritto con metafore, simboli, giri di parole.

E'un qualcosa che da sempre accompagna l'esistenza umana.
E' quindi fuori dal tempo.
Un tempo rituale.
Uno spazio rituale.

Le lacrime nascono dal riconoscimento di questo Amore puro.

Questo "sentire" diverso dall'esperienza ordinaria (per questo ci si accappona la pelle), è la natura stessa dell'uomo, il suo stato naturale.

Non si può descrivere perché è qualcosa che trascende la mente discorsiva.

Ma lo si può riconoscere in una specie di gioiosa malinconia che illumina gli sguardi di chi quel sentire ha condiviso.

Esiste una gioia forte e chiassosa che esplode come un temporale d'agosto.

Esiste una gioia sottile pervasiva come un fiume che esonda con dolcezza inarrestabile.

La prima ha un inizio ed una fine.
La seconda è senza tempo.

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Gioia sottile pervasiva come fiume che esonda con dolcezza inarrestabile...


Le esperienze passate hanno lasciato tracce assai profonde.

E una domanda:

E' possibile stabilizzare questa sensazione di pienezza?

E' possibile prendere confidenza con questo stato di quieta felicità che sembra mutare (anzi muta) la densità dello spazio che ci circonda?

Se lo si è sperimentato una o più volte.
Per giorni o mesi.
Significa che questo stato esiste.
C'è ed è accessibile.

Ma sembra difficile,o impossibile, ad alcuni, mantenerlo per lungo tempo.

Rafforzarlo per non farlo infrangere, come la barca dell'amore di Maijakovskij, sugli scogli della vita quotidiana.

Gli scogli della vita quotidiana sono le abitudini, le consuetudine, le regole sociali.

Il sistema nervoso centrale è estremamente plastico.
E tende a lavorare in maniera ergonomica.

Quando imparo ad andare in bicicletta all'inizio farò un sacco di fatica per mantenere l'equilibrio, per coordinare il movimento dei piedi , per imparare a muovere delicatamente il manubrio per voltare a destra o a sinistra.

Dopo qualche giorno tutto sembrerà facile.

Dopo qualche mese mi sembrerà di essere nato in bicicletta.

Non dovrò più ascoltare il corpo per gestire l'equilibrio o per utilizzare la giusta quantità di energia muscolare.

Non dovrò più essere concentrato sul rapporto tra il mio corpo e la bicicletta, ma avrò energia sufficiente per parlare o cantare o risolvere mentalmente operazioni matematiche pur continuando a pedalare.

Andare in bicicletta sarà diventato automatico.

Con le relazioni sociali il sistema nervoso centrale funziona alla stessa maniera.

In ambito lavorativo o familiare impariamo a reagire agli stimoli esterni nella maniera che ci sembra (o ci è sembrata in determinate occasione) più giusta o più conveniente.

Questo genere di reazioni, non istintive, ma automatiche, diventano parte di noi, di ciò che identifichiamo come Sandro, Silvia, Francesca, Fabio, Laura, Andrea....
Ovvero l'ego.

Molte di queste abitudini hanno connotazioni positive e ciò le rende difficili da estirpare.

Ma per proteggere e stabilizzare quella gioia sottile e pervasiva che si sperimenta in alcune occasioni occorre osservare e poi risolvere tutti gli automatismi.

Faccio un esempio pratico:
Il bambino può gridare con tutta l'energia che ha, strapazzando i timpani, del vicinato, anche per ore.
una volta raggiunto il suo scopo (il latte, l'attenzione materna, un particolare giocattolo) si acquieta senza subirne conseguenze.

Se un adulto gridasse per venti minuti con tutto il fiato che ha in corpo, probabilmente "perderebbe" la voce e sarebbe stremato.
Perchè?

Qualcuno parla di mutamenti fisiologici legati allo sviluppo fisico (è una teoria che insegnando emissione vocale agli attori ed avendo lavorato con cantanti lirici mi permetto di confutare), ma secondo me il motivo della minore potenza e resistenza dell'adulto risiede principalmente nell'educazione.

Parlare ad alta voce è considerato disdicevole in molti ambienti.

La persona cortese usa un determinato tono ed un determinato volume.
Non è mai sopra le righe.

Inibire il proprio desiderio di gridare diviene un automatismo.
Ed i processi inibitori si risolvono, nel corpo, in contrazioni muscolari.

Supponiamo che Sandro o Fabio o Silvia o Andrea abbia (abbiano) appreso ad inibire una serie di reazioni naturali per motivi di educazione o di necessità di sopravvivenza in determinati ambienti.

Il suo (il loro) corpo avrà, a livello muscolare una serie di tensioni, una specie di mappa delle inibizioni, che lo (li) rende riconoscibili in un determinato ambiente.

Nel silenzio dei boschi, tra persone impegnate unicamente a condividere esperienze, a meditare , a respirare certe tensioni, certe abitudini, hanno ben poco senso.

Non servono.
Ed ecco che dal rilassamento totale o parziale delle tensioni scaturisce lo stato fisico necessario per fare l'esperienza della Gioia sottile pervasiva come fiume che esonda con dolcezza inarrestabile.

Gli automatismi e le tensioni fisiche ad essi relati, sono diversi per ciascuno e a ciascuno sono invisibili.

Questo porta alla necessità di un lavoro personalizzato e di un occhio esterno in grado di percepire le tensioni invisibili.

Invisibili perchè le consideriamo parte integrante di noi, del nostro corpo e perchè abbiamo imparato a compensareriorganizzando l'intera anatomia.

I blocchi psicofisici, come diceva una mia insegnante , servono.

Servono perché ci proteggono in ambienti che avvertiamo come ostili.

Ma la loro esistenza impedisce di stabilizzare quella condizione di rilassamento attivo detta सुख sukha in sanscrito.

Condizione che è presupposto indispensabile per praticare le posizioni , i mantra e le altre tecniche che definiamo Yoga.

Supponiamo che io sia molto pauroso.
E supponiamo che se qualcuno mi guarda male o mi parla con tono aggressivo il mio primo impulso sia quello di mettermi a piangere a dirotto.

Visto che non è un bello spettacolo vedere un cinquantenne che frigna come un salice depresso ad ogni piè sospinto, diciamo che ho imparato a combattere la tendenza alla lacrima contraendo i muscoli della gola e i muscoli lombari.

Se ripeto questa operazione del contrarre gola e lombari per anni o decenni, alla fine il mio corpo si organizzerà intorno a quelle due tensioni, assumendo una forma particolare ed impedendomi, ad esempio, di parlare a voce alta in pubblico o di mantenere a lungo la posizione seduta.


Potrebbe essere interessante analizzare con attenzione le posture dei singoli praticanti tentando di collegare i blocchi psicofisici agli automatismi ed alle inibizioni che li hanno prodotti.

Se è vero che assumendo un certo asana in maniera corretta si ottengono determinati effetti, è anche vero, secondo me, che l'asana corretto può essere (anzi deve essere) l' effetto di una particolare condizione psicofisica.

L'asana deve insorgere, come un fiore che sboccia.

Il corpo è la terra.
I blocchi sono le pietre che impediscono il naturale sviluppo del fiore.



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lunedì 17 novembre 2014

MA CHI ERA LA MOGLIE DI CAINO?




L'etichetta "Sacro" attribuita ad un testo, sia questo la Bibbia, i Veda o i Papiri egizi, porta immediatamente il lettore ad interpretare.
Per ogni libro, verso o sutra ci sono decine di  interpretazioni teologiche, allegoriche, esoteriche, spesso in contrasto tra loro.
Tutte interessanti, tutte con un loro senso ed una loro dignità.
Tutte basate su un'interpretazione non letterale del testo.
Si dà per scontato che gli autori abbiano celato dietro metafore e giochi di parole delle verità da non divulgare perché pericolose o troppo difficili per l'uomo comune.
Può essere.
Anzi DEVE essere così, visto che la maggior parte dei maestri, dei prof. universitari, dei saggisti scarta le interpretazioni letterali perché troppo facili o troppo assurde.
Però....però a volte mi vengono dei dubbi.
Cosa vorrà dire, ad esempio, Patanjali, quando parla della possibilità, data dallo Yoga (vedi Yogasutra, III Pada) di diventare piccoli come un unghia o grandi come montagne o di volare o di entrare nella mente altrui?
Che razza di metafore, simboli, allegorie sono?
E se dicesse la verità?
La cosa è strana, perché Patanjali parla di tecniche precise (Samyama, Ekagrata) e di precisi luoghi del corpo su cui applicarle.
Per quale motivo non usa metafore?
Che vuol dire? Che ai suoi tempi imparare a volare non veniva considerata una cosa pericolosa o difficile per l'uomo comune?
E se non usa metafore per descrivere i poteri psichici e la maniera di ottenerli per quale motivo dovrebbe usarle quando parla, di altro?


Ho l'impressione di essermi ficcato in ginepraio...Cosa accadrebbe se interpretassimo tutte le scritture in senso letterale?
Un disastro.
La maggior parte delle credenze su cui si basano le religioni monoteiste fondate sulla Bibbia, ad 

esempio, crollerebbero, e la storia dell'umanità forse, dovrebbe essere riscritta dall'inizio. 
Prendi il nome di Dio: in ebraico si dice Eloah (), ma nella bibbia si parla quasi sempre
di Elohim () che è plurale, significa "GLI" Dei, e Yahweh sarebbe uno degli Elohim.
Adamo ed Eva, poi non sarebbero mica i progenitori! Hanno due figli, i due, Caino e Abele. Abele è meglio visto da Dio (Dei?) perché ammazza gli animali e Caino lo uccide.
Per punirlo lo cacciano e lui se va "all'esterno" (esterno di che?) incontra altri esseri umani, si sposa e ha dei figli.
Ma se Adamo ed Eva erano il primo uomo e la prima donna e si dice che abbiano avuto solo due figli maschi con chi cavolo si sposa Caino?




Ma parliamo di Yoga.
I testi più citati e studiati dello yoga  sono le Upanishad, parte integrante dei Veda.
Di solito sono  manuali tecnici.
Che succede se li interpretiamo in maniera letterale?
Prendo due sutra "inoffensivi" tratti dalla  Taittiriya Upanishad.


Ananda maya kosha ha esattamente le proporzioni del corpo umano.
E' identica al corpo fisico grossolano, anche se assai più sottile:
la tenerezza è la testa, la felicità la spalla destra, il piacere la spalla sinistra, la beatitudine il Sé e Brahman stesso ne  costituisce il supporto.

(Taittiriya Upanishad II, V, 1)
 

In verità questi esseri viventi sono nati da Ananda;
è per Ananda che, venuti all'esistenza, si mantengono in vita
ed è ad Ananda che faranno tutti ritorno.

(Taittiriya Upanishad III, VI, 1)
Nel primo (II, V, 1) si descrive il quinto dei corpi (kosha) di cui è composto l'essere umano, Ananda Maya Kosha che significa letteralmente guaina fatta di beatitudine/godimento.
Innanzitutto questa guaina, che è roba fisica, fenomenica, è uguale al corpo di carne ed ossa (corpo grossolano) ma è più sottile.
In secondo luogo i moti dell'animo come Tenerezza, Felicità, Piacere sono localizzati in punti precisi, il che presuppone la possibilità di stimolarli in qualche maniera tra virgolette meccanica.
Sembra follia, ma se si prendono in considerazione gli studi di Giuseppe Calligaris sul rapporto tra "Placche Cutanee", Emozioni, e Stati Non Ordinari di Coscienza la cosa appare assai meno peregrina di ciò che appare.

Nel secondo (III, VI, 1) si dice che gli esseri umani nascono dalla Beatitudine/Godimento, si mantengono in vita grazie alla Beatitudine/Godimento e sono destinati TUTTI a ritornare alla Beatitudine/Godimento.

Non so se è chiaro ciò che vuol dire.
Se si interpreta Ananda per ciò che è il suo significato letterale, ovvero Godimento Supremo, viene fuori che l'essere umano nasce dal godimento, vive (dovrebbe...) nel godimento e, a prescindere dal frutto delle sue azioni sulla terra finirà in qualche territorio o stato di coscienza pervaso di godimento ("è ad Ananda che faranno tutti ritorno").

E l'inferno?
E il "siamo nati per soffrire?"
A ripensarci è meglio lasciar perdere l'interpretazione letterale dei testi sacri: vengono fuori troppo domande, troppi dubbi.
Se prendessimo sul serio quanto è scritto nella Tattiriya up., ad esempio, potrebbe venir fuori che siamo noi, in qualche modo, a scegliere la via del dolore e della sofferenza.
Che basterebbe conoscere la propria natura per essere felici.
Meglio pensare che siano tutte metafore.... così stiamo tutti più tranquilli.