mercoledì 24 giugno 2015

IL JIVANMUKTA E LA VIA A RITROSO


jivan mukta letteralmente proviene da जीवन jīvana - esistenza e मुक्त mukta -affrancato dagli obblighi, sciolto.







jivan mukta è colui che è sciolto dagli obblighi dell'esistenza e dalle jivanavrtti ovvero la professione, il ruolo sociale, la famiglia ecc.
Jivan Mukta è anche colui che ha ricevuto la suprema iniziazione (mahapurna diksa) ed ha conseguito la brahmajnana, o conoscenza del Brahman.
jivanmukta è chi si identifica in paramahamasa, l'oca cosmica, e può, solo lui, affermare SO'HAM: "Io sono Quello".
Per giungere a questo stadio bisogna passare dal sadhana.La parola आचार्य ācāryasignifica invece precettore e nella filosofia tradizionale indiana indica colui che avendo portato a termine il percorso di un आचार ācāra (condotta di vita, costume, usanza, comportamento) può insegnare, a coloro che sono al suo stesso livello coscienziale, a portare a compimento il medesimo percorso di quel determinato stadio o livello.
vediamo adesso cosa sono gli ācāra stati collegati a ciò che talvolta definiamo "qualificazione".
Gli ācāra sono i livelli gli stadi coscenziali "contenuti" in ciò che definiamo talvolta corpo fisico o deha.
Spesso si interpreta deha con corpo grossolano,
Ma non è completamente esatto.
Il corpo grossolano è स्थूल sthūla deha ovvero corpo, aspetto GRASSO-LARGO, ed è il contenitore di सूक्ष्म sūkṣma deha ovvero corpo, aspetto sottile, fine, delicato. 
सूक्ष्म sūkṣma deha è ciò che possiamo, volendo, denominare ācāra
Il primo ācāra è definito vedācāra.


DEFINIZIONE DI VEDACHARA
Il sadhana relativo al vedācāra riguarda la conoscenza letterale dei veda e la pratica dei riti o azioni, ovvero ciò che si definisce karma yoga (o kriya o karma marga).
Il fine del sadhana relativo al vedācāra è il riconoscimento ed il rafforzamento del proprio dharma.
Il riconoscimento del proprio dharma conduce allo sviluppo della fede.
Si tratta di una fede inconsapevole, cieca che corrisponde al secondo stadio oVaisnavācāra.



DEFINIZIONE DI VAISHNAVACHARA
Il sadhana a questo stadio è bhakti yoga (bhakti marga)
Siamo nel campo della devozione e della scoperta del potere di mantenimento della divinità (visnu).
Bhakti yoga ha il compito di cominciare a distruggere l'A-DHARMA (NON DHARMA ciò che non è in linea con la legge universale) continuando a rafforzare il dharma.
La consapevolezza si unisce alla fede cieca.
L'assoluto è il "mio Signore" o "la Madre".
Lo stadio coscenziale tra virgolette successivo, è quello corrispondente alla consapevolezza di shiva ovvero shaivācāra.


DEFINIZIONE DI SHAIVACHARA
La fede cieca sviluppata con karma yoga, unita alla devozione sviluppata con bhakti yoga si unisce alla consapevolezza della discriminazione.
Siamo al sentiero di jnana marga che ci conduce al quarto stadio dettodaksinācāra.


DEFINIZIONE DI DAKSHINACHARA

दक्षिण dakṣiṇa significa sud e per analogia destra (questo perchè le mappe indiane erano rovesciate rispetto alle nostre: noi ci rivolgiamo ad ovest-tramonto e ci troviamo il nord a destra, mentre gli indiani si rivolgono ad est-alba e si trovano il sud a destra, sinistra per chi guarda), dakṣiṇācāra non ha quindi a che vedere solo con ciò che è definito nel tantrismo via della mano destra , ma anche e soprattutto con dakṣiṇamurti, shiva con la faccia rivolta a nord che si manifesta come guru

Dakṣiṇācāra è l'inizio del percorso verso la liberazione.
E' qui infatti che si manifesta la volontà o decisione interiore, la prima apparizione del "maestro interiore" o antar laksa.

अन्तर् antar significa dentro, interiore e लक्ष lakṣa è ciò che indica , che da il ritmo e la direzione. 


LA VIA A RITROSO, O VIA DELLA MANO SINISTRA
Il sadhana di questo "livello" è detto jñāna mārga.
Qui termina il percorso di conoscenza, rafforzamento e purificazione del dharma e può iniziare il viaggio a ritroso, la distruzione dei contenuti (neti neti) ovvero la rescissione da tutti i legami.
Il processo di rescissione, attuabile solo dopo la "rettificazione mercuriale", ha inizio dove finisce jñāna mārga, ed jñāna mārga può essere intrapresa solo da chi è allo stadio (qualificazione) definito dakṣiṇācāra.

Occorre cioè aver "integrato" karma marga e bhakti marga.
Ramakrishna  definisce "jñāni" chi porta a compimento il processo di neti neti e "vijñāni" chi, attraverso "iti iti" (via dell'apporre, ricostruzione della realtà empirica) realizza l'unità del relativo e dell'Assoluto, l'unità fondamentale del Dio e della Madre divina.
Chi è allo stadio di dakṣiṇācāra viene iniziato al gayatri mantra, il che significa che:
1) ha la conoscenza delle tre sakti del brahman (jñāna/conoscenza,kriya/azione, iccha/desiderio).

2) Ha la conoscenza dei tre guna (tamas, rajas, sattva)

3) Riconosce le tre dee (Sarasvati, Lakshmi, Uma) come l''unica dakṣiṇā kalika o adyashakti.





Il potere di chi ha risolto le guaine (koṣa) fino alla consapevolezza del dakṣiṇācāra è immenso.
Se si legge il dakshinamurtistotram di shamkara (opere minori volume secondo-ed. asram vidya) ce ne possiamo fare un 'idea.

Una volta giunti allo stadio di dakṣiṇācāra si può accedere a nivritti, ovvero la via dello scioglimento dei legami.

Questo processo può durare una infinità di vite (secondo la tradizione induista) e passa attraverso tre stadi prima di giungere allo stadio coscienziale del jivan mukta detto anche turīya

 jiva turīya
brahma turīya e 
turīya-turīya.

Tre stati o livelli diversi che rispondono alle caratteristiche del neonato, della levatrice, della misteriosa, ovvero:

 1) jiva turīya =   stato della infinita potenzialità (sarasvati).

2) brahma turīya =  stato del maestro del mondo (lakshmi).

3)  turīya-turīya = stato dell'insondabile (uma/parvati).

La via a ritroso secondo la Tradizione Indiana è molto più lunga e faticosa di quanto si creda.
Coloro che parlano dell'inutilità del sadhana (mantra, asana, mantra, puja...) non sanno di che parlano.
Esiste un diverso sadhana per ogni stadio coscienziale.

E tale sadhana va portato a compimento.shakta, shaiva, vaisnava non sono etichette o credo religiosi, ma sono parole che indicano precisi stadi coscienziali.

karma yoga, bhakti yoga, jnana yoga non sono discipline da scegliere a seconda dei gusti o delle  suggestioni culturali, ma possono essere considerati/sono dei diversi percorsi che solo chi è ad un determinato "livello" può intraprendere.

L'Assoluto è immutabile, ma il Bhakti lo definisce Bhagavan
lo yogin lo definisce paramatman (o paramashiva) e l'Jnani lo definisce Brahman.

Le divisioni tra stili e scuole e le etichette sono funzionali al percorso personale e quindi hanno solo un valore soggettivo.
Ramana è un bhakti, un jnani, uno yogin a seconda della posizione coscienziale di chi gli si avvicina.Ricordo che parlava di vichara e traduceva ilvivekacudamani.
Ricordo che sedeva su una pelle di tigre e si tracciava tre linee orizzontali sulla fronte, come i siddha del Tamil.Ricordo di come le sue parole ed il suo sguardo apparissero dolci e misericordiosi.



antah-shaktah, vahih-shaivah, sabhayang vaisnavàmatah

ovvero:
vaisnava nella parola (मत mata, consiglio,opinione, supposizione,religione),

saiva nell'aspetto esteriore (वह् vah,guidare, portare, condurre)

sakta dentro di sé (अन्तः antaḥ, dentro, interiore).


giovedì 18 giugno 2015

HAMSA - IL CANTO DELL'ANIMA




"Contraendo l'ano si solleva vāyu dal mūlādhāra e per tre volte si va in cerchio intorno a svadhiṣṭhāna. Poi, passato maṇipūraka si attraversaanāhata , si controlla prāṇa in viśuddhi e finalmente, raggiunto ājñā poi avendo raggiunto Ajna, si contempla in brahmarandhra[...] e si diviene il senza forma[...] questo è quel paramahaṃsa [il Cigno Supremo]. [...]. Haṃ è il seme, sa è la śakti, so'ham è il kilaka [il pilastro]"
Haṃsa Up. 3.

हांस haṃsa è il cigno, simbolo dell'anima, del Brahman supremo e dell'illuminazione.


Ma è anche il respiro, inteso come soffio vitale e, soprattutto, uno dei mantra più usati nelle kriyā, il "lavoro" di circolazione delle energie sottili che rende operativi gli āsana e le mudrā (NB. bisogna sempre fare attenzione al "genere" delle parole, perché non è per caso che la kriyā e lamudrāsono femminili e lo āsana è neutro: il "genere" delle parole, nello yoga si riferisce ai principi fondamentali del sanātana dharma, o "filosofia perenne")


Haṃsa, per farla breve, è una delle parole più importanti dello Yoga.
Ripetendola (facendo cioè japa)
(Haṃsa...Haṃsa...Haṃsa...Haṃsa...Haṃsa...), dopo un po' risuona come sa'Ham che significa : "QUESTA (LEI/ESSA) IO [SONO]".
Recitando Hāṃsa con il bija mantra Huṃ o
Hūṃ, ovvero Hūṃ Haṃsa il mantra, facendo japa (Hūṃ Haṃsa...Hūṃ Haṃsa...Haṃ Haṃsa...), risuona invece come so'Ham (NB: in sanscrito ausi legge o,Haṃsa, "QUESTO (LUI/ESSO) IO [SONO]", ovvero "IO SONO QUESTO" una delle grandi sentenze ( mahāvākya) dei Veda.
Bello.
Ma a parte le elucubrazioni intellettuali (tutt'altro che inutili, sia ben chiaro) del tipo "IO SONO QUESTO, TU SEI QUELLO, NOI SIAMO QUELL'ALTRO...." di solito facendo Japa con Haṃsa non succede assolutamente niente.
Niente dal punto di vista fisico, intendo.
Per molti sarà una cosa normale, ma per me non lo è. SeHūṃ Haṃsa (o semplicemente Haṃsa) è uno dei mantra più usati nelle kriyā deveessere operativo per lo Hatha Yoga.
Deve cioè produrre degli effetti oggettivi sul corpo e sulla mente del praticante.


Per rendere operativo il mantra Haṃsa bisogna innanzitutto conoscere la disposizione delle sillabe dell'alfabeto sanscrito iscritte nei petali dei sei cakra tradizionali.

 

Dal punto tra le sopracciglia (ājñā che tra parentesi è parola femminile e significa "ORDINATRICE") al perineo (mūlādhāra) abbiamo, in senso orario dall'alto al basso:

 
haṃ - kṣaṃ 




aṃ - āṃ - iṃ - īṃ - uṃ - ūṃ - ṛṃ - ṝṃ - ḷṃ - ḹṃ - eṃ - aiṃ - oṃ - auṃ - aṁ -aḥ 





kaṃ - khaṃ - gaṃ - ghaṃ - ṅaṃ - ṭaṃ - ṭhaṃ - ḍaṃ - ḍhaṃ - ṇaṃ - ṭaṃ - ṭhaṃ 





ḍaṃ - ḍhaṃ - ṇaṃ - taṃ - thaṃ - daṃ - dhaṃ - naṃ - paṃ - phaṃ 





baṃ - bhaṃ - maṃ - yaṃ - raṃ - laṃ 






vaṃ - śaṃ - ṣaṃ - saṃ 



La prima sillaba che incontriamo (dall'alto in basso) è, quindi,haṃ corrispondente al petalo di destra di ājñā cakra (narice sinistra- emisfero celebrale destro)

Mentre l'ultima è saṃ corrispondente al quarto petalo (sempre dall'alto al basso in senso orario) del mūlādhāra cakra.

A quessto punto il discorso si fa più chiaro: la parola Haṃsa è formata dalla prima e dall'ultima sillaba (dall'alto in basso) della "catena" dei cakra e, quindi contiene (non solo simbolicamente) tutte le sillabe inscritte nei petali, ovvero tutti i suoni della manifestazione.
Haṃsa è il percorso discendente di kuṇḍalinī e sa'Hamè invece il percorso ascendente.
Dal punto di vista tecnico, operativo cosa significa?

Proviamo innanzitutto ad "attivare" i cakra con le tecniche del Nada yoga (praticate anche, a quanto so, nel sahaja yoga di Sri mataji):
Tecnica semplice:
in posizione seduta (siddhasana se possibile) visualizzo ad uno ad uno i petali dei cakra e faccio risuonare i rispettivi bijamantra per ogni petalo (in senso orario).
Per esempio, al cakra del perineo praticherò il mantra:

laṃ laṃ laṃ laṃ


Al cakra dei genitali

vaṃ vaṃ vaṃ
vaṃ vaṃ vaṃ


e così via, fino ad arrivare al cakra della fronte:
ॐ haṃ kṣaṃ

ॐ haṃ kṣaṃ

ॐ haṃ kṣaṃ .

A questo punto dopo aver "ascoltato" gli effetti della recitazione dei mantra, visualizzo una spirale discendente oraria che va dal petalo di destra del cakra della fronte (haṃ) al quarto petalo del cakra del perineo (saṃ) e comincerò a recitare (dapprima in maniera udibile e poi mentalmente) il mantra haṃsa "disegnando con il suono" l'intero percorso.

Disegnare con il suono significa immaginare che il suono emesso (o pensato) sia un fluido denso come il mercurio del termometro.
Man mano che emetto (o penso) haṃsa, espirando, il mercurio tocca ad uno ad uno i petali dei cakra.
Inspirando faccio il percorso inverso.

Dopo un certo numero di ripetizioni (108, magari) ascolto gli effetti dell'esercizio.

Dopo di che faccio il percorso inverso: da saṃ (ultimo petalo del cakra del perineo) emettendo il mantra salgo a spirale, in senso antiorario fino ad haṃ(primo petalo del cakra della fronte) inspirando torno indietro.

Dopo 108 volte ascolto, nuovamente, gli effetti dell'esercizio.

Quando si prende confidenza con la pratica, e la visualizzazione diviene automatica, si può provare a far "scorrere" mentalmente il mantra haṃsasia in inspirazione che in espirazione, oppure a sonorizzare anche la inspirazione, sempre lavorando con la visualizzazione (esempio inspiro haṃ risalendo mentalmente lungo la spirale dei cakra, espiro sa(h) prolungato discendendo, mentalmente, la spirale dei cakra).

L'esercizio, se praticato senza sforzo e a mente libera, ha degli effetti psicofisici immediati.

Dal punto di vista simbolico, è interessante notare che:
1) la sillaba HA rappresenta śiva, principio lunare e rappresentazione del "CORPO DELL'UNIVERSO".
2) La sillaba SA rappresenta śakti principio "FUOCO" e rappresentazione dell'ENERGIA CREATIVA DELL'UNIVERSO ed è la prima nota musicale della scala indiana, ṣaḍja षड्ज corrispondente al DO, al primo cakra e al canto del pavone. Tra parentesi: ṣaḍja sta per ṣat, che significa SEI e ja che significa NATO, PRODOTTO DA......
3) L'anusvara ṃ rappresenta la tendenza al "RITORNO" al punto di prima dell'inizio ovvero la tendenza alla dissoluzione intesa sia come quiete che come nuovo inizio di un ciclo creativo.
4) Il cigno, come l'anatra, è animale dalla doppia natura: ARIA (vola nel cielo) e ACQUA (nuota).
5) Il canto del cigno, haṃsa/sa'ham, racchiude in sé le voci degli altri animali: il Pavone (cakra del perineo, nota musicale SA), l'Allodola (cakra dei genitali nota musicale RE), la Capra (cakra dell'ombelico, nota musicale GA), l'Airone (cakra del cuore, nota musicale MA), il Cuculo (cakra della gola, nota musicale PA), il Cavallo (cakra della fronte, nota musicale DHA) e infine, l'elefante (cakra dai mille petali, nota musicale NI). [NB. SA-RE-GA-MA-PA-DHA-NI equivalgono a DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI]

mercoledì 17 giugno 2015

IL GURU UNICO - TANTRA E CRISTIANESIMO Seconda Parte






In ogni PERSONA DIVINA ed in ogni PERSONA UMANA esistono tutte e tre le attività/qualità: 
PATERNITA' - ESSERE 
FILIAZIONE - VITA 
DONAZIONE PASSIVA - PENSIERO 
ESSERE è DIVENIRE e la via del Karmayogin è quella di individuare l'ordine insito nel divenire e realizzare la corrispondenza tra macrocosmo e Microcosmo. 
la VITA è ciò a cui il BHAKTI rende gioioso omaggio ad ogni istante. 
Il PENSIERO è ciò a cui l'Jnanin aspira a giungere tramite i la Discriminazione. 

Le tre IPOSTASI sono collegabili alle tre vie dello yoga (BHAKTI, KARMA, JNANA). 
Se si parla dei tre marga e si usano i termini DI IPOSTASI E DI INDIVIDUO E DI PERSONA ragioniamo sempre nell'ambito del manifestato. 
La Realizzazione non duale è oltre il manifestato. 
Il MANIFESTATO include ciò che è FORMALE e ciò che è INFORMALE. 
L'Assoluto metafisico Comprende sia ciò che è Manifesto (Formale ed informale, dal nostro punto di vista SAT) sia ciò che è immanifestabile (dal nostro punto di vista ASAT) 
Ll'ESSERE di cui si parla nella filosofia occidentale non è BRAHMAN NIRGUNA (SADASAT) 
non può "ESSERLO". 
L'ESSERE è il DIVENIRE ovvero, come diceva Dogen, il TEMPO. 
Il mistero della Trinità può essere assimilabile all'A U M 
TUTTO è AUM E NIENT'ALTRO CHE AUM. 
il FIGLIO potrebbe essere A. 
Lo SPIRITO SANTO U. 
Il PADRE M. 

A  nella filosofia indiana è VIRAT o coscienza di veglia. 
U è TAIJASA o coscienza di sogno. 
M è PRAJNA o coscienza di sonno profondo. 

Tre suoni (sillabe) in un unico suono/vibrazione. 
AUM 




GAYATRI MANTRA
 

OM ( BHUR BHUVAH SVAH 
TAT SAVITUR VARENYAM 
BHARGO DEVASYA DHIMAHI 
DHIYO YO NAH PRACHODAYAT 
OM 

Om è il pranava da cui tutto ha origine.. 
bhur bhuvah svah sono i tre LOKA (le tre sfere cielo superiore, cielo inferiore, terra) 
TAT sighignifica quello 
SAVITUR deriva dalla radice SU che significa generare. 
VARENYAM è ciò che possiamo e dobbiamo adorare 
BARGHO o BHARGAH è colui che dimora nella regione del sole e rappresenta sia la luce solare che la luce che è dentro di noi/ba= dividere, RA = colori,nel senso che la luce dà vita ai colori,GA movimento ciclico avanti e indietro). 
DEVASYA da DEVA è piu' o meno divino. 
DHIMAY deriva da DHYAi ed ha a che vedere con DHYANA, la meditazione. 
DHIYO ha la stessa radice. 
YO NAH si riallaccia a TAT e racchiude la parola YAT che significa CHE quindi "quello che" 
Pracodayat letteralmente significa che egli diriga o conduca. 



Ricapitolando: 

Om i tre LOKA 
Quello (che) il generatore di tutto adoriamo (contempliamo) 
colui che dimora nella regione del sole, 
il divino (su cui) meditiamo. 
Meditiamo (in maniera) che lui ci diriga. 
Om 



IL GURU UNICO 
Per la Tradizione indiana  Agni (Pronuncia AGH NI , con la G di ghiro) è il Fuoco, ma vi sono tre diversi fuochi. 
Apparentemente. 
I tre fuochi appaiono diversi a seconda del punto di vista dal quale li osservi, ma il fuoco è sempre e solo uno 
Lo yoga inteso come filosofia realizzativa è uno. 
Se il maestro è un vero Maestro si presume che il suo insegnamento non potrà che essere Integrale. 
E' l'approccio del singolo aspirante che forzatamente è parziale. 
Il Vero Maestro è come un oceano di acqua dolce. 
La quantità e la qualità dell'acqua che gli allievi assorbiranno dipenderà dalla natura e dalla capienza del recipiente con cui essi attingeranno. 
Il Guru, secondo la Tradizione, è unico. 
Dice sempre le stesse cose. è l'allievo che comprende solo ciò che può comprendere. 
L'apprendimento non dipende dal maestro , ma solo e sempre dall'allievo e dalle sue qualificazioni. 
Classificare l'insegnamento di un maestro autentico come Bhakti o jnana o karma non è mai completamente corretto. 
Sri Sai Baba di Shirdi è considerato un bhakta, ma lui che si definiva scherzosamente il fachiro per la conoscenza totale delle pratiche fisiche era un grandissimo Hathayogin. 
Bodhidharma è un maestro di meditazione , ma è lui che ha trasformato gli acciaccati monaci di shaolin nei più temuti praticanti di arti marziali dell'antichità. 
L'insegnamento "insorge" a seconda delle esigenze e delle qualificazioni dell'allievo. 
Il maestro non sa di sapere quello che sa. 
Può rispondere solo alle domande che gli vengono poste, non a quelle che non vengono poste. 
Tutti i devoti di Sai Baba che ho conosciuto parlano come bhakta. 
Quando ho letto personalmente gli scritti di Sai Baba ho sempre trovato un acutissima esposizione del vedanta advaita. 
Bhakta, Jnani, Karma sono degli appigli, dei sostegni che vengono usati per aiutare il giovane fuoco a non consumarsi troppo rapidamente. 
Ma la natura del fuoco è fuoco e solo il fuoco purifica il fuoco. 
L'insegnamento , i Veda, sono l'assoluto stesso, Dio. 
Come potrebbe essere qualificabile ciò che è non percepibile, senza forma ed omni pervadente?


GNOSI E METAFISICA CRISTIANA 

"tale conoscenza non è per nulla comunicabile in parole, come lo sono le altre, ma dopo una lunga convivenza indirizzata appunto all'oggetto e dopo che si è vissuti assieme, istantaneamente - come la luce che scaturisca da fiamma palpitante - una volta sorta nll'anima, è lei stessa a nutrire se stessa" 

Platone, Settima Lettera, 341 c-d 



Per certi versi si può dire che l' idea agostiniana della trinità (con le Tre Persone diverse solo per ciò che riguarda il loro relazionarsi con l'essere umano) altro non sia che una evoluzione della Teogonia di Esiodo. 

"E' artefice del proprio male chi fa del male ad altri...L'occhio di Zeus che osserva tutto, quando vuole si posa su tali eventi e conosce ciò che deve essere giusto nelle nostre città." 

Esiodo, Le Opere e o Giorni 



TECNICHE OPERATIVE 

In oriente si parla diffusamente di tecniche operative, di una serie di riti, formule esercizi che devono condurre a stati di coscienza non ordinari, mentre  nella nostra cultura ci si limita a pochi accenni generici o addirittura se ne nega l'esistenza. 

I possibili motivi di questa lacuna sono almeno tre: 


1) l'ignoranza comune che va a sovrapporsi all'ignoranza metafisica. 
La maggior parte degli studiosi che si accosta a Platone o Agostino , non ha le capacità e le qualifiche per comprendere Platone ed Agostino. 
(Un commentatore che tramuta le sirene alate in pesci perchè confonde le pinne con le penne, o traduce gomene con cammello pensa che cosa può combinare con la Filosofia Realizzativa! 
eppure è ciò che è successo e nel nostro immaginario Cristo è un surrealista che vede i cammelli infilarsi nelle crune degli aghi e le pinne hanno definitivamente sostituito le penne delle sirene alate ) 

2) l'invenzione del diavolo, ovvero la trasformazione delle energie ctonie in causa di atti demoniaci ed effetto di una entità malefica. 
Cosa che ha portato ad osservare con sospetto e paura gli stati in cui le capacità di controllo e di analisi razionale sono limitate o assenti. 
Quasi che la perdita del controllo della mente raziocinante liberasse automaticamente dei demoni infernali nascosti nel nostro inconscio. 

3) L' inversione dei principi. 
Ciò che veniva definito Solare è divenuto Lunare e viceversa. 
L'intuizione legata alla abbacinante conoscenza solare , ciò che viene definito nel Vedanta Buddhi, è stata relegata alle atmosfere notturne dell'inconscio . 
La riflessione , ovvero la capacità di operare delle scelte in base a dubbi e probabilità, è divenuta , nel nostro immaginario,strumento precipuo della Razionalità solare. 
Tutto ciò che in Platone o Agostino poteva suggerire un rapporto intuitivo ovvero diretto , con il Reale, è stato in qualche misura eliminato o se ne è sminuita l'importanza 

La manipolazione , involontaria o volontaria,di parole e concetti è prassi , purtroppo , comune. 
Aristotele, ad esempio, è considerato il meno "mistico" (tra virgolette) dei filosofi greci. 
Eppure scrive in "Eudemo" fr.10: 

"E L'INTUIZIONE DELL'INTUIBILE E DEL NON MESCOLATO E DEL SANTO LA QUALE LAMPEGGIA ATTRAVERSO L'ANIMA COME UN FULMINE, PERMISE IN UN CERTO TEMPO DI TOCCARE E DI CONTEMPLARE, PER UNA VOLTA SOLA.
PERCIO' SIA PLATONE SIA ARISTOTELE CHIAMANO QUESTA PARTE DELLA FILOSOFIA L'INIZIAZIONE SUPREMA, IN QUANTO COSTORO...CHE HANNO TOCCATO DIRETTAMENTE LA VERITA' PURA,RIGUARDO A QUELL'OGGETTO, RITENGONO DI POSSEDERE IL TERMINE ULTIMO DELLA FILOSOFIA, COME IN UN'INIZIAZIONE"
 

e in Sulla Filosofia, fr.15: 

"....CIO' CHE APPARTIENE ALL'INSEGNAMENTO E CIO' CHE APPARTIENE ALL'INIZIAZIONE.
LA PRIMA COSA GIUNGE INVERO, AGLI UOMINI ATTRAVERSO L'UDITO, LA SECONDA, INVECE QUANDO LA CAPACITA' INTUITIVA SUBISCE LA FOLGORAZIONE: IL CHE APPUNTO FU CHIAMATO MISTERICO E SIMILE ALLE INIZIAZIONI DI ELEUSI"
 

Alcibiade, nel Simposiodescrive Socrate impegnato, all'alba, nella pratica di un non meglio identificato, Rito del Sole: si muove leggero come se cercasse qualcosa e poi si ferma , immobile, per ore ed ore. 

Platone in Fedro (250, b-c) descrive decisamente l'esperienza del Samadhi
ma come può chi non ha fatto l'esperienza del Samadhi riconoscerlo nelle parole di Platone? 

l'uomo vede solo ciò che sa. 



FILOSOFIA PERENNE 



Bisogna considerare la possibilità che la maggior parte degli studiosi e dei commentatori che hanno magari , dedicato la vita intera alla Filosofia, non abbiano le capacità (direi la qualificazione) per comprendere le opere dei grandi. 

E' per questo che si dice che la tradizione in occidente si è interrotta o dorme, perché l'insegnamento dei "fidanzati della cuoca" ( come Gurdjeff definiva l'insegnamento per sentito dire) ha in parte sostituito l'insegnamento dei maestri. 
Ogni mito,ogni insegnamento della Filosofia Perenne ha due valenze: una universale e l'altra soggettiva, operativa. 
Sta al filosofo svelare, comprendere ed "applicare" la seconda: 
Dioniso, Orfeo, Cristo,krisna sono qui pronti ad insegnarci come essere Dioniso, Orfeo, Cristo,krisna. 
sta a noi aprire le orecchie. 




CHIESE E CENOBI 


Le Chiese, oltre ad avere una funzione consolatoria e di protezione, perla loro sopravvivenza sul piano empirico (hanno bisogno di soldi e "popolarità" per esistere come istituzioni) tendono a porsi come riferimenti unici ed a mettere in secondo piano ciò che , del passato o del presente, potrebbe incidere negativamente sul loro "fatturato". 
La Tradizione è Unica ed Unica è la sua maniera di proporsi: insegnamenti universali e tecniche operative (per così dire)individuali tramandati contemporaneamente attraverso miti e riti. 

Osiride viene avvelenato e fatto a pezzi, muore (katàbasis) e rinasce grazie alla suprema guaritrice, trasformato in potere salvifico, . 

Dioniso Zagreo (figlio di Zeus e della Kore Persefone )viene fatto a pezzi, sbranato dai Titani ma viene riportato in vita da Zeus come Dioniso Celeste, incarnazione del potere di redenzione-liberazione(i titani saranno invece fulminati da zeus e dalle loro ceneri verrà creata l'umanità). 

Orfeo muore sbranato dalle Bassàridi, compie il viaggio agli inferi (katàbasis) alla ricerca di Euridice, risuscita come portatore del potere di redenzione-liberazione. 

Gesù viene flagellato e crocifisso, muore e dopo tre giorni (katàbasis) viene risuscitato e viene innalzato al cielo come Cristo, portatore delPotere di redenzione-liberazione. 

Lo smembramento ( flagellazione-crocifissione) è insegnamento cosmologico (si dice così?): rappresenta la nascita della molteplicità dall' Uno. 

Immagine 

L'insegnamento iniziatico, ovvero la tecnica operativa, è invece rappresentato dalla katabàsis, dal viaggio agli inferi. 
E non differisce dalla tradizione indiana. 
Ciò risulta evidente da due frammenti di Aristotele e Platone. 
Nel primo (Aristotele, Sulla Filosofia, fr.12 a.) non è difficile secondo me, ritrovare la descrizione della distinzione che nella tradizione indiana si fa tra Jivatman ed Atman e l'analogia tra Sonno profondo e Prajna. 
Nel secondo (Platone, Cratilo, 400 c.) non è difficile, secondo me, leggere una precisa descrizione del karma pregresso. 

".... egli dice, nel sonno l'anima si raccoglie in se stessa , allora essa, assumendo la sua vera e propria natura, profetizza e presagisce il futuro.Tale è essa allorchè, nel momento della morte, si separa dal corpo. E quindi approva il poeta Omero, per aver osservato questo : rappresentò infatti Patroclo che, nel momento di essere ucciso, presagì l'uccisione di Ettore e Ettore che presagì la fine di Achille. 
da fatti di questo genere, egli dice, gli uomini sospettarono che esistesse qualcosa di divino, che è in sé simile all'anima e , più di tutte le altre cose è oggetto di scienza"[/b]. 



"...Quasi che l'anima espii le colpe che appunto deve espiare, e abbia intorno a sè, per essere custodita, questo recinto, sembianza di una prigione.
tale carcere, dunque, come dice il suo nome, è custodia dell'anima, finché essa non abbia finito di pagare i propri debiti, e non c'è nulla da cambiare, neppure una sola lettera "