mercoledì 9 marzo 2016

IL CANTO DELLA CREAZIONE



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", parte I, Cap. XV-Edizione Aldenia, Firenze 2015

“Come l’onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell’oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene”.

I testi del Tantra yoga provengono dal Kāmaśastra, le Scritture di Kāma, Dio del Desiderio. E questo ha fatto credere che siano più o meno dei  manuali di tecniche sessuali. Ma si tratta di un equivoco:  sono libri di Arte, di Filosofia e di Scienza. Parlano dell’Essere Umano e del suo rapporto con la Vita e con L’Universo. Per i poeti dei Veda Kāma non è  bramosia dei sensi, ma è il seme della consapevolezza, il Principio di Coscienza che porta a desiderare di conoscere l’Universo, e quindi, in un certo senso a crearlo. L’intera manifestazione è nel cuore dell’Essere Umano, ma può vedere la luce, cioè essere conosciuta, solo grazie a Kāma, il Primo Dio. Prendo un brano dei Veda a cui ho dedicato molto tempo negli ultimi anni , il “Canto della Creazione”.( Nāsadāsīyasūkta 4 - Ṛgveda, X-129) Come riferimento per la traduzione  ho preso quella di una sanscritista tedesca, Maryla Falk (“IL MITO PSICOLOGICO NELL’INDIA  ANTICA” - Adelphi Ed.) L’ho confrontato con varie traduzioni, poi con l’aiuto dei dizionari on line ho provato a ritradurre l’inno per conto mio, parola per parola.  Vediamolo:

1. Non c’era l’Essere allora, né c’era il Non Essere.  Non c’era l’atmosfera né c’era la volta celeste al di là di essa: che cosa nascondeva? E dove? E nel rifugio [intimo] di che? Era forse un oceano il profondo abisso.

2. Non c’era morte allora né immortalità e dalla notte non era distinto il giorno Respirava senza fiato quel qualcosa e al di fuori di esso non c’era nulla. 

3. C’era solo l’oscurità. E tutto Questo era un inconsapevole ondeggiare nascosto dall'oscurità. Quell'immenso che era racchiuso nell'esiguo [spazio del cuore] per la potenza del Tapas (Ardore) nacque. 

4. Al di fuori si riversò all’inizio Kāma, il desiderio. La prima cosa ad essere generata dal Manas (Mente Emotiva). Fu scrutando nel cuore che saggi scoprirono l’identità [il legame] tra Essere e Non Essere.  

5. La corda di questi [mondi] è posta di traverso. Cosa ci fu al di sopra e cosa ci fu al di sotto? Portatori di semi ci furono, e potenze. E al di sotto ciò che basta a se stesso, al di sopra la manifestazione.   

6. Chi sa?  Chi potrebbe dire da dove è sorta questa emanazione? Gli dei stessi sono venuti dopo la sua emissione, chi lo sa, dunque, da dove essa ebbe origine? 

7. Colui che vigila sul creato, anche se avesse disposto lui la manifestazione, forse saprebbe o forse non saprebbe dire da dove  essa[la manifestazione] ebbe origine . 

Il nāsadāsīyasūkta, ”l’inno vedico della creazione”, descrive l’Oceano nero di prima dell’inizio, senza giorno né notte, senza morte né immortalità. Una immensità A-LOGICA racchiusa nello “SPAZIO ESIGUO DEL CUORE UMANO”(!) Ad un tratto senza un come e un perché in quell’oceano si manifesta il desiderio, kāma, la prima cosa ad essere generata dal manas (“kāmas [...] manaso retaḥ prathamaṃ”). La parola manas in genere viene tradotta con mente, ma qui è il nucleo delle emozioni primarie.

L’Universo dei Veda nasce nel cuore dell’uomo insieme al turbinio della passione e del desiderio. C’è una connotazione emotiva che accompagna tutte le fasi della creazione e che, quindi, non può non accompagnare la via dello Yoga. Una via costellata di stupore e meraviglia, scandita dai samadhi, gli stati estatici comuni agli yogin, agli artisti e agli amanti. Per comunicare con l’Universo bisogna essere capaci di liberare le emozioni e di riversare il desiderio dentro di noi e fuori di noi, nei nostri pensieri  e nelle nostre azioni.

 Le lettere dell’alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite Da questa prima emissione si creano i mondi che sono una corda tesa tra un principio statico (colui che basta a se stesso) e un principio dinamico.

Gli Dei e “Colui che vigila sul creato” (il sole, forse?) vengono dopo, ma neppure loro sanno con certezza da dove provenga la manifestazione. L’inno della creazione del Ṛgveda ci dice che tutto nasce da Kāma, la prima divinità, la più antica di tutte. Il concetto buddista di vuoto creativo, da cui insorgono sia gli Dei che la manifestazione, proviene da questi versi. Non c’è nessuna volontà creatrice, nessun demiurgo e se anche ci fosse al poeta del Ṛgveda non sembra importare più di tanto.

Come l’onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell’oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene. Kāma è il dio dell’inizio e dietro al suo agire non ci sono disegni complicati, ma solo un’infinita gioia creativa, a-logica, a-morale e incomprensibile.
Come la follia d’amore.

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