mercoledì 12 aprile 2017

PRANASAMYAMA, L'ALCHIMIA DEL RESPIRO




"....segue il prana che diviene: pràna, apàna, vyàna, udàna, samàna secondo le molteplici funzioni loro inerenti o secondo le modificazioni che subisce, come avviene per l'oro o per l'acqua."
Samkara, Vivekacudamani 95.

Interpretare un testo tradizionale di Yoga è assai complesso. Uno dei motivi della difficoltà  nasce dal fatto che gli autori usano un “gergo tecnico”, un linguaggio per “addetti ai lavori”, pieno di metafore, simboli e abbreviazioni.
Questo può portare a prendere fischi per fiaschi o, nel migliore dei casi, al non comprendere a pieno le “valenze operative” di certi esercizi.
Il pranayama, secondo me, è uno di questi casi.
Letteralmente prāāyāma, letteralmente āyāma significa sia espandere che contenere (?) per cui, per comodità Pranayama viene tradotto con “controllo” o, in alcuni casi “sospensione”, del respiro, una specie di ginnastica respiratoria, quindi.
Ma visto che si trova anche il termine prāasamyama, è possibile che si tratti di qualcosa di diverso epià “profondo”.
Samyama è una tecnica descritta da Patañjali negli Yoga Sutra e consiste nell’utilizzare il flusso della mente chiamato “nirodha”perottenere particolari stati psicofisici e determinati poteri paranormali chiamati Siddhi.
E prāa non indica solo il respire o l’atto del respirare, ma, anche, l’insieme di cinque “energie sottili” che circolano nel corpo umano nelle zone collegate a cinque “Ruote di Energia” o Cakra.
Il pranayama sarebbe, in sostanza, una pratica alchemica. Per lo Yoga ci sono 5 tipi di "venti" o "soffi vitali" detti appunto prana o vayu (dieci in verità, cinque minori e cinque maggiori, e ma qui tratteremo solo dei secondi) ognuno con proprie funzioni, ritmo e direzione.
Tutti i processi psicofisici, dall'addormentarsi, allo starnutire, all'eccitarsi sessualmente possono essere considerati come il prodotto dell'azione dei 5 prana.

Il "Vento" chiamato Prana "domina" la zona che va dal naso al cuore ed è in rapporto con la parola ,il cuore ed i polmoni.E' caratterizzato da un ritmo alternato, una specie di doppia spirale su un piano orizzontale facilmente sintonizzabile con il ritmo respiratorio. Una delle sue funzioni è appunto la respirazione ed è collegato al V° cakra, il Plesso energetico della gola.




Il secondo vento, vyana è l'energia vitale che pervade tutto l'organismo. E'il "tipo" di prana che circola uniformemente nei canali detti nadi. Segue i ritmi cosmici di giorno e la sonnolenza e il risveglio possono essere considerati sue funzioni. Si espande e si ritrae ritmicamente ed è collegabile al IV° cakra, il Plesso cardiaco.



Samana domina invece la parte del corpo che va dal cuore al plesso solare e riguarda il nutrimento e l'assorbimento del cibo, la secrezione è una delle sue funzioni. Si potrebbe visualizzare come un movimento su un piano orizzontale, dall'esterno all'interno e viceversa. E' collegato allo stomaco e al III cakra, il Plesso dell'Ombelico.



Apana è il prana dell'intestino. La sua funzione è la escrezione. E' visualizzabile come un movimento verticale discendente , dall'alto verso al basso ed è legato al I cakra.


E , sotto forma di kandarpa vayu (o vento del desiderio) al II cakra.
Udanai nfine si trova tra il naso e la fontanella (sesto cakra) ed è in rapporto con il naso, gli occhi e il cervello.



Udana  visualizzabile come un movimento verticale verso l'alto, è l'energia che porta l'anima fuori dal corpo durante il samadhi e dopo la morte, ed è responsabile del movimento degli occhi verso il centro della fronte chiamato Shambavi mudra.


Il movimento ascendente di udana, con la pratica dello Hatha Yoga, può coinvolgere tutti gli altri soffi vitali trasformando tutte le aree vitali del corpo . Questo processo in alchimia è definito "RETTIFICAZIONE MERCURIALE" ed è rappresentato dal cambio di direzione dal basso in alto, dei petali del Loto che simboleggia il cakra del cuore corrispondente, secondo alcuni, alla Realizzazione.




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