giovedì 28 settembre 2017

LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE - IL TEATRO DELLA MEMORIA

 Laura Nalin"MANDALA"



Tra qualche giorno sarà disponibile, sia in formato cartaceo, sia in formato Kindle, "Il Teatro della Memoria", la mia ultima"fatica Letteraria".
Si tratta del resoconto dei "dialoghi di istruzione" avvenuti tra il 2006 e il 2007 in  tre diversi "sodalizi" di ricercatori della Verità", in realtà yogin, marzialisti e filosofi che condividevano lel oro esperienze e disquisivano della "realizzazione del Sè".
Alcuni bran, secondo me sono di grande interesse, sia per i praticanti espertisia per coloro che da poco si sono avvicinati allo Yoga, alla meditazione e alla filosofia realizzativa.
Il brano che segue è tratto dalla terza parte del libro, "Tecniche Operative" e credo che sintetizzi abbastanza bene le caratteristiche del  libro.
Aspetto commenti, critiche e suggerimenti...
Un sorriso,
Paolo






Ryu no Kokyu
Succede talvolta che il praticante, durante o dopo la seduta di meditazione, provi paura, panico, angoscia.
Vi può essere una paura generalizzata, una sensazione di inquietudine che nasce dalla sensazione di estraneità o alterità, nei confronti del corpo o dell'ambiente.


Seitai
A me è accaduto dopo forse un anno dopo avere iniziato a meditare
Ormai quasi 10 anni fa ...
Per un periodo abbastanza lungo, ogni volta che iniziavo a meditare entravo in un reame dominato dalla paura.
Una paura ancestrale mi assaliva.
Anche se pienamente cosciente durante alcune meditazioni, della non-esistenza di alcuna presenza maligna, intorno a me, anzi, solo presenze positive, purtroppo, come chiudevo gli occhi, entravo nella dimensione della paura.
Alcune volte appena chiudevo gli occhi, così li riaprivo. Istantaneamente entravo in meditazione e…non ce la facevo a reggere quello stato di paura e riaprivo gli occhi per riuscire…
Poi come mettevo piede fuori dalla cava di meditazione, tutto spariva come un sogno.


Ryu no Kokyu
La paura può prendere la forma di demoni o mostri.
Talvolta li si percepisce o si percepiscono i suoni che emettono.
 Altre volte ne avvertiamo la "presenza".
Siamo sicuri che dietro una porta o un albero ci sia quella particolare creatura misteriosa di cui immaginiamo le fattezze.
Altre volte ancora "sentiamo" che in quell'oggetto o in quella determinata persona alloggia qualche "entità" malefica.


Seitai
Durante quel periodo ho letto in alcuni libri di come altri cercatori avevano passato periodi simili.
E di come molti abbandonavano la meditazione, perché' non riuscivano a superare quel gradino.
Così ho continuato, anche se a volte entravo ed uscivo dalla cava di meditazione dopo qualche minuto...cercando di non giudicare me stessa ed i miei vani sforzi di non avere paura.
Mi sedevo in meditazione, ricordavo la voce del mio guru che ripeteva il mantra, una voce che non si può' scordare...ma che veniva completamente cancellata dalla mia mente quando entravo nel reame della paura.
A volte ero la paura stessa...a volte anche se ero cosciente perdevo completamente cognizione di chi ero, dov'ero e del perché… provavo solo paura...a volte vedevo un occhio che mi guardava dentro, un occhio che avevo visto in una città deserta e bianca in altre meditazioni.


Ryu no Kokyu
Naturalmente ciò esiste solo nella nostra immaginazione, ma quando si comincia ad esperire e/o a comprendere la non esistenza sostanziale dei fenomeni avviene che il sistema di nozioni e conoscenze che regola il nostro rapporto con la realtà empirica cominci a vacillare.
Nella mente si fa strada la sensazione della infinita possibilità della manifestazione.
Frasi come "tutto è illusorio" o "tutto è apparenza fenomenica " vengono interpretate dalla mente come “tutto ha la medesima possibilità di esistere” ed il demone con tre gambe e le ali, o la lepre con le corna, assumono la medesima consistenza degli oggetti quotidiani.
Solitamente si tratta di eventi passeggeri ma non per questo sono meno angoscianti e scioccanti.


Seitai
Per quello che mi riguarda da un giorno all'altro, tutto e' sparito.
Il reame si è chiuso nello stesso modo in cui si era per qualche motivo dischiuso mesi prima.
Come se non dovessi passare più per la palude per arrivare al prossimo paese come se qualcuno avesse costruito una strada per arrivarci.
Non è quello che forse facciamo ogni giorno con la meditazione?
Giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, costruiamo la strada per la via di casa ....


Ryu no Kokyu
Credo potrebbe essere utile, a questo proposito cercare di descrivere le esperienze soggettive dei meditanti.


Malcolm
Perché non cominci a parlare della "tua" esperienza personale?


Ryu no Kokyu
Mah…Credo di poter individuare, in quella che chiamo meditazione, due fasi diverse...
Non sempre sono presenti entrambe.
La prima la possiamo definire di assorbimento, la seconda forse, di consapevolezza, ma consapevolezza non è proprio giusto, si tratta di una consapevolezza in cui non vi è la consueta tecnica del pensare, ma una specie di ritmo consapevole…o di consapevolezza del ritmo...rta.


Claire
Chiedo scusa se mi intrometto.
Io seguo gli insegnamenti di Aurobindo.
Ci sono sempre, nei suoi insegnamenti, questi tre aspetti o tappe della sadhana: un primo passo verso l'immobilità, un secondo passo verso la passività al movimento, un terzo passo verso l'attività.
Questo si riscontra nella meditazione, nella vita, nello studio, nella bhakti, nell'azione...
Qualunque di queste situazioni prendi in esame, l'indicazione di Aurobindo è sempre quella di ricercare prima di tutto l'immobilità, poi la passività nel movimento, poi l'attività nel movimento.
Perfino nella realizzazione del Brahman: all'inizio si realizza il Brahman immobile, poi quello attivo, e si passa per un momento di totale passività nei riguardi del suo movimento.
Riflettevo in questi giorni che fino alle prime due tappe posso arrivarcise non altro a comprenderle, se non proprio a starci dentro, mentre la terza la sento difficilissima…


Ryu no Kokyu
Vediamo...
Claire parla, mi pare, di:
Riposo nell'immobilità, riposo nel seguire passivamente il movimento e riposo nel seguire attivamente il movimento
...giusto?
Questo mi ricorda le fasi che io definisco di riflessione, precedenti alla meditazione vera e propria.
Proviamo a ricostruire le sensazioni soggettive della, chiamiamola così, seduta tipo, ed a dividerle in fasi anche se in realtà si tratta di una ricostruzione fittizia, mentre medito non mi creo mai il problema di riconoscere le diverse fasi...
Mi siedo e aggiusto la posizione.
Solitamente ciò consiste nel distendere la schiena in diagonale avanti, tirando su, verso l’alto, i muscoli dell'ano per allungare l'osso sacro in basso e distendendo la nuca, per poi sedersi e allineare la schiena lentamente.
Ascolto poi le tensioni del corpo rilassando mentalmente i muscoli prossimi alle articolazioni.
Solitamente cominciando dall'alto ...anche le ossa del cranio le considero articolazioni…rilassando i muscoli della testa e del volto si allargano scrocchiando leggermente...
Se la posizione è corretta si percepiscono le energie che corrono senza impedimenti lungo le nadi della schiena e quelli che chiamo canali del braccio, canali della gamba, canale della cintura, canale del perineo.
Se non percepisco le energie le visualizzo, per esempio come correnti di liquido di vari colori e intensità, e le indirizzo mentalmente nei vari canali
Comincio a rallentare o a velocizzare mentalmente, a seconda delle situazioni, il flusso delle energie, fino a quando non sopraggiunge uno stato di leggerezza rilassata, diffusa uniformemente nel corpo.
Questo stato mi è familiare e non so bene come spiegarlo.
Diciamo che non si percepiscono più le correnti energetiche ma c'è un unico insieme palpitante.
Ascolto il corpo ed attendo che vi sia una sensazione luminosa e di pressione sopra le orecchie e al centro della testa, sulla fontanella, a quel punto " stacco" l'attenzione dagli occhi che vengono attirati verso l'alto e mi fermo…
La fase di assorbimento è quella che io definisco di inizio "della meditazione", e che spesso avviene automaticamente appena mi siedo, senza tutta la fase preliminare, o appena faccio degli esercizi con la spada o delle sequenze di asana….
Non c'è assolutamente nessun pensiero cosciente.
I pensieri sorgono nelle fasi precedenti, ma sono come scoloriti e messi in secondo piano dalla percezione delle energie.
È come sbattere dalla finestra un panno sul quale è rimasta un po’ di farina ed osservare la nuvola bianca che si deposita a terra, all'esterno.

Questa fase di assorbimento è quella che cerco consapevolmente quando sono malato o in debito di energie.
È una fase piena.
Solitamente, quando mi dedico solo a questa, la meditazione si interrompe da sola o, a volte, per un motivo esterno, una luce od un rumore che diventano improvvisamente percepibili.
Il risultato evidente della fine di questa fase di assorbimento, quando non vado oltre, è per me, di solito, una forte erezione, con caratteristiche particolari…una sensazione di pienezza al sacro, ai reni, alla nuca al centro delle mano che sembrano collegati fisicamente, non metaforicamente al pene in erezione.
La successiva fase di meditazione è quella che chiamo di consapevolezza, che non ha niente a che vedere con il processo "pensativo" ordinario.
L'idea è di una piacevole penombra interrotta da qualcosa di luminoso…ma luminoso non è esatto perché dà l'idea della percezione visiva.
L'impressione è di una luce percepita contemporaneamente da tutti i sensi.
Qualcosa di non definito che sembra assumere talvolta la forma di una serie di cristalli ordinati e…sonori...di luce e suoni insieme che vanno a riempire la penombra.
Altre volte è un unico grosso cristallo; o un piccolo cristallo luminosissimo.
Un cristallo che può dar vita a forme geometriche o antropomorfe. Spesso ci sono suoni…inconfondibili...
La fine di questa fase è....come un video che ritrae un album fotografico dal quale il vento strappa le fotografie, proiettato alla rovescia.
Tempo fa la sensazione era, qualche volta, assai violenta.
Le immagini, alcune di scene mitiche, altre di paesaggi, altre di persone e vita quotidiana, arrivavano quasi dolorosamente, insieme a frasi, parole, senza senso, brani musicali, mantra o pezzi di mantra.
Ultimamente capita che si combinino in ununica figura o immagine e/o suono e la sensazione è di grande calma e dolcezza.
In tutto questo c'è un momento, un istante di niente assoluto…non so come altro definirlo...
Poi c’è una fase di reintegrazione caratterizzata dalla piena coscienza del corpo e delle energie.
Posso attenzionare con facilità i cakra, gli organi interni e le correnti energetiche.
La tranquillità porta ad una maggiore capacità di concentrazione…
Adesso lo faccio raramente, ma tempo fa, se ricostruivo mentalmente, per esempio, l'appartamento dei miei genitori mi sembrava di poter girare per casa non visto, oppure se mi concentravo su un oggetto, o un fiore mi pareva di entrarci completamente o se visualizzavo una persona mi pareva che fosse davanti a me in carne ed ossa.

Questa fase di reintegrazione si accompagna ad uno stato fisico di grande benessere, e ad una specie di piacevole vuoto alla fronte e/o al cuore.
In passato, soprattutto quando le fasi di assorbimento e meditazione avvenivano da sole, subentrava la paura, un senso di inquietudine, a volte il panico.
Oppure mi pareva, dopo la fine della meditazione, che mi fosse rimasto un qualcosa addosso, che mi impediva di essere tra virgolette" normale".
Un qualcosa dal quale avevo l'impressione di "dover uscire" per riprendere la vita quotidiana. Il conflitto tra la volontà di abbandonare questo particolare stato e la sensazione che fosse permanente, creava degli stati di ansia e di angoscia.
Soprattutto c'era una fastidiosa sensazione di non fisicità accompagnata alla paura di sciogliersi o di sprofondare all'interno del mio stesso corpo.
Per uscire da queste sensazioni, da piccolo, avevo trovato un metodo che, almeno per me, è efficace: portavo l'attenzione su qualcosa di molto...pratico... per esempio un frutto da mangiare, e a voce alta mi raccontavo le caratteristiche organolettiche del cibo che stavo assaporando o le funzioni dell'oggetto che stavo utilizzando.

Piano piano rinasceva una spirale ordinata di pensieri.

giovedì 14 settembre 2017

SEPTEMBER 11 2001: FALSE VERITÀ E VEROSIMILI BUGIE


Sedici anni fa, quando i giornali e le tv cominciarono a raccontare la storia dell'attentato terroristico più surreale della storia dell'umanità, non credetti neppure un istante alla versione ufficiale.
Un gruppo di arabi armati di temperini che dirottano quattro aerei di linea, si siedono ai comandi e, con un'abilità degna di Ian Solo, ma senza Millennium Falcon, colpiscono al cuore (Twin Towers e Pentagono) la nazione più potente del mondo.
Ma dai!!!!
Quando, dopo pochi mesi, lessi il libro inchiesta di Icke (Alice nel Paese delle Meraviglie e il Disastro delle Torri gemelle), le mie certezze vacillarono.

Il libro di Icke era ben documentato, la versione ufficiale ne usciva a brandelli, ma qual'era il movente?
Icke affermava che i responsabili erano Bush, suo padre, i reali d'Inghilterra e i Rotschild, che non sarebbero esseri umani, ma rettiliani, creature aliene a sangue freddo che, avrebbero deciso di far fuori tremila esseri umani per convincere l'opinione pubblica della necessità di muovere guerra all'Iraq di Saddam Hussein e ai talebani afgani.

Non è tanto la storia dei rettiliani a rendermi perplesso, quanto l'effettiva necessità, da parte dei potenti del mondo occidentale, di fingere un attentato terroristico di quella portata per giustificare una guerra.

Per organizzare un'operazione come quella del "9/11" Bush e Co., tra l'altro, avrebbero dovuto coinvolgere e mettere a tacere, oltre ai servizi segreti di mezzo mondo, migliaia di persone, tra militari, tecnici civili, giornalisti.
Migliaia di cittadini americani che si sarebbero resi complici di uno dei più grandi omicidi di massa della storia recente e avrebbero taciuto, per sedici anni, la Verità.

Erano tutti rettiliani? Furono tutti sottoposti a terribili ricatti? Furono tutti drogati dagli esperti chimici dell'MKultra?
Con tutto l'affetto che nutro per i miei, molti, amici complottisti non riesco a trovare nessuna plausibile spiegazione al presunto "assordante silenzio" dei presunti complici e presunti testimoni del presunto omicidio di massa.

Nessun essere raziocinante può veramente credere che le Torri gemelle siano state abbattute da due aerei di linea al comando di piloti improvvisati.

Nessun essere raziocinante può veramente credere che l'intera amministrazione Bush con la collaborazione di qualche migliaio di militari e di civili abbia sacrificato tremila cittadini americani per scatenare una guerra che sarebbe scoppiata ugualmente.

E allora che è successo l'11 settembre 2001?





Di certo sappiamo:

1) che sono morte tremila persone.
2) Che le due torri,più un terzo edificio ad esse connesso, sono crollate.
3) Che i video e le foto che ci hanno fatto vedere sono frutto di manipolazioni più o meno evidenti. 


Il documentario "September Clues" (https://www.youtube.com/watch?v=NhmOc7YBplg) svela una serie di trucchi, a volte grossolani, con cui gli esperti di computer graphic dei più importanti network americani avrebbero taroccato le immagini dell'attentato.



Le immagini, rallentate, dei filmati proposti dalle televisioni di tutto il mondo mostrano aerei che si sciolgono nell'impatto come i personaggi dei cartoni animati o che passano indenni attraverso metri di acciaio e cemento, il ponte di Verrazzano che danza intorno a Manhattan come una ballerina ubriaca e il cielo di New York che a seconda delle inquadrature, vira inspiegabilmente dal viola "mitra vescovile" al giallo pallido.
Dulcis in fundo, nessuno dei testimoni oculari intervistati pochi minuti dopo il disastro parla di "Aerei di linea" che si sarebbero abbattuti sulle due torri.
Alcuni dicono di non aver visto niente ma di aver sentito sibili e boati, altri parlano di piccoli aerei, di forma inconsueta, o addirittura di missili.
Insomma qualcuno ha manipolato le immagini televisive e i video amatoriali per nascondere qualcosa, ma cosa?






Un'idea ce l'ho.
E secondo me è un'ipotesi  più attendibile sia della verità ufficiale che dell'ipotesi rettiliana.  Nel 1986 mi hanno richiamato per il servizio di leva.
Avevo già 26 anni.
Dopo il Car a Salerno mi hanno mandato a san Giorgio a Cremano, alla Scuola Trasmissioni e  da lì a Roma, all'ufficio informazioni del Comiliter, il "Comando Militare della Regione Centrale",in pratica il centro di coordinamento delle forze Armate del Centro Italia e del mar Tirreno.
Da settembre 1986 a marzo 1987 ho partecipato ad una serie di esercitazioni NATO in qualità di telescriventista e di addetto ai fonogrammi.
Ricordo ad esempio l'esercitazione Wintex Cimex, nella quale il Comiliter di Roma coordinava unità aereo-navali britanniche, francesi, italiane e statunitensi.
L'esercitazione consisteva in una specie di partita a Risiko giocata da un gruppo di alti ufficiali di tutte le nazionalità, in cui venivano simulati attacchi terroristici in vari porti del mar Tirreno.
Ad un certo punto, nella partita che generali e colonnelli stavano giocando al piano sopra al nostro, nella Caserma dei Parioli, i "terroristi" si impossessarono del porto di Civitavecchia.
Un sottufficiale mi portò un bigliettino scritto a macchina con la "terribile" notizia ed io la comunicai via fonogramma (in pratica si facevo lo spelling delle singole parole al telefono: alfa, bravo charlie...) alle caserme dei carabinieri di Lazio e Toscana e via telescrivente alle unità navali che scorrazzavano tra la Maremma e le coste sarde.
I terroristi si erano impossessati di sette automezzi militari, con rimorchio, carichi di armi, per cui le navi ricevettero l'ordine di bombardare il porto di Civitavecchia per evitare danni maggiori.
Ovviamente i terroristi erano virtuali, così come virtuale era il convoglio di cui si erano impossessati, ma le navi erano autentiche ed autentici erano i missili che vennero puntati contro la città laziale.
mi è venuto un dubbio: e se l'11 settembre fosse stato il frutto di una esercitazione finita male?
Ho fatto una ricerca su Google con le parole chiave 9/11/2001 USA esercitazioni militari ed ho scoperto che  quel giorno ebbero luogo ben cinque esercitazioni almeno una delle quali riguardava la simulazione di un attacco al World  Trade Center di New York e al Pentagono con aerei civili!!! 

(i siti americani che ne parlano sono moltissimi, in italiano potete verificare su http://xoomer.virgilio.it/911_subito/esercitazioni_militari.htm)

Le esercitazione prevedevano sia l'utilizzazione di veri aerei governativi che l'uso di falsi segnali radar.
In una registrazione, resa pubblica dalla commissione d'inchiesta governativa sull'11 settembre, risulta che ad un certo punto sarebbero comparsi sul radar di un controllore di volo 22 oggetti non identificati, falsi segnali che gettarono nel panico il poveraccio, evidentemente, non al corrente dell'esercitazione in corso.

E se per un errore umano o,più probabilmente, per un malfunzionamento dei sistemi computerizzati, i falsi segnali e i falsi dirottamenti avessero innescato una reazione autentica?

E se dei missili autentici fossero stati lanciati, per sbaglio, contro degli aerei virtuali che, virtualmente, si stavano schiantando sulle torri gemelle e sul Pentagono?

Lo so che i complottisti preferiscono pensare che Dick Cheney, George Bush e i loro compagni di merende siano degli efferati criminali o dei rettiliani assetati di sangue umano, ma immaginatevi per un momento che siano stati lanciati degli ordigni per errore e che questi ordigni avessero delle caratteristiche tenute, fino a quel momento, segrete sia agli alleati che ai nemici.
Che altro avrebbero potuto fare il presidente degli Stati Uniti e i responsabili dell'imponente apparato militare americano (una volta appurata la'impossibilità di fermare i lanci) se non cercare di nascondere le modalità dell'accaduto e di proteggere la loro tecnologia militare.

La mattina dell'11 settembre, per una serie di circostanze sfortunate (una sfiga micidiale), un computer in tilt e un ufficiale in preda al panico lanciarono nei cieli di New York  (e Washington) una serie di missili autentici contro degli aerei virtuali.

Se la cosa fosse divenuta di pubblico dominio il danno d'immagine per gli Usa, la cui supremazia mondiale si basa sull'immagine di straordinaria efficienza della sua macchina militare, sarebbe stato immenso, per cui l'amministrazione americana, in procinto di scatenare la guerra contro Saddam Hussein e i talebani, chiese la collaborazione dei principali Network televisivi per cercare  di coprire l'accaduto.


Io credo che l'11 settembre le cose siano andate esattamente così...
Ovviamente non posso provarlo, ma sono pronto a giocarmi 100 euro contro un centesimo che nessuno riuscirà mai a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che le torri gemelle sono state distrutte da un manipolo di terroristi arabi, o che il disastro sia stato frutto di un complotto rettiliano.

Qualcuno vuole scommettere?