lunedì 11 dicembre 2017

OJAS, L'ENERGIA VIRILE




(Tratto da  "La Danza degli Dei")

Dopo aver svelato il Maṇḍala Segreto della Creazione, e riempito i petali dei cakra con le vibrazioni delle sillabe la Dea si abbandona completamente tra le braccia dello Sposo.
Sta a Lui, all’Energia Virile, detta in sanscrito vīrya mettere in moto le ruote dell’energia.
Vīrya significa "splendore", "coraggio", "dignità", ed è il risultato della trasformazione alchemica di Ojas, la vitalità innata dell'essere umano.
Ojas in sanscrito significa "luce", "potere", "energia" ed è la sorgente della forza che fa emettere lo sperma.
L'eiaculazione viene vista come una dispersione della vitalità non perché ojas possa in qualche modo essere limitato da una emissione, ma perché fisicamente e psicologicamente l'emissione coincide in genere con la fine del desiderio.
Se si osservano con distacco le statue ed i dipinti erotici indiani, si vedrà che l'atto sessuale è sempre “in potenza”.


Non c'è una sola rappresentazione pittorica o scultorea indiana in cui venga rappresentata la fase conclusiva del coito.
Gli amanti, mai troppo coinvolti emotivamente, sono sempre ritratti nell'atto di iniziare un rapporto sessuale perché questa è una delle finalità delle tecniche tantriche:

Imparare a non disperdere ojas per trasformarlo in vīrya mantenendo sempre vivo, "in effervescenza", il desiderio.

Eccitate dall’alternarsi di penetrazione ed emergenza, le sillabe si uniscono tra di loro e iniziano a muoversi verso l’alto, in un viaggio a ritroso che le condurrà, oltre il cerchio delle sedici sillabe che le ha generate, al centro della fronte, nel regno di Hākinī.


Il cakra della fronte viene chiamato ājñā, parola femminile che significa “ordine”, “assetto”, “disposizione”.
Al centro, nel pericarpo è inscritta la sillaba  in caratteri latini AUṀ od OṀ.
AUṀ è il suono del fluire delle tre potenze originarie (A, I, U), la vibrazione di fondo dell'universo.
Sul petalo di destra, collegato alla narice sinistra e all'emisfero celebrale destro, è iscritta la sillaba हं HAṂ, ultima sillaba dell'alfabeto sanscrito, che comprende in sé la "Parte Lunare" di tutte le 48 sillabe che abbiamo distribuito fino ad ora sui vari cakra, dalla A alla SA.
Sul petalo di sinistra, collegato alla narice di destra e all'emisfero celebrale sinistra, troviamo invece la sillaba क्षं KṢAṂ, ovvero la prima sillaba consonantica dell’alfabeto, KA, e la terzultima, la sibilante linguale ṢA.
KṢA[1], la nostra "X", rappresenta invece la "Parte Solare" di tutte le 48 lettere dell'alfabeto.
In ognuno dei due petali di ājňā cakra, quindi, confluiscono 48 nāḍī o canali energetici corrispondenti alle sillabe dell'alfabeto sanscrito (14 vocali, 25 consonanti, quattro semivocali e tre sibilanti più AṀ e AḤ).
Ciò che viene chiamato iḍā e piṅgala, ovvero il canale di sinistra e il canale di destra del corpo umano, sono in realtà due gruppi di nāḍi nelle quali scorrono gli aspetti lunari e solari delle sillabe che vibrano nei petali dei cakra.
Quando la Dea dispiega le sue energie (i tre fiumi sacri) per far discendere le sillabe del Maṇḍala Segreto utilizza/crea il canale centrale, formato da tre nāḍi una dentro l’altra, suṣumṇā, vajra e citriṇī. È questo il canale dell’Energia Fuoco.
La forza virile del Dio, vīrya, risvegliata dall’amplesso, apre i due canali laterali, Energia Luna e Energia Sole, e dà vita ad un movimento ritmico che ripete, nei diversi stadi della manifestazione, l’alternarsi assorbimento-emergenza del rapporto sessuale.


Nella quarta fase del Rito Sessuale, Pratihāra, la forza virile dello Sposo innesca nel corpo della yoginī, il movimento delle Ruote dei Cakra.




[1] KṢA è sillaba particolare, vuol dire sia "illuminazione", che distruzione e indica sia i rākṣasa altro nome degli asura, sia i rakṣā, spiriti protettori o guardiani.
rākṣasa possono trasformarsi in ogni cosa desiderino, possono volare e fare prodigi.
Nei miti indiani kṣa è il nome sia dei due fratelli asuraHiraṇyākṣa (letteralmente "OCCHI DORATI") e Hiranyakashipu (cuscino dorato), nemici di Viṣṇu, sia di Narasiṃha, quarta incarnazione di viṣṇu stesso.
La storia è complessa: hiraṇyākṣa rapisce pṛthvī, la madre terra, e la trascina in fondo all'oceano.
Interviene viṣṇu in forma di cinghiale, varāha, che uccide il demone e libera la terra.
Deciso a vendicare il fratello, Hiranyakashipu si sottopone ad un lungo periodo di penitenza fin quando Brahma non si offre di esaudire un suo desiderio:" non voglio morire né di giorno né di notte" - dice Hiranyakashipu -" e non voglio essere ucciso né da un uomo né da una bestia né da un dio e né in cielo né in terra"-.
Brahma acconsente e l'asura parte alla conquista del mondo. Nessuno sembra in grado di fermarlo fin quando, un giorno, al tramonto, infuriato con il figlio, devoto di Viṣṇu, Hiranyakashipu non distrugge una colonna dal cui interno emerge Narasiṃha, l'uomo leone, che solleva a mezz'aria il Re del Mondo, e lo fa a pezzi con i suoi artigli.
La storiella è interessante e meriterebbe di essere esaminata in ogni dettaglio, ma la cosa che più mi ha colpito è che sia i due fratelli che l'incarnazione di Viṣṇu si chiamano KṢA.
Rappresentano tutti e tre il canale energetico di destra e l'insieme delle consonanti dell'alfabeto e tutti e tre sono dotati un terrificante potere distruttivo.
KṢA, l'insieme delle consonanti, nome della quarta incarnazione di Viṣṇu (il "CONSERVATORE", unito alla A, diviene akṣa che significa colonna, pilastro (come la colonna dalla quale emerge l'Uomo Leone) e finisce per indicare la latitudine terrestre, ovvero l'angolo formato da un punto sulla superficie terrestre (di un pianeta) con il piano equatoriale.
Un altra informazione: per Pāṇini le consonanti servono ad "interrompere", a "limitare" le vocali.
In qualche modo la nadi di sinistra (HAṂ) è legata alla potenza creativa delle sillabe e la nadi di destra (KṢAṂ) è legata al loro potere limitante.
Le vocali, in un certo senso, rappresentano i diversi colori della natura e le consonanti sono invece le linee che, delimitando lo spazio, rendono "leggibile” la diversità.



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