venerdì 27 aprile 2018

VṚŚCIKĀSANA: LO SCORPIONE E LE CINQUE FASI DEL RITO




Uno degli errori più comuni del principiante, nell'accostarsi ad una posizione di media o alta difficoltà, è quello di aggredire l'Asana quasi fosse una fortezza da espugnare. Nel caso di VṚŚCIKĀSANA, ad esempio, cercherà innanzitutto gli appoggi giusti con l'aiuto di un muro o del comodo divano del soggiorno, provando e riprovando fin quando, con una certa soddisfazione non riuscirà ad ottenere una certa stabilità, e trascurerà i gesti, ritenuti banali, o facili di "entrata" ed "uscita" dalla posizione. Assumere la posizione acrobatica è assai più gratificante che ascoltare la circolazione delle energie in ginocchio, o ruotare dolcemente le scapole per predisporle alla pratica. 
Intendiamoci: non è che sia un male cercare di diventare fisicamente più forti ed abili, né usare dei sostegni. 
Che nello hatha yoga ci sia una certa componente ginnica è fuori discussione. 
Così come fuori discussione è il fatto che molti degli 84 Asana abbiano degli effetti positivi sulla salute. 
Ma per avvicinarsi alla comprensione dello Hatha Yoga si dovrà tener conto, sempre, dell'aspetto rituale delgli Asana. 


Un rito è scandito da cinque fasi (cinque è un numero tutt'altro che casuale): 
-INIZIO- 
-FASE DI AVVICINAMENTO- 
-CULMINE- 
-FASE DI ALLONTANAMENTO. 
-FINE/RIPOSO- 
La dinamica è, sempre e comunque, quella dell'Onda. 
L'onda marina non nasce improvvisamente. 
C'è un tempo di stasi o silenzio, più o meno breve, poi comincia ad innalzarsi, raggiunge la massima potenza e si scarica sullo scoglio o la spiaggia. 
Poi, dolcemente, farà il percorso opposto, fino ad esaurire l'energia e fermarsi, prima che il desiderio della Terra la scuota nuovamente. 
Desiderio è la parola giusta. 
Il rito dell'asana deve essere come un bacio tra due che si amano da sempre. 
Se guardo gli occhi e le labbra della donna che amo, nasce il desiderio del bacio. 
Mi avvicino fino ad accostare le labbra e aspetto che le sue, di labbra, si schiudano dolcemente, godo del suo sapore, e mi ritraggo, fin quando il desiderio non mi spinge di nuovo al bacio. 
L'asana, come il bacio, stimola delle secrezioni ormonali, ma , come per il bacio, il praticante deve essere prima, mosso dal desiderio, e poi riposarsi, un attimo, per ascoltare gli effetti della pratica. 
Cinque è il numero degli elementi fondamentali. 
L'INIZIO è l'infinita potenzialità dello SPAZIO. 
L'AVVICINAMENTO è l'ARIA che per gli yogin corrisponde al MOVIMENTO e al TATTO. 
Il Culmine è il FUOCO che genera Luce ed Energia. 
L'ALLONTANAMENTO è l'ACQUA che trascina via le impurità e, grazie all'Energia del Fuoco, attiva il suo potere di generazione e trasformazione. 
Il RIPOSO è infine la TERRA, la Manifestazione fisica dei processi innescati dal rito. 
L'andamento dell'Onda, la ritualità, è più importante dell'Asana in sé. 
Ogni volta che assumo una posizione ricreo una particolare forma della Manifestazione. 
Ok, si dirà, assumere l'Asana dello Scorpione è un Rito, ma di che rito si tratta? Cosa porta, al praticante? 
Nello straordinario Universo dei Veda tutto è connesso le stelle brillano fisicamente dentro di noi. 
Assumere l'Asana dello scorpione significa diventare una parte di Cielo. 
Basta un immagine per capire cosa intendo dire: 



Non c'è bisogno di molta fantasia per comprendere di che genere di rito si tratta. 
Se si confronta la posizione di Antares, una delle stelle più grandi dell'Universo, una supergigante Rossa, con la posizione della zona genitale in VṚŚCIKĀSANA, e si pensa che una delle caratteristiche più rilevanti della stella più luminosa dello Scorpione è il suo vento cosmico, una emissione di gas, particelle ed energia 10 milioni di volte superiore a quella del sole forse ci convinceremo che VṚŚCIKĀSANA non è una esibizione di di doti acrobatiche. 

venerdì 20 aprile 2018

TANTRA - LA LINGUA DI KALI


Tratto da: "ESTASI E CONOSCENZA-IL RUOLO DELLA DONNA NEL TANTRA"(https://www.amazon.it/Estasi-conoscenza-Paolo-Proietti/dp/8894842134)

Śiva è il signore delle bestie. 
Śiva è la danza selvaggia e tenera, insieme, della creazione. 
Soprattutto Śiva è il Dio dell'Oltre. 
Oltre i confini, oltre le leggi e le capacità della mente raziocinante.
C’è un riflesso della luce di Śiva in ogni uomo, in ogni donna c'è una goccia del sangue della Dea. Anzi la donna è  “la” Dea. Ed è maestra, ma deve essere risvegliata al suo ruolo. Dirlo oggi sembra quasi un eresia: mai come in questi tempi si è parlato tanto di femminilità e risveglio della Dea, di Donna con la D maiuscola e sessualità femminile, di perinei vissuti e di lingua della luna, eppure... eppure mi pare che le donne non si ricordino chi sono. Mi pare che Dea a son di ripeterlo sia divenuta una parola non vuota, ma assopita, quasi che la lingua rossa di Kālī si fosse dimenticata di come si fa ad uscire, impegnata più a danzare nella bocca per ingraziarsi con frasi dorate la società, che l'ha sfruttata e usata come oggetto di piacere, serva e balia, che per leccare, golosa il sangue della vita che da lei stessa è generata.  Solo lei, Kālī, può insegnarci ad ascoltare nella carne il canto divino della creazione, lei che sembra nera come la notte solo a chi non le va troppo vicino, per la paura che il vuoto lo risucchi e il fantasma dell'ego si sveli per quello che è: niente. Le donne non dovrebbero mai dimenticare chi sono, non dovrebbero mai dimenticare che in loro scorre una goccia del sangue della Dea.
Danzano insieme, Śiva e la sua Sposa, e insegnano, con il Tantra la via dell’Amore Supremo. I loro insegnamenti non sono tecniche per godere di più, o aumentare il livello delle prestazioni erotiche. Così come le posture e i gesti dello haṭhayoga non sono esercizi ginnici. Sono riti di percezione e utilizzazione di energie naturali, forti, potenti come il canto divino che ha dato il via alla creazione. Sono le energie della trasformazione continua e ineluttabile dell'Essere Umano. Sono il Canto d'amore dell'universo per se stesso, il vero sé, e cantando e danzando insieme a lui noi diveniamo UNO. 
Perché dentro di noi c'è un nucleo forte e vitale di Amore allo stato puro. 
Se si pratica yoga, veramente, si penetra il nostro cuore e si porta alla luce quel  nucleo indistruttibile di Amore, riscoprendo, nella Bolla della beatitudine, che “l’inconcepibile non è per questo meno reale.”
 Alziamo gli occhi a ringraziare il cielo per averci dato l'opportunità di esistere, pensare, parlare, amare.... E aspettiamo che l'energia della Creazione inizi a vibrare nelle nostre viscere, nelle ossa, nella carne e ci spinga a danzare. Questo è Tantra! 
Tutte le filosofie comode e ben confezionate, i lustrini delle analisi psicologiche e psicologizzanti della realtà, i meschini desideri di controllo altrui mascherati da teorie pseudo-scientifiche, se ne svaniranno come la nebbia al primo sole dell'alba.
La vita dell'uomo quanto può durare? 50? 100 anni? Vogliamo perder tempo in chiacchiere e trasformare la morte in un oceano di rimpianti? 
L'energia dell'Amore , che è l'energia dell'Universo è inconcepibile e inarrestabile. Basta lasciarla fluire. E' facile. 
Eppure siamo ancora qui, imperterriti a cercare un sistema di interpretazione razionale, a tentare di giustificare con teoremi letti sui libri la paura di liberare l'inconcepibile, infinita, inarrestabile forza dell'Amore. 
Costruiamo barriere mentali, e cerchiamo di convincere coloro, che più fortunati di noi, sanno far vibrare la loro corda interiore al ritmo dell'universo, a limitarsi, nascondersi, costruire barriere. 
Non si sa mai, potrebbero risvegliare la Bestia dentro di Noi. 
Quella Bestia che non è altri che  la danza di Śiva e Śakti, l'Amore Infinito, la felicità senza limiti. 

martedì 17 aprile 2018

POLIAMORE? A VOLTE RITORNANO. HIMMLER E GLI UCCELLI VAGABONDI"


Immagine di copertina: Yogini tedesca degli anni '30. Fonte: https://theracerx.com/2012/09/21/nazi-era-porn-with-nazi-state-approval/


Da un po' di tempo sento parlare, con una certa frequenza, di "Poliamore" e di "Multirelazioni" intesi come possibilità di amare, ma soprattutto di fare sesso, non con un solo partner, ma con più persone, magari di sesso diverso.

Il mio pensiero è stato . "E allora?". Avevo 18 anni negli anni '70 e le coppie aperte, i menage a trois, l'amore libero erano all'ordine del giorno. nessuno delle mia generazione si scandalizzava. 


"L'amore fisico è la più alta forma di comunicazione" si era soliti dire, e per essere coerenti, si....comunicava abbastanza spesso. C'erano delle "coppie storiche" anche allora, a dir la verità. Coppie che che rimanevano insieme per anni e tendevano a far l'amore solo tra di loro, ma se qualcuno dopo un bicchiere di vino e una cannetta, si infilava nel letto di uno, dell'altra o di entrambi, non è che si facessero delle tragedie. La monogamia e la fedeltà coniugale per i giovani degli anni '70 erano degli optional. L'importante, in una coppia,  erano la sincerità e la reciproca volontà di comprendersi ed accettarsi. Ovviamente non era tutto rosa e fiori, ogni tanto qualcuno scoppiava, però dai...la gelosia e il senso del possesso per noi erano "delle paranoie piccolo borghesi"!

Che linguaggio che usavamo!.
Immagine 1- Parco Lambro


Poi ci fu l'epoca dell'AIDS e la disinvoltura sessuale di cui facevamo mostra in quegli anni scolorò lentamente, ma l'atteggiamento verso le Multirelazioni, come le chiamano adesso, rimase lo stesso.
Chi di noi avrebbe qualcosa da ridire scoprendo che un nostro amico convive con due donne o con un uomo e una donna? Nella società odierna, in fin dei conti, se si resta nell'ambito della legalità ognuno è libero di fare ciò che vuole. Non c'è nessuna legge, oggi, che vieta ad una donna sposata di fare sesso in cantina con il cognato o ad padre di famiglia di vedersi nel weekend con l'allenatore di calcio di suo figlio. O sbaglio?
La mia personale opinione è che, in materia di sesso, ognuno debba fare ciò che meglio crede, nel rispetto della libertà e dell'incolumità altrui. 
In altre parole, tra adulti consenzienti, se uno ha voglia di farsi legare a letto e farsi frustare dalla portiera  obesa mascherata da Wonder Woman sono fatti suoi, anzi loro.
Giusto? 
Alla stessa maniera se un uomo dice alla moglie che vuole portarsi l'amante in casa e lei è d'accordo saranno fatti loro.
Carl Gustav Jung  ha vissuto storie a tre per buona parte della sua vita. Negli anni '40, quando già era un attempato padre di cinque figlie, si fidanzò con Mary Bancroft, una Spia americana sposata con uno svizzero, che a sua volta era l'amante  di Dulles, il futuro  capo della Cia e l'amica della sua consorte.
Fatti loro appunto. nessuno si scandalizzava all'epoca e credo che nessuno si scandalizzerebbe oggi.

Immagine 2: Foto tratta dal Film "Drei"  (2010), di Tom Tykwer


Il Poliamore, in tempi recenti, è stato teorizzato dal sociologo new age James Redfield nel libro "Guida alla profezia di Celestino", una specie di manuale per illuminati del XXI secolo. Redfield afferma la necessità del Poliamore, ma, probabilmente perché si era ancora nel pieno dell'epoca AIDS,consiglia delle multirelazioni platoniche. 
Ai nostri giorni si mette invece l'accento sull'aspetto sessuale. Il Poliamore sessuale diventa sinonimo di libertà e la monogomia un tentativo del Sistema Pluto-Cristiano-Giudaico-Massone degli Illuminati (N.B. con questa definizione sto ironizzando...) di controllare l'energia sessuale degli individui limitandone la libertà creativa.
Qualche giorno fa su un sito web ho trovato una specie di Manifesto del Poliamore.
Non cito gli autori (persone che, in base ad altri loro scritti, reputo acuti e preparati), per evitare che questo post venga interpretato in chiave polemica, ma ne riporto qualche brano che ritengo personalmente allarmante, in quanto esprime non il parere di un singolo, ma  il comune sentire di una vasta fetta di praticanti di yoga tantrico o di neo-tantra.
Metto le citazioni in maiuscolo rispetto la forma e la punteggiatura originale:

"UNA DELLE PIU' GRANDI MENZOGNE DEL NOSTRO TEMPO E' L'ALIMENTARE FALSAMENTE IL MITO DELLA MONOGAMIA. SOCIETA' , CULTURA, RELIGIONE SONO UNITI NEL PROPAGANDARE MANIPOLATIVAMENTE A OGNI LIVELLO MENTALE, EMOZIONALE E ISTINTIVO LA FALSITUDINE DI QUESTO LUOGO COMUNE".

"LA SCIENZA PERO' QUANDO OSSERVA SCEVRA DI PREGIUDIZI, SCOPRE CHE LA NOSTRA SPECIE E' TUTT'ALTRO CHE MONOGAMICA. QUESTO SIA NEL MASCHILE , MA SOPRATUTTO ANCHE NEL FEMMINILE." 

"NOI SIAMO UNA RAZZA PLURIRELAZIONALE SU OGNI LIVELLO ENERGETICO E SU OGNI ENERGIA ESPRESSA DAI CHACKRA." 

"DATO CHE LA NOSTRA SOCIETA' E' FONDATA SU UNA MENZOGNA ENERGETICA POI OVVIAMENTE ALTERA FORTEMENTE TUTTI I RAPPORTI TRA MASCHILE E FEMMINILE ALIMENTANDO UNA SITUAZIONE DISARMONICA"

"IN ANTICHITA' , NELLE SOCIETA' DI RACCOGLITORI/CACCIATORI NOMADI, ESISTEVA UNA CONDIZIONE PIU' NATURALE DI COMUNANZA DEGLI UOMINI E DELLE DONNE ESPLICITA E CONDIVISA. SENZA DRAMMI NE' GELOSIE NE' OMICIDI. I NOSTRI ANTENATI ANTICHI VIVEVANO IL SESSO SENZA PATOLOGIE, COMPRESA LA PROMISCUITÀ SESSUALE, INTESA ETIMOLOGICAMENTE COME MISCELA E SENZA ALCUNO STIGMA MORALE NEGATIVO ED ERA LEGATA AL BENE COMUNE E ALLIDENTITÀ DI GRUPPO." 

"GUARDANDO AI NOSTRI ANTENATI, CHE CONTRARIAMENTE A QUANTO SI CREDA FACEVANO PIÙ LAMORE CHE LA GUERRA, POSSIAMO IMMAGINARE DEI RAPPORTI DAMORE COOPERATIVI E FELICI, DOVE LASSENZA DI MONOGAMIA SCACCI ANCHE GELOSIA E PAURA"


"LA SOCIETA' CULTURALE, ECONOMICO, SOCIALE E RELIGIOSA REMA VIGOROSAMENTE CONTRO E QUINDI OSTACOLA IL NORMALE FLUIRE DELLA NOSTRA RAZZA VERSO UNA PLURIRELAZIONALITA'. 
LA LIBERAZIONE DEI RAPPORTI TRA UOMINI E DONNE NON POTRA' CHE AVVENIRE ANCHE ATTRAVERSO LA LIBERAZIONE DALLA SOCIETA' DEL CAPITALE , BASATA SULLA PROPRIETA' PRIVATA" 
Il testo, nonostante sia un pochino sgrammaticato (su internet è abbastanza normale non rispettare le regole della grammatica) e pieno di neologismi (Manipolativamente....Falsitudine) mi pare abbastanza chiaro.
La Monogamia non è,per gli autori, una scelta  dovuta alla cultura e al sentire personale, ma un luogo comune che è stato introdotto dal "Capitalismo" nella nostra mente, nella nostra sfera emotiva e nel nostro istinto mediante pratiche manipolatorie.
Come si possa manipolare l'istinto (?), cosa per me non comprensibile, gli autori non lo spiegano, ma quel che si comprende bene è l'attacco alla monogamia intesa non come scelta, ma come istituzione.
Il testo fa molti riferimenti alla razza, e ad un mitico periodo in cui l'umanità, composta da nomadi cacciatori e raccoglitori, viveva in uno stato edenico, all'interno di  comunità più propense a fare l'amore che la guerra e nelle quali erano assenti la gelosia e il senso di possesso.

 
Immagine 3: Campo Wandervogle nella Germania degli anni '30

Non credo che gli autori lo sappiano, ma sono praticamente le stesse parole pronunciate da Henrich Himmler al momento della fondazione della  Forschungsgemeinschaft Deutsches Ahnenerbe, lAssociazione per la ricerca e la diffusione dell'eredità ancestrale.


Immagine 4: Simbolo dell'Ahnenerbe


Quando si parla della ricerca o della ricostruzione della pura razza Ariana da parte dei nazisti,si finge di non sapere che all'epoca non esistevano le analisi del DNA. Per cercare i discendenti dei "Semidei Atlantici"  sopravvissuti al diluvio universale (un mito diffuso dalla Teosofia) i nazisti si affidavano a principi estetici e alle misure del corpo. Un vero Ariano doveva avere un'altezza minima (175 cm.per gli uomini e 165 per le donne), tratti del viso spigolosi, fronte stretta e arti lunghi .
E non li ricercavano solo trai tedeschi, anzi. Basta una ricerca su Google sulla nazionalità dei caduti  in guerra, per verificare che il corpo delle Waffen - SS, l'eccellenza nazista agli ordini di Himmler, nonostante ciò che si crede comunemente, era una forza multinazionale composta almeno per il 50% da turchi, olandesi, inglesi, indiani, danesi, italiani, tibetani, spagnoli (vedi -SS Forza Multinazionale). Per ricreare la razza di Super-uomini Himmler aveva pensato di agire come per i Dobermann o i pastori tedeschi, ovvero facendo accoppiare tra di loro,il più frequentemente possibile,  donne e uomini con tratti somatici e misure simili. La monogamia, retaggio della Società capitalista di origine giudaico-cristiana, era considerata dannosa ai fini della ricostruzione della razza ariana, per cui venivano incoraggiati i "Poliamori" e le coppie aperte. Nessun paese al mondo ha mai protetto le ragazze madri (ovviamente ariane) quanto il regime nazista:avere un figlio, ariano, al di fuori del matrimonio, era considerato quasi un onore. 
Gli ufficiali delle SS venivano spinti ad avere molte relazioni contemporanee, e, a sorpresa, ad essere bisessuali.




Immagini 5: Militanti delle SS negli anni '30.

Strano a dirsi anche gli amori tra commilitoni venivano incoraggiati. Se è vero che omosessualità maschile, al contrario di quella femminile, ufficialmente era considerata un reato (15.000 gay trovarono la morte nei campi di concentramento) bisogna considerare che il "triangolo rosa", il simbolo che veniva applicato sugli abiti degli omosesssuali) veniva assegnato solo a coloro che erano palesemente effemminati e agli avversari politici da screditare.
Ernst Röhm, braccio armato di Hitler fino al 1934, quando fu arrestato e giustiziato insieme ai suoi uomini (vedi "Notte dei Lunghi Coltelli") era omosessuale dichiarato e la maggior parte dei suoi commilitoni era bisessuale.

Questo atteggiamento contraddittorio nei confronti dell'omosessualità non era dovuto, come fanno pensare film come "la Caduta degli Dei" di Visconti, alla perversione di un regime malato, ma ad una ragione al tempo stesso estetica e pratica.

I nazisti si ispiravano oltre che all'India, alla Grecia antica e teorizzavano l'amore, virile, tra commilitoni alla maniera dei guerrieri spartani e tebani,pronti a dare la vita per compagni che amavano più di loro stessi.
Un uomo eterosessuale, monogamo, veniva considerato un guerriero meno affidabile di uno avvezzo al "Poliamore" e legato da relazioni sessuali/sentimentali ai suoi commilitoni.


Immagine 6. Fonte http://www.spiegel.de/international/zeitgeist/naked-nazis-book-reveals-extent-of-third-reich-body-worship-a-768641.html
I corpi armoniosi, scolpiti dallo sport e dalla pratica dello Yoga dei giovani uomini nazisti erano oggetto di desiderio per maschi e femmine. E le donne non dovevano essere da meno.
La loro bellezza,oltre a testimoniare la superiorità della razza ariana, doveva servire a  tener sempre sveglio il desiderio maschile.
Più figli nascevano dalle multirelazioni e maggior possibilità di ottenere individui di fattezze ariane.


Immagine 7.ragazze della Gioventù Hitleriana. Fonte: https://theslnaturist.com/tag/nudism-and-naturism

Ma come è possibile, viene da chiedersi, che Hitler ed Himmler abbiano rivoluzionato in così poco tempo la cultura tedesca?
Per la maggior parte di noi le parole asburgico, prussiano o teutonico sono sinonimo di rigidità, moralismo e perbenismo,come avrebbero  fatto i nazisti  a trasformare così rapidamente i costumi sessuali di 90.000.000 di persone?
In realtà, anche se la storia che ci raccontano è un'altra, è che la cultura nazista non è altro che l'evoluzione del più grande e rivoluzionario movimento giovanile del XX secolo: i Wandervogle.




Immagine 8:  Rito per il Solstizio ad un Campo Wandervogle negli anni '30.




Se cercate notizie sui Wandervogle su wikipedia verrà fuori che erano una specie di boy scout che facevano le scampagnate all'aria aperta.
Se avete un pochino di pazienza la verità poco a poco viene fuori.
 I “Wandervögel”, da molti definiti gli antenati dei figli dei fiori, erano i giovani ribelli tedeschi di inizio ‘900, inventori dei concerti all’aperto e dei campeggi liberi Confrontare alcune foto dell’epoca con quelle dei giovani di Parco Lambro, Woodstock o l’Isola di Wight potrebbe darci una idea diversa sia della nascita del nazismo sia della storia dei movimenti giovanili degli anni ’60 e ’70.
Fautori delle "multirelazioni", dell’amore libero, sia etero che omosessuale, erano nudisti, capelloni, tendenzialmente vegetariani e predicavano il ritorno allo stato naturale. Appassionati di magia e di esoterismo praticavano Yoga e facevano sacrifici animali alla Luna, alle divinità boschive e al sole durante i Solstizi.

Immagine 8. Wandervogles neglia anni '30. Fonte: https://theslnaturist.com/2017/03/04/vintage-season-2017-part-1/
Secondo lo storico Peter Staudenmeier, autore insieme a Janet Biehl del libro Ecofascism: Lessons from the German Experience[1] erano molto, molto di più. Avevano come simbolo un uccello stilizzato, una via di mezzo tra un airone ed una fenice, che doveva significare sia il loro spirito errante sia il legame con il mondo della magia e dell’irrazionale.

Immagine 9. Simolo dei Wandervogle.
Carl Gustav Jung, nel saggio, in cui spiegava l’hitlerisimo come un’evocazione di Wotan quale archetipo represso dell’inconscio collettivo tedesco[1], riconosce nei Wandervögel (che chiama “Movimento Giovanile Tedesco”) l’incarnazione di Wotan precedente ad Hitler:

“Lo abbiamo visto prendere vita nel Movimento Giovanile Tedesco, e proprio all’inizio il sangue di diverse pecore è stato versato in onore della sua risurrezione. Armati di zaino e liuto, giovani biondi, e, talvolta, anche ragazze, potevano essere visti come viandanti inquieti su ogni strada da Capo Nord alla Sicilia, fedeli seguaci del dio itinerante”.[2]

Secondo Jung Wotan (Odino) “l’errante” aveva ispirato i giovani Wandervögel preparando l’entrata in scena dello Wotan “Leader della Caccia Selvaggia”:

“Wotan è un vagabondo senza riposo che crea inquietudine e provoca liti, ora qui ora là, e opera la magia. Fu presto trasformato dal Cristianesimo nel diavolo, e continuò a vivere solo in evanescenti tradizioni locali come un cacciatore spettrale che era visto con il suo seguito, tremolante come un fuoco fatuo nella notte tempestosa[1]”.


Hitler/Wotan Cacciatore, arriverà a riunire i vagabondi per dare nuova luce all’anima germanica. Perché, sempre secondo Jung, Hitler è un mago, uno sciamano, e un avatar[2], in grado di dare forma ed espressione alla ombra germanica perché Hitler è “un medium […] il portavoce degli Dei dell’antichità.[3], ma senza i Wandervögel questa “Energia Atavica” non avrebbe potuto manifestarsi.

“I giovani tedeschi che celebravano il solstizio con sacrifici di pecore non furono i primi a sentire il fruscio della foresta primordiale dell’inconscio. Essi sono stati anticipati da Nietzsche, Schuler, Stefan George, e Ludwig Klages. […] Wotan […] è il dio della tempesta e della frenesia, il fomentatore delle passioni e del desiderio della battaglia; egli è inoltre mago superlativo e artista nell’illusione, e esperto in tutti i segreti di natura occulta”[4].

L’Hitlerismo, diceva in pratica Jung, non sarebbe potuto nascere senza l’esperienza del movimento Wandervögel. Un movimento di cui aveva fatto parte, come altri celebri personaggi, da Hermann Hesse a Isadora Duncan a Franz Kafka, Un movimento che anticipava tutti i temi della controcultura e dei movimenti ecologici contemporanei. Scrive Peter Staudenmeier[5]:

“Il filosofo Ludwig Klages influenzò profondamente il movimento giovanile e formò in modo particolare la loro coscienza ecologica. Egli scrisse un saggio tremendamente importante intitolato L’uomo e la Terra per il leggendario raduno di Meissner dei Wandervögel nel 1913 (la “Woodstock” di quel movimento).
Un testo straordinariamente incisivo e la più famosa delle opere di Klages, non è solo uno dei grandissimi manifesti del movimento pacifista ecoradicale in Germania, ma anche un esempio classico della terminologia seducente dell’ecologia reazionaria. L’uomo e la Terra anticipava quasi tutti i temi del movimento ecologista contemporaneo. Denunciava l’accelerata estinzione delle specie, la rottura dell’equilibrio del sistema ecologico globale, la deforestazione, la distruzione dei popoli aborigeni e dei loro habitat, l’allargamento delle città e l’aumentata alienazione della gente dalla natura. In termini enfatici condannava il cristianesimo, il capitalismo, l’utilitarismo economico, l’iperconsumo e l’ideologia del progresso. Condannava anche la distruttività ambientale del turismo rampante e il massacro delle balene e mostrava una chiara cognizione del pianeta come una totalità ecologica”

Il movimento Wandervogle fu attivo in Germani dal 1896 al 1934, quando fu sciolto,in apparenza, da Hitler. In realtà eliminati i giovani ebrei che facevano parte del movimento e le frange di sinistra, 3.500.000 Wandervogles andarono a costituire la Gioventù Hitleriana.

Non ho idea dei motivi per cui i wandervogles sono praticamente scomparsi dalla storia del Nazismo.
Ma temo che siano stati loro, con la loro passione per l'esoterismo e la loro avversione per i valori cristiani e borghesi della società, a creare il terreno per la crescita dell'Hitlerismo.

Conoscete il saluto nazista Sieg Heil, Saluto alla Vittoria?
 Secondo la storiografia ufficiale sarebbe stato inventato da Goebbels e proposto per la prima volta al raduno di Norimberga del 1923.
A sentire Roy H. Schoeman, autore del libro "Salvation is from the Jews" Sieg Heil era uno dei motti dei Wandervogles. Facendolo risuonare nei Raduni nazisti Hitler voleva semplicemente dire ai giovani ribelli " Guardatemi! Sono uno di voi. Adesso andiamo a governare il mondo".

Immagine 10. Eva Brown pratica Yoga sulle rive di un lago di montagna.


Ma torniamo ai fautori moderni del Poliamore, personalmente credo che, in camera da letto, ognuno abbia il diritto di fare ciò che gli pare e piace, sempre nel rispetto della ibertà e dell'incolumità altrui. E secondo me la stragrande maggioranza delle persone è d'accordo con me. Per cui non vedo tutto questo bisogno, nel XXI secolo di scrivere un manifesto sul Poliamore e di postare su internet degli attacchi Alla Monogamia come se fosse il male del secolo. Al tempo stesso ognuno deve essere anche libero di scrivere ciò che vuole, Giusto?

Ma vi prego, amici fautori del Poliamore, prima di lanciarvi in crociate contro l'ipocrisia cristiana, e parlare del bel tempo antico in cui i nostri antenati cacciatori andavano in giro nudi a fare sesso come ricci con frotte di raccoglitrici nude e abbronzate, andate a cercare i nomi di chi, prima di voi ha usato  gli stessi termini e le medesime suggestioni culturali.

Poi ovviamente fate come volete. Credo che tutti abbiano il diritto di far ciò che vogliono all'interno dei limiti imposti dal buon gusto e dalle leggi vigenti.
Persino i monogami convinti....

Un sorriso,
P.

.







[1] C. G. Jung, "Wotan"
[2] C G Jung Speaking: Interviste e Incontri, (ed.) W McGuire & R F C Hull (Princeton, New Jersey: Princeton University Press, 1977), pp. 126-128.
[3] P Bishop (ed.) Jung In Contesto (Londra: Routledge, 1999). Fonte: http://www.scribd.com/doc/6919618/JUNG-IN-CONTEXT1
[4] C G Jung, “Wotan”, op. cit
[5] Fonte: http://machorka.espivblogs.net/2014/02/12/ecologia-fascista-l-ala-verde-del-partito-nazista-e-i-suoi-antecedenti-storici-di-peter-staudenmeier-2/



[2] C G Jung, ‘Wotan’Saggi su Eventi Contemporanei, Capitolo 1

martedì 10 aprile 2018

ROBERTO DE NOBILI, IL GESUITA-YOGIN CHE RISCRISSE I VEDA



Tratto da "LO SWAMI PALLIDO: Storia dei Gesuiti che inventarono lo Yoga"


Nel 1973 a Indore, nel Madhya Pradesh, muore Swami Abhishiktananda, uno dei maestri spirituali più importanti del XX secolo. Poco prima di lasciare il corpo, come si dice di solito dei Guru indiani, scrisse un libro considerato la testimonianza della sua avvenuta illuminazione, “La montée au fond du coeur”. Ma perché viene da domandarsi, uno swami indiano decide di tramandare ai posteri i suoi ultimi, preziosi insegnamenti nella lingua di Voltaire? La risposta è più semplice di quanto si possa credere:
swami Abhishiktananda “era” francese. Il suo vero nome era Henri Le Saux ed era un prete francese, come il suo amico, swami Paramarubi Anandam, al secolo Jules Monchanin con il quale nel marzo del 1950 fondò, nello stato del Karnataka, sulle sponde del sacro fiume Kaveri, l’ashram di Shantivanam, dove facevano messa vestiti di arancione, seduti a fior di loto e chiamavano Padre, Figlio e Spirito Santo “Sat Chit e Ananda”. Henri non era un mattacchione che giocava a fare l’Indiano, alcuni lo definiscono “pioniere del dialogo inter-religioso”, ma probabilmente era molto di più. Faceva parte di un vero e proprio lignaggio, una catena ininterrotta di maestri cattolici e induisti insieme, chiamati Pandaraswami che nel corso di quasi quattro secoli, si sono inseriti nell’élite culturale e religiosa indiana. Molti di loro, quasi tutti, erano preti gesuiti e grazie alla loro abilità nel dialogo e nel dibattito, alla conoscenza delle lingue (furono i primi a tradurre i testi sacri indiani e talvolta scrissero di proprio pugno dei trattati religiosi in sanscrito) riuscirono, nel corso del tempo, a inserire alcuni dei temi fondamentali della teologia cristiana nell’impianto filosofico dei Veda, arrivando a modificarlo sensibilmente.



Henri Le Saux con il discepolo Marc Chaduc (swami Ajatananda sarasvati). Fonte: https://www.facebook.com/pg/Abhishiktananda
Il primo guru cattolico, il capostipite del “lignaggio” dei Pandaraswami, fu un italiano, Roberto de Nobili (Montepulcianosettembre 1577 – Madras16 gennaio 1656).  Nato in una delle più potenti famiglie dell’aristocrazia toscana, nel 1596 de Nobili si trasferisce a Napoli dove entra nella Compagnia di Gesù.
Nel 1604 si imbarca come missionario per l’India Meridionale. Dopo un anno arriva a Goa, allora colonia portoghese. Comincia a viaggiare prima nel Kerala poi nell’attuale Tamil Nadu. Infine, decide di stabilirsi, nella città di Madurai, uno dei più importanti centri spirituali dell’India dell’epoca. Deciso ad integrarsi nella società indiana impara la lingua e i dialetti locali e abbraccia le regole dei sadhu, gli asceti indiani, vestendosi e comportandosi come loro. Ben presto si accorge che nel rigido sistema di caste dell’epoca, i sadhu non sono ben accetti dalle classe superiori e cambia strategia. Fa mostra della sua ricchezza e delle sue nobili origini e grazie, probabilmente, anche alla sua valenza di spadaccino, viene infine accettato, Indiano tra gli Indiani, come appartenente alla classe guerriera degli Kshatria.
In qualità di Kshatria de Nobili viene accolto nelle case dell’aristocrazia locale. Conosce Shivadharma, un maestro Advaita[1] e gli chiede di diventare suo allievo.
Shivadharma gli insegna il sanscrito, allora considerato lingua sacra, riservata ai Brahmini e lo inizia all’Advaita Vedanta. De Nobili definiva se stesso Romaca Brahmana; si rasò la testa, prese l’abitudine di cospargersi di gandha (pasta di sandalo), cominciò a indossare vesti color ocra e scarpe di legno. Andava in giro con il danda (bastone) e il kamandalu (brocca d'acqua) tipici degli Śaṅkaracharya. Portava sul petto il cordone a tre fili dei brahmini, dicendo che rappresentavano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Assunse anche un cuoco brahmino (tutti i suoi servitori erano brahmini) e cominciò a mangiare solo riso e verdure.
In qualità di maestro Advaita de Nobili mise su un proprio ashram sulle terre che gli aveva donato un cugino del Raja di Madurai.
Lentamente cominciò a introdurre la teologia cristiana negli insegnamenti vedici tradizionali. Scrisse salmi e preghiere cristiane in tamil imitando la metrica e le melodie dei mantra e dei kirtan indiani.
Battezzò numerosi abitanti del luogo, soprattutto gli esponenti delle classi più elevate (nel pieno rispetto della cultura del luogo evitava i contatti con le classi inferiori, arrivando a dichiarare che in India la discriminazione sociale aveva delle giustificate ragioni culturali e civili) e questo lo aiutò a superare l’ondata di critiche che si levò da Roma contro la contaminazione, usuale nel suo Ashram, della liturgia cattolica con i riti e i simboli Hindu.
Scrisse opere in sanscrito e tamil e una serie di dizionari e di commentari dei testi sacri indiani destinati a condizionare, nei secoli seguenti, i lavori di tutti gli studiosi europei, e per l’effetto boomerang di cui abbiamo parlato a proposito degli studi di Amiot e Cibot, molti studiosi indiani contemporanei.
Ai nostri giorni le sue opere sono ancora studiate nelle università cattoliche come esempio di Teologia Comparata[2].






Per comprendere appieno l’impatto di de Nobili sull’intero impianto dottrinale di ciò che abbiamo definito Yoga Filosofico contemporaneo bisognerebbe disporre di una conoscenza delle scritture e della filosofia indiane non comune trai moderni praticanti, ma alcuni accenni potranno per lo meno dare un’idea della trasformazione operata dal gesuita italiano e, nei secoli successivi, dai suoi confratelli francesi.
Nel suo tentativo di creare dei collegamenti tra il cristianesimo e il Sanathana Dharma (come correttamente dovremmo definire la filosofia indiana di provenienza vedica e tantrica), de Nobili semplificò, chiarì e schematizzò gli insegnamenti di Śaṅkara, inserendo delle intuizioni brillanti ed eliminando o mettendo in secondo piano ciò che per un cristiano sarebbe decisamente non comprensibile o inammissibile per le proprie credenze.
Tanto per fare degli esempi:

1)    Dopo de Nobili viene ridotta l’importanza di Kama, dio del desiderio, che nei Veda è citato come il primo dio, “l’Antico dei Tempi”, e di tutto ciò che nei testi indiani rimanda alla beatitudine sessuale e al piacere come via di realizzazione.

2)    De Nobili evidenziò l’importanza di tutto ciò che nell’induismo potesse ricollegarsi al concetto della trinità o comunque alla simbologia del numero tre.

La trimurti, Brahma – Vishnu – Shiva/Rudra, viene paragonata alla triade Dio – Cristo – Gesù, a sua volta assimilata ai tre aspetti del divino degli Orfici e dei Neoplatonici, Zeus – Dioniso – Orfeo.
Il paragone è in qualche maniera plausibile, ma così facendo si mettono in secondo piano, ad esempio, le figura di Indra, re degli dei, e di Indrani, sua moglie, che nei Veda hanno una maggior rilevanza di Brahma, Vishnu e Shiva/Rudra e nelle rappresentazioni più tarde compaiono quasi sempre insieme ai tre dei della trimurti e alle loro consorti.

3)    Trasformò gli Asura dei poemi epici da popolazioni autoctone dell’India (Asura letteralmente significa “coloro che stanno da prima, o da sempre) in Demoni creando una dualità Bene/Male estranea ai testi originari.

Le lotte tra i Deva, in cui possiamo riconoscere le popolazioni ariane che invasero il sub continente indiano tra il 20.000 e il 5.000 a.C., e gli Asura, le popolazioni indigene costrette a ritirarsi nel sud del paese, si trasformarono così nell’eterno combattimento tra Angeli e Demoni, tra inviati di Dio e messaggeri di Satana.

4)    Definì la Santissima Trinità, Padre – Figlio –Spirito Santo, “Sat Chit Ananda”, fingendo di ignorare che Ananda significa principalmente “suprema beatitudine sessuale” e che nel mantra originario, detto Mula Mantra o mantra radice, la componente femminile è predominante.

Questo punto merita un approfondimento.
Sat Chit Ananda” o sacchidananda significa “Eterno- Coscienza-Beatitudine Suprema”. Nei primi versi del Mula mantra tradizionale si legge:

Sat Chit Ananda Parahbrahman,
Purushuttama, Paramatman.

Che si può tradurre tranquillamente con:
L’Eterno, l’Infinita Coscienza e la Beatitudine Suprema, sono il Dio Supremo (Parahbrahman), l’Uomo Universale (Purushuttama) e l’Anima Universale.

Per cui l’analogia con Padre, Figlio e Spirito Santo ci starebbe pure.
Il problema è che il mantra continua in questa maniera:
Sri Bhagavathi sametha, Sri Bhagavathe namah.
Ovvero “tutto ciò che si è elencato prima (Dio Supremo, Uomo Universale, Anima Universale) sei tu Sri Bhagavati (uno dei nomi della dea guerriera Durga) che insieme (Sametha) al tuo sposo Sri Bhagavathe (Shiva), io chiamo/invoco (namah).
L’identificazione del dio supremo con un un’entità femminile non è proprio in linea con l’ortodossia cattolica, a meno che non si decida di tirare in ballo, modificandolo nei principi fondamentali, il culto mariano.

Che si tratti di contaminazioni, come le definiscono alcuni, o di corruzioni del pensiero indiano, di fatto le interpretazioni che de Nobili e i suoi successori dettero delle scritture vediche e vedantiche segnarono un confine tra le pratiche originarie e ciò che oggi definiamo Yoga.
L’influenza dei “Guru Cristiani” fu maggiore di quanto potremmo immaginare. Il voto di castità e il celibato ad esempio, caratteristiche tipiche degli ordini religiosi cristiani ma fino ad allora assai rare nelle classi sacerdotali hindu, a partire dal XIX secolo divennero segni di santità e di vita dedicata al Signore, tanto che la parola Brahmacharin, che originariamente aveva il significato di mantenere la mente centrata sul principio assoluto e sul Dharma, col tempo è divenuta anche in India sinonimo di astinenza sessuale.
Il corpo, considerato nello Yoga tempio della dea, si trasforma, grazie all’influenza dei Guru cristiani in una prigione dello spirito, in un velo, illusorio, il cui dissolvimento condurrà all’unione con l’Uno e, quindi, alla beatitudine eterna.
Questo concetto fa a pugni con la conoscenza dei processi fisiologici e l’estrema attenzione per la fisicità dei Gimnosofisti indiani, noti in occidente almeno dai tempi di Alessandro Magno, ma molti praticanti contemporanei del cosiddetto Yoga “Filosofico” non sembrano accorgersi dell’evidente paradosso. L’Advaita Vedanta di cui leggiamo e ascoltiamo ai nostri giorni è la versione che della dottrina di Śaṅkara hanno dato i padri gesuiti (o benedettini, come Le Saux) riferendosi probabilmente al Neoplatonismo di Plotino e agli insegnamenti di Ignazio di Loyola. Gli esercizi spirituali del fondatore della Compagnia di Gesù riecheggiano oggi nella descrizione delle pratiche (sadhana) di molte scuole di Yoga e Meditazione.
Provate a leggere la parte iniziale del “Primo Esercizio” ad esempio[3]:

-          1 il primo preludio: composizione vedendo il luogo.
-          2 qui è da notare che nella contemplazione o meditazione visiva, com’è contemplare cristo nostro signore che è visibile.
-          3 la composizione sarà vedere con la vista dell’immaginazione il luogo fisico, dove si trova la cosa che voglio contemplare.
-          4 per luogo fisico intendo per esempio un tempio o un monte dove si trova gesù cristo o nostra signora, secondo quello che voglio contemplare.
-          5 nella non visiva, come questa dei peccati, la composizione consisterà nel vedere con la vista immaginativa e nel considerare la mia anima imprigionata in questo corpo corruttibile,
-          6 e tutto il composto in questa valle, come esiliato, tra bruti animali. Per composto si intende anima e corpo.

Se sostituiamo l’immagine di Cristo, o quella della Madonna con quella della dea o, come si usa spesso dire in questi tempi con un essere luminoso dotato, di “energia cristica”, non sarà difficile riconoscere, nella “meditazione visiva” di Sant’Ignazio, le visualizzazioni creative che vengono proposte nelle lezioni di Yoga “Filosofico”[4]
Negli Esercizi della Compagnia di Gesù compare, seppur intrisa del veleno del senso di colpa, anche l’auto-indagine advaita, la riflessione sul “Chi sono Io”, di cui molto si parla a proposito degli insegnamenti di alcuni dei maestri indiani più importanti del ‘900, da Ramana Maharishi a Nisargadatta:

-          [58] 1 Il terzo punto: considerare chi sono io, ridimensionandomi con esempi: primo, che cosa sono io in confronto a tutti gli uomini;
-          2 secondo, che cosa sono gli uomini a confronto di tutti gli angeli e santi del paradiso;
-          3 terzo, considerare che cosa è tutto il creato a confronto di Dio: ebbene io solo, che posso essere?
-          4 quarto, considerare tutta la mia corruzione e bruttura corporea;
-          5 quinto, considerarmi come una piaga e ascesso da cui sono usciti tanti peccati e tante malvagità e tanto turpissimo veleno.
-           [59] 1 Il quarto punto: considerare chi è Dio contro cui ho peccato, confrontando i suoi attributi con i contrari che sono in me:
-          2 la sua sapienza con la mia ignoranza, la sua onnipotenza con la mia debolezza, la sua giustizia con la mia iniquità, la sua bontà con la mia malizia.

Alcuni diranno che si tratta di coincidenze, altri che “essendo la tradizione unica non c’è da stupirsi se un Santo cattolico ed un Maestro orientale scrivono cose simili”, ma la possibilità che i padri Gesuiti abbiano modificato sensibilmente i testi tradizionali indiani e le loro interpretazioni è tutt’altro che vaga. Anche perché a tradurre per i primi quei testi, ad interpretarli e a creare i vocabolari sui quali si sono basati tutti gli studiosi occidentali sono stati loro, i Gesuiti.


[1] L’Advaita Vedanta è uno dei sei darshana, punti di vista filosofici dei Veda. Tradizionalmente i maestri advata, detti advaitin, si rifanno agli insegnamenti di Śaṅkara Bhagavad pada, uno yogin vissuto nel III secolo a.C. (nell’800 d.C. secondo alcuni storiografi) fondatore degli Śaṅkara Math, i centri spirituali più potenti dell’India.
[2] Vedi a titolo di esempio: “Tradition and trasgression in Comparative Theology of Francis X. Clooney, S.J.” in Religious Studies Rewie-Volume 29 Number 2, April 2008.
[3] Il testo seguente è tratto da “ESERCIZI SPIRITUALI DI S. IGNAZIO DI LOYOLA” Traduzione, note e lessico a cura del Centro Ignaziano di Spiritualità (Italia)
[4] N.B. Continuiamo ad usare i termini Yoga Fisico e Yoga Filosofico per comodità. In realtà, come abbiamo già detto, per noi lo Yoga è uno solo.