giovedì 11 giugno 2020

PILLOLE DI ZEN: IL MAESTRO DI SPADA E L'INSEGNAMENTO DELL'OTTAVA







NON MENTE NON PENSIERO

"Sebbene nel suo compito non ponga attenzione, 
Sui piccoli campi di montagna, 
Lo spaventapasseri non è posto invano".

Bukkoku Kokushi


Il maestro di spada non brandisce le armi. 
Sacralizza lo spazio, le forme, i colori. 
Lo spadaccino brandisce la spada, il maestro coglie il giusto intervallo di tempo e spazio. 
Il maestro di spada immagina che la vita sia sogno. 
Per lui forme e misure sono per lui sacre.
Il maestro di spada non fa esercizi per riscaldare braccia e polsi: le "sacralizza".
Poggiare la spada per terra con la stessa grazia con cui una farfalla si posa su un fiore. 
Il maestro di spada cerca l’identità con la natura, è questo che definisce “sacro”. 
Non c'è differenza tra il suo roteare la lama e il turbine del vento. 
Poggiare la spada a terra è come pregare.
La creazione del mondo avviene attraverso misure, nomi e forme.
Misure nomi e forme sono sacre. 

INSEGNAMENTI DI TAKUAN SOHO A YAGYU MUNENORI, (1571-1646), SIGNORE DI TAJMA, MAESTRO D'ARME DEL CLAN TOKUGAWA. 


“Il principiante deve praticare la disciplina e poi per realizzare l'immutabile saggezza dovrà percorrere il cammino inverso fino all'inizio, prima del punto di stallo.
C'è una ragione in tutto ciò.
Parlando dell'arte marziale tale ragione sarà così esemplificata:
La mente del principiante che nulla sa della corretta posizione del corpo o del modo di tenere la spada sarà ibera da condizionamenti.
Se un uomo armato lo attacca egli reagirà istintivamente.
Cominciando la pratica della disciplina imparerà la giusta postura fisica e il giusto atteggiamento mentale e la sua mente si fermerà sui vari aspetti.
In questa fase se si trovasse a colpire un avversario si troverebbe a disagio.
Col passare del tempo e continuando la pratica incessantemente il principiante si renderà conto di non essere più tale.
La sua mente si sarà liberata dal peso dei pensieri che prima la affollavano e sarà ritornata così come era all'inizio, quando tutto doveva essere appreso.
Questo è, espresso in maniera chiara, il motivo per cui fine ed inizio combaciano.
Così contando da uno a dieci il primo e l'ultimo numero divengono adiacenti.
Analogamente suonando la scala musicale daichikotsu a kamimu verrà naturale suonare di nuovo ichikotsu dopo Kamimu .
Si può dire che ciò che è in basso e ciò che è in alto tendano ad assomigliarsi.”

Takuan Soho descrive la legge universale dell'ottava e mette in evidenza l'errore compiuto oggi come nel XVII secolo da coloro che negano la necessità dello studio e della pratica per raggiungere la spontaneità dello Zen sei

Il sistema musicale giapponese si basa su scale a dodici note. 

Ichikotsu (do) 
Tangin (do#)
Hyòjò (re)
Shòzetsu (re#)
Shimomu (mi)
Sojò (fa)
Fushò (fa#)
Tsukuseki) (sol)
Ban (sol#)
Banshiki (la)
Shinsen (la#)
kamimu (si).

Il dire che occorre tornare al punto iniziale prima del (primo) punto di stallo, non significa che la pratica e lo studio siano inutili. 
E ciò è ben spiegato dall'analogia con la scala musicale. 
L'ottava, nella musica occidentale, rappresenta un ciclo completo:
Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do. 
Dopo l'ultima nota (Si) della scala naturale si ricomincia dalla prima (Do), ma la frequenza di questa sarà più alta. 
In pratica si è saliti di livello. 
La Legge naturale si sviluppa seguendo la l'andamento di una spirale tridimensionale. 

La pratica incessante serve per produrre quei processi energetici che portano l'aspirante a compiere un “salto di orbitale” o di ottava. 

L’addestramento parte da Do (Ichikotsu) ed arriva al Do, ma si è passati attraverso una serie di gradini rappresentati dalle note della scala musicale.

Il samurai alla fine dell’addestramento apparirà come prima di iniziare la pratica della disciplina: stesso aspetto fisico, carattere, gusti, ma le energie sottili vibreranno ad una frequenza doppia. 

In altre parole è “salito di un ottava”, e solo chi riesce a far vibrare le proprie energie sottili alla medesima frequenza può rendersi conto del mutamento. 

L’esperienza del “Do alto” è ciò che viene definito Satori. 

Se non si esperisce il satori si tornerà inevitabilmente al do basso, la situazione dell'inizio. 

La pratica Zen è quindi una pratica "senza scopo-senza conoscenza, senza tecnica" ma solo dopo aver realizzato il do alto, la frequenza doppia di vibrazioni. 

“Nel Buddismo quando si raggiunge la Comprensione della Realtà, andando in profondità, ci si pone come colui che nulla sa né del Buddha, né della legge.
E del Buddismo non esisteranno valori od altro di positivo su cui potrebbe fermarsi l'attenzione della mente.
L'ignoranza ed il dolore sono punto di partenza.
Il luogo costante e l'immutabile saggezza sono il punto di arrivo.
La funzione dell'intelletto sparisce e ci si ritrova nello stato di non mente-non pensiero.
Una volta raggiunti luogo costante e Immutabile saggezza le braccia, le gambe, il corpo ricordano cosa fare senza che la mente ne sia coinvolta.
Il monaco Bikkoku Kokushi scrisse:

"Sebbene nel suo compito non ponga attenzione,
Sui piccoli campi di montagna,
Lo spaventapasseri non è posto invano".

Ciò è sempre vero.
Per costruire uno spaventapasseri per i campi di montagna si veste una forma simile al corpo di un uomo e gli si pone in mano arco e frecce.
Gli animali vedendolo, scappano.
Nonostante lo spaventapasseri non possegga una mente cervi si spaventano.
Nonostante sia inconsapevole lo spaventapasseri svolge la sua funzione.”

Takuan parla adesso della non azione. 
Il “realizzato” non è conscio della sua funzione. 
Vive in uno stato di coscienza altro, ma come l'acqua del fiume viaggia verso il mare ed il vento spingerà le nubi lontano dai raccolti, continuerà a svolgere le sue funzioni nonostante non ne sia consapevole. 

Le esigenze di mantenimento del corpo fisico saranno svolte in maniera naturale senza che vi sia altra volontà che quella della legge naturale. 

Il realizzato continua a muoversi e ad agire ma le sue azioni non produrranno karma.

Nel brano seguente Takuan Soho entra nel dibattito sull'illuminazione facile. 
Esiste una scuola di pensiero che, sulla base di errate interpretazioni delle scritture, afferma l'inutilità della pratica incessante delle tecniche operative. 
Si pensa che la semplice osservazione della mente o il semplice pensare di vivere in maniera spontanea e naturale, possa condurre al risveglio, “risveglio” considerato anch'esso, dal momento che "si è già quello che si cerca" in un certo senso illusorio. 

La storiella, riportata in diverse versioni, del monaco e della montagna - "da ragazzo credevo che il monte Fuji fosse solo una montagna; ho cominciato a praticare ed ho scoperto che il monte Fuji è affollato di spiriti, potenze e fantasmi; ho raggiunto il Satori ed ho scoperto che il Monte Fuji è solo una montagna") - viene interpretata dai fautori dell'illuminazione facile, come un invito a non perdere tempo nell'esercizio delle tecniche operative. 

Dice Takuan Soho:
"L'atteggiamento [di chi considera inutili le tecniche operative] è motivo di infamia". 

Poi continua i suoi insegnamenti:

“Le mani ed i piedi possono muoversi, la mente non si ferma in nessun luogo ed è impossibile sapere dove si trovi.
Una volta realizzata la condizione di NON MENTE NON PENSIERO si è simili allo spaventapasseri dei campi di montagna.
Tale è l'atteggiamento di coloro che hanno colto la profondità di qualsiasi Via.
Dell'uomo comune che non ha trovato il proprio sentiero possiamo dire che fin dall'inizio non ha avuto saggezza.
E che non l'avrà mai, in qualsiasi circostanza.”

Non è vero quindi, almeno per Takuan Soho, che la liberazione è per tutti e che la via può essere seguita da tutti – “Dell'uomo comune che non ha trovato il proprio sentiero possiamo dire che fin dall'inizio non ha avuto saggezza”ma esistono diverse Vie intese come rami di un'unica Tradizione, ma solo chi è qualificato per questo o quel sentiero può percorrerlo.

"L'immutabile saggezza non potrà mai essere mostrata perché ha sede nel luogo più nascosto.
Colui che crede di aver già trovato ciò che cerca lascia che tutto il suo presunto sapere gli sfugga dalla testa e tutto ciò è assurdo.
L'atteggiamento di certi monaci odierni è il medesimo.
Questo è motivo di infamia.
Occorre sempre tener presente che esistono sia il PRINCIPIO sia la TECNICA OPERATIVA.
Che occorre possederli entrambi.
E che per possederli entrambi occorre una pratica costante.
[…] Per il neofita nulla è conosciuto: è come se si fosse accantonata ogni possibilità di concentrazione.
[…] Ma se non ci allena incessantemente nella tecnica e ci si affida solo all'istintualità del Principio, corpo e mani non sapranno agire.”

La differenza tra chi conosce in profondità la Via e chi si illude di conoscerla la si può cogliere nell'azione: 
Il corpo e le mani del realizzato svolgono la loro funzione a prescindere dalla volontà della mente, mentre in chi scambia istintualità per spontaneità corpo e mani non sapranno agire. 
La giusta azione è il gesto perfetto ed il gesto perfetto è impossibile senza la pratica incessante.
È bene che si rifletta sulla differenza esistente, nello Zen, tra istintualità e spontaneità: 
L'istintualità è l'azione impulsata dal sentire e dal pensare. 
La spontaneità è gesto naturale che nasce dal possesso di Principio e Tecnica Operativa. 
In altre parole nello Zen l'evoluzione spirituale viene accompagnata dalla dimostrazione chiara ed indiscutibile del raggiungimento dell’Abilità. 
Se mi cimento nell'arte della spada l'evoluzione spirituale si accompagnerà al raggiungimento della maestria nell'Arte della spada. 
Lo stesso varrà per la calligrafia, la disposizione dei fiori, la pittura a china, la danza, il canto e tale maestria sarà INCONTROVERTIBILE. 

“Cimentarsi incessantemente nella tecnica, praticare assiduamente, nell'ambito delle arti marziali, è ciò che rende le cinque posizioni del corpo come fossero un'unica posizione.”

Per cinque posizioni si parla probabilmente dei cinque atteggiamenti (tai) o cinque guardie collegati ai cinque elementi (acqua-legno-fuoco-terra-metallo) o ai cinque colori (nero-bianco-verde-rosso-giallo). 

Nelle arti marziali cinesi si parla di cinque draghi così come dei cinque animali (leopardo-tigre-gru-serpente-drago). 

Nella spada giapponese sono codificati i go gyo o cinque ruscelli, intesi come posizioni base della scherma, ma più che di posizioni fisiche si devono intendere come atteggiamenti mentali. 
I cinque atteggiamenti di base sono:
-         Lo stare fermi al centro;
-          L’avanzare;
-         L’indietreggiare;
-         Lo spostarsi a destra;
-         Lo spostarsi a sinistra. 

“Anche se si è consapevoli del Principio, si deve raggiungere la perfetta abilità nell'uso della tecnica.
D'altro canto nonostante si sappia impugnare bene la spada senza chiarire gli aspetti più profondi del Principio non sarà mai possibile raggiungere la perfetta abilità.
TECNICA OPERATIVA e PRINCIPIO sono come le due ruote di un carro. “

 

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