martedì 21 ottobre 2014

YESHE TSOGYAL

FUI LINGUA PER COLORO CHE NON AVEVANO VOCE



"[....]Fui lingua, per coloro che non avevano voce, 
così li ho condotti alla gioia. 

E a coloro che temevano la morte concessi L'immortalità, 

così li ho condotti alla gioia [...]

E mi feci acqua e fuoco per lenire il calore bruciante e il freddo che gela dei perduti negli inferi.

Mi feci cibo e acqua per i fantasmi affamati è Libertà dall'idiozia, 

regola per le bestie prive di parola,
Così li ho condotti alla gioia[...]

Quegli esseri nati in terre selvagge, io li ho trascinati dalla barbarie alla gioia.

Fui tregua dalla guerra e guerra per i demoni,
così li ho condotti alla gioia.

Protessi gli dei dalla caduta,
così portai loro gioia.

Ovunque vi sia spazio,ecco i cinque elementi.


Ovunque vi siano cinque elementi, ecco le case degli esseri viventi. 


Ovunque vi siano esseri viventi, ecco il karma e le impurità.


Dovunque vi siano impurità, la mia compassione. 


Io sono ovunque vi sia necessità degli esseri viventi.

Per venti anni, nella grande caverna di Lhodrak Kharchu, 

tal volta visibile, talvolta invisibile."


Yeshe Tsogyal, "Ye-ses-mtsho-rgyal" Oceano della Saggezza Primordiale (757–817)



lunedì 20 ottobre 2014

L'ONDA E L'ACQUA

"L'anima e il cuore che hanno imparato a vedere non possono permettersi di abbassare lo sguardo"
Givaudan-Meuros
 



La dimora di Tāra è un castello di diamante, con otto colonne, quattro porte e quattro archi che si aprono su quattro terrazze. 
Nelle stanze risuona il suo mantra “Oṃ Tāre Tuttāre Ture Svāhā”. 
Se si va a tradurre si rimane un po' delusi: 
“Tāre” è il vocativo di Tara, “OH TARA!”” 
"Tu" sta per “pregare qui, ora”, per cui Tuttāre diventa "O TARA TI PREGO, QUI, 
ORA”. 
"Ture" è il vocativo di "Tura", che significa "veloce, disponibile, pronta”. 
“Svāhā” sta per omaggio, preghiera. 
Oṃ Tāre Tuttāre Ture Svāhā tradotto in italiano suona più o meno così: 
“OM! OH TARA! O TARA TI PREGO QUI ED ORA. A TE, LA VELOCE, RENDO 
OMAGGIO”. 
Non è bellissimo, diciamoci la verità, ma in ogni mantra ci sono suoni e significati 
nascosti. 
“Ta “o “Tām”, ad esempio è il bija mantra di Tārā, il suo “suono seme”. 
“Ra“o “Ram” è il suono del Fuoco,“colui che abita nell'occhio del sole” e 
impreziosisce il bianco coi colori dell'iride. 
-” Chi è Tārā ?”- 
Chiese una volta una di noi al "Teacher" quando lavoravo con i Tibetani: 
-” She's a woman “- rispose Lobsang Jinpa - “her name was Yeshe Dawa”- 
Tārā , la “Madre di tutti i Buddha”, è l'energia creativa dell'universo. 
I Tibetani la chiamano Dölma e pensano abbia il vezzo di scendere sulla terra, in 
forma umana, anche due o tre volte ogni era. 
La prima “Donna /Dea” fu , Yeshe Dawa, la “Saggezza della Luna”, vissuta migliaia 
di anni prima di Śākyamuni. 
Anche allora c'era un Buddha, un maestro illuminato che girava paesi e città a 
insegnare la legge del Dharma: lo chiamavano Tonyo o Toyon Dorge. 
Yeshe era una sua allieva. 
Si dice fosse così bella che “il vento si fermava per guardarla e la sua voce era 
così dolce che gli dei scendevano dai cieli per goderne”. 
Il suo nome si sparse nei tre mondi e attorno ai fuochi, nelle sere d'estate, se ne 
cantavano le gesta. 
Si sussurrava fosse un'illuminata, ma una Buddha femmina non si era mai vista e un 
po' per abitudine, un po' per interesse, si insegnava che solo incarnandosi nel corpo 
di un uomo ci si potesse liberare dal saṃsāra, la catena delle rinascite. 
Preti e yogin si riunirono per discutere il da farsi. 
Cercarono nei libri antichi, ascoltarono gli oracoli, lessero gli astri ed evocarono gli 
antenati. 
Alla fine trovarono una soluzione. 
Il più anziano andò da Yeshe, si inginocchiò e le parlò così: 
“Oh saggia Yeshe!
Luminosa come la falce della Luna e infinita come l'oceano senza sponde.
Se solo tu fossi uomo, un nuovo Buddha camminerebbe assieme a noi per la felicità
di tutte le creature.
Ti scongiuriamo!
Va in una grotta, siediti e rivolgi la tua mente al bene degli esseri senzienti.
Mutati in un uomo.
Oppure prega che, nella prossima vita, tu possa indossare vesti virili.
Solo chi ha essenza maschile può essere un un Buddha! 
“- 
“Saggezza della Luna” rimase in silenzio per un bel po'. 
Poi sorrise, col sorriso di una Dea, e unì le dita nel gesto che insegna: 
- “Ti ringrazio, ma temo che le tue parole siano frutto di un errore.
Se guardo, con gli occhi del cuore, non riesco a trovare, nell'universo intero, un solo
uomo.
E neppure una donna.
Sono solo forme, diverse tra loro quanto l'onda e l'acqua .
È vero, molti sono i Buddha che han scelto di discendere come uomo, ma sono forse
i peli sulle guance a far sbocciare il loto del Nirvana?
No, mi spiace, non farò sacrifici agli dei per assumere forma maschile.
Per il bene degli esseri senzienti, rinascerò mille e mille volte ancora in un corpo di
donna, fino alla fine dei tempi
” - 
Da allora Tārā in ogni epoca discende sulla terra, in ogni epoca per dare forma fisica 
alla Conoscenza. 
La chiamano anche Prajñāpāramitā, o, a volte, Uṣṇīsavijayā. 
Le 21 Tārā che i tibetani invocano nella preghiera del mattino, sono tutte persone, 
donne in carne e ossa. 
La principessa cinese Wen Cheng, detta Sitatārā o Tārā bianca, indossava vesti 
candide come la neve. 
Verde scuro era invece il manto di Bhrkuti, nepalese dall'animo guerriero e poi ci 
sono Sitātapatrā, la “Reggitrice di Ombrello”, Khadiravaṇī , la “Dama del Bosco di 
Acacie”, Mahāśītārā la “Bella tra le Belle” e Jāṅgulī, la “Signora dei Serpenti”. 
Ce n'è per tutti i gusti 
- “She's a Woman” – è una donna Tārā, ma è anche uno strumento per il meditante, 
un Yidam ( iṣṭadevatā in sanscrito), che dorme nello spazio segreto del cuore. 
Sta a noi destarla. 

mercoledì 1 ottobre 2014

LA DEA MADRE IL FILO DI BISSO E LA PIETRA FILOSOFALE (prima parte)

"C'era una volta, tanti anni fa, così tanti che non si riesce a contarli, un regno senza nome, grande come il mondo.
 Le città erano d'oro, i fiumi erano di miele e latte, e mille e mille uccelli colorati cantavano tra alberi sempre verdi.. La notte, donne e uomini si riunivano attorno ai fuochi sacri, danzavano e narravano le storie di Amba, madre saggia e amorevole dell'Universo e del suo sposo, Samba Sada Shiva, colui che è unito alla Madre per l'eternità.
Non c'era malattia, né sofferenza, né morte, allora.
Si invecchiava, certo,  ma poco lontano dalle città d'oro c'erano tre monti alti fino al cielo, e, in mezzo, il lago d'Amrita, grande come l'oceano.
Un sorso d'acqua, e via!  dall'erba ingiallita sbocciavano fiori, e i rami secchi si gonfiavano di mille e mille frutti colorati"




Mi sono sempre piaciute le favole.
Quelle che preferisco sono quelle sull'età dell'oro.
 Quelle che raccontano di un mondo senza tempo dove era la Natura a scrivere le leggi dell'uomo, "Odio" era una parola sconosciuta, e "Mio" un animale fantastico, come il "sarchiapone", o la "lepre con le corna" di Shankara.
Favole... e basta leggere un giornale del mattino o ascoltare le chiacchiere sull'autobus per rendersene conto.
L'essere umano non è attrezzato per la Gioia e l'Amore che nulla pretende: i furbi, i violenti, i ladri sono visti come eroi e sofferenza pare sinonimo di umanità.
No, un mondo senza odio, rabbia, violenza non esiste e mai può essere esistito.
Eppure, qua e là, di tanto in tanto emergono delle tracce strane, come ricordi di un sogno nel sogno,  o creature estinte da millenni prese all'amo, ieri, da, un pescatore di Varazze.
Segni di un passato che forse non è così "leggendario" come si pensa, una età dell'Oro all'insegna dell'Amore e della Fratellanza Universale..
Oddio, emergono non è la parola giusta.
I segni, presunti, dell'Era della Gioia, di un Regno antico grande come il mondo, sono sotto gli occhi di tutti.
Non c'è bisogno di Codici  da Vinci o manoscritti trovati a Saragozza, ma, al solito, niente è così difficile da vedere di ciò che più è evidente.
A dir la verità una scusante ce l'abbiamo: se cogliessimo tutti segni (veri o presunti) del nostro mitico passato aureo, dovremmo ammettere che la scienza e la tecnologia degli antichi era assai più evoluta della nostra. 
Molto più evoluta.
E questo, per noi moderni, sarebbe inconcepibile.


Vimana Ion Mercury Vortex Engine Rigveda Bharadwaja Vaimanika Shastra

Secondo maestri indiani come Satyananda (che di certo non era considerato un visionario) ciò che noi chiamiamo Tantra sarebbe il residuo di una conoscenza antichissima, comune all'umanità intera, legata al Culto della Dea Madre.
Si parla di un impero vastissimo, la Maha India, che andava in origine dal Nord Africa ai Balcani, passando per Cina, Russia, Siberia, che  si sarebbe poi esteso fino all'America del Sud e all'Australia.
E si parla di macchine volanti ( Vimana), di imbarcazioni enormi, in grado di traversare gli oceani, e  di poteri psichici comuni a tutti, o quasi, gli esseri umani.
Atlandide?
Chissà.
Di certo senza prove provate si tratta solo di ipotesi fantascientifiche.
Eppure, a volte, dai quadri dei maestri antichi, i libri dei filosofi e il ventre della terra,  spuntano delle tracce che paiono una conferma delle teorie più bizzarre.
Sono tutte legate da un solo filo, queste tracce.
Un filo di "Bisso", la seta marina "legata" ai misteri della vita e della morte per egizi, greci, ebrei... cristiani.
L'abisso è a-bisso ciò, che è senza  Bisso.
Stravagante.

Raffaello Crocifissione Mond o Gavari
Londra, National Gallery

La deposizione di Raffaello è uno dei dipinti più celebri della storia dell'Arte.
Di solito si mette in evidenza la straordinaria simmetria della composizione.
In alto si vedono il Sole (a destra del Cristo) e la Luna (a sinistra del Cristo) e, un po' più giù, due figure angeliche vestite con abiti dai colori freddi, lunari (a destra del Cristo)  e caldi, solari ( a sinistra del Cristo).
La Croce in mezzo ai due Luminari (Sole e Luna) è un tema non rarissimo nell'arte del Medioevo e del Rinascimento, e non ci sorprenderemo certo nel ritrovarlo in vetrate, miniature e affreschi di tutta europa.


Romanesque Crucifix - tratto da
http://www.richardcassaro.com/tag/ancient-wisdom

A volte, il sole e la luna sono dipinti in maniera da sembrare navicelle spaziali.

Crocifissione
affresco conservato nel Monastero di Visoki Decani in Kosovo


Crocifissione (dettaglio)
 Monastero di Visoki Decani in Kosovo
Si sa che la fantasia degli artisti è sfrenata.
Ma se si trovano gli stessi  motivi in un dipinto indiano che si riferisce (anche) ad una tecnica sessuale tantrico, la cosa comincia a diventare un po' troppo stravagante.
Se osserviamo i dettagli del dipinto di Raffaello, le somiglianze sono ancora più evidenti:
Alla destra del Trishula (il tridente di Shiva) c'è il sole e alla sinistra la luna, esattamente come nella Crocifissione "Gavari".
Sotto al Sole, a destra del Trishula, troviamo una figura scura e sotto la luna una figura chiara, esattamente come sotto la croce troviamo un angelo-scuro vestito (a destra) ed uno chiaro-vestito (a sinistra).




Il drappo rosso che copre i genitali del Cristo,poi, disegna la stessa linea del drappo bordato di  rosso, che vediamo al centro del Trishula., e lo stesso accade con i nastri che scendono dalle vesti dei due angeli e dalle due figure al lati del trishula.
Si dirà che mancano i due occhi della dea che nel disegno tantrico rivestono un importanza fondamentale (il trishula con gli occhi ei "reggitore di bastone" è la rappresentazione del mantra segreto SAUH, dove il tridente rappresenta la sillaba AU, unione di maschile e femminile, e i due occhi la sillaba SA, la shakti, in questo caso, del desiderio), ma la nostra fantasia e, soprattutto, la ricerca della simmetria di Raffaello, giocano strani scherzi: basta evidenziare gli spazi tra le braccia e l'asse orizzontale della croce per ritrovare lo "sguardo della Dea":


Se approfondissimo l'analisi dei due dipinti troveremmo ancora decine di analogia. ma il lavoro sarebbe troppo lungo.
Una cosa è certa:  l'anonimo "tantrika" e Raffaello hanno dipinto, in maniera diversa, lo stesso soggetto.
Siamo forse davanti alla divulgazione di uno stesso insegnamento?
Riguardo a Raffaello c'è una cosa interessante da dire: la sua opera era in un certo senso "fuori legge".
Il III Concilio di Costantinopoli (680-681 d.C.) i aveva proibito, nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree, l'uso dei simboli di Sole e Luna collegati al Cristo.
Raffaello non poteva non saperlo, ma, pur di divulgare il messaggio (suo o del committente) decide, in un certo senso, di sfidare le leggi della Chiesa.
Un ,messaggio importante, evidentemente.
In India il Tridente, come lo Yoni Lingam (la vagina della dea e il pene del dio) e le rappresentazioni dell'Isola delle gemme (il mito della creazione tantrico) è una rappresentazione del Kamakala,un triangolo in cui è inscritto il mantra segreto 
सौः sauḥ.


सौः sauḥ non è un mantra comune, inutile ripeterlo 108 o ventimila volte, deve "scaturire" dal corpo della "Yogini".
E racconta il mistero  del "sonno di Dio".
Dorme il Dio, di un sonno che sembra eterno.
Lei, la Madre, danza e canta per riportarlo alla vita.
Lui apre gli occhi "Sa'Ham" dice, "Io sono Lei".
Fanno l'amore i due dei, e dall'unione nascono le stelle, la luna, il sole, gli esseri e le cose.
Lo sperma e gli umori della dea discendono dall'Isola delle gemme, oltre le dimensioni conosciute, si fanno suoni, lettere ("Logos Spermatikos"), che creano melodie, parole e frasi.
Ogni frase, parola, melodia è un astro del cielo, un'oceano, una Persona.
La creazione è musica.
Poi il dio si addormenta.
Di nuovo.
Rimane, del canto, solo una eco lontana.
E l'essere umano dimentica che il suo corpo è solo un involucro, un tempio che protegge la fiamma divina, 
Un tempio del Fuoco, ed il Fuoco è la Dea.
Per svegliare il Dio che dorme, bisogna arrendersi al fuoco e ripercorrere, a ritroso, il viaggio della creazione, risalire, di sfera in sfera, fino alla alla Matrice, alla Madre, per riconoscersi uno  con Lei.
La separazione crea dolore, sofferenza, morte.
L'unione degli opposti dà la gioia eterna.
L'essere di luce che riconosce se stesso nella Dea, gli alchimisti lo chiamavano Rebis



Di nuovo giochi di parole, di nuovo il Bisso.
In latino Byssus, in greco bùssos, in ebraico bûş.
Ma esiste anche un'altro termine, in ebraico, per indicare la seta marina: šëš.
Bizzarro.
Suona come il sanscrito śeṣa, nome del serpente dalle molte teste, su cui giace il Vishnu dormiente dei Purana.



A volte il Bisso è chiamato "Bava di Drago".
Lo prendono da un mollusco, il bisso,  la "Pinna Nobilis" e ne fanno fili per vesti cerimoniali, addobbi e corde per strumenti musicali, come il monocordo di Pitagora.
Mi hanno detto che nasconde dei segreti il Bisso, anzi dei misteri.
E forse, se anche può apparire sciocco, comprendere quei misteri può svelare il segreto della vita e della morte.
Così come il filo d'Arianna fa si che   l'eroe non si smarrisca nel labirinto dell'Uomo Toro, così il filo di bisso può, forse, aiutare le nostre anime  smaniose a non perdersi nella fascia oscura fatta di rimpianti, rancori e cose morte che ci impedisce la Visione della Luce.
Una visione che non è patrimonio di questa o quella religione, di questa o quella filosofia, ma è dell'Essere Umano, gli appartiene dall'inizio dei tempi, quando Amba, la Madre, proteggeva un regno grande come il mondo, 
[...]Le città erano d'oro, i fiumi erano di miele e latte, e mille e mille uccelli colorati cantavano tra alberi sempre verdi.. La notte, donne e uomini si riunivano attorno ai fuochi sacri, danzavano e narravano le storie di Amba, madre saggia e amorevole dell'Universo e del suo sposo, Samba Sada Shiva, colui che è unito alla Madre per l'eternità.


Roma, 1 ottobre 2014.





domenica 28 settembre 2014

L'UNIVERSO MUSICALE - I SUONI INTERIORI

"Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...];
è per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".
Babaji di Haidhakhan - "Gorakhvani".




L'universo del Sanathana Dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) è un universo pluridimensionale, 
C'è una dimensione fisica, grossolana [che corrisponde al nostro stato di veglia, e sul piano sottile ai sei chakra principali (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia)] e una serie di dimensioni più sottili (8, in genere) sperimentabili dallo yogin dopo la "apertura del chakra dei mille petali", cporta d'accesso alla seconda dimensione, o prima dimensione spirituale.
Le dimensioni sono viste come luoghi diversi( लोक loka, che vuol dire "stanza", "paese" o खण्ड् khaṇḍ, porzione, frazione, continente) in cui regna una diversa forma della divinità, o पुरुष puruṣa,
Per giungere prima a  disciogliersi  e poi a riconoscersi in identità con il divino, l'anima dello yogin deve passare da una dimensione all'altra, sperimentando i diversi suoni e le diverse Luci/colori che caratterizzano i vari luoghi.

Haidakhandeshwari Mataji




La manifestazione nasce da un suono originario da cui, a cascata, discenderebbero le note (svara) e le lettere dell'alfabeto sanscrito.
Le singole note e/o sillabe unendosi in frasi costituirebbero i vari mondi e i vari esseri viventi, sia quelli percettibili che quelli non percettibili a livello ordinario.
Nel viaggio a ritroso verso l'Assoluto, lo yogin, tramite una serie di modificazioni della mente (Mente/Parola/Corpo per essere precisi) chiamate समाधि samādhi, sale di piano in piano, di gradino in gradino, seguendo una particolare "corrente vibrazionale" che, a seconda delle proprie tendenze e delle tecniche che utilizza, percepirà come una serie di diversi "flussi".
I flussi principali sono rappresentati dai bija mantra aiṃ -  śrīṃ . hrīṃ:

1) corrente sonora (la Grande madre "Silenzio" corrispondente a Sarasvati, dea della Conoscenza e della Musica,  bija mantra aiṃ).

2) Corrente luminosa (la Grande Madre "Luce", Lakhsmi dea della Gioia e della Prosperità,  bija mantra śrīṃ).

3) Corrente del vuoto (la Grande "Madre Vuoto", Durga/Uma, la Dea "difficile da Conoscere, bija mantra hrīṃ)


Shri Mahalakshmi yantra


Il viaggio a ritroso parte dalla dimensione terrena detta Pinda e arriva sino al regno senza nome, Anami, passando per 7 tappe intermedie, ognuna delle quali è caratterizzata da suoni e luci/colori particolari.
Il praticante si accorge del momento di passaggio dal mutare del suono interiore, un suono non collegato al respiro né al battito cardiaco, che sembra provenire dall'interno e che si percepisce, allo stato ordinario, semplicemente tappando le orecchie.

Cominciamo dal corpo fisico:
nella yoga si parla di cinque guaine, o कोश kośa, legate a diversi livelli coscienziali.
La prima è la guaina del corpo di carne ed ossa., 
Il raggiungimento della piena consapevolezza di questa "guaina" dovrebbe corrispondere ad un suono simile al rombo del tuono.
Il secondo suono (guaina  delle energie) dovrebbe ricordare il rumore delle onde del mare
Il terzo suono (guaina  mentale) è (dovrebbe essere) simile al tintinnio delle campane.
Il quarto suono (guaina dell'intuito sovraconscio) è simile allo scorrere dell'acqua di un ruscello.
il quinto suono, simile al suono del flauto,  avverte il praticante dell'entrata nella prima dimensione spirituale, legata alla cosiddetta "guaina della beatitudine" e a quella che alcuni definiscono "apertura del chakra dei mille petali".
Il sesto suono (seconda dimensione spirituale, detta Trikuti o Brahmanda, dovrebbe ricordare un vento potente.
Il settimo suono ( che ci avverte dell'entrata nella terza dimensione spirituale, detta Daswan Swar) è simile al ronzio delle api, o al frinire di grilli e cicale..
A questo punto l'anima, nel suo viaggio a ritroso verso la "Sorgente Divina, si ritrova al cospetto di Mahakaal, il Guardiano della Porta".
Il Regno di Mahakaal  è il Deserto Silenzioso,  o il Paese del Vuoto Nero". 
Non c'è nessun suono, nel Regno di Mahakaal, nè alcun stimolo visivo. Bisogna solo aspettare, tentando di sopravvivere all'angoscia ed al terrore.
I pochi riescono a superare il Regno del Silenzio,sentono un suono paradisiaco (è il caso di dirlo....) di mille e mille strumenti a corda: è il segnale dell'accesso a Bhanwar Gupha, la "caverna roteante".



Quindi a grandi linee, per il Sanathana Dharma, il nostro è Universo Musicale, (vedi anche PHURO!) formato da diversi piani, o sfere come direbbe Pitagorica, corrispondenti a diversi livelli vibrazionali.
C'è un centro, una sorgente da cui le vibrazioni hanno origine.
Più ci si allontana dal centro e meno alta è la frequenza delle vibrazioni.
Lo yogin attraverso la pratica del Samadhi può seguire compiere un viaggio a ritroso verso la sorgente, passando di piano in piano.
Ogni piano è caratterizzato da suoni e da luci/colori particolari percepiti, se si può dire così,  all'esterno.
Inoltre, in ogni "passaggio di stato", il praticante percepisce suoni interiori (ed effetti luminosi) particolari) che lo informano del livello coscienziale raggiunto. 

1) Piano fisico, sei chakra - PINDA -  suoni interiori: TUONO, ONDE DEL MARE, CAMPANELLI, ACQUA CHE SCORRE.
2) primo livello spirituale, chakra dei Mille Petali - ANDA - suono interiore:  FLAUTO; suono "esterno": CAMPANE E CONCHIGLIE.
3) Secondo livello spirituale - TRIKUTI (le tre montagne dorate) - suono interiore: VENTO; suono "esterno": TUONI E TAMBURI.
4) Terzo livello spirituale -  DASWAN SWAR (Il lago di nettare) - suono interiore: ronzio di api e frinire di grilli e cicale; suono "esterno": Sarangi (violino) e Sitar (Liuto).
5) MAHA SUNNA - Deserto Silenzioso.
6)Quarto livello spirituale -  BHANWAR GUPHA - suono interiore:  melodie di strumenti a corda; suono "esterno": melodie di Bansuri (Flauti).
7)Quinto livello spirituale - SACH KHAND - musica del Vīṇā (liuto) e del Titti (cornamusa).

Ci sono poi ( PHURO!) altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA cui corrisponderebbero il Suono originario (HU secondo alcuni, HUM od OM secondo altri) e il "vero nome di Dio".

Mandala di Mahakala



Mi rendo conto che  se non si sono mai sperimentati i suoni interiori, ciò che ho scritto apparirà come una bizzarra teoria o come un divertente, fino a un certo punto, gioco della mente.
Ma sono sicuro che andando a rileggere le parole di maestri indiani come Babaji, Sai Baba o Ramana Maharishi alla luce dell'insegnamento del Sant Mat (Surat Shabda yoga) potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.






Riprendo il testo del Gorakhvani, J.Amba edizioni, pag. 49 e seguenti dell'edizione italiana senza aggiungere commenti, limitandomi a ricordare che: 
1)Mahakal è il Guardiano di Maha Sunna, regno del vuoto, del silenzio e dell'oscurità,
2) Maha Sunna è l'ostacolo da superare per giungere a  Bhanwar Gupha, dove lo yogin vede cinque universi dai colori diversi,
3) Oltre Bhanwar Gupha, c'è Sach khand, la vera dimora di Shiva in cui si ascolta il suono della vina

"[...]Guarda attentamente la ruota di Mahakal e le sue strane vie.
Al Signore della Morte non importa della bellezza, della vecchiaia, né della giovinezza o dell'infanzia.
Lui gira la sua ruota e distrugge tutti.[...] Ma quello vicino al centro viene risparmiato.
[...]Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal.
[...] Shri Narad è venuto sul palco con la sua vina a cantare per Gorakh.
[...]Guarda Kamalo[...]  Per la mia grazia Kamalo.Ora guarda i colori di tutti.
[...]Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...]
[...]E' per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".




venerdì 26 settembre 2014

PHURO! IL MANTRA DELLA QUINTA DIMENSIONE

"Non limitarti a praticare l'Arte: scardinane i segreti.
Solo così otterrai la conoscenza per sfiorare il divino".
Ludwig van Beethoven


Baul


Devi scardinare i segreti dell'Arte per avvicinarti al divino, dice Beethovan.
Strano verbo scardinare, mi faceva notare Andrea Pagano,
I segreti  di solito, si svelano, si sussurrano, si confidano.
Scardinare ha qualcosa di violento, di innaturale, quasi.
Mi ha mostrato anche una foto, Andrea, rappresenta gli antichi ideogrammi cinesi per Musica e per Medicina. 
Nel  primo sembra  di riconoscere un uomo che suona due tamburelli, immagine che torna identica nel secondo, con l'aggiunta di due tridenti con la punta in alto:




Interessante, vero? 
Sembra quasi che per i cinesi la medicina derivi dalla musica. anzi sia la musica con un qualcosa che conduce verso l'alto.
O magari volevano intendere che la Medicina è Musica con un attenzione particolare rivolta verso il divino.
Chissà.
Appena ho letto la frase di beethoveen sullo Scardinare i segreti mi è venuto in mente il Phuro mantra della tradizione Nath.
I Phuro sono Mantra "violenti", immediatamente realizzativi.
Anzi Phuro (o Furo!) è di per se un mantra realizzativo, 
Babaji di Haidhakhan lo recitava spesso.
Il Phuro mantra più potente, a detta dell'Acharya Sri Shastrji Vishnu Datt Mishra, è Pinda Kacha Shabda Sacha


Shastriji


Tutto l'insegnamento del Santhana Dharma, la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga, sarebbe racchiuso in queste quattro parole che solitamente vengono tradotte così:
"il corpo è perituro, il Verbo è eterno".
L'insegnamento è chiaro, ed in linea con ciò che dicono le maggiori religioni e tradizioni filosofiche.
Ma perché dovrebbe essere un mantra immediatamente realizzativo? Un mantra cioè che ha un effetto immediato sul corpo, la psiche e la percezione della realtà? "Polvere eri e polvere ritornerai", "ricordati che devi morire", "il corpo è Impermanenza".... conosco centinaia di persone che leggono, scrivono e dicono cose simili, ma nessuna di loro mi ha mai parlato di modificazioni della realtà percepita, del corpo o della mente ottenute grazie a quelle parole.
Magari, ho pensato, il mantra ha anche  altri significati e, magari tra virgolette, ha delle"valenze operative"  più o meno nascoste.
Ho cercato, per gioco, di tradurre da solo, cosa meno facile di ciò che sembra perché quando si parla di Nath non si capisce mai se le parole siano scritte e recitate in sanscrito, in hindi, o in qualche strano dialetto del Rajastan e dell'Himalaya.
Cominciamo con  पिण्ड piṇḍa che in sanscrito significa:
 denso, compatto e per analogia, indica la materia, l'uovo, la carne e il corpo fisico.
Quindi Corpo come traduzione ci sta.
Però nello yoga vuol dire anche potere, è un suono particolare  e a quanto so in alcune scuole, come ad esempio la via di Sai Baba di Shirdi e di Guru Nanak, Sant Mat o Surat Shabda Yoga  indica anche l'insieme dei sei chakra e le divinità che li "governano":  Ganesha, Giallo, al primo chakra, Brahma, Blu al secondo, Vishnu Blu al terzo, Shiva Bianco Lunare
  al cuore, e Paramatman al punto in mezzo alla fronte (NB:le divinità associate ai chakra mutano a seconda delle scuole, ma in questo momento penso non sia importante mettere l'accento sulle differenze).
La seconda parola dovrebbe essere कच  kaca che in sanscrito significa cicatrice, "orlo di un vestito", nuvola e suona simile alla parola Hindi कचरा kachara che significa immondizia.
Ho trovato anche  खचर khacara che in sanscrito definisce tutto ciò che è aereo, volatile, impalpabile (le nuvole, le fate, gli spiriti dell'aria, il vento, il librarsi in volo).
Per ciò che riguarda शब्द  śabda, che viene tradotto con "Verbo", so che, a prescindere dal significato letterale, è la "stoffa con cui sono fatti i suoni", la radice di tutte le vibrazioni, Il suono sacro    non udibile, nello stato, cioè, che precede la manifestazione.
L'ultima parola è Sacha  e sviscerare tutti i suoi significati può essere assai interessante.
Potrebbe essere legato al sanscrito शाश्वत śāśvata, traducibile con perpetuo, eterno, ma è anche:
un luogo fisico (la valle montana di Sacha, in Pakistan), un lignaggio shaiva (shivaita), uno dei nomi con cui viene chiamato Shiva (sacha o Sachi) e, secondo me,  è anche, una trascrizione non correttissima della parola सच्चा  sachcha che vuole dire puro, genuino, autentico.


 Il Lingam di ghiaccio della Grotta di Amaranath

Nel Surat Shabda Yoga Sach Khand è "LA VERA CASA", la dimora dell'essere supremo, raggiunta la quale l'anima individuale "si discioglie in Dio come una goccia nell'oceano".
Ricapitoliamo un po':
1)Babaji di Haidhakhan ripeteva spesso "PHURO!" parola che è sia un mantra  sia una categoria di  mantra in grado, si dice, di modificare immediatamente Corpo Parola e Mente.
2)Il Phuro Mantra per eccellenza, essenza del Sanathana Dharma o Filosofia Perenne" sarebbe Pinda Kacha Shabda Sacha, che viene tradotto con "il corpo è perituro, il Verbo è immortale".
3)Per gioco ho cercato delle interpretazioni diverse, cercando i significati delle singole parole e mi sono imbattutto nel "Sant Mat"o "Via dei Santi" o  "Surat Shabda Yoga" lo yoga di Sai Baba di Shirdi e di Guru Nanak basato sulla legge della vibrazione universale,




Nel Surat Shabda Yoga si parla di nove dimensioni di esistenza, ognuna delle quali caratterizzata da una luce e da un suono, particolare, che rappresentano nove tappe del viaggio verso la conoscenza assoluta..

Nella prima dimensione, o livello, chiamato Pinda, troviamo l'essere umano inteso come Corpo, Parola e Mente, l'insieme di corpo fisico e corpo sottile, con i sei chakra maggiori (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia) che corrispondono ciascuno ad una delle note della scala indiana (SA-RE-GA-MA-PA-DHA-NI) e, mi pare, al canto di un animale (Pavone, Toro, Capra, Colomba, Cuculo, Cavallo, Elefante).

La seconda dimensione (la prima spirituale) è Anda, il piano astrale corrispondente al "Chakra dei Mille Petali": è  il regno dei Cieli, delle Stelle, e delle Lune,in cui risuonano  Campane e Conchiglie.

La terza dimensione  è Brahmanda, o Trikuti, "residenza della Mente", luogo del Sole nascente (Luce Rossa) e delle montagne dorate (Meru, Kailash...) e qui si odnoo invece tamburi e  rombi di tuono.

La quarta dimensione è Daswan Swar, il regno di Parabrahman, luminoso più di mille lune e corrisponde all Amritsar o  Mansarovar, il Lago di Shiva, dove i risuonano gli strumenti a corda, il Sarangi e il Sitar.



 Qui spesso si interrompe (così mi pare dica Babaji) il cammino degli Yogin, anche dei più grandi, perché si accede al Tibar Khand o Maha Sunna  il regno di Maha Kaal, il "Terribile Guardiano della Porta".
Maha Sunna è il luogo del " VUOTO NERO" e del Silenzio, la dimora delle tenebre. La "Ruota di Maha Kaal" schiaccia tutte le anime, anche le più nobili, e, le rispedisce nel Samsara, la Catena delle rinascite.
Maha kaal è terribile, mangia tutti, dice ancora Babaji, ma è anche un maestro: solo lui può dare le istruzioni necessario per accedere alle dimensioni superiori. istruzioni che non possono essere né dette né scritte.

Al di là dell'Inferno Silenzioso si accede al Regno celeste vero e proprio.
Siamo nella  quinta dimensione ( il quarto piano  spirituale) detta  Bhanwar Gupha o "Caverna Vorticosa". Qui l'anima ascolta quattro diverse melodie suonate da flauti invisibili ed ha la visione di cinque universi a forma d'uovo, ognuno di un colore diverso, rette da quattro diverse divinità.
E' in  Bhanwar Gupha che si realizza veramente l'identità dell'essenza "umana" e dell'essenza divina.

La sesta dimensione (quinto piano spirituale) è Sach Khand, la vera dimora di Shiva,. La musica predominante è quella del Titti, una specie di cornamusa, e del Vina lo strumento a corde con il quale è tradizionalmente rappresentata  Sarasvati, della della Musica e della Conoscenza.



Questo è il luogo del Nirvana, ma il viaggio dell'anima, a quanto pare non si è ancora concluso, ci sono altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA".....
Interessante, vero?
Per me il mantra di Babaji,.a questo punto, assume un significato un pochino diverso:  
Pinda Kacha Shabda Sacha.
Il corpo fisico (corpo, parola, mente) del praticante (PINDA) per raggiungere la "Vera casa (SACHA) deve volare, viaggiare attraverso le dimensioni  (KACHA) seguendo la musica/vibrazione (SHABDA)"..
Chissà, forse viaggio troppo con la fantasia. mi pare, addirittura, che anche  i due ideogrammi cinesi e la frase di Beethovan che mi ha segnalato il mio amico Andrea, suggeriscano un percorso identico, un viaggio verso il divino ("medicina= guarigione dell'Anima") attraverso la Vibrazione, se si cercano le coincidenze, i segni divini e le analogie  si  finisce, ahimé, per trovarli dappertutto, la verità non dipende mai dalle cose, ma da chi le osserva.

PHURO!





"Non limitarti a praticare l'Arte: scardinane i segreti.
Solo così otterrai la conoscenza per sfiorare il divino".
Ludwig van Beethoven





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