3.11.2016

DANZARE LA VITA




Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", Edizioni Aldenia, Firenze 2015. Parte IV, Cap.III

La vita umana è un percorso che dalla nascita, attraverso una serie di passaggi di stato che chiamiamo infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, conduce alla morte. I passaggi di stato sono saṃsāra e la morte è nirvāṇa.  Ma la morte non è il contrario della vita, anzi ne fa parte, perché la Vita è l’unica vera Dea e prescinde dall’esistenza individuale. La vera “Liberazione”, o “Illuminazione” consiste nel vivere pienamente la propria esistenza realizzando che l’identità tra saṃsāra e nirvāṇa. il Tantra (e i Veda) non ci dicono nulla di più e nulla di meno.

Saṃsāra  che di solito viene tradotto con “ CATENA DELLE RINASCITE” letteralmente significa INSIEME/CON [saṃ] l´ESSENZA [sāra].  Nirvana che viene tradotto con LIBERAZIONE, significa  SENZA [ nir] MUSICA/VITA  [vāṇa]. Quando sono vivo sono con l’Essenza, ovvero con la Vita, la Dea. Quando muoio non c’è più vita e non si sente più il suono (musica) del respiro. Chi si lega al fantasma dell’ego, e crede che la sua individualità sia un tesoro da custodire e proteggere, soffre della dipartita dei suoi cari (si sente abbandonato e quindi tradito) e dell’approssimarsi della sua. Chi invece si arrende alla Vita, unica Realtà, muore sereno. Nello Yoga Scienza e Poesia si rincorrono l’un l’altra, si avvinghiano, si lasciano e si riabbracciano come amanti vogliosi. Non c’è differenza tra anima e corpo, c’è solo l’Essere Umano.

 Nel leggere il Ṛgveda sono rimasto  colpito dal continuo alternarsi di pianti e sorrisi, dalla leggerezza con cui vengono trattati i moti dell’animo, le gesta eroiche, le profonde riflessioni sulle origini del cosmo. Sono così noiose, al confronto, le nostre attuali erudite disquisizioni filosofiche!
Basta pensare ad Indrāṇī che si lamenta per la scarse prestazioni erotiche del  marito [-“Il cazzo dell’impotente ciondola tra le coscie…”-]. Le parole degli autori dei Veda, leggere e potenti insieme, graffianti e cariche di umori, fanno trasparire un amore infinito per la Dea e per l’Essere Umano.

Il vero saggio danza la vita. Il concetto di base del tantrismo ( e del sapere vedico, ché per me sono la stessa cosa…) è abbastanza semplice:

«Se vuoi vincere la paura della morte e arrivare sereno alla fine dei tuoi giorni, devi comprendere che la Vita è qualcosa di più dell’esistenza individuale”.

Per arrivare alla meta, una morte serena, gli antichi maestri ci danno una serie di consigli pratici, chiamiamole “tecniche operative”, che ruotano intorno a tre parole che paiono personaggi dei fumetti:  

bhakti, bhukti e mukti (1).

Bhakti letteralmente significa «ciò che appartiene a qualcosa d›altro», ma è anche «una linea che divide» o «una porzione di qualcosa».
Bhukti è il «godimento», «l›utilizzazione di qualcosa», ma indica anche «il movimento che un pianeta compie in un giorno solare».
Mukti, che generalmente viene tradotto con “liberazione”, significa “abbandono”, “gettato via”, “spedito”.

Il fine del Tantra (e di tutto ciò che chiamiamo Yoga) è quello di liberarsi della paura della morte (mukti) e di assicurarsi una serena dipartita.  La via più semplice è quella di comportarsi bene, cercando di non far soffrire nessuno, condurre una vita onesta insomma, in modo da non aver nemici che ti rompono le balle quando stai per morire, né sensi di colpa che ti torturano quando il Signore del Tempo bussa alla tua porta. Ma non è che sia una via sempre affIḍabile.

Spesso ci si fanno dei nemici senza saperlo e altrettanto spesso i rimpianti per i “baci che non si è osato dare”, ovvero la soddisfazione dei desideri che ci siamo negati per fare le persone brave, buone e oneste, torturano come e più dei sensi di colpa.  E allora entra in gioco Bhakti, l’appartenenza:

-”Non aver paura, non sei solo, abbi fede in Tizio, Caio o Sempronio e la luce che Egli/Ella/Loro faranno sbocciare nel tuo cuore ti condurrà alla gioia eterna, al paradiso o a una rinascita fortunata”-

Bhakti non è male, perché a chi non riesce proprio ad abbandonarsi al flusso della Dea, cioè  a buttar via la propria identità individuale, far parte di una congrega di eletti o di una comunità di simili appare un compromesso accettabile: nel feticcio che si costruisce, assieme agli altri devoti, si ficcano tutte le qualità positive che l´essere umano può immaginare e si crea un flusso virtuale che, comunque sia, alla fin fine andrà a sciogliersi nel fiume dell’Esistenza, nella Vita.

I problemi nascono quando si comincia a voler affermare la superiorità del proprio feticcio rispetto a quello altrui. L’Ego si annulla sì (parzialmente) nella comunità dei fedeli o degli affiliati, ma a volte si proietta nella comunità stessa, sovrapponendosi al feticcio da adorare. E allora vai con la lotte di religione, le discriminazioni, le sette segrete.

 A volte i risultati della Bhakti sono paradossali, Buddha Shakyamuni, che, ad esempio, nel Kāma la Sutta (2) dà una visione corretta e ispirata dei primi insegnamenti tantrici, finisce con il diventare oggetto di quella devozione contro la quale metteva in guardia i suoi discepoli.

Altre volte gli effetti  sono drammatici. I massacri fatti in nome di Dio, le dispute teologiche risolte a colpi di spada o illuminate dal fosforo bianco sono i crimini più stupidi e orrendi che un essere umano possa compiere.


Note:
1  Le tre parole sono bisillabiche e hanno in comune la parola kti, come śakti, rakti ecc. La sillaba kti indica nello yoga una particolare azione da compiere nella pratica e le sillabe che la precedono sono invece le vibrazioni che provengono, da particolare settori della sfera celeste detti in astronomia Nakshatra. I Nakshatra sono 27 e le sillabe/vibrazioni sono quattro per ogni Nakshatra. In totale quindi abbiamo 27x4= 108 vibrazioni che rappresentano i 108 elementi della fisica vedica.

2  “Non dovete credere nella forza delle tradizioni, anche se sono tenute in grande considerazione per molte generazioni e in molti luoghi; non credete in una cosa semplicemente perché molti ne parlano; non credete basandovi unicamente sulle affermazioni degli antichi saggi; non credete nelle cose che vi siete immaginati pensando che fosse un dio ad ispirarvi; non credete in nulla che si basi solo sull’autorità dei vostri maestri o dei preti.  Dopo averle attentamente esaminate, credete soltanto alle cose che avete sperimentato e trovato ragionevoli, alle cose che faranno il vostro bene e quello degli altri”.  Shakyamuni- “KAMALA SUTTA” - traduzione di Alexandra David Neel. 

3.09.2016

IL CANTO DELLA CREAZIONE



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", parte I, Cap. XV-Edizione Aldenia, Firenze 2015

“Come l’onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell’oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene”.

I testi del Tantra yoga provengono dal Kāmaśastra, le Scritture di Kāma, Dio del Desiderio. E questo ha fatto credere che siano più o meno dei  manuali di tecniche sessuali. Ma si tratta di un equivoco:  sono libri di Arte, di Filosofia e di Scienza. Parlano dell’Essere Umano e del suo rapporto con la Vita e con L’Universo. Per i poeti dei Veda Kāma non è  bramosia dei sensi, ma è il seme della consapevolezza, il Principio di Coscienza che porta a desiderare di conoscere l’Universo, e quindi, in un certo senso a crearlo. L’intera manifestazione è nel cuore dell’Essere Umano, ma può vedere la luce, cioè essere conosciuta, solo grazie a Kāma, il Primo Dio. Prendo un brano dei Veda a cui ho dedicato molto tempo negli ultimi anni , il “Canto della Creazione”.( Nāsadāsīyasūkta 4 - Ṛgveda, X-129) Come riferimento per la traduzione  ho preso quella di una sanscritista tedesca, Maryla Falk (“IL MITO PSICOLOGICO NELL’INDIA  ANTICA” - Adelphi Ed.) L’ho confrontato con varie traduzioni, poi con l’aiuto dei dizionari on line ho provato a ritradurre l’inno per conto mio, parola per parola.  Vediamolo:

1. Non c’era l’Essere allora, né c’era il Non Essere.  Non c’era l’atmosfera né c’era la volta celeste al di là di essa: che cosa nascondeva? E dove? E nel rifugio [intimo] di che? Era forse un oceano il profondo abisso.

2. Non c’era morte allora né immortalità e dalla notte non era distinto il giorno Respirava senza fiato quel qualcosa e al di fuori di esso non c’era nulla. 

3. C’era solo l’oscurità. E tutto Questo era un inconsapevole ondeggiare nascosto dall'oscurità. Quell'immenso che era racchiuso nell'esiguo [spazio del cuore] per la potenza del Tapas (Ardore) nacque. 

4. Al di fuori si riversò all’inizio Kāma, il desiderio. La prima cosa ad essere generata dal Manas (Mente Emotiva). Fu scrutando nel cuore che saggi scoprirono l’identità [il legame] tra Essere e Non Essere.  

5. La corda di questi [mondi] è posta di traverso. Cosa ci fu al di sopra e cosa ci fu al di sotto? Portatori di semi ci furono, e potenze. E al di sotto ciò che basta a se stesso, al di sopra la manifestazione.   

6. Chi sa?  Chi potrebbe dire da dove è sorta questa emanazione? Gli dei stessi sono venuti dopo la sua emissione, chi lo sa, dunque, da dove essa ebbe origine? 

7. Colui che vigila sul creato, anche se avesse disposto lui la manifestazione, forse saprebbe o forse non saprebbe dire da dove  essa[la manifestazione] ebbe origine . 

Il nāsadāsīyasūkta, ”l’inno vedico della creazione”, descrive l’Oceano nero di prima dell’inizio, senza giorno né notte, senza morte né immortalità. Una immensità A-LOGICA racchiusa nello “SPAZIO ESIGUO DEL CUORE UMANO”(!) Ad un tratto senza un come e un perché in quell’oceano si manifesta il desiderio, kāma, la prima cosa ad essere generata dal manas (“kāmas [...] manaso retaḥ prathamaṃ”). La parola manas in genere viene tradotta con mente, ma qui è il nucleo delle emozioni primarie.

L’Universo dei Veda nasce nel cuore dell’uomo insieme al turbinio della passione e del desiderio. C’è una connotazione emotiva che accompagna tutte le fasi della creazione e che, quindi, non può non accompagnare la via dello Yoga. Una via costellata di stupore e meraviglia, scandita dai samadhi, gli stati estatici comuni agli yogin, agli artisti e agli amanti. Per comunicare con l’Universo bisogna essere capaci di liberare le emozioni e di riversare il desiderio dentro di noi e fuori di noi, nei nostri pensieri  e nelle nostre azioni.

 Le lettere dell’alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite Da questa prima emissione si creano i mondi che sono una corda tesa tra un principio statico (colui che basta a se stesso) e un principio dinamico.

Gli Dei e “Colui che vigila sul creato” (il sole, forse?) vengono dopo, ma neppure loro sanno con certezza da dove provenga la manifestazione. L’inno della creazione del Ṛgveda ci dice che tutto nasce da Kāma, la prima divinità, la più antica di tutte. Il concetto buddista di vuoto creativo, da cui insorgono sia gli Dei che la manifestazione, proviene da questi versi. Non c’è nessuna volontà creatrice, nessun demiurgo e se anche ci fosse al poeta del Ṛgveda non sembra importare più di tanto.

Come l’onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell’oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene. Kāma è il dio dell’inizio e dietro al suo agire non ci sono disegni complicati, ma solo un’infinita gioia creativa, a-logica, a-morale e incomprensibile.
Come la follia d’amore.

3.04.2016

SHANKARA E IL MANTRA SUPREMO DELL'AMORE





Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO "parte IV, cap. II - Edizioni Aldenia, Firenze 2015.


Oh Madre! I tre gruppi di sillabe si uniscono a formare il Tuo nome. Il gruppo di KA, E, I e LA corrisponde a Śiva Śakthi Kāma Kśithi. Nel secondo gruppo HA, SA, KA, LA corrispondono a Ravi, Shitakirana, Smara, Hamsa e Shakra.Nel terzo gruppo SA KA e LA corrispondono a Para, Mara e Hari, con la sillaba Hrim alla fine di ciascuno dei dei tre gruppi di sillabe(1)”. 
(Ānandalaharī - śloka 32(2))

In questi versi apparentemente insensati ci viene  rivelato il Kadi Mantra, detto anche  Kāmarāja mantra in quanto implica la conoscenza attraverso la beatitudine sessuale. Si tratta di un mantra a sedici sillabe che, secondo la tradizione tantrica, sarebbe stato rivelato agli esseri umani dal Dio Kāma in persona. Comprenderlo e realizzarlo porterebbe alla visione dei fili segreti che legano gli abbracci e i gemiti degli amanti alla struttura della materia e alle origini del cosmo, perché, come dice Śankara, il Kadi mantra è il vero nome della Dea e gli Dei, se li chiami per nome, non possono far altro che manifestarsi. 
A prima vista si tratta di una serie di suoni senza nessun senso logico: 
KA  E  Ī  LA  HRĪṂ HA SA KA  HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ (3). 
Si, possiamo riconoscere la parola SAKALĀ che è il nome del Dio risvegliato dell’Isola delle Gemme, ma per il resto, se Śankara non ci  desse qualche dritta., sarebbe buio fondo. Proviamo a spiegarlo:
la prima sillaba del mantra del Kadi mantra è  KA ovvero la prima consonante gutturale dell›alfabeto sanscrito che rappresenta  l›inizio, lo spazio e in questo caso  Śiva. I kadi mantra sono i mantra che cominciano appunto con la sillaba KA, e vengono considerati “immediatamente realizzativi”. La seconda sillaba è la E, ovvero la vocale palato-gutturale (kaṇṭhatālavya) considerata una combinazione tra A ed  I, ed in questo caso indica  Śakti. La terza sillaba è la “I” doppia, Ī, che solitamente l´energia femminile, ma qui  rappresenta Kāma il Desiderio. La quarta sillaba, LA, indica la Terra, lo Stupore (Kṣiti) ed un “particolare pigmento giallo”. Il bija mantra HRĪṀ, che nel Kadi mantra é ripetuto tre volte, è il “vero nome” di Tripurasundari, la Dea Suprema, va invece interpretato in questa maniera: HA rappresenta  Śiva, RA la manifestazione, intesa come “Corpo della Dea”, I la Dea, Mahāmāyā1, Ṁ la dissoluzione (HA+RA+I+Ṁ= HRĪṀ) L’insieme delle sillabe KA  E  Ī  LA  HRĪṂ  è il primo kuta (o “sezione” o «picco montuoso») detto Vāghbava Kuta ed è il “veicolo” di Kuṇḍalinī di Fuoco, o Vahni kuṇḍalini. La prima sillaba del secondo kuta è l›aspirata HA che qui indica il sole nella forma di Ravi (traducibile con «Uccello di Fuoco”).  La seconda sillaba स SA, prima sibilante,  qui indica la luna nella forma di Śītakiraṇa letteralmente «SOLE (kiraṇa) freddo” o “polvere/ raggio freddo”. La terza sillaba del secondo kuta è di nuovo KA che stavolta indica Kāmadeva, il dio dell’amore , nella forma di Smara o Ardore Sessuale. La quarta sillaba è  HA che adesso indica lo Spazio (il cielo) sotto forma di  Haṃsa, l’Oca Cosmica. La quinta sillaba, LA  è  Indra nella forma di Śakra, Dio della Guerra e della pioggia.  L’insieme delle sillabe del secondo kuta, HA  SA  KA  HA LA HRĪṂ, viene chiamato Kāma raja Kuta ed è il veicolo di Kuṇḍalinī di Sole (Sūrya kuṇḍalini). Nel terzo Kuta la sillaba SA indica  la Dea Suprema o Parā Brahman, 

KA indica Māra, aspetto femminile di Kāma, legato alla morte,(una forma di Mahāmāyā), LA sta per Hari, che significa “verde”, ed è uno degli epiteti di Visnu. Concluso con  il terzo HRĪṂ questo Kuta è detto Sakti Kuta, Kuṇḍalinī di Luna (sóma kuṇḍalini).  
Alle 15 sillabe del Kadi mantra si aggiunge una sillaba “segreta”, diverse a seconda della linea di insegnamento, per cui il mantra completo potrebbe essere, ad esempio 
HRĪṂ KA  E  Ī  LA  HRĪṂ HA SA KA  HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ oppure AIṂ KA  E  Ī  LA  HRĪṂ HA SA KA  HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ ecc…
Il Kadi Mantra indica il percorso a ritroso dalla manifestazione all’Isola delle Gemme, dall’orgasmo che pone fine al Desiderio al momento di prima dell’inizio, il fermo immagine in cui tutto è allo stato potenziale. Il viaggio ordinario, dall’eccitazione all’orgasmo, è invece raccontato, da un altro Mantra, identico a parte il primo verso, detto Hadi Mantra perché comincia con la sillaba HA:
HA SA KA LA HRĪṂ HA SA KA HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ.
I due mantra, nel loro insieme, disegnano la dinamica dell’Onda. Il primo, Kadi mantra, è la risacca che dopo l’orgasmo (il frangersi sulla battigia) riconduce gli amanti alla quiete dell’unità primordiale. Il secondo, Hadi mantra, è l’Onda del desiderio che si rialza  dall’Oceano senza sponde dell’Isola delle Gemme, per rinnovare il rito della creazione. KA  E  Ī  LA  HRĪṂ (…)  è il mantra della realizzazione spirituale. HA SA KA LA HRĪṂ (…) è il mantra della realizzazione materiale. L’Onda del desiderio è l’Unica Realtà, e il piacere dei sensi è solo una variante della Beatitudine Suprema.

Ciò che condanna l’uomo alla sofferenza e alla catena delle rinascite, non è il godimento della vita materiale, ma l’attaccarsi agli oggetti del desiderio. Kāma è anaṅga, il “SENZA FORMA”. L’energia del desiderio pervade l’Universo Intero: come si fa a rinchiuderla in un corpo fisico?


Note:
1  śivaśakthihi kāmaha kśithiraththa ṛaviśithakiranaha ṣmaro ḥamsasśakrasthadanu cha parāmāraharayaha! āmī ḥrullekhābhisthisrubhiravasāneśu ṅhatithāha bhajanthe varnāsthe ṭhava ñanani ṇāmāvayavathām
2  La traduzione è mia ma fa riferimento a quella in inglese di PANDIT S. SUBRAHMANYA S’ASTRI, 1937
3  In sanscrito: कएईलह्रीं हसक हलह्रीं सक ल ह्रीं . क ka ए e ई ī ल la  ह्रीं hrīṃ ह ha स sa क ka ह ha ल la ह्रीं hrīṃ स sa क ka ल la ह्रीं h rīṃ



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO "parte IV, cap. II - Edizioni Aldenia, Firenze 2015.

3.01.2016

TANTRISMO E TANTRA



Cos'è il Tantra?
Tralasciando la credenza, tuttora purtroppo assai comune, che sia  un'insieme di tecniche di sesso estremo, dalle domande che mi fanno durante le conferenze del mio libro ("Tantra la via del sesso") e da quello che leggo  navigando su internet, mi è venuto il  sospetto che molti facciano confusione tra "il" Tantra,  inteso come Filosofia/Religione/Scienza e "i" tantra, intesi come testi filosofici e manuali di yoga.
Per evitare confusione in questo articolo userò, il termine tantrismo  per indicare il Tantra/Filosofia e  e il termine tantra per i testi.
Cominciamo dal tantrismo.
Si tratta di una Filosofia/Religione/Scienza probabilmente pre-vedica e sicuramente pre-buddista.
Prova ne è che al tempo del Buddha storico (500 a.C.) il tantrismo era al centro dei dibattiti filosofici. Shakyamuni, ad esempio sconsigliava  di praticare i riti tantrici  rivolti a Brahma, Ganesha e Indra, I suoi discepoli invece praticavano con fervore i rituali tantrici di Tara, Arya Tara, Manjushri, Mahakaal ecc.

Al giorno d'oggi tutto ciò che riguarda le  pratiche religiose hindu, le festività e i riti può essere definito tantrico, compreso, secondo me, il rito vedico per eccellenza. lo Yajna o "sacrificio del  del fuoco" proveniente dalla tradizione indo-ariana.
Fanno parte del tantrismo lo Hatha Yoga  (sistematizzato dal tantrico Gorakhnath nel suo libro "Hatha Yoga", poi ripreso in buona parte dal suo allievo Svatmarama nello Hathayogapradipika), la recitazione dei Mantra, l'utilizzazione delle Mudra, la pratica dei Mandala, le tecniche di meditazione definite Dhyana, le visualizzazioni chiamate Nyasa, le Puja ecc. ecc.




Veniamo adesso "ai" tantra, intesi come "trame di tessitura", ovvero testi scritti.
In linea di massima la letteratura  riferita specificamente al tantrismo, può essere suddivisa in tantra,  in agama e..
Per  tantra  si intendono i libri ispirati alla visione filosofica  "non duale"  che trattano in genere  di:
1) speculazione filosofica.
2) Cosmogonia.
3) Spiegazione e trasmissione dei mantra e delle tecniche collegate ai mantra (yantra, asana, mudra).
4) Riti e sadhana..


Per agama si intendono soprattutto i testi shaiva (riferiti alla devozione per Shiva,  ma vengono anche chiamati Agama alcuni tantra vaishnava Vishnu come il Lakshmi tantra) ispirati ad una visione duale, che non trattano approfonditamente di argomenti esoterici e filosofici, ma rispetto ai tantra danno più spazio a temi come :
1) costruzione dei templi.
2) Installazione delle statue e delle immagini delle divinità.
3) Cerimonie pubbliche  da celebrare nei templi.

Per yamala, a volte   si intendono  i tantra   riferiti alla tradizione  che alcuni commentatori definiscono pura, quella detta di  Shiva/shakti  o di yamala/bhairava.


Nell'insieme i testi  specifici del tantrismo  fanno riferimento a quattro diversi gruppi di devoti e/o praticanti, che pur p'resentando molte affinità, hanno proprie pratiche, e propri diversi punti di vista sulla letteratura vedica e puranica, per cui si può parlare di:
1) testi e pratiche  di devoti di Vishnu.
2) Testi e pratiche di devoti della Devi (la Dea in forma di Durga, Kali, Tara ecc.).
3) Testi e pratiche di devoti di Ganesha (Ganapati).
4) Testi e pratiche di devoti di Shiva.

A loro volta i testi differiscono a seconda delle zone geografiche, per cui si può parlare, ad esempio, di un tantra del Kerala  e di tantra del kashmir, come di testi che presentano delle differenze  anche sostanziali a livello teoretico.

Gli agama sostanzialmente sono un numero limitato di testi presi come riferimento dai devoti di Shiva del Tamil e  dai devoti di Shiva del kashmir.

I tantra propriamente detti invece sono in gran parte, testi della tradizione shakta, ovvero della Dea, ma esistono anche i tantra di Surya, ecc.


Elenco dei tantra shaiva :

1. Amritesha Tantra, or Netra Tantra
2. Netragyanarnava Tantra
3. Nishvasa Tattva Samhita
4. Lingarchana Tantra

5. Kalottara Tantra
6. Sarva Gyanottara Tantra
7. Kriya Kala Gunottara Tantra

A questi sette se ne aggiungono tre di cui ci sono arrivati solo dei frammenti:
1. Nandi Shikha Tantra.
2. Bharga Shikha Tantra.
3. Kabandha Shikha Tantra.


  e  nove che risultano perduti:

1. Bhairavi Shikha Tantra 
2. Vina Shikha Tantra 
3. Vinamani Shikha Tantra 
5. Sammohana Shikha Tantra 
6. Damara Shikha Tantra 
7. Atharvaka Shikha Tantra 
8. Kabandha Shikha Tantra 
9. Shirascheda Tantra 



I tantra shakta sono molti di più, 29: 



1.       kalikularnava tantra
2.       kankalamalini tantr
3.       jhamkarakaravira
4.       mahakalasamhita
5.        kali tantra
6.        kalagyana tantra
7.       kumari tantra
8.       todala tantra
9.       siddhalahari tantra
10.   niruttara tantra
11.    kalivilasa tantra
12.   utpatti tantra
13.   kamadhenu tantra
14.   nirvana tantra
15.   kamakhya tantra
16.   yogini tantra
17.   tara tantra
18.    kaula tantra
19.   matsya sukta
20.   samaya tantra
21.   mundamala tantra
22.    nila tantra
23.   nibandha tantra
24.   vira tantra
25.   maya tantra
26.   samkhyayana tantra
27.   katyayani tantra
28.   kalanalatantra
29.   varahi tantra 






A cui aggiungere i dieci della tradizione Shrikula, dedicati alla sri Vidya:

1.       vamakeshvara tantra
2.       tantraja tantra / kadimata tantra
3.       gyanarnava tantra
4.       shaktisamgama tantra
5.       vidyarnava tantra
6.       anandarnava tantra
7.       ananda tantra
8.       paramananda tantra 
9.       kuloddisha tantra

10.   gandharva tantra

1.04.2016

IL RUGGITO DELLO YOGIN





V - SAMADHI

(Tratto da TANTRA LA VIA DEL SESSO - Edizioni Aldenia, Firenze 2015 - Parte quinta, cap. V)

La ricerca compulsiva di un oggetto di piacere per soddisfare i propri desideri e la repressione dei desideri sono entrambe dei vincoli, delle catene che rendono schiavo l'essere umano.
L'effervescenza dell'energia sessuale, che produce lo stato definito “il ruggito dello yogin”, può nascere solo dalla libertà. Il tantrico non ricerca il piacere, ma ne viene sorpreso. Con l'animo del fanciullo, o dell'artista, scopre la bellezza di un suono, di un colore, del volo di un gabbiano in maniera “tattile” e se ne stupisce. Questa specie di sinestesia e il divertito distacco che la accompagna,

sono trai sintomi di quella che viene chiamata Ascesa di Kuṇḍalinī,
Il suono dei cembali durante la meditazione o una pietanza gustosa vengono "sentiti" come una carezza o un soffio di vento. Probabilmente la danza e i corpi dei danzatori sono così frequenti nelle rappresentazioni pittoriche, nelle sculture e nella simbologia tantriche perché rendono visibile l'invisibile, quella carezza divina che sfiora il corpo e il cuore dello yogin nello stato di ānanda, in ogni momento della sua esistenza.

Paradossalmente l'espansione dei sensi causata dall'accumulo di energia sessuale porta all'assorbimento nel Sé.

La diversa "qualità" degli stimoli sensoriali, permette di penetrare l'essenza dell'oggetto che li provoca favorendo l'identificazione dello yogin con la percezione (azione del godere) e con l'oggetto percepito (oggetto di godimento): è questa l’esperienza che viene definita Samadhi.
Il Samadhi  è lo strumento che scioglie i cinque veli della Grande Dea dell’Illusione.
Nello Yoga ogni cosa nasce dallo Spazio Infinito.
La Dea stessa è Spazio infinito, incomprensibile e incommensurabile, come l'Oceano senza Sponde che bagna l'Isola  delle Gemme, ma l'Universo, per essere percepito, deve  avere delle misure.
Dallo Spazio illimitato nasce, nella mente, lo spazio limitato dai punti cardinali (Est, Ovest, Nord e Sud), dall' alto e dal basso.
È  il primo velo di Māyā e viene generato dal desiderio della Dea di risvegliare il suo Sposo.
La limitazione è creazione.
Lo spazio limitato contiene in sé una indefinita possibilità di architetture, generata dal potere del desiderio, Iccha Śakti.
La continua alternanza di pieno e vuoto e chiaro e scuro che chiamiamo esistenza è  ritmo ed il ritmo è vibrazione.
Il seme di tutte le vibrazioni, il primo suono potenzialmente udibile, ma  ancora inespresso, è rappresentato nell’Isola delle Gemme, dalle tre vocali A, I ed U.

La seconda limitazione è la conoscenza, Vidyā, la possibilità di udire il primo suono. È l' Aria  che conduce la vibrazione da un luogo all'altro.
La dea prende il nome di Jnana Śakti. Il Dio la riconosce  e la desidera con gli occhi, con la pelle, con l'anima. Il desiderio si fa passione, raga, e la passione è il Fuoco, il terzo velo limitante, radice dell'Azione, Kriyā Śakti.
Desiderio, Conoscenza, Azione. La conoscenza nasce dal desiderio, l'azione dalla conoscenza, di fatto l'Universo è creato: c'è un prima, il Dio che dorme un sonno senza sogni e c'è un dopo, il Dio che dimentica se stesso nel corpo della Sposa.
Nasce allora il Tempo, la quarta limitazione, il quarto velo della grande Dea.
Il Tempo è il fiume che trascina i pensieri, le azioni e i loro frutti come fossero ciottoli, o rami spezzati
Alcuni lo chiamano inconscio.
È il Tempo a creare la Terra e in ogni porzione di Terra si ritrova un po' di Spazio e di Vento e di Fuoco e d'Acqua.
Pure l' uomo è una porzione di Terra, ma racchiude in sé l'intera manifestazione.
Le orecchie, la bocca la capacità di esprimersi sono figlie dello Spazio.
La pelle, le mani, la voglia di conoscere, sono figlie dell'Aria.
Gli occhi, i piedi, l'impulso ad andare da un luogo all'altro, sono figli del Fuoco.
La lingua, i genitali, la volontà di creare sono figli dell'Acqua.
Quando i cinque vāyu, la forza di coesione che tiene insieme la materia, abbandonano il corpo, nel samadhi come nella morte, tutto ritorna a prima dell'inizio e la Terra si fa Acqua, l'Acqua si fa Fuoco e così via.
Come il moribondo, lo yogin smette di percepire con chiarezza il mondo esterno e sente, vede, tocca la furia degli elementi dentro di sé.
La la materia solIā diviene liquIā e nell’estasi si sentono l'odore della Terra bagnata e il sapore dei fluidi corporei.
Forma e colore si scontrano, si fondono, si mutano l'una nell'altro.
La forza di disgregazione  consuma il corpo dall'interno.
Si ascoltano suoni dimenticati e meravigliosi.
Poi tutto sfuma.
Dapprima sono gli odori a farsi meno intensi, poi i sapori.
Poi si smette di vedere.
Alla fine non rimane che un suono, il suono della vita.
Il suono che ci accompagna da sempre e che gli yogin percepiscono in meditazione. Ci si aggrappa a quel suono e ci si fa strada nel vuoto.
E nel vuoto si torna a vedere, ma si vede dentro.
Lo Spazio è un uovo blu dai contorni indefiniti.
Al centro un punto di luce bianca, accecante, luce che riempie e dà quiete.
Sa’ham …. Io sono Lei, So'Ham...Io sono Lui.



















TABELLA 4 - RELAZIONI TRA VELI LIMITANTI, ELEMENTI E CAKRA
KAÑCUKA ,
VELI  LIMITANTI
ELEMENTO
CAKRA
 BIJA MANTRA


ājňā cakra,“ruota del comando”

O




कला
kalā 
(atomo)
LIMITAZIONE DELLO SPAZIO
Spazio
आकाश ākāśa


Viśuddha cakra, “ ruota di colui che è passato oltre”.
हं
Ha
 विद्या
vidyā
(scienza)
LIMITAZIONE DELLA CONOSCENZA
Aria,
वायु vāyu

Anāhata cakra,“ruota del suono non causato da colpi o battiti ”
यं
Ya
राग
rāga
(passione/desiderio/
colore)
LIMITAZIONE DELLA PASSIONE
Fuoco
तेजस् tejas
Maipūra cakra, “ruota della Città dei Gioielli”
रं
Ra
 काल
Kāla
(nero/spazio di tempo/morte).
LIMITAZIONE DEL TEMPO
Acqua,
आप āpa

Svādhiṣṭhāna cakra, “ruota della vera dimora del sé o di kuṇḍalinī

वं
Va







नियति
niyati
(destino)
LIMITAZIONE DI CAUSA-EFFETTO
Terra,
पृथ्वी pthvī

Mūlādhāra  cakra“ruota della radicedella lama o filo o pilastro”

लं
La




TABELLA 5 - CORRISPONDENZE TRA ELEMENTI, ORGANI DI SENSO, ORGANI DI AZIONE
ELEMENTO
QUALITÀ
PERCEZIONE
AZIONE
ORGANO
DI PERCEZIONE
ORGANO DI AZIONE
Spazio
आकाश ākāśa


Suono
Udito
Parlare
Orecchio
Gola
Aria,
वायु vāyu

Tangibilità
Tatto
Afferrare
Pelle
Mano
Fuoco
तेजस् tejas
Luce/Colore
Vista
Muovere
Occhio
Piede
Acqua,
आप āpa

Sapore
Gusto
Generare
Lingua
Genitali
Terra,
पृथ्वी pthvī
Odore
Olfatto
Evacuare
Naso
Ano


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