martedì 22 dicembre 2015

AGASTYA, LA PILA E LE ASTRONAVI DELL'ETA' DEL BRONZO




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Sapete cosa è l'aeroplanino di Saqqara?
Si tratta di un giocattolo del III secolo a.C trovato nel 1891 in una tomba egizia.
Se si dice che un aeroplano gli scienziati ridono.
E la maggior parte di noi ride insieme a loro
 -"Maddai! ma non lo vedi che un uccello fatto male!"- 
In realtà a guardarlo bene, per essere un uccello ha le ali un po' strane.
La coda poi...sembra un timone...però, noi  sappiamo con certezza che  sono stati i fratelli Wright i primi  a far volare un aereo, nel 1903.
Ce lo insegnano a scuola, lo vediamo nei film  e ce lo ripete continuamente Piero Angela quindi  l'aereo di Saqqara  non può essere un aereo.
Però a pensarci è strano: noi non c'eravamo mica in Egitto nel III secolo a.C.! e nemmeno Piero Angela.
Eppure se ci fanno vedere l'aereo di Saqqara non abbiamo nessun dubbio: -" Sicuramente è un uccello fatto male"- 
Il problema (che di problema si tratta) sono i filtri cognitivi, ovvero della necessità della mente di filtrare gli stimoli esterni.
Non potendo esaminare tutto ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, la mente porta l'attenzione su un numero limitato di fenomeni, scartando gli altri, che diventano invisibili.
Visto che non si può conoscere tutto,  ci siamo abituati da sempre a delegare la conoscenza agli "esperti del settore" e in genere, a quelle persone che si da piccoli ci vengono presentate come autorevoli.
In altre parole ci programmano, alterando la nostra capacità di discriminare tra vero e falso, tra giusto e sbagliato, tra bello e brutto.


Da piccolo avevo  la vaga sensazione  che i libri di storia antica  fossero  affidabili come le favole dei fratelli Grimm.
Ora so che non è così.
C'è più verità in  Biancaneve e Cenerentola che nei testi scolastici.
Quello che sto leggendo adesso ne è una prova lampante.
Si tratta di una versione, dicono del VI secolo a.C. di un libro del Maharishi Agastya: l'Agastya Samhita che insegna a costruire pile elettriche ed a metterle in serie per produrre abbastanza idrogeno da far volare un dirigibile.
Ma come?
Non è stato Alessandro Volta il primo a costruire un "generatore statico di energia elettrica" (questo è il nome tecnico della pila) nel 1800? 
E i dirigibili? Non furono i Francesi i primi a costruirli nel 1850?
Agastya, sconosciuto a chi non ha confidenza con lo yoga e con l'induismo, è uno dei più famosi Guru dell'India del Sud, citato nel Ramayana, nel Mahabharata e in mille altre storie.



Ho provato a tradurre alcuni sutra da solo, e il risultato è sconvolgente, 
Ovviamente la mia mente condizionata ha cercato di arrampicarsi sugli specchi, facendomi pensare a miei errori di traduzione (possibilissimo...), ad una burla ben congegnata, ad un falso clamoroso.
Ma alla fine, dopo aver visitato un centinaio di siti in lingua inglese, mi sono dovuto arrendere all'evidenza,il testo sembra autentico, e secondo alcuni potrebbe essere una versione recente (500-600 a.C.!) di un manuale tecnico per ingegneri scritto almeno 5.000 anni fa, 

Riporto qui la traduzione accompagnata dal testo in devanagari e dalla traslitterazione Iast, per permettere eventuali verifiche.
Il testo originale si può scaricare  QUI in pdf 



"Prendi un vaso di terracotta, stendici un foglio di rame, e mettici il Solfato di Rame . Poi, spalma con segatura bagnata, mercurio e zinco. Quindi, se si uniscono i fili, si produrrà una energia (Tejas) chiamata Mitravaruna. Questo porterà alla scissione dell'acqua in Prana vayu e Udana vayu. 
Una catena di un centinaio di vasi produce  una forza molto attiva ed efficace. Udana Vayu così prodotto può con la giusta tecnica essere  immesso in un panno a tenuta d'aria. Così grazie all'azione antigravitazionale di  Udana vayu, è possibile costruire una struttura in grado di volare in aria " 



संस्थाप्य मृण्मये पात्रे ताम्रपत्रम् सुसंस्कृतम् ।
छादयेत शिखिग्नीवेनार्दाभिः काष्ठपांसुभिः ॥

दस्तालोष्ठो निघातव्यः पारदाच्छादितस्ततः ।
संयोगात जायते तेजो मित्रावरुण संज्ञितम् ॥

अनेन जलभंगोस्ति प्राणोदानेषु वायुषु।
एवम् शतानाम् कुंभानाम् संयोगः कार्यकृत्स्मृतः ॥

वायु बंधक वस्त्रेण निबद्धो यंमस्तके l
उदान: स्वलघुत्वे बिभर्त्याकाश यानकम ll


saṃsthāpya mṛṇmaye pātre tāmrapatram susaṃskṛtam । chādayeta śikhignīvenārdābhiḥ kāṣṭhapāṃsubhiḥ

dastāloṣṭho nighātavyaḥ pāradācchāditastataḥ । saṃyogāta jāyate tejo mitrāvaruṇa saṃjñitam


anena jalabhaṃgosti prāṇodāneṣu vāyuṣu। evam śatānām kuṃbhānām saṃyogaḥ kāryakṛtsmṛtaḥ


vāyu baṃdhaka vastreṇa nibaddho yaṃmastake l udāna: svalaghutve bibhartyākāśa yānakama


Possibile che gli indiani di 5000 anni fa avessero macchine volanti?
A leggere il Rig Veda, il primo dei quattro libroni che racchiudono il sapere dell'India antica, pare proprio di si:


Rig Veda 3. 14. 1 - Tritala - macchina costruita per viaggiare nei tre elementi (terra, aria, acqua); 
Rig Veda 4. 36. 1 - Trichakra ratha - Macchina con tre ruote costruita per volare.
Rig Veda 5. 41. 6 - Vayu ratha - macchina volante che funziona a gas (attualmente è tradotto con aeroplano)
Rig Veda 6 .58.3 - Jalayan - macchina costruita per viaggiare sia nell'aria che nell'acqua.
Rig Veda 9. 14. 1 - Kara - macchina costruita per viaggiare sia sulla terra che nell'acqua.
Con i termini KathasaritsagaraRayyadhara Pranadhara si indicano invece gli operai specializzati addetti alla costruzione e alla manutenzione delle grandi navi oceaniche e di quelli che oggi chiameremmo  mongolfiere (o dirigibili, viste le descrizioni), aerei e navi oceaniche.
Incredibile vero? 

Mi sono chiesto come si fossero comportati  i primi traduttori dei Veda - il buon Max Mueller, morto nel 1900, un anno prima dell'aerea performance dei fratelli Wright, o Ralph th. Griffith, morto nel 1906 - di fronte alla descrizione di tecnologie per loro fantascientifiche, e sono andato a vedere che dice Griffith nella sua storica traduzione dei Veda, per esempio, del Trichakra Ratha, la nave volante con tre ruote:

Rig Veda 4. 36. 1:
The car that was not made for horses or for reins, three-wheeled, worthy of lauds, rolls round the firmament"




    SORPRESA!  La traduzione è corretta.
    "Il carro che non è fatto per cavalli né redini, ha tre ruote, è degno di lode e ROTOLA INTORNO AL FIRMAMENTO " .
    Griffith descrive  perfettamente una navicella spaziale in orbita intorno alla terra.
    Lui dice ciò che è. Perché allora noi non prendiamo minimamente in considerazione la possibilità che migliaia di anni fa in India come in Egitto, ci fossero delle macchine volanti? 

    La verità è  che quasi nessuno ha letto davvero i Veda, e, per chi li ha letti, quei versetti sono diventati invisibili.
    I filtri cognitivi, quasi fossero folletti dispettosi, ci nascondono alcune  frasi e parole, e  ne sottolineano altre, più comode e confortanti.
    Se leggessimo tutto per come "è", i nostri sistemi di riferimento svanirebbero come la rugiada del mattino.






    mercoledì 16 dicembre 2015

    TANTRA LA VIA DEL SESSO - PARTE PRIMA, CAP. II - KAMASUTRA


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    nella figura sopra l'ottava posizione fondamentale del Kamasutra, la "GIUMENTA". in realtà si tratta di una sillaba dell'alfabeto sanscrito, la sillaba LA ल. Le figurine del kamasutra sono "Sillabe" e non immagini erotiche!




    Nel 2016 usciranno altri due mie libri.
    Il primo, TANTRA LA VIA DEL SESSO", ha già avuto un successo superiore alle mie aspettative poiché  si tratta, in fondo  di un libro tecnico e anche se ho cercato di alleggerirlo con qualche battuta ed un approccio tra virgolette ironico, è assai serioso.
    La maggior parte degli occidentali pensa che il tantrismo sia qualcosa che riguarda il sesso, ma come dicono Swami Satyananda e Swami Shivananda il tantra è in realtà la tecnica alchemica chiamata Hatha Yoga e Tantra sono chiamati anche i testi che parlano delle tecniche operative.
    Da qui la duplice interpretazione di TANTRA (Tanu Trayate) Salvare attraverso il Corpo e TANTRA Trama di Tessitura.

    Ma perché da noi Tantra è diventata una cosa che riguarda esclusivamente il sesso?
    Il problema nasce da una legge dell'Inghilterra vittoriana, l'OBSCENE PUBBLICATIONS ACT, che vietava la pubblicazione di testi ed immagini erotiche, pena la distruzione dei testi e l'arresto di autore ed editore.

    Poiché nello Hatha yoga esistono tecniche che riguardano gli organi sessuali (vedi HATHA YOGA PRADIPIKA III e Yoga Kundalini Upanishad con il commento di Swami Shivananda) per evitare la distruzione di testi tradizionali molti maestri dell'ottocento e dei primi del novecento si trovarono a dover nascondere i manuali tecnici alcuni dei quali venivano chiamati Tantra.

    Lo so che ci sono altre interpretazioni, ma questa a me sembra la più probabile e ragionevole.

    Che poi esistano asana a coppia e tecniche operative sessuali nello Yoga è fuori discussione.
    La parola  Hatha Yoga  viene messaper scritto per la prima volta dal Maestro dei maestri, Gorakhnath, nel suo libro HATHA YOGA, poi ripreso e sviluppato dal suo discepolo Svatmarama nello HATHA YOGA PRADIPIKA.

    Il lignaggio di Gorakhnath è quello dei Siddha Nath, di Boghanarthar e Babaji Nagaraji.
    E' una linea di insegnamento alchemico che non riconosce né caste né differenze di genere sessuale, e perciò mal vista dal clero  tradizionale, ed è quello che chiamiamo HATHA YOGA.

    Gorakhnath è considerato maestro illuminato da Hindu, Buddisti e Sufi.
    In India è Samba Sada Shiva, incarnazione del "Benigno che da sempre sta con la Madre dell'Universo",in occidente è relativamente poco conosciuto.
    Ha scritto più di 100 libri che di solito si dice siano andati perduti, mentre in realtà sono tutti conservati nel Museo del Rajastan con tanto di traduzione in inglese e si trovano facilmente su internet.

    All'inizio pensavo ad un complotto per nascondere la vera conoscenza, ma poi si è fatto strada il dubbio che si tratti di un mix di ignoranza e malafede.

    I libri di Goraksha in gran parte sono testi tecnici che parlano di Anatomia, neurofisiologia e alchimia operativa e ci danno un immagine dello yoga un po' diversa di quella che ne abbiamo in occidente.

    Di fatto  la lettura dell'opera di Gorakhsha come dello Shaktavijnana o del Nāmakalāvidyā o del Tirumantivar  pone problemi che forse molti non sono ancora in grado di affrontare.
    Se si cerca di liberare la mente da pregiudizi culturali e filtri cognitivi si sarà costretti ad ammettere che un vaccaro nepalese del medioevo aveva una conoscenza  scientifica almeno pari, ma secondo me superiore, a quella dei più grandi ricercatori, medici, chimici e fisici del nostro tempo.

    Come è possibile?

    Quello che ho cercato di fare, soprattutto  con la prima parte del mio libro è stato quello di far partecipi altri dei miei dubbi.
    Non è un libro che da risposte, ovviamente, ma vorrei che fosse preso come un invito alla elasticità.
    Quando ci si irrigidisce nella difesa del proprio sapere, del proprio lignaggio, della propria scuola di pensiero si è portati automaticamente ad eliminare le piccole e grandi anomalie che potrebbero mettere in dubbio le nostre sicurezze.
    Ciò è comprensibile (siamo tutti umani! o quasi...), ma a lungo andare può portarci a nascondere, soprattutto a noi stessi, le tracce di una verità diversa dalla nostra.
    La  paura di perdere le nostre piccole grandi certezze ci può condurre in alcuni casi alla fede cieca e al fondamentalismo e nella maggior parte ad andare CONTRO.
    Contro chi la pensa diversamente da noi, contro chi ha fedi diverse, contro chi parla lingue diverse.
    E' un peccato.
    Lo Yoga è un'Arte meravigliosa, e se ognuno di noi cercasse di condividere e di collaborare senza proporsi come grande illuminato, grande discepolo di illuminati, discendente di un grande lignaggio ecc.ecc forse riusciremmo a ricomporre quel fantastico  mosaico di conoscenze che i maestri del passato avevano creato per noi e  che noi,per incuria e stupidità, stiamo distruggendo tessera dopo tessera.

    Il capitolo che incollo è la prima parte di un mio studio sul kamasutra e sull'importanza del numero 8 (8 posizioni fondamentali del Kamasutra, 8 sillabe fondamentali della Dottrina della Vibrazione Tantrica, 8 trigrammi della tradizione cinese) e del numero 64 (64 varianti totali delle posizioni del kamasutra, 64 sillabe sanscrite-50 dell'alfabeto + 14 inespresse -, 64 esagrammi dell'I'ching) nella scienza antica.


    II - IL KĀMASŪTRA  DI SIR RICHARD FRANCIS BURTON 

    I  Veda non sono certo i soli testi a essere stati taroccati o mal tradotti.
    L’esempio più clamoroso della, a volte involontaria, mistificazione della letteratura indiana, è il Kāmasūtra, il libro di Arte Erotica più pubblicato, citato, studiato nella storia dell'umanità. 
    Chi l’ha tradotto e reso celebre è  un avventuriero inglese dell’ottocento, sir Richard Francis Burton. 
    Gran seduttore di donne, abile spadaccino, spia con licenza di uccidere al servizio di Sua Maestà, Burton, era il James Bond della sua epoca. I suoi viaggi alla Mecca e le spedizioni alla ricerca delle sorgenti del Nilo lo resero famoso in tutto l’Occidente.
    Nel 1882 fondò la Kāma  Shastra Society, una società segreta che, in barba agli Obscene Publications Acts, si occupava di pubblicare e diffondere clandestinamente testi erotici orientali.
    Burton si attribuì le traduzioni di “The Book of the Thousand Nights and a Night”  (“Le Mille e Una Notte”) tratto in realtà, dalla versione in francese di Antoine Galland,  “The Perfumed Garden of Sensual Delight” (un manuale di arte erotica araba del XV secolo), che sarà pubblicato dopo la sua morte avvenuta, nel 1890, e, del Kāmasūtra, di cui possedeva un manoscritto risalente, pare, al XVIII secolo. Il problema è che Burton, oltre ad ignorare i principi fondamenti della filosofia indiana ( i Veda di Griffith furono pubblicati, per la prima volta, tra il 1889 e il 1899, dopo la sua “traduzione” del Kāmasūtra) non sapeva leggere  il sanscrito!
    La sua versione degli “Aforismi d’amore” (come si potrebbe tradurre Kāmasūtra), stampata inizialmente in  sole 250 copie destinate ai salotti della nobiltà e della ricca borghesia europea, ebbe un successo clamoroso, ma era appunto una “sua” versione che ha a che vedere relativamente poco con i versi scritti nel III secolo dopo Cristo  da Vātsyāyana, monaco e yogin.
    Il Kāmasūtra sarebbe stato rivelato a Vātsyāyana dalla Dea Kāmākhyā (più o meno “colei che dichiara l’Amore”) che gli sarebbe apparsa mentre era in meditazione in una grotta sulle alture di Garo (Nord Est dell’India).  
    Scomodare una Dea per scrivere un trattato sulle posizioni del sesso a me pare un po’ strano, è come se la Madonna di Fatima avesse parlato ai pastorelli di ricette di dolci, e infatti il Kāmasūtra originale è un testo sacro, pieno di  istruzioni pratiche per raggiungere  lo stato che nello yoga è detto Liberazione o Illuminazione.
    Istruzioni che il buon Burton, nella sua non impeccabile traduzione, ha eliminato o messo in secondo piano. Del resto per lui come per l’occidentale medio, la filosofia era assai meno intrigante della copula. Come dargli torto?
    Anche noi, in fondo la pensiamo allo stesso modo e quando ci troviamo in mano una edizione del  Kāmasūtra, saltiamo senza indugio le descrizioni di vita quotidiana e le parti discorsive, per fiondarci sui capitoli che contengono le pratiche sessuali e le immancabili miniature sconce.
    Sono solo loro, le 64 posizioni, l’unica cosa  che ci interessa per davvero.
    Quelle posizioni di cui tutti noi, almeno una volta, abbiamo letto, parlato, o sperimentato le possibilità, con imbarazzo, invidia, eccitazione, divertimento o semplice curiosità. 
    Alcuni, me compreso, si saranno anche chiesti perché diavolo gli indiani si siano inventati maniere tanto stravaganti e talvolta pericolose per le articolazioni, per fare la cosa più naturale del mondo:
    o il Kāmasūtra, mi dicevo un tempo, è frutto di un'abile strategia di marketing ideata da una lobby di fisioterapisti o il fine delle descrizioni e delle miniature erotiche è diverso da quello che immaginiamo.
    64 sono le posizioni (8 fondamentali e 56 varianti), e 64 sono, nel Kāmasūtra, anche le Arti dell’Amore, o Kāmakalā, le discipline che ogni donna di buona famiglia dovrebbe conoscere.
    Nel testo, le 64 Arti, sono elencate  e descritte una per una, e ovviamente la maggior parte dei lettori non presta loro la benché minima attenzione.
    È un peccato perché le Kāmakalā potrebbero darci delle indicazioni assai interessanti sul valore e sul significato autentici del Kāmasūtra
    Vediamone alcune:


    Arte della Danza,
    Arte del Canto,
    Arte della Recitazione,
    Arte della Musica,
    Arte della Spada,
    Arte del Bastone Lungo,
    Arte del Bastone Corto,
    Tiro con l'Arco.
    Stregoneria, 
    Arte di Cambiare l'Immagine delle Persone, 
    Carpenteria e Progettazione di Edifici, 
    Arte di Insegnare a Parlare ai Pappagalli, 
    Arte di Suonare  Bicchieri  l'Acqua dentro, 
    Arte di Conoscere il Sanscrito e Tutti i Dialetti.
    Arte di Improvvisare Versi in Rima …

    Non ho idea di quale fosse la condizione della donna indiana nei primi secoli  dopo Cristo, ma mi sembra un pochino improbabile che avesse abbastanza tempo per imparare e praticare tutte queste discipline.
    Alcune Arti dell’Amore poi sono veramente bizzarre: Danza, Canto e Recitazione, va beh, ci possono anche stare. Spada e Tiro con l’Arco un po’ meno, ma con un po’ di fantasia qualche relazione con il sesso la possiamo trovare, ma che cosa c’entra la “Carpenteria e Progettazione di Edifici”  con il far l’amore?
    E l’Insegnare a Parlare ai Pappagalli?
    La  Stregoneria e l’Arte di Cambiare l’Immagine delle persone rientrano  nella sfera dello yoga. Sono alcune  delle abilità  psichiche, o siddhi, che il praticante acquisisce nella via per la “Liberazione”
    Le siddhi sono i poteri paranormali, collegati alle varie forme della Dea Madre..
    Mi viene un dubbio: non sarà che le 64 Arti del Desiderio “che ogni giovane di buona famiglia deve conoscere” siano in realtà dei poteri che insorgono grazie agli esercizi tantrici?
    E le 64 posizioni erotiche non saranno, allora, le varie possibilità di unione dello yogin con l’energia divina, la Śakti?
    Se così fosse tutte le parti più noiose del kāmasūtra, si rivelerebbero, all’orecchio in grado di intendere, delle preziose indicazioni operative.
    La storia dei pappagalli, ad esempio.
    Chi è che per imparare a godere e a far godere di più il partner perderebbe tempo ad insegnare a parlare a un pappagallo?
    È assurdo.
    Ma se si considera che Vikotanayana, una forma della Dea  con la testa di pappagallo, è collegata a certi canali sottili  della parte destra del corpo (piṅgala), Il discorso si fa un tantino più complesso.
    L’Arte di Insegnare a Parlare ai Pappagalli  potrebbe essere una particolare  tecnica di yoga che ha  a che fare con le vibrazioni  e la trasformazione delle energie vitali.
    Il Kāmasūtra in quest’ottica, diventerebbe (è) un manuale di Alchimia Interiore con le 64 posizioni e le 64 arti o kalā, che indicano le diverse maniere per " risolvere il rapporto tra chi possiede e chi è posseduto, nell'Uno perfetto ed Eterno" (come recita  il sūtra 34 dell'Anandalahari, uno dei testi fondamentali dello yoga). 64 tra l’altro è un numero assai significativo per lo yoga: come vedremo in seguito, è il numero dei marīci, o “Raggi della Creazione” che si celano dietro i petali del sesto cakra, il “Terzo Occhio” posto al centro della fronte.
    Per intravedere il tesoro nascosto del libro di Vātsyāyana  al di là delle cattive traduzioni e delle manipolazioni bisognerebbe ri-tradurre tutto il testo originale e analizzarlo dal punto di visto tantrico.
     Ma anche con le poche tracce che abbiamo, utilizzando altri testi scritti da chi lo yoga lo praticava davvero, possiamo farci un’idea di cosa intendesse dirci Vātsyāyana.
    Avalon , ne “Il Potere del Serpente”, cita un testo oggi introvabile, il Nāmakalāvidyā (conoscenza dei Nomi delle kalā) secondo il quale i due  amanti e le diverse  maniere di accoppiarsi sarebbero tre gruppi. di sillabe dell’alfabeto sanscrito . Ovviamente a chi non ha confidenza con il tantrismo questa descrizione risulterà sibillina, ma bisogna tener presente che il Tantra si basa sulla “Dottrina della Vibrazione”.  
    I corpi degli amanti sarebbero note musicali che, sposandosi tra loro,  creano  frasi, parole, accordi e melodie. Il lavoro sul suono, sulle sillabe sanscrite che attivano i vari canali energetici,  è una delle chiavi per comprendere il Kāmasūtra e molti altri testi tantrici: le sillabe sono le  note fondamentali  e le  immagini erotiche rappresentano le varie  possibilità di accordarsi con la “Musica delle Sfere”.
    Roba da scienziati, insomma. O da yogin. 




    NOTE
      Richard Francis Burton (1821 –1890) conosciuto come il terzo miglior spadaccino della sua epoca, è stato  spia,  esploratore, traduttore e orientalista .
    Viaggiò da solo e sotto travestimento alla Mecca, , viaggiò con John Hanning Speke alla scoperta dei grandi laghi africani e della sorgente del Nilo, visitò Salt Lake City insieme a Brigham Young. Fu console britannico a Trieste,e Damasco.

     La data di stesura del Kamasutra è incerta: si parla di un periodo compreso tra il I e il V secolo, ma potrebbe anche trattarsi della versione  di un testo molto più antico, facente parte del corpus dei 1.000 libri del Kāmaśāstra, la bibbia del tantrismo risalente secondo alcuni al 1.500 a.C.

     Arthur Avalon, pseudonimo di sir John Woodroffe (1865 – 1936), è stato il primo a tradurre  e a divulgare in occidente i testi tantrici.

     1) gruppo della a (le vocali a ā i ī u ū ṛ ṝ ḷ ḹ e ai o au + anusvara/anunasika e visarga)
    2) gruppo della ka (le consonanti gutturali ka kha ja jha ṅa)
    3) gruppo della ca (le consonanti palatali ca cha ja jha ña)
    4) gruppo della ṭa (le consonanti linguali ṭa ṭha ḍa ḍha ṇa)
    5) gruppo della ta (le consonanti dentali ta tha da dha na)
    6) gruppo della pa (le consonanti labiali pa pha ba bha ma)
    7) gruppo della ya (semivocali ya ra la va)
    8) gruppo della śa (sibilanti śa ṣa sa ha)
    9) gruppo della kṣa
    Questi nove gruppi a loro volta sono divisi in tre categorie.
    La categoria di "colui che gode" (fuoco. sillaba kṣa).
    La categoria del "godimento" (sole - gruppo delle linguali ṭa ecc.)
    Gli altri gruppi (vocali, gutturali, palatali labiali) sono infine la categorie degli "oggetti di godimento" (luna – vocali, gutturali, palatali labiali).

    venerdì 11 dicembre 2015

    I TIPI UMANI SECONDO IL TANTRA


    Quando si parla di corda coscienziale o di nota fondamentale dell'individuo, non si fa riferimento ad un qualcosa di generico, ma un insieme di contenuti psichici che, se stimolati, producono quel processo che viene definito samadhi, il riconoscimento di uno stato "Altro da sé. 
    Il samadhi è la visione di Dio, o della verità. 
    La visione, come dice Plotino, "è già un'opera personale di colui che ha voluto contemplare", ciò significa che la Verità è un'opera d'arte, ovvero una creazione al contempo individuale e universale. 
    Un pittore usa la propria tecnica, i suoi pennelli, la sua tela, il suo talento. 
    Può generare opere di una certa bellezza o opere mediocri. 
    Talvolta crea un qualcosa che esula dalla sfera soggettiva e si pone come verità universale. 
    Ispirazione divina e capacità individuali si combinano per creare l'opera "oggettivamente" bella. 
    Stessa cosa avviene con il samadhi. 
    In questo caso i pennelli, la tela, il talento sono i contenuti psichici dell'individuo e i tratti che la natura gli ha concesso. 
    Questo conduce, potenzialmente, ad un indefinita possibilità di visione, un potenziale Dio per ogni essere umano. 
    Per ovviare al relativismo , e ai conflitti che da questo nascerebbero inevitabilmente, i rishi pensarono ad una divisione "scolastica" (così la definisce Tucci in "TEORIA E PRATICA DEL MANDALA") dei tipi fondamentali di esseri umani. 
    Il guru in teoria, sarebbe colui che riconosce le tendenze fondamentali di un essere umano e, pur mantenendo una certa elasticità, indirizza l'aspirante verso questa o quella serie di tecniche operative. 
    Dove con tecniche operative si intende una serie di pratiche finalizzate alla risoluzione di certi blocchi e all'attivazione di certe capacità latenti.
    L'esistenza di queste suddivisioni (le quattro caste ad esempio, o i tipi Pashu, Vira, Divya del tantrismo, o i cinque "animali" della tradizione marziale cinese , i dodici tipi dell'esoterismo giapponese, o i nove dell'Enneagramma di Naranjo) dà già un'indicazione precisa sulle dinamiche dell'istruzione tradizionale. 
    Si passa sempre dalla realizzazione (visione/identificazione) di un Dio personale (" l'opera di colui che ha voluto contemplare" di cui parla Plotino) per arrivare, eventualmente , al Dio senza forma, Il Bene in sé incommensurabile il Brahman Nirguna del vedanta. 
    C'è un insegnamento unico, quindi, una Verità che deve essere disvelata. 
    Ma la maniera di togliere i veli dipende dalla qualificazione del discepolo, ovvero della sua appartenenza ad uno dei tipi umani. 
    Il tipo umano è la corda coscenziale.
    Ognuno di noi avrà in sè un riflesso della coscienza divina. 
    Ma questo riflesso non è identico per tutti. 
    Per semplificare diciamo che la coscienza divina è la nota assoluta, il Do (9) dell'Ennegramma di Gurdjieff e dei Dervish naqsbandi, le corde coscienziali sono le note di quell'ottava. 
    Ogni nota ( il discorso sarebbe un pochino più complicato, ma ci si dilungherebbe troppo parlando delle varie ottave, degli armonici ecc.) rappresenterebbe per Naranjo un tipo umano. 
    La tecnica operativa è ciò che fa risuonare quella nota particolare. 
    In pratica  dentro ciascuno di noi brilla la luce divina. 
    La conoscenza è la visione di tale luce, l'ignoranza  le costruzioni della psiche. 
    Costruzioni che divengano sempre più solide fino a dar vita al mondo empirico. 
    Queste costruzioni sono "energia vibrazionale". 
    La materia  è energia che vibra a bassa frequenza. 
    Il sogno  energia che vibra a più alta frequenza. 
    Il sonno profondo è  lo stato in cui le vibrazioni vibrano ad una frequenza ancora maggiore. 
    Questi tre piani sono visti come tre mondi diversi, Bhur, Bhuvah, Svaha per la cultura vedica, indicati come principio Corpo, principio Cuore, e principio Mente ed hanno una corrispondenza nel corpo fisico dell'essere umano con le zone anatomiche e i centri sottili corrispondenti (Sesso-svadhisthana cakra, Cuore-anahata cakra, Mente-ajna cakra) e nella scienza dei suoni con le tre sillabe dell'AUM. 
    La corda coscienziale ha la possibilità di vibrare in ciascuno dei tre piani. 
    Piani che saranno popolati di esseri semidivini o divini, le cui forme sono il risultato della creazione artistica dei vari tipi umani, ovvero la percezione di vibrazioni a frequenza diversa filtrata attraverso determinati contenuti psichici. 
    Man mano che si aumenta la frequenza delle vibrazioni la realtà viene percepita in forma sempre più sottile. 
    I tipi umani sono gruppi i cui componenti sono potenzialmente in grado di risuonare con una stessa nota. 
    In altre parole sono coloro che percepiscono la realtà in maniera simile , essendo sensibili a frequenze simili. 
    I vari samadhi (ce ne sono almeno sette tipi) sono i momenti in cui, provongono l'accelerazione delle vibrazioni della corda coscienziale, si comincia a percepire improvvisamente la realtà in maniera più sottile. 
    Visto che Dio è Amore, la dinamica dell'accelerazione delle vibrazioni passerà sempre per l'Amore e tutte le forme d'Amore potranno essere utilizzate per percepire, riconoscere, rivivere il passaggio da un livello di frequenze ad un altro. 
    La sensazione di leggerezza che si prova quando si è innamorati ne è un esempio a livello fenomenico. 
    Cambia la qualità della pelle, cambia lo sguardo, cambia la frequenza delle pulsazioni. 
    Si assiste oggettativamente ad una trasformazione della realtà empirica. 
    "Tutto si colora di rosa", si dice nella cattiva letteratura. 
    Il Tantra è la Via dell'amore, e divide esseri umani e divini in quattro tipi o classi, a seconda della loro sensibilità ad una certa frequenza vibrazionale: 
    Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 
    Ognuno di questi gruppi è caratterizzato da un mudra o sigillo, un particolare riconoscimento, che attiva il processo di risoluzione dei contenuti psichici. 

    La Mudra dei Kriya tantra è il SORRISO. 
    Senza addentrarci nelle tecniche specifiche, basti pensare ciò che può provocare, in ciascuno di noi, il sorriso di una persona che amiamo. 

    Mi pare simile a un dio l'uomo che ti siede accanto e ti ascolta così,
    mentre parli con lieve sussurro e ridi amabile

    Saffo
     

     



    La mudra dei Carya tantra è lo sguardo. 

    Ne li occhi porta la mia donna Amore,
    per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
    ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
    e cui saluta fa tremar lo core....

    Dante
     

    Immagine 



    La mudra degli Yogatantra e L'ABBRACCIO. 

    Serre-moi dans tes bras
    Embrasse-moi
    Embrasse-moi longtemps
    Embrasse-moi
    Plus tard il sera trop tard
    Notre vie c'est maintenant 

    Prévert 

    Immagine 


    La Mudra degli Anuttara tantra è L'ATTO SESSUALE. 

    Fuoco è la Donna
    Legna da ardere il maschio (pene, pene in erezione).
    Il desiderio che stordisce gli amanti è il fumo , e la Sua Vagina (Inguine, fiore del suo inguine) la fiamma.
    L'unione è la brace e l'orgasmo la scintilla che ravviva.
    E' In questo fuoco che gli dei sacrificano lo Sperma
    E' da questa offerta che sorge la vita.

    Chandogya upanishad
     

    Immagine 



    Questa prima suddivisione porta a restringere il campo delle tecniche operative, mantra, asana, mandala ecc. 
    Ma ve ne è un altra, che non riguarda l'osservazione dei tratti fisici e delle predisposizioni, ma passa per un riconoscimento. 
    L'aspirante "riconosce" una certa simbologia, un certo rituale e scopre così di appartenere ad una o all'altra delle cosiddette "cinque famigliemistiche". 

    Si tratta di altre frequenza vibrazionali, cui, nel tantrismo tibetano, si dà il nome di Tathagata, Vajra, Ratna, Padme, Siddhi, corrispondenti ai diani buddha Vajrochana (bianco), Akshobhya (blu), Ratnasambhava (giallo), Amithaba (rosso), Amoghasiddhi (verde). 

    Queste cinque famiglie corrispondono alle cinque energie fondamentali dell'Induismo shaiva, ovvero 
    Shiva- Cit shakti, 
    Shakti - Ananda shakti, 
    Sadhashiva - iccha shakti, 
    Isvara - Jnana shakti, 
    Sadvidya - Kiya shakti. 

    Ecco dunque che per svelare la Luce divina che convive con l'oscurità dei suoi contenuti psichici, il sadhaka dovrà praticare tecniche operative scelte dapprima in base suoi tratti fisici, il temperamento, i talenti ovvero le quattro classi dei Tantra, Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 

    In secondo luogo dovrà riconoscere l'appartenenza del proprio Dio persona, della propria corda coscienziale, ad una delle cinque mistichefamiglie, nel buddismo Vajrochana, Akshobhya , Ratnasambhava , Amithaba , Amoghasiddhi. 
    Questo secondo riconoscimento avverrà attraverso il linguaggio del sogno, dei miti, delle coincidenze significative, ovvero quell'insieme di segni, riconoscibili grazie alla percezione di una più alta frequenza vibratoria, che nell'esoterismo occidentale, da Ugo di San Vittore a dante, viene definito Linguaggio Allegorico. 
    Se è vero che esiste potenzialmente una Verità (ovvero una visione del divino) diversa per ogni essere, esistono dei tipi o gruppi di aspiranti ben definiti che possono avere accesso ad una serie di tecniche operative codificate, come codificati sono gli stati di alterazione percettiva, o riconoscimenti, che portano alla percezione di vibrazioni a sempre più alta frequenza. 

    mercoledì 9 dicembre 2015

    IL VIRUS DELL'IGNORANZA



    -"Cosa sono il Kamasutra, l'Ayurveda e la Metafisica?"-
    Sono tre libri, ma se provate a chiederlo in giro vedrete che non lo sa quasi nessuno.
    Ciò nonostante il numero di coloro che ritengono, in buona fede, di sapere cosa siano il Kamasutra, l'Ayurveda e la Metafisica. è altissimo.
    Non sono casi isolati, la maggior parte di noi nelle discussioni da salotto come sui campi di battaglia, difende a spada tratta delle verità inoppugnabili che non hanno origine dall'esperienza diretta, ma dal sentito dire.
    Siamo forse degli idioti?
    Un po' si e un po' no.
    La verità è che siamo vittime di un particolare virus chiamato filtro cognitivo. 
    I filtri cognitivi sono le nozioni con cui persone che noi riteniamo autorevoli condizionano la nostra mente e, di conseguenza, la nostra percezione della realtà.
    Nell'epoca dell'iper.specializzazione e della parcellizzazione del sapere, siamo così abituati ad accettare come oro colato le parole dei vari "esperti del settore" che  l'idea di verificare le loro affermazioni non ci passa nemmeno per la testa.
    Se Piero Angela ci spiega la relatività di Einstein per quale motivo dovremmo far la fatica di studiarcela da soli?
    E perché dovremmo andarci a leggere i versi di Dante se Benigni ci racconta la Divina Commedia, in televisione, in modo tanto coinvolgente?
    Alla fine le parole degli esperti del settore  si trasformano da opinioni in verità inoppugnabili e, ne sono sicuro, se Einstein venisse in televisione a spiegare  la legge della Relatività criticando le interpretazioni angeliane o Dante prendesse le distanze da Benigni sulle pagine del Venerdì di Repubblica sarebbero presi per cialtroni.
    Un esempio eclatante di filtri cognitivi è la Bibbia cristiana, ovvero l'insieme di Antico Testamento, Nuovo Testamento, Atti degli Apostoli e Lettere di san Paolo
    La Bibbia è quasi in ogni casa, ma quanti di noi l'hanno letta?
    Se chiedete in giro scoprirete che molti hanno letto qualche brano dei Vangeli, pochi la Genesi e praticamente nessuno gli Atti degli Apostoli, l'insieme, degli scritti in cui è raccontata la nascita di Santa Romana Chiesa, ma tutti diranno che sanno perfettamente di che parla la Bibbia.
    Affermazione  assolutamente falsa.
    Non ci credete?
    Incollo di seguito un capitolo, il quinto, degli Atti degli Apostoli (versione CEI - Conferenza Episcopale Italiana 2008) 

    5
    La frode di Anania e Saffìra
    1 Un uomo di nome Anania, con sua moglie Saffìra, vendette un terreno 2e, tenuta per sé, d'accordo con la moglie, una parte del ricavato, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli.3Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? 4Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l'importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio». 5All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. Un grande timore si diffuse in tutti quelli che ascoltavano. 6Si alzarono allora i giovani, lo avvolsero, lo portarono fuori e lo seppellirono.
    7Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò sua moglie, ignara dell'accaduto. 8Pietro le chiese: «Dimmi: è a questo prezzo che avete venduto il campo?». Ed ella rispose: «Sì, a questo prezzo». 9Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per mettere alla prova lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta quelli che hanno seppellito tuo marito: porteranno via anche te». 10Ella all'istante cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta, la portarono fuori e la seppellirono accanto a suo marito. 11Un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in tutti quelli che venivano a sapere queste cose.



    Non so se avete capito: in questo capitolo, il quinto dei 28 che compongono gli Atti degli Apostoli si racconta di due coniugi che, per dare del denaro a Pietro, vendono un terreno di loro proprietà.
    Nascondono la metà del ricavato, e metà la mettono "ai piedi degli apostoli", ma a Pietro non basta, vuole anche il resto e quando Anania e Saffira (i due sposi) negano di avere altri soldi a disposizione, si indispettisce per la menzogna, li accusa di avere Satana nel cuore e in qualche  maniera ne provoca la morte.
    L'episodio è così grave da diffondere timore "in tutta la Chiesa e in tutti quelli che venivano a sapere queste cose".

    Ora, sarò pure scemo, ma mi pare proprio che si stia parlando di come il martire Pietro, fondatore della Santa Romana Chiesa, estorcesse del denaro ai fedeli spargendo paura in nome del Signore.
    Ma come? E la misericordia? E il Perdono? E l'ama il prossimo tuo come te stesso? 
    Diciamoci la verità: sembra un racconto dell'orrore, con stregoni, maledizioni ed incantesimi. Un racconto che non suscita né gioia né speranza per il Paradiso, ma terrenissima  paura di forze per noi oscure.
    Strano vero?
     Questo episodio è  scritto a chiare lettere nel libro più venduto al mondo, la Sacra Bibbia, Come è possibile che nessuno si sia mai fatto delle domande sul suo significato? Semplice: il quinto capitolo degli Atti degli Apostoli è invisibile.
    E lo rimarrà sin quando qualche autorevole esperto del settore non si prenderà la briga di spiegarcelo con il bonario paternalismo di Pietro Angela o l'irresistibile simpatia di Benigni.


    martedì 1 dicembre 2015

    LE CINQUE REALIZZAZIONI E LA FUGA DAL FEMMINILE

    "Nel cristianesimo si dice che il fondamento della società è la famiglia.
    Nella società moderna si dice che è l'individuo.
    Nella natura è la coppia.
    L'unità per l'essere umano è la coppia.
    La potenza dell'amore si esprime quando ci si annulla l'uno nell'altro."


    Ryu no Kokyu


    Il balcone di mia nonna; è estate, una cinquantina di anni fa.
    Uno scarabeo, si è posato sul vaso di "miseria", quella pianta con le foglie lunghe che cresce anche sui sassi.
    Nel ricordo è d'oro, lo scarabeo, e sembra che mi guardi.
    Mi perdo.
    Dimenticarsi di sé rende invisibili, così almeno la pensavo a quei tempi.
    In cucina mia mamma e mia nonna parlano di cose di donne.
    Sono preoccupate per una coppia di parenti, sposati da anni: -"Lei è una calda"- dice mia nonna -"lui un pole mi'a continuà a chiacchierà..." -
    Che strano.
    La mia generazione è cresciuta con "Comizi d'amore" di Pasolini, con l'immagine di una donna da liberare, sfruttata da un maschio ottuso e da una società che la vuole o mamma o santa o puttana.
    Al riparo da orecchie maschili, dimentiche di me, mia mamma e mia nonna parlavano tranquillamente e pure con un certo orgoglio, di sessualità femminile.
    Dare della frigida ad una delle donne di casa era un'offesa da lavare col sangue.
    Non sto scherzando: mia nonna, mia mamma e mia zia menavano come carrettieri.
    Boh...forse erano strane loro.
    Non erano molto cattoliche è vero.
    Andavano a messa, e non tutti gli anni, solo per Natale e Pasqua.
    Ma, a ripensarci c'è qualcosa che non mi torna.
    Mi sembra che fossero donne orgogliose della propria femminilità e assai coscienti del loro corpo.
    Forse ricordo male.
    Famiglia di umili origini, la mia, come scriverebbe un appuntato dei carabinieri con ambizioni di scrittore.
    Le donne lavoravano tutte.
    Badavano anche ai figli, alla casa e cucinavano.
    Nessuna di loro pensava di essere una schiava.
    O almeno non l'ho mai sentito dire.
    Oggi la donna ha l'ansia di liberarsi dal giogo della coppia, della famiglia e di auto-affermarsi.
    E ne ha ben ragione.
    Il femminicidio, la violenza psicologica o lo sfruttamento del lavoro femminile non sono certo invenzioni letterarie, ma pure mi ronza qualcosa nelle orecchie, una qualche nota stonata.
    Cinquant'anni fa, nella Livorno della mia infanzia, se mio padre avesse preso a schiaffi mamma, le donne di casa lo avrebbero massacrato a calci e pugni.
    Non andavano mica per il sottile.




    Ho assistito negli ultimi tempi ad una marea di discussioni tra coppie di amici, tutte simili a quelle che avevo con la mia ex moglie.
    Addirittura le stesse parole: "Ho bisogno di respirare, mi soffochi" , "Non ho spazio vitale", "Non sono un buco...."
    Il problema principale è la sensazione di oppressione che avvolge la donna, all'interno della coppia, il suo doversi occupare di tutto e di più, il suo non aver spazio per se stessa, il suo non sentirsi realizzata.
    La coppia è diventata la tomba dell'individualità, e se una donna, già stanca per il superlavoro si sente sottostimata, se non si sente rispettata come persona come può condividere amore, affetto e sesso con il suo uomo?
    Soprattutto il sesso, di cui si parla sin troppo, è divenuto un problema:
    come fa una "donna moderna" dopo aver accompagnato i figli a scuola, aver passato sei-otto ore in ufficio, essersi messa a cucinare diventare improvvisamente amante appassionata?
    "Non sono un Buco!"
    Da un lato l'uomo, dipinto spesso come una specie di bestiolina acefala che vuole solo mettere il pisello da qualche parte, dall'altro la donna che "come fa?"
    Corre di qui, corre di là.... e poi vuoi che diventi di colpo Messalina?
    Ma dai.
    Mia Nonna è morta da parecchi anni.
    Credo che se avesse sentito una giovane moglie dire al marito -"Non sono mica un buco"- l'avrebbe guardata strana e poi avrebbe ribattuto, ridendo: 

    -"Deh! grazie ar Cielo no! Ce n'hai due di bu'i, e pure du belle puppe!"
    Sicuramente era una donna all'antica, direbbe ancora il carabiniere letterato, vissuta in un ambiente particolare.
    Ma a volte mi viene il sospetto che ci sia qualcosa di innaturale, tra di noi, nella maniera di vivere il rapporto di coppia, la famiglia, il rapporto con i figli.




    In natura , anche se pare un paradosso, l'unità fondamentale è la coppia.
    La vita comincia dal due.
    Due cellule si fondono e comincia un processo di sviluppo esponenziale: 2 alle seconda, alla terza, alla quarta..
    Quando si è creato gruppo di 32 cellule si può cominciare a parlare di un essere vivente come lo pensiamo noi, un individuo in nuce.
    La base della vita è la fusione tra due enti.
    Una fusione che avviene per Amore e genera Amore.
    Per noi che ci occupiamo di yoga e che ce la meniamo continuamente con Shiva e Shakti, Yin e Yang e compagnia bella dovrebbe essere un dato di fatto. 



    Parliamo di realizzazione.
    Nel Sanathana Dharma (la filosofia eterna che sta alla base dello yoga) se ne distinguono cinque tipi o livelli che rappresentano cinque diversi gradi di amore tra due esseri:


    sālokya mukti ad esempio significa, condividere lo stesso piano di esistenza , lo stesso mondo, con la divinità, ed è la realizzazione dell'Amore tra gli amici, per dare un'idea Krishna ed Arjuna.


    sāmīpya significa vicinanza con Dio ed è la realizzazione dell'Amore del Servitore per il Signore, Hanuman e Rama.

    sārūpya o meglio īśvara-sārūpya, significa invece avere "le stesse caratteristiche fisiche del Dio, compresi i lineamenti, il numero di braccia, il vestito, ed è la realizzazione dell'Amore tra genitore e Figlio.

    sārsti avere le stesse ricchezze, poteri, potenza del Signore è invece la realizzazione dell'Amore tra coniugi.


    sāyujya o ekatva, la fusione con il divino, è infine la realizzazione dell'Amore tra gli amanti, l'Amore senza vincoli, al di là di ogni limite. L'Amore di Radha e Krishna.

    Ogni livello di realizzazione implica la fusione e l'abbandono in un altro essere.
    Mi pare evidente.
    Per scoprirsi Uno con l'Universo occorre prima imparare a fondersi con altri esseri umani.
    E qui casca l'asino.
    Negli ultimi cinquanta, cento anni le nostre idee sulla coppia, la famiglia, il lavoro, il rapporto genitori figli, si sono completamente trasformate.
    La banalizzazione del lavoro di Freud ha creato dei mostri.
    L'individuo ha diritto alla felicità, ovvio, e questa felicità coinciderebbe con lo sviluppo dell'autostima ed il pieno sviluppo delle proprie possibilità creative.
    Bello e sacrosanto.
    Ma perché la maggior parte delle persone lamenta insicurezza, incapacità di gestire le relazioni, insoddisfazione?
    Secondo le nuove teorie (dall'onto-psicologia, alle costellazioni familiari ecc. ecc.) la colpa è, generalmente, dei genitori, soprattutto della madre.
    Se a cinquant'anni uno si reputa un fallito la colpa non è sua o della sfiga, ma dei suoi vecchi, e deve elaborare un metodo per liberarsi della, sempre devastante, educazione che ha ricevuto.
    Non so se vi rendete conto: i genitori, coloro che ci hanno dato la vita, sono stati trasformati nei nemici primi della nostra realizzazione individuale.
    Sarà anche vero, ma a me pare un pochino innaturale. 



    La chiave per la realizzazione individuale di solito è il lavoro.
    Soprattutto per la donna, che dopo millenni di sfruttamento e di scarsa considerazione, ha il pieno diritto di realizzarsi nel lavoro.
    Cosa sacrosanta, ribadisco.
    Ma aspetta un attimo....
    Se non sbaglio, un tempo il lavoro era uno strumento.
    Cioè si lavorava per garantire a se stessi, al proprio compagno/compagna ai propri figli (e alla propria comunità) la sopravvivenza in un ambiente sicuro e gradevole.
    Si lavorava per assicurarsi una casa e il cibo in maniera da potersi fondere con chi si amava.
    Adesso il lavoro, quando lo si ha...., è la misura della propria capacità di affermarsi, di distinguersi dagli altri e QUINDI (?) di essere felici.



    Lo so che quanto dico apparirà reazionario, cinque anni fa non avrei mai fatto un discorso simile.
    Ma visto che lo sto pensando lo scrivo.
    Facciamo un esempio: una donna si innamora, il suo corpo vuole un figlio dal corpo dell'uomo di cui si è innamorata.
    L'universo intero complotta per farli unire, ma lei rifiuta perché è un ostacolo alla sua carriera (l'esempio vale anche al contrario).
    Vi rendete conto che ci appare normale?
    Nel nostro tempo appare normale che una donna rinunci ad essere madre o un uomo rinunci ad essere padre, per rincorrere il successo professionale.
    Si parla, in questi casi, di scelte sofferte od obbligate (e spesso è vero, la mia ex moglie, danzatrice, dopo la prima figlia restò disoccupata per un anno)
    Ai tempi di mia nonna, nell'ambiente proletario in cui mia nonna viveva, l'amore anche fisico, tra coniugi, e l'amore tra genitori e figli, erano la cosa più importante e lo scopo del lavoro era quello di proteggere questo amore.
    Al giorno d'oggi, a parte i casi in cui è in gioco la sopravvivenza, la realizzazione personale nel lavoro e il prestigio sociale sembrano invece più importanti di tutto, anche dell'amore.
    L'individuo viene prima della coppia.
    E se fosse questo il motivo principe dell'infelicità?

    giovedì 29 ottobre 2015

    I SUONI DELLE DODICI DIMENSIONI

    "Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
    Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...];
    è per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
    Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".
    Babaji di Haidhakhan - "Gorakhvani".




    L'universo del Sanathana Dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) è un universo pluridimensionale, 
    C'è una dimensione fisica, grossolana [che corrisponde al nostro stato di veglia, e sul piano sottile ai sei chakra principali (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia)] e una serie di dimensioni più sottili (8, in genere) sperimentabili dallo yogin dopo la "apertura del chakra dei mille petali", cporta d'accesso alla seconda dimensione, o prima dimensione spirituale.
    Le dimensioni sono viste come luoghi diversi( लोक loka, che vuol dire "stanza", "paese" o खण्ड् khaṇḍ, porzione, frazione, continente) in cui regna una diversa forma della divinità, o पुरुष puruṣa,
    Per giungere prima a  disciogliersi  e poi a riconoscersi in identità con il divino, l'anima dello yogin deve passare da una dimensione all'altra, sperimentando i diversi suoni e le diverse Luci/colori che caratterizzano i vari luoghi.

    Haidakhandeshwari Mataji




    La manifestazione nasce da un suono originario da cui, a cascata, discenderebbero le note (svara) e le lettere dell'alfabeto sanscrito.
    Le singole note e/o sillabe unendosi in frasi costituirebbero i vari mondi e i vari esseri viventi, sia quelli percettibili che quelli non percettibili a livello ordinario.
    Nel viaggio a ritroso verso l'Assoluto, lo yogin, tramite una serie di modificazioni della mente (Mente/Parola/Corpo per essere precisi) chiamate समाधि samādhi, sale di piano in piano, di gradino in gradino, seguendo una particolare "corrente vibrazionale" che, a seconda delle proprie tendenze e delle tecniche che utilizza, percepirà come una serie di diversi "flussi".
    I flussi principali sono rappresentati dai bija mantra aiṃ -  śrīṃ . hrīṃ:

    1) corrente sonora (la Grande madre "Silenzio" corrispondente a Sarasvati, dea del Desiderio e della Musica,  bija mantra aiṃ).

    2) Corrente luminosa (la Grande Madre "Luce", Lakhsmi dea della Gioia e della Prosperità,  bija mantra śrīṃ).

    3) Corrente del vuoto (la Grande "Madre Vuoto", Durga/Uma, la Dea "difficile da Conoscere, bija mantra hrīṃ)



    Shri Mahalakshmi yantra


    Il viaggio a ritroso parte dalla dimensione terrena detta Pinda e arriva sino al regno senza nome, Anami, passando per 7 tappe intermedie, ognuna delle quali è caratterizzata da suoni e luci/colori particolari.
    Il praticante si accorge del momento di passaggio dal mutare del suono interiore, un suono non collegato al respiro né al battito cardiaco, che sembra provenire dall'interno e che si percepisce, allo stato ordinario, semplicemente tappando le orecchie.

    Cominciamo dal corpo fisico:
    nella yoga si parla di cinque guaine, o कोश kośa, legate a diversi livelli coscienziali.
    La prima è la guaina del corpo di carne ed ossa., 
    Il raggiungimento della piena consapevolezza di questa "guaina" dovrebbe corrispondere ad un suono simile al rombo del tuono.
    Il secondo suono (guaina  delle energie) dovrebbe ricordare il rumore delle onde del mare
    Il terzo suono (guaina  mentale) è (dovrebbe essere) simile al tintinnio delle campane.
    Il quarto suono (guaina dell'intuito sovraconscio) è simile allo scorrere dell'acqua di un ruscello.
    il quinto suono, simile al suono del flauto,  avverte il praticante dell'entrata nella prima dimensione spirituale, legata alla cosiddetta "guaina della beatitudine" e a quella che alcuni definiscono "apertura del chakra dei mille petali".
    Il sesto suono (seconda dimensione spirituale, detta Trikuti o Brahmanda, dovrebbe ricordare un vento potente.
    Il settimo suono ( che ci avverte dell'entrata nella terza dimensione spirituale, detta Daswan Swar) è simile al ronzio delle api, o al frinire di grilli e cicale..
    A questo punto l'anima, nel suo viaggio a ritroso verso la "Sorgente Divina, si ritrova al cospetto di Mahakaal, il Guardiano della Porta".
    Il Regno di Mahakaal  è il Deserto Silenzioso,  o il Paese del Vuoto Nero". 
    Non c'è nessun suono, nel Regno di Mahakaal, nè alcun stimolo visivo. Bisogna solo aspettare, tentando di sopravvivere all'angoscia ed al terrore.
    I pochi riescono a superare il Regno del Silenzio,sentono un suono paradisiaco (è il caso di dirlo....) di mille e mille strumenti a corda: è il segnale dell'accesso a Bhanwar Gupha, la "caverna roteante".



    Quindi a grandi linee, per il Sanathana Dharma, il nostro è Universo Musicale, (vedi anche PHURO!) formato da diversi piani, o sfere come direbbe Pitagorica, corrispondenti a diversi livelli vibrazionali.
    C'è un centro, una sorgente da cui le vibrazioni hanno origine.
    Più ci si allontana dal centro e meno alta è la frequenza delle vibrazioni.
    Lo yogin attraverso la pratica del Samadhi può seguire compiere un viaggio a ritroso verso la sorgente, passando di piano in piano.
    Ogni piano è caratterizzato da suoni e da luci/colori particolari percepiti, se si può dire così,  all'esterno.
    Inoltre, in ogni "passaggio di stato", il praticante percepisce suoni interiori (ed effetti luminosi) particolari) che lo informano del livello coscienziale raggiunto. 

    1) Piano fisico, sei chakra - PINDA -  suoni interiori: TUONO, ONDE DEL MARE, CAMPANELLI, ACQUA CHE SCORRE.
    2) primo livello spirituale, chakra dei Mille Petali - ANDA - suono interiore:  FLAUTO; suono "esterno": CAMPANE E CONCHIGLIE.
    3) Secondo livello spirituale - TRIKUTI (le tre montagne dorate) - suono interiore: VENTO; suono "esterno": TUONI E TAMBURI.
    4) Terzo livello spirituale -  DASWAN SWAR (Il lago di nettare) - suono interiore: ronzio di api e frinire di grilli e cicale; suono "esterno": Sarangi (violino) e Sitar (Liuto).
    5) MAHA SUNNA - Deserto Silenzioso.
    6)Quarto livello spirituale -  BHANWAR GUPHA - suono interiore:  melodie di strumenti a corda; suono "esterno": melodie di Bansuri (Flauti).
    7)Quinto livello spirituale - SACH KHAND - musica del Vīṇā (liuto) e del Titti (cornamusa).

    Ci sono poi ( PHURO!) altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA cui corrisponderebbero il Suono originario (HU secondo alcuni, HUM od OM secondo altri) e il "vero nome di Dio".

    Mandala di Mahakala


    Mi rendo conto che  se non si sono mai sperimentati i suoni interiori, ciò che ho scritto apparirà come una bizzarra teoria o come un divertente, fino a un certo punto, gioco della mente.
    Ma sono sicuro che andando a rileggere le parole di maestri indiani come Babaji, Sai Baba o Ramana Maharishi alla luce dell'insegnamento del Sant Mat (Surat Shabda yoga) potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.






    Riprendo il testo del Gorakhvani, J.Amba edizioni, pag. 49 e seguenti dell'edizione italiana senza aggiungere commenti, limitandomi a ricordare che: 
    1)Mahakal è il Guardiano di Maha Sunna, regno del vuoto, del silenzio e dell'oscurità,
    2) Maha Sunna è l'ostacolo da superare per giungere a  Bhanwar Gupha, dove lo yogin vede cinque universi dai colori diversi,
    3) Oltre Bhanwar Gupha, c'è Sach khand, la vera dimora di Shiva in cui si ascolta il suono della vina

    "[...]Guarda attentamente la ruota di Mahakal e le sue strane vie.
    Al Signore della Morte non importa della bellezza, della vecchiaia, né della giovinezza o dell'infanzia.
    Lui gira la sua ruota e distrugge tutti.[...] Ma quello vicino al centro viene risparmiato.
    [...]Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal.
    [...] Shri Narad è venuto sul palco con la sua vina a cantare per Gorakh.
    [...]Guarda Kamalo[...]  Per la mia grazia Kamalo.Ora guarda i colori di tutti.
    [...]Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
    Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...]
    [...]E' per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
    Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".

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