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MA ALLORA COS'È LO YOGA?

Sabato scorso eravamo a Bassano, alla "Casa del Tempo", per presentare un corso di Tantra. bella atmosfera e bellissima gente. A un certo punto una ragazza, una insegnante a giudicare dalla postura e dalla preparazione filosofica; mi ha fatto una domanda che mi ha messo in imbarazzo: -" Tantra Rosso o Tantra Bianco?" - Sono sempre a disagio quando mi chiedono di discriminare tra correnti o discipline che, per me, sono solo etichette appiccicate:  -" Mano destra o Mano sinistra? "- " Advaita   Vedanta o tantra? "- "Tantra Rosso o Tantra Bianco ?" . -" Boh ?"- mi verrebbe da rispondere, ma capisco, anche se non sono d'accordo, che quella di dare nomi diverse a questa o quella branca dello Yoga è, ai nostri tempi, quasi una necessità. Alcune domande, almeno per ciò che mi hanno insegnato, mi paiono prive di senso: il tantrismo del Kashmir ad esempio è per definizione advaita (non duale) e vedanta (frutto dei

LA LEGGENDA DELLO YOGA KURUNTA E KRISHNARAJA WADIYAR

Mi hanno appena mandato il link di un articolo nel quale, per confutare alcune tesi che avevo espresso nel mio post sull' ASHTANGA YOGA  , si parlava dello Yoga Kurunta e di alcune antiche pergamente che Pattabhi Jois creatore dello Ashtanga Yoga, avrebbe trovato  a Calcutta. L'ho trovato bellissimo!, sia l'articolo che, soprattutto, l'emergere di  questa voglia di discutere, confrontarsi e scambiare opinioni. La condivisione delle proprie esperienze e della propria erudizione, è, per me,  uno dei fondamenti della pratica Yoga. Lo Yoga, per come lo intendo io, è Libertà, e lo scambio di opinioni ed informazioni è, sempre secondo me, un brillante antidoto contro  la tentazione di creare chiese (ne abbiamo già abbastanza...) e di scambiare per templi i sepolcri imbiancati. L'articolo su Kurunta (Vedi QUI ) bello e interessante, mi ha stimolato una serie di riflessioni e ricerche che mi pare giusto condividere sul Web. La prima cosa che mi è venuta in mente

LO STRANO CASO DI DOTTOR YOGA E MISTER EGO

UNA DISCUSSIONE SURREALE Qualche giorno fa ho scritto, per i miei allievi dei Corsi di formazione di  Padova e La Spezia un testo sulla Vyayama Vidya. Come faccio spesso ho deciso di condividerne una parte sul Web, " Ashtanga Yoga non è Yoga " e, con mia grande sorpresa,   il  post ha innescato una serie di discussioni accesissime, valanghe di commenti, decine di messaggi in privato e qualche (un paio) telefonata stizzit a. Alcuni (pochi) praticanti di Ashtanga Yoga si sono offesi per il mio accostare le tecniche insegnate da Patthabi Jois alla Vyayama Vidya, la millenaria, e nobile, Arte della Ginnastica Indiana e l'evidenziare le differenze tra questa (la Vyayama Vidya) e lo Yoga, inteso come pratica del Samadhi finalizzata all'Illuminazione. La diatriba mi è parsa subito surreale. 1) Perché non avevo  nessuna intenzione di denigrare i praticanti e gli insegnanti di Ashtanga Yoga. Per me che  sono ginnasta e danzatore, definire Patthabi Jois un

ASHTANGA YOGA NON È YOGA

Mi piace guardare i video delle sequenze di Ashtanga Yoga. Su YouTube se ne trovano trovano moltissimi. A volte sono lezioni di gruppo, alcune condotte da Patthabi Jois (il creatore dello Ashtanga Yoga) in persona. Altre sono delle dimostrazioni di singoli insegnanti e praticanti. Le sequenze (alcune assai impegnative) sono bellissime e i performer sono, solitamente, assai aitanti e muscolosi. Penso che la grande diffusione che stanno avendo in occidente Ashtanga Yoga e derivati (Power Yoga, Acro Yoga ecc.) sia una buona cosa. Anzi ottima. Ma credo anche sia importante chiarire che non si tratta di "Yoga", ma di un'altra disciplina, chiamata dagli indiani Vyayama Vidia (sanscrito   व्यायाम   विद्या   -  vyāyāma vidyā ) o Yogya (sanscrito  योग्य yogya ). Lo Yoga , così come ci è pervenuto dai Veda, dalle Upanishad, dai Purana e dai poemi epici indiani (Mahabaratha e Ramayana) è una disciplina che ha il fine di svelare al praticante la sua identità con l'U

SHAMATHA, L'OBLIO E GLI OTTO RIMEDI DEL BUDDHA

Shamatha (शमथ śamatha), Scinè e Rujing sono parole che in Sanscrito, in tibetano e in cinese indicano la stessa cosa: uno stato psicofisico di piacevole   rilassamento attivo , nel  quale immergersi prima di praticare lo Yoga o le tecniche psicofisiche cinesi (Qi Gong Nei dan e Taiji Quan, per esempio). In genere nelle scuole di Yoga se ne parla poco, e se qualche allievo zelante ne chiede notizie si risponde con il sorriso buddhico d'ordinanza (che non fa mai male) o con dei gran giri di parole vuote. La ragione del silenzio che circonda Shanmatha è semplice assai:  parlarne con chiarezza  significherebbe rischiare di urtare la sensibilità di molti praticanti, e di vedere, ahimè, ridotto drasticamente il numero di allievi. Descrivere Shamatha a parole è difficile. Qualcuno lo traduce con  Quiete, altri con Silenzio Interiore. Gli Hathayogin usano al suo posto la parola Sukha ("piacere", "delizia" ), ma la triste verità è che Shamatha si può so