martedì 9 gennaio 2018

ESTASI E CONOSCENZA - SOGNI LUCIDI



L’INVERSIONE DELL’ACQUA E DEL FUOCO
Sogni lucidi
(tratto da "Estasi e Conoscenza",di Paolo Proietti e Laura Nalin. Edizioni Aldenia, Firenze 2018)

“In alto la dimora del Fuoco.
In basso la dimora dell’Acqua.”
(Morihei Ueshiba)



Rimasi in contatto con i monaci Gelugpa fino al 2000, poi più niente, sparirono dalla mia vita improvvisamente, così come vi erano entrati. Mi dissero che Dhosam era stato nominato Ghesce[1] e si era trasferito in un monastero in Vermont. Di Jinpa non ho più avuto notizie.
Nel 2010 feci un sogno strano, un sogno lucido. Era stato Jinpa, nel 1996, ad insegnarmi a distinguere i “Sogni Veri”, come li chiamava lui, dai frutti dell’immaginazione: quando sei testimone e attore del sogno e puoi vedere te stesso come fossi il protagonista di un film puoi star sicuro che si tratta di una fantasia ricostruita dalla mente. Se hai invece una percezione di te stesso come nel mondo di veglia si tratta di un ricordo o, comunque, di un qualcosa che può rivelarsi importante per il tuo cammino spirituale.
Nel mio sogno ero lucido, sapevo di sognare, ma, come nella vita ordinaria, potevo vedere di me stesso, abbassando lo sguardo, solo il naso, le braccia, e la parte davanti del corpo. Ero vestito come un monaco tibetano e mi stavo inerpicando su un sentiero di montagna insieme ad una ragazzina, anche lei con la tunica amaranto. Non sembrava tibetana.
Aveva la pelle scura, ma i lineamenti erano quelli delle donne Thai, con le labbra carnose, gli zigomi alti e gli occhi grandi e scuri. I capelli erano ricci, e scomposti, cosa che nel sogno mi sembrava normale, ma, a ripensarci era parecchio bizzarra (quando mai si è vista una orientale con i riccioli?). Stavamo scherzando in una lingua che non conosco. La terra era rossastra, e anche le rocce. Arrivati all’entrata di una grotta, sento i lamenti del nostro maestro (nel sogno sapevo che era lui) e qui il ricordo si fa confuso. Qualcuno lo aveva ferito, c’era un coltello, strano, con la lama larga e ricurva. Il mio io di sogno era furibondo. Prendo il coltello e colpisco una roccia che, a sorpresa si apre in due come un’ostrica. Dentro ci sono le immagini di noi tre, il maestro, la ragazza ed io, nelle vite precedenti, sempre insieme. Il maestro a volte aveva la barba bianca e i capelli lunghi come i guru dei santini, altre era calvo, ma era sempre lo stesso. Ricordo di aver sentito degli spari. Esco dalla grotta e mi trovo davanti un sacco di soldati vestiti come gli esploratori dei fumetti dell’Uomo Mascherato. Parlano in inglese. Distinguo le parole Young Husband, giovane marito. Sparano. L’ultima immagine che ho prima di svegliarmi è quella di una specie di castello con le mura bianche e i tetti rossi.
A quei tempi seguivo gli insegnamenti dell’Advaita Vedanta sotto la guida di Premadharma, un personaggio stravagante, amico personale dello Śaṅkarācārya[2] di Kanci. Lo definivo “il mio riferimento”, come si usava dire allora. Gli telefonai per raccontargli il sogno e lui dopo avermi fatto la solita ramanzina - “le vite presenti e passate sono un’apparenza fenomenica… I sogni non esistono…L’unica realtà è il Brahman…mantieni stabilmente la mente sul Brahman…” - mi disse che, quando avrebbe trovato il tempo, mi avrebbe scritto. La mail arrivò dopo un paio di giorni. Le parole di PD erano, come sempre bellissime, ma non certo di immediata comprensione:
- “Si usava un tempo legare un fratello e una sorella per la vita. “- scriveva Premadharma - “Si attuava l'inversione fra fuoco e acqua.
Era uno dei primi passi per la completezza.
Ma solo se questa completezza doveva essere applicata.
Era un evento raro.
Attuare l'inversione.
Essere acqua, trovarne l'essenza acciaio, tornare alla madre e da questa al padre.
E questo si dissolve verso l'alto per tornare come acqua.
Il cerchio è perfezione, è punto.
Lo percorro in un senso o nell'altro.
Se sei il cerchio sei il centro.
Se sei il centro sei il cerchio.
Non c'è "una" via, ci sono tutte le vie sul cerchio.
La spada serve per entrare nel cerchio dove non serve più alcuna spada.
Sguaino la spada, non cerco il suo bersaglio, non sono l'artefice del movimento, è la spada che mi muove, è la spada che è uscita dal fodero.
E' nel cerchio che crea che mi trovo, uscire ed entrare dal fodero.
L'inizio e la fine coincidono, nel loro coincidere "giace" l'intero universo lungo il cerchio creato.
La spada entra nel fodero. La spada esce dal fodero.
Da quell'unico fodero escono mille spade.
Quell'unica spada entra in mille foderi.
L'uno e il molteplice.
Eppure sono una spada e un fodero nel presente.
E sono sempre uno in ogni presente.
Nel divenire essi sono mille e mille che si incontrano tutti non a caso.
Ma sono sempre la spada, fatta di un'anima e di un fodero.” –



IL GIOVANE MARITO E IL MASSACRO DI GURU
L’ipotesi della reincarnazione

“La spada entra nel fodero. La spada esce dal fodero.
Da quell'unico fodero escono mille spade.
Quell'unica spada entra in mille foderi.”
(Premadharma, maggio 2010)



Se la vita “è il sogno sognato da un dio che dorme”, come dicono i poeti indiani, le vere o presunte vite precedenti sono un sogno al quadrato. Perdere tempo ed energie ad inseguire improbabili tracce di esistenze passate, per un ricercatore, è attività inutile, se non dannosa. L’ho sempre detto ai miei allievi, però la ragazzina con i capelli ricci, la conchiglia delle incarnazioni e il castello bianco continuavano a graffiarmi le sinapsi. Feci una ricerca immagini su Google, Tibet + castello, e, lo so che può sembrare assurdo, trovai immediatamente la fortezza bianca con i tetti rossi che avevo sognato: il Gyantse Dzong, o Fortezza di Gyantse. Ero emozionato, in barba all’atteggiamento distaccato che mi aveva suggerito di assumere PD, e quando lessi la storia del Castello Bianco cominciai a dondolarmi sulla sedia come un bimbo che sta per aprire i regali di natale.

Nel 1904 le truppe anglo-indiane agli ordini di Francis Edward Younghusband (Young Husband!) erano entrati in Tibet, avevano occupato il Gyantse Dzong e prima di marciare verso Lhasa avevano pensato bene di massacrare migliaia di monaci tibetani.
Quando, continuando le ricerche scoprii che la guardia scelta di Younghusband era formata da Gurkha nepalesi, e che molti monaci erano stati sgozzati con i loro Kukri, gli strani coltelli dalla lama ricurva uguali uguali a quello del mio sogno, non ebbi più dubbi.
I ricordi di vite precedenti, i déjà vu, le precognizioni possono essere spiegate in decine di maniere diverse, senza bisogno di aggrapparsi al paranormale o al Misticismo Quantico tanto di moda ai nostri tempi. Forse avevo visto e dimenticato qualche documentario da bambino, o magari avevo sfogliato distrattamente qualche rivista tipo “Storia Illustrata” che parlava del “massacro di Guru” (nome con cui sono ricordate le gesta di Younghusband), ma in quel momento ero intimamente convinto di essere la reincarnazione di un monaco tantrico ucciso nel 1904.
Quando sfioriamo la dimensione magica si entra in uno stato alterato. Una semplice assonanza di parole, o un vago sentore di familiarità si trasforma in coincidenza significativa e tutti gli eventi singolari, strani o inspiegabili che la mente bambina ha accatastato nella memoria in attesa di risposte, improvvisamente si legano tra di loro seguendo una logica che, magari solo per noi, assume l’aspetto della verità incontrovertibile.
Ma la ragazzina con i ricci e la faccia da dea birmana che fine aveva fatto?
- “Si usava un tempo legare un fratello e una sorella per la vita. “-  aveva scritto PD - “Si attuava l'inversione fra fuoco e acqua. Era uno dei primi passi per la completezza. Ma solo se questa completezza doveva essere applicata. Era un evento raro. ”-






[1] Il termine Ghesce indica un maestro di Dharma. In tibetano significa «dottore in studi buddhisti», ed è comunemente usato nella scuola Gelugpa. Considerato il più alto titolo di studio possibile, viene conseguito dopo quindici o venticinque anni di studio, secondo la specializzazione che il candidato desidera conseguire. Comprende tre livelli: Dorampa, Tsogrampa e Lharampa.
[2] Śaṅkarācārya, "maestro Shankara", è il titolo con il quale sono chiamati i capi dei quattro monasteri che la tradizione Advaita vuole fondati da Adi Shankara e per tale motivo considerati le più alte autorità spirituali dell'Induismo.
Il primo Shankaracharya della storia fu - secondo la tradizione induista - lo stesso Adi Shankara che fondò in India quattro monasteri (detti matha o mutt) in corrispondenza dei quattro punti cardinali:
A nord il monastero di Joshimath detto Jyotish Peetham o Uttaramnaya matha “monastero del nord");
A est il monastero di Puri detto Govardhan Peetham o Purvamnaya matha “monastero dell'est");
A ovest il monastero di Dwarka detto Sharada Peetham o Paschimamnaya matha ("monastero dell'ovest");
A sud il monastero di Sringeri detto anch'esso Sharada Peetham o Dakshinamnaya matha (“monastero del sud").
A questi quattro monasteri originari si è aggiunto in seguito quello di Kanchi dove, secondo la tradizione locale, sarebbe morto Adi Shankara.

lunedì 8 gennaio 2018

ESTASI E CONOSCENZA: L'INIZIO DEL VIAGGIO


"L'inizio del viaggio", tratto da Estasi e Conoscenza, il Ruolo della Donna nel Tantra, Edizioni Aldenia, Firenze 2018.



LA DEA
L’inizio del Viaggio

"Non c'è più giorno per me, né notte. 
Ho ridato il sonno a Colei cui apparteneva.                
Ho mandato il sonno a dormire per sempre. 
Amo la Tua oscura bellezza,
Il battito del Tuo cuore, i capelli arruffati,
Ti amo e ti venero"           
(Ramprasad Sen)



La prima volta che sono morto avevo un anno e mezzo.
Forse due.
All’improvviso ho smesso di respirare.
Il babbo era fuori, a Roma.
Mamma andò a bussare ai vicini, disperata.
Ci hanno portato all'ospedale di Livorno.
Una suora l'ha abbracciata e ha cominciato a dirle che era giovane, che le vie della Provvidenza sono infinite, che i bambini sono angeli... e tutte le altre banalità che si tirano fuori quando la disperazione rischia di mutarsi in rivolta contro un Dio troppo lontano.
Di colpo mi sono messo a piangere: il pianto della fame, diceva mamma quando raccontava la storia.
 “Quelle cose lì” cominciarono subito dopo.
Mi mettevo a fissare le conchiglie o i gusci delle chiocciole di mare e andavo nella spirale per dieci, venti...cento volte, finché non girava tutto. Allora mi lasciavo cascare a terra, e si faceva buio.
Dopo stavo alla grande, pieno di un'energia morbida che non sapevo chiamare per nome. L'aria era più densa e anche i colori. Le cose invece quasi si scioglievano.
Per me era una cosa normale: mi piaceva sentire le mani che entravano e uscivano dal materasso, dai muri o dal tavolo di formica gialla che stava in cucina.
Mi metteva lì sopra, mamma, quando strusciava per terra.

Quando ho cominciato ad andare a scuola maestre e compagni mi hanno convinto che i miei stati di alterazione, le visioni e i sogni premonitori non erano cose normali. Poi, per fortuna, è venuto lo yoga, e ho scoperto che non ero morto, ma avevo vissuto un’esperienza che viene detta samādhi e “Quelle cose lì” erano fenomeni tutto sommato comuni, normali conseguenze dell’esperienza.
Samādhi è il sentirsi uno con l'universo e il percepire come tutti gli eventi si pieghino al volere di una potenza sconosciuta che ti sta indicando una strada, “quella” strada.
Samādhi è l’esperienza straordinaria che confonde e trasforma la mente. 
A volte è il risultato di esercizi, di pratiche ascetiche o dell’assunzione di droghe.  Altre accade, così senza motivo.
D’improvviso gli oggetti esterni ci paiono essere più luminosi, i colori più vivi, le piante sembrano crescere più velocemente e sembra che lo facciano solo per mostrarti la loro Bellezza.
Accade di pensare ad un animale o ad una persona ed ecco che compaiono. 
I testi sacri ci sembrano improvvisamente chiari (e lo sono!) e si indovinano tracce e coincidenze che agli altri sembrano oscure. 
Chiudendo gli occhi figure meravigliose e coloratissime compaiono nella nostra mente e visualizzando una Dea o una figura mitica essa appare come fosse reale. 
Il samādhi (“questo samādhi”) è la  fase "caleidoscopica" della pratica,  la meraviglia del mondo creato dalla Dea che si palesa davanti ai nostri occhi. 
Tutto è meraviglioso e si ha l'idea di aver compreso in un istante tutto ciò che c'è da comprendere.  Questi stati sono spesso temporanei. 
Può accadere che non tornino neppure più e ne resti solo il ricordo. 
Da alcuni il ricordo è conservato come un segreto tesoro, da altri è trasformato in una sorta di nevrosi da "paradiso perduto" e la vita si trasforma in un'accanita ricerca di quello stato di beatitudine. 
Nel Tantra si dice sia possibile - una volta che si sia esperito il samādhi in coppia, facendo l’amore – vivere per sempre in uno stato di estasi, una dimensione di beatitudine che i Tibetani chiamano Terra Pura.
I primi approcci con gli insegnamenti tantrici li ho avuti negli anni ’70, grazie agli Orange di Osho (che si chiamava ancora Bhagwan Shree Rajneesh) e ad una discepola di Babaji di Haidakhan, ma è stato con il Buddismo tibetano, che penso di aver compreso cosa sia, davvero, il Tantra. Nonostante ciò che si crede, quando si va in profondità, non c’è alcuna differenza sostanziale tra il Tantra induista e il tantrismo del Tibet. Spesso anche i nomi sono gli stessi: Śiva è uno dei protettori degli insegnamenti, e le tecniche sessuali si chiamano Tantra di Viṣṇu.
Quando sono stato iniziato alla via della Dea dai monaci Gelugpa, avevo già trentasei anni. Non ero buddista, né induista. Non lo sono neppure adesso. Non ho mai aderito a nessun credo religioso, se devo dire la verità, e non ho mai cercato Dio, pensavo fosse ovunque, qui ed ora. Non ho nemmeno mai cercato un guru. In fin dei conti non ho mai cercato niente, ma ho vissuto per anni come uno “straniero in terra straniera”.
Quella di essere altro da me o di essere stato altro da me, è una sensazione che mi accompagna da sempre, ma non mi piace parlare di reincarnazione. Spesso chi è insoddisfatto della propria esistenza trova rifugio in ricordi letti sui libri e si crea vite passate terribili o meravigliose. Credere che si è morti re, eroi, maghi o assassini rende meno noiosa la vita quotidiana.
Con i monaci mi ritrovai subito a casa. Li avevo incontrati a Roma. Facevo spettacoli, allora, e mi avevano chiesto di danzare durante una sfilata di moda. Filena, la regista, aveva proposto di rasarmi a zero, e a me era sembrata una buona idea.
Se si è abituati a portare i capelli lunghi, con la testa nuda ci si sente pulcini bagnati. Per superare l'imbarazzo andai a passeggiare per via Cola di Rienzo, in centro e, quasi subito, incrociai tre monaci tibetani[1] con tanto di tunica amaranto e mala al collo.
  - “What are you doing dressed like this? “- mi disse il più anziano dei tre - “it's funny! “-
Gli altri due ridevano come scemi. Hanno un senso dell'umorismo particolare i tibetani.
- “Where is your tunic?” -
Salutai a mani giunte e cambiai strada. Tre mesi dopo ero in ritiro insieme ad altri 11 occidentali, e Lobsang Jinpa, Lobsang Dhosam e Puntsok, il thailandese, erano i miei istruttori.
Fu quando ci iniziarono al mantra di Tārā Verde che scoprii che la Dea è una donna, in carne ed ossa. Tārā, la “Madre di tutti i Buddha”, è l'energia creativa dell'Universo. Per gli indiani è una delle dieci forme della Dea, le Mahāvidyā, i Tibetani la chiamano Dölma e pensano abbia il vezzo di scendere sulla terra, in forma umana, anche due o tre volte ogni era.
La prima “Donna/Dea”, ci raccontò Jinpa, fu Yeshe Dawa, la “Saggezza della Luna”, vissuta migliaia di anni prima di Shakyamuni. Anche allora, ci raccontò Jinpa, c'era un Buddha, uno yogin illuminato, che girava paesi e città per insegnare la legge del Dharma: lo chiamavano Tonyo o Toyon Dorge. Yeshe era una sua allieva.
Si dice fosse così bella che “il vento si fermava per guardarla e la sua voce era così dolce che gli dei scendevano dai cieli per goderne”.
Il suo nome si sparse nei tre mondi e attorno ai fuochi, nelle sere d'estate, se ne cantavano le gesta. Si sussurrava fosse un'illuminata, ma una Buddha femmina non si era mai vista e un po' per abitudine, un po' per interesse, si insegnava che solo incarnandosi nel corpo di un uomo ci si potesse liberare dal samsara, la catena delle rinascite, e guadagnarsi i gradi di “illuminato”. Preti e yogin si riunirono per discutere il da farsi. Cercarono nei libri antichi, ascoltarono gli oracoli, lessero gli astri ed evocarono gli antenati. Alla fine trovarono una soluzione. Il più anziano andò da Yeshe, si inginocchiò e le parlò così:
- “Oh saggia Yeshe! 
Luminosa come la falce della Luna e infinita, come l'Oceano Senza Sponde.
Se solo tu fossi uomo!
Un nuovo Buddha camminerebbe assieme a noi per la felicità di tutte le creature.
Ti scongiuriamo!
Va in una grotta, siediti e rivolgi la tua mente al bene degli esseri senzienti.
Mutati in un maschio.
Oppure prega che, nella prossima vita, tu possa indossare vesti virili.
Solo chi ha essenza maschile può essere un Buddha! “-

“Saggezza della Luna” stette in silenzio per un bel po'. Poi sorrise, col sorriso di una Dea, e unì le dita nel gesto della conoscenza:
- “Ti ringrazio, ma temo che le tue parole siano frutto di un errore.
Se guardo, con gli occhi del cuore, non riesco a trovare, nell'Universo intero, un solo uomo.
E neppure una donna.
Sono solo forme, diverse tra loro quanto l'onda e l'acqua.
È vero, molti sono i Buddha che han scelto di discendere come uomo, ma sono forse i peli sulle guance a far sbocciare il loto del Nirvana?
No, mi spiace, non farò sacrifici agli dei per assumere forma maschile.
Per il bene degli esseri senzienti, rinascerò mille e mille volte ancora in un corpo di donna, fino alla fine dei tempi” –

Da allora la Dea in ogni epoca discende sulla Terra per dare forma fisica, insieme, all’Estasi e alla Conoscenza.
- “She's a Woman” - disse Jinpa, è una donna la Dea, ma è anche uno strumento per il meditante, un “Ydam” (ishtadevata in sanscrito), che dorme nello spazio segreto del cuore delle nostre compagne. Risvegliarlo significa entrare, insieme, in una dimensione non ordinaria, la Terra della Beatitudine. Così almeno dicono i testi antichi. Molti credono si tratti di leggende, favole nate dalla fantasia di anonimi cantastorie addolciti dal vino e dal tramonto. Lo credevo anch’io, fino a pochi anni fa.





[1] Vedi “Tantra, la via del sesso”, Edizioni Aldenia, Firenze 2015

sabato 6 gennaio 2018

ESTASI E CONOSCENZA, IL RUOLO DELLA DONNA NEL TANTRA. PREFAZIONE



Siamo in ritardo di due mesi, ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
"Estasi e Conoscenza", il libro sul Tantra che abbiamo scritto insieme, la prossima settimana sarà in libreria.
Un parto faticoso, ma nel rileggere la copia di prova che ci ha mandato l'editore,  pensiamo proprio che ne sia valsa la pena.
Ci siamo commossi, ma, si sa,"ogni scarafone è bello a mamma soja". I genitori, quando non li massacrano, sono assai indulgenti con i propri figli.
Per festeggiare l'avvenimento (nuovo anno nuovo libro!) abbiamo deciso di pubblicarne, in anteprima, i capitoli iniziali.
Ogni giorno, da adesso fino alla data effettiva di pubblicazione, posteremo un capitolo del libro, nella speranza che le nostre parole e le nostre storie smuovano in chi legge le stesse emozioni che abbiamo provato noi nello scriverle. 
Buon Anno!
Un sorriso,
Laura & Paolo.



PREFAZIONE
“Coloro che sanno realizzano Amore, 
Solo così la Vita è degna d'esser vissuta […]
Non rifiutare mai l'offerta d'Amore, dice la Legge.”
(Chandogya Upanishad, XIII khanda) 

- “Si passa più tempo a pensare a cosa accadrà dopo la vita che a viverla, la vita”- diceva la coreografa Martha Graham.
Triste, ma vero.
L’Uomo tanto è ossessionato dalla paura della morte e di ciò che dopo la morte l’aspetta, da dimenticarsi di essere nato per danzare la vita.
Prigionieri dell’angoscia cerchiamo, disperatamente, nei preti, nelle chiese e nelle fantasie letterarie, quella risposta facile, facile, che, da sempre, risuona nel nostro cuore, nel sangue, nelle viscere: una volta nato chi può evitare di sparire per sempre?
Se nasci muori.
Lo sappiamo dall’inizio dei tempi, da quando il primo uomo ha aperto la bocca per dire “Io”, eppure la morte continua a terrorizzarci.
E se fosse una scusa? Se ciò che ci spaventa davvero fosse la Vita?

Non ho provato dolore quando sono morti i miei.  Vuoto, questo sì, ma anche tenerezza, tanta tenerezza.
Quando arriva, la morte, è sempre diversa da come te l’aspetti. L’Amore no, l’Amore tra una donna e un uomo intendo. Quando arriva lo riconosci subito, ha il sapore dei sogni di bambino, della favole a lieto fine, dei brividi che ti vengono d’estate, al tramonto, non sai se per il salmastro che ti graffia la pelle o per lo spettacolo del mare in fiamme.
La vita, dice la Chandogya Upanishad (uno dei libri più antichi del mondo), è degna di essere vissuta solo se si realizza Amore, e rifiutare Amore significa andar contro alla Legge, come se l’Universo stesso si nutrisse della Bellezza che nasce nel cuore degli Amanti.
Il problema è che l’Amore finisce, e il ricordo della gioia perduta rende il passo pesante e il sorriso tirato. Si sa: “le cose belle durano poco”, “niente è eterno”, “l’unica realtà è l’impermanenza”, “l’amore eterno non esiste” ecc. ecc. ecc…
E se così non fosse? Nel tantrismo si parla spesso di una terra misteriosa chiamata Uttarakuru, i cui abitanti vivono, l’uno per l’altra, nella Beatitudine Suprema per diecimila anni. Passano la vita a far l’amore, a cantare e a danzare per ringraziare gli dei della gioia loro concessa.
Poi Garuda, la grande aquila, annunciata dal rombo di mille tuoni, scende dal Cielo più alto, li invita a salire sulla sua schiena poderosa, e li accompagna sulla vetta del Monte Meru.
Una leggenda, come quelle di Shambala o del Paradiso Perduto ma secondo noi dietro ogni mito, ogni leggenda si nasconde un fondamento di verità.
La favola di Uttarakuru, tanto viva nello yoga indo-tibetano, ci suggerisce, forse, che l’Amore degli amanti è una via per la realizzazione, uno dei sentieri che possono portare l’essere umano lontano dall’ansia di incompiutezza che lo affligge.
Quella della Infinita Beatitudine è una terra, irraggiungibile in treno e in aereo, e questo forse vuol mostrarci che la via degli Amanti è difficile da intraprendere. Ma, un momento! Se è così perché ci sentiamo tanto a nostro agio nell’Amore? Perché ci sentiamo a casa?
Non sarà che è la nostra dimora originaria? Non sarà che lo stesso della beatitudine è la nostra condizione naturale?
Se così fosse, non dovremmo andare a cercare luoghi sconosciuti, ma dovremmo capire cosa ci impedisce di sperimentare, qui ed ora, la Gioia infinita di cui narrano i testi tantrici.
 Lo scopo, ambizioso, che Laura ed io ci siamo prefissi quando abbiamo cominciato a scrivere questo libro, il primo di una trilogia sul Tantra e sulla coppia, è proprio questo: trovare e sperimentare un metodo per sciogliere i vincoli che ci impediscono di sperimentare la Felicità senza limiti.
Nella prima parte, LA TERRA DELLA BEATITUDINE, descriveremo le nostre vicende personali, e le coincidenze che ci hanno fatto sperimentare ciò che Laura definisce “la Bolla”, uno stato di grazia che somiglia assai, secondo noi, alla beatitudine di cui si parla nei testi tantrici.

Nella seconda, LA VIA DELLA FELICITÀ - ISTRUZIONI PER L’USO, parleremo invece della teoria della “corda coscienziale”, e delle tecniche Tantriche dell’Ascolto e dell’Accelerazione delle Vibrazioni.

La terza parte, IL SESSO AI TEMPI DELLA BOLLA, sarà invece dedicata alle tecniche sessuali e all’utilizzazione del Piacere, al fine di nutrire e proteggere la Bolla della Beatitudine.

Nella quarta parte, ŚIVA, ŚAKTI E IL MATRIMONIO “VERO”, introdurremo il nostro lavoro sulle “polarità pure”, Śiva e Śakti come archetipi dei principi maschili e femminili.

Nella quinta parte, LA DONNA INTERA, sveleremo, con l’aiuto dei miti tantrici, qual è secondo noi il problema principale, la causa prima del fallimento delle relazioni uomo-donna: l’ignoranza, soprattutto, dell’Uomo, della natura del principio Femminile.

Infine, nella sesta parte, ESERCIZI PER INTEGRAZIONE DEL FEMMINILE, proporremo una serie di pratiche psico–fisiche e di “giochini per la mente” (come li chiama Laura) per prendere confidenza con le Daśa Mahāvidyā, le dieci diverse forme di energia femminile del tantrismo e Laura racconterà le esperienze personali, dieci diverse tappe lungo il cammino per la Consapevolezza.








Un sorriso,
Paolo






venerdì 5 gennaio 2018

MILAREPA, IL CIBO, IL SESSO E LE CREDENZE


-"I Vegani non ciulano!"- ha esordito tempo fa, durante una cena,un mio amico medico.
Ha citato tutta una serie di studi scientifici secondo i quali la carenza di proteine animali abbasserebbero la libido.
-"Mangiare carne rende aggressivi e provoca il tumore"- dicono i miei amici vegani citando, anche loro una serie di studi scientifici. 
Possibile.
Tutto è possibile. tutto e il contrario di tutto.
Le variabili sono tante quanto gli individui, penso a Zhang san Feng, il maestro taoista creatore del Tai Ji Quan, uomo mite e longevo, che si è cibato per tutta la vita di carne cruda, e penso al mio stato di eccitazione  durante  periodo di fondamentalismo dietetico:  per cinque anni mi sono nutrito di frutta, semi e insalata, concedendomi al massimo uno yogurt ogni settimana e  non mi pare proprio che il desiderio ne abbia risentito.

Già, esistono tante variabili quanti sono gli individui, ma dal momento in cui, orfani della passione politica, abbiamo ideologizzato il cibo e il sesso libri, giornali, forum e Blog si sono trasformati in prati sterminati in cui fioriscono le verità ontologiche e le credenze più varie supportate, ovviamente, da "attendibili studi scientifici".

Quelle che dovrebbe essere,secondo logica, libere scelte dettate dai gusti personali, dall'ambito culturale e dalle naturali predisposizioni dell'organismo, si sono trasformate nelle idee fondanti di reti sociali l'una contro l'altra armate.
Se parlo di dieta vegetariana con i fautori della bistecca al sangue rischio di essere trattato come un deficiente (esistono testi autorevoli sul rapporto tra dieta vegetariana e demenza senile!!!) sulla via dell'impotenza sessuale.

Se, come maestro di yoga, dico, ai vegani, che una bistecca ogni tanto ci può stare, sono capaci di mettermi all'indice come divoratore di cadaveri.
Non sto mica esagerando. Per una battuta del genere un paio di anni fa  sono stato praticamente messo alla gogna.
Che roba!

Il mangiare in un modo o nell'altro, il far l'amore in un modo o l'altro (o meglio, il parlarne) viene immediatamente catalogato come giusto e sbagliato, anzi come Bene o Male dai partigiani delle varie teorie.
La nostra è l'epoca delle fazioni.
Nel mio ambito, quello dello yoga, la situazione è diventata paradossale.
Tutti dicono che yoga significa unione e poi ci si divide anche sull'interpretazione di un singolo sutra di un singolo libro.
Si litiga tra vedantini e tantrici, tra tantrici e neo-tantrici, tra vedantini e neo-vedantini, tra Hathayogin e Ashtanghisti.

Poi si prendono i testi antichi, le scritture vediche, vedantiche, tantriche e buddiste, e si mette il cappello su questa o quella citazione per nobilitare le nostre personali credenze ed opinioni.
Alla fine non si più nemmeno cosa c'era scritto davvero sui testi antichi: siamo così occupati a scegliere le traduzioni e i brani che più si avvicinano alle nostre credenze da eliminare, spesso senza avvedercene, tutto ciò che potrebbe metterle in dubbio.

In un certo senso, per ciò che riguarda lo yoga, stiamo riscrivendone la storia in base alle mode e ai movimenti di pensiero più agguerriti.
Visto, ad esempio che  molti maestri  famosi sono vegani o vegetariani, pacifisti, astemi e ritengono ( o dicono di ritenere) che l'assenza di desiderio sessuale sia una prova dell'evoluzione spirituale, la maggior parte delle persone crede che la pratica yoga sia legata all'alimentazione vegetariana, al pacifismo, e alla continenza se non alla castità.

Si tratta di una credenza  che  poggia su valide basi (ovvero le parole di molti maestri considerati illuminati) e devo dire che,a parte la castità, sono tendenzialmente disposto ad abbracciarla, ma  siamo sicuri che sia in sintonia con gli antichi insegnamenti vedici, tantrici o buddisti?


A leggere, ad esempio, Vita di Milarepa, la biografia del più grande yogin tibetano, vengono dei seri dubbi.

Prendo l'edizione Adelphi, a cura di Jacques Bacot. 

Pg. 161:
"Così detto [Peta, la sorella di Milarepa] mi diede il cibo e il vino. 

Mangiai e bevvi e immediatamente la mia intelligenza si rischiarò. Quella sera la mia devozione ne trasse molto vantaggio."

Pgg. 161-162-163:
"Qualche giorno dopo Dresse venne a trovarmi insieme a Peta, portandomi carne, burro rancido, tsampa e molta birra[...] Se ne andarono e io mangiai i buoni cibi che avevano portato[...] le mie vene [nadi], per via dell'uso dei cibi cattivi [si era cibato per mesi di erbe raccolte nel bosco] si erano tutte annodate e non potevano sostenersi. Quindi la birra di Peta le rianimò un poco.
Le offerte di Dzesse 
[Carne, Burro, Tsampa, Farina] finirono per rianimarmi del tutto.
[...]conformemente alle prescrizioni del rotolo di carta [ il rotolo sigillato che gli aveva dato il Lama Marpa e che conteneva delle formule e l'indicazione di mangiare cibi nutrienti, ovvero Carne, Burro, Vino, Birra....] mi sforzai di realizzare le condizioni di corpo, respiro, pensiero.[...] Capii che la via delle inclinazioni sensuali, che è la via dei tantra, non poteva essere una via normale praticata da tutti. [...] Ne ero debitore a Peta e a Dzesse [...]".

Pg. 180:
"Quand'anche io volessi sopprimere la mia virilità non potrei farlo".
 

Ora considerando: 
1)che Milarepa è considerato il più grande yogi tibetano. 
2)che Milarepa è ineluttabilmente buddista. 
3)che il suo lignaggio è quello di Naropa, ovvero dell'iniziazione sessuale, 
mi piacerebbe molto avere un parere dei praticanti di yoga e degli amici vegani  sulle pratiche di Milarepa che, a suo dire, prevedono l'uso di alcolici e l'utilizzazione del desiderio sessuale.

 

martedì 2 gennaio 2018

IO SCRITTORE? MADDAI....


Il 31 dicembre ho pubblicato "L'Arte dello Yoga", il mio tredicesimo libro.
un tomo di 400 pagine formato album fotografico, in cui descrivo, la maniera di assumere una ventina dei principali asana dello Yoga.
Da metà gennaio cominceranno le conferenze di presentazione di "Vestita di Sole: Storie di una Religione inventata".
Secondo i report di Amazon sto vendendo delle copie dei miei libri anche in USA, Inghilterra,Olanda, Nuova Zelanda... Non è male.

Quando, qualche anno fa il mio amico, Marzio Vaglio mi disse, a proposito di alcuni miei articoli sul tantra, "ma perché non ci fai un libro?", mi venne da ridere.
L'idea di fare lo scrittore non mi aveva mai sfiorato, neppure di rimbalzo. 
lavoro sul corpo sin da quando ero bambino e l'idea di passare delle ore davanti alla macchina da scrivere o alla tastiera di un PC, mi sembrava assurda.

E invece eccoci qua.
Ammetto che vedere l'elenco di tutte le pubblicazioni sul mio profilo autore di Amazon mi ha dato un certo piacere,spero che ne dia anche a tutti coloro che mi hanno aiutato e sostenuto in questa che, mio malgrado, insieme all'insegnamento, sta diventando la mia professione.
Grazie!!!

VESTITA DI SOLE. Maddalena, storia di una religione inventata.

Copertina flessibile: 164 pagine.Euro 16
Editore: WriteUp Site (13 novembre 2017)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8885629075 - ISBN-13: 978-8885629073
Maddalena è senza dubbio la donna più misteriosa dell'intero Cristianesimo, e forse dell'intera storia occidentale…”
L'autore
Yogin di fama internazionale, pratica yoga e arti marziali orientali dal 1974. È stato istruito al Mantra Yoga da Lobsang Jinpa e Lobsang Puntsok Dhosam, monaci tibetani della setta Gelugpa. Dal 1979 al 2011 ha lavorato come attore, danzatore e maestro d'armi in teatro, cinema e televisione. Ha partecipato a produzioni del Teatro dell'Opera di Roma, del Teatro alla Scala di Milano, del B.A.M. di New York, della “Bill T.Jones& Art Zane Company”. Dal 2011 si dedica esclusivamente all'insegnamento dello yoga, a cui ha dedicato molti testi. Le sue sequenze di yoga hanno ormai un pubblico mondiale, grazie anche al suo seguitissimo blog.


L'ARTE DELLO YOGA: Asana, Mudra e Vinyasa

Copertina flessibile: 374 pagine. Euro 46,80
Editore: Independently published (29 dicembre 2017)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1976757665 - ISBN-13: 978-1976757662
In questo libro Paolo Proietti, riconosciuto da YOGA ALLIANCE®INTERNATIONAL come uno degli undici più importanti maestri dello Yoga contemporaneo, descrive dettagliatamente la maniera di assumerei i principali asana dello Hathayoga. L'Arte dello Yoga, impreziosito dalle 180 fotografie scattate da Francesca Proietti, è, insieme, un libro d'Arte e un manuale tecnico, utile sia ai praticanti esperti che a coloro che si avvicinano per la prima volta al meraviglioso mondo dello Yoga.





LA DANZA DEGLI DEI: Il Kamasutra e la Dottrina della Vibrazione 

Copertina flessibile: 134 pagine. Euro 12,48
Editore: Independently published
Collana: Tantra
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1973154994 - ISBN-13: 978-1973154990
Il Kāmasūtra è uno dei libri più conosciuti e meno letti della storia della letteratura. Tutti sanno, o dicono di sapere, di cosa tratta, ma coloro che lo hanno letto davvero sono ben pochi (e tra questi, pochissimi sono coloro che posseggono la chiave per interpretarlo. Il Kāmasūtra di Vātsyāyana non è un libro erotico, come si crede comunemente, ma un manuale di Alchimia Interiore. Dietro l'accurata descrizioni delle 64 posizioni e l'elenco delle 64 Arti dell'Amore in cui, secondo l'autore, ogni giovane donna indiana dovrebbe eccellere, si nascondono gli insegnamenti della Dottrina delle Vibrazioni, la vera essenza del Tantra. I corpi degli amanti del Kāmasūtra sono sillabe e note musicali che, sposandosi tra loro, creano frasi, parole, accordi e melodie in grado di indicarci il Sentiero della Beatitudine





IL SEGRETO DELLA SPADA: Frammenti di un insegnamento

Copertina flessibile: 151 pagine. Euro 6,24
Editore: Independently published
Collana: Arte di vivere
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1522019820 - ISBN-13: 978-1522019824
Qualche anno fa, dopo un periodo assai intenso di pratica, meditazione, ma soprattutto lavoro sulla spada, ho cominciato a vivere esperienze psicofisiche particolari. Sarà stata suggestione, o magari qualche strano movimento planetario...chissà, ma pensavo di essere ad un passo dall'illuminazione, dalla dissoluzione del mio piccolo io nell'infinito oceano dell'essere. Pensavo che da un momento all'altro “Paolo” sarebbe scomparso con tutte le sue incertezze, i suoi ricordi, i suoi sogni. Questo stato di non completa aderenza con la realtà durò parecchi mesi, anni forse e ancora oggi, in qualche modo, ne sto pagando le conseguenze. Ho conservato delle tracce scritte di quel periodo. Pensando di scomparire come neve al sole da un momento all'altro, decisi di scrivere per le mie figlie e i miei allievi, un resoconto delle esperienze che mi avevano portato, credevo, a un passo dall'abisso.






LA DIMORA DELL'ACQUA: Appunti di Alchimia interiore taoista

Copertina flessibile: 147 pagine. Euro 6,24
Editore: Independently published
Collana: Arte di vivere
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1522091262 - ISBN-13: 978-1522091264
Ho cominciato ad occuparmi di tecniche psicofisiche taoiste a metà degli anni ’80, quando ero già insegnante di Yoga. Nel 1990, ad Hong Kong e nella China Town di Singapore avevo seguito delle lezioni di Qi Gong e Tàijíquán che mi avevano fatto nascere una serie di dubbi e perplessità sulla qualità degli insegnamenti arrivati in occidente. Ebbi l’impressione che, in genere, nelle forme (Tao Lu) e nelle tecniche che si studiano qui da noi, mancasse qualcosa. Si faceva sempre un gran parlare di Qi, di energia Interiore e di percezioni extrasensoriali legati alla circolazione di questo Qi ma nessuno sembrava in grado di farti sentire di cosa si trattava. Ad Hong Kong quando chiesi a un vecchio cinese di insegnarmi degli esercizi di Qi Gong, per prima cosa mi puntò indice e medio della mano destra al centro della fronte, a una ventina di centimetri di distanza. Sentì una specie di scossa elettrica, leggera, e poi una leggera pressione, piacevole, intermittente. Sembrava che lo spazio tra le sue dita e la mia fronte fosse diventato più denso e che lui riuscisse a comandarlo con la volontà: era il Qi.



WATER'S DWELLING PLACE: Notes of Taoist Inner Alchemy
Copertina flessibile: 149 pagine. Euro 7,70
Editore: Independently published (1 novembre 2017)
Collana: Art of Conscious Living
Lingua: Inglese
ISBN-10: 197316485X - ISBN-13: 978-1973164852









I QUADERNI DI CITRA YOGA: Śīrṣāsana, la verticale sulla testa

Copertina flessibile: 106 pagine. Euro 5,20
Editore: Independently published
Collana: Quaderni Tecnici dello Yoga
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1973356260 - ISBN-13: 978-1973356264
IQuaderni” nascono come materiale didattico riservato, inizialmente, agli allievi di Citra Yoga, la prima scuola italiana di Hathayoga e Mindfulness. Abbiamo deciso di pubblicarli perché pensiamo possano rivelarsi utili per tutti gli appassionati di Yoga e, soprattutto, perché vorremmo confrontarci con altri insegnanti, maestri e praticanti esperti, a prescindere dalle scuole, i lignaggi e le correnti di pensiero cui fanno riferimento. È un arte, lo Yoga, l’Arte dell’essere Umano, e non appartiene a nessuno. Per uno yogin la condivisione delle esperienze, degli studi, delle realizzazioni è quasi una necessità morale, oltre che una necessità pratica: solo dal confronto e dal reciproco donarsi può scaturire la reale conoscenza. Shri Shastri, il medico/sacerdote di Babaji di Haidhakan soleva dire che il Sanatana Dharma, la Filosofia Perenne che sta alla base dello Yoga, non si sa neppure quando sia veramente nato. “È come il sole, il vento e la pioggia”, senza tempo e senza padroni.




KUNDALINI LA DEA SDEGNOSA: Dialoghi sulla Realizzazione

Copertina flessibile: 399 pagine.Euro 10,40
Editore: Independently published
Collana: Arte di Vivere
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1549990764
ISBN-13: 978-1549990762
Che cosa è Kundalini? Veramente può trasformare il corpo, la mente e la visione della realtà? E come si fa a "risvegliarla"? Nel 2007, dopo avermi iniziato all'Advaita Vedanta, Sadananda, uomo dai mille nomi e dalle mille vite, mi suggerì di trascrivere i "dialoghi di istruzione" che avvenivano all'interno dei gruppi di praticanti che frequentavamo a quell'epoca. Il fine dei dialoghi, a detta di Sadananda, era quello di sciogliere i "contenuti psichici" che impedivano agli "aspiranti yogin" la visione del "Reale", in modo da liberarsi dai vincoli sociali, culturali, emotivi e realizzare lo "Stato Naturale" dell'essere umano. Ad un certo punto,a sorpresa, alcuni degli aspiranti che mi erano stati affidati come allievi cominciarono contemporaneamente a vivere delle esperienze che loro stessi definirono "Risveglio di Kundalini". Quello che segue è il resoconto fedele di quelle esperienze e dei dialoghi avvenuti tra il febbraio 2006 e il febbraio 2007. Mi rendo conto che, a causa dell’uso frequente di metafore e simbolismi e dei riferimenti agli effetti di pratiche psicofisiche che nel testo non vengono citate la comprensione di alcune frasi o, addirittura, intere discussioni, può risultare di difficile, se non impossibile, comprensione per i “non addetti ai lavori”,ma credo che la lettura possa comunque essere interessante sia per coloro che fanno o han-no fatto parte di certi gruppi o cenobi, sia per coloro che ne hanno solo una vaga idea, frutto, spesso, di suggestioni letterarie o cinematografiche.


IL SENTIERO DELL'ILLUSIONE: Lo Yoga dell'Advaita Vedanta

Copertina flessibile: 152 pagine. Euro 6,24
Editore: Independently published
Collana: Arte di Vivere
Lingua: Italiano
ISBN-10: 1549534831
ISBN-13: 978-1549534836
Advaita, “non duale”, è una parola sanscrita che oggi, soprattutto negli Usa, va assai di moda. Ci sono in giro un sacco di nuovi guru e Maestri con la “M” maiuscola che parlano della loro “Realizzazione Advaita”, della loro “identificazione con il Vuoto” e via discorrendo. Sembra che improvvisamente il mondo si sia riempito di illuminati, ansiosi di trasmettere agli esseri senzienti il meraviglioso segreto della Beatitudine Eterna che loro hanno, o avrebbero raggiunto, seguendo gli insegnamenti di Śaṅkara,il riformatore dell’Induismo, padre riconosciuto della filosofia chiamata, appunto, Advaita Vedanta.[…] Alla fine mi pare che si faccia una gran confusione e mi sorge il dubbio che molti dei nuovi guru “illuminati” usino l’Advaita Vedanta come un’etichetta per nobilitare alcune loro esperienze personali e convincere loro stessi, prima ancora degli altri, che certi stati di alterazione percettiva da loro vissuti, considerati abbastanza comuni in chi pratica Yoga, siano invece sintomo della loro Realizzazione, ovvero della loro identificazione con la divinità.




THE GODDESS INSIDE ME: Laura, Portrait of a Yoghini

Copertina flessibile: 126 pagine. Euro 31,20
Editore: Independently published
Collana: Portraits
Lingua: Inglese
ISBN-10: 154952822X - ISBN-13: 978-1549528224
Portfolio/Portrait Laura Nalin. Photos by Paolo Proietti. Poems by Shankara Bagawat Pada Laura Nalin (born in 1963), also known as Nalini Devi, is an Italian yoga teacher, painter and performer, who has lived and wored in Brazil, France and Italy. Paolo Proietti (born in 1960), is an italian, yoga teacher, dancer and writer, who worked in Italy, Spain, Hong Kong, Singapore, Thailand, USA..



TANTRA. La via del sesso

Copertina flessibile: 274 pagine. Euro 20,40
Editore: Aldenia Edizioni (22 ottobre 2015)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8896618630 - ISBN-13: 978-8896618639
La Via del Sesso per i tantrici, può diventare la via maestra, la più alta e sublime, per riscoprirsi Uno con l'Universo. Per noi occidentali invece si trasforma spesso in un sentiero tortuoso, pieno di trabocchetti, false piste e botole segrete che non portano da nessuna parte. A giudicare da quel che si legge in giro non è che abbiano tutti i torti: la sublime Via di Eros divino spesso viene degradata a una serie di tecniche per "scopare meglio", "durare di più", "avere più orgasmi", che, insomma...non è che siano cose negative, ma non sono le finalità ultime del Tantra. Il Tantra è il mondo del sentire, del sogno e delle coincidenze significative, e lo sviscerarne, anche parzialmente, i simboli usando la mente razionale rischia di diventare un gioco intellettuale, affascinante, certo, ma pur sempre un gioco. I simboli non si spiegano: vanno lasciati cadere con noncuranza nelle acque dell'inconscio, il lago senza fondo in cui sguazzano i pensieri e le azioni di generazioni senza tempo. Qui vengono accolti, nutriti e riportati alla luce, alla coscienza, dove trasformeranno per sempre la nostra visione del mondo. Un simbolo che non muta la percezione della realtà è senza vita. Bisogna esserci portati al tantrismo. Bisogna essere mossi dal pensiero inconfessabile, che la realtà è diversa da ciò che ci fanno credere. Bisogna essere innamorati, da sempre, senza saperlo, della Dea dai Mille Nomi che si nascondo nel cuore e nelle viscere delle nostre compagne.



HATHA YOGA. La lingua perduta dei veggenti

Copertina flessibile: 216 pagine
Editore: Aldenia Edizioni (14 luglio 2016)
Collana: Percorsi di innovazione
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8896618851 - ISBN-13: 978-8896618851
In questo libro, Paolo Proietti, fondatore con lo psicologo Malcolm Bilotta, della Scuola di Yoga Integrato, analizza dettagliatamente le dodici posizioni della "Serie Rishikesh", la sequenza più famosa dello Hatha Yoga. Con l'aiuto di più di 150 fotografie, ci fornice indicazioni puntuali per la esecuzione di ognuno dei dodici āsana della sequenza, ne sviscera i significati nascosti, le valenze simboliche, i sorprendenti legami con gli astri, per dimostrarci, infine che "Lo Hatha Yoga non è una salubre ginnastica, ma una tecnica tantrica per la trasformazione di Corpo, Parola e Mente".









  


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