lunedì 15 giugno 2020

LA NASCITA DELLO YOGA (SECONDO I SIDDHA DI CHIDAMBARAM)




Un giorno, nella Foresta di Thillay, Vyāghrapāda (व्याघ्र vyāghra=Tigre, पाद pāda=Piede) trovò uno Śiva Liṅga.
Si dirà che oggi di Śiva Liṅga, la pietra a forma di uovo venerata come pene di Śiva, se ne trovano a bizzeffe, di ogni materiale, foggia e dimensioni, ma all'inizio quel nome era riservato ai frammenti di una stella caduta nel fiume Narmada migliaia e migliaia di anni fa.
Pietre rare, insomma.
Vyāghrapāda lo prese come un segno divino e per celebrare l'evento miracoloso pensò di celebrare un rito.
Ci voleva dell'acqua e guarda caso proprio lì vicino c'era una fonte.
Ci volevano anche dei fiori e la foresta ne era piena, ma quando cercò di raccoglierli migliaia e migliaia di api si gettarono su di lui.
Le api indiane sono assai selvagge, e grosse come dita.
Spaventato dai ronzii "Piede di Tigre" optò per una fuga onorevole.
Ma non si diede per vinto: era uno guerriero!
Si mise seduto, calmò mente e respiro e cominciò a recitare il mantra di Śiva: "OṂ NAMAḤ ŚIVĀYA OṂ NAMAḤ ŚIVĀYA OṂ NAMAḤ ŚIVĀYA...".

Si sa che Śiva, che vuol dire "il Benigno", accoglie ogni richiesta dei devoti, anche la più assurda, e visto che Vyāghrapāda, per poter resistere alle punture delle api assassine, chiese zampe, mani e occhi di tigre e il Naṭarāja lo accontentò, donandogli, giacché c'era, anche una bella coda lunga fino a terra.

La cerimonia ebbe inizio, il nostro Yogin cadde in Samadhi ed il Dio della Danza apparve tra gli alberi, mostrando per la prima volta ad un essere umano, i passi della Tāṇḍava, la creazione e della distruzione.




La storiella è intrigante.
Nel luogo dell'apparizione, dove oggi sorge il Tempio di Chidambaram, si riunirono i prima Siddha (Patañjāli, Tirumular, Boghanathar) i creatori dello Haṭḥayoga,la Danza degli Dei, e questo, a me, da un po' da pensare sul reale significato delle api, dei fiori, degli occhi di tigre...
Nella Chāndogya Upaniṣad, la più antica Upaniṣad dei Veda, credo, si parla della Madhu Vidyā, o conoscenza del miele, un insieme di pratiche legate al suono e alla vibrazione.
Le api, per la Chāndogya Upaniṣad, sono le lettere dei Veda, e i fiori sono il risultato da acquisire, la realizzazione, o l'identità con Brahma.
Analizzare tutti i simboli con le nostre menti di occidentali acculturali è pericoloso.
È vero che i Siddha erano esseri umani come noi e che le strutture mentali nostre e dei nostri avi sono assai simili, ma la mente moderna è complicata, tende a cibarsi della suggestione dell'immagine per adornarla di parole lette sui libri.
Loro invece, i Siddha, lavoravano sul corpo e intendevano il corpo come carne, pensiero e spirito insieme.
Ad occhio, se le api sono le parole dei Veda, la storia di Vyāghrapāda ci confonde un po' le idee:
Se i Veda sono la conoscenza e, insieme, la maniera per realizzarla, la conoscenza, perché le lettere con cui sono scritti - le api -ci impediscono di "raccogliere i fiori"?
Non potrebbe essere che la comprensione letterale, intellettuale, sia, ad un certo punto della pratica yoga, da considerarsi un ostacolo?
Che fa Vyāghrapāda per poter cogliere i fiori? 
Si mette a praticare il mantra di Śiva e poi chiede di avere mani, piedi e occhi di tigre.
Non potrebbe essere che sia questo l’insegnamento celato nella storiella di “Piede di Tigre”?
Per ottenere la conoscenza bisogna mutare la percezione visiva e la qualità del movimento riappropriandoci, coscientemente, della nostra natura animale”.




giovedì 11 giugno 2020

PILLOLE DI ZEN: IL MAESTRO DI SPADA E L'INSEGNAMENTO DELL'OTTAVA







NON MENTE NON PENSIERO

"Sebbene nel suo compito non ponga attenzione, 
Sui piccoli campi di montagna, 
Lo spaventapasseri non è posto invano".

Bukkoku Kokushi


Il maestro di spada non brandisce le armi. 
Sacralizza lo spazio, le forme, i colori. 
Lo spadaccino brandisce la spada, il maestro coglie il giusto intervallo di tempo e spazio. 
Il maestro di spada immagina che la vita sia sogno. 
Per lui forme e misure sono per lui sacre.
Il maestro di spada non fa esercizi per riscaldare braccia e polsi: le "sacralizza".
Poggiare la spada per terra con la stessa grazia con cui una farfalla si posa su un fiore. 
Il maestro di spada cerca l’identità con la natura, è questo che definisce “sacro”. 
Non c'è differenza tra il suo roteare la lama e il turbine del vento. 
Poggiare la spada a terra è come pregare.
La creazione del mondo avviene attraverso misure, nomi e forme.
Misure nomi e forme sono sacre. 

INSEGNAMENTI DI TAKUAN SOHO A YAGYU MUNENORI, (1571-1646), SIGNORE DI TAJMA, MAESTRO D'ARME DEL CLAN TOKUGAWA. 


“Il principiante deve praticare la disciplina e poi per realizzare l'immutabile saggezza dovrà percorrere il cammino inverso fino all'inizio, prima del punto di stallo.
C'è una ragione in tutto ciò.
Parlando dell'arte marziale tale ragione sarà così esemplificata:
La mente del principiante che nulla sa della corretta posizione del corpo o del modo di tenere la spada sarà ibera da condizionamenti.
Se un uomo armato lo attacca egli reagirà istintivamente.
Cominciando la pratica della disciplina imparerà la giusta postura fisica e il giusto atteggiamento mentale e la sua mente si fermerà sui vari aspetti.
In questa fase se si trovasse a colpire un avversario si troverebbe a disagio.
Col passare del tempo e continuando la pratica incessantemente il principiante si renderà conto di non essere più tale.
La sua mente si sarà liberata dal peso dei pensieri che prima la affollavano e sarà ritornata così come era all'inizio, quando tutto doveva essere appreso.
Questo è, espresso in maniera chiara, il motivo per cui fine ed inizio combaciano.
Così contando da uno a dieci il primo e l'ultimo numero divengono adiacenti.
Analogamente suonando la scala musicale daichikotsu a kamimu verrà naturale suonare di nuovo ichikotsu dopo Kamimu .
Si può dire che ciò che è in basso e ciò che è in alto tendano ad assomigliarsi.”

Takuan Soho descrive la legge universale dell'ottava e mette in evidenza l'errore compiuto oggi come nel XVII secolo da coloro che negano la necessità dello studio e della pratica per raggiungere la spontaneità dello Zen sei

Il sistema musicale giapponese si basa su scale a dodici note. 

Ichikotsu (do) 
Tangin (do#)
Hyòjò (re)
Shòzetsu (re#)
Shimomu (mi)
Sojò (fa)
Fushò (fa#)
Tsukuseki) (sol)
Ban (sol#)
Banshiki (la)
Shinsen (la#)
kamimu (si).

Il dire che occorre tornare al punto iniziale prima del (primo) punto di stallo, non significa che la pratica e lo studio siano inutili. 
E ciò è ben spiegato dall'analogia con la scala musicale. 
L'ottava, nella musica occidentale, rappresenta un ciclo completo:
Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do. 
Dopo l'ultima nota (Si) della scala naturale si ricomincia dalla prima (Do), ma la frequenza di questa sarà più alta. 
In pratica si è saliti di livello. 
La Legge naturale si sviluppa seguendo la l'andamento di una spirale tridimensionale. 

La pratica incessante serve per produrre quei processi energetici che portano l'aspirante a compiere un “salto di orbitale” o di ottava. 

L’addestramento parte da Do (Ichikotsu) ed arriva al Do, ma si è passati attraverso una serie di gradini rappresentati dalle note della scala musicale.

Il samurai alla fine dell’addestramento apparirà come prima di iniziare la pratica della disciplina: stesso aspetto fisico, carattere, gusti, ma le energie sottili vibreranno ad una frequenza doppia. 

In altre parole è “salito di un ottava”, e solo chi riesce a far vibrare le proprie energie sottili alla medesima frequenza può rendersi conto del mutamento. 

L’esperienza del “Do alto” è ciò che viene definito Satori. 

Se non si esperisce il satori si tornerà inevitabilmente al do basso, la situazione dell'inizio. 

La pratica Zen è quindi una pratica "senza scopo-senza conoscenza, senza tecnica" ma solo dopo aver realizzato il do alto, la frequenza doppia di vibrazioni. 

“Nel Buddismo quando si raggiunge la Comprensione della Realtà, andando in profondità, ci si pone come colui che nulla sa né del Buddha, né della legge.
E del Buddismo non esisteranno valori od altro di positivo su cui potrebbe fermarsi l'attenzione della mente.
L'ignoranza ed il dolore sono punto di partenza.
Il luogo costante e l'immutabile saggezza sono il punto di arrivo.
La funzione dell'intelletto sparisce e ci si ritrova nello stato di non mente-non pensiero.
Una volta raggiunti luogo costante e Immutabile saggezza le braccia, le gambe, il corpo ricordano cosa fare senza che la mente ne sia coinvolta.
Il monaco Bikkoku Kokushi scrisse:

"Sebbene nel suo compito non ponga attenzione,
Sui piccoli campi di montagna,
Lo spaventapasseri non è posto invano".

Ciò è sempre vero.
Per costruire uno spaventapasseri per i campi di montagna si veste una forma simile al corpo di un uomo e gli si pone in mano arco e frecce.
Gli animali vedendolo, scappano.
Nonostante lo spaventapasseri non possegga una mente cervi si spaventano.
Nonostante sia inconsapevole lo spaventapasseri svolge la sua funzione.”

Takuan parla adesso della non azione. 
Il “realizzato” non è conscio della sua funzione. 
Vive in uno stato di coscienza altro, ma come l'acqua del fiume viaggia verso il mare ed il vento spingerà le nubi lontano dai raccolti, continuerà a svolgere le sue funzioni nonostante non ne sia consapevole. 

Le esigenze di mantenimento del corpo fisico saranno svolte in maniera naturale senza che vi sia altra volontà che quella della legge naturale. 

Il realizzato continua a muoversi e ad agire ma le sue azioni non produrranno karma.

Nel brano seguente Takuan Soho entra nel dibattito sull'illuminazione facile. 
Esiste una scuola di pensiero che, sulla base di errate interpretazioni delle scritture, afferma l'inutilità della pratica incessante delle tecniche operative. 
Si pensa che la semplice osservazione della mente o il semplice pensare di vivere in maniera spontanea e naturale, possa condurre al risveglio, “risveglio” considerato anch'esso, dal momento che "si è già quello che si cerca" in un certo senso illusorio. 

La storiella, riportata in diverse versioni, del monaco e della montagna - "da ragazzo credevo che il monte Fuji fosse solo una montagna; ho cominciato a praticare ed ho scoperto che il monte Fuji è affollato di spiriti, potenze e fantasmi; ho raggiunto il Satori ed ho scoperto che il Monte Fuji è solo una montagna") - viene interpretata dai fautori dell'illuminazione facile, come un invito a non perdere tempo nell'esercizio delle tecniche operative. 

Dice Takuan Soho:
"L'atteggiamento [di chi considera inutili le tecniche operative] è motivo di infamia". 

Poi continua i suoi insegnamenti:

“Le mani ed i piedi possono muoversi, la mente non si ferma in nessun luogo ed è impossibile sapere dove si trovi.
Una volta realizzata la condizione di NON MENTE NON PENSIERO si è simili allo spaventapasseri dei campi di montagna.
Tale è l'atteggiamento di coloro che hanno colto la profondità di qualsiasi Via.
Dell'uomo comune che non ha trovato il proprio sentiero possiamo dire che fin dall'inizio non ha avuto saggezza.
E che non l'avrà mai, in qualsiasi circostanza.”

Non è vero quindi, almeno per Takuan Soho, che la liberazione è per tutti e che la via può essere seguita da tutti – “Dell'uomo comune che non ha trovato il proprio sentiero possiamo dire che fin dall'inizio non ha avuto saggezza”ma esistono diverse Vie intese come rami di un'unica Tradizione, ma solo chi è qualificato per questo o quel sentiero può percorrerlo.

"L'immutabile saggezza non potrà mai essere mostrata perché ha sede nel luogo più nascosto.
Colui che crede di aver già trovato ciò che cerca lascia che tutto il suo presunto sapere gli sfugga dalla testa e tutto ciò è assurdo.
L'atteggiamento di certi monaci odierni è il medesimo.
Questo è motivo di infamia.
Occorre sempre tener presente che esistono sia il PRINCIPIO sia la TECNICA OPERATIVA.
Che occorre possederli entrambi.
E che per possederli entrambi occorre una pratica costante.
[…] Per il neofita nulla è conosciuto: è come se si fosse accantonata ogni possibilità di concentrazione.
[…] Ma se non ci allena incessantemente nella tecnica e ci si affida solo all'istintualità del Principio, corpo e mani non sapranno agire.”

La differenza tra chi conosce in profondità la Via e chi si illude di conoscerla la si può cogliere nell'azione: 
Il corpo e le mani del realizzato svolgono la loro funzione a prescindere dalla volontà della mente, mentre in chi scambia istintualità per spontaneità corpo e mani non sapranno agire. 
La giusta azione è il gesto perfetto ed il gesto perfetto è impossibile senza la pratica incessante.
È bene che si rifletta sulla differenza esistente, nello Zen, tra istintualità e spontaneità: 
L'istintualità è l'azione impulsata dal sentire e dal pensare. 
La spontaneità è gesto naturale che nasce dal possesso di Principio e Tecnica Operativa. 
In altre parole nello Zen l'evoluzione spirituale viene accompagnata dalla dimostrazione chiara ed indiscutibile del raggiungimento dell’Abilità. 
Se mi cimento nell'arte della spada l'evoluzione spirituale si accompagnerà al raggiungimento della maestria nell'Arte della spada. 
Lo stesso varrà per la calligrafia, la disposizione dei fiori, la pittura a china, la danza, il canto e tale maestria sarà INCONTROVERTIBILE. 

“Cimentarsi incessantemente nella tecnica, praticare assiduamente, nell'ambito delle arti marziali, è ciò che rende le cinque posizioni del corpo come fossero un'unica posizione.”

Per cinque posizioni si parla probabilmente dei cinque atteggiamenti (tai) o cinque guardie collegati ai cinque elementi (acqua-legno-fuoco-terra-metallo) o ai cinque colori (nero-bianco-verde-rosso-giallo). 

Nelle arti marziali cinesi si parla di cinque draghi così come dei cinque animali (leopardo-tigre-gru-serpente-drago). 

Nella spada giapponese sono codificati i go gyo o cinque ruscelli, intesi come posizioni base della scherma, ma più che di posizioni fisiche si devono intendere come atteggiamenti mentali. 
I cinque atteggiamenti di base sono:
-         Lo stare fermi al centro;
-          L’avanzare;
-         L’indietreggiare;
-         Lo spostarsi a destra;
-         Lo spostarsi a sinistra. 

“Anche se si è consapevoli del Principio, si deve raggiungere la perfetta abilità nell'uso della tecnica.
D'altro canto nonostante si sappia impugnare bene la spada senza chiarire gli aspetti più profondi del Principio non sarà mai possibile raggiungere la perfetta abilità.
TECNICA OPERATIVA e PRINCIPIO sono come le due ruote di un carro. “

 

martedì 9 giugno 2020

YOGA E QI GONG - L'ALCHIMIA DELLE MANI



Si racconta che le "Mani di Buddha" o " dodici posizioni di Da Mo", siano il primo esercizio insegnato dallo Yogacharya Bodhidharma (Da Mo in cinese) ai monaci del monastero di Shaolin.

Si tratta di un esercizio apparentemente semplice che ha lo scopo di insegnare a percepire e utilizzare la circolazione delle energie sottili, articolato in una sequenza di dodici diverse posture in piedi in cui cambiando la posizione delle dita, delle mani, delle braccia e visualizzando il Qi come una corrente che esce dal palmo delle mani e/o dalle dita, si attivano i cosiddetti " 8 canali straordinari".
                                                        
Gli effetti dell'esercizio, soprattutto se rapportati alla relativa semplicità delle posizioni e dei movimenti di passaggio, sono impressionanti.

Bodhidharma, 28° patriarca del buddismo cinese o Chan (Zen in giapponese) rappresenta un po' l'anello di congiunzione tra lo yoga medioevale indiano e le tecniche psicofisiche Taoiste e Zen.

L'esercizio agisce su vari livelli:
-         Sul piano fisico si utilizzano gli stessi principi della ginnastica isometrica e dell'integrazione posturale per far lavorare e sviluppare armoniosamente i muscoli;
-         Sul piano mentale, si utilizza il potere della visualizzazione o "YI" - pensiero creativo - per far circolare le cosiddette “energie sottili”.
-         Sul piano inconscio, si utilizzano le corrispondenze simboliche tra le varie parti del corpo, gli elementi costitutivi della manifestazione e il macrocosmo.

Per ciò che riguarda il significato simbolico delle varie parti del corpo non c’è differenza sostanziale tra le discipline psicofisiche cinesi e lo yoga;

Queste, ad esempio sono le corrispondenze tra le varie parti della mano ed elementi costitutivi della natura, percezioni, azioni, e suoni secondo la tradizione indo-tibetana:

-         PUGNO CHIUSO = Seme, manifestazione allo stato potenziale, unione di principio maschile e principio femminile, sillaba seme AU.
-         POLLICE = Spazio, Suono, Udito, azione fondamentale del parlare, sillaba seme AH o HAM.
-         INDICE = Aria, Tangibilità, Tatto, azione fondamentale dell'afferrare, sillaba seme YA o HU.
-         MEDIO= Fuoco[1], Luce/Colore, Vista, azione fondamentale del muoversi, sillaba seme RA.
-         ANULARE = Acqua, Sapore, Gusto, azione fondamentale del generare, sillaba seme VA.
-         MIGNOLO =Terra, Odore, Olfatto, azione fondamentale dell'evacuare, sillaba seme LAṂ.

Anche ognuna delle tre falangi ha uno specifico significato:
-         Le falangi esterne (i polpastrelli) rappresentano lo stato di veglia, la lettera A dell'AU.
-         Le falangi mediane rappresentano lo stato di sogno, la lettera U dell'AUṂ.
-         Le falangi interne rappresentano lo stato di sonno profondo, la lettera M dell'AUṂ.


In Cina gli elementi, pur essendo sempre cinque, differiscono da quelli della tradizione indiana, con la Terra che prende, per così dire, il posto dello Spazio, il Metallo sostituisce l’Aria, e il Legno, prende il posto della Terra, per cui:

-         Al POLLICE vengono associati la Terra, l'Odore, l'Olfatto, i cambi di stagione, l'emozione dell'ANSIA, la nota musicale GONG (nel senso di palazzo) ovvero il nostro FA;
-         All’INDICE vengono associati il Metallo (che nella tradizione cinese sostituisce l'Aria), l'autunno, l'emozione della TRISTEZZA, la nota musicale SHANG (che significa deliberazione) ovvero il SOL;
-         Al MEDIO: vengono associati il Fuoco, l'Estate, la GIOIA, la nota musicale ZHI (che significa prova) ovvero il DO.
-         All’ANULARE vengono associati il Legno, Primavera, RABBIA, la nota musicale JUE (corno) che corrisponde al LA;
-         Al MIGNOLO: Acqua, Inverno, PAURA, la nota musicale YU (ali) che corrisponde al RE.

Al di là delle differenze è chiaro che ogni dito corrisponde ad un suono, ovvero una vibrazione.
La vibrazione è un onda, ovvero uno spostamento di ENERGIA ma non di MATERIA.
Ogni dito è teoricamente in grado, quindi - secondo lo Yoga e la tradizione cinese - di emettere una onda di energia con qualità (ovvero frequenza) diversa.

Ogni dito, inoltre, è "polarizzato" positivamente o negativamente e le dita delle due mani hanno una carica invertita;

Il pollice della mano destra ad esempio è, per così dire, "+" e quella della mano sinistra è "-" e così i due palmi, ed è per questo che, avvicinando le due mani dopo averle rilassate, si ha la strano sensazione che si attraggano e si respingano contemporaneamente.
Le mani, in un certo senso, hanno la possibilità di emettere suoni/vibrazione, ed esercizi come le "MANI DI BUDDHA" servono per cercare di imparare a suonare il corpo.

L’ascolto delle “vibrazioni delle dita e delle falangi” e della diversa “polarizzazione” è il primo passo verso la percezione e l'utilizzazione delle energie sottili, senza le quali la pratica del Qi Gong e del Taijiquan (e dello yoga) è una pratica parziale, se non inutile.



Nel Qi Gong, ad esempio si parla spesso "passare" l'energia qi dal dan tien inferiore (Dan Tien significa "campo rosso" o "campo di cinabro", dove il cinabro è il mercurio rosso degli alchimisti) all'osso sacro, passando attraverso i genitali, il perineo e l'ano.



Per far circolare un qualcosa occorrerà prima sapere cosa si fa circolare:
Se devo riempire una bottiglia con il latte dovrò sapere cosa è il latte.
Se devo riempire una bottiglia con la benzina dovrò sapere cosa è la benzina.
altrimenti mi troverò a versare del latte nel serbatoio dell'auto ed a mettere la benzina nel Biberon.
Se non si percepisce l'energia qi può rivelarsi poco utile passare le ore a fare movimenti della Gru, del "Dragone" o della "Tigre", così come sostanzialmente inutile può essere praticare yoga senza avere l’esperienza della circolazione delle “energie sottili”.


L’esercizio di base per “imparare a far cantare le mani” nel Qi Gong è quello delle “correnti contrapposte”.
Non so come è definito precisamente nel taoismo, Ad Hong Kong l'ho sentito chiamare zheng li e zong li, ma credo che potrebbe essere indicato con gli ideogrammi 震慄, ovvero zhèn​ lì​ 





 zhèn indica la "vibrazione del terremoto o del tuono" ed è composto dai segni:

 nǚ​ che significa "donna", "femmina";

 yì che significa "uno", "intero", "totalità";

一一 yī​yī​ che significa "uno dopo l'altro", "in sequenza";

 yuè​ che significa "luna".


​lì​ invece indica il "tremore della febbre e della paura" ed è formato da

 xīn​ che significa "cuore/mente" (mente percettiva);

 yī​ che significa "uno";

 Tián​ che significa "campo";

 mù​ che significa albero-legno;


Si tratta di due tipi di vibrazioni diverse, quella più potente (come il rombo del tuono o la scossa di terremoto) contiene graficamente il segno della luna (
 yuè​) e della donna ( nǚ​ che però si legge anche rǔ​ che vuol dire sia "1000" che "tu").

La seconda, più debole (brivido di paura o di febbre), contiene graficamente il segno del cuore/mente ( xīn​) e il segno del campo ( Tián​). 





La vibrazione del tuono e del terremoto è esterna:

- Se c'è una scossa tellurica il mio corpo vibra a causa del terremoto, l'impulso proviene dall'esterno e tutti coloro che sono vicino a me tremano alla stessa maniera.

La vibrazione della paura o della febbre è invece interna:

- se ho la febbre l'impulso a tremare viene dall'interno, coloro che sono vicini a me, se non hanno la febbre, non tremano.

La percezione delle due forze contrapposte nelle mani non è frutto di suggestione, ma è un "fenomeno" non casuale e ripetibile, a patto che non si abbiano delle tensioni eccessive alle mani ed alle spalle o problemi legati alla funzione afferente del sistema nervoso.



I nervi sono formati da fibre diverse chiamate efferenti ed afferenti:
-         Le fibre efferenti sono quelle che partono dal cervello ed arrivano alla periferia ovvero alle terminazioni nervose;
-         Le fibre afferenti sono invece quelle che dalla periferia arrivano al cervello.

I nervi delle zone più sensibili (mani, piedi, labbra, genitali) sono composti sia da fibre afferenti che da fibre efferenti.
Ciò significa che la percezione e l'invio di informazioni tramite impulsi elettrici è contemporanea.

La presa di coscienza della possibilità di percepire contemporaneamente queste due diverse "vibrazioni"(correnti elettriche), provoca uno sviluppo della sensibilità, intesa come creazione di nuove sinapsi (reti di neuroni) e quindi come sviluppo di una sempre maggiore sensibilità.

Per percepire le “correnti contrapposte” è sufficiente scaldare le mani, strofinandole come quando si ha freddo.

Poi, dopo aver posto i palmi ad una distanza di 3, 4 cm, l’uno dall'altro – come se tenessi tra le mani una palla di gomma del diametro di 3, 4 cm. -  si immagina che vi siano degli elastici che legano il pollice destro al sinistro, l’indice destro al sinistro e così via;

Inspirando immagino di voler allontanare le mani l’una dall'altra, ma di non riuscirci per via della tensione degli elastici;

Espirando immagino di volerle avvicinare ma di non riuscirci a causa della “massa” degli elastici.
Dopo 9, 18, 27… fino a 108 respirazioni, comincerò ad avvertire una specie di campo magnetico tra le mani, o come delle punture di spillo o un forte sensazione di calore (le sensazioni sono soggettive):
Si tratta del primo passo verso la percezione delle “tensioni contrapposte”.

L'esercizio della percezione delle tensioni contrapposte sviluppa il "senso interno" ovvero la capacità di "ascolto" (nella fisiologia occidentale si parlerebbe di propriocettori ed enterocettori).

Una volta sviluppata la capacità di ascolto nelle mani si può lavorare con il resto del corpo applicando il medesimo procedimento descritto per le dita e per i palmi delle mani, continuando a lavorare con le visualizzazioni e il "dialogo interiore".

Per dialogo interiore intendo esattamente il parlare (senza emettere suoni) con se stessi, scrivendo nella mente o articolando mentalmente lettera per lettera frasi "evocative" ("le mie mani sono calde e pesanti", "la mia gola è rilassato e le parole sgorgano come acqua da una sorgente"...).

Facciamo un esempio di "visualizzazione":

Immagino che alla radice del naso vi sia un foro elastico (una vagina il più delle volte);

Inspirando immagino che l'aria entri sotto forma di luce bianca o dorata, oppure di fumo bianco, oppure di liquido piacevole alla vista e al tatto (oro liquido, miele ecc.);

Inspiro (dolcemente e sottilmente) e la luce d'oro (o l'elisir) penetra nel foro alla radice del naso.

Trattengo il fiato per un paio di secondi ed immagino che la luce si muova nel cranio illuminandolo dall'interno (e/o pulendolo dalle impurità come un getto d'acqua toglie il fango dalle scarpe);

Espirando "osservo" la luce che esce dal foro della fronte;
Continuo (nove, diciotto…fino a 108 cicli respiratori) fin quando non avverto una sensazione "insolita" alla fronte ed alla testa: formicolii, leggerezza, calore, pressioni leggere, piacevoli e ritmiche [NB. Se si avvertono sensazioni negative o dolorose si deve interrompere immediatamente la pratica].





Porto l'attenzione sulla sensazione della fronte e comincio il dialogo interiore:

Inspirando penso o disegno nella mente (per esempio) "LA (MIA) MENTE E' CALMA";

In apnea penso o disegno nella mente (per esempio) "E";

Espirando penso o disegno nella mente (per esempio) " RILASSATA".

Il tutto continuando a seguire il percorso della luce (o dell'elisir) che penetra nella mente per poi allontanarsi verso l'orizzonte.

Una volta constatato un cambio dello stato psicofisico (calma, aumento delle sensazioni al cranio, alla nuca, alla fronte, rilassamento dei muscoli del viso) Porto l'attenzione alla gola.

Immagino un foro elastico (una vagina) e ripeto il ciclo di respirazioni con la visualizzazione della luce d'oro o dell'elisir.

Quando avvero una sensazione insolita e non spiacevole all'altezza della gola, comincio il dialogo interiore scegliendo una frase che sia per me evocativa (p.e. la mia gola è aperta e rilassata... le parole sgorgano come acqua da una sorgente… ecc.);

Procedo poi a considerare con le stesse modalità il centro del petto con le stesse modalità ("Il mio cuore batte lento e potente") la zona dello stomaco (“lo stomaco è rilassato”, oppure “fegato e milza sono caldi umidi e rilassati” … ecc.), la zona sotto l'ombelico (“il mio ventre è elastico e pieno di energia”) e la zona dei genitali.

Qui si può provare ad immaginare che l'aria, inspirando, entri dal glande (del pene o del clitoride) e riempia la zona dei genitali e del perineo, ed espirando si visualizza la sua risalita lungo la colonna attraverso l'osso sacro.

Il dialogo interiore deve riguardare i genitali (per esempio "i miei genitali sono caldi e pesanti") quando si avverte un aumento di calore, formicolii, vibrazioni nella zona del basso ventre, del pene o della vagina (sensazione che viene accentuata se inspirando si tirano verso alto i muscoli dell'ano) si può procedere alla pratica della circolazione dell'energia lungo i canali du mai e ren mai.





[1] In alcune pratiche tantriche il medio corrisponde all’acqua e l’anulare al fuoco.

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