martedì 2 giugno 2015

I TIPI UMANI E LE QUATTRO CLASSI DEI TANTRA (Le famiglie Mistiche parte seconda)


Quando si parla di corda coscienziale o di nota fondamentale dell'individuo, non si fa riferimento ad un qualcosa di generico, ma un insieme di contenuti psichici che, se stimolati, producono quel processo che viene definito samadhi, il riconoscimento di uno stato "Altro da sé. 
Il samadhi è la visione di Dio, o della verità. 
La visione, come dice Plotino, "è già un'opera personale di colui che ha voluto contemplare", ciò significa che la Verità è un'opera d'arte, ovvero una creazione al contempo individuale e universale. 
Un pittore usa la propria tecnica, i suoi pennelli, la sua tela, il suo talento. 
Può generare opere di una certa bellezza o opere mediocri. 
Talvolta crea un qualcosa che esula dalla sfera soggettiva e si pone come verità universale. 
Ispirazione divina e capacità individuali si combinano per creare l'opera "oggettivamente" bella. 
Stessa cosa avviene con il samadhi. 
In questo caso i pennelli, la tela, il talento sono i contenuti psichici dell'individuo e i tratti che la natura gli ha concesso. 
Questo conduce, potenzialmente, ad un indefinita possibilità di visione, un potenziale Dio per ogni essere umano. 
Per ovviare al relativismo , e ai conflitti che da questo nascerebbero inevitabilmente, i rishi pensarono ad una divisione "scolastica" (così la definisce Tucci in "TEORIA E PRATICA DEL MANDALA") dei tipi fondamentali di esseri umani. 
Il guru in teoria, sarebbe colui che riconosce le tendenze fondamentali di un essere umano e, pur mantenendo una certa elasticità, indirizza l'aspirante verso questa o quella serie di tecniche operative. 
Dove con tecniche operative si intende una serie di pratiche finalizzate alla risoluzione di certi blocchi e all'attivazione di certe capacità latenti.
L'esistenza di queste suddivisioni (le quattro caste ad esempio, o i tipi Pashu, Vira, Divya del tantrismo, o i cinque "animali" della tradizione marziale cinese , i dodici tipi dell'esoterismo giapponese, o i nove dell'Enneagramma di Naranjo) dà già un'indicazione precisa sulle dinamiche dell'istruzione tradizionale. 
Si passa sempre dalla realizzazione (visione/identificazione) di un Dio personale (" l'opera di colui che ha voluto contemplare" di cui parla Plotino) per arrivare, eventualmente , al Dio senza forma, Il Bene in sé incommensurabile il Brahman Nirguna del vedanta. 
C'è un insegnamento unico, quindi, una Verità che deve essere disvelata. 
Ma la maniera di togliere i veli dipende dalla qualificazione del discepolo, ovvero della sua appartenenza ad uno dei tipi umani. 
Il tipo umano è la corda coscenziale.
Ognuno di noi avrà in sè un riflesso della coscienza divina. 
Ma questo riflesso non è identico per tutti. 
Per semplificare diciamo che la coscienza divina è la nota assoluta, il Do (9) dell'Ennegramma di Gurdjieff e dei Dervish naqsbandi, le corde coscienziali sono le note di quell'ottava. 
Ogni nota ( il discorso sarebbe un pochino più complicato, ma ci si dilungherebbe troppo parlando delle varie ottave, degli armonici ecc.) rappresenterebbe per Naranjo un tipo umano. 
La tecnica operativa è ciò che fa risuonare quella nota particolare. 
In pratica  dentro ciascuno di noi brilla la luce divina. 
La conoscenza è la visione di tale luce, l'ignoranza  le costruzioni della psiche. 
Costruzioni che divengano sempre più solide fino a dar vita al mondo empirico. 
Queste costruzioni sono "energia vibrazionale". 
La materia  è energia che vibra a bassa frequenza. 
Il sogno  energia che vibra a più alta frequenza. 
Il sonno profondo è  lo stato in cui le vibrazioni vibrano ad una frequenza ancora maggiore. 
Questi tre piani sono visti come tre mondi diversi, Bhur, Bhuvah, Svaha per la cultura vedica, indicati come principio Corpo, principio Cuore, e principio Mente ed hanno una corrispondenza nel corpo fisico dell'essere umano con le zone anatomiche e i centri sottili corrispondenti (Sesso-svadhisthana cakra, Cuore-anahata cakra, Mente-ajna cakra) e nella scienza dei suoni con le tre sillabe dell'AUM. 
La corda coscienziale ha la possibilità di vibrare in ciascuno dei tre piani. 
Piani che saranno popolati di esseri semidivini o divini, le cui forme sono il risultato della creazione artistica dei vari tipi umani, ovvero la percezione di vibrazioni a frequenza diversa filtrata attraverso determinati contenuti psichici. 
Man mano che si aumenta la frequenza delle vibrazioni la realtà viene percepita in forma sempre più sottile. 
I tipi umani sono gruppi i cui componenti sono potenzialmente in grado di risuonare con una stessa nota. 
In altre parole sono coloro che percepiscono la realtà in maniera simile , essendo sensibili a frequenze simili. 
I vari samadhi (ce ne sono almeno sette tipi) sono i momenti in cui, provongono l'accelerazione delle vibrazioni della corda coscienziale, si comincia a percepire improvvisamente la realtà in maniera più sottile. 
Visto che Dio è Amore, la dinamica dell'accelerazione delle vibrazioni passerà sempre per l'Amore e tutte le forme d'Amore potranno essere utilizzate per percepire, riconoscere, rivivere il passaggio da un livello di frequenze ad un altro. 
La sensazione di leggerezza che si prova quando si è innamorati ne è un esempio a livello fenomenico. 
Cambia la qualità della pelle, cambia lo sguardo, cambia la frequenza delle pulsazioni. 
Si assiste oggettativamente ad una trasformazione della realtà empirica. 
"Tutto si colora di rosa", si dice nella cattiva letteratura. 
Il Tantra è la Via dell'amore, e divide esseri umani e divini in quattro tipi o classi, a seconda della loro sensibilità ad una certa frequenza vibrazionale: 
Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 
Ognuno di questi gruppi è caratterizzato da un mudra o sigillo, un particolare riconoscimento, che attiva il processo di risoluzione dei contenuti psichici. 

La Mudra dei Kriya tantra è il SORRISO. 
Senza addentrarci nelle tecniche specifiche, basti pensare ciò che può provocare, in ciascuno di noi, il sorriso di una persona che amiamo. 

Mi pare simile a un dio l'uomo che ti siede accanto e ti ascolta così,
mentre parli con lieve sussurro e ridi amabile

Saffo
 

 



La mudra dei Carya tantra è lo sguardo. 

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core....

Dante
 

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La mudra degli Yogatantra e L'ABBRACCIO. 

Serre-moi dans tes bras
Embrasse-moi
Embrasse-moi longtemps
Embrasse-moi
Plus tard il sera trop tard
Notre vie c'est maintenant 

Prévert 

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La Mudra degli Anuttara tantra è L'ATTO SESSUALE. 

Fuoco è la Donna
Legna da ardere il maschio (pene, pene in erezione).
Il desiderio che stordisce gli amanti è il fumo , e la Sua Vagina (Inguine, fiore del suo inguine) la fiamma.
L'unione è la brace e l'orgasmo la scintilla che ravviva.
E' In questo fuoco che gli dei sacrificano lo Sperma
E' da questa offerta che sorge la vita.

Chandogya upanishad
 

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Questa prima suddivisione porta a restringere il campo delle tecniche operative, mantra, asana, mandala ecc. 
Ma ve ne è un altra, che non riguarda l'osservazione dei tratti fisici e delle predisposizioni, ma passa per un riconoscimento. 
L'aspirante "riconosce" una certa simbologia, un certo rituale e scopre così di appartenere ad una o all'altra delle cosiddette "cinque famigliemistiche". 

Si tratta di altre frequenza vibrazionali, cui, nel tantrismo tibetano, si dà il nome di Tathagata, Vajra, Ratna, Padme, Siddhi, corrispondenti ai diani buddha Vajrochana (bianco), Akshobhya (blu), Ratnasambhava (giallo), Amithaba (rosso), Amoghasiddhi (verde). 

Queste cinque famiglie corrispondono alle cinque energie fondamentali dell'Induismo shaiva, ovvero 
Shiva- Cit shakti, 
Shakti - Ananda shakti, 
Sadhashiva - iccha shakti, 
Isvara - Jnana shakti, 
Sadvidya - Kiya shakti. 

Ecco dunque che per svelare la Luce divina che convive con l'oscurità dei suoi contenuti psichici, il sadhaka dovrà praticare tecniche operative scelte dapprima in base suoi tratti fisici, il temperamento, i talenti ovvero le quattro classi dei Tantra, Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 

In secondo luogo dovrà riconoscere l'appartenenza del proprio Dio persona, della propria corda coscienziale, ad una delle cinque mistichefamiglie, nel buddismo Vajrochana, Akshobhya , Ratnasambhava , Amithaba , Amoghasiddhi. 
Questo secondo riconoscimento avverrà attraverso il linguaggio del sogno, dei miti, delle coincidenze significative, ovvero quell'insieme di segni, riconoscibili grazie alla percezione di una più alta frequenza vibratoria, che nell'esoterismo occidentale, da Ugo di San Vittore a dante, viene definito Linguaggio Allegorico. 
Se è vero che esiste potenzialmente una Verità (ovvero una visione del divino) diversa per ogni essere, esistono dei tipi o gruppi di aspiranti ben definiti che possono avere accesso ad una serie di tecniche operative codificate, come codificati sono gli stati di alterazione percettiva, o riconoscimenti, che portano alla percezione di vibrazioni a sempre più alta frequenza. 

IL VIANDANTE DI BASHO

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"Ho soltanto due desideri: trovare un buon rifugio per la notte e sandali che si adattino ai miei piedi.
Il mio umore cambia di ora in ora, di giorno in giorno i miei sentimenti si rinnovano. 



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Provo un'infinita gioia quando incontro un viandante che abbia, sia pur in limitata misura, eleganza d'animo.
Fosse anche uno che solitamente eviterei detestandone le idee antiquate e la rigidità spirituale, se l'incontro lungo un sentiero di campagna camminiamo fianco a fianco conversando, e se lo scopro in una capanna ricoperta di mugura, provo un'indicibile gioia, come se scoprissi una gemma tra i sassi oppure oro nel fango. 

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E annoto l'incontro ripromettendomi di riferirne in seguito in modo più esteso: questa è una delle delizie del viaggiare".

( Basho, Piccolo manoscritto nella bisaccia)

LE CINQUE FAMIGLIE MISTICHE (prima parte)





Le cinque famiglie mistiche sono una delle basi dello Yoga.
Nascono assieme, o un istante dopo, i cinque elementi.
Nell'induismo sono rappresentate dalle cinque facce di Shiva che sono anche cinque Shiva di colori diversi e cinque danze diverse:

Sadyojāta,Vāmadeva, Aghora, Tatpuruṣa, Īśāna

Ognuno degli Shiva (bianco, giallo, verde, rosso, nero) corrisponde ad una delle direzioni dello spazio.
Vāmadeva ad esempio sta a sinistra del mandala.
Considerando che per gli indiani nelle cartine in alto e avanti c'è il sole nascente, si capisce che rappresenta gli insegnamenti della terra del Nord, Uttarakuru, nella struttura del monte Meru o sumeru.
Quello di 
Vāmadeva è l'insegnamento che riguarda apsaras e gandharvha, tutto ciò che riguarda le danze rituali, il sesso come tecnica operativa ecc. ecc. Il buddismo esoterico non differisce affatto dallo scivaismo.
Vairocana Ratnasaṃbhava, Akshobia, Amitābha e Amoghasiddhi, i nomi dei cinque dhyani Buddha, o Buddha della meditazione, sono parole sanscrite, presenti nei Veda, che indicano delle qualità divine..
Vairocana, ad esempio è il figlio di Brahma o di Agni o di Visnu quando una di queste Entità va a rappresentare l'Assoluto.
E' lo spazio e quindi ha due rappresentazioni, come spazio illimitato (Citakasha) e come spazio limitato.
Ha quattro teste, come Brahma, a rappresentare  i punti cardinali e i quattro veda.
Amithaba significa Luce infinita ed la terra illuminata dal fuoco perenne dei sacrifici e dal sole ddel tramonto. Rappresenta la famiglia che proviene dalla terra ad ovest del Meru:Aparagodaniya.

Amogasiddhi, il Buddha verde è il potere dei contenuti karmici e corrisponde al vamadeva scivaita.

Ratnasambhava è ciò che crea la Gemma, ed è l'oro della Terra del sud,Jambudvipa.

Akshobia è il blu della terra dell'est e rappresenta l'acqua.
E' blu perché la parete est del Meru è ricoperta di lapislazzuli e il sole nascente vi si riflette.


Ognuna di queste energie creative è legata ad uno dei motivi dell'incarnazione , quindi, ad uno degli Asura principali.

Da specificare che Asura, nonostante quello che dicono i nostri professori universitari che prendono solitamente per buone le interpretazioni recenti (A-sura i cattivi e Sura, i Deva i buoni) significa nei veda colui che porta lo spirito vitale (Asi) o colui che esiste (as) e che per il suo stesso esistere ha il potere creativo.

Per cui Il Buddha e lo shiva del nord sono legati al vento (Vayu), quelli dell'Est all'oceano (Varuna, poi divenuto re dei naga), quelli dell'Ovest ad Agni, quelli del sud a Danu (Aditi la dea della terra) e ai Danava.

Nella meravigliosa cosmologia vedica il Meru è creato a immagine del cosmo, e l'essere umano a immagine del Meru.

Questo viene rappresentato dal  mandala, che è una ruota che racchiude nel centro (il mozzo) il principio della creazione:

BR. Upanishad II,5,15:
"Come i raggi della ruota sono legati al mozzo e alla circonferenza, così tutte le creature, gli dei, i mondi, gli organi e tutte le anime sono legate a quell'Uno [quell'anima] "


La ruota (cakra) è il mandala che è rappresentato dal fiore di loto.

Se non si comprende il concetto delle cinque famiglie mistiche (le cinque facce di shiva, i cinque dhyani buddha ecc) non si può comprendere il lavoro di reintegrazione che passa dalla dissoluzione delle cinque guaine, dal riassorbimento uno nell'altro dei cinque elementi ecc. ecc.


Ogni famiglia mistica ha un emblema, una stuolo di re, semidei, ed eroi (sempre divisi in gruppi di cinque) ed un suo luogo nel Mandala dell'universo.

Come si è visto nello scivaismo prendono i nomi delle cinque facce del Dio (Sadyojāta,Vāmadeva, Aghora, Tatpuruṣa e Īśāna) e nel buddismo tantrico prendono il nome dei Dhyani Buddha o Buddha delle meditazione (Dhyana) o pañca-Buddha 5 buddha) :

I colori sono sempre quelli (a parte la variante del nero degli Aghora in luogo del Blu di Akshobia): Bianco, Giallo, Blu, Rosso, verde.
Non c'è differenza tra Buddhismo e Tantrismo, la tradizione é la stessa ed è quella proveniente dai Veda.

Vairocana ad esempio, che è il buddha Bianco al centro del mandala in rappresentanza dello SPAZIO, della STELLA POLARE, del CENTRO del SUONO, del PARLARE, nei Veda è il re figlio talvolta di AGNI altre di VISNU e assume il ruolo del re degli Dei, INDRA In rappresentanza di Brahma, sulla cima del monte Meru.
Per questo è rappresentato con quattro teste, simbolo dei quattro veda:
 

La sua compagna (shakti) è, ovviamente, Tārā bianca

Amitābha è invece il Buddha rosso come il sole del tramonto che sta in basso nel mandala, in rappresentanza del FUOCO, della passione (RAGA), dell' OVEST della LUCE/FORMA, del MOVIMENTO, il suo nome
significa Luce (BHA) Senza Fine, e assume il ruolo di AGNI come fuoco sacrificale ( Váruṇa nel ruolo del protettore del Ritmo cosmico, Rta , raga è anche il ritmo), inteso come meditazione basata sulla dissoluzione dell'EGO.
La sua compagna è la dakini rossa, Pandara.


A sinistra del mandala, a NORD, Amoghasiddhi con la sua "compagna" Tārā verde. simbolaggia l'ARIA, la TANGIBILITA', l'Azione dell'AFFERRARE.
Siddhi significa potere, perfezione e Amogha significa sia squalo, sia "colui che non sbaglia" sia colui che "dà i frutti". Svolge il ruolo del Vento VAYU (sempre in movimento come lo squalo, appunto, a volte sostituito da Kubera) inteso come ciò che porta a compimento i contenuti Karmici.


Nella parte alta del mandala, ad EST, ci sono Akshobia, blu come la notte, e la Dakini Locanā.
L'ACQUA, Rasa inteso come il sapore di ogni cosa, la sua essenza, il Potere generante dell'inconscio.
Svolge il ruolo di Váruṇa nel ruolo di dio dell'oceano ( è rappresentato sempre in sella ad un Drago marino,Makara e a volte si scambia il ruolo con INDRA).

A destra ci sono Ratnasaṃbhava e Mamaki, la TERRA, l'ODORE, il colore Giallo. ecc. ecc.
Svolge il Ruolo, il buddha Giallo di YAMA, dio della Morte.



Un tempo l'allievo gettava ad occhi chiusi un fiore o un bastoncino ssul mandala disegnato a terra.
Il campo in cui questo atterrava indicava la famiglia di appartenenza e quindi le tecniche operative (mantra, Yantra ecc) che l'allievo deve apprendere per risolvere i Contenuti karmici.

Ogni famiglia ha una propria conoscenza (la conoscenza simile allo specchio di akshobia ecc. ecc.) che serve a trasformare i fattori negativi responsabili della incarnazione e del ciclo delle rinascite.

In altre parole le cinque famiglie sono i cinque motivi della incarnazione:
IGNORANZA (BUDDHA BIANCO VAIROCHANA)
ODIO (BUDDHA BLU AKSHOBIA)
GELOSIA (BUDDHA VERDE AKSOBIA)
PASSIONE E DESIDERIO (BUDDHA ROSSO AMITABHA)
ORGOGLIO E PRESUNZIONE (BUDDHA GIALLO RATNASAMBHAVA)

In ogni essere umano ci sono tutti i fattori, ma ne predomina uno.

La sadhana consiste nella comprensione dell'unità (YOGA) degli opposti:
L'IGNORANZA è complementare alla CONOSCENZA (SAGGEZZA SIMILE ALLO SPAZIO) rappresentata dalla Ruota a 8 raggi. 






L'ODIO all'AMORE per la Terra e per i suoi abitanti-esseri senzienti (SAGGEZZA DELLO SPECCHIO), rappresentato dal Vajra blu o dallo Scettro del Dio dell'oceano. 





La GELOSIA  all' ASSENZA DI PAURA ( SAGGEZZA DEL "CONSEGUIMENTO") rappresentata dal Doppio Vajra verde. 







LA PASSIONE al DISTACCO che nasce dalla Meditazione (SAGGEZZA DELLA DISCRIMINAZIONE) rappresentata dal fiore di loto rosso. 




L'ORGOGLIO al DONO SENZA NULLA PRETENDERE (SAGGEZZA DELL'EQUANIMITA') rappresentata dal gioiello (Ratna) giallo. 

lunedì 18 maggio 2015

Perchè Essere Infelici?

"Sotto l'albero di prugno.,
In attesa,
Quan Yin, la Maestra della Gioia.
Rosse come il frutto le sue labbra.
Bianca come il fiore la sua pelle.
Porgile la mano e sarà tua.
Per sempre"







L'infelicità è la cosa che più mi stupisce nell'essere umano.
Soprattutto nei praticanti di yoga.
La vita, la Dea, la Shakti o comunque la si voglia chiamare, è bella assai.
Piena di spine, certo, come ogni rosa degna di tale nome, ma se ci si ferma un attimo, un attimo solo (Kshana) ad ascoltarla quando sta sbocciando, nello sguardo di due ragazzini innamorati, in una chiesa che ti si para davanti, improvvisa, nella primavera romana o nel canto notturno, in una lingua che non conosco, con cui una madre con la pelle che indovino assai più scura della mia fa addormentare la sua bambina, al piano di sopra, è difficile non amarla.
L'incapacità di goderne è uno strazio. Nonostante le più dotte interpretazioni di Upanishad, la pratica incessante di mantra e asana, la lettura di tonnellate di discorsi dei maestri del passato mi pare che la lezione n°1 dello yoga, il vivere nel presente, sembra essere molto lontana dall'essere appresa.
Si vive nel passato e nel futuro. 

Costantemente. 
Si rimpiange ciò che è stato e ciò che poteva essere e si fanno piani per il futuro, come i fioretti di una volta, per essere più bravi, più buoni, più altruisti. 
Oppure si pensa alle possibilità di avere successo. 
O, ancora, si pensa alle malattie possibili o alla morte, ineluttabile, nostra o dei nostri cari. 



In uno stato di totale scissura della personalità, tra praticanti di yoga, si continua pure a parlare di Centro,  Vivere l'Attimo, di Nirvana, di Sahaja.
L'essere umano è una creatura stravagante: passa più tempo a pensare alla vita che a viverla.
Questo non vuol dire che non  si agisca.
Anzi, ci si muove come formichine ipercinetiche.
Si vedono persone, si lavora, si va al cinema, si praticano asana, si legge, si discute.
Ma la felicità, lo stato naturale dell'Uomo, sembra l'isola che non c'è, o il "Monte Analogo" di Renée Daumal.
Alla base dell'infelicità c'è la difesa dell'ego.
Lo so che sembra banale, ma credo che la maggior parte delle persone viva in un libro autobiografico.
Letteratura invece di vita vissuta.
I miei amici neo-vedantini diranno che è ovvio, che Maya, il divenire, è sempre letteratura.
Certo, ma secondo lo Yoga, la vita umana è opera forgiata da mahat, la mente universale, mentre per la maggior parte di noi il libro viene scritto dalla  memoria individuale, piena di sogni irrealizzati, rancori, rimpianti.


Lo yogin dovrebbe vivere ogni gesto come un rito, rendendo sacro ogni istante della sua vita.
In sanscrito la "sacralizzazione" del quotidiano si chiama bhukti ed è la capacità di godere  di ogni fenomeno dedicando alla Dea ogni cibo, bevanda, lacrima o grido di piacere.
La realizzazione di bhukti è lo stato di colui che può affermare SHIVO'HAM (IO SONO SHIVA), BHAIRAVA'HAM (IO SONO BHAIRAVA) o SA'HAM ( IO SONO LEI, la DEA è UNA con me...).
Mukti invece è la liberazione dal ciclo delle rinascite (AHAM BRAHMASMI - IO SONO IL BRAHMAN).
Vedanta advaita dovrebbe essere la via di colui che vede entrambe, Bhukti e Mukti, come un'unico stato coscienziale.
Il vero yogin, il siddha, è colui che sperimenta  la Felicità nel quotidiano e la Felicità senza limiti, qui e nella Terra dell'Oltre, ora e per sempre.
Questo significa, vivere l'attimo.....

Chissà perché ci si ostina ad essere infelici... 



martedì 12 maggio 2015

LA PRIMAVERA E I FEDELI D'AMORE

 La Confraternita dei Fedeli d'Amore, attraverso il Sufismo (Ibn Arabi), riporta in Occidente la Via della Dea, il Tantra, e trasmette i suoi insegnamenti con la Poesia (Dante) e la Pittura (Botticelli)
Per i Fedeli d'Amore la PAROLA non può che venire da Oriente, e la Parola, prima  manifestazione e determinazione  del suono/luce inudibile non è altri che la Dea.
L'Iniziazione e la Realizzazione non sono concetti, riti o formule, ma due DONNE,
due Entità diverse agli occhi del profano, la medesima Persona agli occhi dell'iniziato.
Da noi,la Dea è la Luna: Selene o Artemide, che scende a donare il Piacere Senza Fine ad Endimione immerso nel sonno, e si rende invisibile ai suoi occhi di veglia, ma è anche la Primavera che muore al solstizio d'estate (o al primo plenilunio d'estate) per rinascere, come Venere dalle acque di Cipro al solstizio d'inverno.
Botticelli dipinse la Primavera e la Venere a poca distanza di tempo , l'una dall'altra.



La medesima persona che dona prima l'iniziazione, quindi la realizzazione ovvero l'UNIONE con l'AMATA.



Sono stravaganti i due amanti che, nella nascita di Venere, sono portati dal vento e creano vento.

Vengono riconosciuti come Zephiro e Giacinto della mitologfia greca, ma il seno della figura di destra ed il loro materializzare e spargere fiori sulla Dea nascente lfa sospettare altre verità.
Probabilmente sono Cloris e Zephiro, gli stessi due che si guardano , a destra del quadro della Primavera
I due quadri fanno il paio con un brano, considerato oscuro, della Vita Nova di Dante:

"Vidi venire verso di me una gentile donna, la quale era di famosa bieltade… e lo nome di questa donna era Giovanna, ma per la sua bieltade… imposto l’era nome Primavera; e così era chiamata. E appresso lei, guardando, vidi venire la mirabile Beatrice...se considerate lo primo nome suo, tanto è quanto dire ‘prima verrà’ "

"Prmavera....Prima Verrà", un'etimologia palesemente falsa che serve forse a chiarire un concetto base della "Religione della Dea":
La Parola deve venire da oriente ed assume l'Aspetto fisico di una Donna.
Questa Donna rappresenta sia l'iniziazione (samadhi) che conduce sia  alla rottura dei livelli dell'Io (la figura centrale della Primavera è in cinta) sia la Realizzazione (lo svelamento della Dea).
La Dea giunge da Oriente,Il Dio giunge da Occidente.
Il loro incontro genere l'armonia delle sfere.

sabato 25 aprile 2015

WESAK

"Amami per ciò che vedi ad occhi chiusi.
Amami per ciò che senti quando sono in silenzio.
Io farò lo stesso camminandoti accanto.
Stai con me:
io ti insegnerò a volare, tu mi insegnerai a restare."
Anonimo indiano.



Nel mese di maggio, con la luna piena in Scorpione si festeggia il Vesak.
Proprio con questa luna, nel 483 a.C., Buddha Shakyamuni passò a miglior vita.
Si incamminò verso la Terra Pura, così vuole la leggenda, dove Dei e Semidei, le Gerarchie Celesti della New Age, gli avevano preparato una gran festa.
Un attimo di prima di varcare per sempre la soglia dell'Oltremondo, Shakyamuni si volta.
Prova nostalgia.
Per la Terra, per le donne e gli uomini.
per la Vita.
A pensarci è strano per uno che insegnava il non attaccamento.....
La nostalgia si muta in dolore: come si fa ad abbandonare nell'ignoranza e nella sofferenza coloro che amiamo?
Di nuovo Gautama, infrange la Legge.
Si, è vero, è alla sua ultima vita... Si, è vero Lui è il Buddha e la sua parola rimarrà per sempre nei cuori degli esseri umani, ma decide comunque di tornare, ogni anno, nella notte di Luna piena di Maggio, per insegnare a donne e uomini "L'ASSONANZA DELLE MENTI".
"Assonanza delle menti", la chiamava così Jinpa, il mio istruttore tibetano.
Credo che potremmo semplicemente chiamarla Amore, ma forse assonanza delle menti rende di più l'idea. .
Basta essersi innamorati una volta per sapere di che si tratta.





La natura dell'essere umano è Ananda e per svelarla ci vuole Amore, amore che nulla pretende. La legge naturale, che è assai semplice, si basa su due serie matematiche accessibili anche ai bambini: la serie del Matra Meru (da noi Fibonacci, 1,1,2,3,5,8 ecc...) e quella del Manduka Mandala e della scacchiera (la Morula, 2,4,8,16,32...) 
L'amore si trasmette con la legge della Morula.
L'uno non può niente, due è l'inizio della vita.
Due non è il doppio, è il contrario di uno!
La paura di sciogliersi l'uno nell'altro porta a creare conflitti, ad identificare l'oggetto amato come un nemico.
Nel cristianesimo si dice che il fondamento della società è la famiglia.
Nella società moderna si dice che è l'individuo.
Nella natura è la coppia.
L'unità per l'essere umano è la coppia.
La potenza dell'amore si esprime quando ci si annulla l'uno nell'altro.
Quando si riesce ad annichilire l'ego in un gruppo, poi, la potenza diviene inimmaginabile.
Il raggiungimento dello Stato naturale, la liberazione non è roba difficile, in realtà.
Basta darsi agli altri, con l'amore che nulla pretende, ma come si fa in una società dove ci educano alla realizzazione individuale?
Per non sentirsi schiacciati si schiacciano gli altri.
Per non sentirsi annullati si tenta di annullare gli altri.
Il contrario dell'Amore non è l'odio, ma la Paura.
Paura di donarsi, Paura di perdere quello che perderemo comunque prima o poi. 

Paura di vivere.

LA VIA DELLA SPADA





Ieri ho ripreso la spada che conosco. 
Ne ho sette, di spade.
Dall'ultimo trasloco, il quarto, forse il quinto degli ultimi anni di nomadismo estremo, le tenevo sotto il letto, avvolte in un sacco nero della spazzatura.
Poi, ieri, le ho tirate fuori, le ho riportate alla luce, ad una ad una con l'ipocrita lentezza di chi cerca, in foto ingiallite o nel fondo del suo cuore, il sapore di un bacio antico o di un sorriso perduto.
Ne ho sette di spade, ma una mi piace più delle altre.
No, mi piace non è la parola giusta, diciamo che la conosco, la so.
E' una  spada giapponese, una katana.
Il fodero è di legno, laccato nero.
La vernice qua e là è scrostata, ma non è male, gli dà un'aria vissuta
Una volta durante una dimostrazione Haruiko con un colpo staccò  la parte finale, una specie di tappo metallico.  Allora l'ho sigillato con un nastrino che mi aveva regalato Puntsok Dhosam: ci sono dei disegni con i 5 colori dei tibetani, bianco,giallo, rosso verde e blu.
Col tempo il nastro si è un po' scolorito, ma come un vecchio guerriero fedele al suo signore, protegge ancora il sonno della spada, impedendo alla polvere e al rumore di entrare nel fodero e di attaccarsi sulla lama. 
E' una bella lama, di acciaio giapponese. Ho tolto il filo (sarebbe pericoloso, e potrebbero arrestarmi per porto d'armi abusivo) ma si vede benissimo la sfumatura  della tempra: un' onda morbida e dolce.
Ieri ho ripreso la spada che conosco.,L'ho presa con la mano sinistra, mi sono inginocchiato in seiza e l'ho poggiata sul pavimento davanti a me godendo della sua semplice bellezza..  Lo facevo sempre. 
Lentamente l'ho portata al fianco. Ho afferrato la tsuka, l'impugnatura, con la destra, con indice e pollice e l'ho carezzata con il palmo della mano. L'acciaio della spada giace nel legno, lo si svela e si porta a contatto con l'aria.
L'Arte della Spada è Alchimia: svelando l'acciaio si dà inizio all'Inversione dell'Acqua e del Fuoco.
Il legno è padre del fuoco, il fuoco genera la terra, la terra è madre dell'acciaio, l'acciaio genera l'acqua, il fuoco distrugge il metallo, ma lo trasforma in acqua.
Il segreto della spada è tutto qui. Sfilo l'acciaio dal legno in cui ha dormito per anni.
Il metallo di solito lo distrugge, il legno, ma qui, nella spada, è nel  legno che si riposa.
 La dimora dell'acqua è in basso, la dimora del fuoco è in alto: il legno è padre del fuoco.
Inspiro. esattamente nel momento in cui inizia a uscire l'aria sguaino la spada: fsssss.
 Dal basso il respiro porta la spada in alto. e la spada trascina me. 
Il legno produce il fuoco.
Dall'alto il respiro, ancora lui, fa ridiscendere. il metallo, che produce  l'acqua. Niente può arrestare la corsa dell'acqua verso il basso, verso il mare. L'acqua distrugge le mura più imponenti, trascina alberi e barche, spegne il fuoco.
La lama ruota...no è il il gomito, fa una spirale, il piede che aveva fatto un passo avanti per accompagnare lo scorrere dell'acqua , adesso si ritrae.
L'acqua che sale, torna fuoco, penetra il legno di nuovo, torna legno. 
Sono di nuovo in seiza, adesso. 
E' molto che non la lucido, la spada che conosco.
Preferisco non usare i prodotti che mi hanno consigliato o che ho letto; uso una goccia d'olio, un panno morbido.
La lama ricomincia a brillare immediatamente, la patina del passato era leggera leggera.
Osservo la guardia, la tsuba, è traforata a forma di Gru. una delle ali è leggermente scheggiata (un amico, allievo antico, non aveva capito che la spada è dolcezza).
Musashi ha passato gli ultimi due anni della sua vita a disegnare gru e cormorani ed a pregare la dea Kannon, la dea della misericordia.



Hanno ali enormi le Gru, e quando migrano cantano di gioia, così diceva Omero. ma le loro urla, se combattono, fanno tremare il soldato più valente.  Mi rimetto in piedi ed osservo la spada, la prendo con due mani, la tengo verticale, la Gru sta in basso, la punta emersa dal legno sta in alto. Guardo la zona arrotondata, curva perfetta, vicino alla punta, la vedo verticale ma so che è una curva perfetta, emblema del maestro autentico: un quadrato senza lati.
Penso ad un maestro ma non mi viene in mente nessuno dei miei insegnanti. cerco una donna,invece, maestra senza saperlo.. Che strano.... prima pensavo alla lama verticale come fosse la mia colonna vertebrale, le energie in alto verso il cranio e oltre e contemporaneamente in basso verso il bacino ed oltre.  
Adesso non penso proprio. e la spada sembra più leggera

lunedì 20 aprile 2015

GLI ANNALI DELLA SPADA TAIA - PARTE PRIMA

Qualche anno fa, una decina credo, dopo un periodo assai intenso di pratica, hatha yoga, ma soprattutto lavoro sulla spada, ho cominciato a vivere esperienze psicofisiche particolari.
Sarà stata suggestione, o magari qualche strano movimento planetario, sarà stata qualche turba mentale...chissà, ma pensavo di essere ad un passo dall'illuminazione, dalla dissoluzione del mio piccolo io nell'infinito oceano dell'essere.
Pensavo che da un momento all'altro Paolo sarebbe scomparso, con tutte le sue incertezze, i suoi ricordi, i suoi sogni.
Questo stato di non completa aderenza con la realtà durò parecchi mesi, anni forse e ancora oggi, in qualche modo, ne sto pagando le conseguenze.
Di buono, come direbbe Vasco Rossi, c'è "che sono ancora qua" e che ho conservato delle tracce scritte di quel periodo.
Pensando di scomparire come neve al sole da un momento all'altro, decisi di scrivere per le mie figlie e i miei allievi, un resoconto delle esperienze che mi avevano portato, credevo, a un passo dall'abisso.
Il brano che riporto di seguito era per M. B. all'epoca mio allievo "devoto", oltre che amico fraterno.
Devoto nel vero senso della parola: gli avevo chiesto di procurarsi una spada giapponese, una katana, con il fodero nero e la tsuba a forma di gru e lui aveva mosso mare e monti e se ne era fatta mandare una dal Giappone, pagandola una fortuna.




Il testo riguarda "Gli annali della spada Taia", un libro fondamentale delle arti marziali cinesi. 
Il commento di Takuan Soho a cui mi riferisco è presente in Nihon no zen goroku vol XIII, testo che utilizza i brani pubblicati dal "Takuan osho tenshu kanko kai". 
In italiano è stato tradotto dalla Luni Editrice con il titolo "Sogni".
Ho mantenuto la formattazione originale, con i grassetti e i colori che, secondo me, dovevano aiutare M. a capire i significati "nascosti" per poter poi seguire le mie orme (poverino!) ma ho aggiunto delle note e delle immagini tra virgolette "evocative" per rendere il testo più digeribile.




GLI ANNALI DELLA SPADA TAIA


La comprensione va di pare passo con uno sviluppo della sensibilità...con la percezione di ...certe cose. 
Devi sapere che l'esoterismo non esiste, non ci sono tecniche segrete o formule magiche tenute nascoste. 
Esistono però diversi livelli di comprensione. 
Sviluppando la percezione della circolazione interna*[* la circolazione del Qi nei canali straordinari sulla quale stavamo lavorando con M. B. e con F. C. all'epoca] in qualche maniera cambia il linguaggio. 
Ciò che ti sembrava oscuro o inutile due anni fa oggi ti sembra chiaro come l'acqua e magari quello che ti sembra oscuro o sciocco adesso tra un mese ti sembrerà naturale. 
il testo che cito è stato raccolto qualche secolo fa da un monaco giapponese, Takuan Soho, amico e maestro di Musashi.
 



"Presumibilmente,

poichè sono un artista delle arti marziali, 
non combatto per vincere o perdere.

Non mi preoccupo della forza e della debolezza.
Sono imperturbabile.
Il nemico non si accorge di me, nè io di lui. 

Penetrando in una dimensione in cui cielo e terra non sono ancora distinti, in cui Yin e Yang non sono ancora arrivati, ottengo subito un effetto.

L'uomo che sa usa la spada, ma non uccide. 

Usa la spada e dà la vita agli altri. 
Uccide quando è necessario. 
Dà la vita quando è necessario. 
Quando uccide lo fa con concentrazione assoluta, 

come quando dà la vita. 

Senza pensare al bene o al male è capace di vedere il bene e il male.


Camminare sull'acqua è come camminare sulla terra ferma e camminare sulla terraferma è come camminare sull'acqua. 
Non potrà essere confuso con nessuno al mondo. 

Desideri ottenere questo? 
Mentre cammini, ti fermi, ti siedi e ti sdrai, mentre conversi o rimani in silenzio, mentre prendi il the o mangi il riso, non devi mai smettere di esercitarti. 


Il tuo occhio deve sempre volgersi veloce alla meta e devi continuamente cercare a fondo, sia andando sia venendo. 


Solo così dovresti guardare dritto nelle cose:
passeranno i mesi e gli anni e una luce apparirà all'improvviso.
Riceverai la saggezza senza che alcun maestro te l'abbia rivelata e scoprirai di avere misteriose abilità nel fare ciò che non hai mai tentato prima.
Ciò non si discosta dall'ordinario, ma lo trascende.
 Chiamo questo TAIA.
Tutti gli uomini sono dotati della spada TAIA.
Coloro che comprendono questo sono temuti perfino da Deva Mara, ma coloro a cui questo concetto è oscuro vengono sopraffatti dagli eretici. 


Due uomini che si sfideranno a fil dispada e hanno entrambi la conoscenza di TAIA non finiranno mai il loro incontro. 


Come quando Shakyamuni tiene il fiore 
e Kashyapa sorride enigmaticamente. 

Distinguere differenze di peso a occhio nudo è esempio di intelligenza comune.
Un uomo che ha compreso questo non ti farà mai vedere la punta della spada.
Questa è l'essenza della velocità.
neanche il fulmine gli è pari.
Sparisce prima del vento veloce nella tempesta.
Se non si comprende si sarà impacciati e si rovinerà il filo della spada.




Questo non si scopre nè attraverso semplici impressioni nè per conoscenza teorica.

Non si può comunicare questo con le parole e con i discorsi, non lo si impara da alcuna dottrina.
Questa è la legge della trasmissione speciale che va al di là dell'apprendimento ordinario.

Non vi è nessuna regola prestabilita perchè si manifesti questa grande abilità.
AZIONE ORDINARIA-AZIONE CONTRARIA.
Nemmeno il cielo può determinarlo.
Quale è allora la natura di questa abilità? 


Quando una casa non ha un dipinto di Pai Che*
è come se non avesse fantasmi
[*Pai Che è una specie di chimera: un animale con il corpo di vacca e la testa d'uomo, rappresentazione delle superstizioni. 
I dipinti raffiguranti Pai Che si mettevano all'ingresso di casa perché il suo nutrimento   è costituito dai fantasmi, dai sogni e dalle sventure. Una "Mente Immutabile" che bisogno potrebbe avere di un amuleto portafortuna?]


Se un uomo è messo alla prova ed è giunto a questo principio saprà controllare ogni cosa al mondo con la sola spada.
la spada Taia non sopporta negligenze."

LA BELLEZZA, ETERNA ED EFFIMERA

"- Se le stelle apparissero una volta ogni cento anni
 l'uomo conserverebbe il ricordo della città di Dio - 

Non ricordo chi l'abbia scritto, ma è proprio una bella frase. 
Se il sole ci mostra il mondo senza pudore, è con discrezione che i ricami oro e argento delle stelle ci portano fuori dalle tempeste, e addolciscono il vuoto angosciante della notte. 
Troppo caldo il sole per fartelo amico, neppure puoi guardarlo negli occhi. 
Con le stelle è diverso: godi della loro danza, sempre nuova, le saluti prima dell'alba, come un Romeo sorpreso dal canto dell'allodola, e dopo il tramonto le ritrovi lì, appese al cielo".
Ryu No Kokyu


Lo Yoga è una danza, la danza degli Dei.Non mi stanco mai di ripeterlo.
Eppure ogni volta che un gesto, ripetuto magari mille e mille volte, prende vita, 
mi sorprendo.



La vera bellezza è effimera. Ed è insolita.
La perla di rugiada, al primo sole, emoziona più di un gioiello antico 
e la rosa che sboccia sulla pietra, inattesa e solitaria, 
irride, insieme, la roccia e l'artista più osannato.



All'improvviso, a volte, l'asana, la mudra o la sequenza si fanno danza, 
e il Corpo dello Yogin si scopre palcoscenico per il Nataraja e la sua Sposa. 
A volte, mica sempre. 


Gli Dei sono capricciosi forse, o forse siamo noi che non abbiamo ancora appreso a perfezione l'Arte della Resa.
Arrendersi alla Gravità è l'unico modo per spiccare il volo. 
Arrendersi alla saggezza antica del corpo è la sola via per uscirne, dal corpo, e per "vedersi visti".




In fondo la meditazione non è altro che farsi spettatori di sé, 
guardarsi come si guarda il campo scosso dal vento.
O  l'onda che si spinge fino in cielo per abbracciar la Terra.
Ecco il trucco!


Quando l'Asana, la Mudra, la sequenza si nutrono della nostalgia delle stelle come l'onda si nutre di quella della Terra, il gesto  si fa meditazione e lo Yoga Arte.



La danza degli Dei è, anche, il girotondo, consolatorio, delle stelle.
Consolatorio, perché  è vero che 
"Se le stelle apparissero una volta ogni cento anni 
l'uomo conserverebbe il ricordo della città di Dio" , 
ma che angoscia sarebbe, notte dopo notte, annegare gli occhi  nel vuoto! 
Il sorriso della luna piena parrebbe triste e il disciogliersi delle sue sorelle 
puzzerebbe di morte, come il pesce vecchio.
Lo Yoga si fa Danza quando ci si arrende alle stelle.



 Lavorando in due il gioco dell'abbandono si fa più facile, 
ascolti te stesso e ascolti l'altro, 
il tuo respiro si fonde col suo e la pelle si fa sottile 
per meglio sentire  il gioco dei muscoli.



Ci si arrende all'altro come alla gravità 
e la bellezza, la grazia, sbocciano. 
Inconsapevolmente.
Involontariamente.




Non c'è volontà nella Bellezza. Volontà forse, con la maiuscola, 
ad intendere una Legge che non può  essere scritta né detta, 
ma nell'Arte non c'è spazio per l'IO VOGLIO: l'Onda della Bellezza è anarchica e bizzosa, 
come gli Dei o la donna che ami. 
Tu non puoi decidere quando inarcherà la schiena, come un drago antico, 
per slanciarsi verso il Cielo, verso le stelle, 
né puoi costringerla a rimanere al tuo fianco, 
quando il richiamo della sua casa di cristallo si farà risacca.
Puoi solo aspettare.





La Bellezza è Eterna, proprio perché effimera.
Su di Lei il Signore del tempo non ha  potere alcuno.
Quando arriva la riconosci subito.
 Il gesto, anche il più banale, si muta in poesia, 
si fa rotondo, morbido, dolce 
e sembra che dia luce.



Questo è proprio strano. Però accade.
Sarà suggestione, ma quando ti "arrendi" il corpo pare più luminoso 
e il movimento, anche solo di una mano, disegna l'aria come fosse sabbia.
Forse al richiamo della Bellezza, le stelle nascoste in noi, 
nell'oscura memoria delle cellule, fanno capolino.
O magari è il corpo dello Yogin a rendere l'aria specchio, 
e la luce che si vede non è altro che il riflesso della Vita 
che sgorga dalla pelle, la carne i muscoli.




Quando dagli asana insorge la Danza degli Dei, 
lo spazio si fa denso e il corpo irradia luce. 
Normale per chi prende sul serio i versi antichi, 
straordinario per chi non sa che la Poesia è rivelazione e l'Arte  scienza. 
Gli dei dormono in noi e come i sogni si destano al primo sonno. 
Non il sonno del corpo, intendo, ma l'affievolirsi della presunzione, 
del credere che la volontà possa dominare la Natura.



Basta arrendersi alla saggezza del corpo 
e gli dei aprono gli occhi (i tuoi occhi!) per  mostrarti ciò che è.
Non la realtà fantastica e barocca della mente, ma proprio quello che è.
La mente umana è golosa di sistemi, calcoli e progetti. 
Il corpo, invece, vuole solo danzare.
Chi può biasimarlo? 
In fondo è nato per quello





Foto di Rino Petrosino.

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