lunedì 26 ottobre 2020

IL MANTRA DI GURU RINPOCHE SANSCRITO "OPERATIVO"

Immagine

Il mantra di Guru Rinpoche è un esempio di quello che  definisco "Sanscrito Operativo", uno dei tre generi di sanscrito. So che molti dei miei amici sanscritisti storceranno il naso, ma ritengo ragionevole, sulla base della mia esperienza di yogin (pratico da quasi mezzo secolo) e nonostante la mia - scarsa - abilità con le lingue (nonostante i tredici anni di studio della lingua inglese, tra scuole primaria, secondaria e università sono ancora a livello di "the pen is on the table")supporre che  esistano tre diversi generi di sanscrito:
Il primo è il sanscrito dei sanscritisti che sanno destreggiarsi con abilità tra i tempi, i modi, la metrica e le  regole grammaticali a volte bizzarre della lingua in cui sono scritti i testi vedici e vedantici;

Il secondo è il sanscrito "lingua viva" parlato da credo 20.000 persone in tutto il mondo;

Il terzo è, appunto, il sanscrito operativo, nel quale ogni sillaba, a prescindere dal significato letterale di parole e frasi, ha una valenza pratica, nel senso che presuppone la conoscenza e la  prassi di determinai gesti,posture e visualizzazioni.

Il mantra di Guru Rinpoche, praticato nel tantrismo tibetano (sette Nygma e Kagyu, se non sbaglio) è un chiaro esempio di "sanscrito operativo".
  

Guru Rinpoche è "Padmasambhava", il maestro indiano che, assieme alla sua amante Yeshe Tsogyal, intorno al 700 d.C. avrebbe introdotto lo yoga indiano in Tibet.
Il suo mantra, essenza dell'insegnamento tantrico, è:

Oṃ Āḥ Hūṃ Vajra Guru Padma Siddhi Hūṃ.

Si tratta uno dei mantra più famosi del tantrismo buddista - su internet se ne trovano centinaia di versioni recitate e cantate da gente come Don Cherry e Allen Ginsberg - e racchiude in sé gli insegnamenti del maṇḍala e delle cinque famiglie mistiche

Per sperimentare appieno la potenza del Mantra di Guru Rinpoche occorre, prima di recitarlo, comprendere il significato di ogni sillaba e mettersi nella "giusta condizione" per praticare.

Oṃ Āḥ Hūṃ è il mantra della saggezza infinita e rappresenta le tre porte della conoscenza:

Mente (Canale centrale del corpo), Parola (Canale di destra/Sole) Corpo (Canale di sinistra/Luna) 

A loro volte Mente, Parola e Corpo sono legati alle tre energie fondamentali della manifestazione, ovvero:

jñāna śakti
kriyā śakti
icchā śakti.

Oṃ è la forma udibile dell'Assoluto, il seme di Brahma;

Āḥ o Ah, rappresenta l'insieme dei suoni vocalici, quelli inscritti nei sedici petali del loto della gola ovvero le quattordici vocali 

अ a
आ ā
इ i
ई ī
उ u
ऊ ū
ऋ ṛ
ॠ ṝ
ऌ ḷ
ॡ ḹ
ए e
ऐ ai
ओ o
औ au

più

अं aṃ e अः aḥ .

Le vocali simboleggiano  l'insieme delle potenze della manifestazione, mentre le consonanti sono il "veicolo" delle potenze.
il "Visarga " (emissione, orgasmo) aḥ, significa molto di più.

Nel sanscrito "operativo" le vocali principali sono tre: A, I ed U e
sono l'emblema delle tre potenze della divinità.

A sta per anuttara, "la Suprema".

I sta per icchā, "il Desiderio".

U sta unmeṣa, "l'Espansione".

Lo Yoga per il tantra è il "Riposo delle Potenze":

il riposo di anuttara è ānanda, la "Suprema Beatitudine".

Il riposo di icchā è īśāna, la "Luminosa Capacità Creatrice".

Il riposo di unmeṣa è ūrmi, "l'Onda".

La manifestazione, l'universo, nascono dal "riposo della divinità" ed è in questo riposo  che noi e le "diecimila cose" esistiamo.


Le altre vocali, che rappresentano la diversità del manifestato, si creano per l'urto o la reciproca penetrazione, delle tre potenze principali.

La E nasce dall'urto di A, Suprema beatitudine, e I, Desiderio e Luminosa capacità creatrice.

La O nasce dall'urto di A e U, Onda dell'espansione.

Poi vengono AI e AU.


Ma fino allo sviluppo di tutte le altre "lettere", la manifestazione resta allo stato potenziale racchiusa nel Bindu (punto) che rappresenta la aṃ.

L'individualità, l'autocoscienza sono il prodotto dell'unione di aṃ ed aḥ= aham = IO o IO SONO (AHAM ASMI).


La terza sillaba del mantra è Hūṃ.

Hūṃ ha molti significati, anche troppi:

हूं hūṃ è formato dalla
h ह्
unita alla
ū ऊ
compenetrate in un unico simbolo:
hū हू .

L'Anusvara, il puntino che i caratteri latini scriviamo  è messo in alto, sopra la sillaba.

Il puntino "in questo mantra", rappresenta la bodhi, "il seme - inteso come sperma - di Vajradhara", la conoscenza assoluta. illimitata, che si nasconde in ognuno di noi.

Il Suono Hūṃ si può leggere come unione del veicolo/mezzo (consonante H) che rappresenta il seme maschile ( śuklā che significa bianco e indica anche la saliva e il liquido cerebrospinale) e la conoscenza superiore/potenzialità creativa (la vocale U) che rappresenta l'ovulo femminile (rakta che significa rosso e indica anche il sangue mestruale, il colore, l'innamoramento, l'eccitazione).


Le prime tre sillabe del mantra di Padmasambhava, Oṃ Āḥ Hūṃ , rappresentano  la creazione ed il processo che "induce" nell'essere umano sia il principio dell'individualità (AHAM) che la possibilità di accedere all'illuminazione (BODHI come seme di Vajradhara).

Le altre sillabe disegnano un maṇḍala:

Vajra indica la famiglia mistica del Diamante, l'emozione negativa della RABBIA, il dhiani Buddha Akshobia, l'Acqua, il colore blu, l'EST.


Guru indica la famiglia del Gioiello (Ratna), l'emozione negativa dell'ORGOGLIO, il dhiani Buddha Ratnasambhava, la Terra, il colore giallo, il SUD.

Padma indica la famiglia del Loto, l'emozione negativa della PASSIONE/SENSO DELPOSSESSO , il dhiani Buddha Amithabha, il Fuoco, il colore rosso, l'OVEST.

Siddhi indica la famiglia del Doppio Vajra. l'emozione negativa dell'INVIDIA/GELOSIA, il dhiani Buddha Amogasiddhi, il Vento, il colore verde, il NORD.

Infine Hūṃ indica la famiglia della Ruota del Dharma, l'emozione negativa dell'IGNORANZA, il dhiani Buddha Vairochana, lo Spazio, il colore bianco, il CENTRO.


La rappresentazione simbolica del mantra rende lo schema più chiaro:

Immagine

Le tre figure in alto sono le tre potenze, o le " TRE PORTE", Corpo Parola mente, ovvero Oṃ, Āḥ, Hūṃ.



Poi in senso orario (,da sinistra a destra, ma dal basso in alto) abbiamo:
l'Acqua (Akshobia blu,la famiglia mistica della rabbia) ovvero VAJRA, l'Est;

la Terra (Ratnasambhava giallo, la famiglia mistica dell'orgoglio) ovvero GURU, il Sud;

il Fuoco (Amithabha, la famiglia mistica della Passione) ovvero PADMA, l'Ovest;

il Vento (Amogasiddhi, la famiglia mistica dell'Invidia) ovvero SIDDHI, il Nord;

Infine al centro del maṇḍala, lo Spazio (Vairochana), la famiglia mistica dell'Ignoranza) ovvero Hūṃ.


PRATICA DEL MANTRA.
Prima di iniziare la recitazione del mantra si dovrebbe procedere all'evocazione.

In sanscrito si chiama Samayasattva dove samaya significa "VOTO", "PROMESSA" e sattva, qui, ESSENZA, CREATURA, ECTOPLASMA e consiste nel produrre dinanzi a se, mediante la visualizzazione, l'immagina della "Divinità preferita" .

A quel punto si immagina il proprio corpo identico a quello dell'immagine visualizzata e si pronunciano le sillabe Oṃ, Āḥ, Hūṃ alla fronte, alla gola , al cuore fin quando "NON ACCADE QUALCOSA", una sensazione di energia "morbida" che ci avvolge, una luce che ci penetra ecc. ecc.

E' l' jñānasattva, l'essenza della conoscenza: la divinità evocata è penetrata in noi e ci dà modo di verificare l'identità tra NOI e la DIVINITA' evocata.


A questo punto posso cominciare la recitazione del mantra, 108 volte come viene suggerito solitamente, facendo attenzione ai "luoghi" del corpo in cui risuonano le varie sillabe.

Dopo la recitazione visualizzeremo il nostro corpo come fosse un maṇḍala.

martedì 29 settembre 2020

LA BUFALA DEL SALE HIMALAYANO

 


Come ho già detto qualche tempo  fa fatto l'aver insegnato laboratorio di Chimica e Fisica applicata nelle scuole superiori - dal 1980 al 1985 – mi impedisce, mio malgrado, di aderire a teorie e ipotesi, spesso affascinanti, abbracciate con entusiasmo da alcuni mie colleghi yogin.

Una di queste teorie riguarda il cloruro di sodio e il graduale avvelenamento che deriverebbe dall'assunzione del normale sale da cucina: “non comprate il sale del supermercato” –dicono alcuni miei colleghi – “contiene sostanze tossiche!”.

In realtà si tratta di una bufala che, ripetuta e amplificata dai social, si è trasformata, come spesso accade, in verità ontologica: "le multinazionali ci stanno avvelenando con il sale del supermercato per cui dobbiamo far di tutto per consumare i sali colorati che sono più sani, nutrienti e vengono prodotti nel rispetto della natura".

Questi sali colorati dai magici poteri costano fino a cinque-dieci volte il sale “fino” o “grosso” che si compra al supermercato e già questo dettaglio potrebbe far sospettare che ci sia un qualche interesse economico, ma andiamo sulla chimica, ché quando si ragiona con numeri e formule le cose diventano improvvisamente più chiare.

Chiariamo però, prima di tutto,che secondo me, coloro che mettono in guardia contro i pericoli di avvelenamento da sali di cucina in genere non sono in malafede, sono semplicemente vittime della attuale tendenza alla “tuttologia”: nella nostra società è normale che uno yogin o un maestro di meditazione parli di psicologia, di biochimica o di fisica quantistica e quando non si sono fatti studi specifici è assai facile prendere degli abbagli tali da portarci a fare con sicurezza affermazioni che, nel caso del sale, farebbero sorridere uno studente del secondo anno di un Istituto tecnico Industriale.

L’abbaglio nel caso del sale, nasce probabilmente da una sigla: E536.

Si tratta di un additivo usato nell'industria alimentare – vino, sale iodato e altri prodotti – dall'industria dei colori – il “blu di Prussia” si ottiene a partire dall’E536 – e dall’aziende che si occupano di forniture mediche – è usato ad esempio per far reagire le lastre – che ha formula “bruta” K4[Fe(CN)6] 3H20.

Scritto così non dice niente, ma quando alcuni studiosi del corpo e dell’anima, probabilmente digiuni di chimica - hanno scoperto che quell'insieme di lettere e numeri si legge “ferrocianuro di potassio” o “potassio esacianato” è cominciata la campagna contro il sale “industriale”: “ci stanno avvelenando con il cianuro![1]. Per la chimica ferrocianuro di potassio e cianuro di potassio sono due sostanze diverse, una potenzialmente inquinante – a quantità enormi - ma fondamentalmente innocua - anche se per un certo periodo il suo uso è stato proibito in Gran Bretagna - ed una mortale per gli esseri viventi. 

E536 viene utilizzato  come anti-agglomerante – nel senso che assorbe l’umidità - nel sale iodato e rarissimamente nel sale “fino”, in quantità minime – poche parti per miliardo - e mai nel sale grosso. Quindi se volete usare un sale sicuramente privo di anti-agglomeranti potete benissimo acquistare al supermercato il sale grosso, ad un prezzo di pochi centesimi al chilo.

Quindi, primo punto: E536, usato come anti-agglomerante nel sale iodato, non è un veleno mortale.

Passiamo adesso alle capacità nutrizionali del sale da cucina e dei sali integrali e colorati. 

In Italia per essere venduto, il sale deve avere una percentuale minima di NaCl – cloruro di potassio del 97%, ma spesso si trovano Sali come quello pugliese o quello siciliano e i sali marini in genere che contengono fino al 99,5 % di NaCl. 

Il cloruro di sodio è essenziale per la sopravvivenza dell’essere umano: è contenuto in tutti i liquidi e tessuti del corpo e lo ione sodio - Na+ - è quello che permette la trasmissione dei segnali lungo il sistema nervoso. In altre parole se non assumiamo NaCl non si vive. Come si presenta in natura il sale? È un solido cristallino trasparente o bianco.

Secondo punto: noi mangiamo sale perché il sodio è necessario alla nostra sopravvivenza.

Per ciò che riguarda la colorazione dei vari sali che vanno di moda oggi bisogna chiarire che dipende dalle impurità; il sale rosa himalayano, ad esempio, che proviene non dall’Himalaya ma dal Salt Range, una zona collinare del Pakistan, assume quel colore perché, oltre al cloruro di sodio, contiene sali di ferro, cadmio e altri metalli potenzialmente cancerogeni. 

Il sale nero di Cipro è invece prodotto a partire dalla combustione della corteccia del salice e della betulla; il carbone viene poi aggiunto al cloruro di sodio che in origine ovviamente è bianco o trasparente.

Il sale grigio di Bretagna assume quel colore perché mescolato all'argilla tipica delle coste atlantiche francesi [N.d.A. non mi pare che il canale della Manica sia conosciuto per la purezza delle acque...]

Il sale rosso delle Hawaii è invece cloruro di potassio – bianco o trasparente - che viene fatto evaporare insieme ad un’argilla di origine vulcanica che lo inquina con sali ferrosi.

Terzo punto: i Sali colorati a livello nutrizionale non sono differenti dal sale del supermercato – per essere venduti in Italia devono contenere almeno il 97% di cloruro di sodio – ma assumono colorazioni diverse in virtù degli agenti inquinanti.

Veniamo adesso alla parola che più preoccupa coloro che mettono in guardia contro il consumo del sale del supermercato: raffinazione.

La parola raffinazione ci fa venire in mente le raffinerie di petrolio, il mare inquinato e le ciminiere che che sputano fumi cancerogeni, per cui molti miei colleghi consigliano di acquistare sale integrale, non raffinato, per evitare di inquinare l’ambiente e avvelenare il corpo.

Anche questa, purtroppo è una bufala, nata dall'ignoranza del sistema di produzione del sale marino.

Il sale marino viene prodotto a partire da acqua di mare che viene introdotta in vasche impermeabilizzate. Per effetto dell’evaporazione dovuta ai raggi solari si ottiene la salamoia – immangiabile perché oltre al cloruro di sodio, contiene un gran numero di sali dal sapore sgradevole – che viene poi immessa in altre vasche in cui vengono eliminati per precipitazione, i sali di calcio.

Quando si ottiene una concentrazione di 300 g/litro di NaCl si passa la salamoia concentrata in altre vasche dove il sale si cristallizza.

A questo punto si procede alla raffinazione che consiste nel lavaggio con acqua. Il prodotto ottenuto dalla raffinazione viene essiccato dando origine a sale con una percentuale del 99,5 % di cloruro di sodio.

Questa quindi è la raffinazione del sale: lavaggio con acqua ed essiccazione al sole dei cristalli

Ciò che viene detto, impropriamente, sale integrale è invece un sale che non viene sottoposto a lavaggio ed essiccazione per cui appare più umido del sale puro e contiene una percentuale, non rilevante, di iodio ed altri minerali.

In altre parole, dato che noi assumiamo sale per l’apporto, necessario, di NaCl, il sale integrale è meno puro del sale raffinato e, tra l’altro, essendo sottoposto ad una lavorazione incompleta i suoi costi di produzione sono minori e dovrebbe costare sensibilmente meno del sale raffinato che si compra al supermercato, cosa che invece non accade (costa da due a tre volte più del sale raffinato); insomma l'etichetta, non corretta "integrale" è una specie di specchietto per le allodole.

Quarto punto: il sale integrale che ha una percentuale minima di NaCl del 97%,non differisce a livello nutrizionale dal sale raffinato, ma è semplicemente meno puro.

In conclusione:

1.     Le informazioni riguardanti l’avvelenamento dell’organismo perpetrato dalle industrie attraverso il sale da cucina sono decisamente false;

2.     I sali colorati sono semplicemente inquinati da altre sostanze;

3.     Il sale integrale è semplicemente il normale sale marino che non è stato sottoposto a lavaggio con acqua ed essiccazione al sole.

Non conosco i motivi per cui siano nate queste bufale e non conosco i motivi che hanno spinto alcuni miei colleghi e alcuni operatori olistici ad avallarle, ma suppongo che si tratti di un processo di disinformazione innescato in buona fede  da una scarsa conoscenza della chimica (e del processo di raffinazione del sale marino).

L’E 536 o ferrocianuro di potassio (K4[Fe(CN)6] 3H20) usato come anti-agglomerante nel sale iodiato, contiene di fatto lo ione cianuro – CN- e questo probabilmente ha dato origine alla credenza che sia estremamente tossico.

Con la semplificazione assai comune nei social con il tempo questa potenziale pericolosità del ferrocianuro contenuto nel sale iodato è stata attribuita al sale in genere e questo ha permesso di sviluppare un fruttuoso mercato alternativo di sali colorati o integrali, trai quali lo pseudo sale himalayano.

Di fatto il sale marino che si compra al supermercato dal punto di vista nutrizionale - ovvero del necessario apporto quotidiano di NaCl (che non deve superare i 5 grammi al giorno per evitare danni alla salute)  è il migliore ed il più economico; se poi per motivi estetici qualcuno vuole mettere in camera una lampada al sale himalayano o preferisce spendere i suoi soldi per mettere in tavola dei sali colorati  è liberissimo di farlo, ma dovrebbe avere la consapevolezza del fatto che non si tratta di una scelta "salutistica" e che, fino a prova contraria,  nessuno sta cercando di avvelenarci con il sale da cucina e anzi, a meno di non mangiarlo a cucchiate, il sale del supermercato è più benefico per la salute dei sali colorati che il mercato post new age  ci ha dipinto come magici rimedi per allontanare le energie negative.



[1] La formula del veleno che sa di mandorle amare in realtà è KCN, cianuro di Potassio, un sale instabile che in presenza di anidride carbonica sviluppa HCN, acido cianidrico, un veleno, appunto, mortale. La pericolosità dell’HCN deriva dalla sua capacità di legarsi agli atomi di ferro contenuti in un enzima necessario alla vita umana (citocromo-c ossidasi). Il ferrocianuro di potassio è solo un parente, chimicamente stabile, del cianuro di potassio e se trovate le etichette vedrete che c’è un simbolo con un albero ed un pesce che significa che è potenzialmente inquinante se non sbaglio agisce in maniera nefasta per l’ambiente quando nelle acque sono contenuti 700 grammi per litro e in Italia per legge la dose massima consentita è di 5mg/m3. Sulle confezioni del cianuro di potassio c’è invece il simbolo del teschio con le tibie incrociate ovvero “potenzialmente mortale”.

sabato 19 settembre 2020

CARL GUSTAV JUNG,PSICOLOGO ANTISEMITA E AGENTE DELLA CIA


Un mio Post su Facebook, nel quale ricordavo l'antisemitismo di Jung, la sua passione per Hitler e il suo essere stato, dopo il 1943 un agente dei segreti americani (OSS, dall'inizio degli anni '50 CIA) ha provocato reazioni di sorpresa e incredulità.
Si tratta di fatti noti da tempo, ma nella cultura che io definisco post new age caratterizzata da un manicheismo comprensibile e talvolta preoccupante, la genialità - perché nessuno mette in dubbio la genialità di Jung - non è compatibile con il nazismo e con l'appartenenza ai servizi segreti americani.

Nel caso del grande psichiatra/psicologo svizzero il rifiuto di accettare la verità storico nasce anche dal suo essere diventato, negli anni '60 e '70 un mito dell'intelligenzia di sinistra, che vedeva nella ricerca psicologica di Jung uno strumento per riappropriarsi dell'individuo, nel rispetto dello slogan, mutuato dal femminismo, "il Personale è Politico".

Chiunque si occupava di inconscio, di traumi infantili, di arte e di spiritualità in quegli anni veniva arruolato, spesso suo malgrado, nella sinistra "radical chic".
Jung, decisamente antisemita, è autore di una serie di testi e di interviste in cui esalta senza pudore la sua ammirazione per Hitler, ed il suo riconoscerlo come un "avatar", "un essere in grado di rappresentare l'inconscio collettivo del popolo germanico finalmente in grado di esprimere la sua natura attraverso Wotan,il cacciatore selvaggio".

Già perché quando Jung parlava di "inconscio collettivo" non parlava, come credono molti, dell'inconscio collettivo dell'intera umanità, ma dell'inconscio collettivo di popoli ed etnie diverse.
I popoli germanici erano più "potenti" secondo lui, perché il loro inconscio collettivo si incarnava nel terribile Wotan cacciatore, i popoli mediterranei erano "molli" perché il loro inconscio collettivo si incarnava in Gesù/Dioniso, mentre l'inconscio collettivo degli ebrei, essendo senza terra - quindi senza radici - da migliaia di anni era più debole e ciò avrebbe condotto gli ebrei a sviluppare una serie di doti, dalla furbizia alla capacità di mercanteggiare, che dovevano sopperire alla loro mancanza di radici.

Secondo me si tratta di sciocchezze, ma bisogna considerare che erano in linea con la cultura main stream dell'epoca.

Jung era un antisemita convinto e adorava Hitler. Questo non significa che non fosse un genio - a parte le sciocchezze sull'inconscio collettivo degli ebrei - come geni erano Von Braun, Heidegger, Celine ed altri nazisti e antisemiti.
Il fatto, ripeto acclarato, viene giudicato incredibile solo in virtù delle credenze della new age che lega le abilità, il genio e le doti artistiche alle qualità umane, all'amore per il prossimo, all'empatia ecc. ecc.

Ho avuto la fortuna, anni fa, di lavorare con un famoso direttore d'orchestra che era - forse è ancora - una persona detestabile: arrogante, maschilista, grezzo e volgare, ma una volta che si è messo al pianoforte per suonare, mi pare,un brano della traviata mi sono commosso, rasentava il sublime. Mio padre era gentile, rispettoso delle donne, incapace di insultare chiunque ma musicalmente era una frana.

Bisogna ammettere che l'ingenua credenza new age, mutuata dalla pseudo sinistra alternativa degli anni '70, che un artista o un genio debbano per forza di cose essere persone brave, buone, oneste, antirazziste, e politicamente corrette ha un suo fascino e, in un mondo ideale, probabilmente, una sua coerenza. Purtroppo la realtà è diversa dai sogni, e sarebbe auspicabile, che , almeno coloro che praticano Yoga inteso come ricerca delle leggi universali che muovono sia l'universo sia l'essere umano, cercassero di accettare la realtà così come è, senza tentare di modificarla per renderla più simile alle proprie credenze.

Di seguito troverete un capitolo del mio libro "Liberamente Schiavi" (edizioni Writeup Site, Roma 2019) dedicato a Jung e al suo pensiero su Hitler e gli ebrei.
In nota ci sono tutte le fonti.
Un sorriso,
P.


L'AGENTE 488


Il 3 febbraio 1943 il boss dello spionaggio alleato in Europa, David Bruce, riceve un messaggio cifrato proveniente da Berna. Il mittente è Allen Welsh Dulles, l’agente 110[1], futuro capo della CIA ed ideatore del progetto MKULTRA:

“L’agente 488 riferisce che Hitler si nasconde in un sotterraneo nella Prussia dell’Est e che chiunque voglia vederlo deve passare ai raggi X. 488 conosce bene i tratti psicopatici di Hitler e crede che adotterà le più disperate misure fino all’ultimo, ma non esclude che si suicidi. […] Occorre prestare la massima attenzione alle analisi di 488[…]”.

L’identità di 488 non è certo un mistero: se digitiamo su Google le parole “Office Strategic Service 488 Agent” otterremo in 0,41 secondi, 6.780.000 risultati. Lo spione era Carl Gustav Jung, il padre della teoria dell’inconscio collettivo, “il principe ereditario di Freud”, come lo definisce Deirdre Bair nella ponderosa biografia (900 pagine) che gli ha dedicato.

Il fondatore della “Psicologia Analitica”, è, dopo James Bond, l’agente segreto meno segreto della storia dell’umanità. La notizia che lo psicoterapeuta svizzero era una spia al soldo degli americani cominciò a circolare subito dopo la fine della Guerra, e non furono certo i suoi detrattori a far saltare la copertura, ma i suoi allievi, gli ex colleghi spioni e lui stesso.  Non sono certo un esperto di spionaggio, ma mi pare una prassi anomala. 

Perché si decise di svelare così presto l’identità di 488 esponendolo al rischio di ritorsioni da parte degli sconfitti? Risponderò con un’altra domanda: come mai Jung era in possesso di notizie così riservate e dettagliate sul nascondiglio e sullo stato di salute del Führer?[2] La risposta è assai semplice: Jung era una delle personalità culturalmente più influenti e stimate della Germania nazista e poteva vantare amicizie potenti nell’entourage di Hitler. Molto potenti. 

Nel 1942, tramite un collega psichiatra, alcuni alti ufficiali tedeschi, preoccupati per il comportamento sempre più irrazionale del Führer, gli chiesero di volare a Berlino per valutarne lo stato psichico. “Sperano in una diagnosi che convinca i vertici del partito a deporre Hitler e a finire una guerra che sanno di perdere[3]”, scrive Deirdre Blair. Jung declinò l’invito, ma l’episodio ci dà la misura della considerazione di cui Jung godeva nelle alte sfere naziste. La verità, ancor oggi sussurrata a malapena, è che il pensiero di Jung era perfettamente coerente con l’ideologia nazista[4]. In altre parole lo psicologo svizzero era nazista e decisamente antisemita. La decisione di svelare immediata-mente dopo la fine della seconda guerra mondiale il suo ruolo di collaboratore dei servizi segreti americani fa parte, molto probabilmente, del tentativo di stendere un velo pietoso sulle sue simpatie, evidenti, per Hitler e sulla collaborazione con il regime nazista.

Nel '33 Jung divenne presidente della “Internationale allgemeine arztliche Gesellschaft fuer Psycotherapie” e inizio a lavorare con Mathias Goering, cugino di Hermann Goering. Nello stesso anno, intervistato dallo psichiatra nazista Adolf Weizsaecker, suo allievo, rilascia questa dichiarazione (il grassetto è mio)[5]:

"Soprattutto oggi lo sviluppo e l'autorealizzazione dell'individuo sono necessari. Quando il singolo non conosce se stesso anche i movimenti collettivi mancano di chiarezza nelle loro mete. Soltanto l'autorealizzazione dell'individuo, che io considero il fine supremo della psicologia, può produrre in seno ad un movimento di massa portavoce e capi veramente responsabili. Come ha detto Hitler, di recente, un capo deve avere il coraggio di essere solo e di procedere per la sua strada. (...) Ciascun movimento, per una legge fisiologica ha sempre al suo vertice un capo. Egli è l'incarnazione della psiche della nazione. (...) Altrettanto naturale è che al di sotto del capo ci sia una élite, che nei secoli passati era costituita dall'aristocrazia. L'aristocrazia per sua natura crede nella legge del sangue e nel valore assoluto della razza

 

Nel 1936 dichiara all’Observer[6]:

 

"La politica tedesca non è fatta, è rivelata attraverso Hitler. Lui è la voce degli Dei...Hitler governa attraverso rivelazioni. Per questo la sensibilità esagerata dei tedeschi davanti alla critica o all'attacco al loro leader. È una blasfemia per essi, perché Hitler è il loro Oracolo”.

 

In un intervista rilasciata a H. R. Knickerbocker e pubblicata a New York nel gennaio del 1939 da Hearst International Cosmopolitan Jung sarà ancora più esplicito[7]:

 

"Hitler è un vaso spirituale, una semi-divinità; ancor meglio, un Mito. […] II potere di Hitler non è politico, è magico. […]  II segreto di Hitler non è che lui abbia un inconscio più pieno di pensieri e ricordi rispetto a quello degli altri uomini, ma il suo segreto si trova nel fatto che il suo inconscio ha uno straordinario accesso alla sua coscienza e che gli permette di dominarla e muoverla. […] È come un uomo che ascolti attentamente una sussurrante voce che arriva da una misteriosa fonte. Ed opera in accordo con essa. Noi abbiamo troppa razionalità per obbedirle. Ma Hitler l'ascolta ed obbedisce”.

 

Secondo Jung, Hitler non è un essere umano comune, ma un Avatar, incarnazione di Wotan (Odino) sulla Terra. Ha qualcosa in comune con Gesù e Dioniso e la sua venuta risveglierà la Nazione Germanica portando una ventata di distruzione che eliminerà ciò che al mondo è privo di radici, debole. Ma in seguito, secondo le teorie junghiane, lo spirito dionisiaco prenderà il sopravvento e l’umanità vivrà un lungo e florido periodo di pace. Solo recentemente gli psicologi di scuola junghiana si sono interrogati sul nazismo di Jung. Nel libro “Wotan e Mosé. Jung, Freud e l'antisemitismo”, edito da Vivarium nel 1997, gli autori, A. Maidenbaum e S.A. Martin, commentano gli interventi presentati nel corso della Conferenza Internazionale di New York del 1989 intitolata “Ombre sospese: junghiani, freudiani e l'antisemitismo”, e del Workshop su Jung e l'antisemitismo svoltosi in occasione dell'XI Convegno Internazionale della IAAP, nello stesso anno. Scrive Giorgio Antonelli nel suo commento al libro[8] (il grassetto è mio):

“La questione del potere viene diversamente valutata, insieme ad altre, da Andrew Samuels nel suo intervento che reca il titolo nazionalismo, psicologia nazionale e psicologia analitica. A partire da questo contributo ci troviamo in un terreno per il quale non viene più messa in discussione l'esistenza d'un antisemitismo di Jung. Jung fu antisemita e si tratta di affrontare la questione a partire da questa ammissione. Non è casuale che Samuels parli di esplorazione che è inoltre già di per sé un necessario atto di riparazione e che leghi lo sviluppo ulteriore della psicologia analitica a una elaborazione del lutto per Jung da parte degli psicologi analitici. Il che implica il confronto con quella che Samuels chiama la parte decadente e la parte degenerata della psicologia analitica. Una delle tesi sviluppate da questo autore è che Jung sia stato molto interessato alla questione della leadership e che va criticato nella misura in cui se ne servì per scopi non psicologici.

Samuels ricostruisce quest'ulteriore tranche dell'Ombra di Jung a partire dalla rottura con Freud (in cui giocò un ruolo ancora sottovalutato il desiderio di potere dello psicologo svizzero), la selezione dei suoi seguaci (in questo caso la tecnica adottata era quella di adularli e quindi legarli maggiormente a sé, sostenendo che egli non aveva discepoli e non voleva averne), il suo interesse per il Führer e, anche, l'essere a capo della professione terapeutica in Germania, un vantaggio, quest'ultimo, troppo grande perché Jung lo buttasse via. Il tutto improntato a un elitarismo che il fondatore della psicologia analitica ha anche teorizzato (la natura è aristocratica). Ma non è questo, il desiderio di potere, il punto che preme più a Samuels. Ciò che ha condotto Jung all'interno dello stesso quadro dell'ideologia nazista antisemita è stato il suo tentativo di istituire una psicologia delle nazioni. Il contributo di Samuels è rivolto soprattutto a sviscerare Jung come psicologo della nazione e a individuare gli errori in cui è scivolato per aver fatto degenerare la psicologia nazionale in tipologia. La tesi di Samuels è che le idee di nazione e di diversità nazionale formano un'interfaccia tra il fenomeno hitleriano e la psicologia analitica di Jung. La teorizzazione di Jung, la sua psicologia nazionale era minacciata dall'esistenza degli ebrei, questa strana nazione senza terra e quindi mancante, secondo Jung, di qualità ctonia, ovvero di una buona relazione con la terra”.


Jung era antisemita e la sua teoria della necessità dell’aristocrazia e dell’inconscio delle nazioni è perfetta-mente in linea con l’ideologia nazista. Appena Hitler arrivò al potere l’F.B.I. aprì un fascicolo su Jung, giudicato antisemita e simpatizzante del nazi-fascismo, e a Mary Bancroft, immagino, fu affidato sin dal 1934 il compito di “agganciarlo” dapprima come paziente, poi come allieva e infine, si mormora, come amante (la vita sessuale di Jung era piuttosto vivace e non disdegnava affatto le relazioni con le sue pazienti).

Nel suo libro, “Autobiografia di una spia” Bancroft, pur riconoscendo le grandi doti di terapeuta di Jung lo ritiene “un figlio di puttana” (“and then I’d sit down at the typewriter and write what a son of a bitch I thought he was”), un ciarlatano (“How when I first got to Europe everyone thought he was a charlatan, I thought he was, too.”) e l’uomo più presuntuoso e vanitoso che avesse mai conosciuto (“He was the most conceited, vain man”).

Nonostante i suoi giudizi non proprio positivi una volta tornata negli States Mary diventerà la profetessa del verbo junghiano, contribuendo non poco, anche grazie ai buoni uffici del suo amante, l’editore Henry Luce, alla diffusione degli scritti e degli insegnamenti di Jung. Finita la guerra il fascicolo dell’F.B.I. sulle tendenze naziste e antisemite dello psicologo svizzero fu distrutto per ordine, pare, del presidente Truman.

Che era successo? Proviamo a fare delle ipotesi:

1)     Il genio di Jung aveva completamente conquistato gli americani, facendo passare in secondo piano il suo passato nazista.

2)     Si era scoperto che le simpatie di Jung per Hitler ed il suo antisemitismo erano solo una facciata, dietro la quale lo psicologo agiva per salvare gli amici ebrei.

3)     Jung era uno degli scienziati implicati nella famigerata “Operazione Paperclip” o in un progetto analogo.

 

Potrei sbagliare, ovviamente, ma ritengo altamente improbabile che personaggi come Dulles e Bancroft, agenti segreti ad alti livelli, cinici e spietati come richiesto dal loro ruolo, si siano mai fatti affascinare da Jung o da altri. Per quanto riguarda la seconda ipotesi, cara a molti estimatori dello psicologo, mi sembra un tentativo di arrampicarsi sugli specchi. È vero che ha aiutato alcuni colleghi di religione ebraica, ma ha continuato imperterrito, anche dopo la guerra, a difendere le sue teorie dell’inconscio delle nazioni e sulla superiorità della “razza germanica” in quanto “giovane e barbarica” (N.B. l’aggettivo barbarico ha un connotato positivo per Jung). Ecco come si difende dalle accuse di antisemitismo in un’intervista del 1949[9](il grassetto è mio):

“Chiunque abbia letto uno qualsiasi dei miei libri non può avere dubbi sul fatto che io non sono mai stato filo-nazionalsocialista e tanto meno antigiudaico; non c'è citazione, traduzione o manipolazione tendenziosa di ciò che ho scritto che possa modificare la sostanza del mio punto di vista, che è lì stampato, per chiunque voglia conoscerlo. Quasi tutti questi brani sono stati in qualche misura manomessi, per malizia o per ignoranza. Prendiamo la falsificazione più importante, quella sul Saturday dell'11 giugno: L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello giudaico. Guarda caso, se lette nel loro contesto queste frasi acquistano un significato esattamente contrario a quello attribuito a esse da questi "ricercatori". Sono state prese da un articolo intitolato Situazione attuale della psicoterapia. [...] Perché si possa giudicare il senso di queste frasi controverse, le leggerò per intero il paragrafo in cui ricorrono: "In virtù della loro civiltà, più del doppio antica della nostra, essi presentano una consapevolezza molto maggiore rispetto alle debolezze umane e ai lati dell'Ombra, e perciò sono sotto questo aspetto molto meno vulnerabili. Grazie all'esperienza ereditata dalla loro antichissima civiltà essi sono capaci di vivere, con piena coscienza, in benevola, amichevole e tollerante prossimità dei loro difetti, mentre noi siamo ancora troppo giovani per non nutrire qualche "illusione" su noi stessi… Il giudeo, quale appartenente a una razza che dispone di una civiltà di circa tremila anni, possiede, come il cinese colto, un più ampio spettro di consapevolezza psichica rispetto a noi. Il giudeo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai, poiché tutti gli istinti e i suoi talenti presuppongono, per potersi sviluppare, un popolo che li ospiti, dotato di un grado più o meno elevato di civiltà. La religione giudaica nel suo insieme possiede perciò – per l'esperienza che me ne sono fatta – un inconscio che si può paragonare solo con alcune riserve a quello ariano. Eccezion fatta per alcuni individui creativi, possiamo dire che il giudeo medio è già molto più consapevole e raffinato per covare ancora in sé le tensioni di un futuro non nato. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello giudaico, il che costituisce al tempo stesso il vantaggio e lo svantaggio di una giovane età che non si è ancora completamente distaccata dall'elemento barbarico”.

 

Rimane la terza ipotesi (anche se, immagino, ve ne possa-no essere altre), quella del Progetto Paperclip o di qualcosa di analogo.

Operazione Paperclip. Team di Scienziati nazisti a Fort Bliss. Foto di “Pubblico Dominio" catalogata dalla N.A.S.A.

Paperclip era il nome in codice di un'operazione avviata dall'Office of Strategic Services, e portata avanti dalla CIA, che consisteva nel reclutamento di scienziati tedeschi dalla Germania nazista. Dal novembre 1945 ai primi anni ‘70, almeno 2.000 scienziati tedeschi e le rispettive famiglie vennero messi sotto protezione dal governo americano in cambio della loro collaborazione. In teoria dovevano essere coinvolti nel progetto solo gli scienziati che non fossero stati membri del partito nazista e non si fossero macchiati di gravi crimini di guerra. In pratica, un gruppo di agenti creato appositamente, il Joint Intelligence Objectives Agency, modificò i c.v. degli scienziati per permetterne il reclutamento. Le nuove identità degli scienziati venivano allegate ai fascicoli con delle graffette, da cui il nome dell'operazione, Paperclip (graffetta). I nomi di alcuni degli scienziati coinvolti nella vicenda si trovano anche su Wikipedia:

-          Alexander Lippisch.

-          Arthur Rudolph.

-          Erich Traub.

-          Gerhard Reisig.

-          Hans Antmann.

-          Hans Hollmann.

-          Hans Multhopp.

-          Hans von Ohain.

-          Hermann H. Kurzweg.

-          Hubertus Strughold.

-          Kurt Blome (riconosciuto criminale di guerra).

-          Kurt Tank.

-          Otto Hirschler.

-          Reinhard Gehlen, (anche lui criminale di guerra, Generalmajor della Wehrmacht ed esperto di intelligence).

-          Rudi Beichel.

-          Walter Dornberger.

-          Walter Schreiber.

-          Werner Rosinski.

-          Wernher von Braun.

I nomi dell’elenco, a parte quello di Wernher von Braun, risulteranno, ai più, perfetti sconosciuti, ma si tratta di esperti in armi missilistiche, chimiche e batteriologiche, ex agenti segreti e medici, che potevano fornire il loro aiuto nella guerra, che si diceva imminente, contro, il blocco socialista. E Jung? Anche ammesso che fosse inserito nell’Operazione Paperclip o in un progetto simile, come avrebbe potuto rendersi utile agli americani?

In due modi:

1)     Propaganda, ovvero tecniche di controllo mentale e manipolazione.

2)     Elaborazione di profili psicologici da utilizzare nelle operazioni di intelligence e nelle indagini di polizia.

 

Jung oltre a collaborare con Eisenhower in qualità di esperto di guerra psicologica per convincere i tedeschi alla resa, lavorò con gli americani come “Behavioral Profiler”. A dir la verità l’introduzione del “Mindhunter” nelle indagini di polizia risale agli anni ’60 quando

“Howard Teten, uno Special Agent dell’FBI con una lunga carriera alle spalle come detective della squadra omicidi nella Polizia di San Leandro, California, dopo aver messo a punto un approccio più sistematico alle tecniche di profiling, insieme a Pat Mullany, un altro Agente Speciale FBI esperto in Psicologia Criminale, crea il primo programma ufficiale di criminal profiling del Bureau. Con loro nasce in seno all’FBI la prima unità investigativa della storia creata con la mission ufficiale di occuparsi dell’analisi psicologica della scena del crimine […] la Behavioural Science Unit (BSU), la squadra dei cosiddetti “Mindhunters” (cacciatori di menti), che del criminal profiling moderno vanta la paternità storica e che ha ispirato molti film e serie televisive di successo, da “Il silenzio degli innocenti” a “Criminal Minds”[10];ma il precursore di tutti i Mindhunter fu senza dubbio l’Agente 488 dell’OSS, Carl Gustav Jung. Il “protocollo” messo a punto da Teten e Mullary partiva dalla conclusione, un ‘omicidio per esempio, e attraverso l’analisi della scena del Crimine cercava di ricostruire la personalità e quindi l’identità del criminale. Jung invece partendo dalla personalità dell’oggetto dell’indagine, attraverso l’analisi della, chiamiamola così, “scena del Crimine” (il Bunker di Hitler per esempio, o la Berlino del 1945) ne prevedeva le possibili mosse conclusive (Il suicidio di Hitler, per esempio), ma, seppur in senso invertito, le modalità di analisi erano le medesime. 



[1] Il testo del messaggio cifrato è tratto dal “Corriere della Sera” del 26.01.2004.

[2] Vedi Jung”, di Deirdre Bair. Edizioni Little Brown.

[3] Tratto da Jung”, di Deirdre Bair. Edizioni Little Brown.

[5] Tratto da “Jung Parla, interviste e incontri”, di W. Mcguirre, R.F.Hull. Edizioni Adelphi.

[6] Tratto da “Adolf Hitler, l’ultimo avatar”, di Miguel Serrano. Settimo Sigillo-Europa Lib. Ed.

[7] Tratto da “Adolf Hitler, l’ultimo avatar”, di Miguel Serrano. Settimo Sigillo-Europa Lib. Ed.

[9]Intervista a Jung”, Bullettin of the Analytical Psychology Club of New York, 1949.

[10] Tratto da: http://www.robertabruzzone.com/professione-profiler-di-roberta-bruzzone/ 

Follow by Email

Lettori fissi

privacy