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YOGA SUTRA - LE QUALITA' INNATE DELLA MENTE (3.11-3.13)

  3.11:   सर्वार्थतैकाग्रतयोः क्षयोदयौ चित्तस्य समाधिपरिणामः ॥३ . ११॥   In caratteri latini: sarvārthataikāgratayo ḥ k ṣ ayodayau cittasya samādhipari ṇ āma ḥ ||3.11||   Sciogliamo il sandhi: sarvārthataikāgratayo ḥ k ṣ ayodayau cittasya samādhi - pari ṇ āma ḥ ||3.11||   Ovvero: sarva - arthatā - ekāgratayo ḥ k ṣ aya - udayau cittasya samādhi - pari ṇ āma ḥ ||3.11||   sarvarthatā , dvandva, sostantivo femminile dall’aggettivo “sarva”, “tutto”; dal sostantivo maschile “artha”, “oggetto”, “obbiettivo”, “scopo”; la parola termina con il suffisso “tā” che forma nomi astratti femminili. Significato “tutti gli scopi”, in Kularatnoddyota “tutti i propri scopi” [1] ; ekāgratayo ḥ , genitivo duale del sostantivo femminile “ekāgratā”, da “eka”, parola numerica, “uno”; dal sostantivo neutro “agra”, “primo”, “migliore”, “innanzitutto”; ”; la parola termina con il suffisso “tā” che forma nomi astratti femminili. Significato : “attenzione mirata e indisturbata
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