12.29.2021

KRISHNAMURTI E LO YOGA DEI BACI PERUGINA

 

Le esigenze di fruibilità e di velocità dei social network(s) hanno cambiato le caratteristiche della comunicazione: ormai se vuoi essere visibile devi postare una foto o un video accattivanti e sintetizzare il tuo pensiero in poche frasi brevi, coincise, evocative.

Nell'ambito delle discipline olistiche - olistico è una delle parole chiavi dell'attuale comunicazione - si è venuto così a creare un fenomeno che io definisco "Yoga dei Baci Perugina" . Avete presenti i cartigli  con  frasi a  volte  belle, a volte orrendamente sdolcinate  che avvolgono i cioccolatini nocciolati?  
I praticanti e insegnanti di Yoga, me compreso, per presentare un corso, uno stage o una riflessione hanno preso l'abitudine di fare copia e incolla di frasi celebri. Non importa se siano attinenti con  quanto vogliamo proporre, l'importante è che siano, appunto, brevi, concise, accattivanti e, soprattutto, che i loro autori, veri o presunti, siano personaggi graditi al popolo internettiano.

Buddha è un "must" così come Patañjali - Lao Tzu ha perso un po' i colpi ultimamente - ma vanno per la maggiore anche autori moderni,  come Eckar Tolle , Aurobindo o Jiddu Krishnamurti.

Si tratta, come ho detto, di una tendenza nata dalle caratteristiche dei social: il fruitore medio non apprezza gli scritti lunghi e approfonditi, e soprattutto vuole capire subito di che si tratta  sin dalla prima frase o dal titolo. In altre parole se vuoi avere un po' di visibilità  sul web  devi proporre qualcosa che sia o sembri familiare.
Qualche esempio?

  • Ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela quando la mente è in silenzio". (Jiddu Krishnamurti)
  • "Andare oltre la mente: questo è Yoga." (Swami Vivekananda)
  • "Vivete soltanto nel presente, non nel futuro." (Paramahansa Yogananda)
  • Yoga è la sospensione delle attività della mente. (Patañjali)
  • "Dio è Uno. Lo Yoga è Uno. Questo è tutto.." (K. Pattabhi Jois)

Ci sono innumerevoli varianti sul tema, ma in sostanza  se si usano frasi del genere, familiari a tutti coloro che praticano Yoga e meditazione, i like e i commenti positivi non mancheranno mai, a patto di specificare sempre, magari in grassetto, il nome di un autore rinomato; ricordo ad esempio  che il mio professore di ginnastica in seconda superiore, Cecchi mi pare si chiamasse, per spiegarmi come si faceva una buona battuta a pallavolo mi ripeteva "Fai il vuoto mentale. Questo è tutto!" La frase in sé andrebbe benissimo per un post sulla meditazione, ma se tra parentesi scrivessi "Professore Cecchi, 2a D, 1974"  otterrei probabilmente solo commenti ironici. 

Il Nome, nello "Yoga dei Baci Perugina", è importante quanto la frase ad effetto.

Lo Yoga dei Baci Perugina in sé non è né un bene né un male: si tratta, ripeto, di un fenomeno dettato dalle esigenze di fruibilità e di velocità dei social network e, se vogliamo essere visibili, dobbiamo adeguarci, ma secondo me si perde qualcosa. 

Prendiamo il caso di  Krishnamurti. 

La frase Ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela quando la mente è in silenzio". è stata pronunciata,  o scritta in forma simile o uguale da numerosi pensatori, da Khalil Gibran ad Aldous Huxley, da  Antoine de Saint-Exupéry a Lao Tzu, ma se la colleghiamo a Krishnamurti ad alcuni di noi farà un effetto diverso, come se fosse più "piena", più viva, più "colma di significato". Perché?

Perché le sue parole risuonano o sembrano risuonare più, ad esempio di quelle del Prof. Cecchi?

Potrebbe essere perché ha una buona stampa, oppure perché è veramente un illuminato - qualsiasi cosa voglia dire questa parola - e qualcosa di incommensurabile emerge anche dalle parole tradotte e riportate su Facebook. Chissà.

Secondo me, lo Yoga dei Baci Perugina ha un limite: spesso si riportano le frasi senza sapere niente della persona che le ha pronunciate, senza conoscere il suo percorso di vita, i drammi personali, le contraddizioni.

A lungo andare rischiamo di far diventare questi grandi personaggi dei santini, delle immaginette da tirar fuori per dare autorevolezza al nostro pensiero o per promuovere le nostre attività.

Ed è un peccato. Ogni persona è una risorsa per l'intera umanità, e contestualizzare le sue parole significa renderle(gli) omaggio e restituirli la dignità di essere umano, un qualcosa di infinitamente più prezioso delle perifrasi ad effetto e delle sentenze da Baci Perugina estrapolate probabilmente da un discorso estremamente complesso, difficilmente esprimibile con un post su Facebook o cinguettio su Twitter.

Nel 2007 su richiesta del mio istruttore advaita, feci delle ricerche su Krishnamurti ne è venuta fuori una personalità complessa, piena di luci ed ombre come lo sono le persone vere.

"Nessun maestro, nessun guru, nessun metodo", diceva Jiddu, bella frase, anche questa: se la ripeto spesso pensate che assimilerò la sua esperienza di vita?


STORIA DI KRISHNAMURTI


Jiddu Krishnamurti, è stato la prima Pop Star del '900. Negli anni '20 era più famoso di Rodolfo Valentino. 
Le sue conferenze attiravano folle oceaniche e attori, scrittori, banchieri e uomini politici sborsavano cifre impressionanti pur di apparire al suo fianco. 
Sempre elegantissimo, arrivava a bordo di auto di grossa cilindrata e mandava in visibilio gli spettatori  presentandosi come il tramite terreno tra esseri umani e non meglio definite "gerarchie celesti":
Il motivo del clamoroso successo del giovane indiano era dovuto, oltre che alla sua bellezza e al suo carisma al fatto che era stato "costruito" per piacere agli occidentali.

La storia di Jiddu Krishnamurti comincia nel 1909  Adyar, una cittadina del Tamil Nadu dove i teosofi avevano costruito un Ashram.
Mentre passeggiava sulla spiaggia insieme al fratello, Nitya, fu notato da Charles Webster Leadbeater, vescovo cattolico e personaggio di spicco della "Società Teosofica" .




La  tendenza ad amare i giovani uomini  di Leadbeater e le sue originali idee sull'educazione sessuale non erano un mistero per nessuno: lui stesso ammetteva tranquillamente di masturbare e di far masturbare su sua indicazione, i giovani che venivano affidati alle sue cure, anche se, a suo dire, lo faceva per fini alti: -"la forte energia sessuale degli adolescenti prima o poi potrebbe condurli nelle braccia di qualche donna di malaffare con terribili ripercussioni karmiche"- diceva il vescovo -"meglio che li faccia sfogare io piuttosto che vadano a prostitute"-


Più volte Annie Besant, presidentessa della società teosofica e prima donna massone ad essere affiliata alla Gran Loggia Unita d'Inghilterra , era dovuta intervenire con le autorità e i giornali per evitare che il vescovo finisse in galera, ma oltre che pedofilo, Leadbeater si dice che fosse anche un chiaroveggente e così quando segnalò Jiddu alla Besant c'è da credere che avesse visto in lui qualcosa d'altro oltre ai lineamenti nobili e al fisico da indossatore.



Per qualche anno Leadbeater si dedicò completamente al giovane Krishnamurti. 
Lo istruì ai principi della Teosofia, gli insegnò l'inglese, la maniera di vestirsi all'occidentale e le buone maniere.
Quando il ragazzino fu pronto venne strappato al padre dopo un penoso processo giudiziario e  affidato, insieme al fratello, alla tutela di Annie Besant per essere presentato all'occidente come "il Maestro del Mondo", rappresentante in terra delle "gerarchie spirituali" dei "maestri invisibili" che gli avrebbero affidato il compito di creare una nuova religione universale.



Nel 1922 I fratelli Jiddu (Krishnamurti e Nitya)  si stabilirono in California, ad Ojai, dove vennero "affidati" alle cure di Rosalind Williams, una diciannovenne di grande bellezza, con il ruolo ufficiale di balia (una diciannovenne che fa la balia ad un ventisettenne?) che li seguì nei loro viaggi in India e in Australia.

Nel 1925 mentre erano a Sidney le condizioni di salute di Nitya (che si occupava dell'organizzazione delle conferenze e dei rapporti con la stampa)già  affetto da tubercolosi, peggiorarono improvvisamente. Il trio fu riportato a Ojai e nel novembre dello stesso anno, in seguito ai postumi di un influenza, Nitya morì mentre, si dice, faceva l'amore con Rosalind.

Il tragico evento colpì profondamente Jiddu; i  "Maestri invisibili", tramite i medium teosofi, lo avevano rassicurato sulla malattia di Nitya e jiddù cominciò ad avere seri dubbi sul suo ruolo e sulla effettiva veridicità degli insegnamenti ricevuti.

Nel 1927 la Besant organizzò il matrimonio di Rosalind con Desikachar Rajagopal, un amico di Jiddu che aveva sostituito Nitya nell'organizzazione del "Business Nuovo Messia".
Cominciò uno stravagante menage a trois con Rosalind che ebbe una figlia, Radha, forse da Rajagopal (da cui avrebbe divorziato nel 1960), ma di fatto fu la compagna di Krishnamurti per almeno venticinque anni.

Il silenzio che circondava la loro storia era dovuto al presunto celibato del "Maestro", portato spesso come prova del suo essere un realizzato, distaccato completamente dai desideri carnali.







Intanto il rapporto tra Krishnamurti e la Società teosofica si era logorato.
Nel 1929 Krishnamurti sciolse l'Ordine della stella d'Oriente , la "Loggia" che i teosofi avevano creato per lui, e fondò una propria  associazione, la Krishnamurti Organization, affidandone la direzione al marito della sua amante.

Pensate che coraggio dimostrò il giovane Jiddu: lo avevano presentato come il futuro messia, il Maestro del mondo, gli avevano dato soldi e protezione politica e lui di punto in bianco, molla tutto e segue la sua via,

Dopo la rottura con i Teosofi, Jiddu elaborò una propria filosofia, sintetizzabile nel motto "No Guru, No Method, No Teacher", e basata sul rifiuto delle chiese, delle liturgie e delle religioni in genere.
Una filosofia che  ebbe una vasta eco negli ambienti scientifici e negli ambiti New Age, dando vita ad una sorta di "Misticismo Quantico"..

Ovviamente queste poche righe non bastano a descrivere la persona Krishnamurti, ma secondo me sono sufficienti a far venire voglia di non trasformarlo in un santino, 
Jiddu è stato strappato alla famiglia da bambino, lo hanno convinto di essere un grande maestro illuminato e,  quando ha avuto dei dubbi, invece di sfruttare la situazione come molti hanno fatto (e farebbero), si è ribellato alla allora potentissima Società Teosofica ed ha cercato la propria strada: una via "senza Guru, Senza Maestri, Senza Religione":

Chissà che penserebbe oggi,  vedendosi trasformato in un santino o in autore di aforismi per i Baci Perugina....









12.27.2021

IL NATALE SHINTO: UZUME, LA DEA DEI MLLE ORGASMI

 

Il Natale cristiano, con la bellissima storia del bambinello nato in una grotta, al freddo e al gelo, racconta, intrecciando mito e realtà storica, il solstizio d'inverno, un evento astronomico che da sempre stimola la fantasia e la devozione dell'essere umano. data cruciale per la maggior parte delle civiltà antiche. .
I miti variano a seconda dei tempi e dei luoghi, e credo che possa essere interessante  conoscere le storie, spesso curiose, che si raccontano ad altre latitudini per celebrare l'inizio del semestre di luce. Una versione che trovo piuttosto divertente della rinascita del sole è quella Shinto, la "non religione" giapponese, che narra la storia di Amaterasu e Uzume. Alcuni, confrontandola con il dolce e malinconico racconto di Gesù che nasce dal ventre della Vergine e viene adorato dai pastori, la troveranno un po' complicata e per certi versi irriverente, ma credo che valga la pena leggerla fino in fondo: conoscere la cultura di popoli altri da noi è un ottima esercizio per sviluppare l'elasticità mentale.
Un sorriso, 
P.
 
All'inizio c'è il caos, e gli dei senza nome chiedono a Izanagi e Izanami, la coppia primordiale, di creare il mondo. 
Izanagi chiese a Izanami: -"Com'è fatto il tuo corpo?"-
Izanami rispose: -"Il mio corpo cresce rigoglioso, ma una sua parte non cresce"- 
-"Anche il mio corpo cresce"- disse Izanagi -" ma c'è una parte che cresce in eccesso. Allora mi sembra giusto infilare la parte del mio corpo in eccesso nella parte del tuo corpo che non cresce, e così generare territori"-
Izanami rispose: -"Sono d'accordo"-
 

 

Per lo Shinto il mondo nasce dall'incontro di due dei innocenti come bambini. 
Altri dei, senza nome, creano Izanagi e Izanami, sul "ponte fluttuante di prima dell'inizio" e loro  costruiscono una colonna, il pilastro dell'Universo ci girano intorno e fanno l'amore. 

Fu così che  nacquero la terra e l'acqua e le diecimila cose. Tutto sembra andare per il meglio, ma ad un tratto la storia si fa triste.
Nel partorire il Fuoco, Kagutsuchi カグツチIzanami muore.

Izanagi impazzisce di dolore, con la spada fa a pezzi ("otto pezzi") il figlio e va, come Orfeo, nel mondo sotterraneo dei morti alla ricerca della sposa, la ritrova e, come Orfeo, promette di non guardarla. Izanami confessa di mangiato il cibo degli inferi (e qui il mito ricorda Eleusi, e i semi di melograno dati da Ade a Persefone). 
In Grecia come in Giappone, chi mangia nell'oltretomba non può tornare nel mondo dei vivi. Chissà perchè...

Colto dal desiderio di vedere per un'ultima volta l'amata, Izanagi accende un fuoco e scopre con terrore che la dolce Izanami si è trasformata nella dea della Morte, un mostro con le occhiaie vuote e la pelle putrefatta. Fugge inseguito dalle shikome ("furie") e riesce, a fatica, a tornare sul "Ponte fluttuante di Prima dell'Inizio".

Piange, Izanagi, un po' per il dolore, ed un po' per purificarsi: dal suo occhio sinistro nasce la grande Madre, Amaterasu 天照, dea del Sole, dall'occhio destro Tsukiyomi 月読, dio della Luna, e dal naso Takehaya Susanoo-no-Mikoto 建速須佐之男命, dio delle Tempeste.



A quanto so Gustav Jung non si è mai occupato di Giappone.
Peccato perché la storia dei due dei bambini e di Amaterasu, sole femmina che nasce dall'occhio sinistro del vedovo, per lui sarebbe stata sicuramente una grande fonte di ispirazione; ma andiamo avanti.

 Un giorno la Tempesta e il Sole, Susano-o e Amaterasu, si sfidano. 
Una sfida strana: vince chi riesce a creare più esseri umani.
Con la spada di Susano-o la dea del sole partorisce tre donne mentre il fratello riesce a generare cinque uomini dalla collana di Amaterasu.

Se si usasse il metro della quantità non ci sarebbe gara: 5 a 3 per il dio delle tempeste, ma i giapponesi sono strani, Amaterasu viene dichiarata vincitrice, forse le femmine valevano di più nell'antico Giappone, o magari, chissà, la gara era tra la spada (il pene maschile?) e la collana (l'utero? o forse le ovaie?) e non trai due kami.

Comunque sia la dea del Sole vince e lo sconfitto non la piglia troppo bene:
prima distrugge i campi di riso coltivati dalla sorella, poi uccide un cavallo e ne getta la testa nel palazzo di Amaterasu, distruggendo un telaio e uccidendo un'ancella.

Amaterasu si infuria e  va a rinchiudersi  nella "grotta di roccia del cielo", Ama-no-Iwato 天岩戸 . 
Il sole smette di splendere sulla terra e questo crea un po' di problemi sia agli uomini che agli dei.
Grossi problemi: se il sole non brilla nessun uomo farà più un sacrificio in onore degli dei.
La situazione si fa drammatica, ma a questo punto entra in scena Uzume, anzi, per essere precisi, Ame-no-Uzume-no-mikoto, dea dell'alba e del sesso.


Uzume mette uno specchio di bronzo davanti alla "grotta di roccia".
Poi, vestita di foglie, sale su un tino di legno, e battendo i piedi per darsi il ritmo danza pensando ai mille orgasmi e ai mille peni che l'hanno penetrata. 
Danza e si spoglia.

Dalla sua vagina gli umori cominciano a scendere sulle cosce e più giù, fino alle ginocchia..
I galli da combattimento recitano il Norito , la preghiera shinto per eccellenza dedicata al dio "centro",, Ame No Minakanushi ,mentre gli dei, eccitati, ridono, gridano e applaudono.

Amaterasu è incuriosita, apre la porta di roccia per dare un'occhiata e rimane abbagliata dalla sua stessa luce, riflessa dallo specchio di Uzume.
 Ameno-Tajikarawo, il  dio" dalla potente mano", afferra allora Amaterasu e sigilla la grotta di Roccia.

Il sole ricomincia a splendere sulla terra e il dio delle Tempeste viene cacciato dal Paradiso.
La storia in realtà continua...
Il fratello di Amaterasu scende in un mondo inferiore e incontra due vecchietti, moglie e marito, disperati: c'è un drago, Yamata no Orochi 八岐の大蛇, con otto teste e otto code che da otto anni pretende di mangiarsi una delle loro figlie, una ogni anno.. Otto ne avevano e adesso gliene è rimasta solo una.

Susano-o affronta il drago (prima lo fa ubriacare di sakè secondo alcune versioni o è già ubriaco di suo, secondo altre fonti), lo uccide e gli taglia le teste e le code.
Nella quarta coda (o nell'ottava...) trova una spada meravigliosa, Ama no Murakumo 天叢雲剣, la "Spada del Paradiso" (detta anche Kusanagi o 2spada del sel serpente") la piglia e la porta alla sorella, Amaterasu, come dono di riconciliazione.



I tre oggetti che compaiono nel mito, la spada di Susano-o, la collana di Amaterasu e lo specchio di Uzume, nell'Impero del Sol Levante, sono più sacri di qualsiasi altra cosa. 
Neppure la vita dell'imperatore è così importante.: una spada, uno specchio e una collana...











12.22.2021

YESHE TSOGYAL, LA DEA DELLA GIOIA

LA DEA DELLA GIOIA
Ho conosciuto Yeshe Tsogyal molti anni fa. Mia sorella mi aveva portato ad una mostra di "ringsel", quei pallini di materia organica candidi come neve a volte, colorati altre, che secondo i tibetani vengono trovati nei cadaveri degli illuminati. I ringsel di Buddha Shakyamuni erano di un bianco accecante, quelli di Yeshe sembravano fiori di primavera. C'erano anche dei brandelli dei suoi abiti , tutti di seta e di broccato. E dei fogli scuri con la sua calligrafia svolazzante, da ragazzina del liceo classico. Non so perché ma mi venne da piangere. Piangere di gioia.
Per anni, forse per giustificare la felicità che provavo ogni volta che la sentivo anche solo nominare, ho creduto che Laura fosse l'incarnazione di Yeshe. Questa poesia - che ho tradotto e adattato presuntuosamente, ma, vi assicuro, con devozione, è di Yeshe Tsogyal. La dedico alla mia Yogini, con tutto l'amore di cui sono capace:

"[....]Fui lingua, per coloro che non avevano voce, e donai la vita eterna a chi temeva la morte.
Per lenire il calore bruciante e il freddo che gela negli inferi mi feci acqua e fuoco, e fui cibo per fantasmi affamati.
Io sono libertà dall'idiozia.
Io sono regola per le bestie prive di parola,
Io sono Colei che conduce alla gioia[...]
Fui tregua dalla guerra e guerra per i demoni, proteggendo gli dei dalla caduta, e trascinai dalla barbarie alla gioia gli esseri nati nelle terre selvagge.
Ovunque vi sia spazio, ecco i cinque elementi.
Ovunque vi siano cinque elementi, ecco le case degli esseri viventi. Ovunque vi siano esseri viventi, ecco il karma e le impurità.
Ovunque vi siano impurità nasce la mia compassione.
Io sono ovunque vi siano esseri viventi.
Io sono Colei che conduce alla gioia.
Per venti anni meditai nella grande caverna di Lhodrak Kharchu, visibile per alcuni, invisibile per altri."


Yeshe Tsogyal, "Ye-ses-mtsho-rgyal" Oceano della Saggezza Primordiale (757–817)

12.10.2021

IL DESIDERIO CREATIVO: IL CANTO DELLA CREAZIONE DEL ṚGVEDA



Credo che i Veda siano l'opera letteraria più citata e meno letta di tutti i tempi.

Un po' dipende ovviamente dal fatto che il sanscrito vedico è una lingua ostica (personalmente conosco solo una persona in grado di leggerlo, il Prof Marcello Meli dell'Università di Padova), un po' dalla pigrizia e dalla dinamica del sentito dire: preferiamo spesso utilizzare le citazioni di qualcuno di cui ci fidiamo che andare a graffiarci le sinapsi confrontando varie traduzioni e cercando di capire da soli cosa diavolo c'è scritto in quei versi misteriosi.

Però è un peccato, perché se avessimo più tempo e pazienza potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.

Tempo fa, per fare un esempio  mi sono interessato ad un brano, abbastanza famoso devo dire, del Ṛgveda , il cosiddetto "Canto della Creazione" (X -129). Per certi versi l'ho trovato destabilizzante.

Come riferimento ho preso la traduzione che più mi ha intrigato, quella della sanscritista tedesca, Maryla Falk ("IL MITO PSICOLOGICO NELL'INDIA ANTICA" - Adelphi Ed.), traduzione, comunque sia, non dissimile dalle varie che si trovano in giro.

1) Non c'era l'Essere allora, né c'era il Non Essere. Non c'era l'atmosfera né c'era la volta celeste al di là di essa: che cosa nascondeva? E dove? E nel rifugio [intimo] di che? Era forse un oceano il profondo abisso?

2) Non c'era morte allora né immortalità e dalla notte non era distinto il giorno. Respirava senza fiato quel qualcosa e al di fuori di esso non c'era nulla.

3) C'era solo l'oscurità. E tutto Questo era un inconsapevole ondeggiare nascosto dall'oscurità. Quell'immenso che era racchiuso nell'esiguo [spazio del cuore] per la potenza del Tapas nacque.


4) Al di fuori si riversò all'inizio Kāma, il desiderio.[Fu Kāma] la prima cosa a venir fuori dal Manas. Fu scrutando nel cuore che saggi scoprirono l'identità [il legame] tra Essere e Non Essere.

5) La corda di questi [mondi] è posta di traverso. Cosa ci fu al di sopra e cosa ci fu al di sotto? Portatori di semi ci furono, e potenze.E al di sotto ciò che basta a se stesso, al di  sopra la manifestazione.

6) Chi sa? Chi potrebbe dire da dove è sorta questa emanazione? Gli dei stessi sono venuti dopo la sua emissione, chi lo sa, dunque, da dove essa ebbe origine? 

 7) Colui che vigila sul creato, anche se avesse disposto lui la manifestazione, forse saprebbe o forse non saprebbe dire da dove ebbe origine la manifestazione.

Mi pare che il testo sia abbastanza chiaro.
All'inizio c'è  solo l'immensità nell'esiguo spazio del cuore. Poi dal Manas (parola che di solito viene tradotta con mente, ma qui,  pare indicare il centro delle emozioni) emerge Kāma, il desiderio.
Da questa prima emissione si creano i mondi che sono una corda tesa tra un principio statico (colui che basta a se stesso) e un principio dinamico.
Gli Dei e Colui che vigila sul creato (il sole, forse?) vengono dopo, ma neppure loro sanno con certezza da dove provenga la manifestazione.

Abbastanza destabilizzante - vero? - per chi bene o male proviene da una educazione cristiana.
Pare che non ci sia  nessuna volontà creatrice, nessun demiurgo e se anche ci fosse al poeta del Ṛgveda non sembra importare più di tanto.
Come l'onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell'oscurità che tutto avvolge, crea il mondo e lo sostiene.

Pare, ma può darsi che mi sbagli, che per i Veda Kāma sia  è il dio dell'inizio e che dietro al suo agire non ci siano disegni complicati, ma solo un'infinita gioia creativa, a--logica, amorale e incomprensibile.
 Come la follia d'amore.

12.07.2021

TANTRA COME ALCHIMIA - LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

 


di Paolo Proietti e Laura Nalin.

Ai nostri tempi la tendenza al pensiero magico - ovvero la credenza o la speranza che le energie della mente possano modificare la realtà materiale - sembra attirare più consensi della scienza. Soprattutto nel nostro ambiente, quello dello Yoga e delle discipline psicofisiche orientali, l'affidarsi all'Universo  sembra essere divenuto la norma e a parlare di metodo scientifico si rischia di essere tacciati come eretici. Non abbiamo certo intenzione di giudicare o di mettere in guardia contro l'apparente deriva irrazionale della nostra società, ma crediamo che ad alcuni potrebbe interessare la nostra esperienza di insegnanti di yoga, di coppia tantrica e, soprattutto, di ricercatori.

Non pretendiamo che la nostra via sia LA VIA, e che sia giusta per tutto e per tutti - per carità -  ma non possiamo negare che nel corso degli anni abbiamo riscontrato degli effetti positivi sia nel corpo - nel senso di salute psico-fisica - sia nella maniera di affrontare gli alti e bassi della vita della quotidiana.

Siamo spesso, se non sempre "illogicamente allegri", come diceva il buon Gaber qualche decennio fa, e la nostra attitudine alla felicità la attribuiamo, in parte se non completamente, alla nostra pratica, una pratica che noi definiamo tantrica.

Già immaginiamo i sorrisini compiaciuti di alcuni e gli sguardi severi o imbarazzati di altri, ma, per fortuna o purtroppo, non abbiamo nessuna intenzione di parlare delle nostre performances e delle nostre preferenze sessuali, ma del metodo scientifico che, con i nostri limiti, cerchiamo di applicare alle nostre pratiche e alle nostre ricerche.

Cosa è il metodo scientifico?

A quanto  ne sappiamo potremmo sintetizzarlo così:

1) Farsi una domanda; [Per esempio: "è vero ciò che si dice nei testi medioevali che con determinate pratiche si ottengono salute, longevità, e capacità di utilizzare il piacere per entrare in stati percettivi non ordinari?"];

2) Ricercare studi precedenti; [Per esempio i testi originari dello haṭḥayoga medioevale, come il  "Charyapada", il "Goraka Sahitā" o lo "Śāktavijñāna", confrontandone varie traduzioni];

3) Formulare un'ipotesi e creare una teoria che ci appaiano "sensate";

4) Sperimentare evitando pratiche potenzialmente dannose per la salute fisica e psichica;

5) Analizzare i risultati e trarre delle conclusioni;

6) Diffondere e insegnare la pratica nel caso in cui l'ipotesi si sia dimostrata corretta, sperimentare altre teorie e pratiche nel caso si dimostri non corretta o solo parzialmente corretta;

Ribadiamo che si tratta del metodo che cerchiamo di applicare alla nostra pratica "di coppia" e non pretendiamo di dimostrare, che sia efficace per tutti. Secondo noi funziona. Per dare un'idea di come lo applichiamo in pratica pubblichiamo qua sotto un testo relativo alla sensibilizzazione del pavimento pelvico e dei muscoli sottili dell'ano e dei genitali, senza il controllo dei quali l'applicazione di tecniche sessuali yogiche è, secondo noi, impossibile.
Questo non significa che non si possano ottenere comunque degli effetti, ma questi eventuali effetti sono, sempre secondo noi, o frutto della suggestioni o assolutamente casuali.

Nel metodo scientifico, ricordiamo, le esperienze devono essere "riproducibili" e "replicabili", per cui gli effetti di una pratica devono presentarsi almeno nel 90% dei casi:
Può piacere o non piacere ma se, ad esempio, lancio una freccia contro un bersaglio ad occhi chiusi e colpisco il centro una volta su dieci, non è scientificamente rilevante, se lo colpisco nove volte su dieci comincia ad essere un qualcosa degno di studi.

Buona lettura;
Un sorriso, Laura&Paolo.



 

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

 Uno dei testi che abbiamo preso come riferimento è lo Śāktavijñāna di Somānanda[1]


Il testo di Somānanda parla di anatomia ed energia sessuale e, al contrario, di molti testi più famosi, spesso enigmatici e passibili di molteplici interpretazioni tutte diverse tra loro, è scritto in un linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori. 

Per ciò che riguarda l'argomento in esame, l'autore parla della possibilità di generare energia nella zona pelvica facendo vibrare un “bulbo” di forma triangolare, all'interno del ventre vicino alla colonna tra l'ombelico e i genitali, chiamato “Castagna d’acqua”[2]

Śāktavijñāna 4-14[3]:

4. […] Tra ombelico e genitali, si trova il bulbo conosciuto come cakrasthāna.

5. Quando si riesce a interrompere la respirazione ordinaria ci si deve concentrare proprio sul bulbo.

6. Per penetrazione si intende l'aver padroneggiato appieno il movimento dell'energia in questo punto. Il bulbo è diviso in due parti: una è triangolare, simile alla castagna d'acqua e l'altra che è sempre uguale a se stessa ha sei raggi o vertici.

7. Il bulbo ha l'aspetto di un fiore di melograno, è rosso [...].

8. Bisogna portare l'attenzione su questo bulbo e nell'attimo in cui il respiro, che fino ad ora abbiamo ignorato, si ferma, se ne deve indovinare la direzione.

9. Ciò che chiamiamo energia consiste in una risonanza, una vibrazione, non prodotta in maniera meccanica, che parte dal centro del bulbo. [Se la disegnassimo sarebbe] una linea dritta con le estremità, alto e basso, sinuose come un serpente.

10. Nel momento dell'immobilità [con l'arresto del respiro e la percezione della vibrazione] si percepisce come l'alto e il basso [della linea diritta] siano il sole e la luna e la vibrazione genera una energia luminosa.

11: espirando si facciano vibrare le sillabe oṃ akṣa hṛīṃ e si porti l'attenzione sull'energia che percepiremo dritta come un bastone […].

14: una volta che l'energia è stabilizzato nel bulbo, la dobbiamo far risuonare nell'ombelico, poi nel cuore e nella gola. Dalla gola passa poi immediatamente al palato molle […].

A parte il significato e la valenza operativa delle sillabe come OṂ AKṢA HṚĪṂ, ci pare che lo Śāktavijñāna sia estremamente chiaro. 

Il suo autore non parla di metafisica, né energie misteriose, né di vaghe sensazioni, ma di organi del corpo e di processi fisici sperimentati e sperimentabili. 

Per capire cosa potrebbe essere la “Castagna d’Acqua” di Somānanda siamo andati a dare un’occhiata alle tavole anatomiche del pavimento pelvico e abbiamo formulato un'ipotesi: 



Nella donna come nell'uomo gli organi sessuali compaiono al centro di una zona triangolare i cui lati sono formati dal muscolo "trasverso superficiale del perineo" e dai due muscoli "ischio cavernosi" e il cui vertice, nella donna, coincide con il glande del clitoride. 

Basta evidenziare i muscoli trasversi superficiali e i muscoli Ischio cavernosi, e apparirà un triangolo equilatero, detto a volte Triangolo della Dea, o Triangolo dell’Amore, che riveste un’importanza fondamentale nelle pratiche yogiche. Possibile che sia questo la "Castagna d'acqua"?



Proviamo a sensibilizzare il "Triangolo della Dea". 




Preparazione: 



Ci sediamo su una sedia (o per terra per chi è abituato alla posizione a gambe incrociate) e spostiamo il peso prima su un gluteo poi sull’altro in modo da identificare le ossa ischiatiche. Le percepiremo come due palline da golf. 

Inspirando spostiamo l’osso pubico e l’ombelico in avanti e il sacro indietro;  
Espirando torniamo in asse. 

Dopo 9,18…108 cicli respiratori, ci fermiamo e visualizziamo un triangolo formato dai due ischi (le “palline da golf”) e l’osso pubico. 


Immaginiamo che il triangolo sia di un materiale elastico: inspirando lo spingiamo delicatamente verso il basso, come se vi appoggiassimo una palla, espirando rilascio e “la palla viene spinta verso l’alto”. 

Dopo 9,18…108 cicli respiratori dovremmo percepire una sensazione di forza e di maggior “pienezza” del pavimento pelvico. Appoggiamo il dito medio sul perineo, il disco fibroso alla base del triangolo.


In espirazione si preme dolcemente, in inspirazione si allenta la pressione (sempre per 9,18…108 cicli respiratori). 


Attivazione:
Esercizio per la sviluppo di energia 

In espirazione si preme dolcemente, in inspirazione si allenta la pressione.

Quando la zona è sensibilizzata si visualizza il triangolo pelvico e cominciamo con il muovere un muscolo alla volta (parte destra del trasverso perineale, parte sinistra, ischio cavernoso destro, ischio cavernoso sinistro). 


Sempre visualizzando il triangolo, si tenta di spostarne il vertice verso l'alto in inspirazione e verso il basso in espirazione. 



Una volta padroneggiato il movimento, lo si velocizza fin quando ponendo il palmo della mano tra l'ombelico e l'osso pubico, non si avvertiranno delle contrazioni ritmiche non prodotte direttamente dal movimento, ed un leggero aumento della temperatura. 



A questo punto, mantenendo il "triangolo" nella posizione con il vertice in alto, si distendono contemporaneamente la nuca verso l'alto e l'osso sacro verso il basso. 

Se l'esercizio è stata fatto correttamente si percepirà un notevole aumento dell'energia (calore, formicolio) nella zona lombare e nel zona genitale.




COLLEGAMENTI TRA ORGANI DEL BACINO E DELLA TESTA

Nella pratica dello yoga è essenziale saper percepire e controllare la muscolatura sottile dell'ano, del perineo e dei genitali. La sensibilizzazione del pavimento pelvico, unita ad esercizi di mobilitazione della colonna e delle articolazioni, condurrà alla scoperta del collegamento di questi tre punti (ano, perineo, genitali) con l'ombelico e i cakra della testa:

- l'ano è collegato al cervelletto e, di riflesso, alla ghiandola pineale;

- Il perineo è collegato al tronco encefalico e alla fontanella (sincipite); 


- La clitoride e il glande sono collegati alla ghiandola pituitaria e, di riflesso, al punto tra le sopracciglia. 



Un altro punto particolarmente importante è l’ombelico, legato a livello sottile al Perineo. 

L’ombelico, che può essere considerato il vero centro del corpo, in sanscrito viene detto nābhi che significa “centro”, “mozzo della ruota”: è dal Plesso dell’ombelico, chiamato anche secondo alcuni  maṇipūra cakra[4] che, per lo Yoga, avrebbero origine i dieci canali energetici fondamentali del corpo. 





ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO


Vajrolī mudrā

Assumiamo come vera l'ipotesi che  l’ano abbia la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo quella di attivare la fontanella anteriore[5] e i genitali quella di attivare  la ghiandola pituitaria.
Per verificare questa ipotesi  dovremo avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. 

Accenneremo adesso ad una pratica tradizionale considerata di estrema importanza, Vajrolī mudrā. 

Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l'ano, la zona ischiatica, lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l'ano (tra la vagina e l'ano), si sente una cavità sottopelle che si può percepire/attivare con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.

Si tratta della zona della fascia pelvica i cui muscoli principali sono l’elevatore dell'ano e gli ischio-coccigei. 

L'elevatore dell'ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica).

Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige indietro durante l'evacuazione ed è "comandato" dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale. 

Vajrolī mudrā  è una forma di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico .

Tecnicamente è un bandha, parola che  nello yoga indica la contrazione di particolari muscoli. 

In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa la pipì. 

Nella pratica vajrolī mudrā è collegata[6] ad altri due bandha: 

- Mūla bandha che comporta la contrazione del perineo;

 Aśvinī mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano. 


Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 abbiamo indicato i diversi punti di contrazione: 



1 - vajrolī mudrā;

2 - mūla bandha;

3 - asvini mudrā;







Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. 

Se l’esercizio è ben fatto i testicoli nella fase di contrazione, si muovono verso l’alto e verso il basso. 

Col tempo si riesce a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica fino a farli rientrare, nel corpo. 


SAHAJOLI MUDRĀ

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo jolayati che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”. 

La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica e piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. 

Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. 

A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsigliamo vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti. 


COME RICONOSCERE ED ISOLARE I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E DEL PERINEO

Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l'alto) i muscoli dell'ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali. 

Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari. 

Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l'interno dell'ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari. 

Il lavoro di "isolation" deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico, e per far questo è utile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle (e se possibile per riprodurle disegnandole a mano libera). 




[1] Somananda (875-925 d.C.), contemporaneo di Bhaṭṭa Kallaṭa è stato uno dei più importanti maestri del tantrismo kashmiro.(uno degli insegnanti del (lignaggio di Trayambaka). Fu autore del primo trattato filosofico di questa scuola, Śivadṛṣṭi. Somananda visse nel Kashmir, molto probabilmente a Srinagar, dove abitava la maggior parte dei filosofi della sua scuola. 

[2] Possiamo identificare il “Bulbo” con il plesso energetico dei genitali, o Svadhiṣṭhāna cakra. Svadhiṣṭhānacakra. è rappresentato graficamente come un fiore di loto con sei petali rosso vermiglio[2] sui quali si leggono, in senso orario, le sillabe BAṂ - BHAṂ - MAṂ - YAṂ - RAṂ - LAṂ . 

Al centro (Pericarpo), sopra una mezza luna bianca che rappresenta la “regione delle acque”, si legge invece la sillaba VAṂ, suono seme (Bija Mantra) dell’Elemento Acqua. Ii sei petali sono sei canali energetici, e le sillabe rappresentano la frequenza vibratorie delle energie che vi circolano. 

La sillaba seme, VAṂ, avrebbe il potere di attivare le varie energie. Ogni diagramma dei cakra, per farla breve, è anche un mantra, una serie di suoni che attiverebbe la zona corrispondente. 

Il mantra del cakra dei genitali per esempio è: 
AUṀ - VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ - AUṀ - BAṂ BHAṂ MAṂ YAṂ RAṂ LAṂ - AUṀ 
[3] Vedi: Lilian Silburn, “Kundalini o l’Energia del Profondo”. 
[4] Maṇipūra cakra, letteralmente “Ruota della Città delle Gemme” o, secondi alcuni, "Ruota dell'Onda delle Gemme", è il cakra a 10 petali della zona dell’ombelico. È detto anche nābhi cakra, “Ruota dell’Ombelico” o “Ruota del Guerriero” o "Ruota dei dieci Maestri".
[5] Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all'incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le due fontanelle del mastoide tra le ossa occipitale, parietale e temporale. 

[6] La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle energie sottili)


Lettori fissi

privacy