giovedì 20 febbraio 2020

LA SCIENZA DELLO YOGA - LA RESPIRAZIONE PRIMARIA E LA PERCEZIONE DEL SISTEMA OSSEO





Senza "lAscolto Interiore'" la pratica dello yoga è una pratica monca. L'Ascolto Interiore va inteso  quella particolare sensibilità - quasi febbrile - che , attraverso il controllo dei muscoli sottili, porta lo yogin a percepire con chiarezza, ad esempio, il movimento dei fluidi corporei o il variare delle tensioni muscolari e della postura in relazione agli stati d'animo.

Qualche volta questa indispensabile sensibilità è una dote innata,  altre insorge in seguito ad eventi particolari - come infortuni che costringono ad una lunga immobilità - ma nella maggior parte dei casi si tratta di una abilità  che va acquisita per mezzo di una pratica costante  accompagnata da una conoscenza non superficiale dell'anatomia e della fisiologia.

Un esercizio interessante a questo fine è quello della "danza delle ossa", basato sull'interazione tra il respiro ordinario e il movimento di tutte le ossa delcorpo causato dalle maree del liquido "cerebro-spinale".


 RESPIRAZIONE PRIMARIA

Il liquido cerebrospinale o cefalo-rachidiano è l’Elisir degli Alchimisti, chiamato anche, per la trasparenza e la limpidezza "Acqua di Rocca". 

Sgorga direttamente dalle meningi e, passando attraverso zone dai nomi evocativi come Dura Madre e Pia Madre, va a bagnare la corteccia celebrale, il midollo spinale e i globi oculari, per poi discendere lungo la spina dorsale. 

La sua produzione è ininterrotta e nel corpo dell’adulto è presente costantemente   sono presenti costantemente, in media, 150 centimetri cubici di "acqua di rocca".

Ogni 5-10 secondi dal cervello esce un flusso di liquido cerebrospinale che, scendendo lungo la colonna, viene assorbito dal sangue e si mescola al plasma.

Ogni 5-6 ore il liquido si rinnova completamente.

Queste maree periodiche creano un ciclo che è chiamato dagli osteopati “ritmo primario” o “respiro della vita”.
Ogni volta che viene emesso il liquido cerebrospinale, le ossa del cranio e le vertebre si espandono producendo un leggero movimento di allargamento e rotazione della testa, del tronco e degli arti. 

Ogni volta che la pressione diminuisce in seguito al riassorbimento nel sangue, ossa del cranio e vertebre si comprimono leggermente e testa, tronco ed arti faranno un movimento inverso al precedente. 

Più precisamente:
- Ad ogni emissione (marea) le ossa pari (gli zigomi ad esempio, le costole, le ossa degli arti) si allargano sul piano orizzontale, mentre le ossa impari (mento, sterno, osso pubico, vertebre…) si muovono verso l’alto sul piano sagittale (sia avanti che indietro);

- Ad ogni fase di assorbimento ritornano in asse. 

Se si inspira alzando dolcemente il mento, pensando di allargare la testa e si espira immaginando di rilassare ed allungare il collo e la nuca, con un po’ di pratica, nella fase di apnea naturale, si potrà percepire il “ritmo primario". 

Dopo essere riusciti ad ascoltare il naturale espandersi e comprimersi delle ossa e delle suture del cranio si procede ad armonizzare il proprio ritmo respiratorio a quello di produzione e assorbimento dell'acqua di rocca. 

Si può ad esempio inspirare dolcemente quando le ossa del cranio si espandono ed espirare quando si percepisce il riassorbimento. 

Oppure, se il ritmo è troppo veloce (da sei a 12 cicli al minuto) si può cominciare l'inspirazione durante una fase di espansione, continuare ad inspirare per due o tre cicli, attendere la fase di riassorbimento, espirare per due o tre cicli e così via.

L’esercizio va ripetuto per 9, 18…108 respirazioni complete.


RESPIRAZIONE SOTTILE

La respirazione dello yogin deve essere più sottile possibile. 
I maestri tantrici dicono che inviare il fiato - durante il canto per esempio, o mentre siamo impegnati in una attività fisica faticosa - ad una distanza superiore alle “dodici dita”(un palmo aperto) significa disperdere  l’energia vitale. 

Al contrario se si riesce a mandare il fiato ad una distanza massima di un pollice si incrementa l’energia vitale.

Più sottile è la respirazione e più aumenta la capacità di “respirare con le mani”, con i piedi o con gli organi interni, ovvero di utilizzare il respiro come strumento di conoscenza di zone sempre più piccole del corpo

In un praticante esperto impegnato in un esercizio di respirazione sottile, il movimento del torace e dell’addome sarà ridotto ai minimi termini. 
Alcuni maestri dicono che se durante gli esercizi di respirazione si appoggiasse alle narici una piuma, questa non dovrebbe muoversi né in basso né in alto. 

La respirazione sottile si può praticare sia seduti che in piedi che sdraiati, in una qualsiasi posizione che ci risulti comoda:

1. comincio a massaggiare delicatamente il plesso solare con le dita e il palmo della mano destra, prima in senso orario poi in senso antiorario per 9, 18 …108 volte. 

2. Quando avverto calore, sposto l'attenzione sulla respiro mantenendo la mano destra sul plesso solare.

3. Inspirando immagino che il plesso solare si riempia di un liquido tiepido e piacevole al tatto, all'odorato, al gusto (miele, latte o altro, dipende dai gusti personali).

4. Resisto alla tentazione di riempire e allargare il torace e, prima di sentirmi completamente "sazio" di aria faccio una brevissima apnea durante la quale rilasso, mentalmente, l'addome immaginando che il liquido tiepido scenda, goccia a goccia, sotto l'ombelico e si depositi sul pavimento pelvico.

5. Espirando cerco di non contrarre minimamente e "osservo" le gocce scendere sul pavimento pelvico.

Finita l'espirazione comincia la parte più difficile:

6. devo inspirare delicatamente immaginando che le gocce continuino a scendere verso il basso. 

Istintivamente (automaticamente) finita la fase espiratoria il diaframma e le costole tenderanno a sollevarsi e resistere a questo impulso naturale potrebbe provocare delle tensioni muscolari. Per evitarle durante la apnea naturale che segue la espirazione porto l'attenzione sul perineo o sull'asse ano-organi genitali.

Nel successivo atto respiratorio dovrò ridurre la quantità di aria inalata e tenterò di ridurla ulteriormente nelle respirazioni successive.

Quando, dopo un certo numero di cicli respiratori ( 9, 18…108) avvertirò una sensazione piacevole di “presenza” e pienezza al basso ventre, in espirazione comincerò a visualizzare le gocce di aria che evaporano salendo al sacro e alle vertebre lombari.

Dopo un'altra serie di cicli respiratori (9, 18…108) la sensazione, pienezza si estenderà all'osso sacro, al coccige e al perineo. Parlo di “piacevole sensazione di presenza e pienezza”, ma si tratta di una sensazione soggettiva: per alcuni le ossa saranno più morbide e leggere, per altri più pesanti, più calde o più fresche.


SENSIBILIZZAZIONE DEL TORACE



La sensibilità del torace è strettamente legata alla postura delle scapole e ai muscoli respiratori. 
Fin quando non si sperimentano le possibilità di spostamento in avanti, in dietro e lateralmente della zona toracica sarà assai difficile padroneggiare posture come il "Cobra" o "l'Arco rovesciato".

Un buon punto di partenza per sensibilizzare il torace potrebbe essere, la visualizzazione delle ossa e dei muscoli del petto, visualizzazione che ci può aiutare a sensibilizzare la zona collegata al "cancello" o "nodo" del cuore. 

Le costole sono 12 coppie di ossa che hanno origine nelle vertebre dorsali. 

Da ogni vertebra partono due delle 24 costole (o coste).
Le prime sette coppie (dall'alto in basso), dette “coste vere” o “sternali”, sono legate da una parte (parte posteriore) alle vertebre dorsali e dall'altra (parte anteriore) allo sterno. 

L'ottava , nona, decima coppia di costole, dette “false”, “spurie” o “asternali”, da un lato (parte posteriore) sono legate alle vertebre dorsali, e dall'altro tra di loro, ma non allo sterno. L'undicesima e dodicesima coppia sono formate dalle costole “vacanti”, o “fluttuanti”, che dal lato posteriore sono fissate all'undicesima e dodicesima dorsale e dal lato anteriore sono libere. 

Tre tipi di costole diverse quindi e tre diverse maniere di rispondere alle sollecitazioni dei muscoli respiratori.

Le prime sette coppie di costole avranno una minore possibilità di espansione in avanti ed orizzontalmente. 

L'ottava, nona e decima avranno una capacità maggiore. 

La undicesima e dodicesima saranno più libere di muoversi in tutte le direzioni. 

I muscoli che fanno muovere le costole in avanti in basso in alto e lateralmente sono i muscoli intercostali. Anche questi sono di tre tipi: interni, esterni e medi. 
Gli intercostali esterni sono quelli che allargando in avanti e lateralmente le costole portano ad immettere aria. 
Gli intercostali interni spingono invece in basso e in dentro provocando la espirazione. 

La sensibilizzazione del torace passa attraverso la capacità di percepire con sempre maggior delicatezza il movimento di espansione e contrazione provocato dai muscoli intercostali interni ed esterni. 

Una volta ottenuto un buon controllo si può cominciare a visualizzare, ad esempio, una sfera cerchio nella zona del petto (questo genere di esercizio va immediatamente interrotto se si avverte un'accelerazione del battito cardiaco o comunque una sua alterazione) .

1. Inspirando immagino che la sfera questo cerchio (sfera) centrale si espanda in tutte le direzioni. 

2. Espirando immagino che la zona delle spalle e delle scapole si allarghi lateralmente. 

Dopo 9-18...108 ripetizioni ci si ferma e ci si pone in ascolto.


SENSIBILIZZAZIONE DELLA COLONNA VERTEBRALE DAL SACRO ALL’OCCIPITE



L’obbiettivo dell’esercizio che proponiamo adesso è quello di arrivare a percepire il movimento naturale di ciascuna vertebra, dal sacro all'occipite, durante le fasi respiratorie.
Alla fine la sensazione sarà quella di “respirare con la spina dorsale”.

Prima di tutto visualizzo in sequenza:

1) L'occipite come una mezzaluna di gomma;
2) Le 7 cervicali, le 12 dorsali le 5 lombari come palline di gomma;
3) Il sacro come un triangolo di gomma diviso in cinque fasce orizzontali;
4) Il coccige come un tubo di gomma diviso in fasce orizzontali.

Visualizzo adesso dentro il tubo (coccige), il triangolo (sacro), le sfere di gomma (lombari, dorsali, cervicali) e la mezzaluna di gomma (occipite), un liquido blu o trasparente, denso come il mercurio del termometro.

Inspiro immaginando di comprimere il coccige ed espiro lasciando che il liquido si sparga nell'organismo.

Dopo 9, 18…108 cicli respiratori comincio a “respirare” con il sacro, comprimendolo durante la inspirazione e spargendo il liquido nell'organismo durante la espirazione

Ripeto la visualizzazione con tutti i gruppi di vertebre (lombari, dorsali, cervicali), fin quando, arrivato all'occipite visualizzerò l’intera colonna che si comprime durante la inspirazione. Espirando il liquido fuoriuscendo dalla mezzaluna (l’occipite) si spargerà nel cranio.

Quando avvertirò distintamente la sensazione del galleggiamento del cervello e/o una piacevole vibrazione sottopelle alle tempie, all'occipite e nella zona temporale, mi porrò “in ascolto”, avendo l’accortezza di sollevare leggermente il mento durante la inspirazione e di abbassarlo, con la conseguente estensione dei muscoli del collo e della nuca, durante la espirazione. 


EVENTUALI PROBLEMI LEGATI ALLA PRATICA

Gli esercizi di Ascolto Interiore e sensibilizzazione che abbiamo descritto sono tecniche di “Alchimia Interiore”.

Nonostante l’apparente semplicità di esecuzione si tratta di tecniche potenti che possono avere, nel caso di inadeguata preparazione o di blocchi psicofisici, effetti non piacevoli.

Analizziamo adesso alcuni dei sintomi che possono presentarsi:

- Se provo dolore o pesantezza al petto devo alzarmi, se sono seduto, scuotere delicatamente le membra, massaggiarsi le mani e la faccia e dedicarmi ad una moderata attività fisica.

- Il dolore e/o la pesantezza al torace e alle spalle dipendono di solito dall'errata postura assunta durante la pratica.

- Mal di testa invece, potrebbe significare che un blocco al collo o alla nuca sta per "sciogliersi".
Se così fosse -se c'è la necessità di sbloccare il collo o la nuca - occorre fare molta attenzione.

Un blocco psicofisico che comincia a sciogliersi è come un buco in una diga:
All'inizio tende ad allargarsi lentamente, poi improvvisamente l'acqua spezza le barriere e sommerge le terre circostanti.

In altri termini si potrebbe verificare un notevole aumento del flusso sanguigno al cervello. 

Se si avverte mal di testa, dolore alle vertebre cervicali o sensazione di pesantezza agli occhi si deve interrompere la pratica, cambiare posizione e massaggiarsi dolcemente la nuca, poi la schiena e, magari con un panno morbido, l'osso sacro e il coccige. 

Una leggera, sopportabile sensazione di nausea, nei primi di tempi di pratica degli esercizi sull'energia sottile è invece, a volte, un sintomo positivo: potrebbe significare che il diaframma toracico sta per rilassarsi. 

Se si riesce a superare questo stato senza cambiare posizione e senza contrarre i muscoli dell'addome e del torace, potremmo sperimentare un fenomeno singolare: il rilassamento totale e improvviso del diaframma.

La sensazione sarà quella di un pallone aerostatico che si sgonfia improvvisamente, o di un paracadute che si affloscia a terra. Si avrà la sensazione di essere più grassi e meno tonici. 

Dobbiamo resistere alla voglia di contrarre gli addominali e di tendere in alto costole, torace, spalle. Così facendo finiremo per scoprire la nostra autentica capacità respiratoria e il nostro naturale ritmo respiratorio.

sabato 15 febbraio 2020

LA SCIENZA DELLO YOGA - I TRE BANDHA DI BASE E LA PERCEZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO





Alcuni testi tradizionali, purtroppo poco considerati dalle case editrici specializzate e dai “grandi marchi dello yoga, sono – sarebbero – fonte di grande ispirazione per i praticanti. Uno di questi, secondo noi è lo Śāktavijñāna di Somānanda[1]

Il testo di Somānanda parla di anatomia ed energia sessuale e - al contrario, di molti testi più famosi, spesso enigmatici e passibili di molteplici interpretazioni tutte diverse tra loro - è scritto in un linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori. 

Per fare un esempio prendiamo un brano in cui l’autore parla del pavimento pelvico e della possibilità di generare energia facendo vibrare un “bulbo” di forma triangolare, posto alla base dei genitali, che l’autore chiama “Castagna d’acqua”[2]

Śāktavijñāna 4-14[3]:

4. […] Tra ombelico e genitali, si trova il bulbo conosciuto come cakrasthāna.

5. Quando si riesce a interrompere la respirazione ordinaria ci si deve concentrare proprio sul bulbo.

6. Per penetrazione si intende l'aver padroneggiato appieno il movimento dell'energia in questo punto. Il bulbo è diviso in due parti: una è triangolare, simile alla castagna d'acqua e l'altra che è sempre uguale a se stessa ha sei raggi o vertici.

7. Il bulbo ha l'aspetto di un fiore di melograno, è rosso [...].

8. Bisogna portare l'attenzione su questo bulbo e nell'attimo in cui il respiro, che fino ad ora abbiamo ignorato, si ferma, se ne deve indovinare la direzione.

9. Ciò che chiamiamo energia consiste in una risonanza, una vibrazione, non prodotta in maniera meccanica, che parte dal centro del bulbo. [Se la disegnassimo sarebbe] una linea dritta con le estremità, alto e basso, sinuose come un serpente.

10. Nel momento dell'immobilità [con l'arresto del respiro e la percezione della vibrazione] si percepisce come l'alto e il basso [della linea diritta] siano il sole e la luna e la vibrazione genera una energia luminosa.

11: espirando si facciano vibrare le sillabe oṃ akṣa hṛīṃ e si porti l'attenzione sull'energia che percepiremo dritta come un bastone […].

14: una volta che l'energia è stabilizzato nel bulbo, la dobbiamo far risuonare nell'ombelico, poi nel cuore e nella gola. Dalla gola passa poi immediatamente al palato molle [...].


A parte il significato e la valenza operativa delle sillabe come OṂ AKṢA HṚĪṂ, dobbiamo ammettere che lo Śāktavijñāna sia estremamente chiaro. 

Il suo autore non parla di metafisica, né energie misteriose, né di vaghe sensazioni, ma di organi del corpo e di processi fisici sperimentati e sperimentabili. 

Per capire cosa potrebbe essere la “Castagna d’Acqua” di Somānanda basta dare un’occhiata alle tavole anatomiche del pavimento pelvico: 



nella donna come nell'uomo gli organi sessuali compaiono al centro di una zona triangolare i cui lati sono formati dal muscolo "trasverso superficiale del perineo" e dai due muscoli "ischio cavernosi" e il cui vertice, nella donna, coincide con il glande del clitoride. 


Basta evidenziare i muscoli trasversi superficiali e i muscoli Ischio cavernosi, e apparirà un triangolo equilatero, detto a volte Triangolo della Dea, o Triangolo dell’Amore, che riveste un’importanza fondamentale nelle pratiche yogiche. 



Proviamo a sensibilizzarlo. 




Preparazione: 



Ci sediamo su una sedia (o per terra per chi è abituato alla posizione a gambe incrociate) e spostiamo il peso prima su un gluteo poi sull’altro in modo da identificare le ossa ischiatiche. Le percepiremo come due palline da golf. 




- Inspirando spostiamo l’osso pubico e l’ombelico in avanti e il sacro indietro.  
- Espirando torniamo in asse. 

Dopo 9,18…108 cicli respiratori, ci fermiamo e visualizziamo un triangolo formato dai due ischi (le “palline da golf”) e l’osso pubico. 


Immaginiamo che il triangolo sia di un materiale elastico: inspirando lo spingiamo delicatamente verso il basso, come se vi appoggiassimo una palla, espirando rilascio e “la palla viene spinta verso l’alto”. 



Dopo 9,18…108 cicli respiratori dovremmo percepire una sensazione di forza e di maggior “pienezza” del pavimento pelvico. Appoggiamo il dito medio sul perineo, il disco fibroso alla base del triangolo.



In espirazione si preme dolcemente, in inspirazione si allenta la pressione (sempre per 9,18…108 cicli respiratori). 


Attivazione:
Esercizio per la sviluppo di energia 
In espirazione si preme dolcemente, in inspirazione si allenta la pressione.

Quando la zona è sensibilizzata si visualizza il triangolo pelvico e cominciamo con il muovere un muscolo alla volta (parte destra del trasverso perineale, parte sinistra, ischio cavernoso destro, ischio cavernoso sinistro). 


Sempre visualizzando il triangolo, si tenta di spostarne il vertice verso l'alto in inspirazione e verso il basso in espirazione. 



Una volta padroneggiato il movimento, lo si velocizza fin quando ponendo il palmo della mano tra l'ombelico e l'osso pubico, non si avvertiranno delle contrazioni ritmiche non prodotte direttamente dal movimento, ed un leggero aumento della temperatura. 



A questo punto, mantenendo il "triangolo" nella posizione con il vertice in alto, si distendono contemporaneamente la nuca verso l'alto e l'osso sacro verso il basso. 



Se l'esercizio è stata fatto correttamente si percepirà un notevole aumento dell'energia (calore, formicolio) nella zona lombare e nel zona genitale.


COLLEGAMENTI TRA ORGANI DEL BACINO E DELLA TESTA

Nella pratica dello yoga è essenziale saper percepire e controllare la muscolatura sottile dell'ano, del perineo e dei genitali. La sensibilizzazione del pavimento pelvico, unita ad esercizi di mobilitazione della colonna e delle articolazioni, condurrà alla scoperta del collegamento di questi tre punti (ano, perineo, genitali) con l'ombelico e i cakra della testa:

- l'ano è collegato al cervelletto e, di riflesso, alla ghiandola pineale.

- Il perineo è collegato al tronco encefalico e alla fontanella (sincipite). 


- La clitoride e il glande sono collegati alla ghiandola pituitaria e, di riflesso, al punto tra le sopracciglia. 



Un altro punto particolarmente importante è l’ombelico, legato a livello sottile al Perineo. 

L’ombelico, che può essere considerato il vero centro del corpo, in sanscrito viene detto nābhi che significa “centro”, “mozzo della ruota”: è da lì dal Plesso dell’ombelico, chiamato anche maṇipūra cakra[4] che, per lo Yoga, hanno origine i dieci canali energetici fondamentali del corpo. 





ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO


Vajrolī mudrā

In un certo senso possiamo dire che, per lo yoga, l’ano ha la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo la fontanella anteriore[5] e i genitali la ghiandola pituitaria, ma, per far questo, il praticante dovrà avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. 

Accenneremo adesso ad una pratica tradizionale di estrema importanza, Vajrolī mudrā. 



Per praticare lo yoga inteso come pratica alchemica è necessario avere una conoscenza non solo teorica dell’anatomia del apparato genitale e del pavimento pelvico. 



Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l'ano, la zona ischiatica, lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l'ano (tra la vagina e l'ano), si sente una cavità sottopelle che si può "attivare" con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.



Si tratta della zona della fascia pelvica i cui muscoli principali sono l’elevatore dell'ano e gli ischio-coccigei. 

L'elevatore dell'ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica).


Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige indietro durante l'evacuazione ed è "comandato" dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale. 



Vajrolī mudrā  è una forma di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico 



Tecnicamente è un bandha, parola che significa “benda”, “fascia”, e nello yoga indica la contrazione di particolari muscoli. 



In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa la pipì. 



Nella pratica vajrolī mudrā è collegata[6] ad altri due bandha: 



mūla bandha che comporta la contrazione del perineo e asvini mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano. 



Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 abbiamo indicato i diversi punti di contrazione: 



1 - vajrolī mudrā 



2 - mūla bandha 



3 - asvini mudrā 







Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. 


Se l’esercizio è ben fatto i testicoli nella fase di contrazione, si muovono verso l’alto. 



Col tempo si riuscirà a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica fino a farli rientrare, nel corpo. 



SAHAJOLI MUDRĀ

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo jolayati che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”. 


La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica e piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. 



Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. 



A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsigliamo vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti. 


COME RICONOSCERE ED ISOLARE I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E DEL PERINEO

Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l'alto) i muscoli dell'ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali. 


Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari. 



Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l'interno dell'ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari. 



Il lavoro di "isolation" deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico, e per far questo è utile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle (e se possibile per riprodurle a mano libera) 




[1] Somananda (875-925 d.C.), contemporaneo di Bhaṭṭa Kallaṭa è stato uno dei più importanti maestri del tantrismo kashmiro.(uno degli insegnanti del (lignaggio di Trayambaka). Fu autore del primo trattato filosofico di questa scuola, Śivadṛṣṭi. Somananda visse nel Kashmir, molto probabilmente a Srinagar, dove abitava la maggior parte dei filosofi della sua scuola. 

[2] Possiamo identificare il “Bulbo” con il plesso energetico dei genitali, o Svadhiṣṭhāna cakra. Svadhiṣṭhānacakra. è rappresentato graficamente come un fiore di loto con sei petali rosso vermiglio[2] sui quali si leggono, in senso orario, le sillabe BAṂ - BHAṂ - MAṂ - YAṂ - RAṂ - LAṂ . 

Al centro (Pericarpo), sopra una mezza luna bianca che rappresenta la “regione delle acque”, si legge invece la sillaba VAṂ, suono seme (Bija Mantra) dell’Elemento Acqua. Ii sei petali sono sei canali energetici, e le sillabe rappresentano la frequenza vibratorie delle energie che vi circolano. 

La sillaba seme, VAṂ, avrebbe il potere di attivare le varie energie. Ogni diagramma dei cakra, per farla breve, è anche un mantra, una serie di suoni che attiverebbe la zona corrispondente. 

Il mantra del cakra dei genitali per esempio è: 
AUṀ - VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ VAṂ - AUṀ - BAṂ BHAṂ MAṂ YAṂ RAṂ LAṂ - AUṀ 
[3] Vedi: Lilian Silburn, “Kundalini o l’Energia del Profondo”. 
[4] Maṇipūra cakra, letteralmente “Ruota della Città delle Gemme” o, secondi alcuni, "Ruota dell'Onda delle Gemme", è il cakra a 10 petali della zona dell’ombelico. È detto anche nābhi cakra, “Ruota dell’Ombelico” o “Ruota del Guerriero” o "Ruota dei dieci Maestri".
[5] Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all'incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le due fontanelle del mastoide tra le ossa occipitale, parietale e temporale. 

[6] La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle energie sottili)

sabato 8 febbraio 2020

MEDITAZIONE - IL CORRETTO ALLINEAMENTO DELLE CERVICALI NELLE POSIZIONI SEDUTE


 Ai nostri giorni nelle scuole di yoga occidentali si insegnano, in genere due tipi diversi di meditazione:

La prima, derivante dalle esperienze degli psicologi e dei terapeuti occidentali, soprattutto statunitensi, ha lo scopo di centrare l’individuo, tramite l’auto-analisi, per renderlo in grado di resistere allo stress.

La seconda, derivante dallo yoga classico e condivisa da alcune scuole taoiste e buddhiste, ha lo scopo di innestare un processo di “alchimia interiore” teso alla trasformazione di “Corpo, Parola e Mente”.

In entrambi i casi viene detto che il fine è la “realizzazione” ma questo termine – realizzazione – è inteso in maniera differente.

Nelle pratiche moderne, nate tra la fine degli anni ’50 e il primo decennio del XXI secolo, per realizzazione si intende il raggiungimento di uno stato non conflittuale tra l’individuo e la società moderna, ovvero di una condizione nella quale l’individuo, attraverso l’incremento dell’auto-stima e lo sviluppo della capacità di interagire positivamente con le reti sociali cui appartiene – famiglia, mondo del lavoro ecc. – interpreta con soddisfazione il ruolo che gli viene attribuito nella comunità di appartenenza, trovando soddisfazione nel lavoro, nella vita familiare, nel giro delle amicizie e sviluppa gli strumenti per elaborare gli stimoli negativi (ovvero le sconfitte, le aggressioni, le malattie, la morte dei propri cari, le eventuali limitazioni alla libertà individuale).

Nel caso dello yoga classico la meditazione è invece uno strumento per vivere delle esperienze extra-ordinarie in grado, se ripetute, di dar vita ad una “mente informale” ovvero di “purificare la memoria” fino a raggiungere il cosiddetto “stato naturale” o sahaja, sinonimo, per gli yogin, di realizzazione.

Ad un primo sguardo è difficile distinguere tra le due diverse linee di insegnamento, in quanto condividono gli stessi termini e vengono praticate, spesso, negli stessi luoghi, ma se si approfondisce lo studio di entrambe si vedrà che le moderne pratiche meditative, come la mindfulness portano all'accettazione di uno status quo, e alla creazione di un individuo “migliore” mentre le pratiche tradizionali sono, potenzialmente destabilizzanti perché si basano sull'inversione di processi – creduti – naturali e sull'abbandono di credenze su cui si fonda la società stessa.

Questo non significa che lo yogin sia un sovversivo, né che il praticante di mindfulness sia uno schiavo del sistema: entrambi cercano l’identificazione con un io superiore, che nel primo caso è Śiva inteso come unione di forma ed energia (non ce ne vogliano gli amici buddhisti e vaiśnava: stiamo parlando di Śiva come assoluto) e nel secondo caso è l’io sociale un’entità astratta che rappresenta l’essenza delle leggi e delle convenzioni create dalla mente umana.

Śiva è il “dio oltre i confini” e la meditazione yogica rappresenta la sua danza selvaggia, nella quale, il danzatore è la forma e la danza è l’energia creativa dell’universo.

In fin dei conti si tratta di due tecniche diverse, con fini diversi, per cui sarebbe assurdo definire l’una giusta e l’altra sbagliata, ma sarebbe doveroso, sia per i praticanti che per gli insegnanti, chiarire le differenze sostanziali che corrono tra le due discipline.

Una delle differenze più evidenti, a parer mio, è la corretta postura del meditante che nelle tecniche moderne ha un importanza relativa e, nella meditazione tradizionale è invece fondamentale.

Ciò dipende ovviamente dai diversi risultati che si propongono di raggiungere i praticanti delle due discipline.

Nel primo caso il tentare di assumere perfettamente, ad esempio, la posizione del loto, con i piedi appoggiati sulle cosce opposte e la testa delicatamente “sospesa” sulle cervicali non è assolutamente essenziale, anzi, può avere effetti negativi:
Il primo fine della mindfulness e delle tecniche affini è infatti quello di ridurre la condizione di stress, per cui è meglio evitare tensioni psicologiche o fisiche di ogni genere. Meglio stare appoggiati ad un muro seduti su una montagna di cuscini o sprofondare su un comodo divano.

Nel secondo caso invece il praticante si propone di usare il corpo come fosse il crogiolo di un alchimista, e la corretta posizione di ogni singola parte del corpo è indispensabile per l’attivazione dei processi energetici che condurranno, in teoria, all'esperienza meditativa.

Visto che ci occupiamo di haṭhayoga tratteremo questo secondo caso, cominciando dal corretto allineamento della zona cervicale.

Nelle pratiche meditative “alchemiche” è di estrema importanza riuscire a percepire il passaggio delle correnti energetici – stiamo parlando di sensazioni tattili, fisiche - dalla zona del cuore - ovvero la zona della 7a vertebra dorsale e del cinto scapolare – fino alla parte alta della testa;

E tale possibilità di percezione dipende dall'allineamento della zona cervicale e del cranio, ovvero dal rapporto spaziale tra Sincipite e Occipite.




L'Occipite, attraverso il quale passano il midollo spinale e i nervi spinali, è l'osso più basso del cranio.

Al suo centro c'è un foro, detto foro occipitale, che mette in contatto, attraverso la prima vertebra cervicale, la colonna con la testa.

Il corretto allineamento della zona cervicale-occipitale, formata da Occipite, Atlante (1a cervicale) ed Epistrofeo (2a vertebra cervicale) è essenziale per ottenere la giusta postura per la meditazione.

In particolare occorre sviluppare la sensibilità necessaria a spostare delicatamente il cranio per compensare eventuali spostamenti dell’asse della colonna vertebrale.

Tutte le possibili di rotazione del cranio dipendono dalla speciale articolazione che collega l'Epistrofeo all'Atlante.

Per Sincipite si intende invece il "bregma" ovvero il punto di incontro delle suture del cranio all'apice della testa, detto comunemente "fontanella" (N.B. nel cranio ci sono sei “fontanelle”: una anteriore, una posteriore e quattro laterali. Qui stiamo parlando della fontanella posteriore).
I cinesi lo chiamano Niwan, “Pallina di Fango" e gli indiani "porta di Brahma"o “ciuffo di Buddha”


L'articolazione epistrofeo (c2) - atlante (c1) - occipite (c0), è una delle più importanti del corpo.

Studiare la sua forma con attenzione e imparare a visualizzarla, dà la possibilità di acquisire la sensibili necessaria per percepire una serie di muscoli sottili e di terminazioni nervose determinanti nella pratica della meditazione.


Atlante (c1) è l'unica vertebra "senza corpo".
Si tratta di un "anello" che nella parte inferiore ha due "linguette" o "faccette" che permettono "l'aggancio" con una protuberanza, detta "dente", della vertebra c2.



Faccia inferiore di Atlante (c1)



Mentre nella parte superiore ha due "linguette" o "faccette" di forma diversa che si "agganciano" al foro occipitale.


Faccia superiore di Atlante (c1)


L'Epistrofeo a sua volta av una protuberanza detta dente con funzioni di Perno, che si inserisce nell'anello di Atlante, e due "faccette articolari" che si agganciano alle "faccette inferiori di ATLANTE.


Faccia superiore di Epistrofeo (c2)

Dalla percezione del foro occipitale e delle prime due cervicali dipende l'assetto posturale di tutto il corpo.

Questo perché Atlante è l'unica vertebra in grado di compiere (e far compiere al cranio tramite l'articolazione occipitale) una rotazione parallela al suolo. Se ne prendiamo coscienza riusciremo, con movimenti sempre più piccoli e sottili, a trovare la corretta postura di testa e collo e di conseguenza, del corpo intero.

Nello yoga, come nelle pratiche psicofisiche taoiste o buddhiste la consapevolezza di Atlante, Epistrofeo e Occipite è considerata così importante che un tempo, si dice, i maestri tantrici e taoisti decidevano se accettare o meno un allievo dall’allineamento delle prime due vertebre cervicali.

Il praticante dovrebbe memorizzare la forma dell'articolazione, magari disegnandola più volte, in maniera da poterla visualizzare perfettamente e, col tempo, percepirla con chiarezza sia durante la pratica seduta che nella pratica in movimento




La formula "sospendere il Sincipite", che si ritrova spesso nei testi taoisti, si riferisce esattamente alla percezione dell’asse centrale del corpo.

Una volta presa confidenza con la struttura delle articolazione Epistrofeo (c2) - Atlante (c1) - Occipite (c0), occorre sensibilizzare la zona della fontanella.
In questo caso possiamo utilizzare la manipolazione e la pressione delle dita.
Le suture craniali, nonostante ciò che si crede, mantengono anche dopo l’infanzia, un certo grado di elasticità.

Il Sincipite (Bregma) è una delle sei “fontanelle del cranio (per fontanella si intendono i punti di contatto delle varie ossa del cranio).
Si trova all'intersezione tra la Sutura Coronale e la Sutura Sagittale.

Premendo delicatamente con un dito sul cranio è possibile individuare il punto esatto dell’intersezione e, con lievi movimenti circolari, "allargarlo.

Un altro metodo consiste nel portare in equilibrio sul Sincipite, un oggetto non pesante appuntito, per esempio un bastone, e nel cercare di camminare e muoversi lentamente senza farlo cadere.

 

In tutti e due i casi il risultato è la percezione fisica del Sincipite, cosa che durante la ricerca della giusta postura e la pratica in movimento ci aiuta a individuare l'asse tra il Sincipite e il Foro occipitale.

La consapevolezza della giusta postura della zona cervicale condurrà dalla progressiva sensibilizzazione del corpo fisico ed infine a quella "autenticità" o consapevolezza spontanea del corpo (inteso come Corpo Parola Mente) che coincide con il Sahaja, o stato naturale.

La pratica dello yoga classico presuppone lo sviluppo di una sensibili febbrile e della consapevolezza sempre maggiore dei muscoli sottili.

L'immobili del meditante diviene così un incessante movimento sottile, sempre più sottile, fino a trasformare la consapevolezza in una vibrazione unica, invisibile dell'esterno, in armonia con la vibrazione universale.

L'abili fisica e il miglioramento delle condizioni di salute che accompagnano la pratica dello yoga sono, in un certo modo, effetti collaterali della meditazione.

Il fine della meditazione è la realizzazione di una “mente informale”, e la mente informale si realizza sviluppando la “consapevolezza spontanea”.

Un qualcosa che non ha niente a che vedere con il controllo dei pensieri o con l’auto-indagine affidata alla mente razionale.

Un qualcosa di difficile comprensione per un occidentale abituato a identificarsi nell’attività della mente (“cogito ergo sum”).

Spiegare la corretta postura della meditazione non è affatto difficile, ma spiegare, per scritto, in cosa consiste la meditazione yogica è assai arduo. O forse no….

Un mio insegnante mi diceva che in fondo la meditazione consiste nel raggiungere la giusta postura, il giusto ritmo respiratorio e il giusto stato mentale.
A quel punto, aggiungeva, non devi far altro che:

1)    Osservarti;
2)     Godere dell’oblio della mente;
3)     Arrenderti al mistero.

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