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Visualizzazione dei post da aprile, 2022

Due parole sull'Insegnamento dello Yoga

  Insegnare yoga significa cercare di instradare gli allievi in un percorso di conoscenza. A prescindere dai titoli, dai diplomi e dalle altre medaglie da apporre sul petto negli incontri pubblici e nelle chiacchiere da salotto, l’insegnante/istruttore/maestro deve disporre, oltre ad un bagaglio di esperienze e conoscenze, di ciò che viene definito “qualificazione”. Esperienza, erudizione e qualificazione sono le tre caratteristiche fondamentali dell’istruttore di yoga, o meglio, sono i tre ingredienti fondamentali a disposizione dell’istruttore per preparare il cibo con cui nutrire l’allievo: la carenza o addirittura l’assenza di uno dei tre renderà il “piatto” insipido o troppo saporito o poco digeribile. La necessità dell’esperienza è ovvia: se, ad esempio, non ho mai tentato di assumere la verticale sulla testa come potrò mai riuscire ad insegnarla ad un allievo? Posso aver letto decine di manuali che insegnano a nuotare, ma se non ho mai fatto l’esperienza dell’acqua l’onda

La mia Felicità Dipende solo da Me ...ma anche no.

  "La mia Felicità dipende solo da me... ma anche no." In questi giorni, in cui per una serie di motivi sono stato chiuso in casa con un bel po' di tempo a disposizione, mi sono fatto una scorpacciata su You Tube di video di nuovi guru, sia occidentali sia orientali, e mi sono sorpreso nell'ascoltare tutta una serie di "segreti per la felicità " e di argomentazioni filosofiche sulla necessità dell'autosufficienza che, già al tempo del mio sadhana advaita vedanta (2006-2013) erano fonte di ironia e , tra gli antichi fratelli del gruppo vedanta, ispiravano delle gustose imitazioni. L'insegnamento odierno sulla necessità del distacco oggi condiviso anche su You Tube - appunto -instagram e twitter, è frutto di una errata interpretazioni degli insegnamenti tradizionali: da una logicissima constatazione - ovvero la necessità di mantenersi stabili nel dolore come nel piacere, nella sconfitta come nella vittoria per evitare la sofferenza - si è creata u

Il Canto d'Amore e la Paura della Gioia

) In uno dei testi più antichi della filosofia indiana, la   Chāndogya Upaniṣad , si parla di  sette diversi modi di intonare un canto: Quello " mugghiante ", simile ai suoni degli animali della foresta è caro ad  Agni  il dio del fuoco; poi c'è quello " indistinto " dedicato a  Prajāpati    il  "creatore delle creature"; i l canto " distinto " è di  Soma , divinità della Luna e dell'ebrezza, il canto " dolce e delicato " è di  Vāyu , Dio del Vento, il " canto delicato, ma forte " è di Indra, dio delle tempeste, come il  " grido dell'airone " è invece il canto di   Bṛhaspati ,  dio della Pietà e della Devozione. Il settimo canto infine, da evitare con cura, è il " canto stridente " di Varuna . Un po' più avanti, n el XXI   Khaṇḍa , la  Chāndogya Upaniṣad   dà  delle indicazioni pratiche sull'Arte del Canto e della Recitazione:  Che le vocali siano pronunciate in modo sonoro e forte.. . L

Meditazione sull’Oṃkāra - Tratto da "AMṚTA Gli Insegnamenti di Gorakhnāth sullo Haṭhayoga"

  Abbiamo appena pubblicato " अमृत AMṚTA,  Gli Insegnamenti di Gorakhnāth sullo Haṭhayoga" Traduzione e commento della Gorakṣa Saṃhitā (Pūrva Śatakam)";    https://www.amazon.it/dp/B09X4M335Z Si tratta di un "tomo" di 375 pagine, frutto di un lavoro di ricerca durato un anno e mezzo, svolto in collaborazione con il "Gruppo Haṭhayoga" di Yoga Citra Padova, con la prima traduzione in lingua italiana del Pūrva Śatakam della Gorakṣa Saṃhitā, il primo manuale di Haṭhayoga scritto da Gorakhnāth nel X secolo d.C. Da oggi , 4 aprile 2022, è disponibile su Amazon e nelle librerie "Giunti al Punto" in formato Ebook, Copertina flessibile e copertina rigida.  Ecco un anticipazione del libro, il capitolo dedicato alla " Meditazione sull’Oṃkāra". Meditazione sull’O ṃ kāra   Nei versetti 1.82-88 viene descritta la meditazione sulla sillaba sacra O ṁ [1] , che, si legge, va praticata in padm ā sana , con lo sguardo fisso sulla punta del nas