lunedì 18 maggio 2015

Perchè Essere Infelici?

"Sotto l'albero di prugno.,
In attesa,
Quan Yin, la Maestra della Gioia.
Rosse come il frutto le sue labbra.
Bianca come il fiore la sua pelle.
Porgile la mano e sarà tua.
Per sempre"







L'infelicità è la cosa che più mi stupisce nell'essere umano.
Soprattutto nei praticanti di yoga.
La vita, la Dea, la Shakti o comunque la si voglia chiamare, è bella assai.
Piena di spine, certo, come ogni rosa degna di tale nome, ma se ci si ferma un attimo, un attimo solo (Kshana) ad ascoltarla quando sta sbocciando, nello sguardo di due ragazzini innamorati, in una chiesa che ti si para davanti, improvvisa, nella primavera romana o nel canto notturno, in una lingua che non conosco, con cui una madre con la pelle che indovino assai più scura della mia fa addormentare la sua bambina, al piano di sopra, è difficile non amarla.
L'incapacità di goderne è uno strazio. Nonostante le più dotte interpretazioni di Upanishad, la pratica incessante di mantra e asana, la lettura di tonnellate di discorsi dei maestri del passato mi pare che la lezione n°1 dello yoga, il vivere nel presente, sembra essere molto lontana dall'essere appresa.
Si vive nel passato e nel futuro. 

Costantemente. 
Si rimpiange ciò che è stato e ciò che poteva essere e si fanno piani per il futuro, come i fioretti di una volta, per essere più bravi, più buoni, più altruisti. 
Oppure si pensa alle possibilità di avere successo. 
O, ancora, si pensa alle malattie possibili o alla morte, ineluttabile, nostra o dei nostri cari. 



In uno stato di totale scissura della personalità, tra praticanti di yoga, si continua pure a parlare di Centro,  Vivere l'Attimo, di Nirvana, di Sahaja.
L'essere umano è una creatura stravagante: passa più tempo a pensare alla vita che a viverla.
Questo non vuol dire che non  si agisca.
Anzi, ci si muove come formichine ipercinetiche.
Si vedono persone, si lavora, si va al cinema, si praticano asana, si legge, si discute.
Ma la felicità, lo stato naturale dell'Uomo, sembra l'isola che non c'è, o il "Monte Analogo" di Renée Daumal.
Alla base dell'infelicità c'è la difesa dell'ego.
Lo so che sembra banale, ma credo che la maggior parte delle persone viva in un libro autobiografico.
Letteratura invece di vita vissuta.
I miei amici neo-vedantini diranno che è ovvio, che Maya, il divenire, è sempre letteratura.
Certo, ma secondo lo Yoga, la vita umana è opera forgiata da mahat, la mente universale, mentre per la maggior parte di noi il libro viene scritto dalla  memoria individuale, piena di sogni irrealizzati, rancori, rimpianti.


Lo yogin dovrebbe vivere ogni gesto come un rito, rendendo sacro ogni istante della sua vita.
In sanscrito la "sacralizzazione" del quotidiano si chiama bhukti ed è la capacità di godere  di ogni fenomeno dedicando alla Dea ogni cibo, bevanda, lacrima o grido di piacere.
La realizzazione di bhukti è lo stato di colui che può affermare SHIVO'HAM (IO SONO SHIVA), BHAIRAVA'HAM (IO SONO BHAIRAVA) o SA'HAM ( IO SONO LEI, la DEA è UNA con me...).
Mukti invece è la liberazione dal ciclo delle rinascite (AHAM BRAHMASMI - IO SONO IL BRAHMAN).
Vedanta advaita dovrebbe essere la via di colui che vede entrambe, Bhukti e Mukti, come un'unico stato coscienziale.
Il vero yogin, il siddha, è colui che sperimenta  la Felicità nel quotidiano e la Felicità senza limiti, qui e nella Terra dell'Oltre, ora e per sempre.
Questo significa, vivere l'attimo.....

Chissà perché ci si ostina ad essere infelici... 



martedì 12 maggio 2015

LA PRIMAVERA E I FEDELI D'AMORE

 La Confraternita dei Fedeli d'Amore, attraverso il Sufismo (Ibn Arabi), riporta in Occidente la Via della Dea, il Tantra, e trasmette i suoi insegnamenti con la Poesia (Dante) e la Pittura (Botticelli)
Per i Fedeli d'Amore la PAROLA non può che venire da Oriente, e la Parola, prima  manifestazione e determinazione  del suono/luce inudibile non è altri che la Dea.
L'Iniziazione e la Realizzazione non sono concetti, riti o formule, ma due DONNE,
due Entità diverse agli occhi del profano, la medesima Persona agli occhi dell'iniziato.
Da noi,la Dea è la Luna: Selene o Artemide, che scende a donare il Piacere Senza Fine ad Endimione immerso nel sonno, e si rende invisibile ai suoi occhi di veglia, ma è anche la Primavera che muore al solstizio d'estate (o al primo plenilunio d'estate) per rinascere, come Venere dalle acque di Cipro al solstizio d'inverno.
Botticelli dipinse la Primavera e la Venere a poca distanza di tempo , l'una dall'altra.



La medesima persona che dona prima l'iniziazione, quindi la realizzazione ovvero l'UNIONE con l'AMATA.



Sono stravaganti i due amanti che, nella nascita di Venere, sono portati dal vento e creano vento.

Vengono riconosciuti come Zephiro e Giacinto della mitologfia greca, ma il seno della figura di destra ed il loro materializzare e spargere fiori sulla Dea nascente lfa sospettare altre verità.
Probabilmente sono Cloris e Zephiro, gli stessi due che si guardano , a destra del quadro della Primavera
I due quadri fanno il paio con un brano, considerato oscuro, della Vita Nova di Dante:

"Vidi venire verso di me una gentile donna, la quale era di famosa bieltade… e lo nome di questa donna era Giovanna, ma per la sua bieltade… imposto l’era nome Primavera; e così era chiamata. E appresso lei, guardando, vidi venire la mirabile Beatrice...se considerate lo primo nome suo, tanto è quanto dire ‘prima verrà’ "

"Prmavera....Prima Verrà", un'etimologia palesemente falsa che serve forse a chiarire un concetto base della "Religione della Dea":
La Parola deve venire da oriente ed assume l'Aspetto fisico di una Donna.
Questa Donna rappresenta sia l'iniziazione (samadhi) che conduce sia  alla rottura dei livelli dell'Io (la figura centrale della Primavera è in cinta) sia la Realizzazione (lo svelamento della Dea).
La Dea giunge da Oriente,Il Dio giunge da Occidente.
Il loro incontro genere l'armonia delle sfere.