lunedì 21 settembre 2015

TANTRA LA VIA DEL SESSO
Aldenia Edizioni



Parte Prima -  Cap. VIII, "LA LUCERNA DELLO YOGA"

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VIII – LA LUCERNA DELLO YOGA
Se vogliamo trovare la descrizione delle vere tecniche sessuali tantriche non dobbiamo cercare nel Kāmasūtra o in compendi sull’Arte Amatoria, ma nei manuali di haṭhayoga 1.
Tra questi il più antico e il più diffuso è lo Haṭhayogapradīpikā che nella terza parte descrive , con una chiarezza devastante, le pratiche erotiche.Niente a che vedere con lo sfogo, divertito e divertente di Indrāṇī o con le evoluzioni acrobatiche degli amanti del Kāmasūtra: lo Haṭhayogapradīpikā (“la Lucerna dello Haṭhayoga”) parla esclusivamente di cosa fare, di come farlo e di quali effetti si debbano sperimentare.Le istruzioni sono così chiare e dirette che non lasciano spazio a nessuna interpretazione simbolica o allegorica.
Per darne un’idea ho scelto alcuni versi particolarmente espliciti (tratti da Haṭhayogapradīpikā III, 87-96):

“[...] Che l’uomo si alleni a risucchiare lo sperma anche dopo che è stato versato all’interno della vagina[...]”
“[...] Il vero yogin risucchia con il pene [...] sia lo sperma che i fluidi sessuali femminili [...]”
Nell’unione tantrica, il maschio deve prendere in sé l’energia femminile, anche attraverso i fluidi vaginali. Li deve assorbire sia tramite bocca e lingua, sia con il glande".




Il glande, anche se la maggior parte degli uomini lo ignora, ha la possibilità, di suggere i liquidi.

Gli yogin si allenano risucchiando, con leggere contrazioni dei muscoli sottili del pene, latte tiepido o acqua e miele
Altri muscoli da scoprire ed allenare sono quelli dell’ano.
Sono divisi in cinque zone (come le narici: il naso e l’ano sono collegati, per lo yoga) corrispondenti ai cinque elementi (Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) e bisogna imparare a muoverli sia tutti insieme (centro) che separatamente (zona inferiore, superiore, lato destro e lato sinistro).
La sensibilizzazione dei muscoli del glande permette l’assorbimento degli umori femminili, quella dei muscoli dell’ano ci consentirà invece di condurre “fisicamente” l’energia in alto, lungo la colonna vertebrale.

“[...] Dopo aver fatto l’amore, i due amanti devono ungere i loro corpi con lo sperma e i fluidi vaginali mescolati insieme e rimanere seduti in pace a godersi la loro gioia [...]”




Gli yogin assorbono gli ormoni e le sostanze nutrienti dei liquidi genitali in tutte le maniere possibili: non uno sola goccia di sperma e di secrezioni vaginali come vedremo in un altro brano deve andare perduta. Non mi pare che ci sia molto spazio per la fantasia: gli yogin (femmina e maschio) dello Haṭhayogapradīpikā non fanno l’amore per procreare, passare il tempo o sperimentare nuovi metodi per godere: il loro fine è l’identificazione con la divinità e con l’Universo.

Per loro l’erotismo è Arte e Scienza insieme.
È un libro pazzesco lo Haṭhayogapradīpikā: le sue parole hanno il potere di disciogliere come neve al sole molti luoghi comuni sul Sesso, sullo Yoga e sulla Filosofia indiana, e leggerlo con attenzione significa entrare in un mondo per noi alieno, privo di tutti riferimenti ideologici e culturali su cui si fonda la società odierna, il Mondo del Tantra.

mercoledì 16 settembre 2015

HATHA YOGA E QI GONG - UNA SOLA VIA

Secondo una leggenda Nath il taoismo sarebbe l'evoluzione degli insegnamenti portati in Cina dal mitico maestro di Babaji NagarajiBoghanathal'Alchimista, conosciuto dai cinesi con il nome di Bo Yang.


Non so se sia vero. 
La mia impressione, nata dall'esperienza, visto che mi sono trovato a praticare sia lo Hatha Yoga che il Qi Gong Nei Dan per vari decenni, è che quando si approfondisce lo studio, le differenze tra le due discipline sfumino fino a svanire, lasciando intravedere un unico impianto di base, una sola filosofia, o scienza dell'essere umano. 
Non sto parlando di sincretismo, ma proprio di un'unica disciplina.
L'identità tra Hatha Yoga e Qi Gong non viene apprezzata perché i fondamentali della pratica del Qi Gong, del Taiji Quan dello Hatha yoga (ovvero la percezione dei canali energetici e dell'energia che vi scorre) sono considerati da molti come punto d'arrivo.

esercizio di qi gong wai dan

Si parla moltissimo, è vero, di Qi, Jing, Pranakundalishakti, ma spesso dietro alle parole c'è solo un vago sentire o un immaginare ciò che invece, nelle Arti orientali è (o dovrebbe essere) il fenomeno "oggettivo" da cui deve iniziare la pratica.
C'è una profonda scissura in occidente, tra quello che chiamiamo spirito  e quello che definiamo invece corpo.
I pensiero ed i sentimenti sono messo in relazione con la sfera spirituale.
Tutto ciò che riguarda il corpo è messo invece in relazione con la sfera materiale.

In oriente sono molti i termini che possono essere tradotti con spirito e materia (Xing-Ming, Purusha-Prakrti ecc...) e questo porta ad alimentare la credenza della dicotomia corpo - spirito.
 Molti praticanti di Yoga o Taijiquan o Qi Gong, anche se parlano di "identità", "unione", "non dualismo" più o meno consciamente, continuano ad associare il corpo fisico e le energie "basse" alla sfera materiale-istintuale e il pensiero e le energie "alte" alla sfera spirituale - intuitiva.
Si divide la realtà in qualcosa che possiamo definire naturale (le energie basse) e qualcosa d'altro che è invece considerato "super-naturale" (le energie alte) e così la percezione del Qi (Ki in giapponese) o di kundalishakti finiscono per essere considerate un fatto extra-ordinario, un evento legato ad una qualche realizzazione spirituale o magica.

tantrik painting - XVIII sec.

La percezione della circolazione delle energie sottili, i canali psichici, i chakra,sono gli strumenti del Qi Gong e dello Yoga.
Considerarli punti d'arrivo è come pensare che il compito dello scultore sia quello di acquistare mazza e scalpello e non quello di trarre forme dal marmo! E
ppure è ciò che accade, non di rado, nei corsi e nelle scuole di Yoga e di tecniche psicofisiche cinesi. 
In alcune scuole di formazione per insegnanti ci sono addirittura due (o più) docenti diversi per la stessa disciplina: 
uno insegna la teoria (la manifestazione dell'essere, i tre stati di coscienza, i cinque corpi, i cakra, le nadi...) ed uno fa fare esercizi fisici e respiratori.
E' assurdo! 
Si rischia di formare due diverse categorie di praticanti: i ginnasti e gli eruditi, e si rischia di smarrire il senso ultimo delle discipline indiane e cinesi.
La cosiddetta teoria  è la cosmologia, i rapporti tra macrocosmo e microcosmo, è l'insegnamento universale o generale, del taoismo e dello yoga.
La pratica, ovvero le posizioni, le sequenze, i mantra, gli esercizi respiratori, la meditazione, è invece l'insegnamento soggettivo o individuale.
La teoria senza pratica è inutile erudizione, buona per le chiacchiere da salotto.
La pratica senza teoria è una nave guidata, senza bussola e sestante, da un capitano cieco.
La funzione dell'insegnamento universale o generale  è quella di preparare il praticante alla trasformazione della percezione della realtà che "deve aver luogo" grazie alle istruzioni pratiche o "operative".
Capita, addirittura, che una o l'altra  delle "due metà della mela vengano definita "esoterismo", o "sapere inizatico".

Per quello che posso dire dopo quarant'anni di pratica, l'esoterismo non esiste, esistono solo l'ignoranza, e la volontà , per  gusto personale o interesse,  di coltivare l'ignoranza.
Ma devo ammettere che  nello yoga e nel taiji quan dei misteri insoluti ci sono, e come!. 
Come si fa, ad esempio, a insegnare la circolazione dell'energia sottile nei dodici meridiani o negli otto canali psichici se non si è mai percepito il Qi?
Come si può insegnare la "penetrazione dei sei cakra" (shatchakrabheda) se non si è mai fatta la conoscenza con kundalini?
Il vero istruttore  è quello che dice:
 -"Secondo quello che dicono i maestri pinco e pallo praticando Yoga (o Tai Ji Quan o Qi Gong)  accade questo , quello e quell'altro. 
Io ho sperimentato questo, quello e quell'altro e ti posso insegnare come si fa"-
Purtroppo accade meno spesso di quanto crediamo. 


domenica 13 settembre 2015

TANTRA LA VIA DEL SESSO - LA YOGHINI -Parte Prima Cap. IX





IX – LA YOGINĪ

La Dea, e la donna che ne è incarnazione vivente, è onnipresente nel Tantra.

Si respira il suo profumo ovunque, e, andando avanti nella lettura dello Haṭhayogapradīpikā si capisce che la protagonista assoluta delle tecniche sessuali è Lei, la yoginī.

III.99

“La donna che raggiunta la maestria nelle Arti del Sesso, contraendo i muscoli sottili della vagina, risucchia lo sperma e trattiene i propri fluidi vaginali, è una yoginī “

La yoginī non è una semplice praticante di yoga. In sanscrito con la parola, neutra, yogin si indicano i praticanti di entrambi i sessi, yoginī, invece, è la Donna realizzata, capace di condividere lo stato di ānanda, beatitudine suprema, col suo compagno, che viene chiamato, a volte, kanthādhārin, che significa “Sposo dell’Amata” o “Sposo della Sacerdotessa”.

La differenza di significato tra yogin e yoginī riflette le diverse caratteristiche e potenzialità dell’uomo e della donna.

Nel corpo femminile, non solo i canali energetici sono più morbidi e ampi, ma si trovano tre luoghi, detti vuoti creativi, in cui dimorano le “Grandi Madri”, le tre forme della Dea che incarnano il Vuoto, la Luce e il Suono.

La vagina è la dimora di Umā/Pārvatī, la” Madre del Vuoto e dell’Azione”, nel cuore risiede Lakṣmī “ Madre della Luce e della Conoscenza” e nella gola troviamo Sarasvati “Madre del Suono e del Desiderio”. La valenza operativa delle pratiche sessuali dipende in gran parte dalla relazione tra vagina, cuore e gola, e dal loro entrare in risonanza durante l’orgasmo femminile.

I tre vuoti creativi sono considerati tre Maṇḍala.

La vagina in particolare è detta “Maṇḍala Segreto”.

Per Maṇḍala si intende una rappresentazione grafica o tridimensionale dell’Universo, nella quale le tre forze primarie (Fuoco, Sole,

si combinano con le direzioni dello spazio, dando vita ai cinque elementi della fisica, alle cinque azioni fondamentali, alle cinque percezioni ecc. ecc. Scoprire le zone della vagina che corrispondono agli Elementi, e stimolarle nell’ordine della dissoluzione (Terra – Acqua – Fuoco – Aria - Spazio) e poi della manifestazione (Spazio – Aria - Fuoco – Acqua – Terra) significa svelare l’identità tra Microcosmo e Macrocosmo, tra il corpo degli amanti e l’Universo, trasformando, di fatto, l’atto sessuale nel Rito della Creazione.

IL SIGNIFICATO DI TAIJIQUAN


La prima fase dell'esercizio detto "Piccolo Circuito Celeste" o "Orbita Microcosmica" (una delle pratiche fondamentali del Qi Gong) consiste nel far "passare"l'energia qi dal dan tien (ovvero "campo rosso" o "campo di cinabro" , dove il cinabro è il mercurio rosso degli alchimisti)  all'osso sacro, passando attraverso i genitali, il perineo e l'ano.



Per far circolare un qualcosa occorrerà prima sapere cosa si fa circolare.

Lo so che sembra ovvio, ma ho visto che in alcne  scuole e  corsi di Taijiquan e di Qi gong si insegnano le "forme" e le sequenze di esercizi senza prima far percepire agli allievi la circolazione delle energie sottili.
Se devo riempire una bottiglia con il latte dovrò sapere cosa è il latte.
Se devo riempire una bottiglia con la benzina dovrò sapere cosa è la benzina.
altrimenti mi troverò a versare del latte nel serbatoio dell'auto ed a mettere la benzina nel Biberon.
Se non si percepisce l'energia qi è completamente inutile passare le ore a fare movimenti della Gru , del "Dragone" o della "tigre"...




Non so perché si parli così spesso di "stili interni" o "meditazione taoista" in ambiti dove non si insegna  a percepire le energie sottili. 

Può darsi che dipenda da esigenze di mercato: per attirare più "clienti" si modificano e semplificano, nomi, pratiche e teorie.
Quello che viene chiamato taijiquan o tai chi chuan, ad esempio, non so se abbia veramente a che fare con le tecniche messe a punto alla fine del XIX° secolo, dalla setta nazionalista che gli ha dato il nome.
In cinese è 太極拳 tài​jí​quán​, dove :
 tài​ significa "estremamente", il più alto, il più grande, il "troppo" e può essere interessante sapere che   tài​tài​ vuol dire "signora"....
極 jí​ non è, come credono alcuni, il qi (o chi o ch'i), ma è un'altra maniera per dire "estremamente, "all'estremità", e significa anche "polo geografico". scomponendolo nei segni originali si arriva alla definizione "un fiume, un albero".
 quán​ significa pugno ed è usato per boxe e lotta.
I due ideogrammi 太極taiji insieme assumono il significato di "estremità polare" ovvero la sorgente di tutte le cose, causa ultima della manifestazione.
se volessimo usare un termine sanscrito corrispondente potremmo dire che 太極  taijiquán​  è il "pugno di isvara" (!), o " pugno del Signore".

Ad occhio si tratta di una cosa un pochino  diversa da una tecnica di lotta o una tecnica per la salute.

venerdì 11 settembre 2015

LA DANZATRICE DEL CIELO (Tantra - la via del Sesso; parte Prima; cap. X)

PARTE PRIMA

Capitolo X - LA DANZATRICE DEL CIELO



Abbiamo visto (Hahayogapradīpikā III, 99),che la donna deve allenare i muscoli sottili della vagina, per risucchiare nel suo corpo lo sperma e i liquidi vaginali. La prima cosa che viene in mente è il pericolo di gravIānze indesiderate, ma pare che il rischio sia pressoché inesistente.
La praticante di yoga tantrico ha una sensibilità, una conoscenza dell’apparato riproduttivo e delle fasi legate alle lunazioni tali da poter decidere quando e se rimanere in cinta. La gravidanza a seguito di un rapporto sessuale tantrico è cosa estremamente rara, e il bambino (bambina) nato in quel frangente è considerato un individuo eccezionale, uno yoginībhū, generato da una yoginī.
A seconda delle fasi lunari vengono riconosciute 16 diverse condizioni della vagina, associate ai 16 suoni vocalici dell’alfabeto sanscrito, e ai 16 petali del cakra della gola. Come vedremo nel sūtra seguente il  legame tra suono, gola e organi genitali femminili è la chiave delle pratiche sessuali tantriche. 

III,100
"Nel suo corpo non andrà perduta una solo goccia di fluido femminile.
Nel suo corpo il suono assumerà la forma del seme".

Trovo che  il verso “Il suono assumerà la forma del seme” sia bellissimo.  Per lo Yoga tutto è musica. Un fiore, un gabbiano, una montagna, non sono altro che melodie cristallizzate e la creazione del Mondo  non è altro che la capacità di trasmutare il suono in materia.
Per il Tantra è il corpo della donna a custodire il segreto della trasmutazione.
Guardate l’ immagine sotto, tratta dalle tavole di Gray’s Anatomy: la somiglianza tra forma dell’ugola e quella della vagina è evidente.




Fig. 10 – Ugola , immagine tratta da Gray’s Anatomy

E non si tratta solo di una somiglianza formale: i suoni emessi dalla gola influenzano i movimenti della vagina e viceversa.
Per un’ostetrica è facile ad esempio verificare che l’emissione del suono “A” in una partoriente coincide con l’allargamento della vagina, l’emissione del suono “U con il restringimento e l’emissione del suono “M” con il passaggio intermedio tra le due fasi.
Per lo Yoga tantrico la A e la U  sono due delle sedici sillabe vocaliche (kalāinscritte nei petali del fiore di loto che rappresenta il plesso della gola, o viśuddha cakra.:  

      A - Ā - I - Ī - U- Ū - ṚṂ - ṜṂ - E - AI - O - AU - A - A
  







Fig. 11 - Cakra della Gola



Le sedici sillabe rimandano ai gemiti di piacere della donna, durante l’unione sessuale disegnando un percorso che va dall’eccitazione (A ) all’orgasmo (A).
Nel Tantra sono così importanti da essere considerate delle divinità chiamate Nitya[1] o  Mātka[2].
I nomi delle sedici Dee delle vocali sono assai evocativi:
la prima, A è KāmeśvarīSignora del Desiderio, la secondaĀ, si chiama Bhagamālinī  che si potrebbe tradurre con “Colei che fa Ghirlande con la Vagina”, la terza, I è  Nityaklinna  “l’Eternamente Bagnata” o “l’Eterna Umida” e così via, fino alla sedicesima, A, TripurasundarI.
Le sedici sillabe vocaliche sono chiamate Mātka perché hanno il potere, con il loro suono di dar vita alle consonanti e quindi alle parole e alle frasi, rendendole comprensibili. Il potere di generazione delle vocali è evidente in qualsiasi lingua del mondo: la coppia di consonanti “LT” per esempio in italiano non vuol dire niente, ma aggiungendo le vocali può assumere almeno una decina di significati diversi:  LATO – LATI – ALTO – ALTI – LOTO – LOTI – ALATO – ALATI – ALITO…. 
Per i tantrici il potere di generazione della parola e il potere di generazione della materia dimorano entrambi nel corpo femminile e sono espressione della medesima energia chiamata Śakti o Kuṇḍalinī[3].

III,101
"Lo sperma e i fluidi vaginali mescolati all'interno del suo corpo, attraverso la pratica di 
vajrolī portano alla realizzazione finale".

Vajrolī mudrā (vedi “SECONDA PARTE”) è una pratica relativa ad un particolare canale energetico, Vajra ī che  dagli organi genitali risalendo lungo la colonna vertebrale, arriva alla ghiandola pituitaria (l’epifisi, posta nelle immediate vicinanze de chiasma ottico). Il legame tra la ghiandola pituitaria,  gli ormoni sessuali e i fluidi genitali, noto agli yogin da millenni, è stato scoperto dai nostri scienziati solo negli anni ’50 del XX secolo. Il sūtra pare suggerire un qualche collegamento tra ciò che chiamiamo Realizzazione o Illuminazione e la capacità di produrre neuro ormoni.

III,102
"E' una yoginī colei che risucchia il proprio fluido vaginale verso l'alto.
Conosce il passato e il futuro e danza nel cielo" 

“Colei che Danza nel Cielo” è una Dakini, una creatura divina che incarna le forze primarie della creazione. Letteralmente Dakini significa “mangiatrice di carne umana”, ma questo non vuol dire che praticando tantra si diventa antropofagi: la “carne umana di cui si cibano” le Dakini è la materia grossolana di cui è composto il loro corpo. Il sūtra parla di alcuni dei poteri psichici che emergono nella pratica, come la chiaroveggenza e la possibilità del viaggio astrale.


III.103
"La perfezione del corpo si ottiene con l'aspirazione dei fluidi vaginali e dello sperma.
Questo yoga porta alla realizzazione [anche] godendo dell'orgasmo".


Per “perfezione del corpo” si intendono la bellezza, la salute e la longevità.
Questo è un concetto importante. Nella nostra cultura basata sul dualismo platonico tra materia – spirito, si tende spesso a considerare il corpo, se non la prigione dell’anima, qualcosa di poco nobile, di impuro.
Per il tantrismo non c’è assolutamente differenza tra corpo e anima.
L’essere umano è Corpo, Parola e Mente, con  Parola che sta ad indicare  le energie vitali, e la Realizzazione consiste nell’integrare armoniosamente queste tre componenti, fino a scoprire l’identità tra Energia e Materia.
La Mente è sacra perché ogni pensiero nasce dalla Dea
La Parola è sacra perché ogni suono è un canto in Suo onore
Il Corpo è sacro perché in ogni organo, muscolo, cellula danza Lei, Kuṇḍalinī.che come ci dice il testo nel sūtra successivo non è altro che uno dei nomi della Dea:

III.104
"La tortuosa (Kutilangi), colei che si eleva (Ku
ṇḍalinī), il serpente femmina (Bhujangi), la Śakti, Isvari, Kundali, Arundhati non sono altro che sinonimi".

































[1] Nitya  può essere tradotto sia con “eterno” che con “necessario”, ”indispensabile”:sono le potenze che rendono possibile la manifestazione.
[2] mātṛka è la “madre” e in genere tutto ciò che ha il potere di generare.
[3] Le sedici Mātṛka, visto che sono legate ai gemiti di piacere della donna, sono anche chiamate Kāmakalā, come le 64 arti dell’amore del Kāmasūtra (Danza, Arte della Spada, Arte di far parlare i pappagalli ecc.). I numeri 16 (4 x 4) e 64 (4 x 4 x 4) sono di vitale importanza nell’Arte e nella Scienza  dell’India antica.

QI GONG: LA POSTURA DI BASE E GLI OTTO CANALI STRAORDINARI

Postura di base: 
1) spalle rilassate, gomiti bassi. scapole che si adagiano sulla schiena (significa che non devono mai sporgere e devi sentirle basse all'altezza delle ultime costole).
2)I glutei bassi ( significa che le lombari e l'osso sacro devono essere rilassati verso il basso).



3)Sospendi il sincipite ( sincipite è il punto più alto della testa, sospendere il sincipite significa che i muscoli del collo devono essere allungati e rilassati, la testa in delicato equilibrio sull'asse cervicale 
prova ad allenarti tenendo un libro o un bastone in equilibrio sulla testa)

4) L'addome deve essere sempre rilassato e il Dan tien inferiore (2° Chakra) va pensato in relazione con il punto in mezzo alle scapole. 

5)) Gambe rilassate (l'idea è di di tenere qualcosa di morbido tra le cosce), con 
le ginocchia morbide (ma non troppo) e la linea della rotula che non deve mai andare oltre la linea delle dita del piede. 
Il centro del ginocchio deve avere come riferimento il punto tra il secondo e il terzo dito del piede. 
Il corpo deve poggiare sul plesso venoso del metatarso, nel punto che i cinesi chiamano "fonte gorgogliante" ( guarda la pianta del piede: il plesso venoso del metatarso forma una specie di mezzaluna, pensa di poggiare il peso sul punto centrale della mezzaluna). 




Nella pratica del qi gong in movimento si comincia con movimenti semplici senza portare l'attenzione sulla  respirazione, almeno all'inizio.
Per quanto riguarda il movimento nello spazio un esercizio interessante è quello di provare a "disegnare" il corpo in mezzo ad un cubo.
Pensa tre piani orizzontali: uno è la faccia superiore del cubo uno la faccia inferiore e uno è il piano centrale che passa per il dan tien inferiore.
Dividi ogni faccia del cubo in otto parti e scrivi i punti cardinali su ogni faccia tenendo presente che il sud è in avanti e/o in alto.
Cerca la maniera più logica per collegare ogni articolazione con tutti i punti che hai disegnato.

Tieni conto che il movimento del corpo segue sempre la legge del tre.
Corpo, Braccia, gambe.
Anca, ginocchio, caviglia.
Scapola, gomito, polso.
Il punto centrale funge sempre da timone nel senso che la direzione del movimento del braccio, ad esempio è data dal gomito,la direzione del movimento della gamba è data dal ginocchio.
Tieni conto del "diagramma della creazione e della distruzione dei 5 elementi":


Diagramma di generazione dei 5 elementi
Il Fuoco( Rosso,in alto, rappresenta il Sud) genera la Terra. 
La Terra( Giallo) genera il Metallo ( Ovest). 
Il Metallo(Bianco) genera l'Acqua (Nord). 
L'Acqua (nero)genera il Legno(Est). 
Il Legno (Verde)genera Il Fuoco. 

Diagramma della distruzione dei 5 elementi
Il Fuoco Fonde il Metallo.Il Metallo taglia il Legno. 
Il Legno penetra nella Terra. 
La Terra blocca l'Acqua. 
L'Acqua spegne il Fuoco. 

La terra è il centro e rappresenta uno dei 5 spostamenti. 
Rifletti per trovare gli altri 4. 





Una cosa essenziale è quella che si chiama  zheng li.
Si può tradurre con "percezione delle tensioni contrapposte".
in pratica se muovi una mano, rilassata, verso l'alto devi avvertire il peso dell'aria con la parte superiore e la tensione verso il basso con la parte inferiore.
La sensazione delle mani (che si può sviluppare con appositi esercizi di visualizzazione) all'inizio è quella di pesantezza e calore, poi diventa come una puntura di spilli o una specie di debole corrente elettrica, infine ti sembrerà di muoverti in una specie di fluido vischioso.
La sensazione dello Zheng li col tempo deve passare a tutto il corpo. 
Ogni esercizio di qi gong o di taijiquan è inutile se non c'è il passaggio di energia negli "otto canali psichici" in cui scorrono con determinate direzioni ed intensità quelli che nello yoga vengono definiti 5 vayu. 




I canali psichici sono otto:

1) canale dell'energia femminile, ascendente: dal 2° Chakra al 6° Chakra passando dall'osso sacro e dalla spina dorsale.

2) canale dell'energia maschile, discendente: dal 6° Chakra al secondo passando lungo la parte anteriore del corpo.

3) canale della cintura: dall'undicesima dorsale all'all'undicesima dorsale passando sotto le costole e sullo stomaco.. come una cintura legata sotto il torace.

4) canale interno: dal perineo al plesso solare passando dall'interno del corpo in verticale.

5) canali destro e sinistro positivi delle gambe:
da sotto l'ombelico sino alla pianta del piede passando dall'anca e dall'esterno della gamba.

6) canali destro e sinistro negativi delle gambe:
Dalla pianta del piede fino a sotto l'ombelico passando per l'interno delle gambe e dall'inguine.

7) canale positivo destro e sinistro delle braccia:
dal cuore al palmo delle mani passando per l'esterno delle braccia e il dorso delle mani.

8 ) canale negativo destro e sinistro delle braccia:
dal palmo delle mani fino al cuore passando per l'interno delle braccia e le ascelle.

Piccolo esercizio per i canali delle braccia: 
inspirando visualizza l'energia che dal centro del petto passa alla spalla , all'esterno del braccio alla punta del gomito all'esterno dell'avambraccio, al dorso delle mani, alle dita e infine al centro del palmo della mano.
Espirando immagina l'energia che dal palmo della mano passa all'interno del polso, all'interno del gomito all, all'interno del braccio, all'ascella fino ad arrivare al centro del petto.
Dopo un pò dovresti sentire una specie di leggerissima vibrazione.
per acuire la sensazione concentrati sulla pesantezza delle mani .
Inspirando immagina che le ossa delle mani vengano contratte (come una spugna che si strizza).
Espirando immagina che le ossa si " espandano". 




Nel libro "I Classici del t'ai Chi" di Waysun Liao,Ubaldini editore c'è una sequenza posizioni che descrive in appendice al libro è molto simile, non identica, alla forma che pratico quotidianamente.
L'ho imparata ad Hong kong nel 1990.
Tieni presente che  ogni maestro adatta le forme e le posizioni alla propria anatomia e al proprio temperamento.
Il tai Chi chuan come arte marziale si comincia a studiare in Cina , pare, dopo un minimo di sei anni di studio di un'altra arte marziale  (H'sing I o Pa Kua).
Quando avrai imparato a perfezione le posizioni potrai cominciare a seguire il percorso dell'energia in ogni posizione, inizialmente facendo coincidere il ritmo dell'energia con quello della respirazione.
Quando sarai più esperto non dovrai più controllare il respiro.
Quando avrai messo insieme tutte le posizioni e le indicazioni su come assumerle ed avrai la padronanza della forma, incontrerai probabilmente qualche buon insegnante che ti dirà che la forma è solo uno specchietto per le allodole.... ma questo potrai capirlo solo dopo averla imparata alla perfezione.

mercoledì 9 settembre 2015

ADVAITA VEDANTA: LE QUATTRO DIMORE DELL'ESSERE

Alzi la mano chi non ha mai avuto sogni o visioni di vite precedente.
Alzi la mano chi non ha mai pensato,una volta nella vita, di essere stato cento o mille anni fa un re, un guerriero, una maga, un brigante o una prostituta.
La maggior parte di noi crede nella re-incarnazione, la possibilità dell'individuo di vivere in epoche diverse e in corpi diversi, nell'ambito di un processo evolutivo definito karma.
E tutti noi crediamo che Karma e re-incarnazione siano i pilastri delle filosofie orientali.
In effetti è così, ma anche no.


Per il Buddismo tantrico tibetano, ad esempio, in genere non ci si reincarna, ma si RINASCE.
I re-incarnati autentici sono pochini, sono quelli che, riconosciuti come tali, vengono insigniti del titolo di Tulku.
Ma in tutte le filosofie orientali, se si studiano con attenzione, il discorso della re-incarnazione è un tantino è più complicato di quello che si crede comunemente.
Nel continente indiano si parla ad esempio di ALAYA, un gigantesco serbatoio di esperienze al quale è possibile accedere per connettersi con questo o quel maestro, con questa o quella idea. 
I ricordi di vite precedenti, le suggestive visioni che ci proiettano in un passato mai vissuto in realtà non apparterrebbero alla nostra anima individuale, ma all'universo, anzi all'Essere.
La teoria  delle vite successive intese come una specie di scuola in cui si è promossi o rimandati fino al momento dell'illuminazione è riservata alle religioni i cui intenti, in genere, sono consolatori: se uno ha una vita sfigata non gli puoi mica dire che alla morte, a livello individuale, finisce tutto!
Né che rischia in una successiva, possibile ma poco probabile incarnazione, di incontrare la stessa sfiga che lo ha tormentato qui ed ora.
L'evoluzione è un concetto umano e l'Universo non è che prenda troppo sul serio le elaborazioni della nostra mente....
Nello Yoga, e in particolare nell'Advaita Vedanta, a dir la verità c'è si una specie di evoluzione, ma si tratta di un cambio di percezione della realtà manifesta, non di una serie di promozioni dovute a meriti particolari.



Si dice, nell'Advaita Vedanta che l'Uomo abiti in quattro case contemporaneamente. 
La prima, che abita e "vive" allo stato di veglia, è la dimora del corpo fisico

La seconda, stato di sogno è la dimora del corpo psichico.


la terza,  stato di sonno profondo è la dimora del corpo causale


e la quarta, la più misteriosa la dimora del corpo germinale




Il corpo psichico ha a che vedere con ciò che alcuni chiamano anima pur non coincidendo propriamente con essa. 

Il corpo causale con ciò che alcuni chiamano spirito. 
Quando si parla di ascesi, di salita, di scalata si parla per metafore, si usano parole che come tali, appartenendo alla sfera del fisico, non possono che dare un'idea approssimativa della realtà delle altre "dimore". 
Forse, più che di ascesa termine che presuppone la verticalità di un percorso, (quello che va  dalla prima alla quarta dimora) che non può avere coordinate spaziali o temporali, dovremo parlare di successive dissoluzioni e manifestazioni. 
Il corpo psichico ad esempio, tende "naturalmente" a manifestarsi nel fisico. 
Ma si devono sciogliere degli accumuli di grasso, dei detriti. 
Occorre sciogliere dei nodi (granthi)

Potremmo considerare il corpo fisico come una maschera che si è incollata al volto del mascheraio, una maschera che insieme vela ed esprime.
E' impossibile strapparla in una volta sola (cioè è possibile forse con l'uso di certe sostanze psicotrope e con certe pratiche sciamaniche, ma nella maggior parte dei casi ciò conduce alla follia o alla morte prematura) e quindi si procede ad un lavoro certosino lungo, anni, decenni o eoni(!) 
Immaginiamo che il corpo psichico sia una sostanza liquida e luminosa, l'acqua di vita di cui parlano molti testi. 
Il lavoro di scioglimento dei nodi provoca a volte delle fuoriuscite di "acqua di vita" che si manifestano nel corpo fisico. 
Gurdjieff definisce queste fuoriuscite centro magnetico. 
Altri "qualificazione", altri "genio del Buddha", altri voci interiori.
Il termine campo magnetico non è male, perché in effetti queste fuoriuscite di psichico vengono attratte da manifestazioni simili come i piccoli magneti vengono attratti dai grandi magneti (certo occorre rispettare le modalità positivo-negativo/attivo-passivo ma questa è un altra storia).
Il libro scritto dal maestro o da chi è stato vicino al maestro, quella data tecnica, quel canto, quella persona attrarranno lo yogin "qualificato" , cioè pronto a ricevere "quel particolare insegnamento"come il richiamo attrae le quaglie. 

Le modalità con cui queste "particelle di psichico" vengono attratte da questo o quel ramo tradizionale dipendono da quella cosa che alcuni chiamano ricordi ed altri reincarnazione. 
Ma probabilmente non c'è nessuna reincarnazione come la si intende comunemente. 
Non c'è nessun Paolo che è morto 100 anni fa che si reincarna in un Paolo di oggi. 

E' il karma che si reincarna. 
Sono i residui coscienziali che galleggiano nell'oceano, infinito, dei gesti e dei pensieri (Alaya) che si reincarnano, non l'individuo.

sabato 5 settembre 2015

ADVAITA VEDANTA: LO YOGA DEL VERME ED IL PROBLEMA DEL LINGUAGGIO



Sarà che non mi interessavo più dell'argomento da qualche anno.
Sarà che sempre più maestri neo advaita si avventurano in Italia, ma mi pare che l'interesse verso la filosofia di Shankara negli ultimi tempi si sia risvegliato.
Nei simposi, nei forum di yoga, nelle conferenze e negli stage si parla sempre più spesso di Advaita Vedanta e si discute spesso di Jnana Yoga, Karma Yoga e di differenza trai vari "Marga" o sentieri. A volte vecchi e nuovi "esperti" azzardano anche delle interpretazioni, brillanti o bizzarre delle Upanishad o della Bhagavat Gita.
Mi sembra una cosa buona e giusta, però vorrei però mettere in evidenza il problema del linguaggio...








Lavoro sul corpo, pratico e insegno da quarant'anni e, naturalmente, sono molto più a mio agio con articolazioni, muscoli, sistema respiratorio che con le disquisizioni filosofiche basate sui testi ( o sulle interpretazioni dei testi fatte da altri...).
Però dal 1996 al 2006 ho studiato con molta attenzione (direi con devozione) i testi buddisti (soprattutto del buddismo tibetano) e dal 2006 al 2012 sempre con molta attenzione (devozione, direi anche in questo caso) ho studiato i testi dell'Advaita Vedanta.
Per evitare inutili polemiche e non generare altrettanto inutili discussioni, dirò che non sto parlando di iniziazioni, insegnamenti diretti ed esperienze non ordinarie.
Vorrei parlare di testi e di parole scritte con altre parole scritte.
Quello che credo di aver capito in questi anni di studio approfondito è che c'è una certa confusione sul significato dei concetti di karma o jnana o vidya dovuta ad un mutamento di significato, forse voluto, forse casuale, delle parole chiave.
Questo karma yoga di cui si parla spesso ad esempio, è karma yoga o kārma yoga? Sarebbe meglio controllare nei testi antichi, translitterati in IAST o ASCII, perché, anche se kārma (con l'accento diacritico= AA) può essere considerato un aggettivo relativo a karma (azione, attività) e, quindi, essere tradotto con laborioso.
 Pare (ovviamente potrei sbagliare...ma ne dubito) che per gli autori dei testi antichi la parola kārma avesse altri significati tra cui (ho preso la definizione da un dizionario online, Spoken Sanskrit così chi vuole può verificare facilmente) "appartenente ad un verme" (kṛmi). 

Lo "yoga del verme" sarebbe lo yoga dei riti, nei quali l'officiante deve compiere "azioni esteriori" (sacrifici, recitazione di mantra, mudra, canti) e contemporaneamente applicare le "kriya" ovvero le "azioni interiori" tese a smuovere le energie visualizzate come "fluidi con la stessa densità del mercurio del termometro" (un immagine che usavano Satyananda e Shivananda), vermi, insomma.
Chi volesse verificare può cercare chandogya upanishad III,1, 4 - VI, 10, 1 e seguenti.
In quel testo si parla con dovizia di particolari delle kriya (kriyāvantaḥ e kriyāvān) intese come le tecniche di "sacrificio interno" necessarie per giungere all'identità con lo yākṣa brahman secondo gli insegnamenti dell'unico ṛṣi cioè kaśyapa.
Troppo cervellotico e difficile da capire? 
Probabilmente si, ma credo sarebbe interessante approfondire.
Gli yākṣa sono gli spiriti che gestiscono i segreti della terra (come gli gnomi e i folletti...) e kaśyapa non è proprio un sacerdote o un veggente, ma è Acharya Canada il più grande scienziato del primo millennio a.C., colui che ha teorizzato e misurato la forza di gravità 2.600 anni prima di Galileo.



Secondo me se si mettono insieme:
1) Il Brahman degli spiriti della Terra;
2) la forza di gravità.
3) i vermi (fluidi corporei e non solo) che vengono 
(4)"sacrificati" per entrare in identità con il brahman degli spiriti della terra, viene fuori un'idea del karma yoga un pochino diversa da quella che ne abbiamo e di cui, di solito, parliamo.

Karma Yoga è diventato per noi lo yoga del "lavorare senza attendersi frutti" mentre per i testi vedici era esattamente il contrario: lo yoga delle "tecniche per ottenere dei frutti".
Lo slittamento semantico, il cambio di significato di una parola o di un concetto, è cosa abbastanza normale.
Vagina ad esempio, significa fodero, ma se vado da una ragazza con un coltello e le dico che bisogna infilarlo nella vagina non credo la piglierebbe troppo bene.
La parola ha cambiato significato.
Ciò non toglie che, se trovassimo un testo in latino in cui la parola vagina viene utilizzata propriamente nel senso di fodero di un pugnale o di una spada, e traducessimo con "organo sessuale femminile" saremmo degli idioti.
Giusto?
Ben vengano le discussioni su jnana yoga e karma yoga tra vecchi e nuovi esperti di advaita vedanta ( tra parentesi: Shankara non dice da nessuna parte che la sua filosofia è advaita vedanta, lui la chiama uttara mimansa o mayavada....) ma facciamo attenzione a non mescolare i significati che diamo adesso a quelle parole con quelli che avevano all'epoca in cui sono state scritte le upanishad, se no si rischia di far la figura di quelli che traducono fodero con vagina o fischi con fiaschi.