martedì 17 maggio 2016

LA MEDITAZIONE E LA FONTE DELLA VITA

Illustrazione di Laura Nalin

A che serve la meditazione?
Si è vero, scimmiottando i monaci zen si dice spesso che non serve a niente, anzi che non deve servire a niente, ma una finalità la dovrà pure avere, altrimenti tutti coloro che si iscrivono ad un corso di meditazione, o acquistano un manuale di meditazione dovrebbero essere dei deficienti.
Se spilucchiamo un po' trai testi di yoga, Yoga Sutra ad esempio, si scopre che prima di meditare bisogna purificare una roba detta चित्त citta, oppure che meditare è lo stato in cui चित्त citta è purificata.



Mappatura delle aeree celebrali durante la meditazione




Volendo sapere a che serve la meditazione, il primo passo sarà, ovviamente, scoprire cosa significacitta.
Usualmente viene tradotto con "mente", ma visto che io preferisco  trovare i significati da solo ( non perché non mi fidi, per carità, ma perché cercare di capire una cosa da soli può essere un buon metodo per allontanarsi dal pericolo dei luoghi comuni) sono andato sul vocabolario a controllare.
Una mossa che non è stata di grande aiuto.
Ho scoperto infatti che Citta infatti vuol dire un sacco di cose, troppe per i miei gusti: scopo, desiderio, intelligenza, conoscenza, cuore, memoria ecc.ecc.
Allargando la ricerca alle parole composte, però, credo di aver trovato  il bandolo della matassa:
cittacaura (si pronuncia cittaciaura) nel linguaggio comune  significa "amante", anzi l'amata/o, o "ladro (caura) del cuore (citta)".



Bene.
Adesso è più chiaro: citta, forse, è l'insieme delle facoltà che chiamiamo pensare, volere, sentire...
Se mi innamoro citta, viene rapito (ah. piccola parentesi: le parole sanscrite con la A finale ho scoperto che sono maschili, Citta è neutro ma per consuetudine le parole neutre con la A, come asana si considerano maschili)  completamente dall'amata/o.
In altre parole tutte le mie energie sono concentrate sull'oggetto del mio amore.
Ok. non abbiamo ancora capito cosa è la meditazione,  e a che cosa serve, ma visto che è uno stato collegato alla "PURIFICAZIONE DI CITTA" possiamo dire che CONCENTRARE CITTA  su un oggetto NON è meditazione.
Ovvero se mi concentro su un punto, un disegno, una statua, un mantra, un processo fisico (come la respirazione, ad esempio) non sto meditando, mi sto "concentrando"
La concentrazione nello yoga viene chiamata धारणा dhāraṇā, che è una tecnica che "precede la meditazione".
Se mi "concentro" proietto all'esterno o nel mio corpo fisico tutta la mia attenzione, ovvero tutte le  facoltà che abbiamo chiamato pensare, volere, sentire...
Meditare quindi deve essere qualcosa che NON HA a che fare con la proiezione di quelle facoltà.
Ma che cavolo è allora?
Vediamo... Qual'è quello stato, sperimentabile da tutti noi, in cui, pur essendo vivo e vegeto, non faccio uso delle normali facoltà del pensare, del volere e del sentire?
Ovvio, il Sonno Profondo!
Quando dormiamo senza sogni noi non proiettiamo niente, siamo vivi, ma non ne abbiamo coscienza.
E allora per caso, la meditazione non sarà il sonno profondo?
Se così fosse per quale motivo dovremmo imparare a meditare?
Basterebbe andare a letto. Giusto?
Evidentemente non è così, ci deve essere  qualcosa in più.
Ma il sonno profondo può essere una chiave per cominciare a capire cosa si fa quando si medita veramente.
Io dormo.
Sono in camera mia, nel mio letto eppure è come se non ci fossi.
Diciamo che sono contemporaneamente nel letto e da qualche altra parte, di cui non conserverò nessun ricordo quando mi sveglio.
Ecco! La meditazione è essere in quella "qualche altra parte" da svegli....
A questo punto conviene parlare delle definizioni di  VIRTUALE e REALE.
Virtuale è ciò che è apparenza fenomenica, ovvero tutto quello che "ora c'è" e "ora non c'è", quello che cambia nel tempo e nello spazio, insomma.
Reale è invece quello che non muta, che resta costante nel tempo e nello spazio.
In sostanza possiamo definire virtuale tutto ciò che ha coordinate spaziali e temporali.
Per capire basta vedere gli oggetti come eventi: una sedia di legno è una sedia di legno, ma dieci anni fa era un albero, venti anni fa era un seme e tra cent'anni sarà segatura.
La sedia è  una sedia ed è "qui" solo per me che la sto osservando adesso.
Ma se l'avessi osservata quarant'anni fa  sarebbe stata, magari, un albero in Norvegia.
Mi pare abbastanza logico.
Ma torniamo al sonno.
Sono stanco, mi addormento, sogno e poi la coscienza se ne va da qualche parte.
Al risveglio "se tutto è andato bene" mi sento riposato e pieno di energie.
Evidentemente è successo qualcosa.
Devo aver attinto energia da "qualche parte".
Da una "SORGENTE" di qualche genere.
Non sarà che la meditazione sia un mezzo per attingere coscientemente energia da questa "SORGENTE"?



Se così fosse bisognerebbe pensare alla possibilità che meditando si debba entrare in un territorio assai strano, senza coordinate di spazio e di tempo, nel quale si trova una Sorgente inesauribile, la Fonte della Vita.
Domanda: ma  perché dobbiamo utilizzare delle tecniche per bere ad una Fonte alla quale siamo connessi naturalmente?
Evidentemente c'è qualcosa o qualcuno che nelle condizioni ordinarie ci impedisce di bere.
Se ritorniamo un attimo al discorso di cittacaura, ladro del cuore, potremmo dire che una delle cose che impediscono di accedere alla Sorgente è il nostro essere "rapiti" dagli oggetti esterni, ovvero dalla realtà VIRTUALE.
Il pretendere che questi oggetti virtuali siano Reali, ovvero che non dipendano dalle coordinate spazio-temporali, è quello che nello yoga si chiama ATTACCAMENTO.
L'attaccamento genera  sofferenza.
Ovviamente.
Un oggetto è un'evento.
Muta forma nel tempo e nello spazio.
Se arrivo a credere che la mia felicità sia legata alla forma dell'oggetto, non potrò che rimanere deluso.
Ricapitoliamo:
1) Meditare serve a connettersi consapevolmente con la Fonte della Vita alla quale abbiamo (dovremmo avere....) accesso naturalmente durante il sonno profondo.
2)Il territorio in cui si trova la Fonte della Vita non ha coordinate spazio-temporali o, comunque, ha coordinate spazio-temporali diverse da quelle ordinarie.
3) Questo territorio è Reale mentre ciò che definiamo vita quotidiana è Virtuale (perché muta al variare del punto di vista, non perché non esista in sé)
Adesso rimane solo da chiarire come si fa ad eliminare quel qualcosa o qualcuno che ci impedisce un accesso costante e consapevole alla Fonte della Vita.
Lo yoga propone una serie di metodi: asana, sequenze,mantra, mudra, yantra.
Non so se ciò voglia dire che prima di meditare si debba per forza, che so, imparare a mettersi  a testa in giù, ma credo, comunque, sia una indicazione di cui tener conto.




venerdì 13 maggio 2016

UOMINI E DEI - IL GRANDE INGANNO

Illustrazione di Laura Nalin



Si dice spesso che l'Uomo è un Angelo caduto, o un Dio annichilito.
Su questo tema affascinante si elaborano dottrine, si scrivono migliaia di libri, si fanno convegni e dibattiti.
E se fosse il contrario?
Se gli dei di cui ci raccontano i Veda e, in genere, tutti i libri cosiddetti sacri dell'umanità, fossero degli esseri in carne ed ossa?




Un anno fa, più o meno, ho scoperto, per caso, che la maggior parte delle posizioni dello yoga, gli asana, sono in realtà costellazioni e asterismi.
L'asana di Shiva Nataraja, ad esempio, indicherebbe la costellazione di Orione, o qualcuno, qualcosa, che secondo gli indiani era "disceso" da Orione.



Procedendo ho fatto altre singolari scoperte. e mi sono convinto che la conoscenza dell'anatomia, della neurofisiologia, dell'astronomia dei creatori dello yoga fosse assai superiore alla nostra e quei creatori/inventori, non fossero esseri divini come li intendiamo noi, ma persone in carne ed ossa.
Ipotesi stravagante.
I miracoli, narrati nei testi epici e nei purana, i poteri paranormali degli yogin non sarebbero secondo me, né leggende né inspiegabili interventi  della divinità, ma  il frutto di una scienza perduta e, per noi inimmaginabile.
Si tratta di ipotesi, anche perché le prove provate sono difficili da reperire.
Molti testi ci sono giunti incompleti.
Alcuni come il kamasutra, sono frutto di manipolazioni operate, forse in buona fede,  dai colonizzatori inglesi e dai missionari giunti in India al seguito della Compagnia delle Indie.
In molti ambiti la spiegazione scientifica o fantascientifica delle meraviglie dello yoga è vista come fumo negli occhi, perché potrebbe entrare in contrasto con molte credenze religiose.
Le mie ipotesi poi si scontrano con un dato di fatto, apparentemente incontrovertibile:
se fino a cinque, diecimila anni fa fosse esistita una civiltà più evoluta della nostra, possibile che non ne siano rimaste tracce?
Se Shiva e Vishnu fossero stati in realtà esseri in carne ed ossa (Lo dice Babaji in Gorashvani - ed. J.Amba)  e  le loro gesta fossero state compiute grazie a macchine volanti e armi paragonabili ai nostri raggi Laser o alle nostre bombe all'idrogeno, possibile che , su tutta la terra, non siano mai venuti alla luce i resti di quelle macchine (vimāna  विमान in sanscrito) e le tracce della distruzione causata dalle armi nucleari?



Oddio, le spiegazioni date dalla scienza ufficiale deille ossa radiottive trovate a Mohennio Daro nella Valle dell'Indo, sembrano più bizzarre delle mie ipotesi,



ma si tratta sempre di possibilità, di ipotesi, appunto, che non riescono a dissipare completamente i dubbi.
Io rimango convinto delle mie idee sulla superiore conoscenza della razza umana del passato, ma posso comprendere chi mi tratta da pazzo o  da eretico.
Poi, ieri, sono capitato per caso su un sito web di cultura e filologia ebraica, http://ame-confutatio.blogspot.it/2012/09/un-commento-di-elevata-statura.html.
C'è un commento ai libri di Mauro Biglino, l'ex traduttore delle edizioni San Paolo cacciato dopo aver proposto una traduzione letterale della Bibbia, attribuito ad un certo Avraham, definito "un ebreo-ebraista di Consulenza Ebraica molto in vista anche negli ambienti esegetici israeliani".
Sono rimasto sconvolto.
Non tanto per ciò che ho letto, quanto per il tono, tranquillo, con cui lo si scrive.
Pare che per gli ebrei ciò che per noi cristiani è fantascienza, sia realtà storica, incontrovertibile.
Cosa scrive Avraham?
Vediamo:

1) gli angeli, come li intendiamo noi, nella Bibbia non esistono:
"il termine ebraico “mal’ach” tradotto in italiano con “angelo” ha spesso come soggetto gli essere umani comuni. Sono relativamente pochi i casi in cui il termine “mal’ach” indica apparizioni fuori dal comune. Questo per l’ebreo che legge la Bibbia in ebraico è assolutamente normale. Gli angeli, nell’ebraismo sono anche le azioni divine, che possono essere portate a termine attraverso vari mezzi, fra cui: comuni cittadini, profeti, microorganismi e cose materiali e queste stesse cose sono dette “mala’achim” ovvero “coloro che svolgono un compito”."

2)In epoche antichissime gli esseri umani disponevano di una scienza e di una tecnologia più sviluppate di qunato possimao immaginare:
"Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre agli ebrei attraverso il Talmud, ma gli autori del Talmud non attribuirono mai tali conoscenze scientifiche avanzate ad esseri provenienti da altri mondi, come appunto vuole la linea interpretativa di Mauro Biglino. L’ingegneria genetica altro non fu che l’eredità degli umani che vissero prima del diluvio universale narrato nella Bibbia (racconto presente in altre forme in varie altre tradizioni distanti nel tempo e nello spazio). In 1656 anni, la durata dell’era prediluviana si raggiunse un livello scientifico clamoroso, in parte derivante dal fatto che i prediluviani sapevano sfruttare pienamente la memoria e le altre parti del cervello con tutte le specialità cui esso è dotato. In parte perché avevano una vita longeva, conseguenza del tipo di atmosfera diverso che vi era prima del diluvio la quale rallentava notevolmente l’invecchiamento."

3) I Cherubini erano automi:
"I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot che servivano a proteggere l’arca, ovvero la cassaforte che conteneva cose preziosissime e nel frattempo pericolosissime. Questo era un congegno di protezione ad alta tecnologia sicuramente più efficiente dei sistemi oggi usato nelle banche moderne."

Non è strano?
Gli studiosi ebrei danno per scontato che gli antichi abitanti della terra fossero in grado di intervenire sul DNA ("Che la Bibbia parli di ingegneria genetica è noto da sempre") e di costruire degli automi,(I kerubini, è noto agli ebrei attraverso il Talmud, che sono degli oggetti meccanici, una specie di robot). e noi siamo qui ancora a pensare che fino a poche migliaia di anni fa i nostri antenati maschi se ne andassero in giro coperti di pelli  a stordire le femmine con la clava,bofonchiando suoni gutturali.
O sono pazzi, anche più di me, gli studiosi e i filologi ebrei, o ci hanno sempre (non gli studiosi ebrei!)  preso in giro  chiamando scienza delle favole, e favole la verità storica.