giovedì 25 maggio 2017

IL SOFFIO DEL DRAGO: TANTRA, MANO SINISTRA E ALTRE NEFANDEZZE



Qualche anno fa, in un gruppo che si occupava di Advaita Vedanta e si definiva tradizionale (e credo proprio che lo fosse: chi lo aveva messo su era in contatto con gli Shankaracharya di Kanci e di Sringeri) su richiesta del mio "riferimento" assunsi un po' per gioco "ma anche no" il ruolo  del Bastonatore.

Mi chiamavano Ryu no Kokyu, "Soffio del Drago" che non era un nome che mi ero scelto ma quello che alcuni definirebbero "Nome Spirituale".
Lo aveva scelto lui, il mio "riferimento" in riferimento ad alcune tecniche di circolazione delle energie sottili  di cui, a suo dire, avevo raggiunto la maestria.

La cosa divertente è che anche i maestri cinesi e tibetani  con cui ho avuto a che fare mi hanno affibbiato nomignoli che hanno a che vedere con i Draghi e con le energia sottile, ma questa è un'altra storia...

Dunque, come Ryu no Kokyu avevo il compito di "Bastonare", ovvero di dimostrare   attraverso citazioni e interpretazioni dei testi vedici, l'aderenza o la non aderenza alle scritture vediche delle affermazioni altrui.

Mi divertivo un mondo a interpretare  l'arrogante custode della tradizione - gli altri, devo dire un po' meno - e, oggi, a mente fredda, penso che quegli anni siano stati fondamentali per la mia formazione.

Credo che il mio riferimento, Premadharma, cui va tutta la mia gratitudine, scegliendomi come bastonatore volesse prendere due piccioni con una ( o anche tre...): 

1) dimostrarmi che dietro alla mia facciata di yogin buonista e compassionevole si nascondeva un temperamento guerriero e una mente attratta dal'inutile fuoco della polemica.

2) costringermi a studiare i testi vedici e vedantici con uno zelo che credevo impensabile.

Prima di allora se sentivo parlare dei "venticinque Tanmatra del Samkhya" o  della  differenza tra "Uttara Mimansa  egli altri cinque Darshana vedici" mi slogavo le mascelle dagli sbadigli (-"pappa per  intellettuali  macrocefali"-  mi dicevo), ma con la scusa del gioco polemico e dei "duelli filosofici" mi buttai a capofitto nello studio del Vedanta.

"Ryu no kokyu il Bastonatore" era un personaggio teatrale, inventato da Premadharma ai fini della mia, chiamiamola così, istruzione, nato e sepolto durante la mia lunga parentesi vedantina. Roba del passato.

 A volte, però, ancora oggi, il soffio del drago ricomincia a farsi sentire, e la voglia, inutile se non deleteria, di mettere i puntini sulle "I" mi solletica la lingua e le sinapsi.

Per esempio quando sento parlare, anche da persone che stimo, di Tantra e di Via della Mano Sinistra come di una serie di pratiche stravaganti caratterizzate da vari e fantasiosi accoppiamenti, a Ryu no kokyu quasi parte un embolo.

La parola Tantra, nella cultura indiana, ha solo due possibili interpretazioni:
1) Tanu trayate, ovvero salvare con il corpo, ad indicare tutte le pratiche fisiche finalizzate alla Liberazione. Hatha Yoga ad esempio è Tantra, e pure Nyasa,la pratica di recitare suoni e visualizzare simboli toccando varie parti del corpo è Tantra.

2) Trame di tessitura, ad indicare una serie di testi, chiamati appunto  Tantra, o Agama e Nygama, dedicati agli insegnamenti delle scuole Shaiva, Vaishnava e Shakta.


Per ciò che riguarda la VIa della Mano sinistra, o Vama Marga o insegnamenti di Vama Deva, non è altro che la via dello Hatha Yoga secondo le upanishad Shaiva.
Una via che è progressiva e che ha la caratteristica di evolversi nel corso delle incarnazioni.

In pratica se ho imparato a mettermi a testa in giù nella vita precedente, quando rinasco saprò già mettermi in verticale.

Alla  via progressiva si aggiunge, nelle upanishad shaiva, la cosiddetta "Via dell'Uccello" che alcuni chiamano Ati Yoga, la via dell'illuminazione improvvisa dovuta al caso, all'incontro con un maestro illuminato o all'Upa Guru, un fenomeno atmosferico, un oggetto od altro che provoca nel praticante l'immediata rottura dei livelli dell'Io.

Alcuni poi confondono la Via della Mano Sinistra con la Via a ritroso, o Nivritti marga, che non è altro che la scelta di vita di colui che avendo espletato i compiti  attribuitigli dal proprio Sva Dharma o Dharma Karma (Dharma, Artha e Kama) chiamati Pravritti marga (via a diritto) si allontana dalla società per avviarsi, come samnyasin, alla meta dell'illuminazione.

Già, Ryu no Kokyu leggendo molte  delle cose che si trovano su internet comincerebbe ad agitare il bastone ( o addirittura la spada) con le narici dilatate e gli occhi rossi di rabbia.

Ma è un personaggio del passato.
Oggi non bastono più nessuno (per fortuna...).
Ho pensato però che potrebbe essere utile, un breve sunto della Brahma Vidya, la conoscenza di Brahma, in cui si parla della via diritta e della via a ritroso.

Non credo che chi pensa che la via della mano sinistra sia la pratica del sesso estremo cambierà idea per questo, ma mi auguro che questa breve esposizione  possa far riflettere  e discutere chi studia e pratica questa meravigliosa arte dell'Essere umano che è lo Yoga.


antah-shaktah, vahih-shaivah, sabhayang vaisnavàmatah.

(Vaishnava nella parola, Shaiva nell'aspetto e Shakta nel cuore)
Un sorriso,
Paolo





1) JIVANMUKTA




Jivan mukta letteralmente proviene da जीवन jīvana - esistenza e मुक्त mukta -affrancato dagli obblighi, sciolto.
jivan mukta è colui che è sciolto dagli obblighi dell'esistenza e dalle jivanavrtti ovvero la professione, il ruolo sociale, la famiglia ecc.

Jivan Mukta è anche colui che ha ricevuto la suprema iniziazione (mahapurna diksa) ed ha conseguito la brahmajnana, o conoscenza del Brahman.

jivanmukta
 è chi si identifica in paramahamasa, l'oca cosmica, e può, solo lui, affermare SO'HAM: "Io sono Quello".

2) ACHARYA E QUALIFICAZIONE

La parola आचार्य ācārya significa invece precettore e nella filosofia tradizionale indiana indica colui che avendo portato a termine il percorso di un आचार ācāra (condotta di vita, costume, usanza, comportamento) può insegnare, a coloro che sono al suo stesso livello coscienziale, a portare a compimento il medesimo percorso di quel determinato stadio o livello.

Gli ācāra, sono anche  stati  coscienziali collegati a ciò che talvolta definiamo "qualificazione",  i livelli gli stadi coscienziali "contenuti" in ciò che definiamo talvolta corpo fisico o deha.


Spesso si interpreta deha con corpo grossolano,
Ma non è completamente esatto.
Il corpo grossolano è स्थूल sthūla deha ovvero corpo, aspetto GRASSO-LARGO, ed è il contenitore di सूक्ष्म sūkṣma deha ovvero corpo, aspetto sottile, fine, delicato. 
सूक्ष्म sūkṣma deha è ciò che possiamo, volendo, denominare ācāra
Il primo ācāra è definito vedācāra.


3) DEFINIZIONE DI VEDACHARA

Il sadhana relativo al vedācāra riguarda la conoscenza letterale dei veda e la pratica dei riti o azioni, ovvero ciò che si definisce karma yoga (o kriya o karma marga).

Il fine del sadhana relativo al vedācāra è il riconoscimento ed il rafforzamento del proprio dharma.
Il riconoscimento del proprio dharma conduce allo sviluppo della fede.
Si tratta di una fede inconsapevole, cieca che corrisponde al secondo stadio oVaisnavācāra.



4) DEFINIZIONE DI VAISHNAVACHARA

Il sadhana a questo stadio è bhakti yoga (bhakti marga)
Siamo nel campo della devozione e della scoperta del potere di mantenimento della divinità (visnu).
Bhakti yoga ha il compito di cominciare a distruggere l'A-DHARMA (NON DHARMA ciò che non è in linea con la legge universale) continuando a rafforzare il dharma.


La consapevolezza si unisce alla fede cieca.
L'assoluto è il "mio Signore" o "la Madre".
Lo stadio coscenziale tra virgolette successivo, è quello corrispondente alla consapevolezza di shiva ovvero shaivācāra.



5) DEFINIZIONE DI SHAIVACHARA

La fede cieca sviluppata con karma yoga, unita alla devozione sviluppata con bhakti yoga si unisce alla consapevolezza della discriminazione.
Siamo al sentiero di jnana marga che ci conduce al quarto stadio detto daksinācāra.



6) DEFINIZIONE DI DAKSHINACHARA


दक्षिण dakṣiṇa
 significa sud e per analogia destra (questo perché le mappe indiane erano rovesciate rispetto alle nostre: noi ci rivolgiamo ad ovest-tramonto e ci troviamo il nord a destra, mentre gli indiani si rivolgono ad est-alba e si trovano il sud a destra, sinistra per chi guarda), 


Dakṣiṇācāra non ha quindi a che vedere solo con ciò che è definito nel tantrismo via della mano destra , ma anche e soprattutto con dakṣiṇamurti, shiva con la faccia rivolta a nord che si manifesta come guru

Dakṣiṇācāra è l'inizio del percorso verso la liberazione.
E' qui infatti che si manifesta la volontà o decisione interiore, la prima apparizione del "maestro interiore" o antar laksa.

अन्तर् antar significa dentro, interiore e लक्ष lakṣa è ciò che indica , che da il ritmo e la direzione. 

7) LA VIA A RITROSO, O VIA DELLA MANO SINISTRA

Il sadhana di questo "livello" è detto jñāna mārga.
Qui termina il percorso di conoscenza, rafforzamento e purificazione del dharma e può iniziare il viaggio a ritroso, la distruzione dei contenuti (neti neti) ovvero la rescissione da tutti i legami.
Il processo di rescissione, attuabile solo dopo  quella che nell'alchimia occidentale è detta "rettificazione mercuriale", ha inizio dove finisce jñāna mārga, ed jñāna mārga può essere intrapresa solo da chi è allo stadio (qualificazione) definito dakṣiṇācāra.

Occorre cioè aver "integrato" karma marga e bhakti marga.
Ramakrishna  definisce "jñāni" chi porta a compimento il processo di neti neti e "vijñāni" chi, attraverso "iti iti" (via dell'apporre, ricostruzione della realtà empirica) realizza l'unità del relativo e dell'Assoluto, l'unità fondamentale del Dio e della Madre divina.
Chi è allo stadio di dakṣiṇācāra viene iniziato al gayatri mantra, il che significa che:
1) ha la conoscenza delle tre sakti del brahman (jñāna/conoscenza,kriya/azione, iccha/desiderio).

2) Ha la conoscenza dei tre guna (tamas, rajas, sattva)

3) Riconosce le tre dee (Sarasvati, Lakshmi, Uma) come l''unica dakṣiṇā kalika o adyashakti.





Il potere di chi ha risolto le guaine (koṣa) fino alla consapevolezza del dakṣiṇācāra è immenso.
Se si legge il dakshinamurtistotram di shamkara (opere minori volume secondo-ed. asram vidya) ce ne possiamo fare un 'idea.

Una volta giunti allo stadio di dakṣiṇācāra si può accedere a nivritti, ovvero la via dello scioglimento dei legami.

Questo processo può durare una infinità di vite (secondo la tradizione induista) e passa attraverso tre stadi prima di giungere allo stadio coscienziale del jivan mukta detto anche turīya

 jiva turīya
brahma turīya e 
turīya-turīya.

Tre stati o livelli diversi che rispondono alle caratteristiche del neonato, della levatrice, della misteriosa, ovvero:

 1) jiva turīya =   stato della infinita potenzialità (sarasvati).

2) brahma turīya =  stato del maestro del mondo (lakshmi).

3)  turīya-turīya = stato dell'insondabile (uma/parvati).

Questa è la via a ritroso secondo la Tradizione Indiana! Ed è molto più lunga e faticosa di quanto si creda.



8 SADHANA


Esiste un diverso sadhana per ogni stadio coscienziale.
Shakta, shaiva, vaisnava non sono etichette o credo religiosi, ma sono parole che indicano precisi stadi coscienziali.

Karma yoga, bhakti yoga, jnana yoga non sono discipline da scegliere a seconda dei gusti o delle  suggestioni culturali, ma possono essere considerati/sono dei diversi percorsi che solo chi è ad un determinato "livello" può intraprendere.

L'Assoluto è immutabile, ma il Bhakti lo definisce Bhagavan
lo yogin lo definisce Paramatman (o paramashiva) e l'Jnani lo definisce Brahman.

Le divisioni tra stili e scuole e le etichette sono funzionali al percorso personale e quindi hanno solo un valore soggettivo.
Ramana  Maharishi ad esempio è un bhakti, un jnani o uno yogin a seconda della posizione coscienziale di chi gli si avvicina.


Parlava di vichara e traduceva il vivekacudamani, come gli Jnani

Sedeva su una pelle di tigre e si tracciava tre linee orizzontali sulla fronte, come i siddha del Tamil.


Le sue parole ed il suo sguardo apparivano dolci e misericordiosi come quelle dei preti Vaishnava



antah-shaktah, vahih-shaivah, sabhayang vaisnavàmatah

ovvero:
vaisnava nella parola (मत mata, consiglio,opinione, supposizione,religione),

saiva nell'aspetto esteriore (वह् vah,guidare, portare, condurre)

sakta dentro di sé (अन्तः antaḥ, dentro, interiore).




martedì 16 maggio 2017

YOGA VERO O YOGA TAROCCO? MANUALE ON LINE PER ORIENTARSI NELLA GIUNGLA DELLE DISCIPLINE OLISTICHE


-"Voglio cominciare a fare Yoga ma non so quale stile scegliere. Tu cosa mi consigli?"-
Vi hanno mai fatto domande del genere?
A me si, e di solito non so  cosa rispondere. 
Per me lo Yoga è YOGA.(punto), l'Arte dell'essere umano nata nel Sud dell'India, I cui principi fondamentali sono tramandati attraverso un numero, non elevatissimo, di testi scritti dal 1.500 a.C e il 1.800 d.C., ma risalenti secondo alcuni a tempi molto ma molto più antichi:Veda, Vedanga, Upaveda, Tantra, Purana e poemi epici.
Che cosa potrei rispondere all'aspirante Yogin?

Oddio, in realtà nei testi antichi si parla di varie qualificazioni e di quattro tipi diversi di praticanti, ma ci si riferisce a chi è già "sul cammino", insomma a chi è già imparato.

Che potrei rispondere ad uno che vuole cominciare a praticare Yoga da zero e si trova a dover scegliere tra decine di etichette, stili e scuole diverse per finalità e tecniche operative?
Quella delle discipline Olistiche ormai è una giungla e, a leggere i depliants illustrativi, tutte ti promettono la felicità, la salute  e in alcuni casi, l'Illuminazione.

L'unica possibilità che rimane all'aspirante yogin è quella di provare questo o quel metodo e di giudicare se fa per lui in base ai propri gusti e aspettative.

L'esperienza personale e i risultati raggiunti credo siano l'unico criterio cui affidarsi per giudicare la qualità di un insegnamento, e questa è la ragione per cui, quando mi domandano 
-"Voglio cominciare a fare Yoga ma non so quale stile scegliere. Tu cosa mi consigli?"- 
di solito rispondo 
-"Boh.."-

Per poter dare consigli dovrei aver sperimentato tutti i metodi e tutte le discipline psicofisiche presenti sul mercato e, anche quel caso potrei solo dire cosa è bene per me e cosa è male o meno bene. Ma anche se riuscissi in questa improba impresa non è detto che una tecnica che ha effetti positivi sul mio corpo e sulla mia psiche debba per forza avere gli stessi effetti su una persona diversa di me.

Però a pensarci bene la possibilità di discriminare, almeno, tra le discipline nate nell'india antica e quelle inventate di sana pianta nell'occidente moderno ci sarebbe.

- Fermo restando che una tecnica moderna con un nome antico o anticheggiante può giovare assai e una tecnica "tradizionale" può avere anche effetti nefasti -




 Per discriminare tra Yoga "vero" e Yoga "tarocco" ( come nel titolo ho scherzosamente definito le tecniche psicofisiche inventate in occidente nel XX° secolo) basta verificare se le teorie e le pratiche insegnate sono o meno Sanātanī.

Sanātanī è una parola sanscrita che indica l'aderenza alla Legge Eterna o Sanātana Dharma.

Nel '900 si usava Sanātanī  per indicare le discipline considerate "ortodosse" o "tradizionali", in contrapposizione alle commistioni tra credenze orientali e credenze occidentali che all'epoca andavano di moda.

Noi, per gioco, possiamo usare il termine per riconoscere, nelle giungla delle discipline olistiche, quali fanno riferimento agli insegnamenti degli antichi Rishi e Siddha e quali no.

Il requisito per ottenere l'etichetta di Sanātanī.è ovviamente, la sintonia con il Sanātana Dharma, che non è quel generico e fumoso assemblaggio di culti, credenze e intuizioni poetiche, che alcuni credono, ma un elenco di 108 leggi che rappresentano il nucleo di ciò che, sbagliando, definiamo Induismo e di ciò che,definiamo Yoga.

Leggere tutte le 108 leggi è  divertente assai, ci sono delle regole sorprendenti, ma trascriverle e commentarle tutte sarebbe troppo lungo, ci vorrebbe un libro (e non è detto che prima o poi non lo scriverò...) però ho pensato di proporvi un gioco:

Io trascrivo alcune delle regole del Sanātana Dharma, le prime cinque leggi, e voi verificate se fanno parte o meno  delle teorie e delle pratiche che proponete come insegnanti o che vi propongono come allievi.

facile no?
Se le leggi sono presenti nell'insegnamento che state impartendo o seguendo è Sanātanī, se non sono presenti è decisamente yoga Tarocco...




Legge dell'UNO

Esiste un solo Dio o Essere senza forma senza tempo costante (अचल acala ) e senza forma (nirākāra ) chiamato  Brahman Nirguna o Paramasiva o Prabrahman o Adi Shkati

Esiste una sola conoscenza grossolana  o possibilità di comprensione/identità : Vidya

Esiste una sola vibrazione originaria dalla quale procedono gli altri suoni e l'intera manifestazione: 


Esiste un solo Gotra (lignaggio , discendenza ) ovvero una discendenza diretta dei maestri dai  Rshi, coloro che scrissero i libri sacri.. 
in altre parole coloro che spiegano le scritture tradizionali sono gli stessi che li composero. in ogni epoca gli stessi esseri...



Legge del DUE


Nella manifestazione niente è permanente e tutto  passa dalla Luce all'Oscurità e viceversa, per cui esistono un  giorno e una notte della terra (anno solare),dal solstizio d'inverno al solstizio d'estate è giorno ed il sole è Uttarayana( si muove verso il nord) , dal solstizio d'estate a quello d'inverno il sole è Dakhsinayana (si muove verso sud). 


Ed esistono un giorno e una notte della luna (mese lunare): luna crescente  detta Sukla pakca e luna calante detta Krisna Pakca .....



Legge del TRE

La manifestazione ha tre fasi: Creazione-Conservazione.Distruzione/assorbimento rappresentati dai tre  Ishvara o Dio Persona: 
Brahma (alba,mattino)-Vishnu(giorno)- Shiva (tramonto-sera).


Ai tre Ishvara corrispondono tre grandi gruppi di praticanti:ovvero brahmovaisva e saiva .


Le "energie effettive" (shakti) dei tre Isvara sono le tre ishvari : Sarasvati ( Dea del Desiderio, colei che dona la sapienza e la musica), Laksmi (Dea della Conoscenza, colei che dona la prosperità), Uma (dea dell'Azione, colei che dona la potenza) 

Esistono tre  Rama ovvero tre  brahma-kshatrya o santi guerrieri Paraśurāma (sesto avatar di Visnu), Balarāma  e ,Rāma o Ramacandra

Esistono tre  gunasatva - rajastamas, che  corrispondono a tre kriti o stili di vita o linee di comportamento : 

Sanskriti , ovvero l'azione in accordo con la cultura, l'educazione e, in altreparole, le regole della società. 
Prakrti ovvero lla "giusta azione", in accordo con la natura e l'istinto, 

vikriti ovvero l'errata azione, l'agire  incontrollato, folle o malato. 

I tre guna e i tre  stili di vita vengono espressi attraverso  le tre fasi delle composizioni musicali della musica classica indiana:

Pallavi
Anupallavi,
Caranam 


Le tre tecniche principali di adorazione o culto sono: 

Sravan (ascolto della parola), , 
Kirtan (canto e preghiera),
Arcan (partecipazione ai riti, puja, funzioni epratiche varie) 

Esistono tre dolori o sofferenze primarie che possono essere alleviate dalle tre tecniche di adorazione:

Adhyatmika, causata dalla  nostalgia o ricerca dell'Atma
Adhibhautika causata dai Bhuta (gli elementi del corpo fisico)
Adhidevika causata dagli dei.

Esistono tre tipi di qualità, o brezze, causate dall''insegnamento autentico : 

śītala samira (fresco e calmo), 
manda samira (leggero e sottile), 
sughanda samira (profumata) 

Esistono tre strumenti operativi:

Mantra (per la mente); 
Tantra (per il corpo); 
Yantra (per la psiche tramite simboli intesi come "meccanismi di estrazione)...
 


Legge del  Quattro 

Esistono quattro  fini dell'esistenza: 

Artha (ricchezza e prosperità),
kama (desiderio e piacere),
Dharma (Onore e coerenza con la Legge).
Moksa (Liberazione)
[NB:per il tantra KAMA precede Moksha e segue Dharma] 


Esistono quattro fasi dell'esistenza o  asrama

Brahmacharya - studente.
Grihastha - padre di famiglia
Vanaprastha - anacoreta
Sannyasa - rinunciatario


Esistono  quattro tipi di praticanti: 

Arta - colui che pratica perchè sta male fisicamente o moralmente e aspira alla guarigione.
Artharta - colui che colui che desidera dei beni materiali e aspira alla ricchezza o all'ottenimento di poteri psichici
Mumuksa - colui che aspira alla realizzazione
Jnana - colui che "conosce".
Esistono quattro yoga, intesi come vie per la liberazione:
bhakti yoga -  Yoga della devozione
karma Yoga - Yoga dell'azione
Hatha Yoga, - Yoga della Potenza o dell'Alchimia
Raja Yoga. - Yoga della pratica del samadhi

I quattro Yoga rifanno a quattro testi sacri originari: 

Rigveda - libro degli Inni
Samaveda - libro del Canto
Yajurveda - libro dei Riti
Atharvaveda  -  libro della Magia o delle formule magiche

Esistono quattro manuali di applicazione  dei Veda: 

 Āyurveda - o medicina,  descrizione e spiegazione delle tecniche operative contenute nel Rigveda .
Dhanurveda - letteralmente "Libro del Tiro con l'Arco", tecniche marziali, descrizione e spiegazione delle tecniche operative dello Yajurveda 
Gāndharvaveda (poi sviluppato nel Nātyaśāstra),libro della musica e della Danza, descrizione delle tecniche operative del Samaveda 
Shastrashastra o śastravidyā,- libro dell' Arte della Spada e della metallurgia, descrizione delle tecniche operative dello Atharvaveda 

Ogni Veda corrisponde ad una delle quattro ere cosmiche o Yuga:

Satya yuga -  Yuga della verità o età dell'oro o prima era
Treta yuga, -  Yuga dei tre fuochi sacrificali, o età dell'argento o seconda era
Dvapara yuga - Yuga del dubbio, o età del bronzo o terza era.
Kali yuga - Yuga della discordia o età del bronzo o quarta era.



Ad ogni era corrisponde uno stato di coscienza:

Turiya - quarto stato (satya yuga)
Prajna - stato della conoscenza perfetta, sonno profondo (treta yuga).
Taijasa - stato luminoso o stato del sogno.stati della mente (dvapara yuga)
Visva - stato di veglia (kali yuga)...


Legge del CINQUE

La legge del Cinque è basata sul mantra delle cinque sillabe:
Om Namah Shivaya  
Ogni sillaba rappresenta:

i  cinque poteri della divinità (creazione, mantenimento, dissoluzione, grazia e velamento),, 
i cinque  elementi  sottili (suono, tangibilità, luce, sapore, odore),

le cinque percezioni (udito, tatto, vista, gusto, olfatto),
le cinque azioni (esprimere, afferrare, muovere, generare, evacuare..i cinque elementi grossolani (Spazio, Aria, Fuoco, Acqua, Terra).ecc ecc.... 


L'elenco continua così fino alla legge del 108, ma penso che queste siano sufficienti.

Avete letto? 
Ciò che insegnate e imparate fa parte degli argomenti dei corsi che state tenendo o ai quali state partecipando come allievi?
Se si il "vostro yoga" è tradizionale, se no.... è tarocco.






Ovviamente sto scherzando, ma pure credo che riflettere sull'elenco delle leggi del Sanātana Dharma possa avere una certa utilità.
Ci può dare un'idea, per esempio, di cosa dovremmo sapere e praticare per poterci definire davvero Yogin.

Per essere più chiaro cito una parte della Legge dell'OTTO:



la legge dell'Otto è basata sul mantra delle otto sillabe.

Om Namah Narayana. al quale corrispondono le otto siddhi o poteri psichici




Anima -  diventare piccoli come un atomo.

Mahima -  diventare estremamente grandi.
Laghima -  levitare.
Garima - essere onnipresenti (bilocazione ecc.)
Prakamya - realizzare tutti i desideri.
Kamavasayitya - ottenere la totale soddisfazione nel sesso e nella vita
Isitva -  essere il "Signore della natura")

Vasitva - avere il controllo delle forze della Natura 



Si, avete capito bene: tra le leggi naturali c'è anche l'acquisizione dei poteri magici o extrasensoriali.
Si tratti di stati o eventi che insorgono durante la pratica del Samadhi.
e, facciamo attenzione, queste otto sono solo le otto Siddhi principali.
Patanjali negli yoga sutra (il libro più citato e meno letto della storia dello yoga) ne cita ben 68 e insegna a "governarle" mediante la tecnica del Samyama.

Dite la verità: ne avevate mai sentito parlare?

lunedì 15 maggio 2017

DICK PRICE, LO PSICOLOGO CHE REINVENTÒ LO YOGA





Nel 1956 a San Francisco, Richard "Dick" Price, un militare americano laureato in psicologia alla Standford University, ebbe una crisi psicotica dovuta forse all'assunzione di LSD.
Fu ricoverato in varie cliniche, in California e poi nel Connecticut dove, in seguito ad una diagnosi di schizofrenia fu sottoposto ad una serie di trattamenti assai invasivi, dall' elettrochock, alle flebo di insulina (?).


-"Poveretto!"- verrà da pensare a chi sta leggendo -"Ma che cosa c'azzecca con lo Yoga e la meditazione?".

Io invece credo  Dick Price c'azzecchi parecchio con tutto ciò che oggi chiamiamo Yoga, meditazione: è stato lui, insieme a Michael Murphy (anche lui laureato in Psicologia all'Università di Standford), a creare la "Religione non Religione" e lo "Yoga non Yoga"  che stanno alla base di molte, se non tutte, le discipline chiamate oggi Olistiche (credo sia stato proprio  lui a inventare il neologismo "Olistic").

Secondo gli estimatori (moltissimi) Price è stato un ricercatore geniale, sperimentatore accanito di tutte le tecniche e discipline finalizzate a migliorare la condizione dell'uomo, ad aumentare la sua consapevolezza ed a condurlo verso l'illuminazione.

Secondo i detrattori (pochissimi) era una delle punte di diamante dell' MK Ultra, il famigerato progetto della CIA teso a sviluppare un metodo di controllo, globale, delle coscienze, che mosse i primi passi proprio alla Stanford University, dove avevano studiato Price e molti dei suoi collaboratori.

Comunque sia a lui, a Murphy e ai terapeuti di Esalen, va il merito di aver introdotto nella vita degli americani prima e di tutti gli occidentali poi, lo Yoga, lo Zen e le discipline Olistiche , riservate fino allora ad una ristretta élite.

Che poi la Religione non Religione sia cosa diversa dal Buddhismo, la Meditazione non Meditazione sia cosa diversa dal Nidhidhyanasana indiano (o lo Za Zen giapponese) e che lo Yoga non Yoga sia  diverso dalle pratiche proposte da Patanjali o Gorakhnath è un altro discorso. 



Partendo dal presupposto  che la validità di una tecnica si debba  giudicare dai risultati e non dal nome che gli è stato attribuito o dal luogo in cui è stata ideata, credo, tuttavia che possa essere interessante, per i praticanti, sapere che, oggi, dietro a nomi identici o simili si nascondono spesso tecniche  e discipline affatto diverse.

E credo possa essere interessante anche il sapere dove e quando  sono nate le moderne "Discipline Olistiche".

Ma torniamo a Dick Price. 
Sconvolto dall'esperienza, come paziente, nelle cliniche psichiatriche, nel 1962  insieme a Murphy, fondò in California, a Big Sur, l'Istituto Esalen.
Lo scopo iniziale dell'Istituto era quello di ideare e sperimentare delle cure alternative  per le malattie mentali, ma col tempo gli interessi dei due psicologi si spostarono (in sintonia con l'evoluzione del progetto MK Ultra) verso le possibilità di sviluppo delle potenzialità della mente umana.
Nacque così il discusso HPM, Human Potential Movement, il cui fine era quello di ideare delle tecniche terapeutiche che permettessero all'Essere umano di sviluppare appieno tutti i suoi talenti e le sue potenzialità, in modo da creare degli individui "Completi" o "Integrati" e, quindi, una società migliore.

Lo HPM ha origine dagli studi di tre psicologi americani:
Carl Ramson Rogers, il fondatore della Terapia Non Direttiva (in pratica tutto ciò che oggi chiamiamo "Counceling",Rollo May, l'autore di "L'Arte del Counceling" e Abraham Maslow, quello della "Piramide dei Bisogni", ben nota a tutti coloro che si occupano di corsi per manager, corsi motivazionali e "Riprogrammazione esistenziale".




I tre, appassionati Studiosi di Freud e di Nietzsche, crearono il concetto di Self-Actualization, che per la psicologia sta per "Realizzazione delle proprie doti e potenzialità", che divenne il Verbo dei terapeuti dello H.P.M. e dei ricercatori di Esalen.

-"E lo Yoga che c'entra?"- 
C'entra, c'entra....
Con il tempo Self-Actualization divenne sinonimo di Self-Realization, termini che in inglese sono più o meno sinonimi, solo che con il termine Self-realization si traducono pure la parola sanscrita  Mukhti, che sta per realizzazione, illuminazione e che si può, infatti intendere come Realizzazione del Sé.
Ma il Sè dei testi indiani è l'Atman (Anima Universale) o il Brahman (l'Assoluto), mentre il Sè di Roger, May e Maslow è invece la Persona Individuale.
In pratica si dette vita ad una , non so quanto involontaria, confusione tra due "Enti" collegati tra loro ma diversi, chiamati nella teologia occidentale "Persona Umana" e "Persona Divina".

Per dirla in parole povere:
- lo Yoga indiano è finalizzato al superamento della innata ansia di irrisolutezza dell'essere umano tramite lo scioglimento dell'individuo nell'Anima universale, nella "Dea" o nell'Assoluto; 
- le terapie dello H.P.M sono invece finalizzate al potenziamento dell'Individuo.

Nello Yoga si insegna che tutte le facoltà umane appartengono alla Dea e/o al Brahman, tanto che il saluto dei Nath, i maestri tantrici che hanno creato lo Hathayoga è Om Adesh che si può tradurre con "Sia fatta la SUA Volontà".
Nelle pratiche dello H.P.M si insegna invece che le facoltà divine appartengono all'individuo, concetto che si potrebbe rendere con "Sia fatta la MIA Volontà".

Uno dei concetti fondamentali della Self-Actualization e della Scuola di Esalen è quello del successo sociale ed economico come riprova dell'evoluzione spirituale dell'individuo.

Cioè: "Se lavori sul Sé prima o poi raggiungerai un ruolo di rilievo e farai tanti soldi".
Questa premessa ovviamente, attirò gli interessi del mondo del Business e della politica e sul Centro di Esalen cominciarono a cadere a pioggia i finanziamenti delle Multinazionali e delle lobby Politiche.

Price e Murphy cominciarono una serie di ricerche sperimentali a tutto campo, sostenuti, sin dagli inizi, dal fior fiore dell'intelligentzia statunitense ( come Spiegelberg,  Watts, Aldous e Laura Huxley, Gerald Heard...tutti provenienti dalla Standford University).
Agli inizi i loro interessi si polarizzarono sull'utilizzazione delle droghe psicotrope, come lo LSD (acido Lisergico) e la MDMA (Ecstasy), poi cominciarono a lavorare sugli stati trascendentali delle discipline orientali e crearono propri metodi di meditazione e di rilassamento psicosomatico coniugando lo Yoga e il Buddismo con l'ipnosi di Erickson e il Training Autogeno di Shultz.

Ripresero anche la Gestalt, la scuola psicologica tedesca nata agli inizi del XX secolo (il primo studio ufficiale, che ha fondato questa nuova scuola, apparve nel 1912 con la firma di M.Wertheimer, K.Koffka, W.Kohler), la mescalorono con tecniche derivate dalle avanguardie teatrali di quegli anni e crearono una nuova disciplina, la Gestalt Practice.

La storia della Gestalt Practice è emblematica e può chiarirci i motivi della leggera confusione di stili e metodi che oggi regna nel mondo dello Yoga.


Price e Murphy, ripeto, sperimentavano a tutto campo e ideavano di continuo nuovi metodi e tecniche, ma poi,  probabilmente per un forma di rispetto per i padri delle discipline cui si riferivano o per una forma di umiltà, non firmavano le loro "creazioni", nè inventavano nuove etichette.

La Gestalt Practice funzionavava e si sparse nel mondo in un batter d'occhio finendo con il sostituire, nel linguaggio comune la metodologia originaria cosicchè, oggi, viene chiamata semplicemente Gestalt e quasi nessuno si ricorda di Wertheimer, Koffka,Kohle e della loro influenza sulle avanguardie artistiche del '900.

Allo stesso modo le tecniche di meditazione di Esalen, nate dalla commistione  di pratiche buddhiste, taoiste e hindu con le tecniche di rilassamento e di ipnosi della psicologia americana, si diffusero così rapidamente da soppiantare nella cultura occidentale (e non solo...) le tecniche originarie.




Nella seconda metà degli anni '70 Price e altri esponenti dello H.P.M. si trasferirono in India, nel centro di Bagawan Rajneesh.
Furono loro a lanciare l'idea delle terapie di gruppo a pagamento che, ben presto divennero la principale fonte di reddito dell'Ashram.
Ne approfittarono per sperimentare tecniche assai "Hard", difficilmente proponibili in occidente, finalizzate all'espressione dell'aggressività e alla disinibizione sessuale che vennero abbandonate nel 1979 probabilmente per gli effetti negativi che ebbero sui partecipanti (lo stesso Price fu vittima di un pestaggio violentissimo) e sulla reputazione di Rajneesh.
Al giorno d'oggi tra le tecniche insegnate nei centri dedicati ad Osho l'unica sicuramente attribuibile a lui è la meditazione dinamica, le altre derivano tutte, più o meno direttamente, dagli esperimenti dello H.P.M.




Dick Price è morto nel 1985. fu trovato in mare, a pochi metri dal luogo in cui era solito meditare, con la testa spaccata e ferite da taglio alle braccia.
La polizia archiviò il caso come "incidente stradale".

 L'istituto Esalen continua ad essere ancora oggi un luogo d'incontro di maestri e terapeuti di tutte quelle discipline che chiamiamo Olistiche finalizzate alla Self-Actualization e alla Self-Awareness, chiamate da noi Auto-Realizzazione e Consapevolezza. Discipline che si stanno sostituendo, nelle tecniche e nelle finalità, gli antichi insegnamenti vedici e tantrici,

Non so se sia un bene o un male.