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mercoledì 6 febbraio 2019

LA GRAZIA DELLA DEA E IL VELENO DELLA MORTALITÀ





"Non c'è più giorno per me, né notte.
Ho ridato il sonno a Colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
Amo la Tua oscura bellezza
il battito del Tuo cuore, i capelli arruffati,
Ti amo e ti venero"
                 (Ramprasad Sen)


Il sorriso della Dea è la GRAZIA, l'energia sottile che muta la percezione.
Ciò che vedi lo vedi con gli occhi della Dea. 
Ascolti con le Sue orecchie. 
Senti con la sua pelle.
Il tuo corpo cambia, e così lo spazio.
Ogni gesto si fa danza.
Pare più morbido il corpo, fluido.
Come acqua che scorre.
Ogni gesto, ogni āsana sono preghiere dedicate alla Dea.
La dimensione del Tantra è tattile. 
Una carezza interiore, un fremito sotto-pelle.

Abhinavagupta parla di effervescenza, la sensazione che milioni di bollicine di champagne tentino di uscire dai pori della pelle.
Sensazione  tattile, ma dal tatto, dall'aria, Il sorriso della Dea si diffonde nel corpo e nella mente e si entra in una dimensione altra, nello stato di sogno.
Non si tratta di una metafora! Lo stato di sogno è il territorio delle energie sottili. Tutto è vibrazione nell'universo. 
Anche pensieri, parole, immagini oniriche.
Prima di accedere allo stato di sogno occorre essere ben centrati stabili, ché un suono improvviso può farsi lama che dilania la carne e la mente, e un'emozione fossile,  una gioia rifiutata o un'offesa involontaria, può mutare il sogno in incubo. Nello stato di sogno esistono leggi diverse dallo stato di veglia. Prima di cercare il sorriso della Dea occorre sapere il gioco delle cinque energie, e quello del Sole e della Luna interiori. 
La Luna, le nāḍī di sinistra, sono il Corpo di Sogno, l'aspetto emotivo. Il Sole, le nāḍī di destra, sono la misura, il ritmo. I petali dei cakra sono le nāḍī principali, le più facilmente per-cettibili, ma quando si lavora nel sogno, improvvisi emergono i marici, i raggi della creazione, la voce delle stelle.
I raggi della creazione sono infinitamente potenti. Possono donarci l'amṛta,  e farci uno con l'Universo, ma non si deve dimenticare che l'amṛta, l'elisir dell'Immortalità, si accom-pagna allo halāhala, il veleno supremo. Il Fuoco che dà luce è lo stesso che divora.
Che il praticante, alla ricerca del Sorriso della Dea, ricordi sempre il Mito dell'Oceano di latte: si racconta che quando Dei ed Āsura si misero a zangolare l'Oceano di Latte alla ricerca dell'Elisir dell'Immortalità, improvvisi si levarono i fumi del Veleno della manifestazione. Caddero a terra, gli uni e gli altri,  in preda al terrore della morte. Brahma chiamò Śiva in soccorso, e il Nataraja, senza pensarci due volte, inghiottì l'halāhala, veleno troppo potente anche per lui. Sarebbe morto, il Dio Śiva, ma la Dea, Pārvatī ,  gli strinse la gola e poi, in forma di Tārā, lo trasformò in un neonato e lo allattò, salvando lui e il mondo manifesto. Dal mondo di sogno il veleno si può fare parola e immagine, e rendere surreale il mondo di veglia...Attraverso canali energetici squilibrati, troppo "aperti", può impossessarsi della mente. Se accade che ogni gesto, ogni pensiero si rivolga alla Madre.
Solo il  suo sorriso, il latte del suo seno ridanno vita. 

È la Maternità ad indicare la via per l'immortalità.

giovedì 31 marzo 2016

LA "GRAZIA" NEL TANTRISMO

"UNNAMED ENERGY" - dipinto di Laura Nalin 



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", Ed.Aldenia, Firenze 2015. Parte IV, Cap. 6.


 Abhinavagupta, parla spesso di "EFFERVESCENZA", una esperienza tattile collegata a ciò che possiamo definire  Grazia.
La Grazia nello yoga tantrico, viene avvertita come una “carezza divina”.
 La si percepisce come un formicolio o vibrazione sottopelle, che diviene sempre più profonda e sottile man mano che, tramite gli asana e la pratica della meditazione si sciolgono i blocchi psicofisici.

Le zone più sensibili sono la clitoride e il glande collegati direttamente ai cakra superiori mediante il canale energetico chiamato vajra nāḍī, che viene descritto “sottile come un capello” all’interno del quale è presente un altro canale detto citriṇī,“sottile come la tela del ragno”.

Quando nel rapporto sessuale, la stimolazione di clitoride e glande diviene fastidiosa o dolorosa, come accade spesso dopo l’orgasmo, significa che l’energia del desiderio (che è sempre e comunque Kuṇḍalinī) è risalita fino al cakra dell’ombelico per poi ridiscendere alla zona genitale.

E’ questo, per così dire, il percorso ordinario, naturale, di Kuṇḍalinī. Ogni volta che i sensi “entrano in effervescenza”, a causa dell’eccitazione, non solo sessuale, Kuṇḍalinī, viene risvegliata e sale al cakra dell’ombelico, ma se il corpo non è addestrato mediante la pratica yoga, tende naturalmente a ridiscendere verso il basso, a “riassopirsi”, per così dire.

Lo scopo degli esercizi psicofisici tantrici non è  tanto quello di ridestare la “Dea “ (presente come energia potenziale in tutti gli elementi della materia), ma “ aprire i cancelli” (la “decima porta”) o “ sciogliere i nodi” (granthi) che ne impediscono la “risalita” ai “piani alti”.

Il primo nodo o blocco è detto Brahmā granthi e anche se viene localizzato spesso sul glande  e sulla clitoride, corrisponde alla zona compresa tra l’ombelico e il pavimento pelvico. Brahmā granthi  è il nodo che "lega i primi tre cakra, quello cioè che impedisce di far risalire l’energia alla testa e al cuore.

A proposito di cakra: si leggono  e si ascoltano spesso storie sui cakra chiusi e sulle conseguenze che tale chiusura avrebbe sul corpo e sulla psiche.
Si organizzano addirittura dei corsi in cui si insegna ad aprirli nei modi più bizzarri. In realtà, per lo yoga, i cakra sono naturalmente aperti: se non lo fossero saremmo morti!

Casomai, nelle pratiche tantriche, i cakra andrebbero in un certo senso chiusi.

Un’altra credenza fantasiosa riguarda l’appartenenza dei cakra ad una qualche dimensione superiore, ad una realtà parallela o alla sfera metafisica: quello che chiamiamo corpo, nello Yoga, è l’insieme di Corpo (materia cioè carne, ossa, sangue ecc.), Parola (Le emozioni e le loro interazioni con i processi fisiologici ovvero respirazione, digestione ecc.), Mente (capacità di pensare, percepire, elaborare le percezioni ecc. ) se sostituiamo a Corpo/Parola/Mente le parole Materia, Energia e Coscienza riconosceremo questa triplice partizione in tutto ciò che esiste, dall'Universo alla singola cellula.

Ciò che chiamiamo illuminazione consiste nella comprensione/ realizzazione dell’identità fondamentale tra Materia, Energia e Coscienza, percepite come un unico flusso o Potenza, che nel tantrismo è detto Kuṇḍalinī, Śakti o, semplicemente Dea.

I cakra sono, anzi devono essere una realtà fisica, perché ogni fenomeno, secondo lo Yoga, per esistere, per essere riconosciuto come reale, deve essere “godibile”.
Più precisamente per essere “vero” un oggetto deve possedere  tre qualità:

- Asti, che significa Esistenza; - Bhāti, Splendore, Luce Interiore. - Priyam o Priya, Piacevolezza, possibilità di essere Goduto.

Un oggetto che non è conoscibile e di cui non si può godere, semplicemente non esiste.

In altre parole per il Tantra non c’è nessuna differenza sostanziale tra sfera fisica, psichica o mentale: ogni simbolo, pensiero o emozione deve avere una sua corrispondenza visibile e tangibile, se non l’avesse non esisterebbe.
I cakra sono una realtà fisica e sono localizzati nel corpo con estrema precisione.
Ogni plesso energetico dista dal successivo e dal precedente 12 dita, ovvero il palmo di una mano
aperta dal pollice al mignolo.

A partire dal primo, corrispondente al perineo, ad una distanza  di 12 dita troviamo l’osso pubico e la base dei genitali, poi, a dodici dita da questo, l’ombelico, quindi, il cuore, la gola, il punto tra le sopracciglia e il sincipite.

Ognuno dei cakra è formato da un centro (pericarpo) individuabile con un punto sull’asse centrale della colonna vertebrale e da una serie di canali (nāḍī) rappresentati come petali, ma che in realtà sono dei tubicini (“Canali Sottili”) nei quali scorrono energie la cui frequenza è, indicata dalle diverse sillabe dell’alfabeto sanscrito .

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