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martedì 26 aprile 2016

LA SERIE RISHIKESH E LA LINGUA PERDUTA DEI VEGGENTI - IL MIO SECONDO LIBRO








Nel mese di maggio uscirà per le Edizioni Aldenia, il mio secondo libro, "Hatha Yoga, la lingua perduta dei Veggenti",con la prefazione di Malcolm Bilotta.
Nelle 200 e rotte pagine tratto vari argomenti: racconto dei miei primi contatti con l'India, negli anni '70, delle esperienze fatte in questi anni con Yoga.it e il Gruppo Yoga Vedanta, dei rapporti,, a volte sorprendenti tra l'astronomia/astrologia vedica e lo Yoga, ma il tema principale è la serie di Rishikesh o serie Shivananda. Si tratta una coreografia, basata su dodici asana (ma esistono versioni anche a dieci asana, credo le citi Van Lisebeth, anche se, secondo gli studi che ho fatto, la serie di Rishikesh "deve" essere una sequenza di dodici posizioni... ), proveniente dagli insegnamenti dello yoga Himalayano, diffusa in Occidente da Sivananda e dai suoi allievi .

La versione più famosa della serie Rishikesh è quella di Swami Vishnudevananda, il discepolo che Shivananda mandò alla fine degli anni '50 negli States per divulgare il suo yoga e gli insegnamenti vedantici (Shivananda è legato allo Shankaramath di Sringeri) ed è quella che propongo nei miei stage:

1 - Sirshasana (verticale sulla testa) 




2 - Sarvangasana (candela)




3 - Halasana (Aratro)




4 - Matsyasana (Pesce)







5 - Paschimottanasana (allungamento della schiena in avanti da seduti)




6 - Bhujangasana (Cobra)




7 - Shalabasana (Locusta) o Ardha Shalabasana (mezza Locusta)





8 - Danurasana (Arco)



9 - Ardha Matsyendrasana (Torsione della colonna)


10 - Kakasana (Corvo)



11 - Trikonasana (Triangolo) con passaggio in Uttanasana (posizione estesa della schiena in piedi)












12 - Savasana (Posizione del cadavere)



[ le foto degli asana sono  di Francesca Proietti ]

Vishnudevananda era amico ed insegnante dei Beatles, di Peter Sellers e fino al 1993 se ne è andato in giro a piedi o in aereo, per spargere il verbo suo e del suo maestro: l'illusorietà delle barriere.

"Non esistono barriere né fisiche né culturali, diceva lo Swami,basta cambiare prospettiva per comprenderlo"

Mi sta simpatico Vishnudevananda.
E' uno che ci ha sempre messo la faccia.



Credeva che le guerre fossero un'idiozia e fino alla morte (1993) se ne è andato in giro a spargere fiori dove si combatteva (dall'Irlanda del Nord alla Palestina).





Negli Stati Uniti era lo Yogi dei Vip ( come Iyengar lo è stato in Europa dopo aver curato la Regina Madre del Belgio), e questo ha portato ad una diffusione eccezionale della serie da lui proposta.

L'insistenza del suo insegnamento sulla verticale sulla testa è una cosa che mi ha sempre colpito.

Bisogna considerare che per lui lo stare molto in sirsasana, la verticale sulla testa, aveva un intento didattico: voleva insegnare, come insegnò a John Lennon negli anni '60, che un semplice cambio di posizione può condurre ad un cambio della mentalità.




Lavoro con il corpo da una quarantina di anni, per undici anni ho curato la preparazione fisicadi attori e danzatori disabili e ho seguito la riabilitazione di alcuni anziani provenienti dalla frattura del femore ed altri malanni, e devo dire che qualche dubbio sulla validità di cominciare una sequenza con la verticale sulla testa devo dire che ce l'ho.

E ho anche dei dubbi sulle sequenze prefissate: gli asana sono lettere dell'alfabeto della lingua degli dei e ogni praticante deve per prima cosa, scrivere il "suo vero nome".

Deve, cioè, trovare quelle posizioni che in lui scatenano effetti positivi e modificazioni sostanziali del corpo e dello stato mentale.

Prima di assumere la posizione di equilibrio sulla testa, poi, sarebbe meglio prendere confidenza con cosiddetta candela, in modo da preparare il delicato equilibrio delle vertebre cervicali necessario alla posizione sulla testa, e curare, nelle posizioni in piedi, l'allineamento e l'integrazione delle varie "cerniere".

Ma, a parte la verticale sulla testa come prima posizione, la serie Rishikesh (o "serie Shivananda") dal punto di vista della preparazione fisica è abbastanza "squilibrata".

Eppure "FUNZIONA" .

Quando, tra gli anni settanta e gli anni ottanta ho praticato assiduamente la serie Rishikesh,
la mia attenzione era rivolta soprattutto alla maniera di legare le posture tra di loro con passaggi fluidi ed eleganti.

Alla fine, aggiungendo varianti sempre più complesse, l'avevo trasformata in una coreografia, con movimenti acrobatici di una certa difficoltà, assai bella da vedersi, ma in un certo senso fine a se stessa.

Da quando, quest'anno ho cominciato ad insegnarla ai miei allievi mi sono reso conto delle potenzialità dei dodici "esercizi" e di quelle implicazioni posturali, energetiche e simboliche, che praticando da solo non avevo apprezzato a pieno.

Dopo le lezioni, basate su una serie di esercizi di avvicinamento ad uno/due asana per volta, gli effetti positivi sono immediati in tuttie riguardano soprattutto la postura e una generale sensazione dibenessere, ma in coloro che hanno esperienze di Kundalini yoga o di Qi Gong è evidente, dopo le lezioni, un aumento delle capacità di percepire le energie sottili.

Credo che questa serie, divenuta routine, e quindi abitudine, in parecchie scuole di Yoga, nasconda dei piccoli grandi segreti e credo anche che possa essere una delle chiavi per comprendere che lo Hatha Yoga non è solo una salubre ginnastica, ma "la lingua perduta dei Veggenti" 


martedì 22 marzo 2016

L'ANGOSCIA E IL RESPIRO DEL NEONATO



Che cosa è l'ANGOSCIA?
Kierkegaard la chiamava "il sentimento della possibilità".
Definizione intrigante.
Fa emergere un paradosso tipico della condizione umana: ha la sensazione, l'Uomo di condividere con gli dei, l'Uomo, il potere dell'infinita creatività, e, insieme, è schiacciato dal pensiero delle conseguenze delle sue azioni.
Un Dio annichilito, catturato dalla tela dei vincoli e delle leggi da lui stesso create.
Un Angelo luminoso, nato per le grandi altezze, e un ragno famelico che si ciba di se stesso.
Come siamo strani: aguzzini di noi stessi usiamo i nostri poteri per impedirci di volare.
Per impedirci di essere felici.





"Trovare giustificazioni non ti porterà cammelli in dono", diceva il Mullah Nassr Eddin, ma la mente ha il demoniaco potere di giustificare sia le azioni, sia  i blocchi che le impediscono, le azioni.
Quando la speranza di liberare, in un futuro possibile, i nostri desideri autentici e le nostre possibilità creative si scioglie nel fiume del Tempo esplode l'angoscia.
Brutta storia: non soddisfiamo i nostri bisogni più profondi per paura delle conseguenze del nostre agire e questo ci procura angoscia.
Al tempo stesso se abbiamo sacrificato la nostra felicità, per esempio, per rispettare i bisogni di persone che amiamo, o "dovremmo amare", può nascere un'insana avversione per i nostri cari, causa di sensi di colpa e ulteriore fonte di angoscia.
In passato ho avuto a che fare con persone, soprattutto donne devo dire, che vivono l'angoscia come una condizione naturale.
Spesso reagiscono indossando i panni dell'eroe [ ché di fatto lo sono, eroiche] indossano scudo e corazza, brandiscono la spada e si gettano stoicamente "contro  i colpi e i dardi dell'avversa fortuna".




In costoro l'angoscia diviene quasi una ragione di vita. e sin sentono gratificate  dall'idea di star facendo il proprio dovere, di lottare per il bene e il giusto.
Alla lunga, però la rinuncia alla gioia stringe il cuore in una morsa di gelo e le azioni più nobili (o che tali appaiono) generano infelicità.
Nei guerrieri dell'Angoscia e in chi li ama.
Vivere nell'Angoscia è devastante, da ogni gesto, ogni sorriso, ogni parola prima o poi emerge il sapore acre della morte.
Sarebbe bello spazzar via l'Angoscia dalla mente di chi amiamo.
Ma come fare?
Io non sono un medico né uno psicologo.
ma lavorando sul corpo mi sono fatto delle idee che forse potrebbero avere una loro utilità.
Questo coso qua sotto è il diaframma toracico.




Di solito si considera un muscolo, ma non è proprio esatto.
È una struttura complessa.Al centro, quella roba bianca che sembra il grasso della bistecca, c'è una zona tendinea chiamata “centro frenico” perché ci arrivano i nervi frenici, responsabili del suo movimento.
Dal centro bianco nascono delle fibre che vanno a formare tre diverse fasce muscolari: la prima (sternale) si attacca, in avanti alla “punta inferiore” dello sterno.
La seconda (costale), si infila tra le ultime sei costole (quelle che “nascono” dalle ultime sei vertebre dorsali).
La terza (lombare) si allunga in due “pilastri” di lunghezza diversa (il destro è più lungo del sinistro) che si ficcano nei dischi della seconda terza e quarta vertebra lombare.




Il bisteccone, che quasi sempre ci immaginiamo come una lamina o una fascia orizzontale  ha invece la forma di un elmo antico, un po' asimmetrico. 



La parte (cupola) destra che preme sul fegato è più alta della parte sinistra , che sotto di sé ha invece lo stomaco e la milza, più mobili del fegato.
Quando si inspira normalmente le due cupole si abbassano comprimendo gli organi dell'addome e dando l'impressione di un allargamento dell'addome.
Quando si espira le cupole si alzano e l'addome si rilassa
Il diaframma toracico oltre che a fegato, stomaco e milza è collegato direttamente a pericardio, sacco pleurico, peritoneo, duodeno, colon, ghiandole surrenali, reni e pancreas.
Non occorre essere medici per intuire che un suo cattivo funzionamento ha pesanti ripercussioni su tutto l'organismo.
Ma perché il diaframma funziona male?
Una cosa che molti non sanno è che il feto, nella pancia della mamma, non respira con i polmoni, ma con il cordone ombelicale che è un tubo legato alla placenta.
Dentro il tubo ci sono vene e arterie (tre in tutto, due in alcuni casi) che portano ossigeno e cibo direttamente nel corpo del bambino ed eliminano i rifiuti.


C'è un sistema circolatorio diverso dall'adulto.
Banalizzando si può dire cuore (che lavora a regime ridotto, diciamo al 40% delle sue possibilità) e polmoni ( che sono collassati) vengono bypassati mediante tre valvole (che si chiamano, credo, “dotti”) che verranno rese inoperose dopo la nascita.
Il diaframma che fa durante la respirazione prenatale?
Niente.
(In realtà forse per allenarsi il feto ingoia ogni tanto del liquido amniotico e lo dirige ai polmoni.... ma è poca roba, pare).
Subito dopo la nascita il cordone viene tagliato e annodato, la placenta non distribuisce più ossigeno e alimenti nel corpo e al bambino manca improvvisamente l'aria.
Benvenuto al mondo!
Abituato a sentire l'energia fluire liberamente dall'addome il bambino irrigidisce il diaframma nella posizione più alta possibile.
E' questo il motivo per cui un tempo, e qualche volta ancora oggi, gli si dava una sberla sulla schiena: per aprire i polmoni e far scendere forzatamente il diaframma.
Ecco la radice “antica” del suo cattivo funzionamento!
Il diaframma viene collegato alla paura di morire, all'angoscia, alla mancanza di aria e più si ha la paura di non respirare più si tende ad alzare le due cupole che premono sui polmoni, schiacciandoli, e sul cuore.

In teoria, mutando la tecnica respiratoria l'angoscia dovrebbe scemare.
Nella respirazione taoista, ad esempio, si  cerca  di mantenere le due cupole del diaframma nella posizione più bassa possibile, sia in inspirazione che in espirazione, in modo da eliminare o attenuare il riflesso dell'angoscia originaria.
Credo che la chiamino Respirazione Prenatale o Respirazione Paradossale.

 





Respirare come un feto.
Tornare nella condizione di PRIMA DELLA NASCITA significa riavvicinarsi allo stato naturale, alla condizione che in India è assimilata alla realizzazione.
Non è un caso che, nei Veda, uno degli appellativi del Brahman sia proprio "IL SENZA ANGOSCIA".
Imparare la "respirazione sottile" non  è difficilissimo: basta sapersi ascoltare e soprattutto amarsi.
Chi non si ama non potrà mai amare gli altri.
Non potrà mai amare la vita.
Riscaldare i cuori inverno e far deporre le armi ai "Guerrieri dell'Angoscia" è impresa ardua.
Lo Yoga e le tecniche Taoiste da sole non bastano.
Se si vuole aiutare chi rifiuta la vita occorre per un po' portare la sua croce e mostrargli con dolcezza, la Via della Gioia.

lunedì 14 marzo 2016

I NOVE MANDALA DELLO SRI YANTRA



l’Onda della Bellezza” (Saundaryalaharī) è un libricino di 100 paragrafi (śloka ) diviso in due sezioni: la prima formata da 41 śloka (o 35 secondo alcuni commentatori) è chiamata Ānandalaharī ("Onda di Beatitudine") ed è la cronaca della realizzazione di Śaṇkara attraverso la pratica degli insegnamenti tantrici ricevuti dal suo maestro,Gaudapadacarya. La seconda sezione, la Saundaryalaharī vera propria, formata da 59 śloka (o 65 secondo alcuni), è invece il resoconto del cambio di percezione della realtà che fa seguito alla realizzazione,dello stupore che nasce dalla visione della Dea, ovvero dalla trasfigurazione dell'intera manifestazione in Bellezza.  
Ad ogni versetto del Saundaryalaharī sono collegati una posizione, un gesto, un asterismo (una configurazione astrale) ed un diagramma. Al Kadi mantra (paragrafo 32) si accompagna lo Śrī Yantra, un maṇḍala, complicatissimo attraverso il quale viene  trasmessa la Śrī Vidyā (“CONOSCENZA SPLENDENTE”), ovvero la visione dei fili segreti che legano  le posizioni dell’Amore e le sillabe dell’alfabeto,  alla natura ultima della materia e del Cosmo.Se osserviamo l’immagine bidimensionale dello Śrī Yantra (è facile trovarla nei libri di filosofia orientale e appesa alle pareti di scuole e centri di yoga) per prima cosa rimaniamo colpiti dalla sua complessità:


                         


Fig. 1  - Śrī Yantra



A prima vista l’incrocio dei triangoli, nella parte centrale della figura, è inestricabile e pare difficile rintracciarne la logica compositiva,  ma se si osserva con attenzione si vedrà che la strana figura è formata da 9 triangoli, quattro con il vertice in alto, detti “Triangoli di Fuoco”






Fig. 2. I 4 Triangoli di fuoco





e cinque con il vertice in basso detti “Triangoli d’Acqua”.



Fig. 3. I 5 Triangoli d’Acqua





Gli altri triangoli sono prodotti dalle intersezioni dei 9 triangoli principali. Il primo riferimento che possiamo trarre dallo Śrī Yantra è astronomico: ogni angolo dei quattro Triangoli di Fuoco rappresenta una delle dodici fasi solari (mesi), e le dodici costellazioni principali, ogni angolo delle cinque figure con il vertice in basso rappresenta invece una delle 15 fasi lunari, più il centro che è sia la Luna Piena che la luna Nera. Le altre figure (i triangoli che si formano dall'intersecarsi delle linee, i petali dei due fior di loto, le "mura esterne") vanno poi a rappresentare una moltitudine di divinità ed eventi cosmici. Ogni punto,ogni linea dello Śrī Yantra, è una Dea impegnata, di solito, in pratiche erotiche. Tradizionalmente il “Diagramma Splendente” viene  diviso in 9 parti dette “maṇḍala”, "cakra"o “avarana”, considerate le dimore di nove Dee e nove yogini diverse, che svolgono la funzione di Signore  e Governatrici della Casa, e di uno stuolo di esseri divini al loro servizio.Il primo maṇḍala è la cornice esterna (anzi “ le cornici”, che va considerata divisa in tre), che simboleggia sia la manifestazione grossolana, sia il risultati, sul piano fisico, della pratica tantrica.




Fig. 4. Primo maṇḍala: Trilokya Mohana Cakra
 Cakra del Topazio. Rappresenta i 3 mondi (veglia, sogno, sonno profondo) e la possibilità di sciogliere i veli dell’Illusione. La “Signora della Casa” è TRIPURA, la  'governatrice è la Yogini Prakata. Il Mantra  è AṂ ĀṂ SAUḤ L’unità di tempo tempo è di 24 minuti (360 respiri).




Il secondo maṇḍala è invece il fiore di loto a 16 petali, collegato alle 16 nitya e alle sillabe inscritte nel cakra della Gola, che vengono considerate le madri della manifestazione fisica.




Fig. 5. Secondo maṇḍala – Sarvash Paripuraka Cakra. Cakra dello Zaffiro. È legato alla realizzazione di tutti i desideri. La Dea è Tripureshi, la governatrice è Gupta Yogini.
L’unità di tempo è tre ore (2.700 respiri) Il mantra è AIṂ KLIM SAUḤ






Il terzo è il loto ad 8 petali, dove dimora un  gruppo di Dee chiamate anaṅga, parola che significa "SENZA MEMBRA", “INCORPOREO”, ed uno degli appellativi del Dio del Desiderio, kāma. I nomi di queste dee sono, se possibile, ancora più imbarazzanti di quelle del cakra della gola, soprattutto se si fa riferimento alla letteratura erotica indiana: anaṅgakusuma, ad esempio, che potremmo anche tradurre con "FIORE DI FUOCO"  rappresenta il sentimento/energia che genera l'erezione, anaṅga mālinī è l'energia che scatena le orge, anaṅga veginī è l'energia che fa emettere, copiosamente e velocemente, i fluidi vaginali (vega indica sia lo sperma che il fiume).



Fig. 6. Terzo maṇḍala - Sarva Sankshobhana Cakra. Cakra del Crisoberillo (Occhio di Gatto). L’estasi dei sensi. La Signora è tripurasundari. La Governatrice Guptatara yogini. L’Unità di tempo è il giorno (21.600 respiri). Il Mantra HRĪṂ KLĪM SAUḤ





Il quarto maṇḍala è invece costituito dal cerchio dei 14 triangoli che rappresentano i “14 mondi” e le 14 nāḍī principali del corpo umano[1].






Fig. 7. Quarto maṇḍala, Sarva Subhagya Dayak Cakra. Cakra del Corallo. La Dea è Tripura Vasini. La Governatrice Sampradaya Yogini.La forma che presiede la Devi è Tripura Vasini. L’unità di tempo sono le 24 ore. Il Mantra HAIṂ HKLĪM HSAUḤ






Il quinto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli esterni”. Le Dee che dimorano in questi triangoli sono collegate alle energie della manifestazione grossolana[2], ovvero l’aspetto evidente dei dieci vayu, o venti, che circolano nei canali sottili.






Fig.8. Quinto maṇḍala, Sarvarth sadhaka Cakra. Cakra della Perla. La Dea è Tripurasri. Le yogini si chiamano Kula Yogini. L’unità di tempo è il giorno lunare (Tithi) dalle 19 alle 26 ore. Il Mantra è HSŚOUṂ HLĪSSKHLOUṂ HSSOUḤ





Il sesto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli interni”. Qui dimorano le dieci Dee dei Fuochi vitali,[3] ovvero l’aspetto sottile dei dieci vayu.




Fig. 9. Sesto maṇḍala, Sarva Raksakara Cakra
Cakra di Smeraldo La Dea è Tripura Malini. La Governante Nigarbha Yogini.
Ll’unità di tempo è il Paksha ,i giorni lunari che intercorrono tra la luna piena e la luna nuova.
 Il mantra è HRĪṂ KLĪṂ BLEṂ




Il settimo maṇḍala è quello formato da 8 triangoli ognuno dei quali è la dimora di una delle 8 “Piccole Madri della Parola”, coloro che rendono esprimibili e udibili i suoni degli otto gruppi di sillabe (le abbiamo già conosciute: Vaśinī- vocali, Kāmeśvari- consonanti gutturali, Modini – consonanti palatali,Vimala –consonanti linguali, Aruṇa – consonanti dentali, Jayini – consonanti labiali, Sarveśvari - semivocali, Kaulini - sibilanti).




Fig. 10.  Settimo maṇḍala Sarva Rogahara.Cakra
Cakra del Diamante. La Dea è Tripura Siddhamba. La Yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è il mese. Il Mantra è  HRĪṂ ŚRĪṂ SOUḤ




L’ottavo maṇḍala è il triangolo centrale.I lati rappresentano  i primi suoni emessi dalla Dea (A, I, U), nell'atto di generare le sillabe  dell'alfabeto, e sono chiamati Vāma , o Mahā kāmeśvarī," GRANDE SIGNORA DEL DESIDERIO", Raudrī, "COLEI CHE ACCENDE I FUOCHI" (detta anche mahābhagamalinī , “La Grande Dea che fa Ghirlande con la vagina ") e Jayeṣṭa o Mahāvajrāīśvarī, dove vajrā  indica una particolare abilità della Dea: quella di rendere il pene del suo Sposo duro e resistente come un pilastro. Come abbiamo visto queste tre dee sono identificate con i tre fiumi sacri che “portano a valle” le sillabe dell’alfabeto:Il lato di sinistra  del “Triangolo del Desiderio”è il fiume Sarasvatī, ovvero la Dea Vāma, il lato di destra è il fiume Ganga, la Dea  Raudrī,il lato orizzontale è infine, il fiume Yamuna, la Dea Jayeṣṭa.





Fig.11. Ottavo maṇḍala Sarva Siddhiprada Cakra.  
La Dea è Tripuramba. La yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è la stagione. Il mantra HSRAIṂ ḤSRKLIṂ ḤSRSAUḤ



Il maṇḍala  più interno, il nono, è  il punto centrale, bindu, e simboleggia il fermo immagine  dell’ Isola delle Gemme, con la Dea seduta innanzi al corpo senza vita dello sposo. Il bindu viene considerato la dimora di kāmala-amba-jayati, la "TRIONFANTE MADRE LIBIDINOSA".




Fig. 12. Nono  maṇḍala. Sarvanandamaya Cakra[4].
 Cakra di Rubino La Dea è Maheshvari Mahatripurasundari. La Yogini Rajarajesvari. 
L’unità di tempo è l’anno. Il mantra è KA E Ī LA HRĪṂ




L’insieme delle due figure, il trangolo e il punto, è la rappresentazione bidimensionale del Lingam, o Yoni Lingam, “il Pene del Dio che emerge dalla Vagina della Dea”.






[1] Le  Dee del Cerchio dei 14 Triangoli sono : 1.Sarvasmkshobhini devi, 2.Sarvavidravini devi, 3.Sarvakarshini devi, 4.Sarvaahladini devi, 5.Sarvasammohini devi, 6.Sarvasthambhini devi, 7.Sarvajrumbhini devi, 8.Sarvavashankari devi
9.Sarvaranjani devi, 10.Sarvonmadini devi, 11.Sarvarthasadhika devi, 12.Sarvasampattipurani devi, 13.Sarvamantramayi devi, 14.Sarvadwandwakshayankari devi.

[2] 1.Sarva Siddhiprada devi, 2.Sarvasampatprada devi, 3.Sarvapriyankari devi, 4.Sarvamangalakarini devi, 5.Sarvakamaprada devi, 6.Sarvadukhavimochini devi, 7.Sarvamrityuprasamani devi, 8.Sarvavighnanivarini devi, 9.Sarvangasundari devi, 10.Sarvasoubhagyadayini devi.
[3] 1 Sarvagya devi, 2.Sarvashakti devi, 3.Sarvaswaryapradayini devi, 4.Sarvagyanamayi devi,
 5.Sarvavyadhinivarini devi, 6.Sarvadharaswarupa devi, 7.Sarvapapahara devi8.Sarvanandamayi devi, 9.Sarvarakshaswarupini devi, 10.Sarvepsitaphalaprada devi


venerdì 28 febbraio 2014

HATHA YOGA - LA DANZA DEI NAGA


I movimenti dello yogin sono quelli del serpente.
Anzi, del Nāga, che vuol dire cobra, in sanscrito, ma significa anche piombo.
É facile fondere il piombo, basta un fuocherello.
Scegli lo stampo e si fa angelo, soldato, cigno o fiore che sboccia.
La posizione, l'asana, c'è già, prima che lo yogin la assuma: è lo stampo, e lui è piombo fuso.
Non bisogna pensare a sedersi, ma lasciare che il corpo, liquido, entri in una forma che è lì, da sempre.
Se la posizione è perfetta, il respiro si fa dolce e naturale e la mente si quieta.
È questo lo yoga: giusta posizione, giusto respiro, giusto stato mentale.




Ma  Nāga (Cobra/Piombo), o bhujaṅga (Serpente/ amante), per lo haṭhayogin indicano anche una particolare "qualità del movimento", una maniera, difficilmente descrivibile a parole, di assecondare la gravità rendendo il gesto morbido ed elegante come, appunto, quello di un serpente che svolge le sue spire.
Il modo migliore di comprendere la "Danza dei Nāga"  è quello di lavorare a coppia.
L'ascolto reciproco, permette di svelare il gioco delle articolazioni, quel loro estendersi e ruotare al ritmo naturale del respiro (e dei flussi del liquido cerebrospinale....) che stimola il sistema linfatico (e non solo!) generando le sensazioni di piacere ed "effervescenza" che accompagnano la pratica dello Haṭhayoga.
Se, dopo aver assunto degli Asana, non si avverte una sottile e piacevole vibrazione interna e non muta la percezione dello spazio non si può parlare di Haṭhayoga.
Nella sequenza a due che propongo, ognuno dei due yogin assume posizioni diverse e complementari, nel senso che il gesto dell'uno sostiene e accompagna il gesto dell'altro. 
Si parte da śīrṣāsana (verticale sulla testa  e da ardha padmāsana (mezzo loto) [fig.1] per arrivare infine a nāgāsana combinato con uṣṭrāsana  [figg.21-22], per poi ripetere l'intera sequenza invertendo i ruoli.



 fig.1 





 fig. 2



 fig. 3


 fig. 4


 fig. 5



 fig. 6


  fig. 7


  fig. 8



 fig. 9




fig. 10



fig.11

  fig. 12


  fig. 13


  fig. 14


 fig.15



fig. 16


  fig. 17


 fig. 18




 fig. 19



  fig. 20



 fig. 21


fig. 22



foto  di Francesca Proietti

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