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giovedì 31 marzo 2016

LA "GRAZIA" NEL TANTRISMO

"UNNAMED ENERGY" - dipinto di Laura Nalin 



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", Ed.Aldenia, Firenze 2015. Parte IV, Cap. 6.


 Abhinavagupta, parla spesso di "EFFERVESCENZA", una esperienza tattile collegata a ciò che possiamo definire  Grazia.
La Grazia nello yoga tantrico, viene avvertita come una “carezza divina”.
 La si percepisce come un formicolio o vibrazione sottopelle, che diviene sempre più profonda e sottile man mano che, tramite gli asana e la pratica della meditazione si sciolgono i blocchi psicofisici.

Le zone più sensibili sono la clitoride e il glande collegati direttamente ai cakra superiori mediante il canale energetico chiamato vajra nāḍī, che viene descritto “sottile come un capello” all’interno del quale è presente un altro canale detto citriṇī,“sottile come la tela del ragno”.

Quando nel rapporto sessuale, la stimolazione di clitoride e glande diviene fastidiosa o dolorosa, come accade spesso dopo l’orgasmo, significa che l’energia del desiderio (che è sempre e comunque Kuṇḍalinī) è risalita fino al cakra dell’ombelico per poi ridiscendere alla zona genitale.

E’ questo, per così dire, il percorso ordinario, naturale, di Kuṇḍalinī. Ogni volta che i sensi “entrano in effervescenza”, a causa dell’eccitazione, non solo sessuale, Kuṇḍalinī, viene risvegliata e sale al cakra dell’ombelico, ma se il corpo non è addestrato mediante la pratica yoga, tende naturalmente a ridiscendere verso il basso, a “riassopirsi”, per così dire.

Lo scopo degli esercizi psicofisici tantrici non è  tanto quello di ridestare la “Dea “ (presente come energia potenziale in tutti gli elementi della materia), ma “ aprire i cancelli” (la “decima porta”) o “ sciogliere i nodi” (granthi) che ne impediscono la “risalita” ai “piani alti”.

Il primo nodo o blocco è detto Brahmā granthi e anche se viene localizzato spesso sul glande  e sulla clitoride, corrisponde alla zona compresa tra l’ombelico e il pavimento pelvico. Brahmā granthi  è il nodo che "lega i primi tre cakra, quello cioè che impedisce di far risalire l’energia alla testa e al cuore.

A proposito di cakra: si leggono  e si ascoltano spesso storie sui cakra chiusi e sulle conseguenze che tale chiusura avrebbe sul corpo e sulla psiche.
Si organizzano addirittura dei corsi in cui si insegna ad aprirli nei modi più bizzarri. In realtà, per lo yoga, i cakra sono naturalmente aperti: se non lo fossero saremmo morti!

Casomai, nelle pratiche tantriche, i cakra andrebbero in un certo senso chiusi.

Un’altra credenza fantasiosa riguarda l’appartenenza dei cakra ad una qualche dimensione superiore, ad una realtà parallela o alla sfera metafisica: quello che chiamiamo corpo, nello Yoga, è l’insieme di Corpo (materia cioè carne, ossa, sangue ecc.), Parola (Le emozioni e le loro interazioni con i processi fisiologici ovvero respirazione, digestione ecc.), Mente (capacità di pensare, percepire, elaborare le percezioni ecc. ) se sostituiamo a Corpo/Parola/Mente le parole Materia, Energia e Coscienza riconosceremo questa triplice partizione in tutto ciò che esiste, dall'Universo alla singola cellula.

Ciò che chiamiamo illuminazione consiste nella comprensione/ realizzazione dell’identità fondamentale tra Materia, Energia e Coscienza, percepite come un unico flusso o Potenza, che nel tantrismo è detto Kuṇḍalinī, Śakti o, semplicemente Dea.

I cakra sono, anzi devono essere una realtà fisica, perché ogni fenomeno, secondo lo Yoga, per esistere, per essere riconosciuto come reale, deve essere “godibile”.
Più precisamente per essere “vero” un oggetto deve possedere  tre qualità:

- Asti, che significa Esistenza; - Bhāti, Splendore, Luce Interiore. - Priyam o Priya, Piacevolezza, possibilità di essere Goduto.

Un oggetto che non è conoscibile e di cui non si può godere, semplicemente non esiste.

In altre parole per il Tantra non c’è nessuna differenza sostanziale tra sfera fisica, psichica o mentale: ogni simbolo, pensiero o emozione deve avere una sua corrispondenza visibile e tangibile, se non l’avesse non esisterebbe.
I cakra sono una realtà fisica e sono localizzati nel corpo con estrema precisione.
Ogni plesso energetico dista dal successivo e dal precedente 12 dita, ovvero il palmo di una mano
aperta dal pollice al mignolo.

A partire dal primo, corrispondente al perineo, ad una distanza  di 12 dita troviamo l’osso pubico e la base dei genitali, poi, a dodici dita da questo, l’ombelico, quindi, il cuore, la gola, il punto tra le sopracciglia e il sincipite.

Ognuno dei cakra è formato da un centro (pericarpo) individuabile con un punto sull’asse centrale della colonna vertebrale e da una serie di canali (nāḍī) rappresentati come petali, ma che in realtà sono dei tubicini (“Canali Sottili”) nei quali scorrono energie la cui frequenza è, indicata dalle diverse sillabe dell’alfabeto sanscrito .

mercoledì 30 marzo 2016

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO - SAHAJOLI MUDRA

 Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO" - Ed. Aldenia, Firenze 2015, Parte II, Cap. IV e V.



ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

In un certo senso possiamo dire che, per lo yoga, l’ano ha la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo la fontanella anteriore(1) e i genitali la ghiandola pituitaria.
Ma, per far questo, il praticante dovrà avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. Accennerò adesso ad una pratica tradizionale di estrema importanza, Vajrolī mudrā.

Per praticare il tantrismo sessuale, come si è detto, è necessario avere una conoscenza non solo teorica dell’anatomia dell’ apparato genitale e del pavimento pelvico.

Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l’ano, la zona ischiatica e lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l’ano (tra la vagina e l’ano), si sente una cavità sottopelle che si può “attivare” con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.

E’ la zona della fascia pelvica  i cui muscoli principali sono l’elevatore dell’ano e  gli ischio-coccigei. L’elevatore dell’ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica). Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige  indietro durante l’evacuazione ed è “comandato” dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale.

Vajrolī mudrā, una delle pratiche preparatorie al rito sessuale, è una forma  di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico.
 Tecnicamente è un Bandha, parola che significa “benda”, “fascia”, e nello yoga indica la  contrazione di particolari catene muscolare. In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa  la pipì.

Nella  pratica vajrolī mudrā è collegata(2) ad altri due bandha:
mūla bandha che comporta la contrazione del perineo e asvini mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano.
Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 ho indicato i diversi punti di contrazione:


1 - vajrolī mudrā 
2 - mūla bandha 
3 - asvini mudrā



Fig.16 – Genitali maschili


Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. Se l’esercizio è ben fatto i testicoli si muovono verso l’alto e verso il basso seguendo le fasi respiratorie. Col tempo si riuscirà a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica  fino a farli rientrare, nel corpo.


SAHAJOLI MUDRĀ 

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo  jolayati  che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”.

La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica o piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio (!!!) con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsiglio vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti.




Fig.17 – Genitali femminili

 COME RICONOSCERE ED ISOLARE  I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E  DEL PERINEO

- Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l’alto) i muscoli dell’ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali.

- Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari.

- Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione si dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l’interno dell’ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari.

Il lavoro di “isolation” deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico. E per far questo è  indispensabile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle e, se possibile per riprodurle a mano libera. Disegnare le posizioni, le ossa, i muscoli è un buon metodo per attivare la capacità di visualizzare.


Note:
(1)  Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all’incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella  o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due  fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le  due fontanelle del  mastoide tra le  ossa occipitale, parietale e temporale

(2)  La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle  energie sottili)

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