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mercoledì 6 febbraio 2019

LA GRAZIA DELLA DEA E IL VELENO DELLA MORTALITÀ





"Non c'è più giorno per me, né notte.
Ho ridato il sonno a Colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
Amo la Tua oscura bellezza
il battito del Tuo cuore, i capelli arruffati,
Ti amo e ti venero"
                 (Ramprasad Sen)


Il sorriso della Dea è la GRAZIA, l'energia sottile che muta la percezione.
Ciò che vedi lo vedi con gli occhi della Dea. 
Ascolti con le Sue orecchie. 
Senti con la sua pelle.
Il tuo corpo cambia, e così lo spazio.
Ogni gesto si fa danza.
Pare più morbido il corpo, fluido.
Come acqua che scorre.
Ogni gesto, ogni āsana sono preghiere dedicate alla Dea.
La dimensione del Tantra è tattile. 
Una carezza interiore, un fremito sotto-pelle.

Abhinavagupta parla di effervescenza, la sensazione che milioni di bollicine di champagne tentino di uscire dai pori della pelle.
Sensazione  tattile, ma dal tatto, dall'aria, Il sorriso della Dea si diffonde nel corpo e nella mente e si entra in una dimensione altra, nello stato di sogno.
Non si tratta di una metafora! Lo stato di sogno è il territorio delle energie sottili. Tutto è vibrazione nell'universo. 
Anche pensieri, parole, immagini oniriche.
Prima di accedere allo stato di sogno occorre essere ben centrati stabili, ché un suono improvviso può farsi lama che dilania la carne e la mente, e un'emozione fossile,  una gioia rifiutata o un'offesa involontaria, può mutare il sogno in incubo. Nello stato di sogno esistono leggi diverse dallo stato di veglia. Prima di cercare il sorriso della Dea occorre sapere il gioco delle cinque energie, e quello del Sole e della Luna interiori. 
La Luna, le nāḍī di sinistra, sono il Corpo di Sogno, l'aspetto emotivo. Il Sole, le nāḍī di destra, sono la misura, il ritmo. I petali dei cakra sono le nāḍī principali, le più facilmente per-cettibili, ma quando si lavora nel sogno, improvvisi emergono i marici, i raggi della creazione, la voce delle stelle.
I raggi della creazione sono infinitamente potenti. Possono donarci l'amṛta,  e farci uno con l'Universo, ma non si deve dimenticare che l'amṛta, l'elisir dell'Immortalità, si accom-pagna allo halāhala, il veleno supremo. Il Fuoco che dà luce è lo stesso che divora.
Che il praticante, alla ricerca del Sorriso della Dea, ricordi sempre il Mito dell'Oceano di latte: si racconta che quando Dei ed Āsura si misero a zangolare l'Oceano di Latte alla ricerca dell'Elisir dell'Immortalità, improvvisi si levarono i fumi del Veleno della manifestazione. Caddero a terra, gli uni e gli altri,  in preda al terrore della morte. Brahma chiamò Śiva in soccorso, e il Nataraja, senza pensarci due volte, inghiottì l'halāhala, veleno troppo potente anche per lui. Sarebbe morto, il Dio Śiva, ma la Dea, Pārvatī ,  gli strinse la gola e poi, in forma di Tārā, lo trasformò in un neonato e lo allattò, salvando lui e il mondo manifesto. Dal mondo di sogno il veleno si può fare parola e immagine, e rendere surreale il mondo di veglia...Attraverso canali energetici squilibrati, troppo "aperti", può impossessarsi della mente. Se accade che ogni gesto, ogni pensiero si rivolga alla Madre.
Solo il  suo sorriso, il latte del suo seno ridanno vita. 

È la Maternità ad indicare la via per l'immortalità.

mercoledì 13 aprile 2016

GUARDARSI DENTRO - LA COSCIENZA DEL PENE

Illustrazione di Laura Nalin


Guardarsi dentro per noi significa osservare, giudicare, analizzare i pensieri, le emozioni, i desideri e tutto quello che consideriamo interiorità.

Così quando leggiamo nei testi cinesi o indiani, la descrizione, di dei, palazzi o città interiori, automaticamente pensiamo a simboli di processi psichici. a immagini di sogno, ad allucinazioni.
E se così non fosse?

Leggo ne "IL SEGRETO DEL FIORE D'ORO", traduzione di R. Wilhelm (pag. 118 dell'ed. Boringhieri):

" Non occorre far altro che far cadere la luce nell'udito[...]. Si tratta di del risplendere proprio della luce oculare. L'occhio guarda solo all'interno e non verso l'esterno. percepire un chiarore senza guardar fuori, questo è sguardo interiore".

Si tratta di un libro di meditazione, indirizzato agli adepti di una setta taoista, ristampato in un migliaio di copie, negli anni '20 e finito chissà come nelle mani di Wilhelm, amico e collaboratore di Gustav Jung.




"IL SEGRETO DEL FIORE D'ORO" è un libro sorprendente, per varie ragioni.

Prima di tutto l'autore, un tale Lu Tzu, non fa alcuna differenza tra buddhismo, taoismo, confucianesimo, Yoga, o  Qi Gong ... Per lui è la stessa zuppa, uguale uguale: cambiano solo i nomi degli ingredienti.

Poi dà un sacco di indicazioni pratiche sul come sedersi, dove posare lo sguardo (sulla gobbetta del naso, non sulla punta), quanto abbassare le palpebre (deve filtrare giusto un raggio di luce) e così via.

Indicazioni estremamente pratiche.

Se si prende così come è scritta la frase

"[...] L'occhio guarda solo all'interno e non verso l'esterno. percepire un chiarore senza guardar fuori, questo è sguardo interiore"

pare proprio che parli del guardarsi dentro, ma mica nel senso dell'autoanalisi.

Possibile che i taoisti conoscessero il modo di usare gli occhi per vedere cosa c'è nella testa?

Possibile che l'uomo abbia la possibilità di autoradiografarsi?

Se così fosse le migliaia e migliaia di brillanti interpretazioni esoteriche e psicanalitiche dei simboli taoisti e tantrici rischierebbero di fare una brutta fine.
Il palazzo di giada, il terzo occhio, Kundalini potrebbero non essere (solo) simboli di stati mentali o frutto di alterazioni percettive, ma i nomi di organi del corpo e di processi fisici che si innescano attivando quegli organi.
Che gli indiani e i cinesi dei tempi andati non avessero nessun problema a sezionare corpi umani è un dato di fatto: è insensato supporre che conoscessero l'anatomia e le funzioni degli organi almeno quanto noi"moderni"?
Ho cercato le immagini del sistema nervoso centrale su Google e ho finto di immedesimarmi in un ricercatore di mille o duemila anni fa.

Nella forma di ghiandole ed organi ho riconosciuto animali marini, mostri, creature antropomorfe, stelle, pianeti e simboli religiosi.

Come se l'universo intero fosse dentro di noi.

Questo qua, ad esempio è il cervelletto


Non sembra un animale marino o una specie di vagina cosmica?

E questi qua sotto sono l'Ippocampo, sede della memoria, e il cavalluccio marino




la somiglianza è impressionante.



E l'Amigdala, dove nasce la paura, che in greco vuol dire mandorla?



Se vista nel suo luogo naturale, ai lati del talamo, non ha veramente un aspetto inquietante?



La mia professoressa di chimica organica negli anni '70 ce la menava sempre con la Filogenesi e l'Ontogenesi, cioè con il filo rosso che lega lo sviluppo dell'embrione all'evoluzione della specie: il feto che somiglia a un'ameba, un pesce, un serpente e via discorrendo.

Questa è una storia diversa: guardo dentro il corpo e ci vedo una comunità di creature viventi che lavorano insieme per dar forma e pensieri all'essere umano.

L'Universo sembra essere  in noi, fisicamente, e lo Yoga e le tecniche taoiste non sarebbero altro che la visione del mondo interiore.

Se vediamo  il nostro corpo come una comunità di esseri viventi che si muovono e lavorano per un fine comune, la vita, la maniera di intendere lo Yoga o il Qi Gong muta radicalmente.

Proviamo ad immaginare, per un attimo, che ci sia una città dentro di noi (un Universo è troppo complesso da visualizzare....), abitata da 10 o centomila persone. 

Ogni individuo avrà una sua fisionomia, un ritmo corporeo, dei pregi e dei difetti caratteriali,ma ci saranno degli eventi che annullano le differenze: una musica festosa, il vento di primavera, il tramonto o l'uragano, che spaventa, ma unisce.

I mantra, le posizioni, le mudra per gli abitanti della città-corpo non sarebbero altro che gli eventi che rinsaldano la comunità, spingendo gli esseri che abitano in noi a vivere in ARMONIA.

E qui sorge un problema: se "gli esseri che ci abitano" avessero la capacità di scegliere, di avere paura, di armonizzarsi con gli altri, non potremmo dire che ognuno di loro ha una propria coscienza?

Se così fosse i moti della nostra anima non sarebbero altro che la risultante delle relazioni che si stabiliscono trai nostri organi corporei...


Illustrazione  di Laura Nalin
LA COSCIENZA DEL PENE

Ma cosa è la coscienza.


Per la Psichiatria "è la funzione psichica che definisce e separa l'Io dal mondo".


Per lo Yoga è un po' la stessa cosa ed è dentro una roba chiamata Liṅga śārīra.

Di solito lo traducono con corpo sottile o corpo interno, ma non torna mica tanto.

E' vero, śārīra vuol dire anatomia, fatto di ossa e la traduzione "corpo" ci può stare, ma liṅga non vuole mica dire sottile, significa inequivocabilmente "pene".

Si possono usare termini meno impegnativi, tipo  organo di riproduzione maschile, arnese, membro, uccello, pisellino.... ma, la sostanza non cambia: per gli antichi indiani il "principio di coscienza" alloggia nel "corpo del pene".

Se prendiamo le parole per ciò che sono le fantasiose interpretazioni dei traduttori e degli eruditi svaniscono come la rena dei sogni, ma. oltre che imbarazzante, la spiegazione più semplice sembra anche la più assurda.

Cosa significa? Che  la coscienza sarebbe solo appannaggio dei maschi? E come interpretare l'impotenza? E l'erezione?

Forse è uno scherzo , o magari è un'imprecazione ("ma quale coscienza del c...!") presa da qualche idiota per un insegnamento esoterico.

O forse no.
Su wikipedia, alla voce Ipotalamo ho trovato questa animazione:


E' una mia impressione o quella specie di elmetto che sta sopra l'IPOTALAMO (la linguetta rossa) assomiglia terribilmente ad un glande?

Del resto i taoisti e i tantrici dicevano che lo sperma nasce in mezzo alla fronte, un'ipotesi bizzarra confermata dagli esperimenti sull'ipofisi fatti negli anni '50: se alle cavie di laboratorio si recideva un lembo della pituaria ("la perla" attaccata alla linguetta dell'ipotalamo), i maschi non non avevano più emissione di sperma e alle femmine si interrompeva l'ovulazione.

Quella specie di pene interiore, formato da talamo, ipotalamo, pituitaria.... , si appoggia sul tronco encefalico. e, come midollo, scende giù nella colonna vertebrale.

















Una cosa interessante è che sta in linea con il chiasma ottico, il punto in cui le immagini percepite dagli occhi invertono la direzione (le informazioni dell'occhio sinistro vanno all'emisfero celebrale destro e viceversa) ho cercato delle immagini e ne ho trovata una  interessante.














Non sembra lo Shiva Lingam?



















giovedì 24 marzo 2016

LO YOGA E L'UNIVERSO DEI SUONI

"Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...];
è per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".
Babaji di Haidhakhan - "Gorakhvani".





L'universo del Sanathana Dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) è un universo pluridimensionale, 
C'è una dimensione fisica, grossolana [che corrisponde al nostro stato di veglia, e sul piano sottile ai sei chakra principali (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia)] e una serie di dimensioni più sottili (8, in genere) sperimentabili dallo yogin dopo la "apertura del chakra dei mille petali", cporta d'accesso alla seconda dimensione, o prima dimensione spirituale.
Le dimensioni sono viste come luoghi diversi( लोक loka, che vuol dire "stanza", "paese" o खण्ड् khaṇḍ, porzione, frazione, continente) in cui regna una diversa forma della divinità, o पुरुष puruṣa,
Per giungere prima a  disciogliersi  e poi a riconoscersi in identità con il divino, l'anima dello yogin deve passare da una dimensione all'altra, sperimentando i diversi suoni e le diverse Luci/colori che caratterizzano i vari luoghi.


Haidakhandeshwari Mataji




La manifestazione nasce da un suono originario da cui, a cascata, discenderebbero le note (svara) e le lettere dell'alfabeto sanscrito.
Le singole note e/o sillabe unendosi in frasi costituirebbero i vari mondi e i vari esseri viventi, sia quelli percettibili che quelli non percettibili a livello ordinario.
Nel viaggio a ritroso verso l'Assoluto, lo yogin, tramite una serie di modificazioni della mente (Mente/Parola/Corpo per essere precisi) chiamate समाधि samādhi, sale di piano in piano, di gradino in gradino, seguendo una particolare "corrente vibrazionale" che, a seconda delle proprie tendenze e delle tecniche che utilizza, percepirà come una serie di diversi "flussi".
I flussi principali sono rappresentati dai bija mantra aiṃ -  śrīṃ . hrīṃ:

1) corrente sonora (la Grande madre "Silenzio" corrispondente a Sarasvati, dea della Conoscenza e della Musica,  bija mantra aiṃ).

2) Corrente luminosa (la Grande Madre "Luce", Lakhsmi dea della Gioia e della Prosperità,  bija mantra śrīṃ).

3) Corrente del vuoto (la Grande "Madre Vuoto", Durga/Uma, la Dea "difficile da Conoscere, bija mantra hrīṃ)



Shri Mahalakshmi yantra


Il viaggio a ritroso parte dalla dimensione terrena detta Pinda e arriva sino al regno senza nome, Anami, passando per 7 tappe intermedie, ognuna delle quali è caratterizzata da suoni e luci/colori particolari.
Il praticante si accorge del momento di passaggio dal mutare del suono interiore, un suono non collegato al respiro né al battito cardiaco, che sembra provenire dall'interno e che si percepisce, allo stato ordinario, semplicemente tappando le orecchie.

Cominciamo dal corpo fisico:
nella yoga si parla di cinque guaine, o कोश kośa, legate a diversi livelli coscienziali.
La prima è la guaina del corpo di carne ed ossa., 
Il raggiungimento della piena consapevolezza di questa "guaina" dovrebbe corrispondere ad un suono simile al rombo del tuono.
Il secondo suono (guaina  delle energie) dovrebbe ricordare il rumore delle onde del mare
Il terzo suono (guaina  mentale) è (dovrebbe essere) simile al tintinnio delle campane.
Il quarto suono (guaina dell'intuito sovraconscio) è simile allo scorrere dell'acqua di un ruscello.
il quinto suono, simile al suono del flauto,  avverte il praticante dell'entrata nella prima dimensione spirituale, legata alla cosiddetta "guaina della beatitudine" e a quella che alcuni definiscono "apertura del chakra dei mille petali".
Il sesto suono (seconda dimensione spirituale, detta Trikuti o Brahmanda, dovrebbe ricordare un vento potente.
Il settimo suono ( che ci avverte dell'entrata nella terza dimensione spirituale, detta Daswan Swar) è simile al ronzio delle api, o al frinire di grilli e cicale..
A questo punto l'anima, nel suo viaggio a ritroso verso la "Sorgente Divina, si ritrova al cospetto di Mahakaal, il Guardiano della Porta".
Il Regno di Mahakaal  è il Deserto Silenzioso,  o il Paese del Vuoto Nero". 
Non c'è nessun suono, nel Regno di Mahakaal, nè alcun stimolo visivo. Bisogna solo aspettare, tentando di sopravvivere all'angoscia ed al terrore.
I pochi riescono a superare il Regno del Silenzio,sentono un suono paradisiaco (è il caso di dirlo....) di mille e mille strumenti a corda: è il segnale dell'accesso a Bhanwar Gupha, la "caverna roteante".




Quindi a grandi linee, per il Sanathana Dharma, il nostro è Universo Musicale, (vedi anche PHURO!) formato da diversi piani, o sfere come direbbe Pitagorica, corrispondenti a diversi livelli vibrazionali.
C'è un centro, una sorgente da cui le vibrazioni hanno origine.
Più ci si allontana dal centro e meno alta è la frequenza delle vibrazioni.
Lo yogin attraverso la pratica del Samadhi può seguire compiere un viaggio a ritroso verso la sorgente, passando di piano in piano.
Ogni piano è caratterizzato da suoni e da luci/colori particolari percepiti, se si può dire così,  all'esterno.
Inoltre, in ogni "passaggio di stato", il praticante percepisce suoni interiori (ed effetti luminosi) particolari) che lo informano del livello coscienziale raggiunto. 

1) Piano fisico, sei chakra - PINDA -  suoni interiori: TUONO, ONDE DEL MARE, CAMPANELLI, ACQUA CHE SCORRE.
2) primo livello spirituale, chakra dei Mille Petali - ANDA - suono interiore:  FLAUTO; suono "esterno": CAMPANE E CONCHIGLIE.
3) Secondo livello spirituale - TRIKUTI (le tre montagne dorate) - suono interiore: VENTO; suono "esterno": TUONI E TAMBURI.
4) Terzo livello spirituale -  DASWAN SWAR (Il lago di nettare) - suono interiore: ronzio di api e frinire di grilli e cicale; suono "esterno": Sarangi (violino) e Sitar (Liuto).
5) MAHA SUNNA - Deserto Silenzioso.
6)Quarto livello spirituale -  BHANWAR GUPHA - suono interiore:  melodie di strumenti a corda; suono "esterno": melodie di Bansuri (Flauti).
7)Quinto livello spirituale - SACH KHAND - musica del Vīṇā (liuto) e del Titti (cornamusa).

Ci sono poi ( PHURO!) altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA cui corrisponderebbero il Suono originario (HU secondo alcuni, HUM od OM secondo altri) e il "vero nome di Dio".


Mandala di Mahakala


Mi rendo conto che  se non si sono mai sperimentati i suoni interiori, ciò che ho scritto apparirà come una bizzarra teoria o come un divertente, fino a un certo punto, gioco della mente.
Ma sono sicuro che andando a rileggere le parole di maestri indiani come Babaji, Sai Baba o Ramana Maharishi alla luce dell'insegnamento del Sant Mat (Surat Shabda yoga) potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.







Riprendo il testo del Gorakhvani, J.Amba edizioni, pag. 49 e seguenti dell'edizione italiana senza aggiungere commenti, limitandomi a ricordare che: 
1) Mahakal è il Guardiano di Maha Sunna, regno del vuoto, del silenzio e dell'oscurità,
2) Maha Sunna è l'ostacolo da superare per giungere a  Bhanwar Gupha, dove lo yogin vede cinque universi dai colori diversi,
3) Oltre Bhanwar Gupha, c'è Sach khand, la vera dimora di Shiva in cui si ascolta il suono della vīṇā (l'antenato del sitar)

"[...]Guarda attentamente la ruota di Mahakal e le sue strane vie.
Al Signore della Morte non importa della bellezza, della vecchiaia, né della giovinezza o dell'infanzia.
Lui gira la sua ruota e distrugge tutti.[...] Ma quello vicino al centro viene risparmiato.
[...]Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal.
[...] Shri Narad è venuto sul palco con la sua vina a cantare per Gorakh.
[...]Guarda Kamalo[...]  Per la mia grazia Kamalo.Ora guarda i colori di tutti.
[...]Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...]
[...]E' per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".

martedì 22 marzo 2016

L'ANGOSCIA E IL RESPIRO DEL NEONATO



Che cosa è l'ANGOSCIA?
Kierkegaard la chiamava "il sentimento della possibilità".
Definizione intrigante.
Fa emergere un paradosso tipico della condizione umana: ha la sensazione, l'Uomo di condividere con gli dei, l'Uomo, il potere dell'infinita creatività, e, insieme, è schiacciato dal pensiero delle conseguenze delle sue azioni.
Un Dio annichilito, catturato dalla tela dei vincoli e delle leggi da lui stesso create.
Un Angelo luminoso, nato per le grandi altezze, e un ragno famelico che si ciba di se stesso.
Come siamo strani: aguzzini di noi stessi usiamo i nostri poteri per impedirci di volare.
Per impedirci di essere felici.





"Trovare giustificazioni non ti porterà cammelli in dono", diceva il Mullah Nassr Eddin, ma la mente ha il demoniaco potere di giustificare sia le azioni, sia  i blocchi che le impediscono, le azioni.
Quando la speranza di liberare, in un futuro possibile, i nostri desideri autentici e le nostre possibilità creative si scioglie nel fiume del Tempo esplode l'angoscia.
Brutta storia: non soddisfiamo i nostri bisogni più profondi per paura delle conseguenze del nostre agire e questo ci procura angoscia.
Al tempo stesso se abbiamo sacrificato la nostra felicità, per esempio, per rispettare i bisogni di persone che amiamo, o "dovremmo amare", può nascere un'insana avversione per i nostri cari, causa di sensi di colpa e ulteriore fonte di angoscia.
In passato ho avuto a che fare con persone, soprattutto donne devo dire, che vivono l'angoscia come una condizione naturale.
Spesso reagiscono indossando i panni dell'eroe [ ché di fatto lo sono, eroiche] indossano scudo e corazza, brandiscono la spada e si gettano stoicamente "contro  i colpi e i dardi dell'avversa fortuna".




In costoro l'angoscia diviene quasi una ragione di vita. e sin sentono gratificate  dall'idea di star facendo il proprio dovere, di lottare per il bene e il giusto.
Alla lunga, però la rinuncia alla gioia stringe il cuore in una morsa di gelo e le azioni più nobili (o che tali appaiono) generano infelicità.
Nei guerrieri dell'Angoscia e in chi li ama.
Vivere nell'Angoscia è devastante, da ogni gesto, ogni sorriso, ogni parola prima o poi emerge il sapore acre della morte.
Sarebbe bello spazzar via l'Angoscia dalla mente di chi amiamo.
Ma come fare?
Io non sono un medico né uno psicologo.
ma lavorando sul corpo mi sono fatto delle idee che forse potrebbero avere una loro utilità.
Questo coso qua sotto è il diaframma toracico.




Di solito si considera un muscolo, ma non è proprio esatto.
È una struttura complessa.Al centro, quella roba bianca che sembra il grasso della bistecca, c'è una zona tendinea chiamata “centro frenico” perché ci arrivano i nervi frenici, responsabili del suo movimento.
Dal centro bianco nascono delle fibre che vanno a formare tre diverse fasce muscolari: la prima (sternale) si attacca, in avanti alla “punta inferiore” dello sterno.
La seconda (costale), si infila tra le ultime sei costole (quelle che “nascono” dalle ultime sei vertebre dorsali).
La terza (lombare) si allunga in due “pilastri” di lunghezza diversa (il destro è più lungo del sinistro) che si ficcano nei dischi della seconda terza e quarta vertebra lombare.




Il bisteccone, che quasi sempre ci immaginiamo come una lamina o una fascia orizzontale  ha invece la forma di un elmo antico, un po' asimmetrico. 



La parte (cupola) destra che preme sul fegato è più alta della parte sinistra , che sotto di sé ha invece lo stomaco e la milza, più mobili del fegato.
Quando si inspira normalmente le due cupole si abbassano comprimendo gli organi dell'addome e dando l'impressione di un allargamento dell'addome.
Quando si espira le cupole si alzano e l'addome si rilassa
Il diaframma toracico oltre che a fegato, stomaco e milza è collegato direttamente a pericardio, sacco pleurico, peritoneo, duodeno, colon, ghiandole surrenali, reni e pancreas.
Non occorre essere medici per intuire che un suo cattivo funzionamento ha pesanti ripercussioni su tutto l'organismo.
Ma perché il diaframma funziona male?
Una cosa che molti non sanno è che il feto, nella pancia della mamma, non respira con i polmoni, ma con il cordone ombelicale che è un tubo legato alla placenta.
Dentro il tubo ci sono vene e arterie (tre in tutto, due in alcuni casi) che portano ossigeno e cibo direttamente nel corpo del bambino ed eliminano i rifiuti.


C'è un sistema circolatorio diverso dall'adulto.
Banalizzando si può dire cuore (che lavora a regime ridotto, diciamo al 40% delle sue possibilità) e polmoni ( che sono collassati) vengono bypassati mediante tre valvole (che si chiamano, credo, “dotti”) che verranno rese inoperose dopo la nascita.
Il diaframma che fa durante la respirazione prenatale?
Niente.
(In realtà forse per allenarsi il feto ingoia ogni tanto del liquido amniotico e lo dirige ai polmoni.... ma è poca roba, pare).
Subito dopo la nascita il cordone viene tagliato e annodato, la placenta non distribuisce più ossigeno e alimenti nel corpo e al bambino manca improvvisamente l'aria.
Benvenuto al mondo!
Abituato a sentire l'energia fluire liberamente dall'addome il bambino irrigidisce il diaframma nella posizione più alta possibile.
E' questo il motivo per cui un tempo, e qualche volta ancora oggi, gli si dava una sberla sulla schiena: per aprire i polmoni e far scendere forzatamente il diaframma.
Ecco la radice “antica” del suo cattivo funzionamento!
Il diaframma viene collegato alla paura di morire, all'angoscia, alla mancanza di aria e più si ha la paura di non respirare più si tende ad alzare le due cupole che premono sui polmoni, schiacciandoli, e sul cuore.

In teoria, mutando la tecnica respiratoria l'angoscia dovrebbe scemare.
Nella respirazione taoista, ad esempio, si  cerca  di mantenere le due cupole del diaframma nella posizione più bassa possibile, sia in inspirazione che in espirazione, in modo da eliminare o attenuare il riflesso dell'angoscia originaria.
Credo che la chiamino Respirazione Prenatale o Respirazione Paradossale.

 





Respirare come un feto.
Tornare nella condizione di PRIMA DELLA NASCITA significa riavvicinarsi allo stato naturale, alla condizione che in India è assimilata alla realizzazione.
Non è un caso che, nei Veda, uno degli appellativi del Brahman sia proprio "IL SENZA ANGOSCIA".
Imparare la "respirazione sottile" non  è difficilissimo: basta sapersi ascoltare e soprattutto amarsi.
Chi non si ama non potrà mai amare gli altri.
Non potrà mai amare la vita.
Riscaldare i cuori inverno e far deporre le armi ai "Guerrieri dell'Angoscia" è impresa ardua.
Lo Yoga e le tecniche Taoiste da sole non bastano.
Se si vuole aiutare chi rifiuta la vita occorre per un po' portare la sua croce e mostrargli con dolcezza, la Via della Gioia.

lunedì 14 marzo 2016

I NOVE MANDALA DELLO SRI YANTRA



l’Onda della Bellezza” (Saundaryalaharī) è un libricino di 100 paragrafi (śloka ) diviso in due sezioni: la prima formata da 41 śloka (o 35 secondo alcuni commentatori) è chiamata Ānandalaharī ("Onda di Beatitudine") ed è la cronaca della realizzazione di Śaṇkara attraverso la pratica degli insegnamenti tantrici ricevuti dal suo maestro,Gaudapadacarya. La seconda sezione, la Saundaryalaharī vera propria, formata da 59 śloka (o 65 secondo alcuni), è invece il resoconto del cambio di percezione della realtà che fa seguito alla realizzazione,dello stupore che nasce dalla visione della Dea, ovvero dalla trasfigurazione dell'intera manifestazione in Bellezza.  
Ad ogni versetto del Saundaryalaharī sono collegati una posizione, un gesto, un asterismo (una configurazione astrale) ed un diagramma. Al Kadi mantra (paragrafo 32) si accompagna lo Śrī Yantra, un maṇḍala, complicatissimo attraverso il quale viene  trasmessa la Śrī Vidyā (“CONOSCENZA SPLENDENTE”), ovvero la visione dei fili segreti che legano  le posizioni dell’Amore e le sillabe dell’alfabeto,  alla natura ultima della materia e del Cosmo.Se osserviamo l’immagine bidimensionale dello Śrī Yantra (è facile trovarla nei libri di filosofia orientale e appesa alle pareti di scuole e centri di yoga) per prima cosa rimaniamo colpiti dalla sua complessità:


                         


Fig. 1  - Śrī Yantra



A prima vista l’incrocio dei triangoli, nella parte centrale della figura, è inestricabile e pare difficile rintracciarne la logica compositiva,  ma se si osserva con attenzione si vedrà che la strana figura è formata da 9 triangoli, quattro con il vertice in alto, detti “Triangoli di Fuoco”






Fig. 2. I 4 Triangoli di fuoco





e cinque con il vertice in basso detti “Triangoli d’Acqua”.



Fig. 3. I 5 Triangoli d’Acqua





Gli altri triangoli sono prodotti dalle intersezioni dei 9 triangoli principali. Il primo riferimento che possiamo trarre dallo Śrī Yantra è astronomico: ogni angolo dei quattro Triangoli di Fuoco rappresenta una delle dodici fasi solari (mesi), e le dodici costellazioni principali, ogni angolo delle cinque figure con il vertice in basso rappresenta invece una delle 15 fasi lunari, più il centro che è sia la Luna Piena che la luna Nera. Le altre figure (i triangoli che si formano dall'intersecarsi delle linee, i petali dei due fior di loto, le "mura esterne") vanno poi a rappresentare una moltitudine di divinità ed eventi cosmici. Ogni punto,ogni linea dello Śrī Yantra, è una Dea impegnata, di solito, in pratiche erotiche. Tradizionalmente il “Diagramma Splendente” viene  diviso in 9 parti dette “maṇḍala”, "cakra"o “avarana”, considerate le dimore di nove Dee e nove yogini diverse, che svolgono la funzione di Signore  e Governatrici della Casa, e di uno stuolo di esseri divini al loro servizio.Il primo maṇḍala è la cornice esterna (anzi “ le cornici”, che va considerata divisa in tre), che simboleggia sia la manifestazione grossolana, sia il risultati, sul piano fisico, della pratica tantrica.




Fig. 4. Primo maṇḍala: Trilokya Mohana Cakra
 Cakra del Topazio. Rappresenta i 3 mondi (veglia, sogno, sonno profondo) e la possibilità di sciogliere i veli dell’Illusione. La “Signora della Casa” è TRIPURA, la  'governatrice è la Yogini Prakata. Il Mantra  è AṂ ĀṂ SAUḤ L’unità di tempo tempo è di 24 minuti (360 respiri).




Il secondo maṇḍala è invece il fiore di loto a 16 petali, collegato alle 16 nitya e alle sillabe inscritte nel cakra della Gola, che vengono considerate le madri della manifestazione fisica.




Fig. 5. Secondo maṇḍala – Sarvash Paripuraka Cakra. Cakra dello Zaffiro. È legato alla realizzazione di tutti i desideri. La Dea è Tripureshi, la governatrice è Gupta Yogini.
L’unità di tempo è tre ore (2.700 respiri) Il mantra è AIṂ KLIM SAUḤ






Il terzo è il loto ad 8 petali, dove dimora un  gruppo di Dee chiamate anaṅga, parola che significa "SENZA MEMBRA", “INCORPOREO”, ed uno degli appellativi del Dio del Desiderio, kāma. I nomi di queste dee sono, se possibile, ancora più imbarazzanti di quelle del cakra della gola, soprattutto se si fa riferimento alla letteratura erotica indiana: anaṅgakusuma, ad esempio, che potremmo anche tradurre con "FIORE DI FUOCO"  rappresenta il sentimento/energia che genera l'erezione, anaṅga mālinī è l'energia che scatena le orge, anaṅga veginī è l'energia che fa emettere, copiosamente e velocemente, i fluidi vaginali (vega indica sia lo sperma che il fiume).



Fig. 6. Terzo maṇḍala - Sarva Sankshobhana Cakra. Cakra del Crisoberillo (Occhio di Gatto). L’estasi dei sensi. La Signora è tripurasundari. La Governatrice Guptatara yogini. L’Unità di tempo è il giorno (21.600 respiri). Il Mantra HRĪṂ KLĪM SAUḤ





Il quarto maṇḍala è invece costituito dal cerchio dei 14 triangoli che rappresentano i “14 mondi” e le 14 nāḍī principali del corpo umano[1].






Fig. 7. Quarto maṇḍala, Sarva Subhagya Dayak Cakra. Cakra del Corallo. La Dea è Tripura Vasini. La Governatrice Sampradaya Yogini.La forma che presiede la Devi è Tripura Vasini. L’unità di tempo sono le 24 ore. Il Mantra HAIṂ HKLĪM HSAUḤ






Il quinto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli esterni”. Le Dee che dimorano in questi triangoli sono collegate alle energie della manifestazione grossolana[2], ovvero l’aspetto evidente dei dieci vayu, o venti, che circolano nei canali sottili.






Fig.8. Quinto maṇḍala, Sarvarth sadhaka Cakra. Cakra della Perla. La Dea è Tripurasri. Le yogini si chiamano Kula Yogini. L’unità di tempo è il giorno lunare (Tithi) dalle 19 alle 26 ore. Il Mantra è HSŚOUṂ HLĪSSKHLOUṂ HSSOUḤ





Il sesto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli interni”. Qui dimorano le dieci Dee dei Fuochi vitali,[3] ovvero l’aspetto sottile dei dieci vayu.




Fig. 9. Sesto maṇḍala, Sarva Raksakara Cakra
Cakra di Smeraldo La Dea è Tripura Malini. La Governante Nigarbha Yogini.
Ll’unità di tempo è il Paksha ,i giorni lunari che intercorrono tra la luna piena e la luna nuova.
 Il mantra è HRĪṂ KLĪṂ BLEṂ




Il settimo maṇḍala è quello formato da 8 triangoli ognuno dei quali è la dimora di una delle 8 “Piccole Madri della Parola”, coloro che rendono esprimibili e udibili i suoni degli otto gruppi di sillabe (le abbiamo già conosciute: Vaśinī- vocali, Kāmeśvari- consonanti gutturali, Modini – consonanti palatali,Vimala –consonanti linguali, Aruṇa – consonanti dentali, Jayini – consonanti labiali, Sarveśvari - semivocali, Kaulini - sibilanti).




Fig. 10.  Settimo maṇḍala Sarva Rogahara.Cakra
Cakra del Diamante. La Dea è Tripura Siddhamba. La Yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è il mese. Il Mantra è  HRĪṂ ŚRĪṂ SOUḤ




L’ottavo maṇḍala è il triangolo centrale.I lati rappresentano  i primi suoni emessi dalla Dea (A, I, U), nell'atto di generare le sillabe  dell'alfabeto, e sono chiamati Vāma , o Mahā kāmeśvarī," GRANDE SIGNORA DEL DESIDERIO", Raudrī, "COLEI CHE ACCENDE I FUOCHI" (detta anche mahābhagamalinī , “La Grande Dea che fa Ghirlande con la vagina ") e Jayeṣṭa o Mahāvajrāīśvarī, dove vajrā  indica una particolare abilità della Dea: quella di rendere il pene del suo Sposo duro e resistente come un pilastro. Come abbiamo visto queste tre dee sono identificate con i tre fiumi sacri che “portano a valle” le sillabe dell’alfabeto:Il lato di sinistra  del “Triangolo del Desiderio”è il fiume Sarasvatī, ovvero la Dea Vāma, il lato di destra è il fiume Ganga, la Dea  Raudrī,il lato orizzontale è infine, il fiume Yamuna, la Dea Jayeṣṭa.





Fig.11. Ottavo maṇḍala Sarva Siddhiprada Cakra.  
La Dea è Tripuramba. La yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è la stagione. Il mantra HSRAIṂ ḤSRKLIṂ ḤSRSAUḤ



Il maṇḍala  più interno, il nono, è  il punto centrale, bindu, e simboleggia il fermo immagine  dell’ Isola delle Gemme, con la Dea seduta innanzi al corpo senza vita dello sposo. Il bindu viene considerato la dimora di kāmala-amba-jayati, la "TRIONFANTE MADRE LIBIDINOSA".




Fig. 12. Nono  maṇḍala. Sarvanandamaya Cakra[4].
 Cakra di Rubino La Dea è Maheshvari Mahatripurasundari. La Yogini Rajarajesvari. 
L’unità di tempo è l’anno. Il mantra è KA E Ī LA HRĪṂ




L’insieme delle due figure, il trangolo e il punto, è la rappresentazione bidimensionale del Lingam, o Yoni Lingam, “il Pene del Dio che emerge dalla Vagina della Dea”.






[1] Le  Dee del Cerchio dei 14 Triangoli sono : 1.Sarvasmkshobhini devi, 2.Sarvavidravini devi, 3.Sarvakarshini devi, 4.Sarvaahladini devi, 5.Sarvasammohini devi, 6.Sarvasthambhini devi, 7.Sarvajrumbhini devi, 8.Sarvavashankari devi
9.Sarvaranjani devi, 10.Sarvonmadini devi, 11.Sarvarthasadhika devi, 12.Sarvasampattipurani devi, 13.Sarvamantramayi devi, 14.Sarvadwandwakshayankari devi.

[2] 1.Sarva Siddhiprada devi, 2.Sarvasampatprada devi, 3.Sarvapriyankari devi, 4.Sarvamangalakarini devi, 5.Sarvakamaprada devi, 6.Sarvadukhavimochini devi, 7.Sarvamrityuprasamani devi, 8.Sarvavighnanivarini devi, 9.Sarvangasundari devi, 10.Sarvasoubhagyadayini devi.
[3] 1 Sarvagya devi, 2.Sarvashakti devi, 3.Sarvaswaryapradayini devi, 4.Sarvagyanamayi devi,
 5.Sarvavyadhinivarini devi, 6.Sarvadharaswarupa devi, 7.Sarvapapahara devi8.Sarvanandamayi devi, 9.Sarvarakshaswarupini devi, 10.Sarvepsitaphalaprada devi


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