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mercoledì 6 febbraio 2019

LA GRAZIA DELLA DEA E IL VELENO DELLA MORTALITÀ





"Non c'è più giorno per me, né notte.
Ho ridato il sonno a Colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
Amo la Tua oscura bellezza
il battito del Tuo cuore, i capelli arruffati,
Ti amo e ti venero"
                 (Ramprasad Sen)


Il sorriso della Dea è la GRAZIA, l'energia sottile che muta la percezione.
Ciò che vedi lo vedi con gli occhi della Dea. 
Ascolti con le Sue orecchie. 
Senti con la sua pelle.
Il tuo corpo cambia, e così lo spazio.
Ogni gesto si fa danza.
Pare più morbido il corpo, fluido.
Come acqua che scorre.
Ogni gesto, ogni āsana sono preghiere dedicate alla Dea.
La dimensione del Tantra è tattile. 
Una carezza interiore, un fremito sotto-pelle.

Abhinavagupta parla di effervescenza, la sensazione che milioni di bollicine di champagne tentino di uscire dai pori della pelle.
Sensazione  tattile, ma dal tatto, dall'aria, Il sorriso della Dea si diffonde nel corpo e nella mente e si entra in una dimensione altra, nello stato di sogno.
Non si tratta di una metafora! Lo stato di sogno è il territorio delle energie sottili. Tutto è vibrazione nell'universo. 
Anche pensieri, parole, immagini oniriche.
Prima di accedere allo stato di sogno occorre essere ben centrati stabili, ché un suono improvviso può farsi lama che dilania la carne e la mente, e un'emozione fossile,  una gioia rifiutata o un'offesa involontaria, può mutare il sogno in incubo. Nello stato di sogno esistono leggi diverse dallo stato di veglia. Prima di cercare il sorriso della Dea occorre sapere il gioco delle cinque energie, e quello del Sole e della Luna interiori. 
La Luna, le nāḍī di sinistra, sono il Corpo di Sogno, l'aspetto emotivo. Il Sole, le nāḍī di destra, sono la misura, il ritmo. I petali dei cakra sono le nāḍī principali, le più facilmente per-cettibili, ma quando si lavora nel sogno, improvvisi emergono i marici, i raggi della creazione, la voce delle stelle.
I raggi della creazione sono infinitamente potenti. Possono donarci l'amṛta,  e farci uno con l'Universo, ma non si deve dimenticare che l'amṛta, l'elisir dell'Immortalità, si accom-pagna allo halāhala, il veleno supremo. Il Fuoco che dà luce è lo stesso che divora.
Che il praticante, alla ricerca del Sorriso della Dea, ricordi sempre il Mito dell'Oceano di latte: si racconta che quando Dei ed Āsura si misero a zangolare l'Oceano di Latte alla ricerca dell'Elisir dell'Immortalità, improvvisi si levarono i fumi del Veleno della manifestazione. Caddero a terra, gli uni e gli altri,  in preda al terrore della morte. Brahma chiamò Śiva in soccorso, e il Nataraja, senza pensarci due volte, inghiottì l'halāhala, veleno troppo potente anche per lui. Sarebbe morto, il Dio Śiva, ma la Dea, Pārvatī ,  gli strinse la gola e poi, in forma di Tārā, lo trasformò in un neonato e lo allattò, salvando lui e il mondo manifesto. Dal mondo di sogno il veleno si può fare parola e immagine, e rendere surreale il mondo di veglia...Attraverso canali energetici squilibrati, troppo "aperti", può impossessarsi della mente. Se accade che ogni gesto, ogni pensiero si rivolga alla Madre.
Solo il  suo sorriso, il latte del suo seno ridanno vita. 

È la Maternità ad indicare la via per l'immortalità.

martedì 26 aprile 2016

LA SERIE RISHIKESH E LA LINGUA PERDUTA DEI VEGGENTI - IL MIO SECONDO LIBRO








Nel mese di maggio uscirà per le Edizioni Aldenia, il mio secondo libro, "Hatha Yoga, la lingua perduta dei Veggenti",con la prefazione di Malcolm Bilotta.
Nelle 200 e rotte pagine tratto vari argomenti: racconto dei miei primi contatti con l'India, negli anni '70, delle esperienze fatte in questi anni con Yoga.it e il Gruppo Yoga Vedanta, dei rapporti,, a volte sorprendenti tra l'astronomia/astrologia vedica e lo Yoga, ma il tema principale è la serie di Rishikesh o serie Shivananda. Si tratta una coreografia, basata su dodici asana (ma esistono versioni anche a dieci asana, credo le citi Van Lisebeth, anche se, secondo gli studi che ho fatto, la serie di Rishikesh "deve" essere una sequenza di dodici posizioni... ), proveniente dagli insegnamenti dello yoga Himalayano, diffusa in Occidente da Sivananda e dai suoi allievi .

La versione più famosa della serie Rishikesh è quella di Swami Vishnudevananda, il discepolo che Shivananda mandò alla fine degli anni '50 negli States per divulgare il suo yoga e gli insegnamenti vedantici (Shivananda è legato allo Shankaramath di Sringeri) ed è quella che propongo nei miei stage:

1 - Sirshasana (verticale sulla testa) 




2 - Sarvangasana (candela)




3 - Halasana (Aratro)




4 - Matsyasana (Pesce)







5 - Paschimottanasana (allungamento della schiena in avanti da seduti)




6 - Bhujangasana (Cobra)




7 - Shalabasana (Locusta) o Ardha Shalabasana (mezza Locusta)





8 - Danurasana (Arco)



9 - Ardha Matsyendrasana (Torsione della colonna)


10 - Kakasana (Corvo)



11 - Trikonasana (Triangolo) con passaggio in Uttanasana (posizione estesa della schiena in piedi)












12 - Savasana (Posizione del cadavere)



[ le foto degli asana sono  di Francesca Proietti ]

Vishnudevananda era amico ed insegnante dei Beatles, di Peter Sellers e fino al 1993 se ne è andato in giro a piedi o in aereo, per spargere il verbo suo e del suo maestro: l'illusorietà delle barriere.

"Non esistono barriere né fisiche né culturali, diceva lo Swami,basta cambiare prospettiva per comprenderlo"

Mi sta simpatico Vishnudevananda.
E' uno che ci ha sempre messo la faccia.



Credeva che le guerre fossero un'idiozia e fino alla morte (1993) se ne è andato in giro a spargere fiori dove si combatteva (dall'Irlanda del Nord alla Palestina).





Negli Stati Uniti era lo Yogi dei Vip ( come Iyengar lo è stato in Europa dopo aver curato la Regina Madre del Belgio), e questo ha portato ad una diffusione eccezionale della serie da lui proposta.

L'insistenza del suo insegnamento sulla verticale sulla testa è una cosa che mi ha sempre colpito.

Bisogna considerare che per lui lo stare molto in sirsasana, la verticale sulla testa, aveva un intento didattico: voleva insegnare, come insegnò a John Lennon negli anni '60, che un semplice cambio di posizione può condurre ad un cambio della mentalità.




Lavoro con il corpo da una quarantina di anni, per undici anni ho curato la preparazione fisicadi attori e danzatori disabili e ho seguito la riabilitazione di alcuni anziani provenienti dalla frattura del femore ed altri malanni, e devo dire che qualche dubbio sulla validità di cominciare una sequenza con la verticale sulla testa devo dire che ce l'ho.

E ho anche dei dubbi sulle sequenze prefissate: gli asana sono lettere dell'alfabeto della lingua degli dei e ogni praticante deve per prima cosa, scrivere il "suo vero nome".

Deve, cioè, trovare quelle posizioni che in lui scatenano effetti positivi e modificazioni sostanziali del corpo e dello stato mentale.

Prima di assumere la posizione di equilibrio sulla testa, poi, sarebbe meglio prendere confidenza con cosiddetta candela, in modo da preparare il delicato equilibrio delle vertebre cervicali necessario alla posizione sulla testa, e curare, nelle posizioni in piedi, l'allineamento e l'integrazione delle varie "cerniere".

Ma, a parte la verticale sulla testa come prima posizione, la serie Rishikesh (o "serie Shivananda") dal punto di vista della preparazione fisica è abbastanza "squilibrata".

Eppure "FUNZIONA" .

Quando, tra gli anni settanta e gli anni ottanta ho praticato assiduamente la serie Rishikesh,
la mia attenzione era rivolta soprattutto alla maniera di legare le posture tra di loro con passaggi fluidi ed eleganti.

Alla fine, aggiungendo varianti sempre più complesse, l'avevo trasformata in una coreografia, con movimenti acrobatici di una certa difficoltà, assai bella da vedersi, ma in un certo senso fine a se stessa.

Da quando, quest'anno ho cominciato ad insegnarla ai miei allievi mi sono reso conto delle potenzialità dei dodici "esercizi" e di quelle implicazioni posturali, energetiche e simboliche, che praticando da solo non avevo apprezzato a pieno.

Dopo le lezioni, basate su una serie di esercizi di avvicinamento ad uno/due asana per volta, gli effetti positivi sono immediati in tuttie riguardano soprattutto la postura e una generale sensazione dibenessere, ma in coloro che hanno esperienze di Kundalini yoga o di Qi Gong è evidente, dopo le lezioni, un aumento delle capacità di percepire le energie sottili.

Credo che questa serie, divenuta routine, e quindi abitudine, in parecchie scuole di Yoga, nasconda dei piccoli grandi segreti e credo anche che possa essere una delle chiavi per comprendere che lo Hatha Yoga non è solo una salubre ginnastica, ma "la lingua perduta dei Veggenti" 


lunedì 18 aprile 2016

LA SPAVENTEVOLE SIMMETRIA DEL CORPO UMANO






"Tyger! Tyger! Burning bright

In the forests of the night:

What immortal hand or eye

Could frame thy fearful symmetry?"






Mi sono portato dietro questi versi di William Blake per anni.
Intendo fisicamente: li avevo scritta sulla prima pagina di un quadernino a quadretti.

Ci disegnavo sopra le ossa, la colonna vertebrale, soprattutto.

La disegnavo e ci meditavo su, cercavo la corrispondenza tra quei disegnini e le mie ossa, una qualche sensazione fisica, la conferma della possibilità di vedere il corpo dal di dentro. e più mi "conoscevo" e più pensavo che la simmetria del corpo umano è veramente "spaventevole".

La forma delle ossa mette a nudo le segrete corrispondenze tra gli arti, il bacino, il cranio, come se il nostro corpo fosse un anagramma visivo opera di uno scultore surrealista.

L'analogia della forma dell'osso SFENOIDE e del BACINO, ad esempio, mi sembrava nascondesse un messaggio di un qualche dio burlone o di uno scienziato alieno con la fissa dell'enigmistica.






L'osso Sfenoide è quello che dà la forma alla nostra faccia e il bacino ne disegna un'altra, di faccia.

Sotto l'ombelico.




Deliri, probabilmente.

Però la "spaventevole simmetria" c'è e come, e con il respiro la si può "sperimentare".

Non solo con il respiro ordinario.

C'è una respirazione segreta o sottile, avvertono i testi tantrici e taoisti.

Per gli alchimisti, gli osteopati e i terapeuti di craniosacrale corrisponde alle "MAREE" dell'Acqua di Vita, il liquido cerebro spinale.

Il nostro cervello produce un liquido, acqua cristallina, che riempie il cranio, inumidisce gli occhi e trasporta nel corpo, attraverso la colonna vertebrale, i neuro ormoni (endorfine, seratonina ecc. ecc.).

Ci sono almeno tre cicli di emissione detti:

RITMO CRANIOSACRALE (6 - 12 CICLI AL MINUTO).

MAREA MEDIA (3 CICLI AL MINUTO)

MAREA LUNGA (1 CICLO OGNI 100 SECONDI O PIU')

che rappresentazione la RESPIRAZIONE PRIMARIA DEL CORPO UMANO.

Durante le onde di marea tutto il corpo si muove, come se gli organi fossero pesci e alghe.

Le ossa del corpo sono di due tipi PARI e IMPARI.

L'osso sfenoide ad esempio è impari, e così lo sterno, il sacro, le vertebre e tutte le ossa dell'asse centrale dello scheletro.

Le costole, le ossa delle braccia, delle gambe ecc, sono pari, nel senso che che sono coppie di "ossa gemelle".

Le ossa "laterali", pari, durante la INSPIRAZIONE, ruotano delicatamente verso l'esterno e durante la ESPIRAZIONE ruotano verso l'esterno.



Le ossa dell'asse centrale, Impari, durante la INSPIRAZIONE si flettono e durante la ESPIRAZIONE si estendono.



Diventare sensibili al movimento naturale delle ossa, significa entrare in contatto con il PROPRIO PRINCIPIO VITALE.

Se riportiamo questi concetti allo Hatha Yoga o a qualsiasi tecnica del movimento si vedrà che:

1) LA CONOSCENZA ANATOMICA E' ESSENZIALE.

2) IL MOVIMENTO, PER ESEMPIO, DI UN ARTO NON PUO' NASCERE (NELLO YOGA, NEL QI GONG, NELLA DANZA) DALLA VOLONTA' COME INTENDIAMO DI SOLITO, MA DALL'ASCOLTO.

Di fronte all'Onda,la volontà del marinaio, o del nuotatore, si esprime nel lasciarsi andare al momento giusto.

Non si può lottare con la violenza del libeccio, ci si può solo arrendere al suo ritmo, comprenderlo.

Se nell'assumere un asana muovo le braccia verso l'esterno nella FASE ESPIRATORIA della marea del liquido cerebrospinale (il LIQUOR) o estendo la colonna vertebrale nella FASE INSPIRATORIA vado contro al ritmo naturale del mio corpo, e non riuscirò mai a sperimentare i reali effetti della posizione.



Il Movimento Naturale che nasce dall'ASCOLTO INTERIORE, è sembre morbido, elegante, fluido.

Come il balzo di una tigre.




mercoledì 13 aprile 2016

GUARDARSI DENTRO - LA COSCIENZA DEL PENE

Illustrazione di Laura Nalin


Guardarsi dentro per noi significa osservare, giudicare, analizzare i pensieri, le emozioni, i desideri e tutto quello che consideriamo interiorità.

Così quando leggiamo nei testi cinesi o indiani, la descrizione, di dei, palazzi o città interiori, automaticamente pensiamo a simboli di processi psichici. a immagini di sogno, ad allucinazioni.
E se così non fosse?

Leggo ne "IL SEGRETO DEL FIORE D'ORO", traduzione di R. Wilhelm (pag. 118 dell'ed. Boringhieri):

" Non occorre far altro che far cadere la luce nell'udito[...]. Si tratta di del risplendere proprio della luce oculare. L'occhio guarda solo all'interno e non verso l'esterno. percepire un chiarore senza guardar fuori, questo è sguardo interiore".

Si tratta di un libro di meditazione, indirizzato agli adepti di una setta taoista, ristampato in un migliaio di copie, negli anni '20 e finito chissà come nelle mani di Wilhelm, amico e collaboratore di Gustav Jung.




"IL SEGRETO DEL FIORE D'ORO" è un libro sorprendente, per varie ragioni.

Prima di tutto l'autore, un tale Lu Tzu, non fa alcuna differenza tra buddhismo, taoismo, confucianesimo, Yoga, o  Qi Gong ... Per lui è la stessa zuppa, uguale uguale: cambiano solo i nomi degli ingredienti.

Poi dà un sacco di indicazioni pratiche sul come sedersi, dove posare lo sguardo (sulla gobbetta del naso, non sulla punta), quanto abbassare le palpebre (deve filtrare giusto un raggio di luce) e così via.

Indicazioni estremamente pratiche.

Se si prende così come è scritta la frase

"[...] L'occhio guarda solo all'interno e non verso l'esterno. percepire un chiarore senza guardar fuori, questo è sguardo interiore"

pare proprio che parli del guardarsi dentro, ma mica nel senso dell'autoanalisi.

Possibile che i taoisti conoscessero il modo di usare gli occhi per vedere cosa c'è nella testa?

Possibile che l'uomo abbia la possibilità di autoradiografarsi?

Se così fosse le migliaia e migliaia di brillanti interpretazioni esoteriche e psicanalitiche dei simboli taoisti e tantrici rischierebbero di fare una brutta fine.
Il palazzo di giada, il terzo occhio, Kundalini potrebbero non essere (solo) simboli di stati mentali o frutto di alterazioni percettive, ma i nomi di organi del corpo e di processi fisici che si innescano attivando quegli organi.
Che gli indiani e i cinesi dei tempi andati non avessero nessun problema a sezionare corpi umani è un dato di fatto: è insensato supporre che conoscessero l'anatomia e le funzioni degli organi almeno quanto noi"moderni"?
Ho cercato le immagini del sistema nervoso centrale su Google e ho finto di immedesimarmi in un ricercatore di mille o duemila anni fa.

Nella forma di ghiandole ed organi ho riconosciuto animali marini, mostri, creature antropomorfe, stelle, pianeti e simboli religiosi.

Come se l'universo intero fosse dentro di noi.

Questo qua, ad esempio è il cervelletto


Non sembra un animale marino o una specie di vagina cosmica?

E questi qua sotto sono l'Ippocampo, sede della memoria, e il cavalluccio marino




la somiglianza è impressionante.



E l'Amigdala, dove nasce la paura, che in greco vuol dire mandorla?



Se vista nel suo luogo naturale, ai lati del talamo, non ha veramente un aspetto inquietante?



La mia professoressa di chimica organica negli anni '70 ce la menava sempre con la Filogenesi e l'Ontogenesi, cioè con il filo rosso che lega lo sviluppo dell'embrione all'evoluzione della specie: il feto che somiglia a un'ameba, un pesce, un serpente e via discorrendo.

Questa è una storia diversa: guardo dentro il corpo e ci vedo una comunità di creature viventi che lavorano insieme per dar forma e pensieri all'essere umano.

L'Universo sembra essere  in noi, fisicamente, e lo Yoga e le tecniche taoiste non sarebbero altro che la visione del mondo interiore.

Se vediamo  il nostro corpo come una comunità di esseri viventi che si muovono e lavorano per un fine comune, la vita, la maniera di intendere lo Yoga o il Qi Gong muta radicalmente.

Proviamo ad immaginare, per un attimo, che ci sia una città dentro di noi (un Universo è troppo complesso da visualizzare....), abitata da 10 o centomila persone. 

Ogni individuo avrà una sua fisionomia, un ritmo corporeo, dei pregi e dei difetti caratteriali,ma ci saranno degli eventi che annullano le differenze: una musica festosa, il vento di primavera, il tramonto o l'uragano, che spaventa, ma unisce.

I mantra, le posizioni, le mudra per gli abitanti della città-corpo non sarebbero altro che gli eventi che rinsaldano la comunità, spingendo gli esseri che abitano in noi a vivere in ARMONIA.

E qui sorge un problema: se "gli esseri che ci abitano" avessero la capacità di scegliere, di avere paura, di armonizzarsi con gli altri, non potremmo dire che ognuno di loro ha una propria coscienza?

Se così fosse i moti della nostra anima non sarebbero altro che la risultante delle relazioni che si stabiliscono trai nostri organi corporei...


Illustrazione  di Laura Nalin
LA COSCIENZA DEL PENE

Ma cosa è la coscienza.


Per la Psichiatria "è la funzione psichica che definisce e separa l'Io dal mondo".


Per lo Yoga è un po' la stessa cosa ed è dentro una roba chiamata Liṅga śārīra.

Di solito lo traducono con corpo sottile o corpo interno, ma non torna mica tanto.

E' vero, śārīra vuol dire anatomia, fatto di ossa e la traduzione "corpo" ci può stare, ma liṅga non vuole mica dire sottile, significa inequivocabilmente "pene".

Si possono usare termini meno impegnativi, tipo  organo di riproduzione maschile, arnese, membro, uccello, pisellino.... ma, la sostanza non cambia: per gli antichi indiani il "principio di coscienza" alloggia nel "corpo del pene".

Se prendiamo le parole per ciò che sono le fantasiose interpretazioni dei traduttori e degli eruditi svaniscono come la rena dei sogni, ma. oltre che imbarazzante, la spiegazione più semplice sembra anche la più assurda.

Cosa significa? Che  la coscienza sarebbe solo appannaggio dei maschi? E come interpretare l'impotenza? E l'erezione?

Forse è uno scherzo , o magari è un'imprecazione ("ma quale coscienza del c...!") presa da qualche idiota per un insegnamento esoterico.

O forse no.
Su wikipedia, alla voce Ipotalamo ho trovato questa animazione:


E' una mia impressione o quella specie di elmetto che sta sopra l'IPOTALAMO (la linguetta rossa) assomiglia terribilmente ad un glande?

Del resto i taoisti e i tantrici dicevano che lo sperma nasce in mezzo alla fronte, un'ipotesi bizzarra confermata dagli esperimenti sull'ipofisi fatti negli anni '50: se alle cavie di laboratorio si recideva un lembo della pituaria ("la perla" attaccata alla linguetta dell'ipotalamo), i maschi non non avevano più emissione di sperma e alle femmine si interrompeva l'ovulazione.

Quella specie di pene interiore, formato da talamo, ipotalamo, pituitaria.... , si appoggia sul tronco encefalico. e, come midollo, scende giù nella colonna vertebrale.

















Una cosa interessante è che sta in linea con il chiasma ottico, il punto in cui le immagini percepite dagli occhi invertono la direzione (le informazioni dell'occhio sinistro vanno all'emisfero celebrale destro e viceversa) ho cercato delle immagini e ne ho trovata una  interessante.














Non sembra lo Shiva Lingam?



















giovedì 31 marzo 2016

LA "GRAZIA" NEL TANTRISMO

"UNNAMED ENERGY" - dipinto di Laura Nalin 



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", Ed.Aldenia, Firenze 2015. Parte IV, Cap. 6.


 Abhinavagupta, parla spesso di "EFFERVESCENZA", una esperienza tattile collegata a ciò che possiamo definire  Grazia.
La Grazia nello yoga tantrico, viene avvertita come una “carezza divina”.
 La si percepisce come un formicolio o vibrazione sottopelle, che diviene sempre più profonda e sottile man mano che, tramite gli asana e la pratica della meditazione si sciolgono i blocchi psicofisici.

Le zone più sensibili sono la clitoride e il glande collegati direttamente ai cakra superiori mediante il canale energetico chiamato vajra nāḍī, che viene descritto “sottile come un capello” all’interno del quale è presente un altro canale detto citriṇī,“sottile come la tela del ragno”.

Quando nel rapporto sessuale, la stimolazione di clitoride e glande diviene fastidiosa o dolorosa, come accade spesso dopo l’orgasmo, significa che l’energia del desiderio (che è sempre e comunque Kuṇḍalinī) è risalita fino al cakra dell’ombelico per poi ridiscendere alla zona genitale.

E’ questo, per così dire, il percorso ordinario, naturale, di Kuṇḍalinī. Ogni volta che i sensi “entrano in effervescenza”, a causa dell’eccitazione, non solo sessuale, Kuṇḍalinī, viene risvegliata e sale al cakra dell’ombelico, ma se il corpo non è addestrato mediante la pratica yoga, tende naturalmente a ridiscendere verso il basso, a “riassopirsi”, per così dire.

Lo scopo degli esercizi psicofisici tantrici non è  tanto quello di ridestare la “Dea “ (presente come energia potenziale in tutti gli elementi della materia), ma “ aprire i cancelli” (la “decima porta”) o “ sciogliere i nodi” (granthi) che ne impediscono la “risalita” ai “piani alti”.

Il primo nodo o blocco è detto Brahmā granthi e anche se viene localizzato spesso sul glande  e sulla clitoride, corrisponde alla zona compresa tra l’ombelico e il pavimento pelvico. Brahmā granthi  è il nodo che "lega i primi tre cakra, quello cioè che impedisce di far risalire l’energia alla testa e al cuore.

A proposito di cakra: si leggono  e si ascoltano spesso storie sui cakra chiusi e sulle conseguenze che tale chiusura avrebbe sul corpo e sulla psiche.
Si organizzano addirittura dei corsi in cui si insegna ad aprirli nei modi più bizzarri. In realtà, per lo yoga, i cakra sono naturalmente aperti: se non lo fossero saremmo morti!

Casomai, nelle pratiche tantriche, i cakra andrebbero in un certo senso chiusi.

Un’altra credenza fantasiosa riguarda l’appartenenza dei cakra ad una qualche dimensione superiore, ad una realtà parallela o alla sfera metafisica: quello che chiamiamo corpo, nello Yoga, è l’insieme di Corpo (materia cioè carne, ossa, sangue ecc.), Parola (Le emozioni e le loro interazioni con i processi fisiologici ovvero respirazione, digestione ecc.), Mente (capacità di pensare, percepire, elaborare le percezioni ecc. ) se sostituiamo a Corpo/Parola/Mente le parole Materia, Energia e Coscienza riconosceremo questa triplice partizione in tutto ciò che esiste, dall'Universo alla singola cellula.

Ciò che chiamiamo illuminazione consiste nella comprensione/ realizzazione dell’identità fondamentale tra Materia, Energia e Coscienza, percepite come un unico flusso o Potenza, che nel tantrismo è detto Kuṇḍalinī, Śakti o, semplicemente Dea.

I cakra sono, anzi devono essere una realtà fisica, perché ogni fenomeno, secondo lo Yoga, per esistere, per essere riconosciuto come reale, deve essere “godibile”.
Più precisamente per essere “vero” un oggetto deve possedere  tre qualità:

- Asti, che significa Esistenza; - Bhāti, Splendore, Luce Interiore. - Priyam o Priya, Piacevolezza, possibilità di essere Goduto.

Un oggetto che non è conoscibile e di cui non si può godere, semplicemente non esiste.

In altre parole per il Tantra non c’è nessuna differenza sostanziale tra sfera fisica, psichica o mentale: ogni simbolo, pensiero o emozione deve avere una sua corrispondenza visibile e tangibile, se non l’avesse non esisterebbe.
I cakra sono una realtà fisica e sono localizzati nel corpo con estrema precisione.
Ogni plesso energetico dista dal successivo e dal precedente 12 dita, ovvero il palmo di una mano
aperta dal pollice al mignolo.

A partire dal primo, corrispondente al perineo, ad una distanza  di 12 dita troviamo l’osso pubico e la base dei genitali, poi, a dodici dita da questo, l’ombelico, quindi, il cuore, la gola, il punto tra le sopracciglia e il sincipite.

Ognuno dei cakra è formato da un centro (pericarpo) individuabile con un punto sull’asse centrale della colonna vertebrale e da una serie di canali (nāḍī) rappresentati come petali, ma che in realtà sono dei tubicini (“Canali Sottili”) nei quali scorrono energie la cui frequenza è, indicata dalle diverse sillabe dell’alfabeto sanscrito .

mercoledì 30 marzo 2016

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO - SAHAJOLI MUDRA

 Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO" - Ed. Aldenia, Firenze 2015, Parte II, Cap. IV e V.



ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

In un certo senso possiamo dire che, per lo yoga, l’ano ha la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo la fontanella anteriore(1) e i genitali la ghiandola pituitaria.
Ma, per far questo, il praticante dovrà avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. Accennerò adesso ad una pratica tradizionale di estrema importanza, Vajrolī mudrā.

Per praticare il tantrismo sessuale, come si è detto, è necessario avere una conoscenza non solo teorica dell’anatomia dell’ apparato genitale e del pavimento pelvico.

Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l’ano, la zona ischiatica e lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l’ano (tra la vagina e l’ano), si sente una cavità sottopelle che si può “attivare” con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.

E’ la zona della fascia pelvica  i cui muscoli principali sono l’elevatore dell’ano e  gli ischio-coccigei. L’elevatore dell’ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica). Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige  indietro durante l’evacuazione ed è “comandato” dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale.

Vajrolī mudrā, una delle pratiche preparatorie al rito sessuale, è una forma  di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico.
 Tecnicamente è un Bandha, parola che significa “benda”, “fascia”, e nello yoga indica la  contrazione di particolari catene muscolare. In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa  la pipì.

Nella  pratica vajrolī mudrā è collegata(2) ad altri due bandha:
mūla bandha che comporta la contrazione del perineo e asvini mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano.
Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 ho indicato i diversi punti di contrazione:


1 - vajrolī mudrā 
2 - mūla bandha 
3 - asvini mudrā



Fig.16 – Genitali maschili


Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. Se l’esercizio è ben fatto i testicoli si muovono verso l’alto e verso il basso seguendo le fasi respiratorie. Col tempo si riuscirà a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica  fino a farli rientrare, nel corpo.


SAHAJOLI MUDRĀ 

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo  jolayati  che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”.

La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica o piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio (!!!) con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsiglio vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti.




Fig.17 – Genitali femminili

 COME RICONOSCERE ED ISOLARE  I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E  DEL PERINEO

- Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l’alto) i muscoli dell’ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali.

- Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari.

- Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione si dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l’interno dell’ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari.

Il lavoro di “isolation” deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico. E per far questo è  indispensabile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle e, se possibile per riprodurle a mano libera. Disegnare le posizioni, le ossa, i muscoli è un buon metodo per attivare la capacità di visualizzare.


Note:
(1)  Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all’incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella  o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due  fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le  due fontanelle del  mastoide tra le  ossa occipitale, parietale e temporale

(2)  La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle  energie sottili)

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