12.25.2014

UN NATALE DIVERSO


“Per questo vi ammalate e morite, perché voi amate ciò che è ingannevole, ciò che vi ingannerà. Chi può comprendere, comprenda”.
Vangelo di Maria Maddalena – II sec.







Un Natale diverso, quest’anno.
Sono andato a trovare R. Ci sentiamo poco, ma  siamo amici da sempre..
Stessa scuola, stessa università stessa passione per il Teatro e la Danza.
Suo padre si sta spegnendo, piano piano.
Ho accompagnato R.  in ospedale.
Se fosse un film  sarebbe una scena di groppi in gola, preghiere e “parole pesanti come macigni”.
Ma non è un film e le parole pesano come macigni solo nei luoghi comuni.
Il vecchio è disteso sul letto. Non cammina, non mangia, respira a fatica.
Chiede un pezzo di formaggio con gli occhi che gli ridono.
Lo sa benissimo che non riuscirebbe a masticarlo.
R. lo solleva, gli sistema  un po’ i capelli, e gli mette in mano una forchetta bianca di stracchino e lui, il vecchio, si mette in posa, con la bocca aperta .
Pazzesco! Vuole  una foto per la moglie.
La madre di R. , invalida, sta a casa con la badante e il vecchio vuole tranquillizzarla, vuole che lei lo creda affamato e in via di guarigione.
Fanno due o tre scatti, poi il vecchio, stravolto per lo sforzo, si accascia, rantolando, sul cuscino giallastro.
Facciamo silenzio.
Nemmeno il silenzio è pesante.
La vita vera e i luoghi comuni vivono in mondi diversi.
Dopo qualche minuto il vecchio si rianima. Alza lentamente le mani  e le unisce in un gesto  di devozione.
O così sembra. Poi la mano sinistra si alza  di colpo e sbatte due o tre volte sul polso destro.
Ci sta cacciando.
 Forse vuole riposare, di certo vuole che R. vada dalla madre.
Ci avviamo a piedi verso la casa dei “vecchietti”, come R, chiama i suoi genitori.
Mi dice del lavoro che non c’è, del suo desiderio, “insano”, di fare un figlio.
Si… ha conosciuto una, parecchio più giovane, ma  è ancora innamorato della sua ex. 
Ride.
-“Lo sai  Pa’  no?.. che sono monogamo”-
Comincio ad essere preoccupato per la sua salute psichica: ma come?  Suo padre si sta spegnendo e lui ride e parla di donne?
Forse è così disperato da non rendersene conto, ma a guardarlo è difficile da credersi.
Sono confuso.
La morte, tra le esperienze umane, è la  più seria e spaventosa.
Cerchiamo sempre di evitarla, di volgere altrove lo sguardo per timore di venir risucchiati dall'angoscia
Trovo quasi sacrileghi il volto sorridente di R. e il suo scherzare con il padre.
O no?
E se fosse invece  quello il rapporto giusto naturale con la grande mietitrice?
Si dice sempre, nello yoga, che la morte fa parte della vita, che la morte non esiste, che la morte non è altro che una variante del sonno.
E poi quando tocca a qualcuno dei nostri cari mandiamo la filosofia in ferie e ci crogioliamo nel dolore.
Siamo arrivati a casa dei vecchietti.
R. mi abbraccia.

-“Buon Natale Pà!”-
-"Buon Natale"-





12.22.2014

RISCRIVERE I VANGELI: LA MADDALENA INCORONATA

Quando si leggono i testi biblici e si ascoltano gli insegnamenti religiosi, capita di trovare delle contraddizioni e delle bizzarrie.
Di solito qualcuno "che ne sa più di noi", interpreta contraddizioni e bizzarrie dal punto di vista teologico o simbolico o esoterico.
E se le spiegazioni non ci bastano, tira fuori il discorso della Fede.
-"Se hai fede credi, senza bisogno di prove, se vuoi prove sei come san Tommaso"-
Da ragazzino non è che la storia della fede mi convincesse molto, ma per non far brutta figura annuivo e facevo finta di capire.
Una cosa che mi colpiva all'epoca era l'eterna giovinezza della Madonna.
Se Gesù era morto a trentatre anni, mi dicevo, lei quanti ne aveva al tempo della crocifissione? Una cinquantina.
Eppure nei quadri e nei dipinti che mi facevano vedere, mi sembrava una ragazzina.
Si sa che  gli artisti si prendono sempre delle licenze, ma insomma.

Una delle rappresentazioni più stravaganti della Madonna secondo me  è quella della Pala di san Francesco, a Fabriano.



Si tratta di un dipinto su legno, a tempera e oro, di Carlo Crivelli.
Nella parte superiore c'è la Pietà.
Cristo è stato appena deposto e il suo corpo senza vita se ne sta tra Giovanni (a destra di chi guarda), Maria (al centro) e Maddalena (alla destra).
Crivelli sembra rispondere alla mie domande di bambino dipingendo la Madre di cristo come una donna di una certa età, il volto solcato da rughe e occhiaie profonde.


Maria Maddalena invece è una ragazza vestita di broccato, con i capelli rossi.
A guardarla bene somiglia decisamente alla Venere del Botticelli.


Nella parte inferiore della Pala il pittore ha rappresentato l'Incoronazione di Maria.
Si vede Dio Padre, al centro, che depone due corone sulle teste di Maria, a sinistra, e Gesù, a destra..
Maria è una giovane donna vestita di broccato, con i capelli rossi.



Che strano!
Forse l'incoronazione si riferisce a prima della nascita di Cristo? 
Assolutamente no. La madonna viene incoronata dopo la resurrezione di Cristo.
Ecco qui le parole in italiano, del Regina Coeli, dedicato alla Madonna Incoronata:



"Regina del cielo, rallegrati, alleluia.Gesù, che tu hai portato nel seno, alleluia,è risorto, come ha detto, alleluia.prega per noi Dio, alleluia"


E allora perché l'autore l' ha  ringiovanita?
Le interpretazioni simbolico/esoterico/teologiche potrebbero essere migliaia,
E se la spiegazione, semplice semplice, fosse che la Madonna incoronata è la Maddalena?
La cosa più interessante è che se la Madonna fosse Maria Maddalena, la maggior parte delle contraddizioni e dellee  bizzarre coincidenze di nomi e fatti che emergono dai vangeli e dalla tradizione orale cristiana verrebbero appianate.
Maria figlia di Anna è cresciuta a Betzaeta, 
Maria sorella di Marta vive a Betania/Betsàida.
Se fossero la stessa persona, basterebbe leggere i vangeli  mettendo la nascita di Gesù e la fuga in Egitto dopo la Crocifissione per raccontare una storia un po' diversa ma assai più logica.
Cristo,, viene arrestato dai romani  e crocifisso.
La sua sposa, incinta da poco, arriva ai piedi della croce in tempo per ascoltare le sue ultime parole.
Con lei c'è Giovanni a cui il Cristo affida la sua giovane moglie dai capelli rossi e il figlio che lei porta in grembo.



Dopo la sepoltura Maria detta Madre, Sorella e Sposa va al sepolcro  e Cristo gli appare.
Viene quindi "incoronata" e riconosciuta capo spirituale della comunità degli apostoli.
A dicembre, a distanza di  otto  mesi dalla crocifissione, assistita da Giovanni  o da un altro che si finge suo marito (senza consumare mai il rapporto carnale ovviamente) partorisce il figlio di cristo.
I Romani lo vengono a sapere e Maria è costretta a fuggire in Egitto, ad Heliopolis e poi come vuole la tradizione popolare in Europa.
I Vangeli racconterebbero così la storia di due persone diverse Gesù, il figlio, e Cristo, il Padre.
Tutto tornerebbe.
Ovviamente no  so se la storia sia andata così.
Ma credo che molti tra artisti, letterati, nobili e prelati  del medioevo e del rinascimento la pensassero in questa maniera.
A volte, come nel caso della pala di San Francesco, lo dicevano chiaramente.
Altre, soprattutto nel periodo della controriforma, dovevano confondere un po' le acque lasciando però delle tracce per chi sapeva o per chi anelava alla verità.
Questa qua sotto è la Pietà di Raffaello:



Maddalena  è la donna dai capelli ramati, vestita di rosso e celeste, che sta al centro della rappresentazione.
E adesso guardiamo questo quadro di Simone Peterzano, il Maestro di Caravaggio



La figura centrale è una donna con i capelli ramati vestita di rosso e celeste.
Tra le sue braccia un giovane morente.
In basso a destra una corona d'oro.
Non si tratta della Maddalena e del Cristo, ma di Angelica e Medoro.
Angelica nell'Orlando Furioso, è cinese e Medoro è un islamico.
Chissà perché Peterzano li ha disegnati biondi...
Il Maestro di Caravaggio ha dipinto anche una famosa Pietà conservata a San Fedele, a Milano.




Ho preso la faccia di Maddalena e l'ho messa accanto a quella di Angelica



Stessi lineamenti, stessi colori, stessa acconciatura.
Non può trattarsi di un caso.
Le possibilità sono due: o Peterzano aveva poca fantasia o si tratta della stessa persona..
Non potrebbe essere che, affrontando un tema profano che gli consentiva maggior libertà, l'artista volesse svelare la vera natura del rapporto che legava Cristo alla Maddalena?


12.21.2014

Maria di Magdala e il Tabù del Sesso

"Potrebbe andarsene quando vuole. ... se fosse assolutamente determinato a scoprire la verità, noi non potremmo fermarlo"
The Truman Show





Ma chi è che inventa i tabù?
Lo so è una domanda stupida.
Mi vengono spesso delle domande stupide, deve essere un talento naturale.
Però è vero che i tabù devono avere un autore, come le leggende metropolitane, le barzellette o i luoghi comuni.
Ci deve essere per forza qualcuno che li ha ideati, a volte per ragioni igieniche o genetiche, altre per capriccio o chissà cosa altro ancora.... 
Prima di tentare di rispondere alla domanda stupida sarà meglio chiarire cosa sono i tabù.
Prendo wikipedia:

"In una società umana un tabù (più correttamente tabu, sia nel significato proprio che nell'utilizzo scientifico, dal polinesiano tapu, in hawaiano kapu) è una forte proibizione (o interdizione), relativa ad una certa area di comportamenti e consuetudini, dichiarata "sacra e proibita". Infrangere un tabù è solitamente considerata cosa ripugnante e degna di biasimo da parte della comunità. Il termine è derivato dalla lingua di Tonga ed è presente in numerose culture polinesiane. In queste culture un tabù (o tapu, kapu) ha anche significati religiosi. Il termine tabù (tapu) appartiene allo stesso ambiente culturale che ci ha fornito il termine mana. Mircea Eliade scrive: "Il cosiddetto tabù - parola polinesiana adottata dagli etnografi - è precisamente la condizione delle persone, degli oggetti e delle azioni isolate e vietate per il pericolo rappresentato dal loro contatto. In generale, sono o diventano tabù tutti gli oggetti, azioni o persone che recano, in virtù del modo di essere loro proprio, o acquistano, per rottura di livello ontologico, una forza di natura più o meno incerta"

"Rottura di livello ontologico"? E cosa vuol dire?
Mircea Eliade fa riferimento a Platone e ai Neoplatonici. 
Ontologico è ciò che riguarda l'ESSERE, una roba che somiglia al nostro concetto di Dio,più o meno.
E i livelli ontologici si riferiscono alla teoria della "gerarchizzazione dell'Essere".
Ci sarebbe un qualcosa di superiore che è Reale a tutti gli effetti e poi a scendere, ci sarebbe un grado di realtà sempre minore.
Fino ad arrivare a noi, i più sfigati, con i nostri corpi fisici, le nostre percezioni erronee e le bollette da pagare.
 Per banalizzare ci saranno:
un livello 1 corrispondente alla nostra esistenza corporea ed alla coscienza di veglia.
Un livello 2 corrispondente alla nostra esistenza diciamo astrale ed alla coscienza di sogno, caratterizzata da un minor numero di limiti e leggi (diciamo che è la sfera della magia).
Un livello 3 corrispondente alla nostra esistenza come "parte e tutto" dell'universo ed alla coscienza di sonno profondo.
Se prendiamo sul serio ciò che dice Wikipedia (e Mircea Eliade) nella persona, nell'oggetto, nell'azione chiamati tabù questi livelli non sono più separati e il livello astrale e universale sono in identità con il livello grossolano..
In altre parole il potere della magia e dell'universo sono, in parte o totalmente, integrati nella sfera fisica, nel corpo o nell'oggetto.
E questo francamente è strano.
O no?
Perché allontanare da una comunità l'individuo che si avvicina più degli altri all'energia divina?
Non ha senso.
A meno che i tabù  non siano serbatoi  dai quali le comunità attingono l'energia che non sono in grado di assumere direttamente dalla "Sorgente". 
Infrangere un tabù significherebbe quindi rubare energia al gruppo e acquisire potere o comunque essere considerati più potenti, "più qualcosa" degli altri.
Già. ma chi li inventa i Tabù?
Il caso? Gli dei? 
Di certo la possibilità di infrangere il tabù, e quindi di acquisire potere, nasce solo quando qualcuno  crea "la regola".
Non sarà che ad ideare i tabù siano coloro che avendo la possibilità di infrangerli, possono utilizzarne l'energia per esercitare il potere sulla comunità?




Ho cercato su Google "church orgy": 2.630.000 risultati in 0,27 secondi.
C'è un sacco di gente che fa o sogna di fare sesso in chiesa, magari sull'altare.
Perché?
I motivi in genere sono due: o fanno fanno parte di qualche gruppo o setta che crede di poter acquisire potere fornicando davanti al crocifisso o semplicemente trovano la cosa molto eccitante.
In ogni caso non pochi esseri umani ritengono che fare l'amore in chiesa produca energia.
Più energia che il farlo sul letto di casa, sulla spiaggia o su un prato.
Da cosa viene questo surplus energetico?
Dal potere indefinito e indefinibile che aleggia nell'arredo e nell'architettura della chiesa o dal condizionamento culturale?
Cerco di spiegarmi meglio: se non avessero svincolato completamente la figura di Gesù e della Madonna dalla sfera del sesso sarebbe ugualmente così "eccitante" ed "energizzante" fornicare sull'altare?
Guardate bene questo dipinto:



Si tratta di un affresco conservato in un monastero cistercense francese.
C'è Gesù tra i due "ladroni", la Madre alla sinistra, Giovanni alla destra e proprio sotto la croce, Maria di Magdala.
Se si guarda bene si noterà che la Maddalena è palesemente incinta:




E non è mica una rarità.
C'è una tradizione pittorica che dal medioevo arriva fino a Caravaggio e a Latour che ritrae Maddalena incinta, ovviamente di Gesù.
Almeno fino al 1300 non erano pochi a credere che "Notre dame" fosse non la Madre del Cristo, ma la sua Sposa.




Fino al IV secolo, l'idea che Gesù si fosse sposato, facesse sesso con la moglie e avesse avuto dei figli era considerata abbastanza normale.
Poi la sessualità di Cristo è diventata un tabù.
E migliaia di preti, teologi e linguisti  hanno cominciato ad esercitarsi nella nobile arte dell'arrampicata sugli specchi.
Gesù era chiamato Rabbi e gli veniva permesso di insegnare nel tempio.
E un Rabbi non poteva NON essere sposato e NON avere dei figli.
Sono andato su un sito di esegeti israeliti, http://consulenzaebraica.forumfree.it/ ed ho trovato una lunga discussione sull'argomento.
Sono molto diplomatici gli esegeti ebrei, ma alla fine risulta che  sia documentato un solo caso di un rabbi non sposato, Uno solo! "rabbi Simeon ben Azzai, vissuto tra l'altro tra la fine dl I e la metà del II secolo, che raccomandava agli altri il matrimonio e la procreazione ma rimase sempre celibe e dichiarò: "La mia anima è innamorata della Torà. Il mondo può essere portato avanti da altri. (Yebamot, 63b)".
In sostanza ci sono più probabilità che il Pisa vinca il campionato di serie A che Gesù non fosse sposato.




Perché si è creato il tabù del sesso nel cristianesimo?
Evidentemente qualcuno ha avuto bisogno di creare un serbatoio energetico.
Quella sessuale è l'energia più potente che l'essere umano abbia a disposizione.
La sua vita  sulla terra dipende dalla procreazione e dal desiderio. 
I tabù sessuali possono generare un potere inimmaginabile.
E allora, non sarà che questo  etichettare gli istinti sessuali come bassi, o il ridurli ad una necessità fisiologica e di prosecuzione della specie nasconda la volontà di alcuni di utilizzarli per acquistare  "per rottura di livello ontologico, una forza di natura più o meno incerta"?
Vediamo un po' di quadri.
Questa è la  Santa Maria Maddalena del Tiziano:




La vediamo nuda, nella stessa posa della venere del Botticelli, coperta solo dai lunghi capelli rossi e l'immancabile Graal al fianco.
Anche Guido Reni la dipinge nuda, ma il Graal lo tiene in mano:



Anche il Giampietrino la mostra nuda, rossa di capelli e con il Graal:





Lefebvre la mostra completamente nuda in una posa lasciva:



E non è il solo:




Maddalena è  ritratta come una donna giovane, nuda e sessualmente attraente.

Nove volte su dieci ha il Graal in mano o poggiato vicino a lei.
Mah...
Dovevamo davvero attendere "Il Codice da Vinci" per sospettare che fosse la sposa di Cristo e che  il Graal fosse il seme del Signore?
Mi pare che i pittori lo sospettassero da sempre.
E mi pare che lo sospettassero anche  abati, vescovi e cardinali che commissionavano le loro opere.
Riprendiamo l'immagine dell'inizio.


Che sta facendo la  Santa Maria Maddalena di Leonardo da Vinci? 
Sembra quasi si stia sciogliendo le vesti (o si sta ricomponendo dopo un atto sessuale?) e lo sguardo non è indirizzato verso l'alto,  ma verso qualcuno che sta alla sua sinistra.
Che roba strana!
Da un lato la chiesa demonizza il sesso e dall'altro mostra quella che si sussurra essere la Sposa del Signore nelle vesti (poche) di seduttrice.
Incomprensibile.
Io non posso sapere se Maddalena fosse la Sposa di Gesù e se abbiano avuto dei figli, e nemmeno me ne importa più di tanto.
Ma so che esistono due insegnamenti diversi, uno rivolto alla massa dei fedeli, per i quali il sesso soprattutto quello  di Gesù e della Maddalena deve essere un tabù ed uno riservato ad una cerchia più o meno ristretta  di prelati, nobili e artisti, per i quali Maddalena è un sogno erotico o forse qualcosa di più.


12.11.2014

IL PRIMO DIO

"I veri moderni sono gli antichi" mi ripete spesso il mio amico Andrea citando l'artista Gino de Dominicis, e penso abbia ragione.
Dai testi antichi trasudano una freschezza e una spontaneità, sconosciute, di solito, agli autori moderni.
Pare quasi che al cuore si sostituisca la mente, e che lo scopo di noi moderni non sia più quello di Essere, ma la costruzione di fantasmagoriche architetture di idee in una continua quanto assurda competizione con il creatore.
Negli dieci anni mi sono fatto le chiappe quadrate a studiare  libri, articoli, opuscoli teoricamente ispirati ai quattro "Veda" della Tradizione indiana.
Ad un certo punto ho cominciato a parlare in codice: buddhi, kosha, jnana, asparsa, brahman saguna, brahman nirguna... chi mi stava accanto non capiva una mazza e si preoccupava per la mia salute mentale, ma io, imperterrito continuavo nella speranza di trovare la chiave per aprire quella complicatissima serratura a codice numerico che mi avrebbe spalancato la porta della Verità.


Un giorno, mentre soddisfatto di me annaspavo tra libri, fotocopie, cenere d'incenso e bollette da pagare, ho trovato un riferimento ad un verso del Rig Veda,: Libro X, capitolo 86, verso 16.
Decido di andare a vedere di che si tratta.
Il più famoso e incensato traduttore dei Veda si chiama Griffith, Ralph T.H. Griffith.
Su internet si trovano tutte le sue traduzioni.
Trovo il libro (Mandala) X, il capitolo 86....ma il verso 16 non c'è, e manca anche il verso 17: dal verso 15 si passa direttamente al 18 (provare per credere - "SACRED TEXT").
Strano.
Un errore?
Un testo giunto incompleto?
Ovvio che mi incuriosisco, comincio a cercare su internet, chiedo lumi a Claudio, un mio amico linguista con la fissa del sanscrito e finalmente svelo l'arcano: il testo non è giunto affatto incompleto, nè si tratta di un errore, è che, per pudore, Griffith ed altri traduttori, hanno eliminato un paio di versi.
Nei sutra scomparsi Indrani, la moglie del re degli dei, si lamenta delle prestazioni sessuali del coniuge:

-"Il pene dell'impotente ciondola, inutile tra le cosce"- dice Indrani -" quello del potente si rizza e la mia fica pelosa lavora per lui"-

Indrani è una donna schietta.
In un altro brano ci spiega perché è la regina degli dei:

-"Nessuna donna ha un sedere più bello del mio! 
Nessuna donna fa l'amore bene come me! 
Nessuna donna alza le cosce come me!"-



Immagino che Griffith, figlio di un sacerdote, si sia trovato un po' a disagio e abbia deciso di glissare, e così l'altro traduttore storico dei testi sacri indiani, Friedrich Max Müller, amico della Regina Vittoria.
I due pensarono fosse cose buona e giusta forzare un pochino le traduzioni strizzando l'occhio da un lato al moralismo vittoriano e dall'altro alla filosofia tedesca.
Niente di male, in fondo, solo che quasi tutti gli studiosi del XX secolo, non solo occidentali, hanno fatto riferimento alle loro opere e, anche nell'affrontare testi diversi dai Veda, hanno usato lo stesso metro: glissare sulle parti più imbarazzanti e andare incontro ai gusti e alle mode culturali della loro epoca.
Sicuramente ne sono venute fuori cose interessanti e stimolanti, ma, a son di nascondere, ricucire e interpretare si è rischiato di smarrire il senso profondo degli insegnamenti vedici.
Per quanto mi riguarda mi sono sentito un po' preso per i fondelli, ma alla fine nel mio animo di complottista, l'idea che ci fossero ancora tante cose da scoprire e svelare nella filosofia indiana ha preso il sopravvento.



Prendiamo un testo che sto leggendo e rileggendo in questi giorni, R.V X -129, il "Canto della Creazione".
Come riferimento ho preso la traduzione che ne dà una sanscritista tedesca, Maryla Falk ("IL MITO PSICOLOGICO NELL'INDIA ANTICA" - Adelphi Ed.)
L'ho confrontato con varie traduzioni, poi con l'aiuto dei dizionari on line ho provato a ritradurre l'inno per conto mio, parola per parola.
Vediamolo:

1) Non c'era l'Essere allora, né c'era il Non Essere.
Non c'era l'atmosfera né c'era la volta celeste al di là di essa: che cosa nascondeva?
E dove?
E nel rifugio [intimo] di che?
Era forse un oceano il profondo abisso?

2) Non c'era morte allora né immortalità e dalla notte non era distinto il giorno. Respirava senza fiato quel qualcosa e al di fuori di esso non c'era nulla.

3) C'era solo l'oscurità. E tutto Questo era un inconsapevole ondeggiare nascosto dall'oscurità.
Quell'immenso che era racchiuso nell'esiguo [spazio del cuore] per la potenza del Tapas nacque.

4) Al di fuori si riversò all'inizio Kama, il desiderio.
La prima cosa a venir fuori dal Manas.
Fu scrutando nel cuore che saggi scoprirono l'identità [il legame] tra Essere e Non Essere.

5) La corda di questi [mondi] è posta di traverso.
Cosa ci fu al di sopra e cosa ci fu al di sotto?
Portatori di semi ci furono, e potenze.
E al di sotto ciò che basta a se stesso, al di sopra la manifestazione.

6) Chi sa?
Chi potrebbe dire da dove è sorta questa emanazione?
Gli dei stessi sono venuti dopo la sua emissione, chi lo sa, dunque, da dove essa ebbe origine?

7) Colui che vigila sul creato, anche se avesse disposto lui la manifestazione, forse saprebbe o forse non saprebbe dire da dove ebbe origine la manifestazione.

Mi pare che il testo sia abbastanza chiaro.
All'inizio c'è l'immensità nell'esiguo spazio del cuore. La manifestazione ha effettivamente inizio quando dal Manas (parola che di solito viene tradotta con mente, ma qui, come nelle prime upanishad pare indicare soprattutto le emozioni) emerge Kama, il desiderio, Eros per i greci.
Da questa prima emissione si creano i mondi che sono una corda tesa tra un principio statico (colui che basta a se stesso) e un principio dinamico.
Gli Dei e Colui che vigila sul creato (il sole, forse?) vengono dopo, ma neppure loro sanno con certezza da dove provenga la manifestazione.


L'inno della creazione del Rig Veda ci dice che tutto nasce dal desiderio, Kama, la prima divinità, la più antica di tutte.
Il Dio creatore dei Purana che dorme sull'Oceano di prima dell'inizio, proviene da questi versi.
Le tecniche tantriche basate sulle Potenze (le forme della Dea) e suile vibrazioni (i portatori di seme) provengono da questi versi (o viceversa...)
Il concetto buddista di vuoto creativo, da cui insorgono sia gli dei che la manifestazione, provengono da questi versi.
Non c'è nessuna volontà creatrice, nessun demiurgo e se anche ci fosse al poeta del Rig Veda non sembra importare più di tanto.
Come l'onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kama, il desiderio, riversandosi al di là dell'oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene.
Eros è il dio dell'inizio e dietro al suo agire non ci sono disegni complicati, ma solo un'infinita gioia creativa, a--logica, amorale e incomprensibile.
 Come la follia d'amore.

12.09.2014

LE ASTRONAVI DI SHIVA

Prima o poi, praticando e studiando yoga, arriva la fase dello stupore.
Asana, mudra, mantra cominciano a "funzionare" per davvero.
Il corpo si trasforma, la percezione della realtà pure.
E ci si comincia a chiedere da dove provenga questa scienza straordinaria: gli indiani di 5 o 10.000 anni fa, di certo, non avevano la nostra conoscenza dell'anatomia, della neurofisiologia, della fisica. dell'astronomia.
Eppure lo yoga funziona.
Incredibile.
Senza microscopi o telescopi,  senza raggi x e tac gli antichi yogin sembra quasi ne sapessero più di noi di ossa, ormoni e sistema nervoso.
Chissà come facevano...
Sarà la visione interiore, sviluppata con la pratica della meditazione?
Una serie di incredibili coincidenze?
No....la spiegazione più logica, in fondo, è l'intervento diretto del divino: nessuno meglio del creatore potrebbe sapere come siamo fatti, giusto?
Dio  che si manifesta con la pelle blu, cinque teste e sei braccia per insegnarci lo yoga attraverso la danza è, per noi, molto ma molto più credibile di un indiano dell'età del bronzo alle prese con un microscopio elettronico.
A dir la verità sorge spontanea una domanda: se Dio è ovunque, in ogni singola cellula del creato, che bisogno avrebbe di farsi vedere in una forma tanto stravagante?
Ma si sa, le vie del signore sono infinite e imperscrutabili e la mente raziocinante serve solo a seminare dubbi.
E poi, diciamoci la verità: se una cosa funziona perché mettersi a cavillare?






Ieri ho imparato una nuova definizione: Filtro Cognitivo.
Per gli scienziati è l'abitudine di scartare le anomalie, ovvero i dati che, non coincidono con la media dei risultati di una ricerca.
O meglio ancora non coincidono con la teoria che voglio dimostrare o con il sistema cui faccio riferimento.
Esempio:
I dinosauri sono scomparsi milioni di anni fa.
Faccio un viaggio in Sud America e mi trovo davanti un Brontosauro che bruca.
Non dirò che l'informazione " i dinosauri sono scomparsi milioni di anni fa"  è sbagliata, ma che si tratta di un'anomalia, e la comunità scientifica cercherà di comprendere i motivi dell'anomalia, senza che a nessuno venga in mente di dire -"Non è vero! I dinosauri non si sono istinti milioni di anni fa"-
Si tratta di un atteggiamento illogico, ma  comune a quasi tutti gli esseri umani civilizzati.
Se ci fosse un solo dinosauro vivente sulla terra la teoria comunemente accettata sull'estinzione dei grandi rettili in realtà sarebbe sballata.
Andrebbe rivista.
Ma il filtro cognitivo ci impedisce di dire la verità e, in molti casi, di vederla.
La mente tende ad eliminare i dati che non rientrano nei sistemi di riferimento comunemente accettati. In sostanza noi lo sappiamo benissimo come stanno le cose, ma rielaboriamo le informazioni in maniera da evitare degli shock informativi che turberebbero le credenze comunemente accettate.
Ignoranza consapevole.








Nello yoga, che si basa su una vastissima letteratura in sanscrito e in tamil, questo problema emerge in maniera eclatante.
La maggior parte dei testi oggi conosciuti sono stati tradotti dai missionari che arrivarono in Asia nel XVII secolo al seguito della Compagnia delle Indie.
I testi di base, i Veda, sono stati tradotti invece nell'ottocento da Max Mueller, un tedesco amico della regina Vittoria, e da Ralph T.H. Griffith, figlio di un pastore anglicano  e autore anche della prima traduzione del Ramayana.
Griffith, Max Mueller e i missionari, ovviamente erano portatori di un determinato sistema di riferimento basato sulla superiorità tecnica e morale dei moderni occidentali cristiani.
L'idea che gli indiani di 5 o 6.000  anni fa fossero più evoluti di un europeo del loro tempo non era neppure contemplata.
Poniamo che fossero tutti in buona fede, che non avessero, cioè, intenti manipolatori: se avessero trovato versi e parole che descrivevano velivoli in grado di volare o transatlantici che potevano trasportare fino a 1.000 viaggiatori, che avrebbero potuto fare, poveretti?



Per fare un esempio prendo alcuni termini e definizioni tratti dal Rig veda, il primo dei quattro libroni che rappresentano la summa del sapere indiano:
Rig Veda 3. 14. 1 - Tritala - macchina costruita per viaggiare nei tre elementi (terra, aria, acqua); 
Rig Veda 4. 36. 1 - Trichakra ratha - Macchina con tre ruote costruita per volare.
Rig Veda 5. 41. 6 - Vayu ratha - macchina volante che funziona a gas (attualmente è tradotto con aeroplano)
Rig Veda 6 .58.3 - Jalayan - macchina costruita per viaggiare sia nell'aria che nell'acqua.
Rig Veda 9. 14. 1 - Kara - macchina costruita per viaggiare sia sulla terra che nell'acqua.
Con i termini Kathasaritsagara, Rayyadhara e Pranadhara si indicano invece gli operai specializzati addetti alla costruzione e alla manutenzione delle grandi navi oceaniche e di quelli che oggi chiameremmo  mongolfiere (o dirigibili, viste le descrizioni), aerei e navi oceaniche.
Il buon Max Mueller, morto nel 1900, un anno prima dell'aerea performance dei fratelli Write, o Ralph th. Griffith, morto nel 1906, cosa avrebbero potuto fare di fronte alla descrizione di tecnologie per loro fantascientifiche?



    Vediamo che dice Griffith nella sua storica traduzione dei Veda, per esempio, del Trichakra Ratha, la nave volante con tre ruote:

    Rig Veda 4. 36. 1:
    " The car that was not made for horses or for reins, three-wheeled, worthy of lauds, rolls round the firmament"

    SORPRESA!  La traduzione è corretta.
    "Il carro che non è fatto per cavalli né redini, ha tre ruote, è degno di lode e ROTOLA INTORNO AL FIRMAMENTO " .
    Griffith descrive  perfettamente una navicella spaziale in orbita intorno alla terra.
    Lui dice ciò che è, siamo noi a leggere fischi per fiaschi!
    I filtri cognitivi, quasi fossero folletti dispettosi, ci nascondono alcune  frasi e parole, e  ne sottolineano altre, più comode e confortanti.
    Se leggessimo tutto per come "è", i nostri sistemi di riferimento svanirebbero come la rugiada del mattino.
    Gli indiani dei veda costruivano aerei, mongolfiere e navi oceaniche!
    E, a prender sul serio ciò che dicono i veda, le costruivano meglio di noi.
    Se facciamo finta che dicano la verità l'immagine di un indiano del'età del bronzo che usa un microscopio elettronico diventa plausibile..
    Ma... allora, se così fosse, quei signori con la pelle colorata e sei braccia chi erano?





     


    12.02.2014

    L'AGASTYA SAMHITA E I FRATELLI GRIMM




    Sapete cosa è l'aeroplanino di Saqqara?
    Si tratta di un giocattolo del III secolo a.C trovato nel 1891 in una tomba egizia.
    Se si dice che un aeroplano gli scienziati ridono.
    E la maggior parte di noi ride insieme a loro
     -"Maddai! ma non lo vedi che un uccello fatto male!"- 
    In realtà a guardarlo bene, per essere un uccello ha le ali un po' strane.
    La coda poi...sembra un timone...però, noi  sappiamo con certezza che  sono stati i fratelli Write i primi  a far volare un aereo, nel 1903.
    Ce lo insegnano a scuola, lo vediamo nei film  e ce lo ripete continuamente Piero Angela quindi  l'aereo di Saqqara  non può essere un aereo.
    Però a pensarci è strano: noi non c'eravamo mica in Egitto nel III secolo a.C.! e nemmeno Piero Angela.
    Eppure se ci fanno vedere l'aereo di Saqqara non abbiamo nessun dubbio: -" Sicuramente è un uccello fatto male"- 
    Il problema (che di problema si tratta) è che da piccoli ci insegnano a delegare la conoscenza, a fidarci ciecamente di chi  ci viene presentato come persona  "autorevole".
    In altre parole ci programmano, alterando la nostra capacità di discriminare tra vero e falso, tra giusto e sbagliato, tra bello e brutto.



    Da piccolo avevo  la vaga sensazione  che i libri di storia antica  fossero  affidabili come le favole dei fratelli Grimm.
    Ora so che non è così.
    C'è più verità in  Biancaneve e Cenerentola che nei testi scolastici.
    Quello che sto leggendo adesso ne è una prova lampante.
    Si tratta di una versione, dicono del VI secolo a.C. di un libro del Maharishi Agastya: l'Agastya Samhita.
    L'autore, sconosciuto a chi non ha confidenza con lo yoga e con l'induismo, è uno dei più famosi Guru dell'India del Sud, citato nel Ramayana, nel Mahabharata e in mille altre storie.



    Ho provato a tradurre alcuni sutra da solo, e il risultato è sconvolgente.
    Ovviamente la mia mente condizionata ha cercato di arrampicarsi sugli specchi, facendomi pensare a miei errori di traduzione (possibilissimo...), ad una burla ben congegnata, ad un falso clamoroso.
    Ma alla fine, dopo aver visitato un centinaio di siti in lingua inglese, mi sono dovuto arrendere all'evidenza,il testo è autentico, e secondo alcuni potrebbe essere una versione recente (500-600 a.C.!) di un manuale tecnico per ingegneri scritto almeno 5.000 anni fa.
    Riporto qui la traduzione accompagnata dal testo in devanagari e dalla traslitterazione Iast, per permettere eventuali verifiche.
    Il testo originale si può scaricare  QUI in pdf 




    "Prendi un vaso di terracotta, stendici un foglio di rame, e mettici il Solfato di Rame . Poi, spalma con segatura bagnata, mercurio e zinco. Quindi, se si uniscono i fili, si produrrà una energia (Tejas) chiamata Mitravaruna. Questo porterà alla scissione dell'acqua in Prana vayu e Udana vayu. 
    Una catena di un centinaio di vasi produce  una forza molto attiva ed efficace. Udana Vayu così prodotto può con la giusta tecnica essere  immesso in un panno a tenuta d'aria. Così grazie all'azione antigravitazionale di  Udana vayu, è possibile costruire una struttura in grado di volare in aria " 



    संस्थाप्य मृण्मये पात्रे ताम्रपत्रम् सुसंस्कृतम् ।
    छादयेत शिखिग्नीवेनार्दाभिः काष्ठपांसुभिः ॥

    दस्तालोष्ठो निघातव्यः पारदाच्छादितस्ततः ।
    संयोगात जायते तेजो मित्रावरुण संज्ञितम् ॥

    अनेन जलभंगोस्ति प्राणोदानेषु वायुषु।
    एवम् शतानाम् कुंभानाम् संयोगः कार्यकृत्स्मृतः ॥

    वायु बंधक वस्त्रेण निबद्धो यंमस्तके l
    उदान: स्वलघुत्वे बिभर्त्याकाश यानकम ll


    saṃsthāpya mṛṇmaye pātre tāmrapatram susaṃskṛtam । chādayeta śikhignīvenārdābhiḥ kāṣṭhapāṃsubhiḥ

    dastāloṣṭho nighātavyaḥ pāradācchāditastataḥ । saṃyogāta jāyate tejo mitrāvaruṇa saṃjñitam


    anena jalabhaṃgosti prāṇodāneṣu vāyuṣu। evam śatānām kuṃbhānām saṃyogaḥ kāryakṛtsmṛtaḥ


    vāyu baṃdhaka vastreṇa nibaddho yaṃmastake l udāna: svalaghutve bibhartyākāśa yānakama




    12.01.2014

    A CHE SERVE LA MEDITAZIONE?




    A che serve la meditazione?
    Si è vero, scimmiottando i monaci zen si dice spesso che non serve a niente, anzi che non deve servire a niente, ma una finalità la dovrà pure avere, altrimenti tutti coloro che si iscrivono ad un corso di meditazione, o acquistano un manuale di meditazione dovrebbero essere dei deficienti.
    Se  spilucchiamo un po' trai testi di yoga, Yoga Sutra ad esempio, si scopre che prima di  meditare bisogna purificare una roba detta चित्त citta, oppure che meditare è lo stato in cui चित्त citta è purificata.

    Volendo sapere a che serve la meditazione, il primo passo sarà, ovviamente, scoprire cosa significa citta.
    Usualmente viene tradotto con "mente", ma visto che io preferisco  trovare i significati da solo ( non perché non mi fidi, per carità, ma perché cercare di capire una cosa da soli può essere un buon metodo per allontanarsi dal pericolo dei luoghi comuni) sono andato sul vocabolario a controllare.
    Una mossa che non è stata di grande aiuto.
    Ho scoperto infatti che Citta infatti vuol dire un sacco di cose, troppe per i miei gusti: scopo, desiderio, intelligenza, conoscenza, cuore, memoria ecc.ecc.
    Allargando la ricerca alle parole composte, però, credo di aver trovato  il bandolo della matassa:
    cittacaura (si pronuncia cittaciaura) nel linguaggio comune  significa "amante", anzi l'amata/o, o "ladro (caura) del cuore (citta)".




    Bene.
    Adesso è più chiaro: citta, forse, è l'insieme delle facoltà che chiamiamo pensare, volere, sentire...
    Se mi innamoro citta, viene rapito (ah. piccola parentesi: le parole sanscrite con la A finale ho scoperto che sono maschili, Citta è neutro ma per consuetudine le parole neutre con la A, come asana si considerano maschili)  completamente dall'amata/o.
    In altre parole tutte le mie energie sono concentrate sull'oggetto del mio amore.
    Ok. non abbiamo ancora capito cosa è la meditazione,  e a che cosa serve, ma visto che è uno stato collegato alla "PURIFICAZIONE DI CITTA" possiamo dire che CONCENTRARE CITTA  su un oggetto NON è meditazione.
    Ovvero se mi concentro su un punto, un disegno, una statua, un mantra, un processo fisico (come la respirazione, ad esempio) non sto meditando, mi sto "concentrando"
    La concentrazione nello yoga viene chiamata धारणा dhāraṇā, che è una tecnica che "precede la meditazione".
    Se mi "concentro" proietto all'esterno o nel mio corpo fisico tutta la mia attenzione, ovvero tutte le  facoltà che abbiamo chiamato pensare, volere, sentire...
    Meditare quindi deve essere qualcosa che NON HA a che fare con la proiezione di quelle facoltà.
    Ma che cavolo è allora?
    Vediamo... Qual'è quello stato, sperimentabile da tutti noi, in cui, pur essendo vivo e vegeto, non faccio uso delle normali facoltà del pensare, del volere e del sentire?
    Ovvio, il Sonno Profondo!
    Quando dormiamo senza sogni noi non proiettiamo niente, siamo vivi, ma non ne abbiamo coscienza.
    E allora per caso, la meditazione non sarà il sonno profondo?
    Se così fosse per quale motivo dovremmo imparare a meditare?
    Basterebbe andare a letto. Giusto?
    Evidentemente non è così, ci deve essere  qualcosa in più.
    Ma il sonno profondo può essere una chiave per cominciare a capire cosa si fa quando si medita veramente.
    Io dormo.
    Sono in camera mia, nel mio letto eppure è come se non ci fossi.
    Diciamo che sono contemporaneamente nel letto e da qualche altra parte, di cui non conserverò nessun ricordo quando mi sveglio.
    Ecco! La meditazione è essere in quella "qualche altra parte" da svegli....
    A questo punto conviene parlare delle definizioni di  VIRTUALE e REALE.
    Virtuale è ciò che è apparenza fenomenica, ovvero tutto quello che "ora c'è" e "ora non c'è", quello che cambia nel tempo e nello spazio, insomma.
    Reale è invece quello che non muta, che resta costante nel tempo e nello spazio.
    In sostanza possiamo definire virtuale tutto ciò che ha coordinate spaziali e temporali.
    Per capire basta vedere gli oggetti come eventi: una sedia di legno è una sedia di legno, ma dieci anni fa era un albero, venti anni fa era un seme e tra cent'anni sarà segatura.
    La sedia è  una sedia ed è "qui" solo per me che la sto osservando adesso.
    Ma se l'avessi osservata quarant'anni fa  sarebbe stata, magari, un albero in Norvegia.
    Mi pare abbastanza logico.
    Ma torniamo al sonno.
    Sono stanco, mi addormento, sogno e poi la coscienza se ne va da qualche parte.
    Al risveglio "se tutto è andato bene" mi sento riposato e pieno di energie.
    Evidentemente è successo qualcosa.
    Devo aver attinto energia da "qualche parte".
    Da una "SORGENTE" di qualche genere.
    Non sarà che la meditazione sia un mezzo per attingere coscientemente energia da questa "SORGENTE"?




    Se così fosse bisognerebbe pensare alla possibilità che meditando si debba entrare in un territorio assai strano, senza coordinate di spazio e di tempo, nel quale si trova una Sorgente inesauribile, la Fonte della Vita.
    Domanda: ma  perché dobbiamo utilizzare delle tecniche per bere ad una Fonte alla quale siamo connessi naturalmente?
    Evidentemente c'è qualcosa o qualcuno che nelle condizioni ordinarie ci impedisce di bere.
    Se ritorniamo un attimo al discorso di cittacaura, ladro del cuore, potremmo dire che una delle cose che impediscono di accedere alla Sorgente è il nostro essere "rapiti" dagli oggetti esterni, ovvero dalla realtà VIRTUALE.
    Il pretendere che questi oggetti virtuali siano Reali, ovvero che non dipendano dalle coordinate spazio-temporali, è quello che nello yoga si chiama ATTACCAMENTO.
    L'attaccamento genera  sofferenza.
    Ovviamente.
    Un oggetto è un'evento.
    Muta forma nel tempo e nello spazio.
    Se arrivo a credere che la mia felicità sia legata alla forma dell'oggetto, non potrò che rimanere deluso.
    Ricapitoliamo:
    1) Meditare serve a connettersi consapevolmente con la Fonte della Vita alla quale abbiamo (dovremmo avere....) accesso naturalmente durante il sonno profondo.
    2)Il territorio in cui si trova la Fonte della Vita non ha coordinate spazio-temporali o, comunque, ha coordinate spazio-temporali diverse da quelle ordinarie.
    3) Questo territorio è Reale mentre ciò che definiamo vita quotidiana è Virtuale (perché muta al variare del punto di vista, non perché non esista in sé)
    Adesso rimane solo da chiarire come si fa ad eliminare quel qualcosa o qualcuno che ci impedisce un accesso costante e consapevole alla Fonte della Vita.
    Lo yoga propone una serie di metodi: asana, sequenze,mantra, mudra, yantra.
    Non so se ciò voglia dire che prima di meditare si debba per forza, che so, imparare a mettersi  a testa in giù, ma credo, comunque, sia una indicazione di cui tener conto.






























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