martedì 24 marzo 2020

LA NASCITA DELLE SILLABE SANSCRITE SECONDO IL TANTRA - LEZIONE ON LINE DEL 23 MARZO 20120




Il sanscrito, secondo il tantra, nasce in un luogo fuori dal tempo, chiamato “Isola delle Gemme”.
Sull’Isola delle Gemme un dio senza nome, lo Sposo, chiamato talvolta “Ka” giace come morto, su un letto-altare.
La Sposa lo osserva, immobile.
Non ha ancora intonato il suo canto d’amore che, sappiamo, darà inizio alla manifestazione.
Siamo nella dimensione senza tempo di prima dell’inizio:
Lo Sposo Dorme, la Sposa Tace.
Le sillabe non sono state ancora create quindi non ci sono i nomi e senza nomi non ci può essere né la coscienza dell’individualità né la conoscenza del mondo e delle cose.
In questo fermo immagine che pare eterno improvvisamente accade qualcosa:
Dai tre vuoti creativi della Dea, la Gola, la Vagina, il Cuore, escono tre suoni.  
Le onde dell’Oceano infinito, che fino ad allora scorrevano senza posa intorno alla dimora degli Sposi, l’Isola delle Gemme, si fermano, si scontrano tra loro, si innalzano per rituffarsi schiumando, nelle acque scure.
La Dea comincia a cantare, nasce il suono e loro, le Tre Potenze Primordiali, svelano i loro nomi:

-  La prima Potenza si chiama Anuttara, l’Eccellente; è la Potenza Suprema, e la sua “voce” è la sillaba A;
-  La seconda Potenza è Icchā, il Desiderio; è la Potenza della Triplice Volontà e la sua voce è I;
-  La terza Potenza è Unmeṣa, l’Espansione; è la Potenza del Soffio e dell’Apertura degli Occhi, la sua voce è U.

A, I, U, sono le tre Potenze Primordiali.
Si urtano e rimbalzano l’una sull'altra, creando le direzioni dello Spazio, e l’alternarsi del loro emergere e penetrare nel corpo della Sposa dà vita al Tempo.

Adesso ci sono un prima e un dopo, e la voce risuona in luoghi e momenti diversi.

Nel loro manifestarsi le Tre Potenze vengono dette Solari, e l’eco delle loro voci, il loro frangersi in onde, genera le Potenze Lunari:

- Dalla A, Anuttara, nasce la Potenza Lunare della Beatitudine, Ānanda, la cui voce è Ā;
- Dalla I, Icchā, nasce la Potenza Lunare della Creatività, Īṣaṇā, la cui voce è Ī;
- Dalla U, unmeṣa, nasce infine la Potenza Lunare dell’Onda, Ūrmi, che per voce ha la Ū.
-          
In questo modo si formano le prime sei sillabe dell’alfabeto sanscrito:

A – Ā – I – Ī – U – Ū

A questo punto lo Sposo comincia a svegliarsi;
Socchiude le palpebre e la Luce, dopo un sonno durato mille e mille anni, lo ferisce.
La settima sillaba insorge spontaneamente ed è la semivocale
RA
La Luminosità, vibrazione fondamentale dell'elemento Fuoco.
Śiva apre gli occhi e la vede, vede la Sposa, Śakti, e si stupisce della sua Bellezza e della sua Grazia. 
Dallo Stupore che blocca, raggela, metallizza si genera la sillaba
LA
La vibrazione fondamentale dell'elemento Terra.
Nascono quindi le 8 mātṝkā, le otto Madri della Parola:

A – Ā – I – Ī – U – Ū – RA – LA

Dallo stupore emerge il ricordo di antichi abbracci (le otto posizioni fondamentali) e il desiderio dello Sposo, di accarezzare i capelli dell’Amata, di sorriderle, di baciarla si fa sempre più forte.
L’istanza del movimento è la sillaba
YA
 Vibrazione fondamentale dell’elemento Vento.
Il contatto con il corpo dell’Amata, si muta in eccitazione, il pene del Dio, lo Śivaliṅga – il dio senza nome verrà chiamato da adesso Śiva, che significa “il benefico” - diventa turgido svelando la sua capacità creativa, il potere della generazione rappresentato dalla sillaba
VA
La vibrazione fondamentale dell’elemento Acqua.
Nell'erezione c’è già, in potenza, l’atto sessuale, con la prefigurazione dell’alternasi di Penetrazione ed Emergenza.
L’atto sessuale viene espresso da altri due suoni:

La acca aspirata अः AḤ

Che viene detta in sanscrito visarga (che significa orgasmo, emissione) e

La emme nasalizzata

Che viene detta in sanscrito anusvāra (“ciò che viene dopo il suono”).
Dal combinarsi del visarga con nasalizzata dell’anusvāra nasce il “Principio di Individualità”:
अहम् AHAM, "IO"
La prima persona singolare.

Scrive Giuseppe Tucci in Teoria E Pratica Del Mandala:

“Il Principio di Individualità racchiude in sé le opposte tendenze alla espressione (अः AḤ) e al riassorbimento (अं AṂ) e quindi alla luce e al buio, al bene e al male, alla vita e alla morte”.

In altre parole è nel desiderio e nell'erezione che ne scaturisce, che Śiva riconosce se stesso.
Il suo simbolo è il Liṅga, il pene eretto.
Grazie all'energia sessuale della Dea, che lo porta all'eccitazione, Śiva può ri-creare consapevolmente l’Universo.
Sul Letto Altare dell’Isola delle Gemme l’eccitazione del Dio aumenta ad ogni gemito della Sposa.
Lo sa, Śiva, che l’eiaculazione porrà fine alla Danza, meravigliosa della Creazione.
Cerca di allontanare il momento dell’emissione, cercando, ad ogni nuovo orgasmo della compagna la Quiete dell’Assorbimento nel Sé.
Ad ogni sillaba va così ad aggiungersi l’anusvāra, Ṃ, che rappresenta, appunto, il ritorno, per un istante, alla Quiete.
A poco a poco si viene creando il cerchio delle 16 Nitya, le sedici vocali sanscrite inscritte nel quinto cakra, il cakra della Gola.
Se le prime otto sillabe A – Ā – I – Ī – U – Ū – RA – LA erano ricordo e insieme prefigurazione dei gesti amorosi, ogni suono, ogni gemito è, adesso, un orgasmo diverso e quindi un atto compiuto, un ente a se stante:

AṂ – ĀṂ – IṂ – ĪṂ – UŪṂ -  - - Ḷ - Ḹ - E – AI – O – AU.

La quindicesima sillaba del cakra della gola AṀ, l’anunāsika[1]) preannuncia l’Orgasmo simultaneo dei due Amanti, il visarga, AḤ.

Cakra della Gola




SILLABE SEME


Le sillabe dell’alfabeto sanscrito si dispongono nei petali dei cakra in questa maniera:
16 al cakra della gola, 12 al cakra del cuore, 10 al cakra dell’ombelico, 6 al cakra e 4 al cakra del perineo.
In tutto avremo quindi 48 sillabe/vibrazioni ognuna delle quali avrà, per così dire un aspetto “lunare” ed un aspetto “solare”.
Gli aspetti solari di tutte le sillabe si uniscono nel suono

KṢAṂ

Che risuona nel petalo di sinistra del cakra della fronte.

Gli aspetti lunari andranno invece ad unirsi nel suono

HAṂ

Che risuona nel petalo di destra del cakra della fronte.

Avremo così 50 sillabe a cui dovremo aggiungere le cinque sillabe seme generate dalle otto Madri della parola (A – Ā – I – Ī – U – Ū – RA – LA), ovvero:

LA, VA, RA, YA, HA

Queste sillabe, che nelle fiori di loto, rappresentazioni grafiche dei cakra vengono poste nel pericarpo, al centro del cakra, rivestono particolare importanza:
Si può dire che sono la “voce” dei cinque elementi (Terra, Acqua, Fuoco, Aria e Spazio) ed è “attorno a loro che si “aggregano” i suoni fondamentali dei vari cakra.
Unendosi le cinque sillabe seme ricreano la vibrazione originaria


 Che possiamo rendere in caratteri latini con OṀ, che risuona al centro del cakra della fronte.

A questo punto avremo:

-   Le otto sillabe delle Madri della parola (che sono suoni a livello potenziale, non udibili sul piano ordinario).
-     Le 48 sillabe disposte sui cakra della gola, del cuore, dell’ombelico, dei genitali e del perineo.
-         Le sei sillabe seme dei cakra (i cinque suoi degli elementi e l’OṀ)
-          
Per un totale di 64 sillabe.

Tracciamo adesso uno schema delle sillabe sanscrite che vanno a disporsi nei petali dei cakra.
Le prime lettere che “discendono”, per così dire, dal canto della Dea sono le 14 vocali (a cui, nello schema dei cakra, andranno ad aggiungersi le due “nasalizzazioni” Anunāsika e Anusvāra).
Le 14 vocali vengono divise in cinque diversi gruppi, a seconda delle diverse modalità di emissione:

-         Gutturali;
-         Palatali;
-         Labiali;
-         Linguali;
-         Dentali;

Più due gruppi “composti”:

-         Palato-Gutturali;
-         Labio-Gutturali;

Per un totale di sette gruppi vocalici.
Avremo:

2 Vocali Gutturali (Kaṇṭhya)
A, Ā

2 Vocali Palatali (Tālavya)
I, Ī

-         2 Vocali Labiali (Oṣṭhya)
U, Ū

-         2 Vocali Linguali (Mūrdhanya)
Ṛ,

-         2 Vocali Dentali (Dantya)
Ḷ,

-         2 Vocali Palato-Gutturali (Kaṇṭhatālavya)
  E, AI

2 Vocali Labio-Gutturali (Kaṇṭhoṣṭhya)
O, AU

Dalle vocali dei primi cinque discendono a loro volta le 25 consonanti “pure”, cinque per ogni gruppo:

-         Gutturali
KA, KHA, GA, GHA, ṄA

-         Palatali
CA, CHA, JA, JHA, ÑA

-         Linguali
ṬA, ṬHA, ḌA, ḌHA, ṆA 

-         Dentali
TA, THA, DA, DHA NA

-         Labiali
      PA, PHA, BA, BHA, MA.
Ci sono poi altri due gruppi di sillabe, che non sono considerate vere e proprie consonanti, le quattro semivocali e le tre sibilanti:

-         Palatali
          YA, ŚA

-         Linguali
RA, ṢA

-         Dentali
LA, SA

-         Labiali
VA

Per finire le schema delle sillabe inscritte nei cakra, alle vocali, le consonanti, le semivocali e le sibilanti, dovremo aggiungere:

-          I suoni aspirati अः AḤ (Visarga) e HA;
-          Il suono composto क्ष KṢA;
-          La vibrazione principiale OṀ.

L’insieme delle 48 sillabe inscritte nei petali dei cakra forma un Maṇḍāla “segreto” formato da nove divinità femminili:
-         Vaśinī (letteralmente "Padrona" o “Maestra") è la Signora della sillaba A, Dea delle vocali.
-      Kāmeśvari ("Signora del desiderio") è la Signora della sillaba KA, Dea delle consonanti gutturali.
-    Modini ("Colei che delizia") è la Signora della lettera CA, Dea delle consonanti palatali.
-    Vimala ("Colei che è pura") è la Signora della sillaba ṬA, Dea delle consonanti linguali.
-     Aruṇa (la "Rossa") è la Signora della sillaba TA, Dea delle consonanti dentali.
-         Jayini (la "Vittoriosa") è la Signora della lettera PA, Dea delle consonanti labiali.
-     Sarveśvari ("Signora di tutto") è la Signora della lettera YA Dea delle semivocali.
-         Kaulini (" Colei che si unisce a Śiva") è la Signora della lettera ŚA Dea delle sibilanti.



Disposizione dei Cakra nel Corpo 




[1] Molti confondono l’Anunāsika, che tecnicamente è la nasalizzazione della vocale (come la A della parola francese GRAND), con Anusvāra che invece è una M nasalizzata che si aggiunge alla vocale. Graficamente Anunāsika si rappresenta con una Mezzaluna ed un punto, come nella sillaba AU , mentre anusvāra si rappresenta con un punto sopra la sillaba, come in ĀṂ आं


sabato 21 marzo 2020

LA SCIENZA DELLO YOGA - IL DIAFRAMMA TORACICO





Il diaframma toracico è il più importante muscolo -  o meglio, una “lamina muscolo-tendinea - respiratorio.

Si tratta di una struttura complessa:

Al centro, quella zona bianca che nell'immagine sopra sembra il grasso della bistecca, c'è una zona tendinea chiamata “centro frenico”, punto di arrivo dei nervi frenici responsabili del suo movimento.
Dal centro bianco, paragonato ad un trifoglio per la sua forma, nascono delle fibre che vanno a formare tre diverse fasce muscolari:
-      La prima (sternale) si attacca, in avanti alla “punta inferiore” dello sterno detta “processo xifoideo” o “appendice ensiforme”, collegandosi ai fasci mediali del muscolo retto dell’addome e alla cosiddetta “linea alba” la struttura “apnoneurotica” – ovvero la fascia fibrosa che ricopre i muscoli e va a trasformarsi in tendine per permettere l’inserzione ossea del muscolo – dei muscoli obliqui, esterno e interno, dell’addome.;

-      La seconda (costale), si inserisce tra le ultime sei coppie di costole o “coste” (quelle che “nascono” dalle ultime sei vertebre dorsali) e delle relative cartilagini costali e, all’altezza della dodicesima costa, si collega con il muscolo quadrato dei lombi, permettendo il movimento delle pelvi in accordo con le fasi respiratorie (in espirazione si estende il tronco);

-      La terza (lombare) si allunga in due “fascetti carnosi” che inizialmente si allargano posteriormente, quindi si incrociano delimitando assieme al centro frenico un’apertura attraversata dall'esofago – detta per questo “forame esofageo”. Infine i fascetti carnosi divergono nuovamente trasformandosi in due “pilastri tendinei” detti “pilastri del diaframma”. Il pilastro destro si inserisce sulla superficie anteriore della seconda, terza e quarta vertebra lombare, mentre il pilastro sinistro si inserisce solo sulla superficie anteriore della seconda e della terza vertebra lombare. Inserendosi sulle vertebre lombari i pilastri del diaframma delimitano una ulteriore apertura che viene attraversata dall’aorta e, per questo, viene definita “forame aortico.

Il “forame aortico” è solo una delle aperture del diaframma dalle quali passano vasi sanguigni, nervi e altre strutture che vanno dalla cavità toracica a quella addominale e viceversa.
Nello specifico avremo:

1.   Il “forame della vena cava” - all'altezza dell’8a vertebra dorsale - che è attraversato dalla vena cava e da alcuni rami del nervo frenico;

2.   Il “forame esofageo” – all'altezza della 10a vertebra dorsale – che è attraversato dall’esofago, dalle arterie esofagee e dal tronco vagale anteriore e posteriore, dai quali hanno origine la fasce del nervo vago – X nervo cranico, il più esteso del corpo -  che innervano gli intestini e parte dello stomaco;

3.   Il “forame aortico” – all’altezza della 12a vertebra dorsale – che è attraversato dall’aorta, dal dotto toracico – il luogo in cui la linfa si riversa nel sangue venoso – e dalla vena azygos;

4.   I “forami minori” del pilastro destro che possono presentarsi in numero di tre o fusi in un’unica apertura, che sono attraversati dal grande e dal piccolo nervo splanonico, responabili dell’innervamento dei visceri, e, talvolta, dalla vena azygos;

5.   I “forami minori” del pilastro sinistro che possono presentarsi in numero di tre o fusi in un’unica apertura, che sono attraversati dal grande e dal piccolo nervo splanonico e dalla vena emiazygos;

6.   “L’arcata dello psoas”, che è attraversata dal grande psoas e dal tronco del simpatico (parte del sistema nervoso autonomo);

7.   “L’arcata del quadrato dei lombi”, che è attraversata dal muscolo quadrato dei lombi;

8.   I “forami del Morgagni”, che sono attraversati dai rami epigastrici superiori, dall’arteria toracica interna e da alcuni vasi linfatici provenienti dal fegato e dalla parete addominale anteriore.

Il diaframma toracico è collegato direttamente a fegato, stomaco, milza pericardio, sacco pleurico, peritoneo, duodeno, colon, ghiandole surrenali, reni e pancreas.

Già da questa superficiale descrizione risulta evidente che:

-      Il movimento del diaframma toracico influenza in varia misura, non solo la respirazione, ma con alcune delle più importante funzioni del corpo;

-      Respiro, postura, circolazione sanguigna e circolazione linfatica sono strettamente connesse tra loro;

-      Il diaframma toracico è il luogo di incontro e di passaggio delle “energie” della parte inferiore e delle “energie” parte superiore del corpo.

Non occorre essere medici per intuire che un suo cattivo funzionamento del diaframma toracico ha pesanti ripercussioni su tutto l'organismo.
Ma quali sono i motivi per cui il diaframma funziona male?

Fisicamente la “lamina muscolo-tendinea del diaframma” ha l’aspetto di un elmo antico, un po' asimmetrico. 



La parte (cupola) destra che preme sul fegato è più alta della parte (cupola) sinistra, che sotto di sé ha invece lo stomaco e la milza, più mobili del fegato.
Quando si inspira naturalmente le due cupole si abbassano comprimendo gli organi dell'addome e dando l'impressione di un allargamento dell'addome.
Quando si espira le cupole si alzano e l'addome sembra svuotarsi.
Questo movimento “naturale”, rappresenta una inversione del movimento che avviene nel corpo del feto.
Il bambino nella pancia della mamma, non respira con i polmoni, ma attraverso il cordone o “funicolo ombelicale” che lo collega alla placenta.
Il funicolo è un tubo lucente e flessibile, lungo in media 55 cm e largo 2 cm, costituito da tessuto connettivo mucoso detto “gelatina di Wharton".
All'interno della gelatina ci sono tre “vasi ombelicali”:
-      Una vena che porta sangue ossigenato ed elementi nutritivi dalla placenta al feto;
-      Due arterie che trasportano i cataboliti – ovvero i prodotti di scarto dei processi metabolici – dal feto alla placenta.



Il sistema circolatorio del feto è diverso dall'adulto. Banalizzando si può dire cuore (che lavora a regime ridotto, diciamo al 40% delle sue possibilità) e polmoni (che sono collassati) vengono bypassati mediante tre valvole - dotti - che verranno rese inoperose dopo la nascita.
Nella “respirazione prenatale” il diaframma è sostanzialmente inattivo.
Subito dopo la nascita il cordone viene tagliato e annodato, la placenta non distribuisce più ossigeno e alimenti nel corpo e al bambino manca improvvisamente l'aria.
Abituato a sentire l'energia fluire liberamente dall'addome il bambino irrigidisce il diaframma nella posizione più alta possibile. Per sbloccarlo un tempo - e talvolta ancor oggi - si colpiva a mano aperta il dorso del neonato provocandogli il pianto in maniera da far scendere meccanicamente la lamina muscolo-tendinea toracica.
Questo irrigidimento che potremmo definire “naturale” è la radice del cattivo funzionamento del diaframma in età adulta.
Il movimento verso l’alto del diaframma viene collegato alla paura di morire, all'angoscia, alla mancanza di aria e più si ha la paura di non respirare più si tende ad alzare le due cupole che vanno a premere sui polmoni – limitandone drammaticamente la possibilità di espansione - e sul cuore.
In teoria, mutando la tecnica respiratoria l'angoscia legata alla paura della morte – condizione assai comune ai nostri giorni - dovrebbe scemare.
Con la respirazione definita “paradossale” – o “prenatale” - praticata soprattutto nelle tecniche psicofisiche cinesi – il praticante cerca di mantenere le due cupole del diaframma nella posizione più bassa possibile, sia in inspirazione che in espirazione, in modo da eliminare o attenuare il riflesso dell'angoscia originaria.

Cercare di respirare come un feto, significa tornare nella condizione di prima della nascita avvicinandosi a quello Stato Naturale, che in India come in Cina vengono assimilati alla realizzazione.

Una pratica che può avvicinarci alla “Respirazione Paradosso” è quella che si può definire “micro respirazione”, durante la quale in apparenza, l’atto respiratorio non provoca nessun movimento evidente né del torace né dell’addome.


Sensei Haruiko Yamanouchi – mio istruttore di Qi Gong e tecniche di spada dal 1988 al 1996 - diceva che durante queste pratiche respiratorie una piuma posta sotto le narici non avrebbe dovuto muoversi né in alto né in basso.

Passiamo alla pratica:
-      Da seduti o in piedi, in una posizione comoda, cominciamo a massaggiare delicatamente il plesso solare con le dita e il palmo della mano destra, prima in senso orario poi in senso antiorario.

-      Quando si avverte un leggero di calore, si porta l'attenzione sul ritmo respiratorio mantenendo la mano destra sul plesso solare.

-      Inspirando immagino che il plesso solare si riempia di un liquido tiepido e piacevole al tatto, all'odorato, al gusto (miele, latte o altro, dipende dai gusti personali).

N.B. è molto importante resistere, in inspirazione, alla tentazione di riempire completamente i polmoni e, prima di sentirsi completamente "sazi" di aria faremo una brevissima apnea durante la quale utilizzo per rilassare, mentalmente, l'addome.

-      In apnea alta si visualizza l'aria sotto forma di liquido tiepido che scende, goccia a goccia, sotto l'ombelico fino a depositarsi si sul pavimento pelvico.

-      Espirando cercando di non muovere i muscoli addominali, "osservando" il liquido depositato sul pavimento pelvico.

-       
Ossa Del Bacino di una Scimmia


- Dopo una naturale apnea bassa – a polmoni non completamente vuoti – si inspira delicatamente immaginando che le "gocce" di aria continuino a scendere verso il basso. 

Si tratta della parte più difficile dell’esercizio:
A polmoni vuoti –apnea bassa - si tenderà infatti ad alzare il diaframma e resistere a questo impulso potrebbe provocare delle tensioni muscolari, con un conseguente senso di disagio e, per alcuni, una leggera nausea.

Per evitare la tensione alla fine o durante la apnea naturale che segue la espirazione bisogna portare l'attenzione sul perineo o - se non si è in grado di percepirlo - sull'asse ano-organi genitali.

-      Nel successivo atto respiratorio dovremo cercare di ridurre la quantità di aria inalata e lo stesso faremo nelle respirazioni successive.

Dopo un certo numero di cicli respiratori (108 per esempio, ma diciamo che vanno bene anche nove o un multiplo di nove) cominceremo, probabilmente a percepire un senso di pienezza al basso ventre.

-      A questo punto, sempre cercando di portare le gocce di aria sotto l'ombelico durante l’apnea alta, durante la espirazione si visualizzano immaginare le gocce di aria che evaporano verso il sacro e le vertebre lombari.



Associando mentalmente la espirazione al rilassamento dei muscoli del bacino e delle cosce dovremo riuscire a percepire con precisione, progressivamente:

1.   Gli ischi;

2.   Il sacro;

3.   Le cinque vertebre lombari, dalla 5a alla 1a.

Dopo un altro ciclo di respirazioni (di nuovo 108 o comunque un multiplo di nove) percepiremo una sensazione, piacevole, di presenza all'osso sacro, nella zona del coccige e del perineo.
La sensazione è soggettiva:
Ad alcuni le ossa saranno più morbide e leggere, ad altri più pesante o più calde o semplicemente più “presenti”.

A questo punto potremo iniziare la pratica definita Piccolo Circuito Celeste che conduce naturalmente a tenere il diaframma nella posizione più bassa sia in inspirazione sia in espirazione.


-      Mantenendo la respirazione sottile inspiriamo (1) "sotto l'ombelico", accumulando le gocce di aria nell'addome durante la apnea alta;

-      Espirando (2) portiamo il "vapore " all'osso sacro immaginando di farlo passare attraverso gli organi genitali, il perineo e l'ano;

-      Inspirando nuovamente (3) spingiamo leggerissimamente verso il basso l'osso sacro e porto il "vapore" verso il punto al centro delle scapole facendolo passare i reni e i polmoni (avvertirò una sensazione di allargamento delle ultime costole);

-      Durante la apnea naturale allungo delicatamente la testa verso l'alto e le scapole verso il basso;

-      Espirando (4) immaginiamo che il vapore, attraverso il collo e la nuca, "invada il cranio" e vada a riempire la "cavità" del punto in mezzo alla fronte;
-      Inspirando (1) riportiamo l'energia nella zona dell'ombelico, in apnea faccio "depositare le gocce" sul pavimento pelvico e ripetiamo l’intero percorso.



Dopo un certo numero di cicli completi - 108 per esempio, ma peri principianti vanno bene anche 9 o un multiplo di 9 - restiamo seduti ad "ascoltare" gli effetti dell'esercizio.

Avvertenze.

Se provo dolore o pesantezza al petto devo alzarmi, se sono seduto, scuotere delicatamente le membra, massaggiarmi le mani e la faccia e dedicarmi ad una moderata attività fisica.

Il dolore e/o la pesantezza al torace e alle spalle dipendono di solito dall'errata postura assunta durante la pratica.

Il mal di testa invece, potrebbe significare che un blocco al collo o alla nuca sta per "sciogliersi". Se così fosse occorre fare molta attenzione:
Un blocco psicofisico che comincia a sciogliersi è un buco in una diga.
All'inizio tende ad allargarsi lentamente, poi improvvisamente l'acqua spezza le barriere e sommerge le terre circostanti.

In altri termini si potrebbe verificare un notevole aumento del flusso sanguigno al cervello.

 Se si avverte mal di testa, dolore alle vertebre cervicali o sensazione di pesantezza agli occhi si deve quindi interrompere la pratica, cambiare posizione e massaggiarsi dolcemente la nuca, poi la schiena e, magari con un panno di seta, l'osso sacro e il coccige.

Una leggera, sopportabile sensazione di nausea, nella prima fase di pratica, potrebbe invece essere anche un sintomo positivo:
Potrebbe significare che il diaframma toracico sta per rilassarsi.

Se si riesce a superare la nausea senza cambiare posizione e senza contrarre i muscoli dell'addome e del torace, potremmo sperimentare un fenomeno singolare: il rilassamento totale e improvviso del diaframma.

La sensazione è quella di un pallone aerostatico che si sgonfia improvvisamente, o di un paracadute che si affloscia a terra.
Si avrà la sensazione di essere più grassi e meno tonici.
Ma resistendo alla voglia di contrarre gli addominali e di tendere in alto costole, torace, spalle, si potranno fare delle scoperte interessanti.

venerdì 6 marzo 2020

LA SCIENZA DELLO YOGA. LA POSTURA DELLA LOCUSTA



Viparīta Śalabhāsana.


“Like a moth repeatedly flies into a fire and is burned again and again, 
Rādhā plunged into the fire of love”

(Sivarama Swami , “Kṛṣṇa-saṅgati: Meetings with Kṛṣṇa”)


Ogni posizione dello Yoga va considerate come un vinyāsa, una sequenza formata da vari motivi e posture che, fluidamente e con il minimo sforzo muscolare, conducono il praticante ad assumere la posizione base e, altrettanto fluidamente, lo conducono lo portano ad “uscire” dall’āsana e a porsi in una posizione finale, di rilassamento, che potremmo definire “di ascolto”.

La sequenza di Śalabhāsana, è il settimo āsana della serie Rishikesh, Abitualmente si traduce con "Locusta", ma il termine più appropriato sarebbe “Falena[1]”. 
La posizione originaria è quella con il busto e le gambe sollevate, ad imitare il volo di un insetto.

 Sequenza di Śalabhāsana. La posizione originaria è quella con il busto e le gambe sollevate, ad imitare il volo di un insetto.

In genere, nella serie Rishikesh, si pratica la variante detta Viparīta Śalabhāsana con le mani intrecciate sotto il pube (o lungo i fianchi con i palmi a terra) a sostenere, l'estensione delle gambe verso l'alto  o Ardha Śalabhāsana, con una gamba poggiata sul piede dell’altra, consigliabile per i praticanti con problemi alle vertebre lombari e/o una scarsa consapevolezza della muscolatura sottile della zona pelvica e lombare.

Sequenza di Śalabhāsana. Ardha Śalabhāsana.

BENEFICI
Tonifica i glutei, le gambe, la zona lombare e l’addome aumentando l’elasticità della colonna vertebrale ed alleviando eventuali dolori della zona sacro-lombare.
Stimola il sistema cardiovascolare.

CONTROINDICAZIONI
Dato il grande aumento del flusso sanguigno provocato da questa posizione se ne sconsiglia la pratica  nel caso di patologie cardiovascolari.
La sollecitazione cui viene sottoposta la zona lombare può aggravare eventuali problemi  della colonna vertebrale.

Vediamo adesso come assumere Viparīta Śalabhāsana. 
Inspirando stendo le braccia in avanti, espirando mi rilasso “nel pavimento”.

Sequenza di Śalabhāsana. inspirando stendo le braccia in avanti, espirando mi rilasso “nel pavimento”

Inspirando sollevo la testa per guardare in avanti e contemporaneamente allargo le braccia e, senza perdere il contatto con il pavimento le ruoto fino a portarle distese palmo a terra all’altezza delle spalle. Espirando e ruotando i palmi verso l’alto porto le braccia lungo i fianchi, poggiando contemporaneamente la fronte a terra (NB.  il movimento delle braccia, una “semi circonduzione sul piano frontale”, serve per mettere le scapole nella posizione corretta).

 Sequenza di Śalabhāsana. Espirando e ruotando i palmi verso l’alto porto le braccia lungo i fianchi, poggiando contemporaneamente la fronte a terra.

Inspirando appoggio la guancia destra a terra e contemporaneamente sollevo la gamba sinistra verso l’alto, facendo attenzione a mantenere a terra  il fianco destro, il petto e la gamba destra.

Sequenza di Śalabhāsana. Appoggio la guancia destra a terra e contemporaneamente sollevo la gamba sinistra verso l’alto.

 Rimango in posizione da un minimo di tre ad un massimo di nove cicli respiratori, quindi espirando riporto la gamba sinistra e la fronte a terra e mi rilasso contando le respirazioni (1, 3, 9, 18…108 cicli respiratori).
 
Sequenza di Śalabhāsana. Fronte a terra, mi rilasso contando le respirazioni.

Ripeto adesso sull'altro lato: inspirando sollevo la gamba destra portando la guancia sinistra a terra,  Rimango in posizione contando uno, tre o un massimo di nove cicli respiratori. Espirando riporto la gamba sinistra e la fronte a terra e mi rilasso contando le respirazioni.
Inspirando sollevo adesso  il bacino, piego le ginocchia e poggio il mento a terra. Unisco le mani sotto il corpo all'altezza dell’osso pubico (in alternativa posso lasciarle lungo i fianchi con i palmi a terra).

Sequenza di Śalabhāsana. Sollevo il bacino, piego le ginocchia e poggio il mento a terra.

Espirando e ruotando il sacro verso il basso vado ad appoggiare l’osso pubico sulle mani o sugli avambracci.


Sequenza di Śalabhāsana. Viparīta Śalabhāsana



 
Inspirando distendo il più possibile le gambe in alto spingendo dolcemente la testa in avanti, fino ad assumere Viparīta Śalabhāsana.
Nella posizione finale immagino di inspirare dai piedi al sacro, passando peri genitali e l’ano e di espirare dal sacro al punto in mezzo alle sopracciglia. Dopo  3, 6 , 9 cicli respiratori, in inspirazione tiro su leggermente i muscoli dell'anno - il bandha provocherà una  contrazione leggera della zona occipitale - e trattengo il respiro . quando sentirò la necessità di espirare accompagnerò dolcemente le gambe verso il pavimento immaginando che l'aria esca dal punto in mezzo alla fronte. 



Fronte a terra "ascolto" gli effetti dell'esercizio.

[1] शालभ Śālabha è “la via della Falena”, il gettarsi consapevolmente nel fuoco, o affrontare un pericolo, senza tener conto della propria incolumità.

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