mercoledì 21 dicembre 2016

LO YOGA, IL NAZISMO E LA TANA DEL BIANCONIGLIO



All'inizio del quarto capitolo ("Pada") degli Yoga Sutra di Patanjali (uno dei  testi  più citati e meno studiati della storia dell'umanità) si parla della maniera  di ottenere Poteri Sovrannaturali ( Siddhi):


janma-oṣadhi-mantra-tapas-samādhi-jāḥ siddhayaḥ ॥1॥


Ovvero: "i poteri sovrannaturali insorgono (jāḥ) grazie alla nascita (janma), alle droghe (oṣadhim), ai mantra, alle "austerità" (tapas) e ai samadhi".


Dove per samadhi sono i progressivi stati di trasformazione della mente, e quindi di percezione della realtà, che accompagnano la pratica dello Yoga e per  "austerità" le privazioni e le sofferenze autoimposte (stare per giorni senza mangiare, ad esempio, oppure costringersi a stare in equilibrio su una gamba per ore sotto il sole cocente...).

La parola mantra invece, secondo i commentatori moderni ( vedi ad esempio www.ashtanga.info), qui indicherebbe l'energia acustica...
Interessante vero?
Nel V secolo a.C. si pensava che un essere umano, drogandosi e/o utilizzando delle tecniche psicofisiche, potesse diventare forte come un elefante, entrare, con la propria volontà nel corpo di un suo simile, rendersi invisibile o parlare con esseri provenienti da altri universi e altre epoche.
Che sciocchezze!
Che assurdità!
E se fosse vero? Se le droghe, la sofferenza, le tecniche di trasformazione/manipolazione della mente potessero davvero far insorgere i poteri nascosti dell'essere umano?







Nel maggio del 1940 i soldati nazisti, dopo aver attraversato le Ardenne in quattro giorni, senza  mai dormire, distrussero l'esercito francese ad Avesnes.
I militari francesi sono  sconvolti dallo stato di esaltazione dei tedeschi: sembrano dotati di poteri sovrannaturali (siddhi?).
Appaiono invulnerabili, infaticabili, irresistibili..
L'apparente invincibilità delle truppe naziste non è dovuta all'addestramento, al DNA o all'alimentazione, ma alla chimica.
Dal 1936 al 1940 in Germania ebbe luogo il più grande esperimento sull'uso della droga della storia dell'umanità.





Dopo aver verificato lo strabiliante effetto delle benzedrine sugli atleti statunitensi alle olimpiadi di Berlino, il medico Fritz Hauschild mise a punto il Pervitin, un farmaco a base di metanfetamina somministrato dapprima a cantanti, attori e sportivi,e, in seguito, a tutta la popolazione.

C'erano addirittura i cioccolatini Pervitin, indicati per casalinghe e adolescenti.
I militari ne assumevano dosi massicce, cui si aggiungevano, all'occorrenza, oppiacei e testosterone sintetico.



I soldati nazisti, insomma, erano più dopati dei cavalli del palio di Siena.
E non è che gli alleati fossero dammeno, solo che i chimici tedeschi, all'inizio, erano più bravi.
Il Gap fu colmato con la diffusione su vasta scala del Benzedrine, un farmaco a base di anfetamine che si sniffava come il vix vaporub.
Tra il 1942 e il 1945 gli inglesi acquistarono 72 milioni di inalatori Benzedrine, gli americani 250 milioni.
Vi siete mai chiesti come sia possibile per un essere umano tra virgolette normale,una volta che si trova in zona di guerra, fare a pezzi un suo simile, violentare delle adolescenti, uccidere dei bambini e finire la serata bevendo una birra con i commilitoni?


La risposta è semplice: è drogato.





Brainwashing

Con l'inizio della guerra fredda  americani e britannici si trovarono a che fare con un nuovo problema "chimico".
Dai racconti di alcuni reduci della guerra in Corea e dagli stravaganti comportamenti di alcuni diplomatici statunitensi di stanza in Russia (vedi il caso di George Kennan), i servizi segreti alleati ricostruirono l'esistenza di una tecnica usata dai paesi comunisti chiamata, in cinese,  xi nao, e, poi, in inglese  Brainwashing, lavaggio del cervello.
In linea di massima xi nao consiste nella somministrazione di droghe come l' LSD (dietilammide dell'Acido lisergico, un prodotto inodore, incolore ed insapore che ha potenti effetti allucinogeni), unita a torture di vario genere (privazione del sonno, deprivazione sensoriale, violenze sessuali...), ad ipnosi e alla ripetizione ossessiva di impulsi luminosi e sonori, e di frasi e parole apparentemente senza senso [ Droghe...Austerità...Mantra....]
Il risultato sarebbe la creazione nella vittima di una serie di personalità chiamate "alter", completamente autonome l'una dall'altra, che possono essere "attivate a comando", con un input vocale o elettromagnetico.
In altre parole un normale padre di famiglia, onesto, timido e ben educato, se innescato può trasformarsi in una spia o in un  assassino, senza che la sua "personalità principale" ne sia al corrente o serbi ricordi delle nefandezze compiute.






Scriveva nel 1952 il capo del settore medico della CIA: 
-" Ci sono molte prove, nei rapporti di innumerevoli interrogatori, del fatto che i comunisti abbiano utilizzato droghe, coercizione fisica, elettroshock e forse ipnosi contro i loro nemici. Con queste prove è difficile trattenere la rabbia contro il nostro apparente lassismo"- 
Detto fatto.
Gli americani, dopo aver avuto notizia della sperimentazione  dell'acido Lisergico in Unione Sovietica, incaricarono la svizzera Sandoz, la più grossa industria chimica dell'epoca, di produrre grandi quantità di LSD, e dettero inizio al progetto di controllo della mente MKULTRA .
[NB.L'Acido Lisergico non fu l'unica sostanza sperimentata dalla Cia, il programma prevedeva anche l'osservazione degli effetti dell'MDMA (3,4-metilenediossimetanfetamina, più nota come Ecstasy), della DMT (N,N-dimetiltriptammina, il principio attivo della Ayahuasca) e della maggior parte delle droghe oggi in circolazione].



MKULTRA

Il programma fu presentato  ad Allen Welsh Dulles, capo della Ciada Richard Helms,l'agente che avrebbe preso il suo posto nel 1961:

-" Lo scopo di MKULTRA " -  scriveva Helms -" è quello di investigare lo sviluppo di un materiale chimico che causa uno stato mentale aberrante, reversibile e non tossico [al fine  di] screditare individui, ottenere informazioni e impiantare suggestioni e altre forme di controllo mentale"-



I primi esperimenti furono fatti all'interno dell'agenzia.
Dulles aveva messo a capo del progetto Sydney Gottlieb, un biochimico affascinato dalle droghe, dal buddismo zen e dall'illusionismo.
Insieme ad un mago da varietà molto famoso all'epoca, John Mulholland, insegnò ad un gruppo ristretto di agenti tecniche di manipolazione  e magia mentale, ed una serie di fantasiosi escamotage  per somministrare la droga attraverso bevande, sigari, spazzolini da denti ecc.
Dirigenti e agenti di secondo piano vennero drogati a loro insaputa e le loro reazioni filmate e archiviate.
Nel novembre 1953 Frank Olson un biologo assegnato alla Divisione operazioni speciali (SOD) del Centro biologico dell’esercito USA di Camp Detrick, nel Maryland, si suicidò gettandosi dal decimo piano di un albergo di New York dopo aver bevuto un cocktail di Cointreau e LSD preparato da un suo collega. 
E questo caso, riemerso dopo venti anni grazie alla testardaggine del figlio di Olson, portò ufficialmente alla fine del progetto MKULTRA.
Il programma di controllo mentale coinvolse in seguito una serie impressionante di istituzioni universitarie e scientifiche.
La CIA finanziò studi sulla privazione del sonno, la deprivazione sensoriale, l'ipnosi in carceri, college universitari, cliniche.
Dagli atti di una commissione d'inchiesta del 1975 risulta che furono coinvolti almeno 185 ricercatori scientifici, psicologi e psichiatri.
Alcuni episodi, resi pubblici dal governo Ford, sono deliranti: in un’operazione del 1959, due agenti vennero inviati i a San Francisco per spruzzare LSD in forma di aerosol su una festa!
Si parla anche di LSD negli acquedotti, di esperimenti su malati terminali e di torture efferate sui pazienti di cliniche psichiatriche.


Nell'agosto 1977, davanti all'ennesima commissione d'inchiesta, il nuovo direttore della CIA, Stansfield Turner, dichiarò che le sperimentazioni di controllo mentale su "soggetti ignari" erano state sospese nel 1964, e che il programma era stato interrotto nel 1969.
"Purtroppo" non poteva presentare la documentazione relativa perché Gottlieb, il buddista Zen a capo del progetto MKULTRA ne aveva ordinato la distruzione nel 1973 (!!!).
Alcuni dossier, comunque, si erano salvati, e da quelli la commissione d'inchiesta riuscì a  "farsi un'idea della vastità del progetto".
MKULTRA era diviso in 149 sottoprogetti, di cui solo quaranta erano dedicati alle droghe (ed almeno sei di questi riguardavano la somministrazione di sostanze psicotrope a soggetti inconsapevoli). Gli altri sottoprogetti erano dedicati all'ipnosi, alle attività di "illusionisti sotto copertura", alla ricerca sul sonno, all'amnesia indotta,  alla psicoterapia (più precisamente "ai cambiamenti comportamentali durante la psicoterapia"), all'uso dell'elettroshock e "allo sviluppo di capacità paranormali"(siddhi?).





Ipotesi fantasiose

Il Progetto MKULTRA  diventato famoso trai fautori della Teoria del Complotto anche grazie ad una serie di film di successo come Cospiracy Theory e  The Manchurian Candidate ufficialmente  è stato interrotto nel 1969 ( secondo alcuni ha semplicemente cambiato nome in progetto MK-Search o progetto Monarch).
Questo significa che per almeno 17 anni la più potente agenzia di spionaggio del mondo, in collaborazione con alcuni dei più influenti ricercatori scientifici americani, ha sperimentato tecniche di manipolazione della mente su centinaia, forse migliaia di persone.
Si può ragionevolmente supporre che abbiano ottenuto dei risultati e che abbiano affinato delle tecniche di condizionamento e di trasformazione della personalità, ma, ovviamente, le fonti ufficiali (gli atti delle varie commissioni d'inchiesta) non menzionano né risultati né tecniche.
Se ci si immerge nel calderone di internet e con le parole chiave MKULTRA o Monarch si trova di tutto e di più, dalla creazione di schiave sessuali controllate dagli "illuminati" (?) (le "Schiave Beta" o "Slave Kitten") all'ipnosi di massa.
Conosco persone serissime disposte a giurare che l'attentato alle torri gemelle non è mai avvenuto (" un trucco da illusionisti"),  che Hilary Clinton è un serpente con maschera umana che si ciba di bambini, che l'uomo non è mai andato sulla Luna e che la Terra non è rotonda, ma è un piatto enorme all'interno di una cupola di cristallo....
Tutte ipotesi interessanti, devo dire, non suffragate da nessuna prova certa.
Su Google si può trovare tutto e il contrario di tutto e abbracciare una teoria o l'altra diventa più o meno una questione di fede.
Per ciò che mi riguarda, vorrei tentare di parlare solo di cose certe, documentabili, senza trarre conclusioni.
1) Nel quinto secolo a.C. Patanjali, considerato uno dei padri dello Yoga e della filosofia indiana, scrive un libro, gli Yoga sutra, in cui descrive alcuni poteri "paranormali" (siddhi)  e le tecniche per ottenerli, ovvero: Droghe, Austerità (forme di autotortura e condizionamento psicofisico) e Mantra (suoni e parole).
2) I soldati nazisti nella prima parte della seconda guerra mondiale facevano mostra di forza, resistenza, capacità di concentrazione fuori dalla norma.
Secondo alcuni ciò dipendeva oltre che dall'addestramento, dall'uso regolare di metanfetamine, oppiacei e Testosterone sintetico. 
3) I governi alleati erano così convinti dell'origine chimica della supremazia psicofisica dei nazisti da ordinare più di 300 milioni di dosi di un farmaco a base di Metanfetamine da distribuire ai propri soldati.
4) Nel dopoguerra Russi  e Cinesi sviluppano una tecnica di controllo della mente chiamata xi nao, o "lavaggio del cervello" basata sulla somministrazione di droghe, la deprivazione sensoriale, la privazione del sonno e la ripetizione ossessiva di suoni e parole,
5) Negli anni '50 la CIA inizia un progetto chiamato MKULTRA e ne mette a capo un esperto di meditazione (il buddista Zen Sydney Gottlieb) e un illusionista (il David Copperfield dell'epoca, John Mulholland).
6) Lo scopo iniziale del progetto MKULTRA " è quello di investigare lo sviluppo di un materiale chimico che causa uno stato mentale aberrante, reversibile e non tossico [al fine  di] screditare individui, ottenere informazioni e impiantare suggestioni e altre forme di controllo mentale"
7) Gli agenti del MKULTRA studiano gli effetti di droghe come l'LSD, la MDMA (ecstasy) e DMT (Ayahusca) con l'aiuto di numerosi psicologi, psichiatri istituzioni scientifiche ed universitari.
8) Negli anni dal progetto MKULTRA nascono 149 sotto-progetti che riguardano lo sviluppo di poteri paranormali, lo studio delle modificazioni del comportamento secondo le nuove correnti della psicologia, gli stati del sonno e l'ipnosi.



Freak al potere

Quando ho letto parte degli atti della commissione d'inchiesta su MKULTRA (si trovano facilmente su Internet) qualcosa nella mia testa ha fatto tilt.
Per quelli che come, facevano l'università negli anni '70, l'oriente, lo yoga, le droghe psicotrope rappresentavano la possibilità di allargare la coscienza ed erano una delle armi della cosiddetta controcultura per combattere il sistema imperante.
Da una parte il bene rappresentato dai Beatles, la MT di Maharishi, Timothy Francis Leary e l'acido lisergico, Castaneda e il Peyote.
Dall'altro il male con  ovvero il "Sistema" che cercava di reprimere ogni genere di libertà, di condizionare le menti fino a creare una umanità di soldatini e consumatori.
Era tutto così chiaro! Bianco e nero, buoni e cattivi. Si trattava solo di scegliere.
Adesso vengo a sapere che la CIA, nel 1952, mette a capo del più grande progetto di controllo delle menti della storia dell'umanità un proto freackettone, Sydney Gottlieb.
Gottlieb, grande consumatore di Marjuana, era di famiglia ebrea.
Cominciò ad occuparsi di meditazione ed esoterismo da adolescente, poi si appassionò allo gnosticismo e approdò infine allo yoga e al buddismo.
Fu  credo il primo americano a sperimentare su di sé l'acido lisergico. 
Lo assunse per anni.
Prima del progetto MKULTRA l'LSD, una delle creazioni della chimica tedesca, era usato solo come farmaco sperimentale nella cura della schizofrenia.
Fu la CIA che chiese alla Sandoz di produrlo in grande quantità.
E fu la CIA ad immetterla nel mercato dei figli dei fiori, della Beat Generation e della controcultura, fu la CIA, con ogni probabilità, che finanziò gli esperimenti di Leary.
Gottlieb  studiò gli effetti dell'Ecstasy, un altro prodotto tedesco, almeno dieci anni prima che facesse il suo ingresso nelle discoteche e nelle cliniche psichiatriche e la DMT (principio attivo della Ayahuasca) almeno vent'anni prima che venisse sdoganata in occidente come "Erba di Dio".
Quando leggevo i fumetti degli anni settanta, come i Freak Brothers, ridevo come un pazzo all'idea dei protagonisti di spargere LSD nell'acquedotto di una città di provincia: che colpo per il Sistema!
Adesso vengo a scoprire che non si trattava della divertente fantasia di un fumettista cannarolo ma del progetto, serissimo, di un generale americano, William Creasey, ispirato da Gottlieb. 
Fantastico!
Ci hanno fatto credere per anni che le droghe psicotrope fossero un mezzo di liberazione un arma contro i potenti e gli oppressori, e adesso si viene a scoprire che sono state studiate, sperimentate, sintetizzate e immesse sul mercato dalla Germania di Hitler, dalla Russia di Stalin e dall'America del maccartismo, e della guerra in Vietnam!




La tana del Bianconiglio

Nel 2006 lessi un libro di David Icke, Alice nel Paese delle Meraviglia e il disastro delle Torri Gemelle".
Icke, ex giornalista sportivo della BBC, scrive bene assai, e per tre quarti, il libro scorre che è una meraviglia.
La versione ufficiale sull'attentato dell'11 settembre viene smontata pezzo per pezzo, con ironia e lucidità, poi, senza preavviso, Icke cambia registro e  comincia a parlare di rettiliani, di legami di sangue tra Bush e i reali britannici, di maschere umane che coprono fattezze mostruose, di un complotto millenario.
Rimasi un po' perplesso.
La tesi di Icke era questa: Saddam, Osama e i talebani non c'entravano niente con il disastro, era stato organizzato tutto da una Elite che governa il mondo da millenni a nostra insaputa, i Rettiliani, esseri di origine aliena dotati di poteri straordinari, che si cibano di sangue umano.
Era così convinto e convincente Icke, che sembrava li avesse visti  con i propri occhi, i Rettiliani.
Il fatto che Icke sia  una persona intelligente, abile e preparata e non abbia mai dato segni di squilibrio mi portò a formulare due ipotesi:
1) Icke ci prende in giro.
2) Ha visto davvero i rettiliani.
negli anni successivi ho conosciuto sempre più persone intelligenti, abili e preparate, che affermano senza ombra di dubbio di aver visto dei rettiliani o altre creature fantastiche.
Corrado Malanga, ad esempio, ufologo e professore di Chimica dell'università di Pisa, afferma di aver parlato, in italiano, tramite un microchip impiantato nel corpo di una donna, con un soldato Israeliano che vive nel futuro ai comandi di un extraterrestre in forma di gigantesca cavalletta.
Anche in questo caso (chi ha conosciuto Malanga sa che appare come una persona intelligente e di buon senso) le ipotesi non possono che essere due:
1) ci prende in giro.
2) Ha veramente parlato con persone del futuro ed ha veramente visto delle gigantesche cavallette aliene.
Io di persona non ho mai visto rettiliani e super cavallette e non ho strumenti per dire se Icke, Malanga (ed un gran numero di ricercatori e scienziati...) mentono o dicono il vero.
Ripensando alla nascita del progetto MKULTRA mi viene però in mente una terza ipotesi (pura fantasia ovviamente).
-" Lo scopo di MKULTRA " -  scriveva Helms, futuro direttore della CIA -" è quello di investigare lo sviluppo di un materiale chimico che causa uno stato mentale aberrante, reversibile e non tossico [al fine di] screditare individui, ottenere informazioni e impiantare suggestioni e altre forme di controllo mentale"-
Chiaro no?
Il progetto MKULTRA  secondo la CIA fu chiuso nel 1969.
Era, almeno inizialmente, un progetto finalizzato alla creazione di un metodo per "..screditare individui, ottenere informazioni e impiantare suggestioni..."
Immaginiamo, per gioco, che le lunghe (17 anni!)  sperimentazioni abbiano dato i loro frutti.
E immaginiamo che personaggi intelligenti e abili come Icke, Malanga e altri come loro si siano avvicinati, per caso, a svelare delle verità scomode per le autorità americane.
Cosa avrebbe potuto fare la CIA?
Ucciderli, farli sparire o trovare la maniera di screditarli.
Uccidere una persona famosa come Icke può avere un effetto contrario a quello voluto.
Si può creare un martire, o assistere alla mobilitazione di un gran numero di persone affamate di verità.
Forse sarebbe meglio, se si avessero i mezzi adatti, minare la sua credibilità.
Per esempio "impiantando una suggestione".
Ripeto sto giocando di fantasia, ma supponiamo che Icke sia stato, ad esempi, ad un soffio dallo scoprire i veri mandanti dell'attentato alle torri gemelle.
Supponiamo che Malanga sia stato ad un soffio dallo scoprire l'esistenza di fantascientifici strumenti tecnologici impiantati in ignari cittadini non da alieni che vivono nel futuro, ma da esseri umani in carne ed ossa al servizio di governi e multinazionali.
Sarebbe tanto difficile per un agente addestrato da Gottlieb avvicinarli, intossicarli con qualche sostanza psicotropa insapore, incolore e inodore e "impiantare nella loro mente" l'immagine di Hilary Clinton che si trasforma in un serpente o di una gigantesca cavalletta parlante?
Pensiamoci un attimo.
Per l'opinione pubblica è più credibile un giornalista della BBC ex portavoce dei Verdi inglesi che trova le prove di legami tra l'attentato dell'11 settembre ed esponenti del amministrazione americana, o un profeta che dice di essere in contatto con gli alieni e parla di creature serpentine che indossano la pelle umana come fosse un cachemire?














sabato 17 dicembre 2016

Il Fascino dell'Infelicità



"Sotto l'albero di prugno.,
In attesa,
Quan Yin, la Maestra della Gioia.
Rosse come il frutto le sue labbra.
Bianca come il fiore la sua pelle.
Porgile la mano e sarà tua.
Per sempre"








L'infelicità è la cosa che più mi stupisce nell'essere umano.
Soprattutto nei praticanti di yoga.
La vita, la Dea, la Shakti o comunque la si voglia chiamare, è bella assai.
Piena di spine, certo, come ogni rosa degna di tale nome, ma se ci si ferma un attimo, un attimo solo (Kshana) ad ascoltarla quando sta sbocciando, nello sguardo di due ragazzini innamorati, in una chiesa che ti si para davanti, improvvisa, nella primavera romana o nel canto notturno, in una lingua che non conosco, con cui una madre con la pelle che indovino assai più scura della mia fa addormentare la sua bambina, al piano di sopra, è difficile non amarla.
L'incapacità di goderne è uno strazio. Nonostante le più dotte interpretazioni di Upanishad, la pratica incessante di mantra e asana, la lettura di tonnellate di discorsi dei maestri del passato mi pare che la lezione n°1 dello yoga, il vivere nel presente, sembra essere molto lontana dall'essere appresa.
Si vive nel passato e nel futuro. 

Costantemente. 
Si rimpiange ciò che è stato e ciò che poteva essere e si fanno piani per il futuro, come i fioretti di una volta, per essere più bravi, più buoni, più altruisti. 
Oppure si pensa alle possibilità di avere successo. 
O, ancora, si pensa alle malattie possibili o alla morte, ineluttabile, nostra o dei nostri cari. 



In uno stato di totale scissura della personalità, tra praticanti di yoga, si continua pure a parlare di Centro,  Vivere l'Attimo, di Nirvana, di Sahaja.
L'essere umano è una creatura stravagante: passa più tempo a pensare alla vita che a viverla.
Questo non vuol dire che non  si agisca.
Anzi, ci si muove come formichine ipercinetiche.
Si vedono persone, si lavora, si va al cinema, si praticano asana, si legge, si discute.
Ma la felicità, lo stato naturale dell'Uomo, sembra l'isola che non c'è, o il "Monte Analogo" di Renée Daumal.
Alla base dell'infelicità c'è la difesa dell'ego.
Lo so che sembra banale, ma credo che la maggior parte delle persone viva in un libro autobiografico.
Letteratura invece di vita vissuta.
I miei amici neo-vedantini diranno che è ovvio, che Maya, il divenire, è sempre letteratura.
Certo, ma secondo lo Yoga, la vita umana è opera forgiata da mahat, la mente universale, mentre per la maggior parte di noi il libro viene scritto dalla  memoria individuale, piena di sogni irrealizzati, rancori, rimpianti.


Lo yogin dovrebbe vivere ogni gesto come un rito, rendendo sacro ogni istante della sua vita.
In sanscrito la "sacralizzazione" del quotidiano si chiama bhukti ed è la capacità di godere  di ogni fenomeno dedicando alla Dea ogni cibo, bevanda, lacrima o grido di piacere.
La realizzazione di bhukti è lo stato di colui che può affermare SHIVO'HAM (IO SONO SHIVA), BHAIRAVA'HAM (IO SONO BHAIRAVA) o SA'HAM ( IO SONO LEI, la DEA è UNA con me...).
Mukti invece è la liberazione dal ciclo delle rinascite (AHAM BRAHMASMI - IO SONO IL BRAHMAN).
Vedanta advaita dovrebbe essere la via di colui che vede entrambe, Bhukti e Mukti, come un'unico stato coscienziale.
Il vero yogin, il siddha, è colui che sperimenta  la Felicità nel quotidiano e la Felicità senza limiti, qui e nella Terra dell'Oltre, ora e per sempre.
Questo significa, vivere l'attimo.....

Chissà perché ci si ostina ad essere infelici... 




venerdì 2 dicembre 2016

I MAESTRI NON ESISTONO - SHIRAI TORU E LA SPADA MAGICA




Un maestro è qualcuno che, sfruttando al massimo le proprie potenzialità, ha "realizzato" la propria natura  ed è in grado di indicare ad altri il modo per realizzare la propria, ovvero di fornire all'allievo gli strumenti adeguati.
In altre parole il Maestro, quello con la M maiuscola, il barbuto, sorridente e onnicomprensivo  Grande Saggio dei film e dei romanzi non esiste, anzi non può esistere. Esiste solo l'allievo.
Solo lui, l'allievo, può realizzarsi, perché  realizzazione significa innanzitutto riconoscersi e accettarsi.
Se io sono aquila dovrò imparare a gettarmi dalle cime innevate su passeri e conigli,
se sono gallina a razzolare nell'aia.
La gallina che volesse provare l'ebrezza delle alte quote si sfracellerebbe al suolo e, a volersi cibare solo di gran turco, l'aquila non  sopravviverebbe una settimana.
Nessun maestro potrà mai trasformare un'aquila in gallina o una gallina in aquila.

Cerco di spiegarmi meglio:
Una matita in mano ed un foglio bianco sono gli strumenti con i quali posso disegnare o scrivere qualsiasi cosa: dalla colomba di Picasso, ad uno scarabocchio,dal progetto per una nuova micidiale arma, alla formula per un vaccino contro l'aids.
Ciò che verrà fuori dipende solo da me, dai miei talenti o, come si dice spesso nello Yoga, dalle mie "qualificazioni".

Se sono portato alle arti figurative disegnerò, se sono un chimico scriverò formule, se sono scrittore inventerò storie.
Compito del maestro sarà quello fornire gli strumenti adatti, il foglio di carta e la matita . Al massimo potrà suggerirmi un po' di trucchi del mestiere ("non scrivere con troppa forza se no stracci il foglio" - "non scrivere con troppa poca forza se no non si legge bene"-  ....), ma non potrà mai far di me ciò che non sono.




La storia di Shirai Toru, un samurai ottocentesco, credo sia parecchio interessante per ciò che riguarda il rapporto maestro/allievo e la "realizzazione".
L'ho letta tempo fa su un bel libro di Itsuo Tsuda, "La via degli Dei" ( Luni Editrice).

"Shirai Toru all'inizio del secolo XIX, è stato uno dei più grandi maestri di spada.
nella sua giovinezza, dagli 8 anni in poi, ha avuto un allenamento molto intenso.

Man mano che cresceva, è stato tormentato da dubbi sulla validità di quello che faceva.
[...]L'idea di aver forse sprecato vent'anni della propria vita per qualcosa di stupido[ad un certo punto]lo fece precipitare in uno stato di depressione nervosa.
Aveva 28 anni.


Rese visita a Terada Soyu, uno degli anziani della stessa scuola per cui nutriva rispetto.
Su suo invito prese un Bokken (spada di legno) e lo fronteggiò. Terada aveva  63 anni, e Shirai pensava che fosse ormai troppo vecchio per maneggiare la spada di legno.
[....]
si accinse dunque a balzare su di lui facendo uso della sua tecnica abituale.


Fu allora che fece un'esperienza straordinaria.
Terada impugnava tranquillamente il Bokken che sembrava coprire il giovane dalla testa ai piedi, quasi fosse una spada magica.
Shirai era completamente stregato dal suo potente Ki ai
(non il grido, ma l'atteggiamento interiore, una specie di grido silente), paralizzato, tutto sudato e come in un sogno, Shirai gettò via il suo Bokken e gli chiese, mantenendo una postura che indicava sottomissione, di accettarlo come allievo.


Terada disse che non c'era altro modo che scoprirlo da sé.
Gli indicò tutti i difetti che aveva accumulato nel suo addestramento.
Gli consigliò di purificarsi dalle sue idee perniciose e dal suo cattivo Ki accumulati per 20 anni.
Per cinque anni Shirai si applicò fedelmente alla disciplina raccomandata da Terada:
vietarsi ogni bevanda alcolica, fare docce fredde, ma la situazione non migliorò affatto e anzi divenne nevrotico.
Fu allora che ebbe l'idea di provare il metodo di meditazione consigliato dal monaco zen Hakuin (1684-1768).

La meditazione agì su di lui in modo favorevole e nel giro di due mesi recuperò la salute .
Riuscì a realizzare il vuoto mentale e l'oblio del corpo.


Questo stato d'animo non era tuttavia infallibile.
Non appena si trovava di fronte ad avversari violenti, la sua aggressività tornava ad eccitarsi e non poteva contenere il desiderio di colpirli..


Nel 1815, quando il maestro Terada si accingeva a partire per seguire il suo signore [...]Shirai gli chiese ancora consiglio.
Terada gli disse di andare da un monaco buddista della scuola Shingon, Norimoto.
La pratica di Norimoto consisteva nell'invocare il nome di Buddha, battendo allo stesso tempo su una campanella, il che non aveva niente a che vedere con le arti marziali, ma guardando il monaco durante la pratica religiosa, Shirai ebbe improvvisamente la rivelazione di ciò che cercava: svelò il fondo.


Il movimento delle mani, l'incantesimo, il suono.... tutto avveniva nell'ordine naturale.
Shirai tentò di provare le stesse sensazioni con il Bokken e scoprì che andava meravigliosamente bene.
Aveva allora 33 anni.


Nel 1821, dopo 6 anni di assenza terada fece ritorno.
Shirai gli chiese di confrontarsi alla spada e fu costretto ad ammettere che il suo maestro aveva fatto ancora progressi e che era lontano dal potersi misurare con lui.
Terada aveva all'epoca 77 anni."
 


Questa storia la trovo interessante per una serie di motivi. 
Cominciamo dalla fine: 

Shirai "fu costretto ad ammettere che il suo maestro aveva fatto ancora progressi e che era lontano dal potersi misurare con lui. 
Terada aveva all'epoca 77 anni". 

Shirai seguendo gli insegnamenti di Hakuin ha già realizzato tramite la meditazione il vuoto mentale e l'oblio del corpo.
Insomma, è un realizzato, in termini giapponesi ha avuto il satori, ma sentendolo come stato non permanente(!) segue anche gli insegnamenti di Norimoto che si occupa di pratica rituale (la non conoscenza, il karman di cui parlano alcuni testi indiani come  la Isha Upanishad) ed  ha la "rivelazione del fondo". 

Ciò nonostante  è costretto ad ammettere che il suo maestro Terada "ha fatto ancora progressi". 

La dinamica 
stato di malessere/pratiche di purificazione/nevrosi,meditazione/realizzazione/stato di malessere/meditazione/pratica rituale/realizzazione 
lo ha portato per ben due volte a fare l'esperienza del satori

Si racconta che dopo la seconda realizzazione gli avversari, dinanzi a lui si arrendevano senza combattere. 
Era un illuminato. 

Eppure è costretto ad ammettere che il suo maestro Terada "ha fatto ancora dei progressi"(!!!). 


da questa storia mi sembra di capire alcune cose:
1) la realizzazione è sempre una auto-illuminazione, cioè uno svelamento di ciò che si è già.
Terada può solo mostrare al suo allievo le proprie capacità e la maestria raggiunta, ma Questo non servirebbe a niente se Shirai non fosse, per natura, un guerriero e se non praticasse da solo. 
Ovvero: "la Meta coincide con il punto di partenza".

2) La realizzazione è una auto-illuminazione improvvisa, ma, al tempo stesso, deve passare per una serie di tappe, di stati progressivi riconoscibili e verificabili.
Ovvero: "la Meta è più lontana di quanto si possa credere"


lunedì 28 novembre 2016

IL FLUSSO DELLA MEDITAZIONE - YOGASH CITTA VRITTI NIRODHAH



 
"Yogaś-citta-vr̥tti-nirodhaḥ" 
è uno dei versetti più famosi degli Yoga Sutra di Patanjali.
 Di solito viene tradotto con : "Lo yoga è la soppressione delle modificazioni della mente" o qualcosa del genere. 
Io, a volte, mi diverto a tradurre i testi in  sanscrito da solo.
si tratta ovviamente di un gioco, senza pretese di scientificità:   comincio confrontando tra loro varie versioni in italiano e in inglese di  autori riconosciuti come attendibili, poi cerco di farmi un'idea del significato di ciascuna parola  con l'aiuto di un dizionario online (ce ne sono molti, da http://spokensanskrit.de/ a http://www.sanskrit-lexicon.uni-koeln.de/) e infine ricostruisco il sutra o lo sloka nella maniera che meglio mi risuona.

Si tratta, lo ripeto, di un metodo che non ha nessuna pretesa scientifica, però è divertente.
Nel caso di "Yogaś-citta-vr̥tti-nirodhaḥ", mi sono trovato un po' in difficoltà la parola"nirodhah": tutti la traducono con "soppressione, o "annichilimento", ma poi, a leggere il terzo capitolo (pada) degli Yoga Sutra, sembra di capire che per Patanjali nirodha è una specie di energia o di flusso.

Forse ho interporetato male.
O magari alcune parole hanno diversi significati, a volte dissimili o addirittura in contraddizione tra loro.
Sono strani gli indiani!



Leggendo i libri di Shankara, il sistematizzatore di ciò che oggi chiamiamo induismo, mi sono imbattuto più volte nella disciplina chiamata "Nirukta".


In realtà Nirukta è un libro che tratta di un singolare metodo di interpretazione dei testi e delle singole parole, una specie di etimologia fantastica più vicina al linguaggio delle fiabe, dei sogni e delle coincidenze significative che a quello dei grammatici e dei letterati.

Non sono un sanscritista, nè un filologo, ma l'idea di lasciar spazio alla fantasia per interpretare un testo antico mi piace, può diventare un bel gioco che, non si sa mai, potrebbe fornire delle nuove e interessanti chiavi di interpretazione degli insegnamenti antichi.
 
Prendiamo Nirodha ad esempio.

Di solito  si fa provenire da un verbo (credo niruddham) che significa frenare, arginare ecc. ecc. 
 
Se sciogliamo le briglie  alla fantasia, però. si fanno strada delle ipotesi che possono essere divertenti. assai.

निर nira, ad esempio, sta per "condurre", "portare". 


निरय niraya sta  invece per inferno e sappiamo che nei mantra la sillaba ya indica  simbolicamente il jiva individuato, ciò che in occidente chiamiamo spesso "persona", o, a volte, "anima".

Niraya potrebbe anche indicare la pretesa di condurre se stessi , di cercare di muoversi nel mondo delle cose e dei nomi con la volontà individuale, iniziando un viaggio verso l'inferno inteso come catena delle rinascite

उद ud- invece sta per alzarsi, riferito agli astri da cui उद- अय् ud- ay sorgere e ऊढ ūḍha guidato condotto. 


In sanscrito, inizialmente esistono solo le vocali A; U; I. 
Le altre 11 vocali sarebbero derivazioni di queste tre. 
La O ad esempio è la modificazione di A ed U e la E una modificazione di A ed I.

Nirodha si potrebbe anche leggere come nira 
ūḍha, un flusso che conduce un qualcosa a sorgere come un astro o che fa sorgere un astro.... 



 

Un'altra parola interessante è Dhyana, che sta sia per rito che per meditazione. 
Pare sia un'abbreviazione. 
Il Termine esatto (cfr. Vedantasara di Sadananda) dovrebbe essere nididhyanasanam
Tradurlo con meditazione è limitativo, ciò che la maggior parte di noi occidentali intende per meditazione è, per gli yogin, mananam, mentre nididhyanasana è un'altra roba.


La radice di nidhyasanam è dhyo– dhy che significa vedere, osservare ed è tradotto con Chan in cinese e con Zen in giapponese. 
आसन āsana significa postura, ma anche sedia o posizione seduta. 
In giapponese si può tradurre con sei za
Il termine giapponese ZA ZEN è la traduzione letterale di nididhynasanam.
Nidi significa "brillare sopra", ma potrebbe essere una maniera per indicare sia il Brahman, (l'Essere Supremo) sia निधि nidhi , "il tesoro". 

Nididhyasanam potrebbe quindi significare "stare seduti ad osservare il tesoro", un tesoro che consisterebbe nel far convergere tutte le energie mentali in un unico flusso (प्रवाह pravāha o निर्झरी nirjharī


Un flusso di energia che sorge senza l'intervento della volontà individuale. 
Come il desiderio. 
O le stelle...... 


mercoledì 23 novembre 2016

L'INSOSTENIBILE ELASTICITÀ DEI TESTI SACRI: YAMA, NYAMA ED ALTRE STORIE




Nelle scuole di Yoga si parla spessissimo di Yama e Nyama, le "proibizioni e le osservanze di cui parla Patanjali, ma ho il sospetto che molti non abbiano compreso di che si tratta ( o forse sono io a non aver capito...chissà).
Ho studiato almeno quattro diverse versioni degli Yoga Sutra di Patanjali, con traduzioni in italiano ed in inglese.
Me le sono procurate perché, nel tempo, ho notato che vi sono delle discrepanze e, ho pensato che confrontando le varie interpretazioni mi sarei forse potuto fare un'idea più precisa di cosa volesse dire l'autore.

Cercare di capire gli Yoga Sutra non è impresa facile, seconda delle edizioni cambiano non solo i significati, ma anche i versi in sanscrito ed il numero dei sutra.

A questo si aggiunge il fatto che la maggior parte dei traduttori non pratica Hatha Yoga (Patanjali era uno dei Siddha di Chidambaram, i creatori dello Hatha Yoga) motivo per il quale sfuggono loro, spesso, alcuni dettagli "tecnici".

Cerco di spiegarmi meglio:
Provate a chiedere a un non danzatore che  cosa significa "battement tendu e rond de jambe" :  se biascica un minimo di francese potrà pure  dare una definizione teoricamente corretta, ma non  potrà mai comprendere il vero "sapore" di un passo di danza,  se non  ne ha fatto  esperienza. In altre parole per il non addetto ai lavori battement tendu e rond de jambe è una serie di parole  vuote.

Lo yoga, come la danza, è un Arte (tra l'altro Patanjali era un danzatore, vedi Tirumantiram), l'Arte dell'essere Umano, e il suo gergo tecnico è incomprensibile ai non addetti ai lavori.
Volete una prova?
Yoga sutra 3.32
Kurmanadyam sthairyam
Di solito viene tradotto così: "facendo Samyama su Kurma nadi lo yogin rende il corpo e la mente fermi e immobili come la tartaruga".
-"Ma che vuol dire?" -  potrebbe chiedersi un non addetto ai lavori -" La tartaruga se non è in letargo non è mica immobile!"-
Uno yogin sa che Kurma nadi è un particolare canale posto nella zona della gola e sa anche che  si sta parlando di una tecnica precisa, una particolare forma di Nyasa, pratica di Hatha Yoga che consiste nel "disegnare" con la mente delle divinità o dei processi fisici in determinate parti del corpo, ma un letterato, fosse anche un docente universitario di sanscrito che non ha praticato hatha yoga può avere la consapevolezza di cosa significhi "fare samyama su Kurma nadi"?

 D'altro canto  molti dei praticanti di Yoga che ne parlano non studiano Patanjali, ma fanno riferimento a questo o quel commento occidentale ed interpretano poi  in base alla propria cultura, ai propri desideri, alle proprie credenze.

Va bene così naturalmente, ma è divertente notare che cultura personale , desideri e credenze fanno parte  di ciò  che Patanjali definisce vrtti,  le  "spirali di pensiero" che impediscono di raggiungere la consapevolezza.

Buffo, no? Si  interpreta Patanjali sulla base di ciò che Patanjali afferma vada sospeso o risolto, essendo ostacolo alla  consapevolezza...
(Nell'immagine sopra Patanjali, con la coda di serpente, e Vyaghrapada, con le zampe di tigre, imparano la danza di Shiva da Nandini, mitica maestra di danza di Chidambaram)



Se leggiamo le varie interpretazioni/traduzioni degli yoga sutra scopriremo che esiste un Patanjali diverso per ogni commentatore occidentale.
Tra quelle più diffuse in occidente  esistono , più o meno due scuole: quella che deriva dalla traduzione fatta da Mircea Eliade (che offre una visione intrisa di filosofia occidentale del Raja Yoga) e quella che deriva dai commenti di Shankara agli yoga sutra tradotti  in inglese da studiosi e maestri indiani, ed entrambe le scuole mi pare si soffermino più sugli aspetti etici  e morali degli Yoga Sutra che su quelli tecnici o "operativi" e, così maggior parte dei praticanti, tanto che nelle scuole di yoga, in genere, Yama e Nyama (proibizioni ed osservanze) fanno parte deiprimi insegnamenti proposti agli allievi. 
Si tratta di scelte comprensibili, anche se, a ben guardare, nel lavoro di Patanjali, all'etica sono dedicate poche parole nel secondo capitolo,  Sadhana Pada.

Esaminiamo il sutra 30, quello delle proibizioni.
Nella traduzione di Raphael (che potremmo inserire trai "mirceaeliadiani")  si afferma:

"Le proibizioni sono: non violenza, non falsità, non appropriazione, non possessività".

Il testo sanscrito originale recita:

अहिंसासत्यास्तेय ब्रह्मचर्यापरिग्रहाः यमाः ॥३०॥
ahiṁsā-satya-asteya brahmacarya-aparigrahāḥ yamāḥ ॥30॥

Respect for others (yama) is based on non-violence (ahimsa); truthfulness (satya); not stealing (asteya); non-covetousness (aparigraha); and acting with an awareness of higher ideals (brahma-charya). ||30||
(ovvero: "Il rispetto per gli altri (Yama) si basa su: non-violenza (ahimsa); veridicità (satya); non rubare (asteya); non cupidigia (aparigraha) e sull'agire con la consapevolezza di ideali più alti (brahma-charya)".

ahiṁsā = non-violence; not doing harm 
satya = truthfulness; speaking the truth; not lying 
asteya = to not steal 
brahma = God; a higher ideal 
carya = change to
brahmacarya = a change that results in a consicousness of a higher ideal; acting with an awareness of God; being a monk; celibacy; abstinence 
aparigrahāḥ = (nom. from aparigrahā) non-covetousness; to not hoard; modesty
yamāḥ = (nom. from yamā) code of conduct vis-à-vis others

Yama sarebbe più o meno un sinonimo di Dharma, la Legge Naturale , ma ognuno deve scoprire la propria legge, il proprio Dharma (si dice svadharma, in sanscrito ) e per far ciò deve eliminare ciò che rende la mente impura.

Nei sutra successivi Patanjali spiega a cosa servono quelle che molti definiscono proibizioni:

La non violenza trasforma l'ambiente circostante, la ricerca della verità porta a discriminare ed a determinare il frutto delle proprie azioni, il non rubare porta al manifestarsi di ogni ricchezza, il rifiuto dei beni e degli onori porta alla conoscenza di ciò che regola la rinascita e il "
brahma-charya"  genera energia interna.

Patanjali è estremamente logico  e gli yoga sutra seguono un percorso cronologico verso la "realizzazione".

Il sutra 27, che precede la lista delle indicazioni "etiche", recita: 

तस्य सप्तधा प्रान्तभूमिः प्रज्ञ ॥२७॥
tasya saptadhā prānta-bhūmiḥ prajña ॥27॥
che si può tradurre così: "la conoscenza/consapevolezza la ottiene colui che passa attraverso sette gradi(stadi) definiti".

I sette gradi sono le iniziazioni , e le iniziazioni  coincidono con i vari tipi di samadhi (cfr. drigdrsyaviveka) ovvero le progressive trasformazioni della mente che lo yogin dovrebbe sperimentare nel corso della pratica, una serie di processi potentissimi che trasformano la visione del mondo e di se stessi.

Ecco! questo è il punto fondamentale: se Patanjali parla prima dei Samadhi e poi di proibizioni ed osservanze mi pare ovvio che ritenga possibile la comprensione piena di quelle proibizioni ed osservanze solo dopo aver sperimentato i samadhi.
Le cosiddette "proibizioni ed osservanze (Yama e Nyama), al contrario di ciò che affermano molti, non sarebbero delle regole da seguire, dei "comandamenti", ma il frutto, spontaneo di precise pratiche yogiche.

Chi non ha ancora svelato la propria vera natura tramite la pratica del samadhi può sforzarsi di essere non violento, sincero e onesto quanto gli pare, ma non arriverà mai alla conoscenza/consapevolezza di cui parla Patanjali!

"Fare" il sincero, o il non violento non serve a niente, nella pratica dello Yoga: bisogna Essere. punto.
Bisogna scoprire che onestà e sincerità sono caratteristiche innate della natura umana,  senza sforzarsi di apparire diversi da ciò che siamo.



Lo yogin non deve mai sforzarsi di apparire diverso da ciò che è: se è rabbioso o ladro deve osservare la sua rabbia e la sua disonestà, deve guardarsi in faccia, senza maschere ed alibi.

 Più in profondità nascondiamo le nostre emozioni negative è più violentemente riemergeranno alla luce della coscienza.

Lo yoga è CONOSCERE-COMPRENDERE-ESSERE, e visto che possiamo essere solo noi stessi, il nostro primo passo, nel "sentiero dei sette gradini", prima di avventurarci in testi antichi e complicate filosofie, deve essere quello di "vedersi visti", accettandoci fino a provare compassione per le nostre meschinità e difetti.

Bisogna amare noi stessi, solo così potremmo imparare ad amare gli altri. e allora la nostra natura autentica verrà alla luce, dolcemente e irresistibilmente, come acqua  di sorgente.