giovedì 31 marzo 2016

LA "GRAZIA" NEL TANTRISMO

"UNNAMED ENERGY" - dipinto di Laura Nalin 



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", Ed.Aldenia, Firenze 2015. Parte IV, Cap. 6.


 Abhinavagupta, parla spesso di "EFFERVESCENZA", una esperienza tattile collegata a ciò che possiamo definire  Grazia.
La Grazia nello yoga tantrico, viene avvertita come una “carezza divina”.
 La si percepisce come un formicolio o vibrazione sottopelle, che diviene sempre più profonda e sottile man mano che, tramite gli asana e la pratica della meditazione si sciolgono i blocchi psicofisici.

Le zone più sensibili sono la clitoride e il glande collegati direttamente ai cakra superiori mediante il canale energetico chiamato vajra nāḍī, che viene descritto “sottile come un capello” all’interno del quale è presente un altro canale detto citriṇī,“sottile come la tela del ragno”.

Quando nel rapporto sessuale, la stimolazione di clitoride e glande diviene fastidiosa o dolorosa, come accade spesso dopo l’orgasmo, significa che l’energia del desiderio (che è sempre e comunque Kuṇḍalinī) è risalita fino al cakra dell’ombelico per poi ridiscendere alla zona genitale.

E’ questo, per così dire, il percorso ordinario, naturale, di Kuṇḍalinī. Ogni volta che i sensi “entrano in effervescenza”, a causa dell’eccitazione, non solo sessuale, Kuṇḍalinī, viene risvegliata e sale al cakra dell’ombelico, ma se il corpo non è addestrato mediante la pratica yoga, tende naturalmente a ridiscendere verso il basso, a “riassopirsi”, per così dire.

Lo scopo degli esercizi psicofisici tantrici non è  tanto quello di ridestare la “Dea “ (presente come energia potenziale in tutti gli elementi della materia), ma “ aprire i cancelli” (la “decima porta”) o “ sciogliere i nodi” (granthi) che ne impediscono la “risalita” ai “piani alti”.

Il primo nodo o blocco è detto Brahmā granthi e anche se viene localizzato spesso sul glande  e sulla clitoride, corrisponde alla zona compresa tra l’ombelico e il pavimento pelvico. Brahmā granthi  è il nodo che "lega i primi tre cakra, quello cioè che impedisce di far risalire l’energia alla testa e al cuore.

A proposito di cakra: si leggono  e si ascoltano spesso storie sui cakra chiusi e sulle conseguenze che tale chiusura avrebbe sul corpo e sulla psiche.
Si organizzano addirittura dei corsi in cui si insegna ad aprirli nei modi più bizzarri. In realtà, per lo yoga, i cakra sono naturalmente aperti: se non lo fossero saremmo morti!

Casomai, nelle pratiche tantriche, i cakra andrebbero in un certo senso chiusi.

Un’altra credenza fantasiosa riguarda l’appartenenza dei cakra ad una qualche dimensione superiore, ad una realtà parallela o alla sfera metafisica: quello che chiamiamo corpo, nello Yoga, è l’insieme di Corpo (materia cioè carne, ossa, sangue ecc.), Parola (Le emozioni e le loro interazioni con i processi fisiologici ovvero respirazione, digestione ecc.), Mente (capacità di pensare, percepire, elaborare le percezioni ecc. ) se sostituiamo a Corpo/Parola/Mente le parole Materia, Energia e Coscienza riconosceremo questa triplice partizione in tutto ciò che esiste, dall'Universo alla singola cellula.

Ciò che chiamiamo illuminazione consiste nella comprensione/ realizzazione dell’identità fondamentale tra Materia, Energia e Coscienza, percepite come un unico flusso o Potenza, che nel tantrismo è detto Kuṇḍalinī, Śakti o, semplicemente Dea.

I cakra sono, anzi devono essere una realtà fisica, perché ogni fenomeno, secondo lo Yoga, per esistere, per essere riconosciuto come reale, deve essere “godibile”.
Più precisamente per essere “vero” un oggetto deve possedere  tre qualità:

- Asti, che significa Esistenza; - Bhāti, Splendore, Luce Interiore. - Priyam o Priya, Piacevolezza, possibilità di essere Goduto.

Un oggetto che non è conoscibile e di cui non si può godere, semplicemente non esiste.

In altre parole per il Tantra non c’è nessuna differenza sostanziale tra sfera fisica, psichica o mentale: ogni simbolo, pensiero o emozione deve avere una sua corrispondenza visibile e tangibile, se non l’avesse non esisterebbe.
I cakra sono una realtà fisica e sono localizzati nel corpo con estrema precisione.
Ogni plesso energetico dista dal successivo e dal precedente 12 dita, ovvero il palmo di una mano
aperta dal pollice al mignolo.

A partire dal primo, corrispondente al perineo, ad una distanza  di 12 dita troviamo l’osso pubico e la base dei genitali, poi, a dodici dita da questo, l’ombelico, quindi, il cuore, la gola, il punto tra le sopracciglia e il sincipite.

Ognuno dei cakra è formato da un centro (pericarpo) individuabile con un punto sull’asse centrale della colonna vertebrale e da una serie di canali (nāḍī) rappresentati come petali, ma che in realtà sono dei tubicini (“Canali Sottili”) nei quali scorrono energie la cui frequenza è, indicata dalle diverse sillabe dell’alfabeto sanscrito .

mercoledì 30 marzo 2016

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO - SAHAJOLI MUDRA

 Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO" - Ed. Aldenia, Firenze 2015, Parte II, Cap. IV e V.



ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

In un certo senso possiamo dire che, per lo yoga, l’ano ha la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo la fontanella anteriore(1) e i genitali la ghiandola pituitaria.
Ma, per far questo, il praticante dovrà avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. Accennerò adesso ad una pratica tradizionale di estrema importanza, Vajrolī mudrā.

Per praticare il tantrismo sessuale, come si è detto, è necessario avere una conoscenza non solo teorica dell’anatomia dell’ apparato genitale e del pavimento pelvico.

Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l’ano, la zona ischiatica e lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l’ano (tra la vagina e l’ano), si sente una cavità sottopelle che si può “attivare” con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.

E’ la zona della fascia pelvica  i cui muscoli principali sono l’elevatore dell’ano e  gli ischio-coccigei. L’elevatore dell’ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica). Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige  indietro durante l’evacuazione ed è “comandato” dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale.

Vajrolī mudrā, una delle pratiche preparatorie al rito sessuale, è una forma  di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico.
 Tecnicamente è un Bandha, parola che significa “benda”, “fascia”, e nello yoga indica la  contrazione di particolari catene muscolare. In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa  la pipì.

Nella  pratica vajrolī mudrā è collegata(2) ad altri due bandha:
mūla bandha che comporta la contrazione del perineo e asvini mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano.
Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 ho indicato i diversi punti di contrazione:


1 - vajrolī mudrā 
2 - mūla bandha 
3 - asvini mudrā



Fig.16 – Genitali maschili


Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. Se l’esercizio è ben fatto i testicoli si muovono verso l’alto e verso il basso seguendo le fasi respiratorie. Col tempo si riuscirà a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica  fino a farli rientrare, nel corpo.


SAHAJOLI MUDRĀ 

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo  jolayati  che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”.

La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica o piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio (!!!) con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsiglio vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti.




Fig.17 – Genitali femminili

 COME RICONOSCERE ED ISOLARE  I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E  DEL PERINEO

- Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l’alto) i muscoli dell’ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali.

- Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari.

- Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione si dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l’interno dell’ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari.

Il lavoro di “isolation” deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico. E per far questo è  indispensabile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle e, se possibile per riprodurle a mano libera. Disegnare le posizioni, le ossa, i muscoli è un buon metodo per attivare la capacità di visualizzare.


Note:
(1)  Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all’incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella  o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due  fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le  due fontanelle del  mastoide tra le  ossa occipitale, parietale e temporale

(2)  La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle  energie sottili)

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giovedì 24 marzo 2016

LO YOGA E L'UNIVERSO DEI SUONI

"Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...];
è per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".
Babaji di Haidhakhan - "Gorakhvani".





L'universo del Sanathana Dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) è un universo pluridimensionale, 
C'è una dimensione fisica, grossolana [che corrisponde al nostro stato di veglia, e sul piano sottile ai sei chakra principali (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia)] e una serie di dimensioni più sottili (8, in genere) sperimentabili dallo yogin dopo la "apertura del chakra dei mille petali", cporta d'accesso alla seconda dimensione, o prima dimensione spirituale.
Le dimensioni sono viste come luoghi diversi( लोक loka, che vuol dire "stanza", "paese" o खण्ड् khaṇḍ, porzione, frazione, continente) in cui regna una diversa forma della divinità, o पुरुष puruṣa,
Per giungere prima a  disciogliersi  e poi a riconoscersi in identità con il divino, l'anima dello yogin deve passare da una dimensione all'altra, sperimentando i diversi suoni e le diverse Luci/colori che caratterizzano i vari luoghi.


Haidakhandeshwari Mataji




La manifestazione nasce da un suono originario da cui, a cascata, discenderebbero le note (svara) e le lettere dell'alfabeto sanscrito.
Le singole note e/o sillabe unendosi in frasi costituirebbero i vari mondi e i vari esseri viventi, sia quelli percettibili che quelli non percettibili a livello ordinario.
Nel viaggio a ritroso verso l'Assoluto, lo yogin, tramite una serie di modificazioni della mente (Mente/Parola/Corpo per essere precisi) chiamate समाधि samādhi, sale di piano in piano, di gradino in gradino, seguendo una particolare "corrente vibrazionale" che, a seconda delle proprie tendenze e delle tecniche che utilizza, percepirà come una serie di diversi "flussi".
I flussi principali sono rappresentati dai bija mantra aiṃ -  śrīṃ . hrīṃ:

1) corrente sonora (la Grande madre "Silenzio" corrispondente a Sarasvati, dea della Conoscenza e della Musica,  bija mantra aiṃ).

2) Corrente luminosa (la Grande Madre "Luce", Lakhsmi dea della Gioia e della Prosperità,  bija mantra śrīṃ).

3) Corrente del vuoto (la Grande "Madre Vuoto", Durga/Uma, la Dea "difficile da Conoscere, bija mantra hrīṃ)



Shri Mahalakshmi yantra


Il viaggio a ritroso parte dalla dimensione terrena detta Pinda e arriva sino al regno senza nome, Anami, passando per 7 tappe intermedie, ognuna delle quali è caratterizzata da suoni e luci/colori particolari.
Il praticante si accorge del momento di passaggio dal mutare del suono interiore, un suono non collegato al respiro né al battito cardiaco, che sembra provenire dall'interno e che si percepisce, allo stato ordinario, semplicemente tappando le orecchie.

Cominciamo dal corpo fisico:
nella yoga si parla di cinque guaine, o कोश kośa, legate a diversi livelli coscienziali.
La prima è la guaina del corpo di carne ed ossa., 
Il raggiungimento della piena consapevolezza di questa "guaina" dovrebbe corrispondere ad un suono simile al rombo del tuono.
Il secondo suono (guaina  delle energie) dovrebbe ricordare il rumore delle onde del mare
Il terzo suono (guaina  mentale) è (dovrebbe essere) simile al tintinnio delle campane.
Il quarto suono (guaina dell'intuito sovraconscio) è simile allo scorrere dell'acqua di un ruscello.
il quinto suono, simile al suono del flauto,  avverte il praticante dell'entrata nella prima dimensione spirituale, legata alla cosiddetta "guaina della beatitudine" e a quella che alcuni definiscono "apertura del chakra dei mille petali".
Il sesto suono (seconda dimensione spirituale, detta Trikuti o Brahmanda, dovrebbe ricordare un vento potente.
Il settimo suono ( che ci avverte dell'entrata nella terza dimensione spirituale, detta Daswan Swar) è simile al ronzio delle api, o al frinire di grilli e cicale..
A questo punto l'anima, nel suo viaggio a ritroso verso la "Sorgente Divina, si ritrova al cospetto di Mahakaal, il Guardiano della Porta".
Il Regno di Mahakaal  è il Deserto Silenzioso,  o il Paese del Vuoto Nero". 
Non c'è nessun suono, nel Regno di Mahakaal, nè alcun stimolo visivo. Bisogna solo aspettare, tentando di sopravvivere all'angoscia ed al terrore.
I pochi riescono a superare il Regno del Silenzio,sentono un suono paradisiaco (è il caso di dirlo....) di mille e mille strumenti a corda: è il segnale dell'accesso a Bhanwar Gupha, la "caverna roteante".




Quindi a grandi linee, per il Sanathana Dharma, il nostro è Universo Musicale, (vedi anche PHURO!) formato da diversi piani, o sfere come direbbe Pitagorica, corrispondenti a diversi livelli vibrazionali.
C'è un centro, una sorgente da cui le vibrazioni hanno origine.
Più ci si allontana dal centro e meno alta è la frequenza delle vibrazioni.
Lo yogin attraverso la pratica del Samadhi può seguire compiere un viaggio a ritroso verso la sorgente, passando di piano in piano.
Ogni piano è caratterizzato da suoni e da luci/colori particolari percepiti, se si può dire così,  all'esterno.
Inoltre, in ogni "passaggio di stato", il praticante percepisce suoni interiori (ed effetti luminosi) particolari) che lo informano del livello coscienziale raggiunto. 

1) Piano fisico, sei chakra - PINDA -  suoni interiori: TUONO, ONDE DEL MARE, CAMPANELLI, ACQUA CHE SCORRE.
2) primo livello spirituale, chakra dei Mille Petali - ANDA - suono interiore:  FLAUTO; suono "esterno": CAMPANE E CONCHIGLIE.
3) Secondo livello spirituale - TRIKUTI (le tre montagne dorate) - suono interiore: VENTO; suono "esterno": TUONI E TAMBURI.
4) Terzo livello spirituale -  DASWAN SWAR (Il lago di nettare) - suono interiore: ronzio di api e frinire di grilli e cicale; suono "esterno": Sarangi (violino) e Sitar (Liuto).
5) MAHA SUNNA - Deserto Silenzioso.
6)Quarto livello spirituale -  BHANWAR GUPHA - suono interiore:  melodie di strumenti a corda; suono "esterno": melodie di Bansuri (Flauti).
7)Quinto livello spirituale - SACH KHAND - musica del Vīṇā (liuto) e del Titti (cornamusa).

Ci sono poi ( PHURO!) altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA cui corrisponderebbero il Suono originario (HU secondo alcuni, HUM od OM secondo altri) e il "vero nome di Dio".


Mandala di Mahakala


Mi rendo conto che  se non si sono mai sperimentati i suoni interiori, ciò che ho scritto apparirà come una bizzarra teoria o come un divertente, fino a un certo punto, gioco della mente.
Ma sono sicuro che andando a rileggere le parole di maestri indiani come Babaji, Sai Baba o Ramana Maharishi alla luce dell'insegnamento del Sant Mat (Surat Shabda yoga) potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.







Riprendo il testo del Gorakhvani, J.Amba edizioni, pag. 49 e seguenti dell'edizione italiana senza aggiungere commenti, limitandomi a ricordare che: 
1) Mahakal è il Guardiano di Maha Sunna, regno del vuoto, del silenzio e dell'oscurità,
2) Maha Sunna è l'ostacolo da superare per giungere a  Bhanwar Gupha, dove lo yogin vede cinque universi dai colori diversi,
3) Oltre Bhanwar Gupha, c'è Sach khand, la vera dimora di Shiva in cui si ascolta il suono della vīṇā (l'antenato del sitar)

"[...]Guarda attentamente la ruota di Mahakal e le sue strane vie.
Al Signore della Morte non importa della bellezza, della vecchiaia, né della giovinezza o dell'infanzia.
Lui gira la sua ruota e distrugge tutti.[...] Ma quello vicino al centro viene risparmiato.
[...]Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal.
[...] Shri Narad è venuto sul palco con la sua vina a cantare per Gorakh.
[...]Guarda Kamalo[...]  Per la mia grazia Kamalo.Ora guarda i colori di tutti.
[...]Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...]
[...]E' per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".

martedì 22 marzo 2016

L'ANGOSCIA E IL RESPIRO DEL NEONATO



Che cosa è l'ANGOSCIA?
Kierkegaard la chiamava "il sentimento della possibilità".
Definizione intrigante.
Fa emergere un paradosso tipico della condizione umana: ha la sensazione, l'Uomo di condividere con gli dei, l'Uomo, il potere dell'infinita creatività, e, insieme, è schiacciato dal pensiero delle conseguenze delle sue azioni.
Un Dio annichilito, catturato dalla tela dei vincoli e delle leggi da lui stesso create.
Un Angelo luminoso, nato per le grandi altezze, e un ragno famelico che si ciba di se stesso.
Come siamo strani: aguzzini di noi stessi usiamo i nostri poteri per impedirci di volare.
Per impedirci di essere felici.





"Trovare giustificazioni non ti porterà cammelli in dono", diceva il Mullah Nassr Eddin, ma la mente ha il demoniaco potere di giustificare sia le azioni, sia  i blocchi che le impediscono, le azioni.
Quando la speranza di liberare, in un futuro possibile, i nostri desideri autentici e le nostre possibilità creative si scioglie nel fiume del Tempo esplode l'angoscia.
Brutta storia: non soddisfiamo i nostri bisogni più profondi per paura delle conseguenze del nostre agire e questo ci procura angoscia.
Al tempo stesso se abbiamo sacrificato la nostra felicità, per esempio, per rispettare i bisogni di persone che amiamo, o "dovremmo amare", può nascere un'insana avversione per i nostri cari, causa di sensi di colpa e ulteriore fonte di angoscia.
In passato ho avuto a che fare con persone, soprattutto donne devo dire, che vivono l'angoscia come una condizione naturale.
Spesso reagiscono indossando i panni dell'eroe [ ché di fatto lo sono, eroiche] indossano scudo e corazza, brandiscono la spada e si gettano stoicamente "contro  i colpi e i dardi dell'avversa fortuna".




In costoro l'angoscia diviene quasi una ragione di vita. e sin sentono gratificate  dall'idea di star facendo il proprio dovere, di lottare per il bene e il giusto.
Alla lunga, però la rinuncia alla gioia stringe il cuore in una morsa di gelo e le azioni più nobili (o che tali appaiono) generano infelicità.
Nei guerrieri dell'Angoscia e in chi li ama.
Vivere nell'Angoscia è devastante, da ogni gesto, ogni sorriso, ogni parola prima o poi emerge il sapore acre della morte.
Sarebbe bello spazzar via l'Angoscia dalla mente di chi amiamo.
Ma come fare?
Io non sono un medico né uno psicologo.
ma lavorando sul corpo mi sono fatto delle idee che forse potrebbero avere una loro utilità.
Questo coso qua sotto è il diaframma toracico.




Di solito si considera un muscolo, ma non è proprio esatto.
È una struttura complessa.Al centro, quella roba bianca che sembra il grasso della bistecca, c'è una zona tendinea chiamata “centro frenico” perché ci arrivano i nervi frenici, responsabili del suo movimento.
Dal centro bianco nascono delle fibre che vanno a formare tre diverse fasce muscolari: la prima (sternale) si attacca, in avanti alla “punta inferiore” dello sterno.
La seconda (costale), si infila tra le ultime sei costole (quelle che “nascono” dalle ultime sei vertebre dorsali).
La terza (lombare) si allunga in due “pilastri” di lunghezza diversa (il destro è più lungo del sinistro) che si ficcano nei dischi della seconda terza e quarta vertebra lombare.




Il bisteccone, che quasi sempre ci immaginiamo come una lamina o una fascia orizzontale  ha invece la forma di un elmo antico, un po' asimmetrico. 



La parte (cupola) destra che preme sul fegato è più alta della parte sinistra , che sotto di sé ha invece lo stomaco e la milza, più mobili del fegato.
Quando si inspira normalmente le due cupole si abbassano comprimendo gli organi dell'addome e dando l'impressione di un allargamento dell'addome.
Quando si espira le cupole si alzano e l'addome si rilassa
Il diaframma toracico oltre che a fegato, stomaco e milza è collegato direttamente a pericardio, sacco pleurico, peritoneo, duodeno, colon, ghiandole surrenali, reni e pancreas.
Non occorre essere medici per intuire che un suo cattivo funzionamento ha pesanti ripercussioni su tutto l'organismo.
Ma perché il diaframma funziona male?
Una cosa che molti non sanno è che il feto, nella pancia della mamma, non respira con i polmoni, ma con il cordone ombelicale che è un tubo legato alla placenta.
Dentro il tubo ci sono vene e arterie (tre in tutto, due in alcuni casi) che portano ossigeno e cibo direttamente nel corpo del bambino ed eliminano i rifiuti.


C'è un sistema circolatorio diverso dall'adulto.
Banalizzando si può dire cuore (che lavora a regime ridotto, diciamo al 40% delle sue possibilità) e polmoni ( che sono collassati) vengono bypassati mediante tre valvole (che si chiamano, credo, “dotti”) che verranno rese inoperose dopo la nascita.
Il diaframma che fa durante la respirazione prenatale?
Niente.
(In realtà forse per allenarsi il feto ingoia ogni tanto del liquido amniotico e lo dirige ai polmoni.... ma è poca roba, pare).
Subito dopo la nascita il cordone viene tagliato e annodato, la placenta non distribuisce più ossigeno e alimenti nel corpo e al bambino manca improvvisamente l'aria.
Benvenuto al mondo!
Abituato a sentire l'energia fluire liberamente dall'addome il bambino irrigidisce il diaframma nella posizione più alta possibile.
E' questo il motivo per cui un tempo, e qualche volta ancora oggi, gli si dava una sberla sulla schiena: per aprire i polmoni e far scendere forzatamente il diaframma.
Ecco la radice “antica” del suo cattivo funzionamento!
Il diaframma viene collegato alla paura di morire, all'angoscia, alla mancanza di aria e più si ha la paura di non respirare più si tende ad alzare le due cupole che premono sui polmoni, schiacciandoli, e sul cuore.

In teoria, mutando la tecnica respiratoria l'angoscia dovrebbe scemare.
Nella respirazione taoista, ad esempio, si  cerca  di mantenere le due cupole del diaframma nella posizione più bassa possibile, sia in inspirazione che in espirazione, in modo da eliminare o attenuare il riflesso dell'angoscia originaria.
Credo che la chiamino Respirazione Prenatale o Respirazione Paradossale.

 





Respirare come un feto.
Tornare nella condizione di PRIMA DELLA NASCITA significa riavvicinarsi allo stato naturale, alla condizione che in India è assimilata alla realizzazione.
Non è un caso che, nei Veda, uno degli appellativi del Brahman sia proprio "IL SENZA ANGOSCIA".
Imparare la "respirazione sottile" non  è difficilissimo: basta sapersi ascoltare e soprattutto amarsi.
Chi non si ama non potrà mai amare gli altri.
Non potrà mai amare la vita.
Riscaldare i cuori inverno e far deporre le armi ai "Guerrieri dell'Angoscia" è impresa ardua.
Lo Yoga e le tecniche Taoiste da sole non bastano.
Se si vuole aiutare chi rifiuta la vita occorre per un po' portare la sua croce e mostrargli con dolcezza, la Via della Gioia.

giovedì 17 marzo 2016

TANTRA: LE PAROLE PERDUTE DI INDRANI




Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO" - Ed. Aldenia, Firenze 2015 - Parte I Cap. I.


Tra le sessantaquattro posizioni del Kāmasūtra così come ci sono proposte dalle riviste femminili o dai siti soft porno, ce n’è una chiamata ’āsana di Indrāṇī”. La donna, sdraiata sulla schiena, porta le gambe al petto, poggia i piedi sul torace dell’amante e gli afferra i glutei  così da gestire, a suo piacimento, il ritmo e la profondità della penetrazione. È lei, la donna, a condurre la danza: l’uomo, inginocchiato come un devoto di fronte ad un’immagine sacra, non può far altro che assecondarla. L’Indrāṇī che dà nome alla posizione non è una donna qualsiasi, è una dea, anzi, è la Regina degli Dei. Le sue abilità amatorie sono proverbiali, così come il temperamento focoso e il linguaggio non proprio da educanda:
-“Il cazzo dell’impotente ciondola tra le cosce”- ricorda al marito, Indra, colpevole di trascurare il talamo nuziale per andare in giro a salvare il mondo. –“Il cazzo del potente [invece] si gonfia [ e allora] la mia fica pelosa si apre e si mette a lavorare per lui[...]”Una tipetta interessante Indrāṇī, ma ancora più interessante è il fatto che le sue parole siano state tramandate da uno dei libri più sacri della tradizione indiana: il Ṛgveda o “Libro degli Inni”. Per millenni brahmini ispirati e maestri barbuti hanno recitato questi versi-“[…]la mia fica pelosa si apre e lavora per lui”- davanti a folle di devoti ispirati, senza che nessuno lo trovasse strano, blasfemo o irriverente. I casi sono due: o non capivano il sanscrito o avevano un’idea del sesso, della religione e della donna completamente diversa dalla nostra. Quelli in cui Indrāṇī ricorda al suo sposo l’inutilità di un pene non eretto, sono  i versi 16 e 17 di Ṛgveda X, 86. Un anno fa li ho trovati citati nella nota a piè di pagina di un articolo che parlava di Indrāṇī (una roba tipo “cfr. Ṛgveda X, 86, 16-17”). Per curiosità ho fatto una ricerca su Google e non sono riuscito a trovare uno straccio di traduzione, né in italiano, né in inglese. La cosa, per chi s’intende un pochino di filosofia, non solo orientale, suona  parecchio strana: nelle scuole, nelle conferenze, nei forum di yoga si parla continuamente di “inni vedici”, “poeti  vedici”, “radici vediche della conoscenza”…, e si racconta che i quattro libroni indiani sono arrivati a noi inalterati, inizialmente  attraverso la tradizione orale e poi con le prime copie scritte su stoffa e foglie di banano. Che fine hanno fatto le parole della regina degli Dei?(1) Finalmente, dopo due settimane di ricerche, grazie ad un amico docente universitario, ho recuperato una traduzione attendibile dei due versi in una pubblicazione della Oxford University Press: “VATSYAYANA: KĀMA SŪTRA - a new translation, by Wendy Doniger and Sudhir Kakar”. Non so se è chiaro, in due settimane ho trovato una sola traduzione attendibile. Una!In  molti casi i versi sono stati semplicemente eliminati (cfr. ad esempio la versione pubblicata sul sito internet  “INTRATEX DIGITAL LIBRARY”(2) in cui si passa direttamente da X, 86, 15  a X, 86, 18), In altri si utilizzano giri di parole così cervellotici da rendere il brano incomprensibile. Anche se pare incredibile, hanno eliminato da internet, e in molte pubblicazioni in cartaceo, il turpiloquio di Indrāṇī. Ma chi è stato? Possibile che qualcuno, nel XXI secolo, abbia interesse a far tacere una donna di cinquemila anni fa che parla di peni e di vagine? La verità è che spesso, per pigrizia, furbizia, o per il fascino intellettuale esercitato da precedenti ricercatori, molti divulgatori moderni di yoga e filosofia indiana, quando lavorano su un testo antico, non si affidano alle fonti originali, in sanscrito, ma preferiscono prendere una traduzione pre-esistente, di solito  in inglese, e farla loro. Cercano dei sinonimi, cambiano l’ordine di qualche parola, aggiungono qualche perifrasi a effetto e  presentano una loro “nuova versione a cura di…”. Nel caso dei Veda si continua, ancora oggi, a far riferimento alle prime storiche traduzioni di  Friedrich Max Müller(3), uno dei massimi esponenti del pensiero vittoriano, e Ralph Thomas Hotchkin Griffith(4), un professore di sanscrito figlio di un pastore anglicano. I due, di fronte alle affermazioni troppo esplicite della sposa di Indra e di altri personaggi dei Veda, per non offendere  il comune senso del pudore dell’epoca e non entrare in conflitto con le autorità politiche ed ecclesiastiche, decisero di tagliare i versi giudicati  troppo piccanti(5) e di modificarne altri. C’è da capirli, nell’Inghilterra di quegli anni erano in vigore gli “Obscene Publications Acts” del Barone Coleridge, una serie di leggi che proibivano la pubblicazione di testi e immagini erotiche. Se Max Müller e Griffith avessero tradotto fedelmente le parole di Indrāṇī, sarebbero finiti in galera e le loro opere non sarebbero mai arrivate fino a noi. Il risultato è che i Veda che leggiamo oggi non sono quelli degli antichi yogin, ma sono opera di due brillanti studiosi dell’ottocento che, per ragioni di convenienza hanno  trasformato, tagliato e ricucito i versi originali  rendendone  difficile, se non impossibile, la piena comprensione.








Note:

1  In realtà la versione originale e in sanscrito traslitterato,  la si può trovare su diversi siti internet di cultura indiana: न सेशे यस्य रम्बते.अन्तरा सक्थ्या कपृत् सेदीशेयस्य रोमशं निषेदुषो विजृम्भते विश्वस्मादिन्द्रौत्तरः na seśe yasya rambate antarā sakthyā kapṛt sedīśeyasya romaśaṃ niṣeduṣo vijṛmbhate viśvasmādindrauttaraḥ न सेशे यस्य रोमशं निषेदुषो विजृम्भते सेदीशेयस्य रम्बते.अन्तरा सक्थ्या कपृद् विश्वस्मादिन्द्रौत्तरः na seśe yasya romaśaṃ niṣeduṣo vijṛmbhate sedīśeyasya rambate antarā sakthyā kapṛd viśvasmādindrauttaraḥ 

2  http://www.intratext.com/ixt/ENG0039/_PPN.HTM

3  Friedrich Max Müller, ( 1823 – 1900), filosofo, filologo,storico delle religioni, linguista e orientalista tedesco. è  il fondatore della disciplina della religione comparata. Professore di filologia comparata all’Università di Oxford. La sua opera più famosa è Sacred Books of the East, una raccolta  in 50 volumi di traduzioni in inglese di testi sacri orientali.  

4  Ralph Thomas Hotchkin Griffith (1826–1906), docente di sanscrito al Queen’s College, tradusse inglese il Ramāyāna, il Kumara Sambhava di Kalidasa e i Veda. La sua traduzione del Ṛgveda, con i versi censurati, è tratta integralmente dal sesto volume dell’opera di Max Müller Sacred Books of the East. 

5  Cfr. www.intranet dove dal verso X, 86, 15 del Ṛgveda, si passa direttamente al verso X, 86, 18

lunedì 14 marzo 2016

I NOVE MANDALA DELLO SRI YANTRA



l’Onda della Bellezza” (Saundaryalaharī) è un libricino di 100 paragrafi (śloka ) diviso in due sezioni: la prima formata da 41 śloka (o 35 secondo alcuni commentatori) è chiamata Ānandalaharī ("Onda di Beatitudine") ed è la cronaca della realizzazione di Śaṇkara attraverso la pratica degli insegnamenti tantrici ricevuti dal suo maestro,Gaudapadacarya. La seconda sezione, la Saundaryalaharī vera propria, formata da 59 śloka (o 65 secondo alcuni), è invece il resoconto del cambio di percezione della realtà che fa seguito alla realizzazione,dello stupore che nasce dalla visione della Dea, ovvero dalla trasfigurazione dell'intera manifestazione in Bellezza.  
Ad ogni versetto del Saundaryalaharī sono collegati una posizione, un gesto, un asterismo (una configurazione astrale) ed un diagramma. Al Kadi mantra (paragrafo 32) si accompagna lo Śrī Yantra, un maṇḍala, complicatissimo attraverso il quale viene  trasmessa la Śrī Vidyā (“CONOSCENZA SPLENDENTE”), ovvero la visione dei fili segreti che legano  le posizioni dell’Amore e le sillabe dell’alfabeto,  alla natura ultima della materia e del Cosmo.Se osserviamo l’immagine bidimensionale dello Śrī Yantra (è facile trovarla nei libri di filosofia orientale e appesa alle pareti di scuole e centri di yoga) per prima cosa rimaniamo colpiti dalla sua complessità:


                         


Fig. 1  - Śrī Yantra



A prima vista l’incrocio dei triangoli, nella parte centrale della figura, è inestricabile e pare difficile rintracciarne la logica compositiva,  ma se si osserva con attenzione si vedrà che la strana figura è formata da 9 triangoli, quattro con il vertice in alto, detti “Triangoli di Fuoco”






Fig. 2. I 4 Triangoli di fuoco





e cinque con il vertice in basso detti “Triangoli d’Acqua”.



Fig. 3. I 5 Triangoli d’Acqua





Gli altri triangoli sono prodotti dalle intersezioni dei 9 triangoli principali. Il primo riferimento che possiamo trarre dallo Śrī Yantra è astronomico: ogni angolo dei quattro Triangoli di Fuoco rappresenta una delle dodici fasi solari (mesi), e le dodici costellazioni principali, ogni angolo delle cinque figure con il vertice in basso rappresenta invece una delle 15 fasi lunari, più il centro che è sia la Luna Piena che la luna Nera. Le altre figure (i triangoli che si formano dall'intersecarsi delle linee, i petali dei due fior di loto, le "mura esterne") vanno poi a rappresentare una moltitudine di divinità ed eventi cosmici. Ogni punto,ogni linea dello Śrī Yantra, è una Dea impegnata, di solito, in pratiche erotiche. Tradizionalmente il “Diagramma Splendente” viene  diviso in 9 parti dette “maṇḍala”, "cakra"o “avarana”, considerate le dimore di nove Dee e nove yogini diverse, che svolgono la funzione di Signore  e Governatrici della Casa, e di uno stuolo di esseri divini al loro servizio.Il primo maṇḍala è la cornice esterna (anzi “ le cornici”, che va considerata divisa in tre), che simboleggia sia la manifestazione grossolana, sia il risultati, sul piano fisico, della pratica tantrica.




Fig. 4. Primo maṇḍala: Trilokya Mohana Cakra
 Cakra del Topazio. Rappresenta i 3 mondi (veglia, sogno, sonno profondo) e la possibilità di sciogliere i veli dell’Illusione. La “Signora della Casa” è TRIPURA, la  'governatrice è la Yogini Prakata. Il Mantra  è AṂ ĀṂ SAUḤ L’unità di tempo tempo è di 24 minuti (360 respiri).




Il secondo maṇḍala è invece il fiore di loto a 16 petali, collegato alle 16 nitya e alle sillabe inscritte nel cakra della Gola, che vengono considerate le madri della manifestazione fisica.




Fig. 5. Secondo maṇḍala – Sarvash Paripuraka Cakra. Cakra dello Zaffiro. È legato alla realizzazione di tutti i desideri. La Dea è Tripureshi, la governatrice è Gupta Yogini.
L’unità di tempo è tre ore (2.700 respiri) Il mantra è AIṂ KLIM SAUḤ






Il terzo è il loto ad 8 petali, dove dimora un  gruppo di Dee chiamate anaṅga, parola che significa "SENZA MEMBRA", “INCORPOREO”, ed uno degli appellativi del Dio del Desiderio, kāma. I nomi di queste dee sono, se possibile, ancora più imbarazzanti di quelle del cakra della gola, soprattutto se si fa riferimento alla letteratura erotica indiana: anaṅgakusuma, ad esempio, che potremmo anche tradurre con "FIORE DI FUOCO"  rappresenta il sentimento/energia che genera l'erezione, anaṅga mālinī è l'energia che scatena le orge, anaṅga veginī è l'energia che fa emettere, copiosamente e velocemente, i fluidi vaginali (vega indica sia lo sperma che il fiume).



Fig. 6. Terzo maṇḍala - Sarva Sankshobhana Cakra. Cakra del Crisoberillo (Occhio di Gatto). L’estasi dei sensi. La Signora è tripurasundari. La Governatrice Guptatara yogini. L’Unità di tempo è il giorno (21.600 respiri). Il Mantra HRĪṂ KLĪM SAUḤ





Il quarto maṇḍala è invece costituito dal cerchio dei 14 triangoli che rappresentano i “14 mondi” e le 14 nāḍī principali del corpo umano[1].






Fig. 7. Quarto maṇḍala, Sarva Subhagya Dayak Cakra. Cakra del Corallo. La Dea è Tripura Vasini. La Governatrice Sampradaya Yogini.La forma che presiede la Devi è Tripura Vasini. L’unità di tempo sono le 24 ore. Il Mantra HAIṂ HKLĪM HSAUḤ






Il quinto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli esterni”. Le Dee che dimorano in questi triangoli sono collegate alle energie della manifestazione grossolana[2], ovvero l’aspetto evidente dei dieci vayu, o venti, che circolano nei canali sottili.






Fig.8. Quinto maṇḍala, Sarvarth sadhaka Cakra. Cakra della Perla. La Dea è Tripurasri. Le yogini si chiamano Kula Yogini. L’unità di tempo è il giorno lunare (Tithi) dalle 19 alle 26 ore. Il Mantra è HSŚOUṂ HLĪSSKHLOUṂ HSSOUḤ





Il sesto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli interni”. Qui dimorano le dieci Dee dei Fuochi vitali,[3] ovvero l’aspetto sottile dei dieci vayu.




Fig. 9. Sesto maṇḍala, Sarva Raksakara Cakra
Cakra di Smeraldo La Dea è Tripura Malini. La Governante Nigarbha Yogini.
Ll’unità di tempo è il Paksha ,i giorni lunari che intercorrono tra la luna piena e la luna nuova.
 Il mantra è HRĪṂ KLĪṂ BLEṂ




Il settimo maṇḍala è quello formato da 8 triangoli ognuno dei quali è la dimora di una delle 8 “Piccole Madri della Parola”, coloro che rendono esprimibili e udibili i suoni degli otto gruppi di sillabe (le abbiamo già conosciute: Vaśinī- vocali, Kāmeśvari- consonanti gutturali, Modini – consonanti palatali,Vimala –consonanti linguali, Aruṇa – consonanti dentali, Jayini – consonanti labiali, Sarveśvari - semivocali, Kaulini - sibilanti).




Fig. 10.  Settimo maṇḍala Sarva Rogahara.Cakra
Cakra del Diamante. La Dea è Tripura Siddhamba. La Yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è il mese. Il Mantra è  HRĪṂ ŚRĪṂ SOUḤ




L’ottavo maṇḍala è il triangolo centrale.I lati rappresentano  i primi suoni emessi dalla Dea (A, I, U), nell'atto di generare le sillabe  dell'alfabeto, e sono chiamati Vāma , o Mahā kāmeśvarī," GRANDE SIGNORA DEL DESIDERIO", Raudrī, "COLEI CHE ACCENDE I FUOCHI" (detta anche mahābhagamalinī , “La Grande Dea che fa Ghirlande con la vagina ") e Jayeṣṭa o Mahāvajrāīśvarī, dove vajrā  indica una particolare abilità della Dea: quella di rendere il pene del suo Sposo duro e resistente come un pilastro. Come abbiamo visto queste tre dee sono identificate con i tre fiumi sacri che “portano a valle” le sillabe dell’alfabeto:Il lato di sinistra  del “Triangolo del Desiderio”è il fiume Sarasvatī, ovvero la Dea Vāma, il lato di destra è il fiume Ganga, la Dea  Raudrī,il lato orizzontale è infine, il fiume Yamuna, la Dea Jayeṣṭa.





Fig.11. Ottavo maṇḍala Sarva Siddhiprada Cakra.  
La Dea è Tripuramba. La yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è la stagione. Il mantra HSRAIṂ ḤSRKLIṂ ḤSRSAUḤ



Il maṇḍala  più interno, il nono, è  il punto centrale, bindu, e simboleggia il fermo immagine  dell’ Isola delle Gemme, con la Dea seduta innanzi al corpo senza vita dello sposo. Il bindu viene considerato la dimora di kāmala-amba-jayati, la "TRIONFANTE MADRE LIBIDINOSA".




Fig. 12. Nono  maṇḍala. Sarvanandamaya Cakra[4].
 Cakra di Rubino La Dea è Maheshvari Mahatripurasundari. La Yogini Rajarajesvari. 
L’unità di tempo è l’anno. Il mantra è KA E Ī LA HRĪṂ




L’insieme delle due figure, il trangolo e il punto, è la rappresentazione bidimensionale del Lingam, o Yoni Lingam, “il Pene del Dio che emerge dalla Vagina della Dea”.






[1] Le  Dee del Cerchio dei 14 Triangoli sono : 1.Sarvasmkshobhini devi, 2.Sarvavidravini devi, 3.Sarvakarshini devi, 4.Sarvaahladini devi, 5.Sarvasammohini devi, 6.Sarvasthambhini devi, 7.Sarvajrumbhini devi, 8.Sarvavashankari devi
9.Sarvaranjani devi, 10.Sarvonmadini devi, 11.Sarvarthasadhika devi, 12.Sarvasampattipurani devi, 13.Sarvamantramayi devi, 14.Sarvadwandwakshayankari devi.

[2] 1.Sarva Siddhiprada devi, 2.Sarvasampatprada devi, 3.Sarvapriyankari devi, 4.Sarvamangalakarini devi, 5.Sarvakamaprada devi, 6.Sarvadukhavimochini devi, 7.Sarvamrityuprasamani devi, 8.Sarvavighnanivarini devi, 9.Sarvangasundari devi, 10.Sarvasoubhagyadayini devi.
[3] 1 Sarvagya devi, 2.Sarvashakti devi, 3.Sarvaswaryapradayini devi, 4.Sarvagyanamayi devi,
 5.Sarvavyadhinivarini devi, 6.Sarvadharaswarupa devi, 7.Sarvapapahara devi8.Sarvanandamayi devi, 9.Sarvarakshaswarupini devi, 10.Sarvepsitaphalaprada devi