giovedì 19 gennaio 2017

GANESHA E LA PIETRA FILOSOFALE




Aum shrim hrim klim glaum gam ganapataye vara varada sarva janamme vashamanaya svaha


Si dice spesso che le tecniche operative dello yoga, ovvero le pratiche potenzialmente in grado di trasformare Corpo, Parola e Mente, siano segrete o nascoste.
Certo, non è impossibile che in qualche tempietto sperduto sulle montagne del Nepal o tra le foreste del Tamil Nadu ci siano dei libri o degli oggetti in grado di dare poteri incredibili a chi li legge o possiede, come le pietre di Shankara dei film di Indiana Jones, ma a volte penso che sia tutto scritto a chiare lettere e che la segretezza o l'esoterismo dipendano dalla nostra incapacità di vedere e dalla nostra ignoranza.
Spesso, negli ultimi anni, ho rintracciato insegnamenti alchemici creduti perduti in testi facilmente reperibili nelle libreria e nelle scuole di yoga.
Prendiamo ad esempio un versetto dello Hathayogapradipika, il 27° del IV capitolo:

मूर्छ्छितो हरते वयाधीन्मॄतो जीवयति सवयम |
बद्धः खेछरतां धत्ते रसो वायुश्छ पार्वति || २७ ||

mūrchchito harate vyādhīnmṝto jīvayati svayam |
baddhaḥ khecharatāṃ dhatte raso vāyuścha pārvati || 27 ||


Di solito si traduce così:
"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".


La traduzione si sa è sempre interpretazione, ed interpretare i versetti in sanscrito non è mai facilissimo.
Andando " a braccio" la parola khecharatāṃ viene da ख kha (seconda sillaba del chakra del cuore) che significa vuoto, cielo, etere, ma indica anche cavità del corpo e  da चर cara che significa "colui che investiga, che spia, che cammina".
Letteralmente Khecarata  sarebbe quindi colui che cammina nel cielo, lo Skywalker, termine che potrebbe indicare  l'iniziato o colui che ha determinati poteri psichici.
Andando avanti nella traduzione vedremo che
dhatte vuol dire ottenuto, assunto,
svayam vuol dire se stesso,
jīvayati vuol dire tornare in vita,
.vyādhī vuol dire malattia,
harate vuol dire rubare,

Per ciò che riguarda बद्धः baddhaḥ  diciamo che बाध bādha vuol dire ostacolo, guaio ecc. e
Baddha-jiva è il jiva (anima individuale) condizionato dai tattva (principi della manifestazione, gli elementi, ad esempio).
मृत mṛta significa morto-defunto
मूर्च्छित mūrcchita significa privo di coscienza,  e मूर्छित mūrchita significa svenuto, intontito, stupefatto.
रस rasa  parola comunemente usata per indicare i sapori, le essenze e i sentimenti, qui indica il mercurio, termine che ci conduce inevitabilmente all'Alchimia.


Mercurio inteso come pianeta  in India è Budha बुध , figlio della Luna ed è sposo di Ilā meglio conosciuta come Idā, dea del linguaggio, figlia e istruttrice di Manu il legislatore e questo a chi si intende di esoterismo occidentale, potrebbe dare altre indicazioni interessanti.
Ma torniamo al versetto:

"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".

Il Mercurio del versetto è il figlio di Shiva e Parvati, Gaṇeśa (Ganesha) letteralmente signore ( iśa) delle schiere (gaṇa).
Le schiere dei Marut.



Il simbolismo è complesso: i Marut, parola che indica contemporaneamente i "venti" e l'oro, sono coloro che compongono la schiera (marutgana) di fulmini e  monsoni che accompagna Indra, signore delle tempeste, nelle sue innumerevoli battaglie, ma sono da sempre al servizio di Ganesha.
Nei veda se ne trovano a volte 108, altre 60.
Sono dei nanetti orrendi, che gridano in maniera insopportabile,"Forme Pensiero" secondo alcune interpretazioni, responsabili, se lasciate a se stesse, di dolore e malattie, portatrici di realizzazioni e poteri psichici se guidate con saggezza.
In mano hanno la clava  di Vayu Dio del vento, e sono adornati da monili d'oro e da un cordone Brahminico fatto di serpenti.
Quando si pone al comando dei Marut, Ganesha viene chiamato Ganapathi, colui che conduce le schiere.
Ganapathi "Vinayaka" ha due spose, "Siddhi" e "Buddhi", "Potere Psichico" ed "Intuito Sovraconscio"










Ma veniamo all'interpretazione "alchemica" del versetto dell'Hathayogapradipika:

Dalla gola, vishudda chakra normalmente, discende il nettare lunare (ACQUA/MERCURIO/TIGRE)


 che viene bruciato dall'energia dell'Ombelico (FUOCO/ZOLFO/DRAGONE).


Il nettare, che è ciò che ci tiene in vita, non è illimitato e quando si è completamente dissolto l'essere umano muore.
Lo yogin  tramite asana, mantra, mudra e kriya, cerca di invertire il processo naturale conducendo  il nettare, purificato dal Fuoco, di nuovo in alto, alla gola ed alla testa.
Per far questo utilizza varie tecniche tra cui viparita karani mudra , una specie di candela, che non è né un asana né una mudra, ma un processo prima dinamico che parte dalla posizione del cadavere shavasana, l'asana  che LIBERA LE SCHIERE DEI MARUT che accompagnano Ganaphati verso le sue spose Siddhi e Buddhi.
A questo punto bisogna introdurre altri riferimenti: il Mercurio rappresenta "anche" la mente sensoriale o Manas, che ha una qualche relazione con il  chakra della gola e si manifesta pienamente nel secondo chakra (Svadhistana Chakra).
Buddhi, o intuito sovraconscio ha sede in un chakra che porta il suo nome, situato sopra il punto della fronte, ma è in relazione con il chakra dei 10 maestri o nabhi chakra, posto all'ombelico.
Le Siddhi dimorano invece negli otto petali del chakra segreto del cuore, o hrit chakradetto anche "Diagramma delle perversioni".

Aggiungiamo adesso un altro tassello, indispensabile alla piena comprensione del versetto:
si è detto che rasa è il mercurio in senso di nettare,seme, ambrosia, e questo nettare è il responsabile delle emozioni, dette in sanscrito, guarda caso Rasa.
Le emozioni principali, quelle che possono e devono essere trasmesse e recepite nelle arti della danza e della musica, sono 8, ognuna delle quali collegata ad una forma della divinità e ad un colore:

Śringāram (शृन्गारं) amore, attrazione, Visnu color verde chiaro

Hāsyam (हास्यं) gioia, ilarità, Pramata color bianco.

Raudram (रौद्रं) furia, rabbia, Rudra color rosso.

Kārunyam (करुणं) , compassione, misercordia , Yama color grigio.

Bībhatsam (बीभत्सं) disgusto, avversione, Siva color blu

Bhayānakaram (भयानकं) orrore, terrore, Kala color nero

Vīram (वीरं) coraggio eroismo, Indra, giallastro.

Adbhutam (अद्भुतं) meraviglia, Brahma, color giallo.

śāṃtam (शांतम्) pace tranquillità, Visnu color blu.

Il mercurio mente sensoriale scende dal chakra della gola a quello dell'ombelico e i rasa "impulsati" dalle percezioni sensoriali, vengono trasformati in  Bhava (sentimenti, ma sarebbe più indicata la parola inglese mood), che si manifestano al chakra dei genitali  o svadhistana chakra,e sono le matrici delle nostre azioni e quindi del karma :

Rati . amore
Hasya . ilarità, riso.
Soka .dolore
Krodha. rabbia
Utsaha . energia
Bhaya . terrore.
Jugupsa . disgusto
Vismaya . stupore, meraviglia.


In termini di alchimia occidentale  Mercurio e Zolfo, si sposano e il risultato-figlio-sale si manifesta come forma/stampo in svadisthana chakra (acque inferiori) da cui emerge l'io illusorio agito dalle emozioni.


La rettificazione mercuriale consiste nell'inversione del flusso delle energie, in modo da sostituire all'io illusorio, schiavo dei Marut, l'IO DIVINO, signore dei Marut (Ganesha in quanto figlio di Shiva "é"Shiva)
Mercurio, come si è visto, è anche lo sposo di Ida che altri non è se non il canale in cui circolano tutte le energie della parte sinistra del corpo (emisfero celebrale destro), bianco/argento come la luna.
Lo Zolfo invece corrisponde a Pingala, il canale  in cui circolano tutte le energie della parte destra del corpo (emisfero sinistro), rosso e/o giallo/rossiccio.
I due canali si intrecciano in corrispondenza del chakra della fronte, ājñā.


Quando i due flussi sono equilibrati si stabilisce un flusso regolare  delle correnti bipolari contenute in sushumna, il canale centrale.
Quando si attua l'inversione, in qualche modo, l'ACQUA (canale di sinistra) sale attivando la cosiddetta MENTE ANALOGICA, e il FUOCO (canale di destra) discende.

 Kechari mudra è, infine, la manovra con la quale spostando la lingua sul palato molle  si unisce il chakra della Gola vishuddhi,  con quello della fronte  ājñā con attivazione di talu cakra, il chakra del palato molle).Il risultato è l'apertura di un canale detto shankini nadi, che permette di riportare l'energia "rettificata" al cuore, fine ultimo dello Hatha Yoga.

mercoledì 18 gennaio 2017

17 GENNAIO





Ieri 17 gennaio, era un giorno particolare.
A mezzogiorno, come il 17 gennaio di ogni anno, nella chiesetta di Rennes Chateau, nella Linguadoca, il sole giocando con i vetri antichi, disegna alberi e frutti di luce sull'altare.

Immagine

Si festeggiano molte cose il 17 gennaio, a Rennes Le chateau

E si rammentano, col sorriso di chi non ha memoria, molti fratelli che, proprio in questo giorno, magari 100 o mille anni fa, hanno lasciato il corpo.
Il destino si diverte così: a giocar con numeri e parole.
Non si sa perché.

Ieri, 17 gennaio, è stato un giorno particolare.
Ho ritrovato 
delle parole di 9 o 10 anni fa.
Quasi non ricordavo di averle scritte.
Sono parole che sembravano misteriose all'epoca e che oggi, inspiegabilmente, acquistano, solo per me, forse, nuova luce.
Parlavo di un teatrante e di un autista, di teiere e fuochi colorati, di dialoghi insensati all'ombra di un bambù...
Mi pare bello ripubblicarle qui, dove erano nate.
Mi pare bello salutare i fratelli di 100 o mille anni fa.
Un sorriso,
Paolo.

Roma, 17 gennaio 2007
Autista:

Teatrante in guisa di guitto peregrinante.

Dei pochi che lo fanno, son saliti quelli che aspettavi?

Un fuoco mi ha appena confermato di essere salito sulla tua giostra.
Bene.

Vedo anche la tua teiera sul fuoco.

Io prenderei da qui commiato.
Si è fatto tanto.
E va bene così.

Posso andare, teatrante? Sono molto stanco.


Teatrante:

Stai scherzando?


Autista
... non sto celiando.
Sto solo chiedendo commiato.

Sin dall'inizio si era detto che si era detto di essere il Teatrante.

Adesso la teiera di Teatrante è sul fuoco.

E gli si chiede commiato.
Sta a lui e non ad altri permettermi il commiato.

Mi hanno portato qui per comprendere il Teatrante.

Il Teatrante è stato compreso.
Nel frattempo si sono "officiati" un paio di miti in sospeso.



Ora sono stanco.
Sono stati tutti incontri importanti e siete tutte persone preziose, è probabile che in futuro con alcuni ci si possa ancora incontrare .

O che il Teatrante decida di far ruotare la giosta altrove o di allargarla .


Non dipende nemmeno da me.
Né da te.
In ogni caso la nota è unica, un Principio che discende vibra attraverso le migliaia di note che attiva.
Citando: "Siamo tutti gocce dello stesso mare."

Una volta che qui c'è un Teatrante con teiera ,insieme ad altri non meno preziosi... chiedo commiato, Teatrante


Teatrante:

Ma non ci pensare nemmeno!
Troppe storie devi ancora raccontarmi guardando crescere il bambù.
Troppi tè dobbiamo ancora bere.

Occorre soffiare sui giovani fuochi.
Io non ho legna da aggiungere, tu ne hai cataste.

Amore si è forse scottato?
........
Ti prego,devi rimanere ancora ....
Ogni tanto c'è un tibetano che bussa alla porta.
Sai come sono i tibetani.
Soprattutto se sono antichi come credo che questo sia.

Non si rende conto che i tempi cambiano e certe parole e simboli fanno più male della spada.

So, ricordo/sogno ..ho integrato il tantra , Autista.
E non credo sia il momento, nè il luogo, nè il modo.

Qui vogliono parlare di tantra non integrarlo.
Qui vogliono parlare di vamachara come via proibita...
Non sanno che vama è la donna che siede alla sinistra di Shiva!

Dakshinachara ...le tre correnti, Luce , Silenzio, Vuoto che si fondono in Dakshina kalika...

Vamachara...lo stupro della Vedova...
cribbio ma La vedova non è mica una donna!... E' kundalishakti che sale dal cancello della vita....
Vamachara ..mangiare il manzo.... ma il manzo non è mica la bistecca!
E' la lingua che viene risucchiata verso il cakra del palato....


Non lasciarmi autista.... nessuno vuol comprendere il mio linguaggio...
Non ne hanno bisogno....

E poi.... sono un deficiente


Ci vuole qualcuno che mi prenda a bastonate.

Un giovane fuoco può salire sulla giostra della spada.
E se vuole troverà il suo maestro in chi ne sa più del teatrante.
Gli altri han bisogno di autisti consumati.


il teatrante quando si mette la maschera del guerriero è stranamente duro.

solo il tuo the riesce ad ammorbidirlo.




Autista:

.... Speravo fossi più magnanimo.

Riposerò in Giappone... se la Vita permetterà.



Teatrante:

Sai che gli aspiranti sono egoisti.

Scusa.

L'autista viaggia con la sua carrozza verde dove la tradizione lo chiama.
Non è certo un minuscolo teatrante che possa trattenerlo o chiamarlo.
E'è la tradizione che lo spinge.
Perchè l'autista è privo di ego.

Si tratta solo di ringraziare quando è passato e di attendere con devozione il suo successivo passaggio.


Psiche:

Sono un'aspirante fuoco egoista (ed egotista).......
Finchè l'autista non mi indicherà il cartello:
'non parlare al conducente'
Continuerò a chiedere e a chiacchierare...........
E chi l'ha detto che l'autista non sia anche un
giostraio?
.....
Qui mi sa che tutti vogliamo un passaggio......
Teatrante la giostra ce l'ha il codino da prendere?
Tenderò le mani più che posso!!
Venghino siore e siori nuovo 'giro' nuova 'corsa'!!



Teatrante:

Psiche,
L'autista pensa che il teatrante sia un maestro di spada.

Tempo fa gli ha chiesto il permesso di entrare nel suo dojo per rendergli un servizio.
T'autista è un gentiluomo vecchia maniera.

In qualche modo è vero che il teatrante è un maestro di spada.

Adesso l'autista pensa che il suo compito sia esaurito.
Ha una missione ,l'autista, che lo porta da altre parti.

Da gentiluomo ha chiesto il formale permesso di partire.
il teatrante glielo ha negato un pò per scherzo un pò perchè gli sembra di non aver fatto all'autista un dono all'altezza del suo lignaggio.

Ma è chiaro che è una scusa, il teatrante visualizzerà per lui il dono più bello.
lo troverà in Giappone.

Il teatrante appoggia le palme e la fronte a terra e saluta l'autista.

In fondo anche il teatrante è un gentiluomo d'altri tempi.
E riconosce nell'autista la conoscenza rara dei grandi misteri.
Accenderà incensi profumati e canterà gesta di antichi eroi in attesa del suo ritorno.

Psiche parla di narcisi e gioca col fuoco.
Forse non ha ben capito che stavamo parlando e vivendo su un altro piano.
Non è facile da comprendere.
Può darsi che l'autista non compaia più dalle sue parti.
E' uno che viaggia molto.
Può darsi che la giostra sia troppo alta per Psiche.
Chissà.
Vedremo.


Autista:

L'autista non pensa.

L'autista sa che sei un Maestro di spada e un Maestro di yoga. La spada e lo yoga in te coincidono.

Il dono più bello ora è il tuo dojo/giostra aperto e abitato.




Tu.
Te.
Teatrante, l'autista ringrazia con gratitudine per il commiato concesso.

Aveva temuto lo volessi trattenere oltre, ma la tua teiera è sul fuoco.
L'autista non serve più. Il dojo ora è abitato.
Spiega la tua insegna sulla porta.

La zanna è stata spezzata.
Il mahabharata è iniziato.
La noce di cocco è stata rotta.
Che il percorso vi sia propizio.

Che l'alito del drago vi accompagni.

L'autista poggia le palme e la fronte a terra e saluta tutti gli astanti presenti e futuri.

L'autista poggia le palme e la fronte a terra e saluta Ganesha.

L'autista poggia le 4 palme e la fronte a terra e saluta il teatrante. 






Ciao Autista.

giovedì 5 gennaio 2017

SANDHYA, IL CREPUSCOLO DELLA CREAZIONE







Armonia in sanscrito  è  सन्धि sandhi, una parola formata da san ( stessa radice di sam=con, insieme) e da dhi ( stessa radice di Deva=dio, divinità).
Si potrebbe tradurre  tranquillamente con "insieme a Dio".



Crepuscolo si dice invece सन्ध्या sandhyā, ed è la stessa parola con l'aggiunta della finale ya che nei mantra sta ad indicare spesso il Jiva, l'anima individuale.
Il crepuscolo (sandhyā) è il momento in cui si forma il jiva.
Brahma si addormenta.
Un attimo (o migliaia di anni umani...il tempo è relativo) prima che il sonno lo avvolga, sul "ponte di prima dell'inizio", viene colto da un pensiero o un'immagine che torna improvvisa dalla memoria di veglia:
 un ragno che sta camminando sul pavimento o un'ombra che ricorda vagamente la forma di un cinghiale.
Nel sonno l'immagine si fa seme.
Un attimo prima del risveglio, "sul ponte di prima dell'inizio", dalla "terra",  umida, sorge una foglia, poi due... nel corso dei "settantuno cicli cosmici" (mahayuga) che formano una giornata (manvantara) dal seme del crepuscolo si formerà un albero possente sarà, nella forma, nel nome, nel "sapore" (rasa) ricorderà  quel'immagine, quella forma che , in maniera  imprevista ha catturato la mente di brahma nel sandhyā, "ponte di prima dell'inizio"o "frattura dei mondi" o "luce tra le due luci".
 Sandhyā è il momento dell'infinita possibilità.





Per il calendario Hindu in questo momento siamo nel 5113 dell'Era Kali del primo mahayuga (l'insieme dei quattro yuga) della settima giornata, o manvantara, dell'attuale kalpa o giorno di brahma.
Sono complicati gli indiani!
Ogni giorno di brahma (kalpa) è diviso in 14 giornate.
Durante la prima giornata (manvantara) dell'attuale kalpaVishnu discende sotto forma di Cinghiale (varaha) per salvare la giovane dea della Terra (pritvhi) che è stata rapita da un demone degli abissi.




La Dea Terra è il verbo, la voce (वाक् vāk), espressione di quella  Prakrti che noi chiamiamo manifestazione.

La voce è la Conoscenza.
L'mmagine del Cinghiale che si getta negli abissi per salvare la Dea perduta -(voce o verbo o conoscenza) sarà il motivo fondamentale di tutta la manifestazione di questo kalpa o "eone", o era.
Ai nostri giorni siamo, come ho detto, nel settimo manvantara del kalpa detto appunto वराह varāha o cinghiale.
Mancano ancora sette giornate (manvantara) alla notte di Brahma.
Sette  ere cosmiche  in cui i temi della "parola dimenticata" e della "Dea perduta e riconquistata" saranno sviscerate in tutte le indefinite varianti storiche, psicologiche, culturali.
Ogni fenomeno, ogni guerra, ogni ideale di cambiamento saranno generati dal sogno del Dio, il bambino d'oro che dorme ("yoga nidra") sull'oceano nero dell'esistenza raccontato dai Purana.



In questo kalpa, Shiva piange disperato la morte di Sati e la ritrova in Parvati,
Sita rapita, torna nelle braccia di Rama  grazie alla devozione di Hanuman, Arjuna (Indra) dimentica la Legge (dharma karma) e la ritrova grazie a krsna, l'Auriga.
Ogni episodio mitico, ogni vicenda umana e divina, in questo "giorno di Brahma", non sono altro che variazioni sul tema di quella prima forma/immagine creata dalla mente del Dio durante la "frattura dei mondi"
Quello che accade nel macrocosmo, accade nel microcosmo.
Così come il demiurgo inventa un intero ciclo cosmico intessendo storie, forme e colori intorno  al "seme causale e casuale della creazione", così l'uomo crea la sua vita futura tessendo la sua tela attorno ad un ombra o un suono che hanno catturato la sua mente assieme alla mente universale. 





La morte è una modificazione del sonno profondo, e il deliquio che la precede lo è del dormiveglia, di quella "linea d'ombra" sulla quale, con la bocca piena di rena di sonno, ci aggrappiamo a immagini, luci, suoni che si sono nascosti a nostra insaputa, nella memoria di veglia o che ci sorprendono tra le braccia della Dea dalle frecce d'argento.




"Si diventa ciò che si pensa, questo è il supremo segreto", recitano le scritture.
Lo yogin ha in sé un potere meraviglioso e tremendo: può creare universi interi, sul ponte di prima dell'inizio, ma ciò non significa liberarsi dalla catena delle rinascite.
Chi non comprende lo yoga e non conosce questo potere si ritrova a vivere ciò che egli stesso ha prodotto e cercato, senza averne piena coscienza.
Chi comprende lo yoga porta invece l'attenzione (ekagrata) sul principio unico.
Mantenere l'attenzione sul punto unico, nel crepuscolo che precede il sonno profondo, il samadhi intermedio tra due samadhi savikalpa o la morte terrena, è impresa per pochi.
O pochissimi.

mercoledì 4 gennaio 2017

VENERE, LA PRIMAVERA E I FEDELI D'AMORE



La Confraternita dei Fedeli d'Amore, attraverso il Sufismo (Ibn Arabi), riporta in Occidente la Via della Dea, il Tantra, e trasmette i suoi insegnamenti con la Poesia (Dante) e la Pittura (Botticelli)
Per i Fedeli d'Amore la PAROLA non può che venire da Oriente, e la Parola, prima  manifestazione e determinazione  del suono/luce inudibile non è altri che la Dea.
L'Iniziazione e la Realizzazione non sono concetti, riti o formule, ma due DONNE,
due Entità diverse agli occhi del profano, la medesima Persona agli occhi dell'iniziato.
Da noi,la Dea è la Luna: Selene o Artemide, che scende a donare il Piacere Senza Fine ad Endimione immerso nel sonno, e si rende invisibile ai suoi occhi di veglia, ma è anche la Primavera che muore al solstizio d'estate (o al primo plenilunio d'estate) per rinascere, come Venere dalle acque di Cipro al solstizio d'inverno.
Botticelli dipinse la Primavera e la Venere a poca distanza di tempo , l'una dall'altra. 




La medesima persona che dona prima l'iniziazione, quindi la realizzazione ovvero l'UNIONE con l'AMATA. 



Sono stravaganti i due amanti che, nella nascita di Venere, sono portati dal vento e creano vento.

Vengono riconosciuti come Zephiro e Giacinto della mitolofia greca, ma il seno della figura di destra ed il loro materializzare e spargere fiori sulla Dea nascente fa sospettare altre verità.
Probabilmente sono Cloris e Zephiro, gli stessi due che si guardano , a destra del quadro della Primavera
I due quadri fanno il paio con un brano, considerato oscuro, della Vita Nova di Dante:

"Vidi venire verso di me una gentile donna, la quale era di famosa bieltade… e lo nome di questa donna era Giovanna, ma per la sua bieltade… imposto l’era nome Primavera; e così era chiamata. E appresso lei, guardando, vidi venire la mirabile Beatrice...se considerate lo primo nome suo, tanto è quanto dire ‘prima verrà’ "

"Primavera....Prima Verrà", un'etimologia palesemente falsa che serve forse a chiarire un concetto base della "Religione della Dea":
La Parola deve venire da oriente ed assume l'Aspetto fisico di una Donna.
Questa Donna rappresenta sia l'iniziazione (samadhi) che conduce sia  alla rottura dei livelli dell'Io (la figura centrale della Primavera è in cinta) sia la Realizzazione (lo svelamento della Dea).
La Dea giunge da Oriente,Il Dio giunge da Occidente.
Il loro incontro genere l'armonia delle sfere.