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SANDHYA, IL CREPUSCOLO DELLA CREAZIONE







Armonia in sanscrito  è  सन्धि sandhi, una parola formata da san ( stessa radice di sam=con, insieme) e da dhi ( stessa radice di Deva=dio, divinità).
Si potrebbe tradurre  tranquillamente con "insieme a Dio".



Crepuscolo si dice invece सन्ध्या sandhyā, ed è la stessa parola con l'aggiunta della finale ya che nei mantra sta ad indicare spesso il Jiva, l'anima individuale.
Il crepuscolo (sandhyā) è il momento in cui si forma il jiva.
Brahma si addormenta.
Un attimo (o migliaia di anni umani...il tempo è relativo) prima che il sonno lo avvolga, sul "ponte di prima dell'inizio", viene colto da un pensiero o un'immagine che torna improvvisa dalla memoria di veglia:
 un ragno che sta camminando sul pavimento o un'ombra che ricorda vagamente la forma di un cinghiale.
Nel sonno l'immagine si fa seme.
Un attimo prima del risveglio, "sul ponte di prima dell'inizio", dalla "terra",  umida, sorge una foglia, poi due... nel corso dei "settantuno cicli cosmici" (mahayuga) che formano una giornata (manvantara) dal seme del crepuscolo si formerà un albero possente sarà, nella forma, nel nome, nel "sapore" (rasa) ricorderà  quel'immagine, quella forma che , in maniera  imprevista ha catturato la mente di brahma nel sandhyā, "ponte di prima dell'inizio"o "frattura dei mondi" o "luce tra le due luci".
 Sandhyā è il momento dell'infinita possibilità.





Per il calendario Hindu in questo momento siamo nel 5113 dell'Era Kali del primo mahayuga (l'insieme dei quattro yuga) della settima giornata, o manvantara, dell'attuale kalpa o giorno di brahma.
Sono complicati gli indiani!
Ogni giorno di brahma (kalpa) è diviso in 14 giornate.
Durante la prima giornata (manvantara) dell'attuale kalpaVishnu discende sotto forma di Cinghiale (varaha) per salvare la giovane dea della Terra (pritvhi) che è stata rapita da un demone degli abissi.




La Dea Terra è il verbo, la voce (वाक् vāk), espressione di quella  Prakrti che noi chiamiamo manifestazione.

La voce è la Conoscenza.
L'mmagine del Cinghiale che si getta negli abissi per salvare la Dea perduta -(voce o verbo o conoscenza) sarà il motivo fondamentale di tutta la manifestazione di questo kalpa o "eone", o era.
Ai nostri giorni siamo, come ho detto, nel settimo manvantara del kalpa detto appunto वराह varāha o cinghiale.
Mancano ancora sette giornate (manvantara) alla notte di Brahma.
Sette  ere cosmiche  in cui i temi della "parola dimenticata" e della "Dea perduta e riconquistata" saranno sviscerate in tutte le indefinite varianti storiche, psicologiche, culturali.
Ogni fenomeno, ogni guerra, ogni ideale di cambiamento saranno generati dal sogno del Dio, il bambino d'oro che dorme ("yoga nidra") sull'oceano nero dell'esistenza raccontato dai Purana.



In questo kalpa, Shiva piange disperato la morte di Sati e la ritrova in Parvati,
Sita rapita, torna nelle braccia di Rama  grazie alla devozione di Hanuman, Arjuna (Indra) dimentica la Legge (dharma karma) e la ritrova grazie a krsna, l'Auriga.
Ogni episodio mitico, ogni vicenda umana e divina, in questo "giorno di Brahma", non sono altro che variazioni sul tema di quella prima forma/immagine creata dalla mente del Dio durante la "frattura dei mondi"
Quello che accade nel macrocosmo, accade nel microcosmo.
Così come il demiurgo inventa un intero ciclo cosmico intessendo storie, forme e colori intorno  al "seme causale e casuale della creazione", così l'uomo crea la sua vita futura tessendo la sua tela attorno ad un ombra o un suono che hanno catturato la sua mente assieme alla mente universale. 





La morte è una modificazione del sonno profondo, e il deliquio che la precede lo è del dormiveglia, di quella "linea d'ombra" sulla quale, con la bocca piena di rena di sonno, ci aggrappiamo a immagini, luci, suoni che si sono nascosti a nostra insaputa, nella memoria di veglia o che ci sorprendono tra le braccia della Dea dalle frecce d'argento.




"Si diventa ciò che si pensa, questo è il supremo segreto", recitano le scritture.
Lo yogin ha in sé un potere meraviglioso e tremendo: può creare universi interi, sul ponte di prima dell'inizio, ma ciò non significa liberarsi dalla catena delle rinascite.
Chi non comprende lo yoga e non conosce questo potere si ritrova a vivere ciò che egli stesso ha prodotto e cercato, senza averne piena coscienza.
Chi comprende lo yoga porta invece l'attenzione (ekagrata) sul principio unico.
Mantenere l'attenzione sul punto unico, nel crepuscolo che precede il sonno profondo, il samadhi intermedio tra due samadhi savikalpa o la morte terrena, è impresa per pochi.
O pochissimi.

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