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sabato 29 agosto 2020

LA FILOSOFIA DELL'ONDA

 




L'eleganza dello stato naturale, il Sahaja, è la lenta spirale, verso terra, di una foglia stanca del ramo. I danzatori parlano di “presenza”. Quando c'è “presenza”, ogni gesto diventa facile. Quando “non c'è”, quando la mente non si discioglie nel corpo, si sente un che di artefatto, di meccanico, come se mancasse l'impulso vitale.
Il “vero danzare” è arrendersi alla legge naturale, lo sanno bene, in Oriente.
Sorridono i pescatori di Hokusai, trascinati dalla grande onda, più alta del monte Fuji. Se remassero contro corrente, l'oceano spezzerebbe insieme la barca e l'illusione dell'agire. Se, per la fretta del coraggio o l'esitazione della paura, si lasciassero andare alla forza dell'onda nel momento sbagliato, si schianterebbero, di certo, sulla scogliera. Il loro gesto è perfetto. Danzano insieme al mare: giusta intensità, giusto ritmo, giusta direzione. L'onda esce dalle acque come un drago innamorato dell'alba. Si ferma, un istante, a godere della luce bambina e poi corre verso riva a salutare la terra, sua sorella. Si struscia sulla battigia, con il ventre, e le zampe.
Sembra che sorrida. 
E poi torna, piano, nella sua tana di cristallo disciolto.

mercoledì 6 febbraio 2019

LA GRAZIA DELLA DEA E IL VELENO DELLA MORTALITÀ





"Non c'è più giorno per me, né notte.
Ho ridato il sonno a Colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
Amo la Tua oscura bellezza
il battito del Tuo cuore, i capelli arruffati,
Ti amo e ti venero"
                 (Ramprasad Sen)


Il sorriso della Dea è la GRAZIA, l'energia sottile che muta la percezione.
Ciò che vedi lo vedi con gli occhi della Dea. 
Ascolti con le Sue orecchie. 
Senti con la sua pelle.
Il tuo corpo cambia, e così lo spazio.
Ogni gesto si fa danza.
Pare più morbido il corpo, fluido.
Come acqua che scorre.
Ogni gesto, ogni āsana sono preghiere dedicate alla Dea.
La dimensione del Tantra è tattile. 
Una carezza interiore, un fremito sotto-pelle.

Abhinavagupta parla di effervescenza, la sensazione che milioni di bollicine di champagne tentino di uscire dai pori della pelle.
Sensazione  tattile, ma dal tatto, dall'aria, Il sorriso della Dea si diffonde nel corpo e nella mente e si entra in una dimensione altra, nello stato di sogno.
Non si tratta di una metafora! Lo stato di sogno è il territorio delle energie sottili. Tutto è vibrazione nell'universo. 
Anche pensieri, parole, immagini oniriche.
Prima di accedere allo stato di sogno occorre essere ben centrati stabili, ché un suono improvviso può farsi lama che dilania la carne e la mente, e un'emozione fossile,  una gioia rifiutata o un'offesa involontaria, può mutare il sogno in incubo. Nello stato di sogno esistono leggi diverse dallo stato di veglia. Prima di cercare il sorriso della Dea occorre sapere il gioco delle cinque energie, e quello del Sole e della Luna interiori. 
La Luna, le nāḍī di sinistra, sono il Corpo di Sogno, l'aspetto emotivo. Il Sole, le nāḍī di destra, sono la misura, il ritmo. I petali dei cakra sono le nāḍī principali, le più facilmente per-cettibili, ma quando si lavora nel sogno, improvvisi emergono i marici, i raggi della creazione, la voce delle stelle.
I raggi della creazione sono infinitamente potenti. Possono donarci l'amṛta,  e farci uno con l'Universo, ma non si deve dimenticare che l'amṛta, l'elisir dell'Immortalità, si accom-pagna allo halāhala, il veleno supremo. Il Fuoco che dà luce è lo stesso che divora.
Che il praticante, alla ricerca del Sorriso della Dea, ricordi sempre il Mito dell'Oceano di latte: si racconta che quando Dei ed Āsura si misero a zangolare l'Oceano di Latte alla ricerca dell'Elisir dell'Immortalità, improvvisi si levarono i fumi del Veleno della manifestazione. Caddero a terra, gli uni e gli altri,  in preda al terrore della morte. Brahma chiamò Śiva in soccorso, e il Nataraja, senza pensarci due volte, inghiottì l'halāhala, veleno troppo potente anche per lui. Sarebbe morto, il Dio Śiva, ma la Dea, Pārvatī ,  gli strinse la gola e poi, in forma di Tārā, lo trasformò in un neonato e lo allattò, salvando lui e il mondo manifesto. Dal mondo di sogno il veleno si può fare parola e immagine, e rendere surreale il mondo di veglia...Attraverso canali energetici squilibrati, troppo "aperti", può impossessarsi della mente. Se accade che ogni gesto, ogni pensiero si rivolga alla Madre.
Solo il  suo sorriso, il latte del suo seno ridanno vita. 

È la Maternità ad indicare la via per l'immortalità.

mercoledì 2 ottobre 2013

HATHA YOGA: "MAYURASANA" - il PAVONE (+playlist)


Gli asana sono delle danze sacre. Riti che rappresentano storie di dei, verità universali e processi fisiologici. Il Pavone, simbolo di bellezza, è il veicolo di Skanda (Murugan) figlio di Shiva e Parvati, Dio della Guerra, Ma rappresenta anche una fase della realizzazione, il cambio di percezione che segue la risalita di Kundalini.
Le riprese sono di Francesca Proietti.
Le musiche: HARIPRASAD CHAURASYA "Song of the River" e MASTER MUSICIANS OF JOUJUKA "40th"

"YOGA E ALTRESTRANEZZE"
       paoloproietti.rnk@libero.it

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