Visualizzazione post con etichetta aldenia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aldenia. Mostra tutti i post

martedì 26 aprile 2016

LA SERIE RISHIKESH E LA LINGUA PERDUTA DEI VEGGENTI - IL MIO SECONDO LIBRO








Nel mese di maggio uscirà per le Edizioni Aldenia, il mio secondo libro, "Hatha Yoga, la lingua perduta dei Veggenti",con la prefazione di Malcolm Bilotta.
Nelle 200 e rotte pagine tratto vari argomenti: racconto dei miei primi contatti con l'India, negli anni '70, delle esperienze fatte in questi anni con Yoga.it e il Gruppo Yoga Vedanta, dei rapporti,, a volte sorprendenti tra l'astronomia/astrologia vedica e lo Yoga, ma il tema principale è la serie di Rishikesh o serie Shivananda. Si tratta una coreografia, basata su dodici asana (ma esistono versioni anche a dieci asana, credo le citi Van Lisebeth, anche se, secondo gli studi che ho fatto, la serie di Rishikesh "deve" essere una sequenza di dodici posizioni... ), proveniente dagli insegnamenti dello yoga Himalayano, diffusa in Occidente da Sivananda e dai suoi allievi .

La versione più famosa della serie Rishikesh è quella di Swami Vishnudevananda, il discepolo che Shivananda mandò alla fine degli anni '50 negli States per divulgare il suo yoga e gli insegnamenti vedantici (Shivananda è legato allo Shankaramath di Sringeri) ed è quella che propongo nei miei stage:

1 - Sirshasana (verticale sulla testa) 




2 - Sarvangasana (candela)




3 - Halasana (Aratro)




4 - Matsyasana (Pesce)







5 - Paschimottanasana (allungamento della schiena in avanti da seduti)




6 - Bhujangasana (Cobra)




7 - Shalabasana (Locusta) o Ardha Shalabasana (mezza Locusta)





8 - Danurasana (Arco)



9 - Ardha Matsyendrasana (Torsione della colonna)


10 - Kakasana (Corvo)



11 - Trikonasana (Triangolo) con passaggio in Uttanasana (posizione estesa della schiena in piedi)












12 - Savasana (Posizione del cadavere)



[ le foto degli asana sono  di Francesca Proietti ]

Vishnudevananda era amico ed insegnante dei Beatles, di Peter Sellers e fino al 1993 se ne è andato in giro a piedi o in aereo, per spargere il verbo suo e del suo maestro: l'illusorietà delle barriere.

"Non esistono barriere né fisiche né culturali, diceva lo Swami,basta cambiare prospettiva per comprenderlo"

Mi sta simpatico Vishnudevananda.
E' uno che ci ha sempre messo la faccia.



Credeva che le guerre fossero un'idiozia e fino alla morte (1993) se ne è andato in giro a spargere fiori dove si combatteva (dall'Irlanda del Nord alla Palestina).





Negli Stati Uniti era lo Yogi dei Vip ( come Iyengar lo è stato in Europa dopo aver curato la Regina Madre del Belgio), e questo ha portato ad una diffusione eccezionale della serie da lui proposta.

L'insistenza del suo insegnamento sulla verticale sulla testa è una cosa che mi ha sempre colpito.

Bisogna considerare che per lui lo stare molto in sirsasana, la verticale sulla testa, aveva un intento didattico: voleva insegnare, come insegnò a John Lennon negli anni '60, che un semplice cambio di posizione può condurre ad un cambio della mentalità.




Lavoro con il corpo da una quarantina di anni, per undici anni ho curato la preparazione fisicadi attori e danzatori disabili e ho seguito la riabilitazione di alcuni anziani provenienti dalla frattura del femore ed altri malanni, e devo dire che qualche dubbio sulla validità di cominciare una sequenza con la verticale sulla testa devo dire che ce l'ho.

E ho anche dei dubbi sulle sequenze prefissate: gli asana sono lettere dell'alfabeto della lingua degli dei e ogni praticante deve per prima cosa, scrivere il "suo vero nome".

Deve, cioè, trovare quelle posizioni che in lui scatenano effetti positivi e modificazioni sostanziali del corpo e dello stato mentale.

Prima di assumere la posizione di equilibrio sulla testa, poi, sarebbe meglio prendere confidenza con cosiddetta candela, in modo da preparare il delicato equilibrio delle vertebre cervicali necessario alla posizione sulla testa, e curare, nelle posizioni in piedi, l'allineamento e l'integrazione delle varie "cerniere".

Ma, a parte la verticale sulla testa come prima posizione, la serie Rishikesh (o "serie Shivananda") dal punto di vista della preparazione fisica è abbastanza "squilibrata".

Eppure "FUNZIONA" .

Quando, tra gli anni settanta e gli anni ottanta ho praticato assiduamente la serie Rishikesh,
la mia attenzione era rivolta soprattutto alla maniera di legare le posture tra di loro con passaggi fluidi ed eleganti.

Alla fine, aggiungendo varianti sempre più complesse, l'avevo trasformata in una coreografia, con movimenti acrobatici di una certa difficoltà, assai bella da vedersi, ma in un certo senso fine a se stessa.

Da quando, quest'anno ho cominciato ad insegnarla ai miei allievi mi sono reso conto delle potenzialità dei dodici "esercizi" e di quelle implicazioni posturali, energetiche e simboliche, che praticando da solo non avevo apprezzato a pieno.

Dopo le lezioni, basate su una serie di esercizi di avvicinamento ad uno/due asana per volta, gli effetti positivi sono immediati in tuttie riguardano soprattutto la postura e una generale sensazione dibenessere, ma in coloro che hanno esperienze di Kundalini yoga o di Qi Gong è evidente, dopo le lezioni, un aumento delle capacità di percepire le energie sottili.

Credo che questa serie, divenuta routine, e quindi abitudine, in parecchie scuole di Yoga, nasconda dei piccoli grandi segreti e credo anche che possa essere una delle chiavi per comprendere che lo Hatha Yoga non è solo una salubre ginnastica, ma "la lingua perduta dei Veggenti" 


mercoledì 30 marzo 2016

SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO - SAHAJOLI MUDRA

 Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO" - Ed. Aldenia, Firenze 2015, Parte II, Cap. IV e V.



ESERCIZI PER LA SENSIBILIZZAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

In un certo senso possiamo dire che, per lo yoga, l’ano ha la capacità di attivare il cervelletto e la ghiandola pineale, il perineo la fontanella anteriore(1) e i genitali la ghiandola pituitaria.
Ma, per far questo, il praticante dovrà avere una padronanza assoluta dei muscoli del pavimento pelvico e del bacino. Accennerò adesso ad una pratica tradizionale di estrema importanza, Vajrolī mudrā.

Per praticare il tantrismo sessuale, come si è detto, è necessario avere una conoscenza non solo teorica dell’anatomia dell’ apparato genitale e del pavimento pelvico.

Il pavimento pelvico è una zona assai vasta che interessa il coccige, l’ano, la zona ischiatica e lo scroto (nelle donne la vagina) ed è divisa, più o meno, in tre piani di profondità crescente. Se si spinge con le dita a metà strada tra lo scroto e l’ano (tra la vagina e l’ano), si sente una cavità sottopelle che si può “attivare” con la respirazione, nel senso che si riempie inspirando e si svuota espirando.

E’ la zona della fascia pelvica  i cui muscoli principali sono l’elevatore dell’ano e  gli ischio-coccigei. L’elevatore dell’ano si estende dal pube alla zona del coccige (se si fa attenzione è possibile muovere il coccige in alto e in basso con delle piccole contrazioni della zona pubica). Il muscolo ischio-coccigeo è quello che fa spostare il coccige  indietro durante l’evacuazione ed è “comandato” dai nervi provenienti dalla terza e dalla quarta vertebra sacrale.

Vajrolī mudrā, una delle pratiche preparatorie al rito sessuale, è una forma  di allenamento dei muscoli del pavimento pelvico.
 Tecnicamente è un Bandha, parola che significa “benda”, “fascia”, e nello yoga indica la  contrazione di particolari catene muscolare. In questo caso si tratta di “tirar su” gli organi genitali, contraendo la zona dell’apparato urinario, come quando ci scappa  la pipì.

Nella  pratica vajrolī mudrā è collegata(2) ad altri due bandha:
mūla bandha che comporta la contrazione del perineo e asvini mudrā, nella quale l’attenzione è rivolta invece all’ano.
Nella figura sotto, con i numeri 1, 2 e 3 ho indicato i diversi punti di contrazione:


1 - vajrolī mudrā 
2 - mūla bandha 
3 - asvini mudrā



Fig.16 – Genitali maschili


Vajrolī mudrā si pratica generalmente in posizione seduta, a gambe incrociate o in ginocchio, ma si può fare anche in piedi e nelle posizioni invertite la sua efficacia aumenta. Se l’esercizio è ben fatto i testicoli si muovono verso l’alto e verso il basso seguendo le fasi respiratorie. Col tempo si riuscirà a separare il movimento dei due testicoli e ad approfondire la tecnica  fino a farli rientrare, nel corpo.


SAHAJOLI MUDRĀ 

Nella donna la tecnica è identica, ma cambiano il nome, sahajoli mudrā, e il punto di applicazione, la clitoride. La parola sahajoli ha vari significati, ma secondo me potrebbe derivare da saha che vuol dire “insieme con”, e dalla radice jul del verbo  jolayati  che vuol dire “macinare”, “tritare”, “grattugiare”.

La donna che acquisisce la maestria nella sahajoli mudrā ha un tale controllo dei muscoli sottili da far ruotare a piacimento delle sfere, degli oggetti a forma cilindrica o piramidale e, naturalmente il pene, inseriti nella vagina. Questa mudrā viene utilizzata anche per imparare a risucchiare i liquidi all'interno del corpo. A volte nei testi si parla dell’aspirazione di acqua, latte e mercurio (!!!) con una specie di catetere, un tubo d’argento di 30, 36 centimetri che viene introdotto nell'uretra, ma sconsiglio vivamente di sperimentarla: c’è la possibilità di causare dei danni permanenti.




Fig.17 – Genitali femminili

 COME RICONOSCERE ED ISOLARE  I MUSCOLI DELL’ANO, DEI GENITALI E  DEL PERINEO

- Inspirando si prova a contrarre (tirar su verso l’alto) i muscoli dell’ano, espirando si rilassa. Se lo sfintere entra in azione senza coinvolgere genitali e perineo, si avverte un riflesso del movimento ai muscoli sacro lombari, ma non ai muscoli addominali.

- Viceversa contraendo in inspirazione la zona genitale si dovrà avvertire un riflesso ai muscoli addominali, ma non ai sacro lombari.

- Per ciò che riguarda il perineo, contraendo in inspirazione si dovrà avvertire solo un leggero spostamento verso l’interno dell’ombelico, come se ombelico e perineo si avvicinassero, senza nessun coinvolgimento, o quasi, di muscoli addominali e sacro-lombari.

Il lavoro di “isolation” deve essere accompagnato dalla visualizzazione della muscolatura sottile del pavimento pelvico. E per far questo è  indispensabile procurarsi delle tavole anatomiche per studiarle e, se possibile per riprodurle a mano libera. Disegnare le posizioni, le ossa, i muscoli è un buon metodo per attivare la capacità di visualizzare.


Note:
(1)  Esistono sei “fontanelle” nel cranio: la fontanella anteriore, all’incrocio delle ossa frontali e parietali., La piccola fontanella  o fontanella posteriore, tra le ossa occipitali e parietali. Le due  fontanelle dello Sfenoide . situate nella parte anteriore delle superfici laterali del cranio, tra il frontale, parietale, ossa sfenoide e temporale e le  due fontanelle del  mastoide tra le  ossa occipitale, parietale e temporale

(2)  La parola mudrā è femminile, come in genere lo sono tutti i termini che indicano delle tecniche “interiori”, come kriyā ( esercizio di visualizzazione e utilizzazione delle  energie sottili)

.


giovedì 17 marzo 2016

TANTRA: LE PAROLE PERDUTE DI INDRANI




Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO" - Ed. Aldenia, Firenze 2015 - Parte I Cap. I.


Tra le sessantaquattro posizioni del Kāmasūtra così come ci sono proposte dalle riviste femminili o dai siti soft porno, ce n’è una chiamata ’āsana di Indrāṇī”. La donna, sdraiata sulla schiena, porta le gambe al petto, poggia i piedi sul torace dell’amante e gli afferra i glutei  così da gestire, a suo piacimento, il ritmo e la profondità della penetrazione. È lei, la donna, a condurre la danza: l’uomo, inginocchiato come un devoto di fronte ad un’immagine sacra, non può far altro che assecondarla. L’Indrāṇī che dà nome alla posizione non è una donna qualsiasi, è una dea, anzi, è la Regina degli Dei. Le sue abilità amatorie sono proverbiali, così come il temperamento focoso e il linguaggio non proprio da educanda:
-“Il cazzo dell’impotente ciondola tra le cosce”- ricorda al marito, Indra, colpevole di trascurare il talamo nuziale per andare in giro a salvare il mondo. –“Il cazzo del potente [invece] si gonfia [ e allora] la mia fica pelosa si apre e si mette a lavorare per lui[...]”Una tipetta interessante Indrāṇī, ma ancora più interessante è il fatto che le sue parole siano state tramandate da uno dei libri più sacri della tradizione indiana: il Ṛgveda o “Libro degli Inni”. Per millenni brahmini ispirati e maestri barbuti hanno recitato questi versi-“[…]la mia fica pelosa si apre e lavora per lui”- davanti a folle di devoti ispirati, senza che nessuno lo trovasse strano, blasfemo o irriverente. I casi sono due: o non capivano il sanscrito o avevano un’idea del sesso, della religione e della donna completamente diversa dalla nostra. Quelli in cui Indrāṇī ricorda al suo sposo l’inutilità di un pene non eretto, sono  i versi 16 e 17 di Ṛgveda X, 86. Un anno fa li ho trovati citati nella nota a piè di pagina di un articolo che parlava di Indrāṇī (una roba tipo “cfr. Ṛgveda X, 86, 16-17”). Per curiosità ho fatto una ricerca su Google e non sono riuscito a trovare uno straccio di traduzione, né in italiano, né in inglese. La cosa, per chi s’intende un pochino di filosofia, non solo orientale, suona  parecchio strana: nelle scuole, nelle conferenze, nei forum di yoga si parla continuamente di “inni vedici”, “poeti  vedici”, “radici vediche della conoscenza”…, e si racconta che i quattro libroni indiani sono arrivati a noi inalterati, inizialmente  attraverso la tradizione orale e poi con le prime copie scritte su stoffa e foglie di banano. Che fine hanno fatto le parole della regina degli Dei?(1) Finalmente, dopo due settimane di ricerche, grazie ad un amico docente universitario, ho recuperato una traduzione attendibile dei due versi in una pubblicazione della Oxford University Press: “VATSYAYANA: KĀMA SŪTRA - a new translation, by Wendy Doniger and Sudhir Kakar”. Non so se è chiaro, in due settimane ho trovato una sola traduzione attendibile. Una!In  molti casi i versi sono stati semplicemente eliminati (cfr. ad esempio la versione pubblicata sul sito internet  “INTRATEX DIGITAL LIBRARY”(2) in cui si passa direttamente da X, 86, 15  a X, 86, 18), In altri si utilizzano giri di parole così cervellotici da rendere il brano incomprensibile. Anche se pare incredibile, hanno eliminato da internet, e in molte pubblicazioni in cartaceo, il turpiloquio di Indrāṇī. Ma chi è stato? Possibile che qualcuno, nel XXI secolo, abbia interesse a far tacere una donna di cinquemila anni fa che parla di peni e di vagine? La verità è che spesso, per pigrizia, furbizia, o per il fascino intellettuale esercitato da precedenti ricercatori, molti divulgatori moderni di yoga e filosofia indiana, quando lavorano su un testo antico, non si affidano alle fonti originali, in sanscrito, ma preferiscono prendere una traduzione pre-esistente, di solito  in inglese, e farla loro. Cercano dei sinonimi, cambiano l’ordine di qualche parola, aggiungono qualche perifrasi a effetto e  presentano una loro “nuova versione a cura di…”. Nel caso dei Veda si continua, ancora oggi, a far riferimento alle prime storiche traduzioni di  Friedrich Max Müller(3), uno dei massimi esponenti del pensiero vittoriano, e Ralph Thomas Hotchkin Griffith(4), un professore di sanscrito figlio di un pastore anglicano. I due, di fronte alle affermazioni troppo esplicite della sposa di Indra e di altri personaggi dei Veda, per non offendere  il comune senso del pudore dell’epoca e non entrare in conflitto con le autorità politiche ed ecclesiastiche, decisero di tagliare i versi giudicati  troppo piccanti(5) e di modificarne altri. C’è da capirli, nell’Inghilterra di quegli anni erano in vigore gli “Obscene Publications Acts” del Barone Coleridge, una serie di leggi che proibivano la pubblicazione di testi e immagini erotiche. Se Max Müller e Griffith avessero tradotto fedelmente le parole di Indrāṇī, sarebbero finiti in galera e le loro opere non sarebbero mai arrivate fino a noi. Il risultato è che i Veda che leggiamo oggi non sono quelli degli antichi yogin, ma sono opera di due brillanti studiosi dell’ottocento che, per ragioni di convenienza hanno  trasformato, tagliato e ricucito i versi originali  rendendone  difficile, se non impossibile, la piena comprensione.








Note:

1  In realtà la versione originale e in sanscrito traslitterato,  la si può trovare su diversi siti internet di cultura indiana: न सेशे यस्य रम्बते.अन्तरा सक्थ्या कपृत् सेदीशेयस्य रोमशं निषेदुषो विजृम्भते विश्वस्मादिन्द्रौत्तरः na seśe yasya rambate antarā sakthyā kapṛt sedīśeyasya romaśaṃ niṣeduṣo vijṛmbhate viśvasmādindrauttaraḥ न सेशे यस्य रोमशं निषेदुषो विजृम्भते सेदीशेयस्य रम्बते.अन्तरा सक्थ्या कपृद् विश्वस्मादिन्द्रौत्तरः na seśe yasya romaśaṃ niṣeduṣo vijṛmbhate sedīśeyasya rambate antarā sakthyā kapṛd viśvasmādindrauttaraḥ 

2  http://www.intratext.com/ixt/ENG0039/_PPN.HTM

3  Friedrich Max Müller, ( 1823 – 1900), filosofo, filologo,storico delle religioni, linguista e orientalista tedesco. è  il fondatore della disciplina della religione comparata. Professore di filologia comparata all’Università di Oxford. La sua opera più famosa è Sacred Books of the East, una raccolta  in 50 volumi di traduzioni in inglese di testi sacri orientali.  

4  Ralph Thomas Hotchkin Griffith (1826–1906), docente di sanscrito al Queen’s College, tradusse inglese il Ramāyāna, il Kumara Sambhava di Kalidasa e i Veda. La sua traduzione del Ṛgveda, con i versi censurati, è tratta integralmente dal sesto volume dell’opera di Max Müller Sacred Books of the East. 

5  Cfr. www.intranet dove dal verso X, 86, 15 del Ṛgveda, si passa direttamente al verso X, 86, 18

Follow by Email

Lettori fissi

privacy