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giovedì 24 marzo 2016

LO YOGA E L'UNIVERSO DEI SUONI

"Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...];
è per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".
Babaji di Haidhakhan - "Gorakhvani".





L'universo del Sanathana Dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) è un universo pluridimensionale, 
C'è una dimensione fisica, grossolana [che corrisponde al nostro stato di veglia, e sul piano sottile ai sei chakra principali (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia)] e una serie di dimensioni più sottili (8, in genere) sperimentabili dallo yogin dopo la "apertura del chakra dei mille petali", cporta d'accesso alla seconda dimensione, o prima dimensione spirituale.
Le dimensioni sono viste come luoghi diversi( लोक loka, che vuol dire "stanza", "paese" o खण्ड् khaṇḍ, porzione, frazione, continente) in cui regna una diversa forma della divinità, o पुरुष puruṣa,
Per giungere prima a  disciogliersi  e poi a riconoscersi in identità con il divino, l'anima dello yogin deve passare da una dimensione all'altra, sperimentando i diversi suoni e le diverse Luci/colori che caratterizzano i vari luoghi.


Haidakhandeshwari Mataji




La manifestazione nasce da un suono originario da cui, a cascata, discenderebbero le note (svara) e le lettere dell'alfabeto sanscrito.
Le singole note e/o sillabe unendosi in frasi costituirebbero i vari mondi e i vari esseri viventi, sia quelli percettibili che quelli non percettibili a livello ordinario.
Nel viaggio a ritroso verso l'Assoluto, lo yogin, tramite una serie di modificazioni della mente (Mente/Parola/Corpo per essere precisi) chiamate समाधि samādhi, sale di piano in piano, di gradino in gradino, seguendo una particolare "corrente vibrazionale" che, a seconda delle proprie tendenze e delle tecniche che utilizza, percepirà come una serie di diversi "flussi".
I flussi principali sono rappresentati dai bija mantra aiṃ -  śrīṃ . hrīṃ:

1) corrente sonora (la Grande madre "Silenzio" corrispondente a Sarasvati, dea della Conoscenza e della Musica,  bija mantra aiṃ).

2) Corrente luminosa (la Grande Madre "Luce", Lakhsmi dea della Gioia e della Prosperità,  bija mantra śrīṃ).

3) Corrente del vuoto (la Grande "Madre Vuoto", Durga/Uma, la Dea "difficile da Conoscere, bija mantra hrīṃ)



Shri Mahalakshmi yantra


Il viaggio a ritroso parte dalla dimensione terrena detta Pinda e arriva sino al regno senza nome, Anami, passando per 7 tappe intermedie, ognuna delle quali è caratterizzata da suoni e luci/colori particolari.
Il praticante si accorge del momento di passaggio dal mutare del suono interiore, un suono non collegato al respiro né al battito cardiaco, che sembra provenire dall'interno e che si percepisce, allo stato ordinario, semplicemente tappando le orecchie.

Cominciamo dal corpo fisico:
nella yoga si parla di cinque guaine, o कोश kośa, legate a diversi livelli coscienziali.
La prima è la guaina del corpo di carne ed ossa., 
Il raggiungimento della piena consapevolezza di questa "guaina" dovrebbe corrispondere ad un suono simile al rombo del tuono.
Il secondo suono (guaina  delle energie) dovrebbe ricordare il rumore delle onde del mare
Il terzo suono (guaina  mentale) è (dovrebbe essere) simile al tintinnio delle campane.
Il quarto suono (guaina dell'intuito sovraconscio) è simile allo scorrere dell'acqua di un ruscello.
il quinto suono, simile al suono del flauto,  avverte il praticante dell'entrata nella prima dimensione spirituale, legata alla cosiddetta "guaina della beatitudine" e a quella che alcuni definiscono "apertura del chakra dei mille petali".
Il sesto suono (seconda dimensione spirituale, detta Trikuti o Brahmanda, dovrebbe ricordare un vento potente.
Il settimo suono ( che ci avverte dell'entrata nella terza dimensione spirituale, detta Daswan Swar) è simile al ronzio delle api, o al frinire di grilli e cicale..
A questo punto l'anima, nel suo viaggio a ritroso verso la "Sorgente Divina, si ritrova al cospetto di Mahakaal, il Guardiano della Porta".
Il Regno di Mahakaal  è il Deserto Silenzioso,  o il Paese del Vuoto Nero". 
Non c'è nessun suono, nel Regno di Mahakaal, nè alcun stimolo visivo. Bisogna solo aspettare, tentando di sopravvivere all'angoscia ed al terrore.
I pochi riescono a superare il Regno del Silenzio,sentono un suono paradisiaco (è il caso di dirlo....) di mille e mille strumenti a corda: è il segnale dell'accesso a Bhanwar Gupha, la "caverna roteante".




Quindi a grandi linee, per il Sanathana Dharma, il nostro è Universo Musicale, (vedi anche PHURO!) formato da diversi piani, o sfere come direbbe Pitagorica, corrispondenti a diversi livelli vibrazionali.
C'è un centro, una sorgente da cui le vibrazioni hanno origine.
Più ci si allontana dal centro e meno alta è la frequenza delle vibrazioni.
Lo yogin attraverso la pratica del Samadhi può seguire compiere un viaggio a ritroso verso la sorgente, passando di piano in piano.
Ogni piano è caratterizzato da suoni e da luci/colori particolari percepiti, se si può dire così,  all'esterno.
Inoltre, in ogni "passaggio di stato", il praticante percepisce suoni interiori (ed effetti luminosi) particolari) che lo informano del livello coscienziale raggiunto. 

1) Piano fisico, sei chakra - PINDA -  suoni interiori: TUONO, ONDE DEL MARE, CAMPANELLI, ACQUA CHE SCORRE.
2) primo livello spirituale, chakra dei Mille Petali - ANDA - suono interiore:  FLAUTO; suono "esterno": CAMPANE E CONCHIGLIE.
3) Secondo livello spirituale - TRIKUTI (le tre montagne dorate) - suono interiore: VENTO; suono "esterno": TUONI E TAMBURI.
4) Terzo livello spirituale -  DASWAN SWAR (Il lago di nettare) - suono interiore: ronzio di api e frinire di grilli e cicale; suono "esterno": Sarangi (violino) e Sitar (Liuto).
5) MAHA SUNNA - Deserto Silenzioso.
6)Quarto livello spirituale -  BHANWAR GUPHA - suono interiore:  melodie di strumenti a corda; suono "esterno": melodie di Bansuri (Flauti).
7)Quinto livello spirituale - SACH KHAND - musica del Vīṇā (liuto) e del Titti (cornamusa).

Ci sono poi ( PHURO!) altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA cui corrisponderebbero il Suono originario (HU secondo alcuni, HUM od OM secondo altri) e il "vero nome di Dio".


Mandala di Mahakala


Mi rendo conto che  se non si sono mai sperimentati i suoni interiori, ciò che ho scritto apparirà come una bizzarra teoria o come un divertente, fino a un certo punto, gioco della mente.
Ma sono sicuro che andando a rileggere le parole di maestri indiani come Babaji, Sai Baba o Ramana Maharishi alla luce dell'insegnamento del Sant Mat (Surat Shabda yoga) potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.







Riprendo il testo del Gorakhvani, J.Amba edizioni, pag. 49 e seguenti dell'edizione italiana senza aggiungere commenti, limitandomi a ricordare che: 
1) Mahakal è il Guardiano di Maha Sunna, regno del vuoto, del silenzio e dell'oscurità,
2) Maha Sunna è l'ostacolo da superare per giungere a  Bhanwar Gupha, dove lo yogin vede cinque universi dai colori diversi,
3) Oltre Bhanwar Gupha, c'è Sach khand, la vera dimora di Shiva in cui si ascolta il suono della vīṇā (l'antenato del sitar)

"[...]Guarda attentamente la ruota di Mahakal e le sue strane vie.
Al Signore della Morte non importa della bellezza, della vecchiaia, né della giovinezza o dell'infanzia.
Lui gira la sua ruota e distrugge tutti.[...] Ma quello vicino al centro viene risparmiato.
[...]Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal.
[...] Shri Narad è venuto sul palco con la sua vina a cantare per Gorakh.
[...]Guarda Kamalo[...]  Per la mia grazia Kamalo.Ora guarda i colori di tutti.
[...]Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...]
[...]E' per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".

lunedì 14 ottobre 2013

I CINQUE TIBETANI E LO YOGA TAROCCO - seconda parte

La genesi dei Cinque tibetani è affascinante.
Non sto ironizzando.
Un soggetto cinematografico rifiutato dagli Studios di Hollywood, diviene un romanzetto d'avventura di scarso successo. Dopo sessant'anni il frutto della fantasia di un'oscuro sceneggiatore cinematografico si fa realtà, l'elisir di lunga vita da lui immaginato, cinque esercizietti facili facili messi in serie senza nessuna logica, viene bevuto da milioni di persone, pronte a testimoniare la validità del metodo, i positivi effetti sulla salute e sulla psiche, le esperienze trascendentali innescate dalla pratica assidua.



I segreti del successo dei Cinque Riti Tibetani sono la facilità e l'immediatezza.
Il titolo è uno slogan pubblicitario di sicuro effetto:
"The Five Tibetan Rites of Rejuvenation".
La lingua con cui è scritto è semplice e diretta, senza fronzoli e senza riferimenti a complicati concetti filosofici.
La sequenza di esercizi si impara in un quarto d'ora e non necessita di particolari doti di forza, scioltezza, resistenza, concentrazione.
Facilità è la parola chiave.
Per avere successo bisogna innanzitutto saper comunicare il messaggio che si vuole vendere.
Ma vendere non basta, bisogna "fidelizzare".
Bisogna cioè mantenere la clientela il più a lungo possibile, in modo da formare uno "zoccolo duro" che non solo rappresenta una sicurezza economica, ma, si dedicherà, spontaneamente e senza nemmeno pretendere un compenso, alla divulgazione del messaggio e alla promozione del prodotto.
Entrare in possesso, senza dannarsi troppo l'anima, di un esoterica verità tenuta segreta per millenni in un segreto monastero himalayano, suscita sicuramente delle belle emozioni.
E una volta che si padroneggia l'antica tecnica segreta perché non rivelarla ad amici, parenti e conoscenti?
Dal punto di vista dell'abilità comunicativa e delle strategie di vendita, i possessori del brand "I CINQUE RITI TIBETANI" (è un marchio registrato, ovviamente, come COCA COLA e OMINO BIANCO) sono dei geni.
Hanno creato un impero sul nulla, senza far male a nessuno, senza rubare niente, senza nemmeno mentire sulle origini degli esercizi (E' scritto dovunque, sul web, che il libro di Kelder è un romanzo).
E' una bella storia, da molti punti di vista, ma, per noi che ci occupiamo di Yoga, può innescare una spirale perversa.
Se per esistere devo avere successo e se per avere successo devo comunicare messaggi facili, sempre più facili, se devo semplificare tecniche e nozioni per poter arrivare ad un pubblico sempre più vasto, non finirò per snaturare completamente la pratica?
Quando, negli anni '70 praticavamo insieme, 9 persone su dieci sedevano tranquillamente in padmasana, anche per ore intere e la verticale sulla testa era considerata una posizione di routine.
In questi ultimi anni ho conosciuto parecchi insegnanti che non riescono a stare in padmasana con la schiena dritta e non praticano shirshasana neppure da soli.
So che questo mi alienerà parecchie simpatie, ma purtroppo è un dato di fatto: la preparazione fisica dei praticanti e degli istruttori di yoga, è in genere pessima.
Per ciò che riguarda le basi teoretiche a son di proporre messaggi facili, di immediata comprensione, anche gli insegnanti stanno perdendo la capacità di sviscerare i testi dei maestri.
Si tirano spesso in ballo la devozione (l'ha detto Swami Tizio, l'ha detto baba Sempronio...) o l'intuito (se una cosa mi risuona è vera) ma se ci si confronta ad un testo "tecnico" come sono le upanishad la devoazione e l'intuito lasciano il tempo che trovano.
Facciamo un sempio pratico:
Quaranta anni fa Babaji istruì in Nepal un gruppo di 8 discepoli allo yoga di Gorakanath.
Gli insegnamenti trascritti da Sri Shastri Vishnu Datt, erano impartiti in versi, nella lingua parlata sull'Himalaya ai tempi Gorakanath.
Leggo un brano a caso, dalla traduzione di Gora Devi :

".... Tu hai conquistato nidra, che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte e dato a Vishnu.
Quando il demone Madhukaitabb attaccò Brahma, Brahma corse alla porta di Vishnu, pianse e pregòNidra Devi,.
Allora lei svegliò Vishnù che lottò... contro Madhukaitabb.
Gorakanath ha ottenuto la vittoria su Nidra.
Chiunque conquista Nidra conquista Mahakala.
I cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini esclamano: jai jai Guru Gorakanath tu sei ilMahanath dei nath....Vieni kamalo, quando hai cominciato a cantare come il Rishi Narada, come hai cantato bene
!"

Ora questo non è un insegnamento di cinquemila anni fa. E' un insegnamento del 1976.
Se si ha una certa conoscenza dei Purana, del Vedanta, del tantrismo e delle dinamiche dei cakra (56 e 64 sono i marici o radianze, di due dei cakra maggiori....) il brano
appare relativamente chiaro.
E' un testo "operativo", tecnico e con l'intuito e la devozione secondo me non ci si cava un ragno dal buco.
Bisogna aver letto Shankara, il Sat Chakra Nirupana, le storie del Rishi Narada.
Bisogna conoscere la figura e il significato di Mahakala (forma di Shiva frequente nel tantrismo tibetano)ecc. ecc.
Ora, con sincerità: quanti praticanti di Yoga saranno non dico in grado di comprendere, ma interessati a sviscerare questo brano?
L'immediatezza di testi come "I CINQUE TIBETANI" e il successo che ottengono, porta gli istruttori, spesso, a semplificare la loro prosa, ad evitare i riferimenti che appaiono, all'orecchio del praticante medio, difficili o "troppo connotati".
Da un certo punto di vista la semplificazione è una cosa positiva: se si evita di pretendere la schiene dritte nelle lezioni di Hatha Yoga, ed eliminiamo dal nostro vocabolario termini "astrusi", che non "risuonano" alle orecchie del praticante medio, sicuramente si allarga il numero delle persone che si avvicinano allo yoga.
Ma bisogna fare attenzione, perché modificando il linguaggio corporeo e vocale si finisce per modificare anche la nostra mente.
Per molti istruttori l'essenziale è "creare una bella atmosfera", "sviluppare l'armonia di gruppo", "trasmettere un messaggio di pace e amore", "comunicare la propria idea del mondo e della vita".... tutte cose belle e positive, ma lo yoga dov'è?
Il fatto che praticando I Cinque Tibetani ci si senta meglio non significa che siano Yoga.
Ci si sente meglio anche a praticare le danze afro-cubane, a fare sesso e a passare una giornata in piscina.
Non è che tutto "quello che fa stare meglio" è Yoga.
Anche se storgo il naso, comprendo le leggi del mercato.
Qualche hanno fa andava di moda lo Zen e sulla piazza c'erano migliaia di libri, corsi, conferenza dedicate allo zen:" lo zen e l'arte della motocicletta", "lo zen del sesso", "lo zen dell'unicnetto" ecc. ecc.
Negli ultimi tempi va di moda lo yoga: lo Yoga della risata, l'acro Yoga, Yoga dance lo Yoga della sedia a sdraio ecc. ecc.
Il fenomeno di per sé non è negativo, anzi, molte di queste discipline hanno effetti positivi sulla salute e sulla psichee la mia, si badi bene, non è una critica agli istruttori di Acro yoga o dei cinque tibetani. ben vengano persone che, con entusiasmo, si dedicano al benessere altrui!
Però mi piacerebbe che gli istruttori e i praticanti "anziani" di yoga facessero un piccolo test.
Rileggete il brano di Babaji:
".... Tu hai conquistato nidra, che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte e dato a Vishnu.
Quando il demone Madhukaitabb attaccò Brahma, Brahma corse alla porta di Vishnu, pianse e pregò Nidra Devi,.
Allora lei svegliò Vishnù che che lottò... contro Madhukaitabb.
Gorakanath ha ottenuto la vittoria su Nidra.
Chiunque conquista Nidra conquista Mahakala.
I cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini esclamano: jai jai Guru Gorakanathtu sei il Mahanath dei nath....Vieni kamalo, quando hai cominciato a cantare come il Rishi Narada, come hai cantato bene!
"


E ora leggetevi la prima parte del libro di Peter Kelder.
Sinceramente, tra le due storie, ambientate entrambe sull'Himalaya, vi "risuona di più" quella di kamalo che canta come il Rishi Narada o quella del vecchio militare che scopre il segreto dell'eterna giovinezza?
Se il libro dello sceneggiatore californiano (di genitori olandesi) vi emoziona e vi intriga di più degli insegnamenti di Babaji, considerato incarnazione di Sada Shiva dagli yogin indiani, tibetani e nepalesi secondo me dovreste chiedervi:
"E' yoga quello che pratico e insegno?"

Om Adesh!


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domenica 13 ottobre 2013

IL SIGNORE DEL TEMPO - LE PAROLE SEGRETE DI BABAJI, IIa PARTE

Nel "Gorakhvani" ("I SEGRETI DI GURU GORAKHNATH" - J.Amba edizioni) Babaji di Hairakhan insegna lo Yoga dei Nath.
babaji
Il Gorakhvani, tenendo conto della semplicità del Babaji "pubblico", è decisamente strano. E' pieno zeppo di citazioni delle scritture indiane (Veda e Purana), metafore tipiche del tantrismo e riferimenti alla numerologia. Ogni parola sembra contenere un insegnamento e il testo lo ribadisce spesso:
"Ascolta Kamalo [....]Le mie parole sono i miei grandi Mantra."
 Alcune frasi sono ripetute in maniera quasi ossessiva, secondo la tecnica dei cantastorie e dei poeti "a braccio". Ce ne è una in particolare, che riecheggia quasi in ogni pagina:
"Gorakhnath ha ottenuto la vittoria sul sonno".
Non è difficile intuire che si tratta di un espediente per portare l'attenzione del lettore/ascoltatore sul tema fondamentale dell'opera. E' una cosa comune nella filosofia indiana. Nelle tecniche di interpretazione dei testi sacri [NB: l'interpretazione fa parte del sadhana dell'Advaita Vedanta secondo gli insegnamenti diShankaracharya] per ripetizione si intende la Pratica del Temaअभ्यास abhyāsa.  In ambito tradizionale (Veda, Upaveda, Vedanta) il Tema viene ripetuto, tante volte (9, 18...108 ) da diventare un elemento ritmico. Se il Gorakhvani fosse un testo vedantico, il verso"Gorakhnath ha ottenuto la vittoria sul sonno" sarebbe senza dubbio. il TEMA della trattazione. Il Tema(abhyāsa), nel Vedanta, è collegato al Frutto (फल phala फलम् phalam ) ovvero agli effetti sperimentabili con la pratica. Babaji è molto chiaro in proposito:
"Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal".
Mahakal è il "Signore del Tempo", da lui  scaturiscono i ritmi del cielo e le stagioni e le stagioni dell'uomo. Nel corpo, i ritmi sono scanditi dal fluire delle energie sottili nellenadi di destra [piṅgala nadi nella quale scorre "kuṇḍalinī di SOLE"] e di sinistra [iḍā nadi, nella quale scorre "kuṇḍalinī di LUNA"]. La"terza forma della Dea Serpente",kuṇḍalinī di FUOCO, è  la Divoratrice  del Tempo. nello Hatha Yoga, kuṇḍalinī di FUOCO, dopo aver dissolto e integrato SOLE e LUNA, risale al loto dei mille petali per poi ridiscendere fino al perineo, dando vita alla danza sacra della creazione.

tre kundalini
Nel Gorakhvani, Babaji ci insegna che per sconfiggere MAHAKAL, il signore del tempo, ovvero per far innalzare e ridiscendere kuṇḍalinī di fuoco, bisogna "sconfiggere la Signora del Sonnoe questa, secondo me è la chiave per comprendere l'intero testo, ma prima di andare a conoscere la "Signora del Sonno" (ūrmyā, la dea vedica della notte) vorrei esporre una mia tesi: il Gorakhvani è un'upaniṣad, ovvero la testimonianza di una realizzazione e, assieme, un manuale d'istruzione. Per tentare di dimostrarlo devo, mio malgrado, accennare al sadhanavedantico e al tarka (il lavoro di riflessione, discussione  e commento dei testi). Quando ne parlo, nelle lezioni e negli stage, il livello di attenzione scende vertiginosamente. Alcuni escono per improvvise necessità fisiologiche, altri mimetizzano gli sbadigli con smorfie mostruose, altri ancora, i più rispettosi, chiudono gli occhi fingendo di meditare. Di certo, almeno in parte, il calo di attenzione è spiegabile con il mio eloquio (diciamo che non ho il dono della sintesi...), ma ho il sospetto che dipenda anche da un'idea dello yoga un po' troppo naive in base alla quale si scambia l'esigenza della semplicità con il rifiuto dell'erudizione. Yogin comeAbhinavagupta, Gorakanath o Shankara si intendono di anatomia, astronomia, grammatica, musica, danza ecc. ecc. Sono artisti e scienziati. Nello Yoga la semplicità, la naturalezza e la spontaneità, salvo casi eccezionali,  vanno acquisite con lo studio e la pratica costante.
indian astronomy
Ma torniamo al Gorakhvani: se è un libro "sacro" tradizionale,  non va solo letto: va "PRATICATO". La tecnica di interpretazione e di "fruizione" di un testo tradizionale si basa su cinque "strumenti": śravaṇa (ascolto), manana (meditazione nel senso di comprensione letterale e riflessione), nididhyasanam (letteralmente "sedersi  a guardare il tesoro", la meditazione vera e propria) e samadhi (lo stato in cui "la mente riposa in se stessa"). L'ascolto, śravaṇa, di un libro consiste nel verificare se sia "tradizionale" o meno. Si tratta, cioè, di fare una prima lettura verificando la presenza di alcuni requisiti: se lo scritto[o l'esposizione orale] li possiede tutti è  considerato "operativo". Diciamo la verità: se un testo piace e colpisce la mente e il cuore chi se frega se è considerato un testo "tradizionale" o no! E se non piace non ci sarà nessuno che riuscirà mai a farcelo piacere, e quindi comprendere, veramente. Quello di cui stiamo parlando, però è un caso particolare. si dice che Babaji di Hairakhan abbia lasciato solo tre insegnamenti: il karma Yoga inteso come  il lavorare senza curarsi delle ricompense, la ripetizione del "NOME" [OM NAMAH SHIVAYA] e il sacrificio del fuoco. Il Gorakhvani, pieno di riferimenti alle pratiche alchemiche e alle scritture potrebbe essere il suo quarto dono. Studiarlo e analizzarlo come si fa [o si dovrebbe fare] con le upaniṣad  potrebbe riservare delle sorprese.
babaji
 I requisiti di un testo tradizionale sono 6:
INIZIO E FINE  -  RIPETIZIONE - UNICITA' - FRUTTO -  ELOGIO - VERIFICA,
e secondo me il Gorakhvani li possiede tutti. Per dare un'idea del lavoro che ho fatto sul testo ho preparato uno schema nel quale, alla breve descrizione di ognuno dei sei requisiti corrisponde una citazione tratta dal testo di Babaji:
1) INIZIO E FINE (उपक्रम upakrama e उपसंहार upasaṃhā) significa che in un testo tradizionale l'inizio e la fine di ogni singolo capitolo devono essere legati tra loro ed esporre con chiarezza il tema trattato
Gorakhvani, pg. 55, inizio capitolo -
"[...] 1 settembre 1976, mattino. Gorakhnath parla. Ascolta attentamente Kamalo. Ora ti darò gli insegnamenti segreti[....].
Pg. 61 fine capitolo -
" Le mie parole sono i miei grandi mantra[...] Gorakh adesso se ne va nel nord dell'Himalaya. Oggi la gente riposerà qui".
2) RIPETIZIONE DEL TEMA  (अभ्यास abhyāsa), come ho già scritto il tema del Gorakhvani è
"la sconfitta del Sonno"
3) UNICITA' E STRANEZZA (अपूर्वता apūrvatā), un testo deve essere originale e deve al tempo non essere in contrasto con la "Filosofia perenne" (Sanatana Dharma), nel caso del Gorakhvani non mi sembra ci possano essere dubbi.
4) FRUTTO, RISULTATO PREVISTO (फल phala o फलम् phalam), nel Gorakhvani il frutto è
"la conquista del Tempo"
5) ELOGIO, CELEBRAZIONE (अर्थवाद arthavāda).
Gorakhvani (p.e.) pg. 63:
Vieni Maestro Gorakh, mi inchino a te ripetutamente. Tu sei il supporto dei tre mondi, dei nove luoghi segreti, e dei quattordici regni"
6) VERIFICA LOGICA (उपपत्ति upapatti), ovvero la dimostrazione attraverso il ragionamento e la citazione di eventi passati e di brani delle scritture, della validità delle tecniche esposte nel testo.
Gorakhvani, (p.e.) pg. 71:
"[...] Immergiti in quel lago d'amore, Kamalo, dove risiede il Signore Samba Sada Shiva. Io ho dato questo nettare d'amore al re Gopichand, l'ho dato a Chandraval, a Bhartri."

 Il Gorakhvani, per quel che mi riguarda, è un testo sacro, la testimonianza di una realizzazione e, assieme , un manuale d'istruzione. Comprenderlo significa acquisire la conoscenza dello Yoga dei Nath. Così, almeno, dice Babaji:
babaji

Dhanyan, Almora, 2 ottobre 1976
"[...] Kamalo dice:
Balihari Shri Gorakh Baba, vittoria a te!
Tu hai dato così tanti insegnamenti in così poco tempo.
L'intero Universo nel cuore
medita ai tuoi piedi.-
Shri Gorakh dice:
-Sei stato meraviglioso Kamalo.
In un momento hai rubato tutta la conoscenza di Gorakh."




-fine seconda parte...

sabato 12 ottobre 2013

LE PAROLE SEGRETE DI BABAJI

Negli anni '70 Babaji di Hairakhan istruì in Nepal un gruppo di 8 discepoli allo yoga di Gorakanath. 
babaji

Gli insegnamenti, trascritti da Shri Shastri Vishnu Datt, erano impartiti in versi, nella lingua dei sadhu e dei cantastorie dell'Himalaya.
Ne leggo un brano dalla traduzione di Gora Devi ("Gorakhvani - i segreti di guru Gorakhnath" J. Amba Edizioni):
".... Tu hai conquistato  il sonno [Nidra], che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte e dato a Vishnu.
Quando il demone Ma
dhukaitabb attaccò Brahma, Brahma corse alla porta di Vishnu, pianse e pregò la Dea del sonno [Nidra Devi]Allora lei svegliò Vishnù che lottò [...] contro Madhukaitabb. Gorakanath ha ottenuto la vittoria sul sonno [Nidra]Chiunque conquista il sonno [Nidra] conquista Mahakala. I cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini esclamano: jai jai Guru Gorakanath. Tu sei il Mahanath dei nath....Vieni Kamalo, quando hai cominciato a cantare come il Rishi Narada, come hai cantato bene!" 
In quarant'anni di pratica dello yoga ho letto e studiato decine  di libri di filosofia indiana. Le storie, i simboli, i loro sorprendenti collegamenti con l'anatomia e i moti celesti mi sono diventati, con il tempo, familiari. Di solito, non fatico molto a trovare delle chiavi di interpretazione, ma questo testo mi ha veramente "spiazzato"  e non solo per il suo tono misterioso, ma, soprattutto, perchè l'autore è Babaji di Hairakhan, il "Guru della semplicità".
Si dice che l'insegnamento di un Maestro agisca "a vari livelli coscienziali", ovvero che abbia validità ed efficacia a prescindere dalla cultura, dalla sensibilità, dall'intelligenza e dall'intuito dell'ascoltatore. Le parole e le frasi sarebbero solo un mezzo attraverso il quale viene trasmessa l'energia divina detta śakti o kuṇḍalinī, per cui, alla fin fine, il loro significato letterale avrebbe un'importanza relativa. Probabilmente è vero: il devoto, colui che ha fede in un Maestro e lo considera una diretta espressione della divinità, non ha bisogno di capire o di studiare, semplicemente apre  il cuore... Se un maestro è "IL" Maestro, che dica "Ambarabàcicciccò" o "Tu hai conquistato  il sonno [Nidra], che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte " il risultato dovrebbe essere lo stesso: la śakti circola "a prescindere". Perché, allora, Babaji  parla in maniera tanto complicata?
Chi è Madhukaitabb? E i cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini? Cosa significa "Chiunque conquista Nidra (il sonno) conquista Mahakala [il "Signore del tempo", una forma di śiva molto comune nei testi e nei rituali tibetani]" ?

babaji

Gli insegnamenti dati da Babaji a Shri Shastri e agli altri sette discepoli, non sono insegnamenti "ordinari": gli sta passando lo Yoga dei Nath, l'essenza del Tantrismo. Il"Gorakhvani" è un testo prezioso e trovo incredibile che sia così poco noto e studiato, ma forse anche questo ha un senso...
Riprendiamo il brano che ho citato all'inizio e vediamo di capirci qualcosa [le parentesi quadre sono mie]:
".... Tu hai conquistato  il sonno [Nidra], che per paura di te, fu nascosto nell'Oceano di Latte e dato a Vishnu. Quando il demone Madhukaitabb attaccò Brahma, Brahma corse alla porta di Vishnu, pianse e pregò la Dea del sonno [Nidra Devi]Allora lei svegliò Vishnù che lottò [...] contro Madhukaitabb. Gorakanath ha ottenuto la vittoria sul sonno [Nidra]Chiunque conquista il sonno [Nidra] conquista Mahakala. I cinquantasei Kahwa e le sessantaquattro Yogini esclamano: jai jai Guru Gorakanath. Tu sei il Mahanath dei nath....Vieni Kamalo, quando hai cominciato a cantare come il Rishi Narada, come hai cantato bene!
Come prima cosa dobbiamo armarci di pazienza e di un buon dizionario. E tener conto del fatto che nei testi operativi del tantrismo, cioè nei manuali pratici, non c'è niente di casuale:
- i numeri, i nomi, le immagini suggerite fanno sempre riferimento a tecniche (kriyā) e/o ad elementi di fisiologia sottile (vayucakra e nadi).
- L'identità di macrocosmo e microcosmo per gli yogin è una verità assodata: i processi energetici e gli organi del corpo sono sempre riferiti ai moti celesti e agli astri e viceversa.
Ma veniamo all'analisi del testo: "il sonno nascosto nell'Oceano di Latte". nidra, è  lo stato in cui troviamo viṣṇu all'inizio di uno dei miti indiani della Creazione (vediBHAGAVATA PURANA ): 
vishnu

Per farla breve sull'oceano di prima dell'inizio [ l'Oceano di Latteviṣṇu è immerso nel sonno [nidra, o più correttamente "yoga nidra"] sotto lo sguardo della sua sposa [lakṣmī, la "luminosa"]. Dal suo ombelico [ dal  III cakra detto nabhi  che significa "mozzo della ruota" o  maṇipūra,"città dei gioielli" o "centro dei dieci maestri"] sboccia un fiore di loto luminoso sul quale siede brahmā, con i suoi quattro libri sacri [i veda].  Improvvisamente da un orecchio di viṣṇu escono fuori due demoni, madhukaiṭabha, che rubano i quattro veda e li nascondono nelle profondità dell'Oceano di Latte. Viṣṇu  si sveglia, si trasforma in  hayagrīva ["collo di cavallo"], uccide i due demoni, li smembra in "2 x 6 pezzi"[due teste, due busti, quattro braccia, quattro gambe] e restituisce a brahmā  i quattro veda.
Come si vede il Mito cui accenna Babaji è già di per sè molto complesso. Solo sul nome dei due demoni si potrebbe scrivere un trattato:
मधु madhu significa "miele" e कैटभ kaiṭabha è uno dei nomi di durgā, la "Grande Dea", la madre dell'Universo.
Facciamo molta attenzione a questi particolari: i demoni che ESCONO DALL'ORECCHIO di viṣṇu si chiamano MIELE DELLA DEA MADRE.
Se poi analizziamo le parole sillaba per sillaba  si possono fare altre scoperte interessanti: prendiamo l'epiteto di durgākaiṭabha.
कै kai sta per SUONO, con riferimento alla sillaba inscritta nel primo petalo del cakra del cuore  [NB. su ogni petalo dei cakra tradizionali è inscritta una sillaba dell'alfabeto sanscrito. Nei dodici petali del  cakra del cuore (anāhata) sono inscritte le prime dodici consonanti e la prima, in senso orario e dall'alto in basso, è appunto ka].
ट ṭa significa invece sia  SUONO che GIURAMENTO che QUARTO, con riferimento alla sillaba inscritta nell'11 petalo del cakra del cuore
भा bhā sta, infine, per LUCE, con riferimento alla sillaba bha inscritta nel secondo dei sei petali del cakra dei genitali (svadhiṣṭhāna).
Tradurre kaiṭabha con "  giuramento della LUCE/SUONO" o "il quarto che è luce e suono assieme" non sarebbe tanto campato in aria....
Dunque, ricapitolando, abbiamo un Dio Supremo  immerso nello Yoga Nidra (che non è un sonno normale, ma una tecnica yogica) sotto gli occhi vigili della sua sposa (la DEA DELLA LUCE, lakṣmī). Dal suo ombelico esce un loto sul quale siede brahmā(l'ordinatore) che con l'aiuto dei quattro veda (la LEGGE universale trasposta nel linguaggio scritto) crea il mondo. Dalle sue orecchie (di viṣṇu) esce invece IL MIELE DELLA DEA, che ad intuito, è un suono, o una vibrazione, o un canto CHE IN QUALCHE MODO SI CONTRAPPONE AL LINGUAGGIO SCRITTO, AL LINGUAGGIO RAZIONALE.
Il testo di Babaji è complesso e ovviamente lo è anche il lavoro di interpretazione. Prima di andare avanti  è meglio sottolineare alcuni dettagli:
1)il SONNO CHE GORAKHANATH SCONFIGGE è lo stesso che dà inizio alla creazione dell'Universo.
2) il  testo di babaji è pieno zeppo di riferimento a suoni, canti, strumenti e note musicali.
Il segreto di Gorakhanath è nel suono, o meglio nella Vibrazione e si può comprendere solo mettendo in relazione "fisicamente" l'UNIVERSO, il NOSTRO MONDO  e il CORPO UMANO.
Una verità che, probabilmente, è suggerita anche dall saluto dei nath ADESH, parola che "loro" traducono con: il JIVA, l'ATMAN e il BRAHMAN sono UNO.
OM ADESH!


-fine prima parte......

sabato 5 ottobre 2013

LA ZATTERA DI BUDDHA



"Gorakhanath ha sconfitto il sonno.
La dea del sonno per paura di Gorakhanath,
si è nascosta nell'Oceano di Latte"
(Babaji di Hairakhan - "Le parole segrete di Gorakh")





Qualche giorno fa ho avuto una lunga conversazione con una "collega". Conversazione interessante: oltre ad essere un'insegnante di Yoga è una scienziata (cioè ha una preparazione scientifica, a livello universitario, soprattutto per ciò che riguarda la biochimica). Si è parlato di rapporto tra asana e produzione di neuro-ormoni, di "pinealina" ecc. ecc.

Correggo: conversazione molto interessante.

Tornato a casa mi è venuta in mente la "zattera di Buddha che mi hanno raccontato i tibetani (o forse l'ho letta in un testo tibetano)".

Non so perché, e a dir la verità non me lo chiedo neppure.

E' da parecchio tempo che evito di cercare i legami tra azioni, parole dette, eventi esterni e le immagini o i suoni che insorgono nella mente.

Penso sia una occupazione assai utile per chi si occupa di psicologia o, in genere, per chi cerca un sistema onnicomprensivo di interpretazione di una serie di fenomeni o della realtà in generale.

Per ciò che mi riguarda credo sia una cosa da evitare: sono arrivato alla conclusione che è proprio la ricerca di legami e connessioni tra gli eventi esterni e l'insorgere di pensieri o emozioni a creare ciò che alcuni chiamano ego o personalità o ego+ superego ecc. ecc...

Con "ecc. ecc." per chiarezza intendo tutta una serie di definizioni e teorie suggestive che tentano di spiegare i legami tra eventi esterni e fenomeni interiori.

L'essere umano ha bisogno di sicurezze e, soprattutto, ha bisogno di alibi e giustificazioni.
Se ho uno scatto d'ira improvviso, nel giro di due minuti, o anche meno, la mia mente avrà già elaborato almeno tre, quattro teorie, più o meno plausibili, per giustificarlo:


1)"E' lui, lei che mi ha fatto arrabbiare".

2) "Marte è in cattivo aspetto con il mio sole".

3) " Ho mangiato dei filetti di baccalà fritti e il mio fegato fa le bizze".

4) "Ho una grande carica sessuale inespressa che ha dovuto trovare una via di sfogo"............................. ....




L' espressione dell'ira , soprattutto tra chi si occupa di Yoga, è vista in maniera negativa.
Va il sangue alla testa, mi si alza la pressione, i lineamenti si deformano e allora la mente, educata da una serie di teorie, alcune millenarie, altre non più vecchie di un paio di secoli, cerca un motivo, anzi un nemico cui attribuire la colpa dell'esplosione "funesta".
Chi ci suggerisce di cercare un "NEMICO" è uno dei "guardiani" della mente: "il principio di causalità".

"Se è accaduto questo o quest'altro un motivo ci sarà!". Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase!

Sembra così logico: "se pianti un seme nasce una pianta, se non pianti un seme non nasce nessuna pianta.

E' ovvio.

E allora se mi nasce un pensiero in testa ci sarà pure un legame con ciò che è accaduto prima, giusto?

Il pensiero (l'emozione) è la pianta e l'evento è il seme.
Il principio di causa effetto si applica a tutti i campi di esperienza:
se mi capita qualcosa di fortunato dipende dagli astri, dalle vite precedenti, dall'amore di un defunto, dalla mia capacità di pensare positivo e così via.


Dai! Sono giochini che facciamo tutti! 
E più si è intelligenti e più ci si perde nella ricerca delle cause: 
(A)Se mi sono rotto una caviglia, 
(B)ho messo male un piede. 
Se (C) ho messo male il piede significa che ero disattento. 
Se (D) ero disattento significa che la mia mente voleva dirmi qualcosa. 
Se (E)la mia mente voleva dirmi qualcosa deve essere importante per la mia evoluzione spirituale: 
(F)dovevo rompermi la caviglia perché devo fermarmi. 
(G) Devo fermarmi perché sto andando in una direzione sbagliata.
(H) Il mio rapporto di lavoro (o di amore o di amicizia....) non funziona. 
Devo cambiare direzione. 
Alla fine tutto soddisfatto arriverò, magari, alla conclusione che mi sono rotto la caviglia perché un mese prima, sono stato scortese con il ragioniere che lavora nell'ufficio accanto....
Ma mi sto dilungando oltre misura, come al solito.
Torniamo a bomba.

L'altra sera, dopo una chiacchierata interessante assai, sui rapporti tra pratica degli asana e neurormoni mi è venuta in mente la storia della "Zattera di Buddha" . Più che una storia è un'immagine: uno yogin che arriva con una zattera (o una barchetta malmessa) sulla sponde di un fiume (o la riva di un mare) dopo un viaggio che si suppone lungo e faticoso.
Il fiume, per i tibetani è quello che separa il mondo ordinario dalla "TERRA DELL'OLTRE", la zattera sono le credenze, i sistemi di interpretazione, gli studi, la giusta e l'errata conoscenza, la memoria l'immaginazione, il sonno.

Che farà il viaggiatore, giunto sulla sponda, prima di addentrarsi nella terra dell'oltre?

Si caricherà forse la zattera sulle spalle?

La metterà al sicuro per poterla, eventualmente, usare nel viaggio a ritroso?

La trasformerà in legna da ardere?


Lo Yoga è un viaggio verso la TERRA DELL'OLTRE, non sappiamo cosa ci aspetta al di là, ma sicuramente non ci caricheremo la zattera sulle spalle.
Il mezzo che ci ha condotto alla TERRA DELL'OLTRE si trasformerebbe in un inutile fardello.
Il principio di causalità, la pretesa che ogni fenomeno abbia una causa logica che io posso investigare e comprendere, fa parte del fardello: va abbandonato.
E' difficile, e pure pericoloso se non "E' IL MOMENTO GIUSTO".
Soprattutto è doloroso.
Immagino un medico abituato a curare la sofferenza altrui.
Se ti fa male la pancia ci sarà pure un motivo, o no? Troviamo il motivo e troveremo il rimedio....
E' logico.
E' normale.
Soprattutto funziona.
QUASI sempre.

In realtà, se prendiamo ad esempio la natura, se io pianto un seme non so che pianta crescerà e non so nemmeno se crescerà una pianta.
Dipende, dalla terra, dal sole, dalla pioggia, dal vento, dagli insetti, dai passeri....Certo, con l'esperienza posso fare delle previsioni, ma avrò sempre e solo la possibilità che dal seme nasca una pianta, non lacertezza.
Se un nostro caro si ammala gravemente, cerchiamo innanzitutto, la causa della malattia. 
A seconda della mia cultura, delle mie credenze, cercherò una causa chimico-fisica, una tara ereditaria o un qualche nodo karmico. 
E se sono disperato chiederò la grazia al mio Dio, al mio Santo preferito, al mio Guru.
Chiederò, alla scienza, all'astrologia, alla religione, che sia fatta luce, che qualcuno mi sveli la causa, perché se conosco la causa troverò il rimedio...
Il principio di causalità più che una legge è uno scudo, una protezione che impedisce all'essere umano di impazzire.
Senza principio di causalità non si possono costruire dei sistemi di interpretazione.
Senza sistemi di interpretazione la mente non ha la possibilità di misurare, ovvero di conoscere con la mente , e il mondo ci appare come un oceano senza sponde, incommensurabile, inconoscibile.
Per non smarrirsi di fronte all'abisso l'uomo deve trovare una CAUSA.
Ed è una cosa buona e giusta.
Però lo Yoga, che pure, per certi versi è un SISTEMA, a un certo punto ci dice di toglierci l'armatura.
Si chiama proprio così il principio di causa effetto (e anche gli altri veli/principi da abbandonare: Tempo, Passione, Conoscenza, Spazio): armatura che in sanscrito si dice kañcuka.
La zattera di Buddha, che ci conduce nella terra dell'oltre e poi va abbandonata, rappresenta le costruzioni della mente raziocinante.
Che non sono brutte o malvagie o negative. Anzi: sono loro che ci hanno portato là, nella TERRA DELL'OLTRE. Ma adesso, per fortuna o purtroppo, vanno abbandonate, come inutile zavorra.
Nella terra dell'oltre bisogna camminare con le nostre gambe.
Portare sulle spalle, per paura o sentimentalismo, scienza e coscienza (ovvero: ERRATA CONOSCENZA, CORRETTA CONOSCENZA, IMMAGINAZIONE, MEMORIA e SONNO) renderebbe i nostri passi inutilmente pesanti.
Se si confrontano i cinque veli della Dea (kañcuka) con le cinque vṛtti di Patanjali forse il discorso ci apparirà più chiaro:

( a sinistra scrivo il nome dei Veli della Dea secondo il Tantrismo, al centro l'Elemento della materia, corrispondente e a destra la vṛtti )




CAUSA/EFFETTO - TERRA - ERRATA CONOSCENZA




TEMPO - ACQUA - MEMORIA




PASSIONE - FUOCO - IMMAGINAZIONE




CONOSCENZA - ARIA - CORRETTA CONOSCENZA




SPAZIO - ETERE - SONNO




Ciò che aiuta a vedere ci rende ciechi.

Ciò che impedisce di vedere ci mostra la via.




OM ADESH!

"YOGA&ALTRESTRANEZZE"
 paoloproietti.rnk@libero.it

mercoledì 2 ottobre 2013

LO YOGA DANZATO DEI SIDDHA



Secondo una leggenda  Nath le arti marziali sarebbero state introdotte in Cina da uno Yogin tantrico, Boghanathar, il mitico maestro di Babaji. Boghanathar, detto Bo Yang dai cinesi, a volte  identificato con Lao tzu.
Probabilmente sono solo storie,. ma, dii certo molti movimenti del Qi Gong, del Tai Ji Quan, del Ba gua somigliano in modo impressionate ai passi del Natya Yoga, lo yoga danzato dei Siddha del Sud dell'India....
La sequenza che mostro nel video è tratta da una serie di movimenti per la salute (la sequenza degli 8 animali) che ho imparato ad Hong Kong nel 1990.
Le riprese,, fatte con il cellulare,, sono di Andrea Pagano.
I brani musicali sono:
"Poems" di Tricky,
"Raag Durga", di Hariprasad Chaurasia
e un canto tradizionale indiano  dedicato a Babaji di Hairakhan.

"YOGA&ALTRESTRANEZZE"
paoloproietti.rnk@libero.it

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