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giovedì 24 marzo 2016

LO YOGA E L'UNIVERSO DEI SUONI

"Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...];
è per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".
Babaji di Haidhakhan - "Gorakhvani".





L'universo del Sanathana Dharma (la "Filosofia perenne" che sta alla base dello Yoga) è un universo pluridimensionale, 
C'è una dimensione fisica, grossolana [che corrisponde al nostro stato di veglia, e sul piano sottile ai sei chakra principali (perineo, genitali, ombelico, cuore, gola, punto tra le sopracciglia)] e una serie di dimensioni più sottili (8, in genere) sperimentabili dallo yogin dopo la "apertura del chakra dei mille petali", cporta d'accesso alla seconda dimensione, o prima dimensione spirituale.
Le dimensioni sono viste come luoghi diversi( लोक loka, che vuol dire "stanza", "paese" o खण्ड् khaṇḍ, porzione, frazione, continente) in cui regna una diversa forma della divinità, o पुरुष puruṣa,
Per giungere prima a  disciogliersi  e poi a riconoscersi in identità con il divino, l'anima dello yogin deve passare da una dimensione all'altra, sperimentando i diversi suoni e le diverse Luci/colori che caratterizzano i vari luoghi.


Haidakhandeshwari Mataji




La manifestazione nasce da un suono originario da cui, a cascata, discenderebbero le note (svara) e le lettere dell'alfabeto sanscrito.
Le singole note e/o sillabe unendosi in frasi costituirebbero i vari mondi e i vari esseri viventi, sia quelli percettibili che quelli non percettibili a livello ordinario.
Nel viaggio a ritroso verso l'Assoluto, lo yogin, tramite una serie di modificazioni della mente (Mente/Parola/Corpo per essere precisi) chiamate समाधि samādhi, sale di piano in piano, di gradino in gradino, seguendo una particolare "corrente vibrazionale" che, a seconda delle proprie tendenze e delle tecniche che utilizza, percepirà come una serie di diversi "flussi".
I flussi principali sono rappresentati dai bija mantra aiṃ -  śrīṃ . hrīṃ:

1) corrente sonora (la Grande madre "Silenzio" corrispondente a Sarasvati, dea della Conoscenza e della Musica,  bija mantra aiṃ).

2) Corrente luminosa (la Grande Madre "Luce", Lakhsmi dea della Gioia e della Prosperità,  bija mantra śrīṃ).

3) Corrente del vuoto (la Grande "Madre Vuoto", Durga/Uma, la Dea "difficile da Conoscere, bija mantra hrīṃ)



Shri Mahalakshmi yantra


Il viaggio a ritroso parte dalla dimensione terrena detta Pinda e arriva sino al regno senza nome, Anami, passando per 7 tappe intermedie, ognuna delle quali è caratterizzata da suoni e luci/colori particolari.
Il praticante si accorge del momento di passaggio dal mutare del suono interiore, un suono non collegato al respiro né al battito cardiaco, che sembra provenire dall'interno e che si percepisce, allo stato ordinario, semplicemente tappando le orecchie.

Cominciamo dal corpo fisico:
nella yoga si parla di cinque guaine, o कोश kośa, legate a diversi livelli coscienziali.
La prima è la guaina del corpo di carne ed ossa., 
Il raggiungimento della piena consapevolezza di questa "guaina" dovrebbe corrispondere ad un suono simile al rombo del tuono.
Il secondo suono (guaina  delle energie) dovrebbe ricordare il rumore delle onde del mare
Il terzo suono (guaina  mentale) è (dovrebbe essere) simile al tintinnio delle campane.
Il quarto suono (guaina dell'intuito sovraconscio) è simile allo scorrere dell'acqua di un ruscello.
il quinto suono, simile al suono del flauto,  avverte il praticante dell'entrata nella prima dimensione spirituale, legata alla cosiddetta "guaina della beatitudine" e a quella che alcuni definiscono "apertura del chakra dei mille petali".
Il sesto suono (seconda dimensione spirituale, detta Trikuti o Brahmanda, dovrebbe ricordare un vento potente.
Il settimo suono ( che ci avverte dell'entrata nella terza dimensione spirituale, detta Daswan Swar) è simile al ronzio delle api, o al frinire di grilli e cicale..
A questo punto l'anima, nel suo viaggio a ritroso verso la "Sorgente Divina, si ritrova al cospetto di Mahakaal, il Guardiano della Porta".
Il Regno di Mahakaal  è il Deserto Silenzioso,  o il Paese del Vuoto Nero". 
Non c'è nessun suono, nel Regno di Mahakaal, nè alcun stimolo visivo. Bisogna solo aspettare, tentando di sopravvivere all'angoscia ed al terrore.
I pochi riescono a superare il Regno del Silenzio,sentono un suono paradisiaco (è il caso di dirlo....) di mille e mille strumenti a corda: è il segnale dell'accesso a Bhanwar Gupha, la "caverna roteante".




Quindi a grandi linee, per il Sanathana Dharma, il nostro è Universo Musicale, (vedi anche PHURO!) formato da diversi piani, o sfere come direbbe Pitagorica, corrispondenti a diversi livelli vibrazionali.
C'è un centro, una sorgente da cui le vibrazioni hanno origine.
Più ci si allontana dal centro e meno alta è la frequenza delle vibrazioni.
Lo yogin attraverso la pratica del Samadhi può seguire compiere un viaggio a ritroso verso la sorgente, passando di piano in piano.
Ogni piano è caratterizzato da suoni e da luci/colori particolari percepiti, se si può dire così,  all'esterno.
Inoltre, in ogni "passaggio di stato", il praticante percepisce suoni interiori (ed effetti luminosi) particolari) che lo informano del livello coscienziale raggiunto. 

1) Piano fisico, sei chakra - PINDA -  suoni interiori: TUONO, ONDE DEL MARE, CAMPANELLI, ACQUA CHE SCORRE.
2) primo livello spirituale, chakra dei Mille Petali - ANDA - suono interiore:  FLAUTO; suono "esterno": CAMPANE E CONCHIGLIE.
3) Secondo livello spirituale - TRIKUTI (le tre montagne dorate) - suono interiore: VENTO; suono "esterno": TUONI E TAMBURI.
4) Terzo livello spirituale -  DASWAN SWAR (Il lago di nettare) - suono interiore: ronzio di api e frinire di grilli e cicale; suono "esterno": Sarangi (violino) e Sitar (Liuto).
5) MAHA SUNNA - Deserto Silenzioso.
6)Quarto livello spirituale -  BHANWAR GUPHA - suono interiore:  melodie di strumenti a corda; suono "esterno": melodie di Bansuri (Flauti).
7)Quinto livello spirituale - SACH KHAND - musica del Vīṇā (liuto) e del Titti (cornamusa).

Ci sono poi ( PHURO!) altre tre dimensioni, chiamate Alakh o regno del Primo Suono (Adi Shabda), Agam, il regno del "Suono senza Suono" e  Anami, letteralmente Il Senza Nome, il "REGNO DELLA MERAVIGLIA cui corrisponderebbero il Suono originario (HU secondo alcuni, HUM od OM secondo altri) e il "vero nome di Dio".


Mandala di Mahakala


Mi rendo conto che  se non si sono mai sperimentati i suoni interiori, ciò che ho scritto apparirà come una bizzarra teoria o come un divertente, fino a un certo punto, gioco della mente.
Ma sono sicuro che andando a rileggere le parole di maestri indiani come Babaji, Sai Baba o Ramana Maharishi alla luce dell'insegnamento del Sant Mat (Surat Shabda yoga) potremmo, forse, fare delle scoperte interessanti.







Riprendo il testo del Gorakhvani, J.Amba edizioni, pag. 49 e seguenti dell'edizione italiana senza aggiungere commenti, limitandomi a ricordare che: 
1) Mahakal è il Guardiano di Maha Sunna, regno del vuoto, del silenzio e dell'oscurità,
2) Maha Sunna è l'ostacolo da superare per giungere a  Bhanwar Gupha, dove lo yogin vede cinque universi dai colori diversi,
3) Oltre Bhanwar Gupha, c'è Sach khand, la vera dimora di Shiva in cui si ascolta il suono della vīṇā (l'antenato del sitar)

"[...]Guarda attentamente la ruota di Mahakal e le sue strane vie.
Al Signore della Morte non importa della bellezza, della vecchiaia, né della giovinezza o dell'infanzia.
Lui gira la sua ruota e distrugge tutti.[...] Ma quello vicino al centro viene risparmiato.
[...]Chiunque conquista il sonno conquista Mahakal.
[...] Shri Narad è venuto sul palco con la sua vina a cantare per Gorakh.
[...]Guarda Kamalo[...]  Per la mia grazia Kamalo.Ora guarda i colori di tutti.
[...]Kamalo, da dove e per quale potere si poté creare un canto così bello?
Né lo Yoga né il Tapas avrebbero potuto creare un canto di così buon auspicio [...]
[...]E' per la grazia di Samba Sada Shiva che si vede una luce dove neppure il sole può arrivare[...].
Si può andare facilmente ovunque, ma è molto difficile raggiungere questo luogo, dove Mahakaal è il Guardiano della Porta".

domenica 26 gennaio 2014

LO YOGA, LA DANZA E IL CANTO DELLE STELLE



Lo Yoga è un'Arte.
Come la Poesia, la Scultura, la Musica.
Lo Yoga è Danza ed è sempre rappresentazione, della Vita (la Dea) e dell'Essere.
La Danza si basa sulla comprensione di Tempo, Ritmo e Melodia.
Il Tempo stabilisce la durata della "rappresentazione": ogni Asana, ogni sequenza hanno un inizio, una fine e una storia da narrare.
Il Ritmo rappresenta il numero dei singoli eventi: i gesti sono come amanti che si rincorrono, si abbracciano, si lasciano e si ritrovano.
La Melodia, infine, sono le emozioni che nascono dai gesti e da cui i gesti insorgono.
Un asana che non suscita emozioni non è Yoga, perché è solo dalle emozione che può nascere 
तपस् Tapas, l'Ardore.
Nell'Universo tutto è vibrazione.
Anche Tempo, Ritmo, Melodia sono  vibrazioni e se noi ne percepiamo la diversità dipende dal pensiero, dai sensi e dalle emozioni. 
Il fluire del tempo si percepisce con la mente, è un calcolo matematico, l'azione volontaria di chi segna il confine tra un prima e un dopo.
Il ritmo va sentito con il tatto, con la pelle, con la pancia.
La melodia risuona nel cuore.
Quando si assume un asana si stabiliscono un inizio e una fine, ché l'asana è un rito.
Come il teatro: si apre il sipario, attore e spettatore entrano in una dimensione altra, in uno "spazio", appunto, rituale.
Quando il sipario si chiude c'è un attimo di silenzio, di vuoto, poi le emozioni si sciolgono in applausi, sorrisi e inchini.
I gesti, il respiro (che pure è un gesto!) l'alternarsi di tensione e rilassamento che riempiono il tempo di un asana, sono il ritmo, la successione di eventi (
क्रम krama) che scandisce il rito e lo racconta.
Le emozioni che nascono nel cuore sono la melodia. Emozioni che possono apparire diverse per ciascuno di noi ma alla fine, il rito dello yoga porta sempre nello stesso luogo: la Città della Luce (र Ra) e dello Stupore (ल La).
Per trasformare la pratica in Opera d'Arte lo Yogin deve amalgamare Tempo-Ritmo-Melodia o meglio Pensiero-Sensazione-Emozione, con l'abilità di un alchimista.
Senza Alchimia non c'è Arte. 
Il Tapas, l'Ardore, è il fuoco degli alchimisti, l'acqua che arde l'Ego e lo dissolve. 
Mi chiedo spesso se, chi pratica o dice di praticare yoga abbia coscienza di cosa significhi dissolvere l'Ego. 
Un conto è dirlo, leggerlo e raccontarcelo, cosa diversa è osservare l'implacabile annichilirsi dei ricordi e dell'immaginazione.
L'Ego si ciba di nostalgia, rancori e speranze: vuoi vivere nell'eterno presente? Cogliere l'attimo? 
Bene! Sappi che non avrai più passato né futuro. 
Assieme alla paura della morte svanirà il sapore del primo bacio e con le smorfie orrende di nemici immaginari spariranno sorrisi e sguardi fino a ieri eterni.
Ne vale la pena?
Se si pratica yoga "veramente" prima o poi si affronta l'abisso, il deserto silenzioso che svuota il cuore.
Il Tempo è il signore della morte: sconfiggi il Tempo e vivrai in eterno, il vuoto invece, non ha padroni.
Ma se ci si arriva, al vuoto, "accade".
"Accade" punto.
Il cuore svuotato dai ricordi e dai sogni, svela se stesso, ed emozioni più antiche dell'uomo si fanno brace e scintille.
 Il fuoco sacrificale che ha divorato il piccolo io rinasce come काम kāma, l'Antico dei Tempi.
La Città della Luce è la sua Radianza, कमा kamā, in sanscrito. 




-"Se le stelle apparissero una volta ogni cento anni l'uomo conserverebbe il ricordo della città di Dio"- 
Non ricordo chi l'abbia scritto, ma è proprio una bella frase. 
Se il sole ci mostra il mondo senza pudore, è con discrezione che i ricami oro e argento delle stelle ci portano fuori dalle tempeste, e addolciscono il vuoto angosciante della notte. 
Troppo caldo il sole per fartelo amico, neppure puoi guardarlo negli occhi. 
Con le stelle è diverso: godi della loro danza, sempre nuova, le saluti prima dell'alba, come un Romeo sorpreso dal canto dell'allodola, e dopo il tramonto le ritrovi lì, appese al cielo.
La Città della Luce, l'Isola delle Gemme, la Città di Dio degli Yogin, sono proprio loro, le stelle.


Ovvio diranno alcuni, ma per me è una scoperta recente e casuale.
Nello Yoga molte posizioni hanno nomi di uccelli, Cigno, Pavone, Corvo, Gru, Aquila, Colomba...
Le affinità degli asana con la forma, le qualità o la valenza simbolica degli animali, in certi casi evidenti, in altri assai meno, sono da sempre oggetto di studi e ricerche e se ne è scritto di tutto e di più, ma nessuno, a quanto so, ha mai collegato asana e animali alla volta celeste.
Qualche mese fa  ho cercato su Google "Cigno, Pavone, Corvo, Gru, Aquila, Colomba" (avevo bisogno di mmagini per un video didattico di Hatha Yoga) ed è venuta fuori la Via Lattea.
Mi si è aperto un mondo: le sequenze e i miti sembrano rappresentare particolari asterismi e ogni asana corrisponde ad una costellazione o, a volte, come nel caso della Rana, ad una stella con particolari caratteristiche.
In alcuni casi, come per la postura della Colomba, kapotāsana, ogni giuntura corrisponde perfettamente ad una stella.
Troppo per essere una coincidenza.
-"L'intero universo è racchiuso nel cuore dell'Uomo"- dicono i Veda, e se lo dicessero non in senso figurato?




Tempo-Ritmo-Melodia... 
Iniziamo a "danzare" un asana: si ascolta il respiro, si sciolgono le articolazioni, ad una ad una, e si distendono i muscoli. 
L'ascolto interiore rallenta il pensiero ordinario, e piano piano si entra in una dimensione "altra" più rarefatta. 
Quando la posizione è perfetta si entra in risonanza con gli astri e ogni organo, ogni arto canta insieme ad una porzione di Cielo, la stessa che vedevano e cantavano i poeti dei Veda.
Nel farci stella o pianeta godiamo di un istante di Eternità, prendiamo confidenza con l'Assoluto e i nostri 30, 50, 100 anni di vita segnata da una insanabile ansia di incompiutezza, ci appaiono per ciò che sono, battito di ciglia, o fremito d'ali di farfalla. 
Bello, anzi bellissimo.
Ma c'è  qualcosa d'altro.
Un qualcosa che  si trova nelle parole, nascoste o incomprese, di Gorakhanath, di Narada o dell'anonimo rishi della Chandogya Upanishad.
Il canto delle stelle non è una poetica suggestione, né un trucco ad ingannare la mente, è una realtà fisica, una energia che penetra nella carne e, coreografa sapiente, fa danzare le nostre cellule al ritmo dell'universo.
Parlano di rigenerazione cellulare i Nath, di suono che produce una luce ed un calore interiori in grado di modificare il corpo fisico.
Lo spazio che ci circonda sarebbe pieno di energia vibrante, basterebbe "farsi femmina innanzi all'Universo", come dicono tantrici e taoisti, per sentirla discendere in noi, fino al cuore segreto delle cellule, formato da cavità in grado di risuonare (microtubuli intracellulari, li chiamano i biologi). 
Lo Hatha Yoga è l'Arte che scioglie i vincoli (i blocchi psicofisici) e ci permette di far risuonare il nostro spazio interiore con l'Universo intero.
Ma questo spazio interiore non è la Nostra Anima, la nostra coscienza, ma la coscienza di ogni singola cellula: è lì che si cela il segreto della Vita, è lì che giace la Dea addormentata. 

video: L'ASANA DELLA COLOMBA

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