sabato 6 settembre 2014

GANESHA IL SIGNORE DELLE SCHIERE E DELL'ALCHIMIA



Aum shrim hrim klim glaum gam ganapataye vara varada sarva janamme vashamanaya svaha


Si dice spesso che le tecniche operative dello yoga, ovvero le pratiche potenzialmente in grado di trasformare Corpo, Parola e Mente, siano segrete o nascoste.
Certo, non è impossibile che in qualche tempietto sperduto sulle montagne del Nepal o tra le foreste del Tamil Nadu ci siano dei libri o degli oggetti in grado di dare poteri incredibili a chi li legge o possiede, come le pietre di Shankara dei film di Indiana Jones, ma a volte penso che sia tutto scritto a chiare lettere e che la segretezza o l'esoterismo dipendano dalla nostra incapacità di vedere e dalla nostra ignoranza.
Spesso, negli ultimi anni, ho rintracciato insegnamenti alchemici creduti perduti in testi facilmente reperibili nelle libreria e nelle scuole di yoga.
Prendiamo ad esempio un versetto dello Hathayogapradipika, il 27° del IV capitolo:

मूर्छ्छितो हरते वयाधीन्मॄतो जीवयति सवयम |
बद्धः खेछरतां धत्ते रसो वायुश्छ पार्वति || २७ ||

mūrchchito harate vyādhīnmṝto jīvayati svayam |
baddhaḥ khecharatāṃ dhatte raso vāyuścha pārvati || 27 ||


Di solito si traduce così:
"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".


La traduzione si sa è sempre interpretazione, ed interpretare i versetti in sanscrito non è mai facilissimo.
Andando " a braccio" la parola khecharatāṃ viene da ख kha (seconda sillaba del chakra del cuore) che significa vuoto, cielo, etere, ma indica anche cavità del corpo e  da चर cara che significa "colui che investiga, che spia, che cammina".
Letteralmente Khecarata  sarebbe quindi colui che cammina nel cielo, lo Skywalker, termine che potrebbe indicare  l'iniziato o colui che ha determinati poteri psichici.
Andando avanti nella traduzione vedremo che
dhatte vuol dire ottenuto, assunto,
svayam vuol dire se stesso,
jīvayati vuol dire tornare in vita,
.vyādhī vuol dire malattia,
harate vuol dire rubare,

Per ciò che riguarda बद्धः baddhaḥ  diciamo che बाध bādha vuol dire ostacolo, guaio ecc. e
Baddha-jiva è il jiva (anima individuale) condizionato dai tattva (principi della manifestazione, gli elementi, ad esempio).
मृत mṛta significa morto-defunto
मूर्च्छित mūrcchita significa privo di coscienza,  e मूर्छित mūrchita significa svenuto, intontito, stupefatto.
रस rasa  parola comunemente usata per indicare i sapori, le essenze e i sentimenti, qui indica il mercurio, termine che ci conduce inevitabilmente all'Alchimia.



Mercurio inteso come pianeta  in India è Budha बुध , figlio della Luna ed è sposo di Ilā meglio conosciuta come Idā, dea del linguaggio, figlia e istruttrice di Manu il legislatore e questo a chi si intende di esoterismo occidentale, potrebbe dare altre indicazioni interessanti.
Ma torniamo al versetto:

"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".

Il Mercurio del versetto è il figlio di Shiva e Parvati, Gaṇeśa (Ganesha) letteralmente signore ( iśa) delle schiere (gaṇa).
Le schiere dei Marut.




Il simbolismo è complesso: i Marut, parola che indica contemporaneamente i "venti" e l'oro, sono coloro che compongono la schiera (marutgana) di fulmini e  monsoni che accompagna Indra, signore delle tempeste, nelle sue innumerevoli battaglie, ma sono da sempre al servizio di Ganesha.
Nei veda se ne trovano a volte 108, altre 60.
Sono dei nanetti orrendi, che gridano in maniera insopportabile,"Forme Pensiero" secondo alcune interpretazioni, responsabili, se lasciate a se stesse, di dolore e malattie, portatrici di realizzazioni e poteri psichici se guidate con saggezza.
In mano hanno la clava  di Vayu Dio del vento, e sono adornati da monili d'oro e da un cordone Brahminico fatto di serpenti.
Quando si pone al comando dei Marut, Ganesha viene chiamato Ganapathi, colui che conduce le schiere.
Ganapathi "Vinayaka" ha due spose, "Siddhi" e "Buddhi", "Potere Psichico" ed "Intuito Sovraconscio"




Ganapathi Brahmanaspati



..

Ma veniamo all'interpretazione "alchemica" del versetto dell'Hathayogapradipika:

Dalla gola, vishudda chakra normalmente, discende il nettare lunare (ACQUA/MERCURIO/TIGRE)


 che viene bruciato dall'energia dell'Ombelico (FUOCO/ZOLFO/DRAGONE).


Il nettare, che è ciò che ci tiene in vita, non è illimitato e quando si è completamente dissolto l'essere umano muore.
Lo yogin  tramite asana, mantra, mudra e kriya, cerca di invertire il processo naturale conducendo  il nettare, purificato dal Fuoco, di nuovo in alto, alla gola ed alla testa.
Per far questo utilizza varie tecniche tra cui viparita karani mudra , una specie di candela, che non è né un asana né una mudra, ma un processo prima dinamico che parte dalla posizione del cadavere shavasana, l'asana  che LIBERA LE SCHIERE DEI MARUT che accompagnano Ganaphati verso le sue spose Siddhi e Buddhi.
A questo punto bisogna introdurre altri riferimenti: il Mercurio rappresenta "anche" la mente sensoriale o Manas, che ha una qualche relazione con il  chakra della gola e si manifesta pienamente nel secondo chakra (Svadhistana Chakra).
Buddhi, o intuito sovraconscio ha sede in un chakra che porta il suo nome, situato sopra il punto della fronte, ma è in relazione con il chakra dei 10 maestri o nabhi chakra, posto all'ombelico.
Le Siddhi dimorano invece negli otto petali del chakra segreto del cuore, o hrit chakra. detto anche "Diagramma delle perversioni"




Aggiungiamo adesso un altro tassello, indispensabile alla piena comprensione del versetto:
si è detto che rasa è il mercurio in senso di nettare,seme, ambrosia, e questo nettare è il responsabile delle emozioni, dette in sanscrito, guarda caso Rasa.
Le emozioni principali, quelle che possono e devono essere trasmesse e recepite nelle arti della danza e della musica, sono 8, ognuna delle quali collegata ad una forma della divinità e ad un colore:

Śringāram (शृन्गारं) amore, attrazione, Visnu color verde chiaro

Hāsyam (हास्यं) gioia, ilarità, Pramata color bianco.

Raudram (रौद्रं) furia, rabbia, Rudra color rosso.

Kārunyam (करुणं) , compassione, misercordia , Yama color grigio.

Bībhatsam (बीभत्सं) disgusto, avversione, Siva color blu

Bhayānakaram (भयानकं) orrore, terrore, Kala color nero

Vīram (वीरं) coraggio eroismo, Indra, giallastro.

Adbhutam (अद्भुतं) meraviglia, Brahma, color giallo.

śāṃtam (शांतम्) pace tranquillità, Visnu color blu.

Il mercurio mente sensoriale scende dal chakra della gola a quello dell'ombelico e i rasa "impulsati" dalle percezioni sensoriali, vengono trasformati in  Bhava (sentimenti, ma sarebbe più indicata la parola inglese mood), che si manifestano al chakra dei genitali  o svadhistana chakra,e sono le matrici delle nostre azioni e quindi del karma :

Rati . amore
Hasya . ilarità, riso.
Soka .dolore
Krodha. rabbia
Utsaha . energia
Bhaya . terrore.
Jugupsa . disgusto
Vismaya . stupore, meraviglia.


In termini di alchimia occidentale  Mercurio e Zolfo, si sposano e il risultato-figlio-sale si manifesta come forma/stampo in svadisthana chakra (acque inferiori) da cui emerge l'io illusorio agito dalle emozioni.


La rettificazione mercuriale consiste nell'inversione del flusso delle energie, in modo da sostituire all'io illusorio, schiavo dei Marut, l'IO DIVINO, signore dei Marut (Ganesha in quanto figlio di Shiva "é"Shiva)
Mercurio, come si è visto, è anche lo sposo di Ida che altri non è se non il canale in cui circolano tutte le energie della parte sinistra del corpo (emisfero celebrale destro), bianco/argento come la luna.
Lo Zolfo invece corrisponde a Pingala, il canale  in cui circolano tutte le energie della parte destra del corpo (emisfero sinistro), rosso e/o giallo/rossiccio.
I due canali si intrecciano in corrispondenza del chakra della fronte, ājñā.



Quando i due flussi sono equilibrati si stabilisce un flusso regolare  delle correnti bipolari contenute in sushumna, il canale centrale.
Quando si attua l'inversione, in qualche modo, l'ACQUA (canale di sinistra) sale attivando la cosiddetta MENTE ANALOGICA, e il FUOCO (canale di destra) discende.

 Kechari mudra è, infine, la manovra con la quale spostando la lingua sul palato molle  si unisce il chakra della Gola vishuddhi,  con quello della fronte  ājñā con attivazione di talu cakra, il chakra del palato molle).Il risultato è l'apertura di un canale detto shankini nadi, che permette di riportare l'energia "rettificata" al cuore, fine ultimo dello Hatha Yoga.

venerdì 5 settembre 2014

APPUNTI DI ALCHIMIA OPERATIVA - IL PAVONE ED ALTRE STORIE




IL PAVONE
Il pavone è presente come simbolo nell'induismo, nel taoismo,nel buddismo zen e nell'alchimia occidentale.

Scrive un alchimista del '500,Gerhard Dorn
Questo uccello vola durante la notte senza ali. Alla prima rugiada del cielo, dopo un ininterrotto processo di cottura, ascendendo e discendendo, dapprima prende la forma di una testa di corvo, poi di una coda di pavone; le sue piume diventano bianchissime e profumate, e finalmente diviene rosso fuoco, mostrando il suo carattere focoso "

Il pavone rappresenta i mille colori che appaiono ad un certo punto della pratica.
si tratta di una delle fasi che l'alchimista incontra nella ricerca della pietra filosofale.

Nell'alchimia se ne individuano 5 simboleggiate da 5 animali (dalla gallina alla fenice) .

Il pavone è la fase dei colori.
Alcuni lo identificano con un samadhi savikalpa.
Gli oggetti esterni ci paiono essere più luminosi, i colori più vivi, le piante sembrano crescere più velocemente e sembra che crescano per noi.
Accade di pensare ad un animale o ad una persona ed ecco che compaiono.
I testi sacri ci sembrano improvvisamente chiari (e lo sono!) e si indovinano tracce e coincidenze che agli altri sembrano oscure.

Chiudendo gli occhi figure meravigliose e coloratissime compaiono nella nostra mente e visualizzando una dea o una figura mitica essa appare come fosse reale.
Il pavone rappresenta una fase "caleidoscopica" della pratica, è la meraviglia del mondo creato dalla Dea che si palesa davanti ai nostri occhi.
Tutto è meraviglioso e si ha l'idea di aver compreso in un istante tutto ciò che c'è da comprendere.
Questi stati a volte sono temporanei.
Può accadere che non tornino neppure più e ne resti solo il ricordo.
Da alcuni il ricordo è conservato come un segreto tesoro, da altri è trasformato in una sorta di nevrosi da "paradiso perduto" e la vita si trasforma in un'accanita ricerca di quello stato di beatitudine.
Lo stato del pavone può presentarsi più volte e può stabilizzarsi, cosa considerata dai taoisti, dagli alchimisti, dai ricercatori in genere un grave pericolo, la "grande acqua da attraversare" delle sentenze dell' I'CHING.
La vera luce è bianca, le mille luci colorate sono anch'esse un'illusione di maya.
Il praticante che incontra il pavone e non è preparato ad affrontarlo ,soprattutto nel caso in cui lo stato dei mille colori si presenti più volte e diventi stabile, può facilmente credere di essere uno spirito eletto,un grande guerriero, un dio.

"Indra può facilmente credere di essere il Brahman" (vedi Vishnu Purana).



Dicono sia difficilissimo uscire illesi da questo stato.
Succede infatti che ciò che nasce nella mente prenda vita all'esterno (che sia apparenza fenomenica od illusione fa lo stesso), succede che compaiano alcuni siddhi o poteri.
Potere è la parola chiave di questo stato.
Se nella fase precedente, quella in cui lo psichico comincia a manifestarsi nel fisico, la parola chiave (per alcuni il nemico) è la paura , adesso può accadere di imbattersi nel potere.
Si dice molti di coloro che vengono reputrati maestri spirituali e realizzati non siano mai andati oltre questo stato, lo stato del "pavone"degli alchimisti e dei taoisti.
Ci sono quattro tipi di silenzio, corrispondenti a quattro progressive realizzazioni:

il silenzio della calma della mente.
il silenzio della quiete della mente.
il silenzio della pace della mente.
il silenzio del vuoto.

lo stato del Pavone è Fragore.

LA GALLINA



La figura che simboleggia l'intera opera alchemica è la gallina che cova.
cova 5 uova.
Le cinque uova sono le cinque trasformazioni o realizzazioni danno vita a 5 animali:

il corvo,
il cigno,
il basilisco,
il pellicano,
la fenice.

Il corvo è la prima fase, il nigredo:
l'alchimista muore al mondo.
La seconda fase è albedo ed è rappresentata dal cigno:
finisce la fase di purificazione e ci si accinge ad unire il principio maschile ed il principio femminile.
L'unione tra attivo e ricettivo, tra maschile e femminile è rappresentata dal basilisco.
metà uccello e metà serpente.

Portata a termine l'unione dei due subentra la quarta fase rappresentata dal pellicano, che si squarcia il petto per cibare i propri figli col sangue:
è detta fase della moltiplicazione.
La materia prima trasmutata dal facitore d'opera viene moltiplicata a volontà.

Il compimento dell'opera è simboleggiato dalla fenice, l'uccello mitico che rinasce dalle proprie ceneri.
il pavone, o la sua coda possono apparire prima o dopo la fase detta albedo.

Per sviscerare altri simboli: l giorno è  rappresentato dal gallo e la notte dalla civetta.

Il gallo con il torso d'uomo e due code di serpente è invece'Abraxas, il Dio degli gnostici.
Se ci vogliamo soffermare sulle singole fasi diciamo che la Gallina è colei che "cova" e
il covare è un fornire, delicatamente energia sotto forma di calore.
Il primo uovo a schiudersi è il corvo, l'opera al nero, la fase di purificazione.


Ovviamente il lavoro dll'alchimista è con crogiolo, fuoco, elementi chimici, e l'opera al nero si chiama così perchè la "terra" usata inizialmente (e che dà il nome all'Alchimia) era la terra nera di una particolare zona dell'Egitto. La fase del Corvo, o Nigredo, e quello che alcuni praticanti di Yoga definiscono "Evacuazione".
e avviene (può avvenire) prima e dopo ogni esperienza che possiamo definire di rottura dei livelli dell'io (samadhi, satori....).
Man mano che procede il percorso verso una percezione pèiù sottile della realtà si possono ripetere più volte sia le fasi di  Evacuazione, sia le fasi del Pavone.
Nella fase del Corvo  corpo e mente cominciano a depurarsi.
L'evacuazione può essere un'esperienza terribile durante la quale molti aspiranti, se ben istruiti, cercano la solitudine e talvolta vanno in luoghi selvaggi evitando il contatto con altri e si esprime attraverso una serie di fenomeni e  processi fisici diversi per intensità da persona a persona:
Alcuni sono colpiti dalla diarrea, dal vomito, altri dall'emissione continua di sperma e sangue,altri ancora dall'incapacità di controllare la parola e gli istinti sessuali, dall'improvvisa conoscenza di lingue sconosciute, da fenomeni assimilabili al poltergeist.
Non ci sono regole fisse.
In alcuni gli effetti sono leggerissimi.
In altri sono molti e potenti.
Superata la fase di evacuazione e sopraggiunta, ad esempio, la calma della mente, si avverte una sensazione di pienezza:
è ciò che alcuni chiamano illuminazione, ma si tratta spesso di una , chiamiamola così, realizzazione parziale.

Rispetto allo stato precedente, alla confusione ed al dolore esperiti nella fase del Corvo, si tratta di uno stato eccezionale, collegato ad un miglior uso, della macchina corpo e della macchina mente.
In questo stato è facile credersi Buddha o Shiva o un bodhisattva o comunque un predestinato, e in qualche modo lo siamo, la realizzazione c'è stata e lo stato di beatitudine, quando non è stabilizzato, può ripetersi più e più volte: è  questo lo stato del Pavone.
Nel ripetersi di quel particolare stato che il realizzato parziale crede di vedere delle conferme al suo essere illuminato.
Crede con tutto il suo essere e in tutta sincerità di essere illuminato.
Ma è una beffa degli dei.
Quando uno stato di coscienza si è stabilizzato non si ha quasi più ricordo dello stato precedente,
l'eccezionale si fa   normale,  quotidiano.
Non si noterà più la maggior luminosità dei colori  o la sensazione che suoni e colori partano insieme dal centro del corpo della fase del Pavone, perché quella diviene, per noi, la realtà ordinaria.
Se entri in una stanza buia e accendi improvvisamente la luce, vedrai sedie e tavolo e mobili e quadri che prima non vedevi.
Magari immaginavi che vi fossero senza poterli vedere, con forme e colori diverse da quelli che hanno adesso.
Una volta che li hai visti anche se spegnerai di nuovo la luce conserverai il ricordo del reale.
Nella tua mente non vi sarà più la forma-colore irreale dei mobili su cui fantasticavi quando eri immerso nella oscurità.
Le esplosioni  (o realizzazioni) sono un progressivo svelarsi, un togliersi dei veli e lasciarli volare in alto spinti dal vento della vita.
Se la via è giusta non si perderà tempo a cercare di riafferrare un velo per rimetterselo addosso.
Si imparerà magari a "chiudere" e ad "aprire" certe porte per non rendersi "riconoscibili" .


HATHA YOGA E ALCHIMIA

Fase preliminare: la gallina
accingendosi ad assumere la posizione seduta il praticante esperto metterà in atto, talvolta inconsapevolmente una specie di rituale  per ottenere il giusto atteggiamento fisico ed interiore.
Addolcendo la respirazione assumerà una delle posizioni di meditazione (per esempio svastikasana, siddhasana, ardhapadmasana, padmasana o la posizione in ginocchio detta Seiza con i piedi in contatto e le ginocchia separate dalla distanza corrispondente ad un paio di pugni o di palmi aperti ).
Quindi , per allegerire il peso sulle articolazioni delle gambe e sulla zona lombare, porterà il peso in avanti fino a sollevare leggermente la zona del sacro.
Inspirando allungherà la nuca e tirerà leggermente in alto i muscoli dell'ano con il risultato di gonfiare il perineo.
a questo punto scenderà delicatamente , mantenendo la colonna in diagonale, con il bacino sui talloni (seiza) o per terra e/ o il perineo sul tallone sinistro (siddhasana) .
quindi stenderà la colonna portandola perpendicolare al suolo.
L'atteggiamento è quello della GALLINA che si predispone a covare l'uovo sia fisicamente (rigonfiamento del perineo) che psicologicamente (predisposizione all'ascolto).




fase 1: il corvo-nigredo.
Il praticante comincia a cercare di rallentare e sospendere il dialogo interiore.
man mano che la meidtazione si fa più profonda emergono contenuti psichici sempre più profondi e nascosti.
comincia una vera e propria lotta: è assai difficile lasciar passare contenuti legati all'emotività.
Soprattutto perchè i contrasti legati alla mente emotiva (diciamo manipura cakra e la zona che va dal plesso solare all'ombelico) ed inseminati dalla mente manasica (diciamo zona del petto e gola) "precipitano" nel Vishuddha cakra (zona degli inferi, sotto l'ombelico) manifestandosi sotto forma di tensioni muscolari, crampi, rigidità articolari.
"Lavorando" con pazienza e dolcezza il praticante può sciogliere questi nodi fisici provocando, talvolta, reazioni legate ai sistemi simpatico e parasimpatico.
Possono insorgere tremori, movimenti peristaltici,sensazioni di soffocamento e mancanza di respiro, tachicardia ed altri fenomeni che possonodistrarre il meditante.
Quando finalmente le tensioni sembrano essersi sciolte può accadere che il praticante non si riconosca più.
Tensioni muscolare o psichiche accumulate nel tempo finiscono per diventare parte integrante della personalità dell'individuo.
C'è una identificazione con le proprie "tensioni".
Assenza di tensioni può essere interpretata come assenza di forza, di energia,di "presenza".
Sopravviene la paura.
Gli attacchi di panico e lo scatenamento di stati nevrotici dovuti a questa sensazione di "vuoto" sono meno infrequenti di quanto si possa immaginare:
é la fase del corvo.


fase 2: il cigno-albedo.

Superata la notte buia del corvo la mente sembra pacificata.
Si sperimenta  la piacevole sensazione del dopomalattia, quando comincia la convalescenza.
Il corpo è in uno stato di dolce torpore.
Liberati dalle tensioni si cominciano ad avvertire con chiarezza delle energie sottili di cui ignoravamo l'esistenza.
Una luminescenza bianca sembra scaturire, ad occhi chiusi, dal centro della fronte, come una leggera febbre fredda.
Il rilassamento del muscoli della faccia e della testa porta ad avvertire le energie del cranio.
Capita di avere la percezione, precisa, del Cakra della corona, detto "Nirvana Cakra" o cakra dai 100 petali: è il luogo, per lo yoga, dell'oceano di latte.
La sensazione è di grande quiete.
Un praticante può arrivare a questo stadio e rimanerci per sempre, immaginando magari di essere un realizzato o comunque un essere speciale.
E' la fase contro cui Milarepa metteva in guardia parlando di "Stagno di Shamatha"
Sopra nirvana cakra si erge il grande Cigno bianco , l'oca cosmica l'HAMSA, ma in realtà il praticante può vederne solo le zampe;
è questa la fase in cui si sofferma la maggior parte dei praticanti, ignorando che si è solo a metà dell'opera e grande è il rischio di ricadere, di aderire nuovamente e pienamente al manifestato .


fase 3: il basilisco




Il Basilisco o piccolo re è il drago alchemico.
Il suo sguardo (come lo sguardo dello shiva infuriato del kalika Purana)incenerisce , il suo alito avvelena.
ha la testa di Gallo (il gallo è simbolo della luce solare ad indicare la sua luminosità), il corpo e le ali di drago (ad indicare la sua capacità di volare ovvero ascendere) e la coda di serpente.
Il Basilisco (che talvolta prende il posto del Pavone che è invece "animale intermedio, che può sorgere dopoqualsiasi delle fasi delle grande opera) è la rappresentazione della Kundalisakti.
il meditante dopo aver portato in quiete la mente ed il corpo può , spontaneamente o con tecniche specifiche, risvegliare il Potere del Serpente.

Se la fase del Corvo si accompagna alla Paura (primo pericolo per il praticante) la fase del Basilisco si accompagna al Potere (secondo pericolo).
Il serpente viene risvegliato nel perineo (l'uovo) alla base dell'osso sacro (filum terminale del midollo spinale) e viene avvertito come un onda di calore od energia che si muove in senso antiorario nella zona del muladhara. Nello yoga delle energie questa sensazione è detta Kundalini rotonda.

Quando si parla di serpente si parla di una sensazione fisica, reale, fenomenica.
La risalita di kundalini viene spesso percepita come una fascia ai due lati della colonna, larga un palmo che viene sollevata e riscaldata da un energia percepita come elettricità, calore o onda tellurica e si accompagna spesso allo sviluppo o ricordo di poteri psichici, a fenomeni di poltergeist o mutamenti della personalità, all'acquisizione di talenti insospettati.
La voglia di utilizzare poteri che non gli appartengono, modificando l'ordine naturale, può condurre il praticante alla follia ed alla morte.

fase 4 : il pavone.
Del pavone si è già parlato, è collegato alla fase del basilisco, può però emergere in ogni fase della grande opera.
Lo si può considerare talvolta come un segno, una conferma alla validità della pratica, ma è assai difficile staccarsi dalle piacevolezze delle "luci colorate" dei "suoni meravigliosi", della "consapevolezza di essere un Dio o un grande saggio o la reincarnazione di un grande guerriero.
Tutto l'universo sembra volersi piegare ai nostri voleri.
in un certo senso, a quel piano di coscienza, ciò è vero, ma guai a crederci!.


fase 5: il pellicano.

La leggenda vuole che il pellicano si squarci il petto per cibare, con il proprio sangue, i figli.
è un auto sacrificio.
Il praticante che ha esperito la quiete del Cigno ed il Potere del Basilisco comprende che deve completare l'Opera.
Fa  quindi ridiscendere kundalini al Cuore.
Si squarcia il petto per cercare, nel profondo del suo cuore la sua vera essenza autoluminosa e onnipervadente.
Il potere del basilisco è legato all'energia, Tapas, del Jiva, o anima individuata.
Qualunque siano le conferme ed i riconoscimenti ottenuti il praticante sa che deve rinunciare definitivamente.
Si annulla come individuo e scompare nell' infinitamente piccolo ed infinitamente grande.
Muore definitivamente a se ed al mondo.


fase 6: la fenice.



La grande opera si è compiuta.
Rubedo.


Di seguito alcune citazioni che potrebbero far supporre l'identità delle tecniche operative occidentali (Alchimia) ed orientali (Hatha Yoga)



"Platone allude a quei miti orfici, secondo cui Dioniso viene sbranato dai Titani e risuscitato da Apollo.per questo afferma:"raccogliersi e racchiudersi in se stessi" ossia passare dalla vita titanica a quella unitaria.Anche Core viene portata nell'ade,però viene ricondotta alla luce da Demetra,per abitare dov'era prima"Olimpiodoro



"Raggiunsi il limite della morte.
varcata la soglia di proserpina fui condotto attraverso tutti gli elementi e poi feci ritorno.
nel mezzo della notte vidi un sole irradiante di splendida luce.Mi presentai al cospetto degli dei superni e di quelli inferi e da vicino li adorai"

Apuleio



"Però conosco un rito di Orfeo molto efficace,per cui il fuoco sale spontaneamente verso la testa e brucia da sotto il figlio monocolo della terra"
Euripide.




"Nell'ambito della magia spirituale non c'è niente di più efficace degli Inni di orfeo, se si eseguono con il concorso di musica adatta, di un'opportuna disposizione dell'animo e delle altre circostanze ben note al saggio"
Pico della Mirandola.





"E così Asclepio, l'uomo è un magnum miraculum, un essere degno di reverenza e di onore.
poichè egli perviene alla natura di divina come se fosse egli stesso un Dio; ha familiarità con la razza degli Dei sapendo di condividere con essi l'origine;
disprezza quella parte della sua natura che è soltanto umana perchè ha riposto la sua speranza nella divinità dell'altra parte di sè"

Ermete Trismegisto.



"la vita di Dioniso è il gioco e il piacere è il gioco dello specchio di Dioniso.
Perciò dicono che Efesto fece uno specchio per dioniso e che il Dio, guardandovi dentro e contemplando la propria immagine, si gettò nella molteplicità
Proclo


giovedì 4 settembre 2014

AMRITABIJA, IL SEME DELL'IMMORTALITA'

 l'Amṛtabīja  è il terzo Brahman unito con la quattordicesima vocale e con colui che viene alla fine del signore delle vocali".
Parātrīśikāvivāraṇa 9;10

Le sedici sillabe iscritte nei  sedici petali del chakra della gola sono associate a dee dai nomi imbarazzanti ( come "VAGINA INGHIRLANDATA" o " VAGINA DI FUOCO"). 
Gli stessi nomi vengono associati ad alcune delle forme dello Sri Yantra, mostrando così l'esistenza di un rapporto diretto tra i plessi energetici del corpo e la "Mappa dell'Universo).

sri yantra
Approfondendo lo studio dello Sri yantra si scopre che c'è una dea (o un gruppo di Dee) in ogni triangolo, linea, punto dello Sri yantra. Il fiore di loto ad 8 petali ad esempio (il III circolo, essendo il I  le "mura quadrate" e il II il loto a sedici petali) è dedicato ad un gruppo di dee chiamate anaṅga, che letteralmente significa"SENZA MEMBRA" (spirito incorporeo) appellativo del Dio del Desiderio, kāma
I nomi di queste dee sono, se possibile, ancora più imbarazzanti di quelle del cakra della gola, soprattutto se si fa riferimento alla letteratura erotica indiana: anaṅgakusuma, ad esempio, che potremmo anche tradurre con "FIORE DI FUOCO"  rappresenta il sentimento/energia che genera l'erezione, anaṅga mālinī è l'energia che scatena le orge, anaṅga veginī è l'energia che fa emettere, copiosamente e velocemente, i fluidi vaginali (vega indica sia lo sperma che il fiume)...difficile pensare che i riferimenti agli organi genitali e alle più fantasiose pratiche sessuali siano dettati dal caso.
Del resto al vertice dello Sri Yantra fanno mostra di sé un pene ed una vagina!
Basta prendere un immagine tridimensionale del mandala per rendersi conto che la figura centrale che nella pianta (lo Sri Yantra bidimensionale) appare come un punto, o un cerchio iscritti in un triangolo, in realtà è uno Yoni Lingam:


Può essere utile ricordare che  nello Sri Yantra:
(1) i cinque triangoli con il vertice in basso rappresentano la LUNA (l'oggetto del desiderio),
(2) i quattro triangoli con il vertice in alto rappresentano il FUOCO (il soggetto che desidera) e
(3)la figura centrale, lo Yoni Lingam, il SOLE (la conoscenza carnale e la conoscenza in genere, che lega il soggetto e l'oggetto in una unica forma/energia chiamata samadhi).
L' identità dei due simboli  (Sri Yantra e Yoni Lingam) può svelarci il significato di certi dettagli e di rituali che sembravano oscuri o stravaganti, di entrambi. Prendendo come riferimento il Tantrasara di Abhinavagupta possiamo dire, per esempio, che Il Pene del Dio rappresenta la lettera A, la potenza Suprema.
yoni lingam
Le tre linee orizzontali, che gli shaiva riportano sulla fronte, "sono", invece, le tre Potenze "solari" (A, la Suprema, I il Desiderio, U l'Espansione) nel momento della RIPOSO, ovvero dell'EFFLUSSO delle Potenze Lunari. 
La Vagina della Dea, dalla quale emerge il Lingam,  rappresenta invece le tre potenze nell'atto di generare le sillabe dell'alfabeto (vedi "I SUONI SEGRETI DELLO SRI YANTRA").
L'aspersione con latte, acqua o olii essenziali, praticata duranta la SHIVA PUJA, ci racconta, infine, l'azione del VISARGA, l'emissione del seme che dalla vetta del Meru "porta a valle" le lettere dell'alfabeto sanscrito.

I rivoli di sillabe che immaginiamo discendere dallo Sri Yantra sono il Logos Spermatikos  della filosofia occidentale.
Nella discesa verso la manifestazione grossolana lo "sperma del Dio" non perde mai la propria  natura di VIBRAZIONE, ma indossa, progressivamente, i panni  dei cinque elementi sottili (SUONO, TANGIBILITA', COLORE/FORMA, SAPORE, ODORE) dei cinque elementi grossolani (SPAZIO, ARIA, FUOCO, ACQUA, TERRA), delle cinque percezioni (ASCOLTARE, TOCCARE, VEDERE, GUSTARE, ODORARE), delle cinque azioni (PARLARE, AFFERRARE, MUOVERSI, GENERARE, EVACUARE) ecc. ecc. fino a disegnare, nello Spazio e nel Tempo da lui stesso generati, l'Universo Conosciuto.
L'emissione del Logos Spermatikos è rappresentata dal suono dalla sillaba अःaḥ, sedicesima sillaba del cerchio delle matrika, il chakra della gola:
vishuddha
La अःaḥ è detta VELENO DELLA MORTALITA' e non è difficile comprenderne il motivo: l'emissione che dà inizio alla manifestazione segna contemporaneamente la fine dello stato di eccitazione. 
Il desiderio genera, assieme, nascita e morte: dall'atto d'amore di Shiva e Shakti  nasce il ciclo del samsara, la catena delle rinascite che procura dolore e angoscia.
E' questo l'insegnamento, terribile e meraviglioso, della sillaba अःaḥ: 
la Creazione porta in sè il germe della Dissoluzione.
Una volta nati non si ha nessuna speranza di sfuggire alla morte.
Vero è che il Dio dell'Isola delle Gemme potrebbe continuare all'infinito il suo sonno senza sogni, immerso nella Beatitudine Eterna ma la sua Sposa dai mille nomi (anche se è sempre lei, Sri Bhagavatī, "DURGA") è dannatamente bella, non le si può resistere e  così ogni ciclo cosmico si apre  alla stessa maniera, con le stesse danze, luci, suoni e con la dolce malinconia di chi ha l'oblio come unico ricordo.
manidvipa
Ad ogni alba dell'universo, quando il sipario si apre, comincia il rito sacro della seduzione, sempre uguale a se stesso. I gemiti, gli sguardi, le carezze che si donano i due DANZATORI DIVINI sono gli stessi che sgorgano dal nostro cuore quando amiamo, e questo è un punto da fissar bene nella mente se si vogliono comprendere gli insegnamenti dello Sri Yantra:      ciò che ci rende simili agli Dei è il desiderio.
Il principio vitale dell'Universo, il Mozzo della Ruota dell'Esistenza, è lui, il Dio Kāma.


E se lo Sri Yantra è la mappa dell'Universo il Geometra, ovviamente, sarà ancora lui, il Dio del Desiderio.
EVVIVA! Finalmente abbiamo svelato il segreto dello Sri Yantra e dello Yoga! ( è dallo Sri Yantra che lo yoga trae i percorsi energetici, gli stadi meditativi, le basi filosofiche senza le quali si ridurrebbe ad una salubre ginnastica, una chiacchiera da salotto o un surrogato della religione): Kāma, il desiderio...
 Ma è un segreto di Pulcinella:
- il mantra dello Sri Yantra è detto Kāmarāj mantra;
- Il punto centrale è la sede di kāmala-amba-jayati, la "TRIONFANTE MADRE LIBIDINOSA";
- le linee del triangolo centrale, che rappresentano le "Potenze" A, I, U nell'atto di generare le sillabe dell'alfabeto, sono chiamate mahā kāma īśvarī," GRANDE SIGNORA DEL DESIDERIO", raudrī, "COLEI CHE ACCENDE I FUOCHI" (detta anche mahābhagamalinī o "GRANDE VAGINA INGHIRLANDATA") e  mahā vajrā īśvarī, dove vajrā non significa diamante, ma indica una particolare abilità di DURGA: quella di rendere il pene di SHIVA duro e resistente come un pilastro.....
Ogni angolo, punto, linea del "Mandala dell'Universo" è "un canto dedicato alle abilità amatorie di questa o quella  Dea  e le rappresentazioni scultoree delle "Signore dello Sri Yantra" sono così esplicite da non lasciare alcun  dubbo sul significato dei loro nomi.
kamakala
Ammesso e non concesso  che brahmini, monaci e yogin non  fossero degli inguaribili erotomani non resta che una possibilità:
E' nel desiderio, nell'ardore degli amanti  che si nasconde il segreto  per rompere la catena del samsara, Il DESIDERIO è amṛtabīja ("SEME DELL'IMMORTALITA''), come lo chiamano i tantrici.
L'amṛtabīja non è  una tecnica che si possa apprendere, e non è  neppure un concetto filosofico, è una vibrazione.
Viene chiamato anche parābīja (SEME SUPREMO) e hṛdayabīja (SEME DEL CUORE o seme della CONOSCENZA DIVINA) e sarebbe il suono che viene prodotto naturalmente dal corpo umano  un'istante prima dell'orgasmo.
Nel Parātrīśikāvivāraṇa,un testo din cui Shiva e Parvati discettano dell'iniziazione alla "VIA DIRETTA" o nirvāṇa dīkṣā, l'amṛtabīja viene descritto in questo modo (sutra 9; 10):
"E' il terzo Brahman unito con la quattordicesima vocale e con colui che viene alla fine del signore delle vocali".
Il "terzo Brahman" è  SAT (l'Esistente, l'Eterno), terza sillaba del mantra vedico OM TAT SAT.
La quattordicesima vocale è la औ au.
Il "Signore delle vocali" è la lettera अ a, la Potenza Suprema, e colui che viene dopo è il Visarga, l'emissione.
sat + au + visarga danno il bijamantra "segreto" सौः sauḥ.
Il termine segreto  (rahasya) così usato nei testi tantrici, non deve trarre in inganno:
nessuno ha interesse a tenerlo nascosto (tanto è vero che si trova citato ovunque, sia in cartaceo che sul web), è semplicemente un suono INTERNO, prodotto dal corpo senza nessun intervento della volontà. Non è neppure un mantra come lo intendiamo di solito, lo si può cantare e recitare per migliaia di volta senza che sortisca alcun effetto.Credo sia il suono prodotto dalla vibrazione involontaria del muscolo pubococcigeo nel momento dell'orgasmo, ma questo non ci dice niente sulla sua "valenza operativa". Che ce ne facciamo di un suono che non possiamo riprodurre volontariamente e che possiamo percepire a fatica?
Tra le varie descrizioni del "bija supremo" ce ne è una  (credo di Abhinavagupta) che ci può utile:
AU è il Dio in unione con la SHAKTI. 
Il VISARGA è l'emissione che svela la sua  capacità creativa. 
La "S" è lo sguardo dell'amata che rinnova il desiderio.... questo è  il segreto della NON MORTE, un segreto "facile facile", lo sguardo dell'amata.
SGUARDO DELL'AMATA

lunedì 1 settembre 2014

LE 8 "PICCOLE MADRI" DELLO SRI YANTRA

I quattro Veda sono una descrizione in versi dello Sri Yantra, che è. insieme, la rappresentazione dell'Universo e delle leggi che lo regolano, e un manuale d'istruzione per raggiungere l'identità con il Brahman.
Lo Sri Yantra o Sri Cakra, è il monte Meru.



In Tibet viene chiamato "Chorten" o "Stupa":



Si dice che i primi sri yantra risalgano all'era preistorica e se ne trovano di varie fogge e colori.
Spesso sono usati come amuleti o oggetti di culto, ma io credo che lo Sri Yantra abbia poco a che fare con la devozione e la fede: lo Sri yantra è uno strumento, tre virgolette, scientifico.
Se osserviamo la sua immagine bidimensionale (è facile trovarla nei libri di filosofia orientale e appesa alle pareti di scuole e centri di yoga) per prima cosa rimaniamo colpiti dalla sua complessità:
sri yantra
L'incrocio dei triangoli, nella parte centrale della figura, è apparentemente inestricabile e pare difficile rintracciare la logica con cui è stato costruito, ma se si osserva con attenzione si vedrà che la strana figura è formata da 9 triangoli, quattro con il vertice in alto ( nella figura sotto ho colorato i lati in giallo)
sri yantra
e cinque con il vertice in basso (quelli con i lati neri, nella figura sotto)


sri yantra
Gli altri triangoli sono prodotti dalle intersezioni dei 9 triangoli principali.
Il primo riferimento dello sri yantra è astronomico: ogni angolo delle quattro figure con il vertice in alto rappresenta una delle dodici fasi solari (mesi), e le dodici costellazioni principali, mentre ogni angolo delle cinque figure con il vertice in basso rappresenta una delle 15 fasi lunari.
Le altre figure (i triangoli che si formano dall'intersecarsi delle linee, i petali dei due fior di loto, le "mura esterne") vanno poi a rappresentare tutta una serie di divinità ed eventi cosmici che meriterebbero di essere descritti nei dettagli, ma la cosa fondamentale, per chi si occupa di yoga, secondo me è la relazione tra la geometria dello sri yantra e le sillabe iscritto nei petali dei cakra.
Lo sri yantra è diviso in 9 "cakra" o mandala.
Il primo "mandala" è il punto centrale, o bindu, e simboleggia l'ISOLA DELLE GEMME 

bindu
é lì, nell'Isola delle Gemme" che le tre Potenze solari originarie
अ a - अनुत्तर anuttara 
इ i - इच्छा icchā 
उ u - उन्मेष unmeṣa 
si sposano con  le "Potenze lunari
आ ā   आनन्द ānanda
ई ī   ईषणा īṣaṇā  
ऊ ū ऊर्मि ūrmi 
per dare origine allelettere dell'alfabeto sanscrito.

Il secondo mandala è il triangolo centrale, detto "KAMAKALA"

kamakala
Ogni lato del triangolo rappresenta una Dea chiamata con il nome di una delle delle Nitya, ma non esattamente corrispondente ad essa:
 kāmeśvari, 
la "Signora del Desiderio", detta anche रौद्री raudrī - sposa di SHIVA/RUDRA (UMA, la "GRANDE MADRE VUOTO)

 bhagamālinī,
la "Vagina Fiorita", detta anche वाम vāma - sposa di BRAHMA (SARASVATI, la "GRANDE MADRE SILENZIO")

mahavajreśvarī,
la "Signora del Vajra", detta anche जयेष्ट jayeṣṭa - sposa di VISNU (LAKSHMI, la "GRANDE MADRE LUCE")
I tre lati del triangolo sono i TRE FIUMI SACRI CHE SCENDONO DAL MONTE MERU e "trascinano a valle" la conoscenza, rappresentata dalla lettere dell'alfabeto sanscrito.
vāma, il lato di sinistra (o di destra se consideriamo il punto di vista dell'osservatore), è il fiume SARASVATI e le sue acque sono composte dalle 16  sillabe vocaliche:
vamadeva
अं aṃ - आं āṃ - इं iṃ - ईं īṃ - उं uṃ - ऊं ūṃ - ऋं ṛṃ - ॠं ṝṃ - ऌं ḷṃ - ॡं ḹṃ - एं eṃ - ऐं aiṃ - ओं oṃ - औं auṃ - अ°aṁ - अः aḥ 

 jayeṣṭa, il lato orizzontale (la base del triangolo), è il fiume YAMUNA e le sue acque sono composte dalle prime sedici sillabe consonantiche:


क ka - ख kha - ग ga - घ gha - ङ ṅa -
च ca - छ cha -ज ja - झ jha  ञ ña -
ट ṭa - ठ ṭha - ड ḍa - ढ ḍha - ण ṇa-
त ta


raudrī, iinfine, è il fiume GANGA e le sue acque sono composte dalle ultime 9 sillabe consonantiche, dalle quattro "semivocali" e dalle tre "sibilanti"
ganga 
थ tha - द da - ध dha - न na - 
प pa - फ pha - ब ba - भ bha - म ma -
य ya - र ra - ल la -  व va -
श śa - ष ṣa - स sa.

Il terzo "mandala" è composto da otto triangoli che circondano il "Kamakala":
sri yantra  
Gli otto triangoli (cfr. Adi Shankara - Saundaryalaharī) sono la sede delle otto "Piccole Madri delle Parola", le वशिनी vaśinī.
Le tre "GRANDI MADRI", rappresentate dai tre lati del KAMAKALA portano " a valle" le lettere dell'alfabeto.
Ma i suoni sono ancora allo stato potenziale e, di fatto, inespressi.
Le otto "PICCOLE MADRI DELLA PAROLA" dette anche "YOGHINI SEGRETE" li rendono esprimibili ed udibili:
vashini

vaśinī (letteralmente " Padrona" o  "Maestra") è la "SIGNORA DELLA a ", Dea delle vocali.
kāmeśvari ( "Signora del desiderio") è la "SIGNORA DELLA  ka", Dea delle consonanti gutturali.
modini ("Colei che delizia") è la "SIGNORA DELLA च ca", Dea delle consonanti palatali.
vimala ("Colei che è pura") è la "SIGNORA DELLA ट ṭa", Dea delle consonanti linguali.
aruṇa (la "Rossa") è la "SIGNORA DELLA LETTERA त ta", Dea delle consonanti dentali.
jayini (la "Vittoriosa") è  la "SIGNORA DELLA LETTERA प pa" Dea delle consonanti labiali.
sarveśvari ("Signora di tutto") è la "SIGNORA DELLA LETTERA य ya" Dea delle semivocali.
kaulIni (" Colei che si unisce a śiva") è la "SIGNORA DELLA LETTERA श śa" Dea delle sibilanti.

sri yantra

A questo punto, dopo aver sviscerato il significato del punto, del triangolo centrale e degli otto triangoli che li circondano, ci rimane da spiegare il significato dei  degli altri "TRE CAKRA INTERNI" formati rispettivamente da dieci, dieci e quattordici triangoli, trentaquattro triangoli in tutto collegati in vario modo ai petali dei  quattro cakra inferiori e a quelli dell'Ajna cakra.
sri yantra con lettere





VI CAKRA
ajna chakra
FRONTE:
BIJA MANTRA ॐ auṁ 
PETALI 
हं haṃ - क्षं kṣaṃ



V CAKRA
vishuddha
GOLA:
BIJA MANTRA हं haṃ
PETALI 
अं aṃ - आं āṃ - इं iṃ - ईं īṃ - उं uṃ - ऊं ūṃ - ऋं ṛṃ - ॠं ṝṃ  
ऌं ḷṃ - ॡं ḹṃ - एं eṃ - ऐं aiṃ - ओं oṃ - औं auṃ - अ°aṁ - अः aḥ 



IV CAKRA
ANAHATHA
CUORE:
BIJA MANTRA यं yaṃ
PETALI
 क ka - ख kha - ग ga - घ gha - ङ ṅa
च ca - छ cha -ज ja - झ jha  ञ ña 
ट ṭa - ठ ṭha




III CAKRA
MANIPURA
OMBELICO:
BIJA MANTRA रं raṃ
PETALI  
ड ḍa - ढ ḍha - ण ṇa
त ta - थ tha - द da - ध dha - न na  
प pa - फ pha 

II CAKRA
SVADHISTANA
GENITALI:
BIJA MANTRA वं vaṃ
PETALI

ब ba - भ bha - म ma 
य ya - र ra - ल la - 




I CAKRA
MULADHARA
PERINEO:
BIJA MANTRA ळं ḻaṃ
PETALI
व va 
श śa - ष ṣa - स sa

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