mercoledì 17 giugno 2015

TANTRA E CRISTIANESIMO (Prima Parte)

Nella conferenza di venerdì scorso (12 giugno) a Spazio Interiore,organizzata da Giovanni Picozza, abbiamo fatto delle considerazioni  sulle analogie tra la rappresentazione artistica della Pietà cristiana e la raffigurazione tantrica dell'Isola delle Gemme, uno dei simboli più importanti del tantrismo



Immagine 

ma non si tratta di un caso isolato.
A ben cercare la somiglianza di simboli e concetti è imbarazzate.Scrive Jacopone da Todi (Donna di Paradiso, 100-125): 

"...Figlio de mamma scura[....] figlio de la smarrita, figlio de la sparita, figlio addossecato! Figlio bianco e vermiglio, figlio senza simiglio, figlio, e a ccui m'apiglio? ..."
Se immaginiamo per un istante di essere dei tantrika e di non saper niente della simbologia cristiana, non faremmo fatica a riconoscere nella MAMMA SCURA la Madre Divina, kali , la nera; 
nella SMARRITA e nella SPARITA Maya lasciata a se stessa regina dell'illusione; 
nel FIGLIO ATTOSSECATO lo Shiva dal collo blu per aver assorbito i miasmi velenosi della zangolatura dell'Oceano di Latte, nel BIANCO E VERMIGLIO i due principi, maschile e femminile, che si fondono in Shiva Ardhanari.... 
Si tratta di un gioco, naturalmente, ma spesso i giochi conducono a riflessioni interessanti. 
Credo che la Tradizione sia unica e che l'insegnamento del Cristo non differisca, nei contenuti fondamentali , da quello di Shankara, Patanjali o Buddha o Lao tse.

Persona umana e persona divina 
Il concetto di individuo come persona umana è concetto moderno appartenente alla teologia, filosofia, giurisprudenza occidentale. 
Nella nostra costituzione si parla chiaramente di sviluppo delle possibilità creative e produttive della persona umana. 
L'uso dell'aggettivo qualitativo umana sta ad indicare la differenza che i legislatori riconoscevano tra PERSONA UMANA e PERSONA DIVINA. 
La persona umana è l'individuo Andrea, Giovanni, Marianne, Giusi.... 
Con il mutamento dell'organizzazione sociale , nel XVIII° secolo, la comunità è divenutà "Società di Individui". 
E' John Locke il primo a parlare compiutamente di Personal Identity e siamo nel 1694. 
Prima di allora il concetto di individuo in pratica non esisteva. 
Il Re non era un individuo. 
Il Papa non era un individuo. 
Le famiglie erano organizzate in maniera diversa da oggi e questa diversa organizzazione sopravvive ancora in alcune consuetudini che passano inosservate. 
Io, ad esempio mi chiamo Paolo perché mio nonno si chiamava Paolo e suo nonno si chiamava Paolo. 
Il sapere familiare si trasmetteva da nonno a nipote permettendo l'alternarsi di cicli di "conoscenza"rappresentati dalle generazioni. 
Non c'era nessuna differenza tra i vari Paolo della famiglia. 
Si trattava, in un certo senso, dello stesso "ente". 
Con il pensiero filosofico e teologico legato al passaggio dal regime feudale alla società borghese si è applicato al singolo elemento della comunità lo stesso principio che si applicava prima al Cristo o , nella Grecia presocratica, ad Orfeo. 

Cristo Trinitariano ed individuo 
Il Cristianesimo in occidente si basa sulla Trinitarietà del Cristo: 

Gesù è Persona Umana. 
Cristo è Persona Divina. 
Dio è l'Assoluto. 

Allo stesso modo per gli orfici

Orfeo era Persona Umana. 
Dioniso era Persona Divina. 
Zeus era l'Assoluto. 


Per individuo o persona umana si intende un essere razionale dotato di coscienza di sé e in possesso di una propria identità. 
Una definizione non soddisfacente. 
Se uno sviene e perde conoscenza (ovvero non è più cosciente) non si parla allora di persona? 
Se uno è scemo e non agisce razionalmente non si parla di persona? 
Ecco che si arriva quindi a definire l'individuo tramite un qualcosa di spirituale che lo anima e caratterizza al di là della dimostrazione di razionalità e coscienza di Sé. 
Nella Tradizione Orientale  non c'è niente del genere. o meglio c'è, ma è collegato ad una alterazione coscienziale dovuta all'ignoranza metafisica. 
E' per questo che non riusciamo a capire come mai per Patanjali (Yoga sutra) अस्मिता asmitā (egotismo,individualità,egoismo) siano contemporanemente indicati come una causa di sofferenza (क्लेश kleśa) e come il più alto stato coscienziale collegato allo stato dei guna detto aliṅga 

L'identità individuale è solo un costume di scena, una maschera di cartapesta che cela il volto della Persona 

[...] 




Numerum sine divisione patiuntur 

Quando in giurisprudenza si parla di individuo come Persona Umana, si tiene conto di ciò che hanno pensato, detto e scritto i filosofi ed i religiosi che hanno dato vita a ciò che noi chiamiamo civiltà moderna. 
Persona, pare , non proviene come dicono alcuni dal greco Prospon ma dall'etrusco phèrsuna che significa sia Maschera che appartenente a Phersu (Phersu era un dio che  portava la maschera e accompagnava le anime dei morti e dei sognatori). 
Persona è l'ipostasi . 
Persona è la Trinitas di Tertulliano: numerum sine divisione patiuntur
Persone sono le tre ipostasi che costituiscono una cosa sola ( unum) ma non un individuo (unus). 
Porfirio , allievo di Plotino, descriverà le 3 ipostasi (persone) come ESSERE - VITA - PENSIERO. 

ESSERE è il Padre. 
VITA è il Figlio. 
PENSIERO è lo Spirito Santo 


Sant'Agostino 

Per Sant'Agostino ( DE TRINITADE) Essere, Vita e Pensiero, le ipostasi di Tertulliano, Plotino, Porfirio, sono delle qualità o attività che non possono essere caratteristiche di una o l'altra delle tre PERSONE. 
Ciò che rende DIO UNO è la SOSTANZA o NATURA. 
DIO è UNO ma vi sono tre PERSONE caratterizzate da un diverso tipo di RELAZIONE con il Microcosmo Umano. 
Quindi DIO è UNUM ma non è un solo individuo ( UNUS). 
La Persona quindi è UNUS, individuo. 
la Persona Umana è Individuo umano. 
Per Agostino vi è corrispondenza tra Macrocosmo e Microcosmo. 
Quindi le tre IPOSTASI saranno presenti IN SCALA nell'essere umano che potrà dirsi uno (UNUM), ma non sarà individuo unico (UNUS). 
ESSERE, VITA e PENSIERO possono essere considerati tre enti diversi che si ritrovano nella persona umana. 
Sono individui (UNUS) ovvero persone (IPOSTASI). 
Inseparabili eppure diverse. 
Ecco quindi che l'individuo inseparabile inteso come PERSONA UMANA è UNO ma è anche TRE esattamente come l'ASSOLUTO. 
Quindi INDIVIDUO (persona umana) significa sì non separabile, ma occorre considerare che è tre in uno e che ciò che è unico non sarà mai l'identità individuale , ma la natura o sostanza. 
PERSONA, nella Teologia e nella filosofia occidentale è usato per IPOSTASI. 
e le TRE PERSONE sono PADRE-FIGLIO-SPIRITO SANTO. 
Sono tre persone e quindi tre individui ma hanno una sola natura. 
Non c'è nessuna differenza tra PADRE,FIGLIO e SPIRITO SANTO se non nel loro relazionarsi con l'UNIVERSO. 
Padre è la paternità. 
Figlio la filiazione. 
Spirito Santo la "donazione passiva". 

Uno e tre. 
il Figlio è un individuo e come tale è indivisibile, ma è uno con il padre e con lo spirito santo.

lunedì 15 giugno 2015

ORO DAL PIOMBO - LA PRATICA DELLA TRASFORMAZIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE



L'Evacuazione è una delle cinque azioni fondamentali dell'essere umano.

Ci sono cinque azioni, collegate ai cinque vayu, ai cinque elementi ecc. ecc.

La prima legata allo spazio, è l'azione dell'ESPRIMERE.

La seconda è l'azione dell'AFFERRARE.

La terza l'azione del MUOVERSI.

La quarta l'azione del GENERARE.

La quinta l'azione dell'EVACUARE.


Ogni azione, gesto dell'essere umano è il frutto del combinarsi delle cinque azioni fondamentali.


Se io mangio significa che dentro di me è nata la necessità del cibo.
Con pensieri, parole o gesti ESPRIMO, a me stesso e agli altri, l'idea/necessità del cibarmi. 

Cerco quindi di AFFERRARE quell'idea o fisicamente di AFFERRARE qualcosa che soddisfi il desiderio del cibo.

Mi MUOVO quindi o verso il cibo o per portare il cibo alla bocca.

GENERO energia positiva (che mi dà vita) traendo sostanze nutrienti dal cibo e GENERO sensazioni positive derivanti dall'aver soddisfatto un desiderio.

EVACUO le sostanze inutili o negative che l'azione ha prodotto.

Che succede se dopo aver mangiato non evacuo, per scelta, necessità o malattia, sotto forma di feci e di urina ( ma anche sudore ecc) le sostanze negative?
Il corpo si carica di energia compressa, la pancia si gonfia, chiudo i muscoli dell'ano e tiro su lo sfintere e i muscoli legati alla vescica.

La non evacuazione è assimilabile alla compressione.


Ora facciamo finta che le IMPRESSIONI, ovvero ciò che rimane delle esperienze e delle emozioni che hanno portato a fare determinate esperienze e/o sono stato prodotte da tali esperienze, siano CIBO.
Le impressioni positive saranno come la pappa buona, alimenteranno il corpo (intendiamolo sempre come CORPO/PAROLA/MENTE) facendo crescere i muscoli, rendendo la pelle luminosa e dando un senso di soddisfazione.
Le impressioni negative saranno come le tossine che non riusciamo a smaltire.
Il senso di gonfiore che si ha se non si riesce a defecare o a eliminare il gas in eccesso dopo aver mangiando dei fagioli cotti con l'osso di prosciutto, in qualche modo è simile al senso di fastidio che si sperimenta nel non evacuare le impressioni negative.

Gas.....
Cosa succede se ficca sempre più gas in un deposito a tenuta stagna?
Diminuisce il volume a disposizione delle molecole.
Aumenta la velocità delle particelle.
Aumenta la pressione.
L'unica possibilità per evitare l'esplosione è quella di alleggerire la pressione facendo uscire il gas da valvole di sicurezza.

Ognuno di noi ha delle valvole di sicurezza.
Le tensioni muscolari che osservo nei miei allievi si accompagnano sempre a delle ipotonie.
Il corpo, espressione dell'intero essere umano, trova sempre un suo equilibrio. 

Una tensione nella zona del petto nelle donne si accompagna spesso ad un restringimento della vita, ad esempio.
Le energie non circolano e "il culo si fa chiozzotto".

Le impressioni negative probabilmente si stanno esprimendo nella zona del cuore.
C'è un accumulo di "GAS".
Il corpo , saggio quanto la mente è scioccamente furba, per evitare di "esplodere" toglie tensione alla zona bassa, così da rendere possibile una parziale evacuazione.
Se si considera il corpo come strumento di conoscenza e strumento del sadhana questo equilibrio, necessario e pure positivo per la vita quotidiana, diviene però un ostacolo.
E allora si procede all'evacuazione.

Esistono tecniche nel tantrismo i cui effetti sono simili a quelli del movimento rigeneratore di Tsuda/Noguchi,  al Qi Gong spontaneo dei maestri taoisti o al Tremore Neurogeno insegnato dal mio amico Riccardo Cassian Ingoni.
Tecniche che  a volte possono insorgere spontaneamente, senza motivo apparente (la mela cade quando è matura....)
Con i mantra, l'iperventilazione, l'ipossia, lo stress di determinati gruppi muscolari si mette la mente in una condizione di non-controllo del corpo.
E' come quando , dopo aver mangiato fagioli e cotenne, si prende la purga.
Non si controlla più lo sfintere.
Si deve correre al bagno in continuazione.
La razionalità, la volontà di controllare in questi casi è come l'Imodium.
Qualcosa che blocca i naturali processi del corpo.
L'evacuazione dà sempre sollievo, perché si eliminano delle impressioni/tossine che si attaccano per così dire all'anima (in termini vedantici si direbbe che si fissano a Vijnanamayakosha) e, come il granello di sabbia crea la perla, creano dei nodi sempre più complessi.
Se il nodo si scioglie si prova benessere, ma se l'energia accumulata è troppa si ha paura di scioglierlo. 

L'evacuazione può essere fisica (movimenti inconsulti, vibrazioni, gesti inimmaginabili in situazioni ordinarie, foruncoli e ascessi in luoghi stravaganti, vomito, diarrea, emorragie), verbale (grida, risate, pianti, impropreri, bestemmie, aggressività discorsiva incontenibile scollegata dalla postura del corpo), mentale (incapacità di controllare i pensieri e il dialogo interiore, immagini che si susseguono senza riuscire a collocarle razionalmente o cronologicamente, stati depressivi alternati a stati di eccitazione, sensazione di star per morire o sensazione di illusoria immortalità e onnipotenza ecc.). 

Se si lavora sul corpo occorre, prima di procedere a certe pratiche, individuare i propri "punti di fatica".

Sappiamo che il rapporto tra l'IO, inteso come spazio interno, e lo spazio esterno è regolato da 12 nervi principali che, a sei a sei, provengono da due diverse parti del cervello.
Attraverso l'occipite (o cervicale zero), i dodici nervi si introducono all'interno della colonna passando per due fasce spugnose collegate l'una ai movimenti volontari e l'altra a quelli involontari.
Da questi nervi ne "nascono" altri, in pratica due per ciascuna vertebra.
I nervi hanno funzione EFFERENTE (dall'interno all'esterno) ed AFFERENTE (dall'esterno all'interno).
Quando c'è un BLOCCO le informazioni che da una particolare zona del corpo vanno al cervello e viceversa, procedono a velocità ridotta o non procedono affatto.
Le informazioni lungo i nervi, si trasmettono mediante delle reazioni chimiche, se non sbaglio.
Le reazioni chimiche sono Esotermiche o endotermiche, se non sbaglio.
Significa che o assorbono energia o la producono.
Se le informazioni non viaggiano quella particolare zona del corpo smette di CEDERE energia o di ASSORBIRLA.
In tutti e due i casi c'è un eccesso di energia da qualche parte e ci sarà una vertebra o un gruppo di vertebre che è o troppo rigida o troppo mobile.
Il "serpente" (l'insieme colonna vertebrale, nervi, liquido cerebro spinale) non potrà muoversi naturalmente. 


Il primo passo sarà quindi scoprire quali sono i propri punti di fatica lungo la colonna vertebrale.

Poi si cercherà di comprendere, usando il linguaggio dei simboli, a quali impressioni e emozioni si collega tale blocco/punto di fatica.

Quindi si procederà all'evacuazione, la fase che in alchimia è detta OPERA AL NERO.


Ma come si fa fisicamente, praticamente, a percepire i punti di fatica?

Si è detto che "l'evacuazione" viene scatenata mediante una serie di tecniche psicofisiche, ma innanzitutto occorre localizzare i punti di fatica.
Per farlo occorre, acquisire una sensibilità del corpo non ordinaria.
Per  sensibilità intendo la capacità di percepire con precisione le variazioni di temperatura, di pressione ecc. di zone esterne e interne sempre più piccole.
Diciamo che ad ogni zona del corpo corrisponde una zona del cervello.
Se immaginiamo i neuroni come lampadine, acquisire la sensibilità significa accendere sempre più lampadine in una certa zona.
Come si fa?
Ci sono vari metodi.
Uno, il più semplice, è basato sulla mimesi e sulla ripetizione.
Esempio: diciamo che io non so che gli alluci possono muoversi separatamente dalle altre dita dei piedi. non ho cioè la sensibilità degli alluci.
Vedo un vecchio pescatore che intreccia le reti con le mani e i piedi e muove gli alluci più o meno come muove i pollici.
Capisco/realizzo che è possibile quel genere di movimento e sento, nel vedere gli alluci del pescatore che intrecciano le reti, un riflesso, una risonanza nella zona dei piedi. 


Sarà una sensazione indistinta perché non avendo il ricordo dell'esperienza di muovere gli alluci, il mio sistema nervoso centrale manderà degli impulsi alla zona che più si avvicina agli alluci.
A questo punto comincia l'allenamento ovvero la ripetizione ritmica, spesso, di movimenti sempre più complessi atti a sviluppare la sensibilità dei ditoni e a separarne la percezione da quella delle altre dita e dei piedi.
Per esempio posso inspirare sollevando gli alluci e lasciando a terra le altre dita ed espirare rilassando e lasciando "sciogliere a terra" tutte le dita.
La volta successiva inspirando solleverò le altre dita e lascerò a terra gli alluci ecc. ecc.
Poi, magari proseguo alternado il movimento dell'alluce destro e sinistro (quando uno è in alto l'altro è in basso ecc.
Poi potrò legare il movimento degli alluci a quello dei pollici delle mani (per esempio inspirando alzo alluce destro e pollice sinistro ecc.).
Proseguendo coordinerò il movimento di pollici e alluci allo spostamento in varie direzioni degli occhi, poi aggiungerò la testa e così via fino a compiere movimenti sempre più complessi.
Più è complesso l'esercizio maggiore sarà l'attenzione necessaria.
Maggiore è l'attenzione maggiore sarà la sensibilità che sviluppo.


Un altro metodo è al negativo, per esempio mi metto davanti un'immagine, il più possibile dettagliata, del corpo umano.


(NB. posso cominciare dai muscoli o  dalle ossa)
Si pu; utilizzare un disegno o una foto, ma una statua funziona meglio, è tridimensionale...


La studio e ci medito su.
Poi comincio a visualizzarla ad occhi chiusi.
Ogni tanto li riapro e controllo la precisione dei dettagli.
Quando riesco a visualizzare (nel senso di disegnare o scolpire nella mente) con una certa precisione il corpo umano passo ad analizzare il mio corpo facendo "aderire l'immagine visualizzata il più possibile al mio corpo fisico.
Mi metto in una posizione comoda (in piedi, seduto, sdraiato sulla schiena o sdraiato su un fianco) e parto ad esempio dal piede sinistro per analizzare progressivamente tutto il corpo.
Quando sento difficoltà a visualizzare/sentire/immaginare una determinata zona del corpo REALIZZO CHE LA' C'E' UN BLOCCO O UNA DESENSIBILIZZAZIONE (non so se sono l'uno conseguenza dell'altro, blocco e desensibilizzazione o se significano, in questo caso, la stessa cosa).
Il portrare l'attenzione sulla zona che ci crea difficoltà può provocare disagio, nausea o uno stato di irritazione.
Ripetendo l'esercizio più e più volte cercherò di "sentire" in quale zona della schiena si trasmette o risuona il senso di disagio.
Posso avvertire una leggera scarica elettrica, un dolore, un senso di pressione o di calore o di freddo.
A quel punto intervengo con la manipolazione , ad esempio, o con la "suggestione".
Posso immaginare di respirare dalla zona insensibile o immaginare che si sciolga come cera al sole, o immaginare che la luce o l'energia universale o qualsiasi cosa colpisca il mio immaginario entri ed esca da quella zona del corpo, 


o ancora posso chiedere a qualcuno di appoggiarvi una mano e di coordinare la sua respirazione alla mia.
Dopo un po' inspirando mi sembrerà che la mano dell'altro emani calore, energia o una specie di fluido.
Visualizzando il passaggio del fluido dal suo corpo al mio farò scorrere in qualche modo, l'energia bloccata.
Per meglio dire costringerò il sistema nervoso centrale a prendere coscienza dell'esistenza della zona che, per necessità o abitudine, ha ignorato magari per due, dieci venti anni.....

venerdì 5 giugno 2015

TRASFORMAZIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE - IL SADHANA TANTRICO


L'addestramento tantrico ( sādhana) è un viaggio attraverso cinque diversi luoghi o città, cinque tappe, Iṣṭadevatā, Maṇḍala, Mudrā, Pūja, Mantra, per giungere, infine , alla realizzazione, Samudācāratā (gnyis la yongs su rgyu ba med pa)

La prima ( Iṣṭadevatā, y-dam in tibetano) è la pratica dell'evocazione.

Si visualizza nel cuore, sulla testa, dinanzi a sé, una delle forme della divinità.
Quella che fa risuonare le corde misteriose dell'inconscio. È qui che l'āsana insorge, come un fiore che sboccia, dicono i poeti indiani, o il desiderio, improvviso, che trasfigura gli amanti.
Il Maṇḍala ( dkyl-'khor) delimita lo spazio sacro.
A dir la verità la divinità è illimitata, per definizione. Ma come può la mente umana figurasi un qualcosa di così illogico (alogico, diceva Avalon)?
Un mare senza sponde, una montagna senza fine, un pozzo senza fondo non riusciamo nemmeno a immaginarceli.
Il Dio, di Nicola Cusano, dei taoisti e degli yogin, centro e circonferenza di ogni cosa, non può essere raggiunto con la ragione.
Non si può comprendere.
Però c'è il mondo.
E quello lo possiamo conoscere, immaginare, reinventare.
Dal volto del figlio si indovinano i tratti del padre.

In quell'incredibile gioco di specchi che è lo Yoga, si crea un universo contratto, il Maṇḍala,in cui far agire la divinità da noi stessi ideata.
Con le Mudrā ( phyag-rgya), si infonde vita nell'evocazione, la si anima.
Ora la divinità è presente, qui, sul nostro piano di esistenza.
Le si rende omaggio con la Pūja ( mchod-pa), la si chiama con il suo vero nome e se ne assumono i poteri ( Mantra ).
L'ultima tappa è Samudācāratā (gnyis la yongs su rgyu ba med pa), che si può tradurre con abitudine alla non dualità.
É la realizzazione dello stato naturale, il Sahaja.
Si insegna a dar forma tangibile ad un'idea, nel sadhana tantrico, si insegnano gli incantesimi per renderla viva e ci si unisce a lei.
Una “ pratica” conosciuta o sognata da ogni artista.
L'attore che piange e si dispera per Ecuba, sarebbe grottesco se non rivestisse di magia parole scritte da altri.
E cosa distinguerebbe il danzatore dal ginnasta se non fosse per quella nostalgia del cielo che rende poesia salti e piroette?

Se la tappe del Sadhana sono sempre le stesse (sei come il percorso interno dell'enneagramma di Gurdjeff, i dettagli (sequenze e posizioni, Mudra, Mantra ecc) variano a seconda della famiglia mistica di appartenenza.

Le famiglie mistiche sono rappresentate dai cinque Dhyani Buddha (Vairocana, Amithaba, Akshobia, Ratnasambhava,Amogasiddhi), dalle cinque teste di Siva (Sadyojāta,Vāmadeva, Aghora, Tatpuruṣa, Īśāna) o dalle cinque Terre originarie ( Il monte Meru e le grandi terre circostanti:Purvavideha/Est, Uttarakuru/Nord, Aparagodaniya/Ovest, Jambuvidpa/Sud).


Ogni Famiglia Mistica, Pañca Kula in sanscrito, corrisponde ad una delle cinque emozioni fondamentali, i cinque motivi che ci portano ad incarnarci e a "cadere" nella catene delle rinascite o Samsara.

La realizzazione consiste nell'integrazione delle cinque emozioni negative e del loro corrispondente positivo in cinque tipi diversi di conoscenza.

Cinque diverse realizzazioni (sarupya ecc) che conducono alla realizzazione non duale, uno stato che a volte è detto nelle upanishad vaisnava NIRVANA o NIRODHA o TURIYA ma che è oltre questo stato (Turiya Turiya, o "quinto" come lo chiamava Ramana Maharishi).


Il primno passo verso la trasformazione delle emozioni negative è il riconoscimento della famiglia mistica di appartenenza.

Ogni famiglia è legata a una emozione negativa:
ODIO e RABBIA (AKSHOBIA, famiglia dell'Acqua).

GELOSIA e INVIDIA (AMOGASIDDHI, famiglia del Vento).

PASSIONE CIECA (AMITHABA, famiglia del Fuoco).

ORGOGLIO E PRESUNZIONE (RATNASAMBHAVA, famiglia della Terra).

IGNORANZA (VAIROCANA, famiglia dello Spazio).

Per riconoscere la propria famiglia di appartenenza o la Terra dell'inizio dal quale proviene, il Sadhaka solitamente si affida al sogno o alla coincidenza significativa.

Un tempo si faceva gettare un fiore o un bastoncino sul Mandala, ad occhi chiusi.
Il campo in cui fiore o bastone cadevano indicava la Famiglia di appartenenza.

Tutti i mandala rappresentano le cinque Famiglie.

E presentano coppie di divinità intente a far l'amore (che indicano l'aspetto statico non connesso al divenire e l'aspetto dinamico) e altre divinità dall'aspetto terrifico che stanno all'esterno del mandala (ad indicare le forse del CONSCIO che scendono nell'INCONSCIO per portare alla luce le pulsioni nascoste)

A volte le divinità sono sostituite da simboli e colori, altre da lettere dell'alfabeto sanscrito (si usa il sanscrito per i mandala, sia in Tibet che in Cina che in Giappone).


Il Mandala è la rappresentazione insieme dell'Universo (Macrocosmo) e del praticante (Mcrocosmo).
E' un simbolo Universale.

Lo Yantra, sempre associato a particolari mantra, è invece specifico di determinate vasana o qualificazioni o tendenze soggettive.


Ogni Mantra rappresenta una divinità o un gruppo di ddivinità, ovvero degli dei , degli archetipi che con il potere vibrazionale penetrano nelle acque dell'inconscio CONSCIAMENTE, e per risonanza muovono le emozioni che abbiamo bisogno di portare in superficie e, in qualche modo ce le fanno chiamare per nome.


Prendiamo ad esempio il mantra di Padmasambhava Padmasambhava era uno Yogin indiano non appartenente a nessun ordine monastico, chiamato in Tibet da Yeshe Tsogyal nel 700 d. C. per insegnare lo Yogachara.

Il suo mantra è:

OM AH HUM VAJRA GURU PADME SIDDHI HUM.

OM AH HUM (Bhur Bhuva Svara nel gayatri) è il mantra della suprema saggezza, dove HUM rappresenta il corpo (O il Cuore o l'energia sessuale, il Piano di veglia Visva), AH rappresenta la Parola (La bocca, l'insieme delle energie sottili, il piano dio sogno Taijasa) OM la mente (ciò che sottende la manifestazione, la conoscenza di Isvara, il piano di sonno profondo taijasa).


Vajra (che i tibertani pronunciano BEZDRA o BEZA o qualcosa del genere) che significa diamante è il simbolo della famiglia dell'ODIO (Akshobia).



Guru che vuol dire maestro (ma NAMOGURU è il Narayana) rappresenta la famiglia dell'Orgoglio (Ratnasambhava). 


PADME (PEMA in tibetano= Loto), rappresenta la famiglia della PASSIONE ( AMITHABA).


SIDDHI (Potere psichico, realizzazione, perfezione) rappresenta la famiglia della GELOSIA o dei CONTENUTI KARMICI (AMOGASIDDHI).


HUM (bija mantra della protezione corrispondente a Sadasiva) rappresenta la famiglia dell'IGNORANZA (VAIROCHANA)




Se si è intonati e abbiamo sviluppato l'arte dell'ascolto interiore, ripetere il mantra di Padmasambhava e sentire dove e come le singole sillabe risuonano dà interessanti indicazioni.


Le immagini dei Dhyani buddha (e delle Dee corrispondenti) sono archetipiche.
In qualche modo risuonano.

E meditare sull'Y-Dam ovvero "riempire la mente con l'immagine della divinità o con il suono del mantra corrispondente, dà altre indicazioni.

C'è da tener presente che se uno è intriso di rabbia e odio difficilmente la riconoscerà in se stesso.

L'acqua del mare non sa di essere acqua di mare.
proverà magari attrazione per la terra (le onde corrono a frantumarsi sugli scogli appena possono....).

per cui c'è sempre bisogno degli altri.

Spesso, come per magia, le persone che ci stanno d'intorno sembrano parti di noi.
Si comportano come abbiamo imparato a comportarci nell'infanzia o in vite precedenti(?) con gli stessi vizi, le stesse modalità.

Naturalmente siamo noi che le vediamo così, non sono loro ad esserlo.
E' il fenomeno della proiezione.

I ritiri, i distacchi servono solo nel caso siano già prodotti quei fenomeni che alcuni chiamano "Rottura dei livelli dell'io" o samadhi.

E' dopo l'esperienza del samadhi che si può dire veramente di "praticare Yoga".

Prima si è "SADHAKA".

martedì 2 giugno 2015

I TIPI UMANI E LE QUATTRO CLASSI DEI TANTRA (Le famiglie Mistiche parte seconda)


Quando si parla di corda coscienziale o di nota fondamentale dell'individuo, non si fa riferimento ad un qualcosa di generico, ma un insieme di contenuti psichici che, se stimolati, producono quel processo che viene definito samadhi, il riconoscimento di uno stato "Altro da sé. 
Il samadhi è la visione di Dio, o della verità. 
La visione, come dice Plotino, "è già un'opera personale di colui che ha voluto contemplare", ciò significa che la Verità è un'opera d'arte, ovvero una creazione al contempo individuale e universale. 
Un pittore usa la propria tecnica, i suoi pennelli, la sua tela, il suo talento. 
Può generare opere di una certa bellezza o opere mediocri. 
Talvolta crea un qualcosa che esula dalla sfera soggettiva e si pone come verità universale. 
Ispirazione divina e capacità individuali si combinano per creare l'opera "oggettivamente" bella. 
Stessa cosa avviene con il samadhi. 
In questo caso i pennelli, la tela, il talento sono i contenuti psichici dell'individuo e i tratti che la natura gli ha concesso. 
Questo conduce, potenzialmente, ad un indefinita possibilità di visione, un potenziale Dio per ogni essere umano. 
Per ovviare al relativismo , e ai conflitti che da questo nascerebbero inevitabilmente, i rishi pensarono ad una divisione "scolastica" (così la definisce Tucci in "TEORIA E PRATICA DEL MANDALA") dei tipi fondamentali di esseri umani. 
Il guru in teoria, sarebbe colui che riconosce le tendenze fondamentali di un essere umano e, pur mantenendo una certa elasticità, indirizza l'aspirante verso questa o quella serie di tecniche operative. 
Dove con tecniche operative si intende una serie di pratiche finalizzate alla risoluzione di certi blocchi e all'attivazione di certe capacità latenti.
L'esistenza di queste suddivisioni (le quattro caste ad esempio, o i tipi Pashu, Vira, Divya del tantrismo, o i cinque "animali" della tradizione marziale cinese , i dodici tipi dell'esoterismo giapponese, o i nove dell'Enneagramma di Naranjo) dà già un'indicazione precisa sulle dinamiche dell'istruzione tradizionale. 
Si passa sempre dalla realizzazione (visione/identificazione) di un Dio personale (" l'opera di colui che ha voluto contemplare" di cui parla Plotino) per arrivare, eventualmente , al Dio senza forma, Il Bene in sé incommensurabile il Brahman Nirguna del vedanta. 
C'è un insegnamento unico, quindi, una Verità che deve essere disvelata. 
Ma la maniera di togliere i veli dipende dalla qualificazione del discepolo, ovvero della sua appartenenza ad uno dei tipi umani. 
Il tipo umano è la corda coscenziale.
Ognuno di noi avrà in sè un riflesso della coscienza divina. 
Ma questo riflesso non è identico per tutti. 
Per semplificare diciamo che la coscienza divina è la nota assoluta, il Do (9) dell'Ennegramma di Gurdjieff e dei Dervish naqsbandi, le corde coscienziali sono le note di quell'ottava. 
Ogni nota ( il discorso sarebbe un pochino più complicato, ma ci si dilungherebbe troppo parlando delle varie ottave, degli armonici ecc.) rappresenterebbe per Naranjo un tipo umano. 
La tecnica operativa è ciò che fa risuonare quella nota particolare. 
In pratica  dentro ciascuno di noi brilla la luce divina. 
La conoscenza è la visione di tale luce, l'ignoranza  le costruzioni della psiche. 
Costruzioni che divengano sempre più solide fino a dar vita al mondo empirico. 
Queste costruzioni sono "energia vibrazionale". 
La materia  è energia che vibra a bassa frequenza. 
Il sogno  energia che vibra a più alta frequenza. 
Il sonno profondo è  lo stato in cui le vibrazioni vibrano ad una frequenza ancora maggiore. 
Questi tre piani sono visti come tre mondi diversi, Bhur, Bhuvah, Svaha per la cultura vedica, indicati come principio Corpo, principio Cuore, e principio Mente ed hanno una corrispondenza nel corpo fisico dell'essere umano con le zone anatomiche e i centri sottili corrispondenti (Sesso-svadhisthana cakra, Cuore-anahata cakra, Mente-ajna cakra) e nella scienza dei suoni con le tre sillabe dell'AUM. 
La corda coscienziale ha la possibilità di vibrare in ciascuno dei tre piani. 
Piani che saranno popolati di esseri semidivini o divini, le cui forme sono il risultato della creazione artistica dei vari tipi umani, ovvero la percezione di vibrazioni a frequenza diversa filtrata attraverso determinati contenuti psichici. 
Man mano che si aumenta la frequenza delle vibrazioni la realtà viene percepita in forma sempre più sottile. 
I tipi umani sono gruppi i cui componenti sono potenzialmente in grado di risuonare con una stessa nota. 
In altre parole sono coloro che percepiscono la realtà in maniera simile , essendo sensibili a frequenze simili. 
I vari samadhi (ce ne sono almeno sette tipi) sono i momenti in cui, provongono l'accelerazione delle vibrazioni della corda coscienziale, si comincia a percepire improvvisamente la realtà in maniera più sottile. 
Visto che Dio è Amore, la dinamica dell'accelerazione delle vibrazioni passerà sempre per l'Amore e tutte le forme d'Amore potranno essere utilizzate per percepire, riconoscere, rivivere il passaggio da un livello di frequenze ad un altro. 
La sensazione di leggerezza che si prova quando si è innamorati ne è un esempio a livello fenomenico. 
Cambia la qualità della pelle, cambia lo sguardo, cambia la frequenza delle pulsazioni. 
Si assiste oggettativamente ad una trasformazione della realtà empirica. 
"Tutto si colora di rosa", si dice nella cattiva letteratura. 
Il Tantra è la Via dell'amore, e divide esseri umani e divini in quattro tipi o classi, a seconda della loro sensibilità ad una certa frequenza vibrazionale: 
Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 
Ognuno di questi gruppi è caratterizzato da un mudra o sigillo, un particolare riconoscimento, che attiva il processo di risoluzione dei contenuti psichici. 

La Mudra dei Kriya tantra è il SORRISO. 
Senza addentrarci nelle tecniche specifiche, basti pensare ciò che può provocare, in ciascuno di noi, il sorriso di una persona che amiamo. 

Mi pare simile a un dio l'uomo che ti siede accanto e ti ascolta così,
mentre parli con lieve sussurro e ridi amabile

Saffo
 

 



La mudra dei Carya tantra è lo sguardo. 

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core....

Dante
 

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La mudra degli Yogatantra e L'ABBRACCIO. 

Serre-moi dans tes bras
Embrasse-moi
Embrasse-moi longtemps
Embrasse-moi
Plus tard il sera trop tard
Notre vie c'est maintenant 

Prévert 

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La Mudra degli Anuttara tantra è L'ATTO SESSUALE. 

Fuoco è la Donna
Legna da ardere il maschio (pene, pene in erezione).
Il desiderio che stordisce gli amanti è il fumo , e la Sua Vagina (Inguine, fiore del suo inguine) la fiamma.
L'unione è la brace e l'orgasmo la scintilla che ravviva.
E' In questo fuoco che gli dei sacrificano lo Sperma
E' da questa offerta che sorge la vita.

Chandogya upanishad
 

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Questa prima suddivisione porta a restringere il campo delle tecniche operative, mantra, asana, mandala ecc. 
Ma ve ne è un altra, che non riguarda l'osservazione dei tratti fisici e delle predisposizioni, ma passa per un riconoscimento. 
L'aspirante "riconosce" una certa simbologia, un certo rituale e scopre così di appartenere ad una o all'altra delle cosiddette "cinque famigliemistiche". 

Si tratta di altre frequenza vibrazionali, cui, nel tantrismo tibetano, si dà il nome di Tathagata, Vajra, Ratna, Padme, Siddhi, corrispondenti ai diani buddha Vajrochana (bianco), Akshobhya (blu), Ratnasambhava (giallo), Amithaba (rosso), Amoghasiddhi (verde). 

Queste cinque famiglie corrispondono alle cinque energie fondamentali dell'Induismo shaiva, ovvero 
Shiva- Cit shakti, 
Shakti - Ananda shakti, 
Sadhashiva - iccha shakti, 
Isvara - Jnana shakti, 
Sadvidya - Kiya shakti. 

Ecco dunque che per svelare la Luce divina che convive con l'oscurità dei suoi contenuti psichici, il sadhaka dovrà praticare tecniche operative scelte dapprima in base suoi tratti fisici, il temperamento, i talenti ovvero le quattro classi dei Tantra, Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 

In secondo luogo dovrà riconoscere l'appartenenza del proprio Dio persona, della propria corda coscienziale, ad una delle cinque mistichefamiglie, nel buddismo Vajrochana, Akshobhya , Ratnasambhava , Amithaba , Amoghasiddhi. 
Questo secondo riconoscimento avverrà attraverso il linguaggio del sogno, dei miti, delle coincidenze significative, ovvero quell'insieme di segni, riconoscibili grazie alla percezione di una più alta frequenza vibratoria, che nell'esoterismo occidentale, da Ugo di San Vittore a dante, viene definito Linguaggio Allegorico. 
Se è vero che esiste potenzialmente una Verità (ovvero una visione del divino) diversa per ogni essere, esistono dei tipi o gruppi di aspiranti ben definiti che possono avere accesso ad una serie di tecniche operative codificate, come codificati sono gli stati di alterazione percettiva, o riconoscimenti, che portano alla percezione di vibrazioni a sempre più alta frequenza. 

IL VIANDANTE DI BASHO

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"Ho soltanto due desideri: trovare un buon rifugio per la notte e sandali che si adattino ai miei piedi.
Il mio umore cambia di ora in ora, di giorno in giorno i miei sentimenti si rinnovano. 



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Provo un'infinita gioia quando incontro un viandante che abbia, sia pur in limitata misura, eleganza d'animo.
Fosse anche uno che solitamente eviterei detestandone le idee antiquate e la rigidità spirituale, se l'incontro lungo un sentiero di campagna camminiamo fianco a fianco conversando, e se lo scopro in una capanna ricoperta di mugura, provo un'indicibile gioia, come se scoprissi una gemma tra i sassi oppure oro nel fango. 

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E annoto l'incontro ripromettendomi di riferirne in seguito in modo più esteso: questa è una delle delizie del viaggiare".

( Basho, Piccolo manoscritto nella bisaccia)

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