5.12.2017

CHI HA PAURA DELL'OSHO CATTIVO?


Non ho mai avuto troppo amore per Osho.
Lui, a dire il vero non l'ho mai conosciuto di persona, ma alcuni dei suoi insegnamenti mi sono arrivati tramite dei samnyasin che ho frequentato tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80.

Mi intrigava e mi divertiva, questo si, ma i suoi discepoli parevano, ai miei occhi di ventenne, un tantino arroganti e, a parer mio, un po' egotici: sembrava che il mondo dovesse girare intorno a loro e che i loro interessi personali  fossero, in fin dei conti l'unica cosa veramente importante.

Quando venne fuori la storia della sua Comune, in Oregon,  un'orgia di tentati omicidi, truffe, violenze  scatenata dalla sua segretaria, Ma Sheela, e da un gruppo di discepoli infedeli, il mio non enorme interesse per Bhagwan Shree Rajneesh, come si chiamava all'epoca, svanì come neve al sole.

Gli Orange di Ma Sheela, a quanto si dice, tentarono di impossessarsi quasi militarmente della cittadina di Antelope nella contea di Wasco. terrorizzandone gli abitanti  con violenze, di ogni genere, attacchi batteriologici (scatenarono una epidemia di salmonella), e un controllo capillare della vita privata dei cittadini con telecamere nascoste e intercettazioni telefoniche da far invidia all' FBI. Progettarono addirittura un attentato terroristico con un aereo imbottito di esplosivo.  
Quando furono condannati e Osho venne esplulso dagli Stati Uniti gli abitanti posero una placca commemorativa su cui c'è scritto: 

"Dedicata a quelli di questa comunità che durante l'invasione e l'occupazione di Rajneesh del 1981-1985 rimasero, resistettero e ricordarono
"La solo cosa necessaria affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla " (Edmunde Burke)


Che roba...
All'inizio le provocazioni di Osho, il suo inneggiare alla libertà e all'amore che nulla pretende, me lo avevano reso simpatico, e, a dir la verità, pensavo fosse un autentico maestro.
Mi ero sentito in sintonia con il suo prendersi gioco dei luoghi comuni eletti dalla società a regole morali o insegnamenti divini.

Ma poi i fatti americani, le voci sulle sue dipendenze dalle droghe e sulla sua ipocondria, e, soprattutto,  le mie  frequentazioni con alcuni suoi devoti che mi parvero tutto fuorché illuminati, lo fecero scadere, nella mia personale  classifica dei Guru, al rango di simpatico e a volte geniale cialtrone.
Che Osho fosse un criminale invece non l'ho mai creduto.
Neppure un istante.
Non so perché, ma ero intimamente convinto che qualcuno lo avesse messo di mezzo




.
Qualche tempo fa, per caso, ho trovato un vecchio articolo di Stefano Maria Chiari molto ben scritto, che interpreta alcune affermazioni di Rajneesh dal punto di vista cattolico e ne evidenzia la pericolosità.

"Senza entrare nel merito della falsità pericolosissima di pratiche tantriche, utilizzate da Osho" - scrive l'autore -" che pretendono di sacralizzare il peccato orgiastico ingannando se stessi e gli altri, altre considerazioni si possono fare prendendo spunto da alcune affermazioni presenti sul sito ufficiale"-

Segue poi una citazione attribuita ad Osho  che viene presa come esempio della pericolosità dei suoi insegnamenti:  

"L'uomo che sa come innamorarsi sa anche quando è il momento di tirarsene fuori. Lo farà con grazia. Dirà arrivederci con gratitudine, ma prima dovrà imparare ad amare"

-" Chi Ama"- dice Stefano Maria Chiari -"non può tirarsi fuori da nulla perché ha donato tutto se stesso" -

Mi pare ovvio che per un cattolico la libertà sessuale e sentimentale propagandata da Osho e dai suoi seguaci sia un pericolo per la società e per il vincolo matrimoniale che, per i cattolici, è, della società,uno dei pilastri fondanti.

L'articolo insomma, esprime, con misura e competenza, il punto di vista di un cristiano su
Osho e la conclusione non può che essere una: si tratta di un pericoloso sovversivo o, addirittura, di Satana in persona. Del resto lo sappiamo tutti che il maestro indiano, definito da molti i il Guru del Sesso, aveva orrore del matrimonio,  istigava i suoi discepoli a fare sesso in tutti i modi possibili immaginabili dopo essersi sfondati di canne e insegnava a fregarsene delle più elementari regole della convivenza civile... O no?



Già...siamo proprio sicuri che Rajneesh la pensasse così sull'amore, sul sesso e sul matrimonio?
Se riusciamo a vincere la tentazione di estrapolare delle singole frasi dai suoi lunghi discorsi o dalle pagine di uno dei suoi, credo, 600 libri, pare proprio di no.

Ecco ad esempio cosa dice ad una coppia che, a parer suo, non è abbastanza "appassionata" (http://www.amadeux.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=10620):

"[...]Ballate insieme, per esempio, cantate insieme, fate molte cose
insieme. Massaggialo e lui può massaggiare te, mm? Lasciate che le
vostre energie si incontrino e si mescolino, non solo sessualmente,
anche in altri modi! Il massaggio va benissimo, la danza è ottima,
andate a nuotare insieme, tenetevi per mano nell’acqua, prendete il
sole insieme. Fate in modo che le vostre energie si incontrino in
molti altri modi [...].Il solo sesso non sarà sufficiente. Dovrete incontrarvi in altri modi, non sessuali, e allora accadrà anche con il sesso, altrimenti il
sesso da solo non funzionerà. Ma una cosa va bene: può essere una
relazione stabile… e penso che tu abbia bisogno di qualcosa di
stabile. Vero? Hai avuto tante storie, ora hai anche bisogno di
qualcosa di stabile [...]"


Non so se è chiaro: il Guru del sesso sta suggerendo ai due di cercare di RENDERE STABILE LA RELAZIONE facendo in modo che le loro energie si incontrino ballando insieme, tenendosi per mano ecc. IN ALTRI MODI NON SESSUALI perché il solo sesso non è sufficiente.

Se poi andiamo a vedere cosa dice, in un'altra occasione, a proposito del matrimonio le nostre idee si fanno ancora più confuse:

-"Io non sono contrario al matrimonio, sono favorevole all'amore. Se
l’amore diventa matrimonio, bene, ma non sperare che il matrimonio
porti amore. È impossibile. L’amore può diventare un matrimonio. Devi
lavorare con grande consapevolezza per trasformare l’amore in
matrimonio.[...] Se il matrimonio è un’istituzione, tu ne diverrai schiavo. Solo gli schiavi desiderano vivere in un’istituzione.

Il matrimonio[vero]è un fenomeno totalmente diverso: è il picco supremo dell’amore. Allora va bene. Non sono contrario al matrimonio, sono a 
favore del matrimonio vero.-"






In realtà il  pensiero di Osho è molto più complesso e articolato di quanto vogliano farci credere.
Il "Guru del Sesso" può piacere o meno, ovvio, ma sicuramente era  intelligente, colto e soprattutto era uomo libero, che ha sempre detto ciò che pensava.
E un uomo libero dà fastidio a molti.
Nel 1969 venne invitato a parlare alla Seconda Conferenza Mondiale sulla religione Hindu e in un discorso rimasto celebre, si scagliò senza riserve contro l'ipocrisia e la brama di potere di molti preti :

-"Qualsiasi religione che consideri questa vita come una valle di lacrime priva di significato incentivando pertanto l'odio verso questa esistenza, non potrà mai essere una vera religione. La religione è invece un'Arte che deve insegnare come godere della vita" -

Lo Shankacharya di Puri, tentò di interromperlo più volte, ma lui lo zittì grazie alla sua abilità oratoria e alla grande conoscenza dei testi sacri.

Certo che  Inimicarsi una delle più alte autorità religiose  dell'epoca, il Ponteficie degli Shankaracharya, non fu una mossa molto astuta e, anche per questo, mi viene da pensare che, alla fin fine Osho fosse un ingenuo.

Il suo discorso alla Conferenza Mondiale sull'Induismo mi ricorda un altro indiano, forse anche lui ingenuo, di duemila e cinquecento anni fa: Śuddhodhana Il padre di Buddha Shakyamuni.



Śuddhodana, era a capo di una Lega di città-stato governate da un'aristocrazia guerriera, tipo la Dodecapoli Etrusca o la Lega del Peloponneso di Sparta e Corinto.

I nobili si riunivano in assemblee chiamate Saṃgha, una specie di parlamento federale, dove le decisioni si prendevano a maggioranza.

La leggenda vuole che a Śuddhodana il sistema delle caste non andasse a genio.

Ce l'aveva soprattutto coi brahmini, più sensibili alla luce dell'oro che al bagliore dei fuochi sacrificali, e si dette da fare per limitarne il potere.

Il clero non la prese mica tanto bene: nel giro di qualche decennio il piccolo regno degli Śākya (la famiglia di Buddha) venne distrutto.

Fu per questo che Siddhartha, il figlio di Śuddhodana fondò un ordine di monaci che avrebbe lottato contro la corruzione dei Brahmini con le armi dell'amore, della compassione e del Dharma, la legge universale, una “Confraternita di guerrieri dello spirito”  che prese il nome di Saṃgha, come veniva chiamato il parlamento delle città stato...

In un certo senso è lui, Śuddhodana il vero creatore del buddhismo, ma è stato quasi cancellato dalla storia.

Oggi, in occidente si ricorda quasi esclusivamente come il re cretino del Piccolo Buddha di Bertolucci, quello che si tinge la barba per far finta di essere giovane e passa il tempo a bighellonare nella sua reggia, ma pare fosse un grand'uomo.
I potenti non perdonano chi mette in discussione i loro privilegi.




Osho, che dopo aver scandalizzato e criticato i preti Hindu fece di tutto per farsi nemici i rappresentanti di tutte le altre religioni, sicuramente non cadrà nell'oblio, ma ai nostri giorni, dalla maggior parte delle persone, è ricordato o come un cretino che fa battute sciocche e scontate ("Le frasi celebri di Osho") o un criminale che spinge i giovani alla depravazione se non Satana in persona.
Secondo me non era né l'uno né l'altro. 
E ad esser sincero più passa il tempo e più mi viene il sospetto che la banalizzazione e la demonizzazione del suo pensiero siano entrambe causate dalla  paura.

Paura che fosse un maestro autentico, forse.

Paura che le sue parole, mai banali ti entrino dentro e ti costringano a guardarti in faccia, svelando le piccole meschinità e furbizie che ti garantiscono la sopravvivenza.

Ma chissà.magari, invece  era davvero criminale, o forse uno sciocco con lampi di genialità...

Quello che posso dire io, senza tema di smentite, è che ha scritto cose meravigliose e per questo, meriterebbe, almeno, la gratitudine dei molti.

C'è un brano, in particolare, sull'amore e sulla meditazione, che metterei come testo obbligatorio in tutte le scuole di Yoga.
Spero lo leggiate con attenzione.
Un sorriso, 
P.

IN CERCA DELLA LUNA

"L'amore ti offre bagliori fuggevoli sulla meditazione: sono i riflessi
della Luna sul lago, sebbene siano solo riflessi e non siano veri.
Perciò l'amore non riesce mai ad appagarti. Di fatto, l'amore ti
renderà sempre più insoddisfatto, scontento. L'amore ti renderà sempre
più consapevole di ciò che è possibile, ma non te lo elargirà. Solo
coloro che amano conoscono le gioie della meditazione. Coloro che non
hanno mai amato e non si sono mai sentiti frustrati per amore, coloro
che non si sono mai immersi nel lago dell'amore in cerca della Luna e
non si sono mai sentiti frustrati, costoro non cercheranno mai la Luna
vera lassù nel cielo, non diventeranno mai consapevoli della sua
esistenza."

(Osho, Il Cuore Celeste, NSC ed.)

















5.04.2017

KRISHNAMURTI, IL MESSIA INVENTATO, E LO YOGA-NON YOGA


Domenica scorsa, durante un residenziale, ho scoperto che molti yogin meditano, e insegnano a meditare, con gli occhi chiusi.
La cosa mi ha sorpreso assai.
Fermo restando che ognuno debba praticare come meglio gli aggrada, esistono, nello yoga come in ogni altra attività umana, dei "fondamentali", delle istruzioni di base che vengono impartite al primo incontro o alla prima lezione.
Per ciò che riguarda la meditazione ho avuto degli istruttori  tibetani, giapponesi, cinesi e indiani e tutti, ma proprio tutti, mi hanno, insegnato che per meditare,bisogna sedersi in una posizione comoda, ma con la schiena ben allineata, il sincipite (la parte più alta del cranio) "sospeso", il mento dolcemente rivolto verso il torace e gli occhi, socchiusi, rivolti verso la punta del naso.

Gli occhi  "devono" essere socchiusi sia per una serie di motivi fisici (che qui non mi sembra il caso di approfondire) che per evitare che la mente venga distratta dagli oggetti esterni (se si tengono  aperti) o dagli oggetti interni (i frutti dell'immaginazione che insorgono ad occhi chiusi).
Esistono poi altre posizioni, o meglio, mudra, come Shambavi Mudra, ad esempio, (quando le pupille si spostano verso il punto in mezzo alla fronte), ma sono in genere dei processi spontanei che insorgono in certi momenti della pratica.
Di fatto ad un allievo che vuole iniziare   a meditare, nelle tecniche taoiste, nello zen, nel buddhismo tibetano, nello Yoga, si suggerisce "sempre" di tenere gli occhi socchiusi e di rivolgere lo sguardo verso la punta del naso.




Lo so che sembra una cosa da poco, ma non è la prima volta che trovo delle discrepanze tra ciò che mi hanno insegnato i miei istruttori orientali ( ed ho in seguito verificato sui testi tradizionali di yoga,) e ciò che molti maestri moderni insegnano nei loro corsi e scrivono nei loro libri.
In molte scuole e in molti testi, anche assai famosi, la forma, il colore e la natura dei chakra, ad esempio, o la descrizione degli stati di coscienza dell'essere umano, sono così diversi da quanto ho imparato da farmi pensare a due tradizioni indipendenti che usano le stesse parole ma hanno origini, tecniche e fini, forse, completamente diversi.



Secondo me, semplificando ovviamente,, esistono uno, chiamiamolo così, Yoga orientale - che proviene dagli insegnamenti di Patanjali, Shankara,i Siddha del Tamil, Gorakhnath... ed è molto simile, teoricamente e tecnicamente, alle discipline psicofisiche cinesi e giapponesi- ed uno Yoga occidentale che proviene degli insegnamenti della Teosofia.

Il primo si basa su una serie di dottrine facilmente tracciabili  e su una vasta letteratura (Veda, Vedanga, Vedanta, Poemi Epici indiani, tantra), il secondo, pur con riferimenti alla tradizione neoplatonica, è frutto delle visioni e dei sogni di una serie di medium e chiaroveggenti, che sarebbero entrati in contatto telepatico con dei maestri di altre dimensioni spazio temporali, per cui non esistono testi di riferimento che non siano i resoconti di viaggi astrali o altri eventi paranormali redatti negli ultimi 100/150 anni.

Questo secondo yoga, nato con la Teosofia di Helena Petrovna Blavatsky, tramite una serie di illustri filosofi e pensatori, spesso legati alla massoneria, è entrato a far parte di quell'insieme di culti, credenze e tecniche psicofisiche che oggi chiamiamo New Age ed ha finito per sovrapporsi, spesso anche in Oriente, allo Yoga di Patanjali e Shankara. 

Non so se questo sia un bene o un male, mi limito a notare che ci sono delle differenze, a volte rilevanti, tra le teorie e le tecniche di derivazione new age/teosofica (oggi spesso definite Olistiche) e gli insegnamenti per esempio, di Gorakhnath.

I teosofi, che oggi fanno riferimento ad una potente associazione, chiamata Lucis Trust (dove Lucis sta per Lucifero), hanno grandi mezzi finanziari e possono esercitare una enorme influenza sui mezzi di comunicazione.
Non è un caso, ad esempio, che  Gorakhnath considerato in oriente uno dei più grandi guru illuminati della storia, sia conosciuto, in occidente, solo da pochi praticanti di yoga mentre Jiddu krishnamurti, un maestro scelto, istruito e in un certo senso creato dai teosofi, sia noto universalmente come un  Grande Maestro incarnazione, dicono, del Buddha del futuro, Matreya.

Provate ad andare in qualsiasi libreria e chiedete  un libro di Gorakhnath (ne ha scritti cento).
Sicuramente  vi chiederanno dieci volte come si scrive prima di fare una ricerca, spesso infruttuosa, sui cataloghi on line.

Se invece chiedete un libro di Jiddu Krishnamurti vi sorrideranno e, dopo aver parlato con competenza della sua vita e del suo pensiero, tireranno fuori almeno una decina di titoli in varie edizioni.



Krishnamurti, è stata la prima Pop Star del '900.
Negli anni '20 era più famoso di Rodolfo Valentino. Le sue conferenze attiravano folle oceaniche e attori, scrittori, banchieri e uomini politici sborsavano cifre impressionanti pur di apparire al suo fianco. 
Sempre elegantissimo, arrivava a bordo di auto di grossa cilindrata e mandava in visibilio gli spettatori  presentandosi come il tramite terreno tra esseri umani e non meglio definite "gerarchie celesti":
Il motivo del clamoroso successo del giovane indiano era dovuto,oltre che alla sua bellezza e al suo carisma al fatto che era stato "costruito" per piacere agli occidentali.

La storia di Jiddu Krishnamurti comincia nel 1909  Adyar, una cittadina del Tamil Nadu dove i teosofi avevano costruito un Ashram.
Mentre passeggiava sulla spiaggia insieme al fratello, Nitya, fu notato da Charles Webster Leadbeater, vescovo cattolico e personaggio di spicco della "Società Teosofica" .




La pedofilia di Leadbeater non era un mistero per nessuno, lui stesso ammetteva tranquillamente di masturbare e di far masturbare su sua indicazione, i giovani che venivano affidati alle sue cure, anche se, a suo dire, lo faceva per fini alti: -"la forte energia sessuale degli adolescenti prima o poi potrebbe condurli nelle braccia di qualche donna di malaffare con terribili ripercussioni karmiche"- diceva il vescovo -"meglio che li faccia sfogare io piuttosto che vadano a prostitute"-
Più volte Annie Besant, presidentessa della società teosofica e prima donna massone ad essere affiliata alla Gran Loggia Unita d'Inghilterra , era dovuta intervenire con le autorità e i giornali per evitare che il vescovo finisse in galera, ma oltre che pedofilo, Leadbeater si dice che fosse anche un chiaroveggente e così quando segnalò Jiddu alla Besant c'è da credere che avesse visto in lui qualcosa d'altro oltre ai lineamenti nobili e al fisico da indossatore.



Per qualche anno Leadbeater si dedicò completamente al giovane Krishnamurti. 
Lo istruì ai principi della Teosofia, gli insegnò l'inglese, la maniera di vestirsi all'occidentale e le buone maniere.
Quando il ragazzino fu pronto venne strappato al padre dopo un penoso processo giudiziario e  affidato, insieme al fratello, alla tutela di Annie Besant per essere presentato all'occidente come "il Maestro del Mondo", rappresentante in terra delle "gerarchie spirituali" dei "maestri invisibili" che gli avrebbero affidato il compito di creare una nuova religione universale.



Nel 1922 I fratelli Jiddu (Krishnamurti e Nitya)  si stabilirono in California, ad Ojai, dove vennero "affidati" alle cure di Rosalind Williams, una diciannovenne di grande bellezza, con il ruolo ufficiale di balia (una diciannovenne che fa la balia ad un ventisettenne?) che li seguì nei loro viaggi in India e in Australia.

Nel 1925 mentre erano a Sidney le condizioni di salute di Nitya (che si occupava dell'organizzazione delle conferenze e dei rapporti con la stampa)già  affetto da tubercolosi, peggiorarono improvvisamente.
Il trio fu riportato a Ojai e nel novembre dello stesso anno, in seguito ai postumi di un influenza, Nitya morì mentre, si dice, faceva l'amore con Rosalind.

Il tragico evento colpì profondamente il "Nuovo Messia": i  "Maestri invisibili", tramite i medium teosofi, lo avevano rassicurato sulla malattia di Nitya e jiddù cominciò ad avere seri dubbi sul suo ruolo e sulla effettiva veridicità degli insegnamenti ricevuti.

Nel 1927 la Besant organizzò il matrimonio di Rosalind con Desikachar Rajagopal, un amico di Jiddu che aveva sostituito Nitya nell'organizzazione del "Business Nuovo Messia".
Cominciò uno stravagante menage a trois con Rosalind che ebbe una figlia, Radha, da Rajagopal (da cui avrebbe divorziato nel 1960), ma di fatto fu la compagna di Krishnamurti per almeno venticinque anni.
Il silenzio che circondava la loro storia era dovuto al presunto celibato del "Maestro", portato spesso come prova del suo essere un realizzato, distaccato completamente dai desideri carnali.
Secondo Radha, la figlia di Rosalind, Jiddu  per non turbare l'immagine che si era creato, costrinse addirittura  l'amante ad abortire.






Intanto il rapporto tra Krishnamurti e la Società teosofica si era logorato.
Nel 1929 Krishnamurti sciolse l'Ordine della stella d'Oriente , la "Loggia" che i teosofi avevano creato per lui, e fondò una propria  associazione, la Krishnamurti Organization, affidandone la direzione al marito della sua amante

Quando ebbe fine la sua relazione con Rosalind, nel 1960 ne fondò un'altra, la Krishnamurti Foundation ed intraprese una lunga battaglia legale contro Rajagopal per il controllo delle proprietà immobiliari e dei diritti delle pubblicazioni.

Intanto dopo la rottura con i Teosofi, Jiddu elaborò una propria filosofia, sintetizzabile nel motto "No Guru, No Method, No Teacher", e basata sul rifiuto delle chiese, delle liturgie e delle religioni in genere.
Il suo pensiero ebbe una vasta eco negli ambienti scientifici e negli ambiti New Age, dando vita a ciò che oggi viene chiamato "Misticismo Quantico".
Ecco, iIl Misticismo Quantico, insieme alle credenze della Teosofia sta alla base di quello che possiamo definire Yoga Non Yoga o Yoga occidentale.

Sia ben chiaro che con queste definizioni non ho nessuna intenzione di esprimere giudizi negativi.
Volevo solo mettere in evidenza il fatto che oggi, molti di coloro che dicono di praticare Yoga non fanno riferimento allo Yoga di Patanjali, Shankara e Gorakhnath, ma a una serie di teorie e tecniche nate in tempi relativamente moderni in Europa e negli Stati Uniti.
Tecniche e teorie  nelle quali i principi fondamentali e  modalità operative dello yoga indiano  sono assenti o vengono presentati in forma affatto diversa.

Questo non significa che  la Teosofia e gli insegnamenti di Krishnamurti  non possano avere effetti positivi sull'individuo e sulla società (anzi, chi li segue mi assicura del contrario)
Significa solo che, nonostante l'apparenza, hanno poco a che vedere con lo Yoga di Gorakhnath, Patanjali o Shankara, uno Yoga che è fatto di Asana, Mudra, Mantra, yantra, Dhyana e Samadhi




Provate a pensarci la prossima volta che vedete qualcuno meditare ad occhi chiusi o sentite uno Yogin parlare della legge dell'attrazione o dei maestri Invisibili ...




4.12.2017

PRANASAMYAMA, L'ALCHIMIA DEL RESPIRO




"....segue il prana che diviene: pràna, apàna, vyàna, udàna, samàna secondo le molteplici funzioni loro inerenti o secondo le modificazioni che subisce, come avviene per l'oro o per l'acqua."
Samkara, Vivekacudamani 95.

Interpretare un testo tradizionale di Yoga è assai complesso. Uno dei motivi della difficoltà  nasce dal fatto che gli autori usano un “gergo tecnico”, un linguaggio per “addetti ai lavori”, pieno di metafore, simboli e abbreviazioni.
Questo può portare a prendere fischi per fiaschi o, nel migliore dei casi, al non comprendere a pieno le “valenze operative” di certi esercizi.
Il pranayama, secondo me, è uno di questi casi.
Letteralmente prāāyāma, letteralmente āyāma significa sia espandere che contenere (?) per cui, per comodità Pranayama viene tradotto con “controllo” o, in alcuni casi “sospensione”, del respiro, una specie di ginnastica respiratoria, quindi.
Ma visto che si trova anche il termine prāasamyama, è possibile che si tratti di qualcosa di diverso epià “profondo”.
Samyama è una tecnica descritta da Patañjali negli Yoga Sutra e consiste nell’utilizzare il flusso della mente chiamato “nirodha”perottenere particolari stati psicofisici e determinati poteri paranormali chiamati Siddhi.
E prāa non indica solo il respire o l’atto del respirare, ma, anche, l’insieme di cinque “energie sottili” che circolano nel corpo umano nelle zone collegate a cinque “Ruote di Energia” o Cakra.
Il pranayama sarebbe, in sostanza, una pratica alchemica. Per lo Yoga ci sono 5 tipi di "venti" o "soffi vitali" detti appunto prana o vayu (dieci in verità, cinque minori e cinque maggiori, e ma qui tratteremo solo dei secondi) ognuno con proprie funzioni, ritmo e direzione.
Tutti i processi psicofisici, dall'addormentarsi, allo starnutire, all'eccitarsi sessualmente possono essere considerati come il prodotto dell'azione dei 5 prana.

Il "Vento" chiamato Prana "domina" la zona che va dal naso al cuore ed è in rapporto con la parola ,il cuore ed i polmoni.E' caratterizzato da un ritmo alternato, una specie di doppia spirale su un piano orizzontale facilmente sintonizzabile con il ritmo respiratorio. Una delle sue funzioni è appunto la respirazione ed è collegato al V° cakra, il Plesso energetico della gola.




Il secondo vento, vyana è l'energia vitale che pervade tutto l'organismo. E'il "tipo" di prana che circola uniformemente nei canali detti nadi. Segue i ritmi cosmici di giorno e la sonnolenza e il risveglio possono essere considerati sue funzioni. Si espande e si ritrae ritmicamente ed è collegabile al IV° cakra, il Plesso cardiaco.



Samana domina invece la parte del corpo che va dal cuore al plesso solare e riguarda il nutrimento e l'assorbimento del cibo, la secrezione è una delle sue funzioni. Si potrebbe visualizzare come un movimento su un piano orizzontale, dall'esterno all'interno e viceversa. E' collegato allo stomaco e al III cakra, il Plesso dell'Ombelico.



Apana è il prana dell'intestino. La sua funzione è la escrezione. E' visualizzabile come un movimento verticale discendente , dall'alto verso al basso ed è legato al I cakra.


E , sotto forma di kandarpa vayu (o vento del desiderio) al II cakra.
Udanai nfine si trova tra il naso e la fontanella (sesto cakra) ed è in rapporto con il naso, gli occhi e il cervello.



Udana  visualizzabile come un movimento verticale verso l'alto, è l'energia che porta l'anima fuori dal corpo durante il samadhi e dopo la morte, ed è responsabile del movimento degli occhi verso il centro della fronte chiamato Shambavi mudra.


Il movimento ascendente di udana, con la pratica dello Hatha Yoga, può coinvolgere tutti gli altri soffi vitali trasformando tutte le aree vitali del corpo . Questo processo in alchimia è definito "RETTIFICAZIONE MERCURIALE" ed è rappresentato dal cambio di direzione dal basso in alto, dei petali del Loto che simboleggia il cakra del cuore corrispondente, secondo alcuni, alla Realizzazione.




4.11.2017

NIRVANA, SAMSARA E LO YOGA DI NONNA OLGA





Nello Yoga la maggior parte delle concezioni spesso astruse o di difficile comprensione, che ci vengono propinate come sapere tradizionale, sono interpretazioni moderne o comunque posteriori all'elaborazione dei Veda e delle prime Upanishad.  

Karma yoga, ad esempio, termine usato spesso nel senso di -"Sta zitto e pedala!"- a dir la verità sarebbe la via dei riti e delle formule magiche, e Maya, con cui si indica l'illusorietà della vita dell'Uomo,  un particolare potere del Dio degli Oceani, e re dei Naga, Varuna.

La Vita per lo Yoga non è illusione, anzi.


La vera "Liberazione", "Illuminazione", "Realizzazione" o come cavolo vogliamo chiamarla, secondo i testi consiste nel vivere pienamente la propria esistenza comprendendo l'identità tra saṃsāra
nirvāṇa.

 Saṃsāra che viene tradotto con "PASSAGGIO DA UNO STATO ALL'ALTRO" o "CATENA DELLE RINASCITE", significa letteralmente
INSIEME/CON [ saṃ ] l'ESSENZA [sāra

Nirvāṇa che viene tradotto invece con LIBERAZIONE, significa 
SENZA [ nir] MUSICA/VITA [vāṇa].

Quando sono vivo sono in unione con l'Essenza, ovvero con  la Dea.
Quando muoio no, e non si sente più il suono (musica) del respiro.


La vita umana è un percorso che dalla nascita, attraverso una serie di passaggi di stato ( infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia) conduce alla morte.


I passaggi di stato sono saṃsāra e la morte è nirvāṇa.


Ma la morte non è il contrario della vita, anzi fa parte della Vita con la V maiuscola perché la Vita è l'unica vera Dea e prescinde dall'esistenza individuale. 


saṃsāra = esistenza terrena e nirvāṇa = morte, i Veda non ci dicono nulla di più e nulla di meno.


Chi si lega al fantasma dell'ego, e crede che la sua individualità sia un tesoro da custodire e proteggere, soffre della dipartita dei suoi cari (si sente abbandonato e quindi tradito) e dell'approssimarsi della sua. 


Chi invece si arrende alla Vita, unica Realtà, muore sereno.
Per chi ha fame di filosofie complicate, di misteri da svelare, di formule magiche che ti rendono ricco e famoso a studiare i Veda c'è da rimanere delusi 
-"Ma come? Sembrano le cose che mi diceva Nonna Olga!"- 

Chi invece tenta di spazzar via i luoghi comuni e le credenze, sente pian pianino insorgere quella meraviglia (vismaya) di cui parlano gli insegnamenti tantrici.


Nei Veda Scienza e Poesia si rincorrono l'un l'altra, si avvinghiano, si lasciano e si riabbracciano come amanti vogliosi.
Non c'è differenza tra cuore, mente e corpo, c'è solo l'Essere Umano.


Nel Leggere il Rig Veda e le prime Upanishad, sono rimasto  colpito dal continuo alternarsi di pianti e sorrisi, dall
a leggerezza con cui vengono trattati i moti dell'animo, le gesta eroiche, le profonde riflessioni sulle origini del cosmo. 

Sono così noiose, al confronto, le nostre attuali erudite disquisizioni filosofiche!
Nel Rig Veda, per fare un esempio, Indra torna a casa dopo un epico combattimento con non ricordo quale Asura e trova la moglie Indrani, inferocita, che si lamenta così per le sue scarse prestazioni sessuali:


 -"Guarda caro mio, come ciondola tra le coscie, inutile, il pene dell'impotente! Quello del potente invece si rizza subito e la mia vagina pelosa lavora per lui!"-



Nella Chandogya, dopo aver descritto il complicato simbolismo del sole per la Madhu Vidya (Conoscenza del Miele) l'autore strizza l'occhio ai lettori: 

-"Oh fai attenzione che parlo di sole dell'alba, del mezzogiorno e del tramonto, ma il sole è uno soltanto e se ne sta lì, fermo, in mezzo al cielo..."-

Le parole degli autori dei Veda, leggere e potenti insieme, graffianti e cariche di umori, fanno trasparire un amore infinito per la Dea e per l'Essere Umano.


Erano saggi gli autori dei Veda, e il vero saggio danza la vita.
Chissà perché invece coloro che affermano di rifarsi alla Tradizione con la T maiuscola, al Sanathana Dharma, ai Veda, appunto, sono spesso così pesanti e, almeno in apparenza, lontani dalla Gioia e dall'Amore per la Vita. 

Il concetto di base dei Veda è abbastanza semplice:

 "Se vuoi vincere la paura della morte e arrivare sereno alla fine dei tuoi giorni, devi comprendere che la Vita è qualcosa di più dell'esistenza individuale".

Per arrivare alla meta, una morte serena, i rishi ci danno una serie di consigli pratici, chiamiamole "tecniche operative", che ruotano intorno a tre parole che paiono personaggi dei fumetti: 


भक्ति bhaktiभुक्ति bhukti e मुक्ति mukti

[Piccola parentesi prima di affrontare il significato letterale delle tre parole : anche uno scemo si accorge che le tre parole sono bisillabiche e hanno in comune la parola kti, come śakti, rakti ecc.
La sillaba kti indica nello yoga una particolare azione da compiere nella pratica e le sillabe che la precedono sono invece le vibrazioni che provengono, da particolare settori della sfera celeste detti in astronomia Nakshatra.

 I nakshatra sono 27 e le sillabe/vibrazioni sono quattro per ogni Nakshatra. In totale quindi abbiamo 27x4= 108 vibrazioni che rappresentano i 108 elementi della fisica vedica.
Chi vuole approfondire può cercare di mettere in collegamento le sillabe dei nakshatra con le costellazioni e gli asana dello hatha yoga: il risultato è stupefacente]


Bhakti letteralmente significa "ciò che appartiene a qualcosa d'altro", ma è anche "una linea che divide" o "una porzione di qualcosa". 

Bhukti è il "godimento", "l'utilizzazione di qualcosa", ma indica anche "il movimento che un pianeta compie in un giorno solare". 

Mukti, che generalmente viene tradotto con "liberazione", significa "abbandono", "gettato via", "spedito". 

Abbiamo visto che il fine dello yoga vedico è quello di liberarsi della paura della morte (mukti) e di assicurarsi una serena dipartita.




La via più semplice è quella di comportarsi bene, cercando di non far soffrire nessuno, condurre una vita onesta insomma, in modo da non aver nemici che ti rompono le balle quando stai per morire, né sensi di colpa che ti torturano mentre il Signore del Tempo bussa alla tua porta.


Ma non è che sia una via sempre affidabile.
Spesso ci si fanno dei nemici senza saperlo e altrettanto spesso i rimpianti per i "baci che non si è osato dare", ovvero la soddisfazione dei desideri che ci siamo negati per fare le persone brave, buone e oneste, torturano come e più dei sensi di colpa.


E allora entra in gioco Bhakti, l'appartenenza:

-"Non aver paura, non sei solo, abbi fede in Tizio, Caio o Sempronio e la luce che Egli/Ella/Loro faranno sbocciare nel tuo cuore ti condurrà alla gioia eterna, al paradiso o a una rinascita fortunata"-






Bhakti non è male, perché a chi non riesce proprio di abbandonarsi al flusso della Dea, cioè  buttar via la propria identità individuale, far parte di una congrega di eletti o di una comunità di simili appare un compromesso accettabile: 
nel feticcio che si costruisce, assieme, si ficcano tutte le qualità positive che l'essere umano può immaginare e si viene a creare un flusso virtuale che, comunque sia, alla fin fine andrà a sciogliersi nel fiume dell'Esistenza, nella Vita.

I problemi nascono quando si comincia a voler affermare la superiorità del proprio feticcio rispetto a quello altrui.


L'Ego si annulla sì (parzialmente) nella comunità dei fedeli o degli affiliati, ma a volte si proietta nella comunità stessa, sovrapponendosi al feticcio da adorare.
E allora vai con la lotte di religione, le discriminazioni, le sette segrete.


A volte i risultati della Bhakti sono paradossali,
Buddha Shakyamuni, che, ad esempio, nel Kamala Sutta (vedi "NON CREDETE") dà una visione corretta e ispirata dei primi insegnamenti vedici, viene trattato spesso da anti-tradizionale (contro i Veda) e altrettanto spesso finisce con il diventare oggetto di quella devozione contro la quale metteva in guardia i suoi discepoli.


Altre volte gli effetti  sono drammatici.
I massacri fatti in nome dell'Amore, le dispute teologiche risolte a colpi di spada o illuminate dal fosforo bianco sono i crimini più stupidi e orrendi che un essere umano possa compiere.
Le guerre per il cibo o per il petrolio sono assai più comprensibili delle guerre di religione.


A coloro infine che sembrano più disposti, per caso o per temperamento, ad abbandonarsi al flusso della Vita, i Veda propongono una serie di tecniche per rimuovere i "contenuti psichici", quelle sovrastrutture culturali che impediscono  di godere pienamente (bhukti) della propria esistenza.


Sul godere dobbiamo intenderci.
Non si tratta di dedicare la vita alla ricerca del piacere sensoriale.
Godere significa vivere intensamente ogni attimo, ogni evento, ogni incontro.


Anche la sofferenza per un piede rotto è bhukti.


Anche la tristezza per la scomparsa di un parente è bhukti.


Il segreto è non "stare sul pezzo".
Se muore il mio pappagallino ammaestrato piango.
Un istante dopo passa una ragazza bella da impazzire e io rido.
Questo è il distacco dalle emozioni!


Le emozioni e le percezioni per lo yoga sono strettamente connesse.
Senza emozione non c'è percezione, senza percezione non c'è vita.
Eliminare le emozioni non significa essere illuminati, ma essere diventati dei sassi o dei pezzi di ferro.


Significa aver gelato la vita che è in noi.
La vita, la Dea, è Kundalini di Fuoco, energia e calore.
Tentare di congelarla conduce nel deserto silenzioso di cui parlano certi mistici, un inferno di solitudine.


La tecnica più raffinata che ci hanno tramandato gli antichi poeti-scienziati indiani è lo Hatha Yoga.
Lo Hatha Yoga, alchimia interiore, porta alla trasformazione delle energie sottili e quindi del corpo fisico, oltre che della mente.


Alcuni storcono il naso quando leggono che lo Hatha yoga allontana le malattie e allunga la vita.


Bisogna dire che la longevità e la salute non sono il fine dello  yoga, ma vivere, in salute, 84, 103 o 130 anni (non sono numeri che mi invento, sono tratti dai testi) o addirittura ottenere l'immortalità del corpo, aumenta le possibilità di giungere alla realizzazione, la "vera" realizzazione non duale.


-"Conoscenza"- dice Tsong Ka pa - "è entrare nella Terra pura con il corpo fisico"-
La Terra Pura è la terra in cui non esiste l'angoscia, il paese della Gioia, la condizione naturale dell'uomo prima della "caduta".
La Caduta invece è la glorificazione dell'ego, la nascita della stolta credenza che l'individuo sia più importante della Vita.

L'Angelo caduto, il Dio annichilito è l'uomo che abbandona la Dea, fingendo di di non riconoscere 

-"I suoi occhi blu come il fiore di utpala, 
i suoi capelli neri come l'ala del corvo, 
le sue labbra rosse come il sole dell'alba"-.

4.05.2017

PATANJALI...CHI ERA COSTUI? RIFLESSIONE SUL LIBRO PIÙ CITATO E MENO LETTO DELLA STORIA DELLO YOGA



Vyasa e Shankara


Ma voi avete mai letto Yoga Sutra di Patanjali?
Intendo letto davvero, anzi studiato...come si studiavano i canti di dante o i capitoli dei Promessi Sposi al Liceo.
"Yoga Sutra" di Patanjali è  uno dei testi più citati nel materiale informativo di scuole , circoli, associazioni che si occupano di Hatha, Raja, Bhakti, Kriya, Ashtanga, Bikram, Power ecc. ecc. Yoga, ma a volte ho il dubbio che lo abbiano letto in pochi.


Patanjali (con la coda di serpente) e Vyaghrapada (con le zampe di tigre) 
al tempio di Chidambaram


Il "praticante medio" sa che ci sono gli otto "anga" (Yama, nyama ecc. ) di derivazione Jainista e buddista, cita a memoria "yogas chitta vritti nirodah,  "LO YOGA E' LA SOSPENSIONE DELLE MODIFICAZIONI DELLA MENTE", ma se chiedi delle siddhi (poteri paranormali) e della maniere di ottenerle con i mantra o la droga,  dei maestri che appaiono se si fa samyama sotto la fontanelal o del rapporto tra Kshana (istante) e Krama (successione di "quadri evento"), che pare siano importanti (tanto importanti!) per Patanjali, fa scena muta, o quasi.

Secondo me varrebbe la pena di leggerseli per intero, gli Yoga Sutra, e di studiarsi anche qualcuno dei migliaia di commenti scritti da yogin e filosofi negli ultimi duemilacinquecento anni.

Un commento agli Yoga sutra assai interessante è quello  di Vyasa (l'autore del Mahabaratha), ripreso e ri-commentato da Shankara bhagavadpada.


Non è facile trovarlo, e lo trovo abbastanza strano: sul Web e in libreria abbondano commenti di studiosi moderni, grammatici, intellettuali, guru, swami e lobsang sconosciuti, ma non si parla quasi mai delle interpretazioni di Patanjali fatte da due tizi che si dice l'abbiano conosciuto di persona e che, si dice, siano due maestri riconosciuti universalmente. 






E' come se ci fosse un commento di Einstein al lavoro di Newton e non lo si citasse mai, concentrandosi invece sulla critica al  filosofo della mela che cade, fatta da un professore di scienze di Guasticce. 


Insomma il commento di Vyasa e Shankara Patanjali è difficile da reperire, ma se si ha la fortuna di metterci le mani si apre un mondo.

Lo yoga, per Vyasa e Shankara, è "la pratica del samadhi", e non vuol dire affatto unione, come si dice e si crede, ma "RIPOSO", "ABBANDONO".
Shankara dice altre cose che possono apparire stravaganti a chi conosce le interpretazioni usuali degli  yoga sutra.


Tipo che Yama è lo stato di distacco dagli stimoli sensoriali che si ottiene realizzando che BRAHMAN è TUTTO.


E Niyama sarebbe invece il frutto della realizzazione di IO SONO BRAHMAN

 (AHAMA BRAHMASMI)

Sembra che Yama e Niyama, non siano prescrizioni, comandamenti, o divieti da imporre con la volontà, ma qualità che insorgono da certi stati realizzativi,


Dice anche, Shankara, che per asana, parlando di Raja Yoga, si intendono posizioni e tecniche specifiche, come mulabhanda in siddhasana.


Ma a cosa che, secondo me è più interessante è la differenza  tra unione ( yoga=giogo) e riposo (yoga=abbandono).


Nel definire lo Yoga  unione o giogo possiamo sempre supporre un intervento della volontà individuale.
Ciò che dovrebbe essere soggiogato sono desideri, passioni, pensieri, in altre parole ciò che molti definiscono 'Ego.


In riposo o abbandono si potrebbe invece leggere il lasciar che la mente compia il suo mestiere, arrendendosi al "Gioco degli Dei" e cominci a giocare con loro, come loro, tra loro. 





Secondo Vyasa e Shankara gli Yoga Sutra ci dicono che Tutto è il BrahmanNoi siamo Natura.
In ogni piccola porzione dell'universo, c'è il tutto.


Noi siamo la Natura e imponiamo alla nostra mente di credere di non esserlo.
Lasciare andare, staccarsi, tendere al sahaja (stato naturale) significa imparare a liberarsi dagli steccati che impediscono di vedere la realtà così come è.


Per la Fisica moderna esistono dieci dimensioni, ma noi ne vediamo solo tre perché "pensiamo tridimensionale".
Il vuoto è pieno di universi e la nostra visione del mondo  vi si smarrisce. 


Patanjali ci dice che la Realtà è  un infinito mare senza sponde, e che solo lì  nell'oceano infinito, la mente può finalmente riposarsi.

E ci insegna pure le tecniche per sfuggire le leggi fisiche che ci ancorano alla dimensione grossolana,  in modo da  realizzare il Riposo della Mente diventando uno con l'Universo.

Non so se abbiano ragione Vyasa e Shankara  o  le migliaia di volenterosi commentatori moderni, ma io, se fossi in voi, vi consiglierei di dare un occhiata alloro commento.







Per chi volesse farsene un'idea : Sankaracarya; Patañjali; T. S. Rukmani; Vyasa. Yogasutrabhasyavivarana of Sankara: Vivarana Text with English Translation, and Critical Notes along with Text and English Translation of Patañjali's Yogasutras and Vyasabhasya. Munshiram Manoharlal Publishers

3.27.2017

IL FIGLIO DI YOGANANDA E L'INDIGESTIONE DI BUDDHA



YOGANANDA
Quando nel 1996, pochi giorni prima del suo centesimo compleanno Lorna Erskine, si abbandonò al sonno della morte, Ben, il figlio, decise di rivelare al mondo il suo segreto i: Yogananda, il casto e puro guru, era suo padre.

Ne uscì fuori una terribile, e molto poco yogica, battaglia legale a colpi di foto, rivelazioni pruriginose ed esami del DNA tra la Self Realization Fellowship,la potente associazione fondata dal maestro, e gli eredi di Lorna (che chiedevano un sacco di soldi...).

Ad un certo punto vennero fuori altri tre o quattro figli di discepole americane, tutti bisogna dire assai somiglianti al Guru, .

E venne fuori una storia, confermata da alcuni fuoriusciti dalla Self Realization Fellowship (e quindi... interessati) riguardante un gruppo di "sorelle dell'amore" giovani discepole che avrebbero diviso con Yogananda il terzo piano del primo centro californiano della S:R:F.

Certo, per tornare a Lorna, che se una donna americana bianca e bionda sposata con un uomo americano bianco e biondo da alla luce un figlio moro con i lineamenti asiatici e la pelle scura c'è da pensare male. O bene, a seconda casi.


Che Yogananda abbia o meno intrallazzato con sei o sette yogini americane e abbia avuto anche dei figli da alcune di loro a me, personalmente non fa alzare neppure un sopracciglio.

Sono le sue parole, i suoi insegnamenti ad essere importanti, mica i suoi gusti sessuali o le abitudini alimentari!


Ma non tutti la pensano così, anzi, ,secondo molti praticanti di yoga un Maestro,per essere considerato attendibile deve essere astemio, vegetariano e casto, quasi che l'alcol, la carne e il sesso impedissero l'evoluzione spirituale.

Sarà vero che l'astinenza sessuale e l'alimentazione vegetariana o vegana aprono le porte per il paradiso e il sesso e la carne sono l'anticamera dell'inferno?

A leggere le biografie dei maestri e dei santi del passato parrebbe di no.....ma ovviamente, mi guardo bene dal dar risposto definitive...




















SAI BABA DI SHIRDI
Il 15 ottobre 1918, Sai Baba di Shirdi accese un Chilum d'erba, lo passò ad uno dei suoi discepoli (quello che stava alla sua destra, i Chilum si fanno girare in senso antiorario) e, ridendo, gli poggiò la testa sulla spalla.
Poi più nulla.
Morì così uno degli yogin indiani più amati di tutti i tempi, con un tiro d'erba e una risata.

Era un burlone, Sai Baba, per insegnare l'elasticità mentale, nascondeva il maiale nel cibo che condivideva con vegetariani e musulmani.

Voleva dimostrare loro che Dio è ovunque e che la possibilità della realizzazione non dipende certo dalla qualità e dalla quantità del cibo ingerito.
Che storia!

Quando me l'hanno raccontata non credevo alle mie orecchie. per un periodo non breve della mia vita ho curato l'alimentazione in maniera quasi nevrotica.

Non ero Vegano (mangiavo il parmigiano una volta la settimana e qualche volta inzuppavo la frutta fresca e il miele nello yogurt) ma per, credo almeno quattro cinque anni mi sono rifiutato di avvelenare il mio corpo con cibi industriali, grassi idrogenati e soprattutto "cadaveri",come chiamavo allora le bistecche, il prosciutto di Parma o il coniglio alla cacciatora.


Scoprire che Sai Baba di Shirdi, yogin realizzato, considerato da Islamici e Hindu una incarnazione dell'Amore, fumava erba e costringeva i suoi allievi a cibarsi di carne di porco mi fece l'effetto di un ceffone o di un unghia scheggiata che graffia, insieme, la lavagna e le sinapsi.
Spesso, per ciò che riguarda lo yoga, anziché studiare i testi antichi, confrontando il più possibile varie interpretazioni e traduzioni, tentiamo di adeguare le parole e gli insegnamenti dei maestri alle nostre credenze o, peggio, mettiamo la firma di quei maestri in calce alle nostre riflessioni.

Altre volte, parandosi dietro lo scudo della devozione, si abbraccia una particolare interpretazione senza prendersi la briga di controllare cosa davvero avesse detto quel tal mal maestro o cosa ci sia scritto nel tal testo originale ( cosa che in tempi di internet e vocabolari on line, mi sembra piuttosto agevole).
Non so se questo sia un bene o un male.

Di certo alcune credenze moderne si sono ormai sostituite alle verità storiche e se Yogin e Maestri del passato sentissero quanto oggi si racconta di loro stenterebbero a riconoscersi, o magari si sbellicherebbero dalle risate.


Le credenze più diffuse riguardano, appunto, l'alimentazione e la sessualità dei maestri e degli yogin antichi: per la maggior parte dei praticanti di yoga la dieta vegetariana o vegana e l'astinenza o la continenza sessuale sono condizioni imprescindibili per raggiungere la Realizzazione, la Quiete (con la Q maiuscola) o comunque una superiore consapevolezza. poi vai a leggere le biografie dei maestri, i racconti puranici, o gli inni dei veda e ti scontri con storie di scorpacciate di carne e pesce, ubriacature, amori clandestini e figli illegittimi...



MILAREPA

Qualche tempo fa, dopo una serie di accese discussioni sul buddhismo e sulle abitudini sessuali e alimentari dei monaci buddisti mi sono riletto "Vita di Milarepa". e mi sono segnato alcune "perle" sulle quale, secondo me, un aspirante yogin farebbe bene a riflettere.

L'edizione che ho è quella di Adelphi, a cura di Jacques Bacot.
Pg. 161:


"Così detto [Peta, la sorella di Milarepa] mi diede il cibo e il vino.
Mangiai e bevvi e immediatamente la mia intelligenza si rischiarò.

Quella sera la mia devozione ne trasse molto vantaggio
."

Pgg. 162-163:

"Qualche giorno dopo Dresse venne a trovarmi insieme a Peta, portandomi carne, burro rancido, tsampa e molta birra [...] Se ne andarono e io mangiai i buoni cibi che avevano portato[...] le mie vene [nadi], per via dell'uso dei cibi cattivi, si erano tutte annodate e non potevano sostenersi. Quindi la birra di Peta le rianimò un poco.
Le offerte di Dzesse
[carne, burro, Tsampa, farina] finirono per rianimarmi del tutto.
[...]Conformemente alle prescrizioni del rotolo di carta [ il rotolo sigillato che gli aveva dato il Lama Marpa e che conteneva delle formule e l'indicazione di mangiare cibi nutrienti, ovvero carne, burro, vino, birra....]
mi sforzai di realizzare le condizioni di corpo, respiro, pensiero.


[...] Capii che la via delle inclinazioni sensuali, che è la via dei tantra, non poteva essere una via normale praticata da tutti. [...] Ne ero debitore a Peta e a Dzesse [...]"

Pg. 180:
"Quand'anche io volessi sopprimere la mia virilità non potrei farlo."



Considerando

(1) che Milarepa è considerato il più grande yogin tibetano,
(2)che Milarepa è ineluttabilmente buddista,

(3)che il suo lignaggio è quello di Naropa, ovvero dell'iniziazione sessuale, non è che il testo mi sorprenda molto, ma non si può negare che le parole di Milarepa stridano con l'idea che la maggior parte delle persone ha dello yoga, del buddismo e delle pratiche corporee.


Un'idea che nasce dalle moderne concezioni filosofiche e dai moderni costumi alimentari, per la quale Monaci, Maestri e Yogin siano anzi debbano essere tutti astemi, casti e vegetariani







SHAKYAMUNI

Quando racconto ai miei amici vegani che Shakyamuni, il Buddha storico, Gautama Shakyamuni, (che, tra parentesi, se ne andava in giro ad insegnare in compagnia della legittima moglie) è morto per una indigestione da carne di porco, o non ci credono o fanno finta di non aver sentito.

Ovviamente questo non trascurabile dettaglio (la morte di Shakyamuni per indigestione di maiale) non significa che Buddha consigliasse di uccidere degli animali o mangiare carne, ma altrettanto ovviamente dimostra come per Shakyamuni (e Milarepa e Sai baba di Shirdi) l'alimentazione vegetariana non sia assolutamente legata all'evoluzione spirituale e alla Realizzazione.

Yogananda, Sai Baba di Shirdi, Milarepa e Shakyamuni per me erano, sono, saranno maestri autentici (potrei dire "I" MAESTRI]
E sono stati, sono, saranno dei grandi uomini.

Uomini in ciccia, muscoli ed ossa. che mangiano carne, a volte, bevono alcolici, si fanno le canne e (non so Sai Baba di Shirdi, ma Yogananda forse e Milarepa e Buddha sicuramente si) praticano sesso.

Sono esseri umani con tanto di vizi e difetti degli esseri umani, non figurine dipinte nelle agiografie dei santi!

Questo rende forse i loro insegnamenti meno preziosi?








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