mercoledì 26 marzo 2014

IL TEMPO DEGLI AMANTI: KRAMAMUDRA



Kramamudrā è una delle tecniche  segrete dello yoga tantrico.
Oddio..."segrete" non è la parola giusta, non ci sono segreti nello yoga.
A pensarci bene non è neppure una tecnica, ma un qualcosa che avviene, mentre si fa l'amore.
Qualcosa di strano.
Il ventre della Yogini,  sulla linea che va dall'ombelico alla vagina (una linea detta in sanscrito कालक kālaka, come la pupilla, e il corvo femmina) comincia a vibrare, anzi a pulsare.
Una pulsazione regolare e , ben distinta dal battito cardiaco o dal ritmo della respirazione che scuote le gambe, le braccia, il collo e risuona, infine, nel pene e nel ventre dell'amante.
I due corpi si fanno uno e quell'uno inizia a muoversi come "un pesce appena pescato".
Questa danza involontaria scatena un'onda sottopelle, una curiosa sensazione di effervescenza, come se dai pori uscissero milioni di bollicine di champagne.
Se si riesce a "vedersi visti", ad ascoltare  l'energia senza farsi assorbire dal piacere, ed a farla circolare nei due corpi come fossero uno (e sono uno!) si fa l'esperienza del "Cuore della Yoginī", l'identità con il nucleo originario della creazione.
Quando si vive la danza della Kramamudrā, quell'alternarsi di espansione e assorbimento che sorprende gli amanti e annichilisce le individualità, cadono in mille pezzi la nostra idea del mondo, dell'essere umano, dello spazio e, soprattutto, del tempo. 
Il tempo si può dilatare e restringere a piacimento.
La sua plasticità è nota chiunque, almeno una volta, sia stato innamorato per davvero.
Le  ore sono minuti al fianco dell'Amata, e l'istante di un bacio dura mille anni.
Non sono i versi che avvolgono i Baci Perugina, ma  realtà, sperimentata e sperimentabile.
Quando, poi, gli innamorati sono due yogin che si donano l'una all'altro "senza nulla pretendere" il tempo scandito dal cuore della Dea, smette i costumi di scena e si mostra per ciò che è: Eternità...
Il sesso tantrico è la più alta forma di devozione: la donna perde se stessa, svelandosi Dea, e l'uomo, riconoscendola, non può far altro che adorarla. 
Bellissimo! Ma quant'è rara la vera unione di mente, parola e corpo! 
Quante sono le donne disposte a donarsi per davvero, come la Radha di Krishna, o la falena innamorata della fiamma? 
E quanti sono gli uomini capaci  di rinunciare al ridicolo orgoglio di maschio per farsi condurre dalla Donna, solo e unico Maestro, nella Terra dell'Oltre?



L'Unione perfetta è assai rara, fortuna che  lo yoga offre altri strumenti per sperimentare la relatività del Tempo.
Le unità di misura del tempo per lo yogi sono il प्राण prāṇa e lo क्षण kṣaṇa
प्राण prāṇa
 vuole dire un sacco di cose:
è  l'insieme delle energie vitali,  da cui dipendono icinque organi di percezione ed i cinque organi di azione  ed è quindi il vero padre della MANIFESTAZIONE.
Indica anche una specifica energia sottile o vento (prāṇa vāyu) legata alla respirazione.
Scritto con la prima A semplice (प्रण praṇa) indica l'Antico dei giorni, il senza tempo e senza forma, Kāma, il Desiderio 

Per lo yogin 
prāṇa è anche l'unità di tempo identificata con la durata di un ciclo respiratorio.
Un prāṇa è una respirazione. Se ci pensa è strano: ognuno di noi ha un proprio ritmo respiratorio, significa forse che il tempo degli antichi indiani variava da persona persona?
Un minuto indiano o vighati è l'insieme di  sei prāṇa.
60 vighati formano la mezz'ora indiana o ghadiya che equivale quindi  a 360 cicli respiratori.
C'è da dire che i termini mutano a seconda delle epoche e del luogo.
l'ora ordinaria, sessanta dei nostri minuti,  ad esempio è detta horā oppure  ghaṇṭā.
L'ora yogica invece è detta muhūrta.
Parola interessante, muhūrta, a seconda dei caso indica 720 cicli respiratori, un istante (nel ṛgveda è il battito di ciglia) o la sposa di Manu, l'Ordinatore.


Certo che gli indiani sono proprio strani.
Immaginiamo tre yogin che si danno appuntamento - "Ci vediamo al Tempio di Kali tra un ora"-
Un'ora yogica vale, in teoria, 720 cicli respiratori, quindi se uno dei tre fa una respirazione al minuto arriverà dopo dodici ore, un altro che respira, facciamo quattro volte al minuto, arriverà dopo tre ore, ed il terzo che respira, ad esempio, dieci volte al minuto, arriverà dopo poco più di un'ora.
Possibile?
E se il prāṇa, come misura di tempo, fosse la pulsazione del Kramamudrā? Se il Tempo fosse scandito dal ventre della Yogini?
Non sarò questo il significato del tamburello (o dei cembali) tenuto in mano dalle Yogini dell'iconografia tantrica?



क्रम krama significa ordine, sequenza, sistema, atto dell'andare.... In pratica è un insieme di eventi chiamati क्षण kṣaṇa.
Se gli kṣaṇa fossero notekrama sarebbe una melodia, un canto.
Ecco, forse è questo il vero segreto:
il Tempo è il canto d'Amore della  Dea!

Nessun commento:

Posta un commento