venerdì 30 maggio 2014

VIANDANTI DELLE STELLE



Quindi le varie vite sarebbero come classi di una scuola?
Anni accademici alla fine dei quali o sei promosso o ripeti?
Chissà.
Possibile.
Mi viene in mente la leggenda del Vesak.
Buddha Shakyamuni che viene accolto da dei e semidei, dopo la morte fisica, e prima di entrare nel paradiso dell'Eterna Beatitudine si volta un attimo a guardare la terra.
E si commuove pensando alla sofferenza e all'ignoranza degli esseri umani.
Decide di tornare, Buddha, tutti gli anni.
hanno calcolato anche il tempo di permanenza annuale (so strani gli indiani!): 8 minuti, durante la notte di luna piena del mese del Toro. 
Torna sulla Terra Buddha.
Chissà perché....
Non so..... Ho idea che ci siano due realtà diverse.
Non Realtà con la maiuscola e realtà, minuscola, come si diceva un tempo.
La Realtà è unica e i miei sogni, i miei pensieri i miei gesti sono reali esattamente come i tuoi o come quelli di Buddha.
Penso che ci sia (potrebbe essere) qualcosa di legato al Tempo e qualcosa di oltre il tempo perché è il Tempo l'origine della sofferenza. 
L'impermanenza, la natura effimera delle cose e degli uomini, ha senso solo se la leghiamo al concetto del Tempo, al breve passaggio   delle animein questa "valle di lacrime".
In fondo è quello che dicono tutte le religioni.
Ma, mi chiedo, e se i ruoli di Tempo ed Eternità fossero invertiti? 



Di solito pensiamo, e diciamo, che ci sono (sarebbero) una Realtà immutabile (il Brahman Nirguna, il Tao che non si può definire ecc. ecc), Eterna, senza fiammate né aliti di vento, e, dall'altra parte, una realtà effimera in cui l'individuo è sbattuto di qua e di là dai marosi del destino.
E se così non fosse?
Se questa vita fosse invece la sosta, il riposo, il rifugio di energie in perenne movimento?
Si fa per parlare, ovviamente.
Ma pensaci un attimo, così per gioco.
Immagina che l'eternità sia un fluire ininterrotto di energie vitali, senza forma.
E che questo fluire abbia un suo scopo, un suo fine, che noi non possiamo neppure immaginare.
Ogni tanto i "VIAGGIATORI DELLE STELLE" si riposano. 
L'energia per cinquanta o cento anni si cristallizza in un corpo fisico.
Immagina che la terra sia, dovrebbe essere, come l'Oasi del Deserto.
Le carovane si muovono da sempre e per sempre, poi per qualche ora o qualche giorno, uomini ed animali si riposano vicino a sorgenti eterne e inaspettate insieme.
La notte, stretti attorno al fuoco, i nomadi si raccontano storie.
Storie di amori impossibili, gesta eroiche e furbi mercanti.
Sempre le stesse storie.
Come loro i viaggiatori delle stelle, nel riposo, raccontano storie, e piangono, e ridono, per un attimo o per cento anni. per poi riprendere il loro cammino eterno.
Lì, nella narrazione è il riposo del viandante.
Per mille e mille anni le energie danzano e cantano nell'universo.
Poi si quietano, per un attimo, e nell'oasi cercano gli stessi occhi di mille e mille anni prima. Gli stessi gesti, gli stessi sorrisi.
Non si sa come e quando (sto inventando, ovviamente), alcuni viandanti dimenticarono.
Non si sa come avvenne.
Cominciarono a credere che l'Oasi fosse loro.
Costruirono armi e fortezze, con mura alte fino al cielo, per difendersi dal deserto.
Inventarono medicine e magie per rimanere nell'Oasi il più a lungo possibile, con la speranza del sempre.
Cercavano il paradiso e crearono l'inferno.
La danza maestosa dell'universo, però, non si arresta mai.
E i viaggiatori delle stelle continuano a giungere all'oasi.
Le energie cercano il riposo, ma la magia, inventata dall'uomo per l'uomo, li convince di non essere ciò che sono, e li condanna alla malattia, la sofferenza, la morte.
A volte uno sguardo, un sorriso, una voce squillante si fanno strada nella corazza magica, arrivano fino al cuore.
Piano piano rinasce un barlume di verità.
Quello sguardo, quel sorriso, quella voce sono gli stessi che hai conosciuto mille e mille anni prima.
Sempre gli stessi.
Ecco! 


Quando le energie vitali stanche del loro viaggio eterno trovano ristoro nell'Oasi, rivivono sempre e comunque le stesse storie.
La Vita è narrazione, sempre uguale a se stessa.
La donna che ami, davvero, è sempre la stessa, dall'inizio dei tempi.
Il progresso, lo sviluppo,  l'evoluzione, fanno parte della realtà dell'oasi creduta fortezza.
Nello spazio infinito non c'è altro che energia, ed energia è Amore.
Sempre le stesse vite, sempre lo stesso destino.
E sarebbe un destino d'amore e quiete.
Ma i viandanti, si credono creatori e anziché stendersi sull'erba per un attimo o cento anni, e bere dalla sorgente della vita, si danno da fare come formichine impazzite anziché arrendersi all'amore.
La sofferenza nasce dal non arrendersi.
Dal non accettare la Gioia.
Dal non ascoltare il canto antico dei nomadi del deserto, i Viaggiatori delle Stelle.

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