mercoledì 23 dicembre 2015

IL SAMADHI NEGLI YOGA SUTRA



Le disquisizioni tecniche, storiche o filologiche sui testi base dello Yoga, spesso annoiano.

Un tempo, durante gli stage e le lezioni, parlavo spesso delle scritture, dei significati letterali delle parole, delle loro interpretazioni in base alla fantasiosa etimologia indiana (Nirukta),  ma ho scoperta che la maggior parte degli ascoltatori si annoiava, si distraeva.
finivo per fare inutili monologhi che puzzavano di erudizione.
Col tempo la percentuale  di chiacchiere più o meno erudite è diminuita fino ad arrivare al minimo indispensabile.
Lo yoga è essenzialmente pratica.
Meglio, mille volte meglio  far sperimentare uno stato psicofisico anziché passar le ore a parlare di sesso degli angeli e a cercare perifrasi ad effetto per risvegliare un auditorio semiaddormentato.
Pure ogni tanto credo sia  bene puntualizzare qualche concetto di base,  rinfrescare un po' i fondamentali, che a lungo andare si rischia di dimenticare chi siamo e dove si va a parare.
Un sorriso, 
P.

Yoga Sutra I,17:

vitarka vichara ananda asmita rupa anugamat samprajnatah 

traduzione di Raphael: 

la condizione di conoscenza è quella accompagnata dall'argomentazione,dalla deliberazione. dalla beatitudine dal senso dell' "io sono". 

il Sutra I,17 descrive quattro tipi di samadhi. 
Il samadhi è conoscenza diretta della realtà. 
significa che non vi è distinzione tra OGGETTO di conoscenza e tra SOGGETTO conoscitore. 

per meglio comprendere è necesario esaminare i concetti di अस्ति asti - भाति bhāti - प्रिय priya 


प्रिय priya, dalla radice PRA che significa insorgere , sbocciare, è tutto ciò che è piacevole,bello a vedersi, amabile, adorabile,beato e portatore di beatitudine. 

भाति bhāti dalla radice bhā che significa luce, significa apparire sembrare, luccicare, scintillare ecc. 

अस्ति asti dalla radice AS che significa essere vuol dire Esso (lui, lei) E', ma anche esistere, essere stare... 

bhāti è la "luce propria" di un oggetto, ciò che dà origine alla forma con la quale lo si può "conoscere". 

la vera forma (स्वरूप svarūpa ) di un oggetto, sarà quindi la forma che appare senza sovrapposizioni mentali, come diretta emanazione della luce propria dell'oggetto, bhāti

Il samadhi con seme è quindi la conoscenza diretta che nasce dall'unione fusione del conoscente con l'oggetto di conoscenza. 
वितर्क vitarka 
significa argomento.In questo caso è il nome del tipo di samadhi che insorge dalla concentrazione su un pensiero particolare, un seme. 

per esempio medito su OM NAMAH SIVAYA, comincio ad intravedere la sua struttura triplice (nama= mondo delle forme, Ya = jiva individuato, Siva = assoluto) e la sua struttura quintuplice (NA- MA-SI-VA-YA) che rappresenta i cinque poteri della manifestazione (creazione, distruzione,mantenimento, velamento , grazia) fin quando i pensieri cominciano a girare da soli fino a farmi perdere il concetto dell'individualità e la consapevolezza del voler conoscere-comprendere e la mente si identifica completamente nel mantra, che rimane come seme (pratyaya). 

विचार vicāra significa, idea, concetto. 
in questo caso è il nome dato al secondo tipo di samadhi. 
l'idea è ciò che sta "dietro all'oggetto. 
è il noumeno. 

la differenza tra il Vitarka samadhi ed ilvicāra samadhi è , banalizzando, una differenza di "spessore". 


Il primo (vitarka) indica un pensiero più grossolano, si utilizza cioè l'intelligenza ordinaria. 
per citare Dante si potrebbe parlare di "piena comprensione del linguaggio letterale". 
in un certo senso VITARKA è il samadhi della coscienza di veglia. 

Il secondo (vicāra) utilizza una intelligenza più sottile. 
l'intelligenza intuitiva che fa svelare , in un attimo, il significato di simboli ed allegorie.
Si potrebbe parlare di "piena comprensione del Linguaggio allegorico". 

se l'attenzione nel vitarka samadhi è su un oggetto, in vicāra vi è la possibilità di comprendere la reale natura di tutti gli oggetti. 

Vitarka è una freccia che centra il bersaglio stabilito. 
vicāra è la possibilità di tirare la freccia verso qualunque bersaglio . 
in un certo senso è il samadhi della coscienza di sogno. 


il terzo tipo di samadhi è आनन्द ānanda che significa gioia, beatitudine , grande piacere sessuale..., detto anche सानन्द sānanda 
è la beatitudine indifferenziata, è lo stato della conoscenza assoluta permeata dall'ignoranza assoluta. 
lo si può collegare allo stato coscenziale di Prajna o sonno profondo. 

il quarto stadio o tipo di samadhi è dettoअस्मिता asmitā ed è riferito con l'Uno, l'Essere, l'Antico dei giorni.Asmitā può essere tradotto con egoismo e rappresenta qui l'identità con Isvara . 


quattro specie di samadhi , quindi, (corrispondenti ai quattro dhyana del buddismo) che vengono definiti samprajñāta ovvero con conoscenza ad indicare che esistono ancora dei contenuti che possono essere ridotti alla dialettica Soggetto conoscitore-oggetto di conoscenza. 

ricapitolando avremo: 

vitarka o savitarka (corrispondente , credo,al primo "dhyana" del buddismo)collegato al ragionamento empirico, al linguaggio letterale ed allo stato detto visva stato di veglia 


vicāra o savicāra (corrsipondente al secondo dhyana del buddismo)collegato alla comprensione intuitiva (tipica ad esempio del fare arte), al linguaggio allegorico ed allo stato detto Taijasa 

ānanda o sānanda (corrispondente al terzo dhyana del buddismo) collegato all'identità con le idee/dei , al linguaggio morale ed allo stato detto prajña. 

asmitā o sasmitā (corrsipondente al quarto dhyana del buddismo) collegato all'identità con l'uno principiale, al linguaggio anangogico ed allo stato detto di Isvara. 


questi quattro livelli sono collegati tra loro nel senso che non si può accedere ad uno stato senza aver esperito e stabilizzato i precedenti. 

la stabilizzazione dei livelli del samadhi è chiamata Amākalā , uno dei nomi o poteri della Dea, che si potrebbe, secondo me, tradurre come Arte(कला kalā ) divina o arte dell'immortalità (अमर amara sta per immortale, eterno, dio) 

oltre questi quattro tipi o livelli del samadhi ve ne sono altri che si possono considerare dei "gradini" indispensabili a salire da un livello all'altro. 

si è detto ad esempio che il vitarka o savitarka samadhi è legato alla conoscenza/identificazione di/con un oggetto "grossolano" (un pensiero "grossolano") in un certo senso si tratta di un processo teso a svelare gli "effetti di un oggetto. 

quando la mente si identifica completamente con l'oggetto grossolano o il ragionamento empirico c'è uno stacco, un momento di (apparente?)assenza . 
si può fare l'esempio (banalizzando)di una persona completamente concentrata sulla soluzione di un problema matematico o un gioco enigmistico. 
il momento in cui ha o crede di aver colto la soluzione non ha le parole per dirlo. 
ma il ragionamento che lo ha condotto a tale soluzione cessa improvvisamente. 

il totale assorbimento nella soluzione del problema ed il conseguente isolamento da tutto ciò che può interferire con tale soluzione è definibile vitarka samadhi. 

il momento di cessazione dell'attività che precede il momento della espressione della soluzione è detto NIRVITARKA samadhi 
e patanjali lo cita nel sutra I,43; 

smriti partisuddhou svarupa sunyeva artha matra nirbasa nirvitarka 

nella traduzione di Raphael: 
Quando la memoria è purificata e la mente perde la sua propria forma e soltanto la conoscenza reale dell'oggetto (di concentrazione) risplende, si ha lo stato di concentrazione senza argomentazione (nirvitarka

in pratica si ha la "percezione" (?) della "vera forma" dell'oggetto e di ciò che di quella vera forma è "causa", 
ovvero ciò che prima abbiamo definito भाति bhāti, la luce propria di un oggetto, senza le sovrapposizioni create dalla mente. 


Nirvitarka samadhi, ovvero la conoscenza consapevolezza della vera "natura" di un oggetto conduce al samadhi detto vicāra o savicāra, la coscienza/conoscenza o la possibilità della coscienza/conoscenza della reale natura di tutti gli Oggetti. 

si è sul piano delle energie sottili, taijasa, il piano di sogno. 
anzi si può dire che savicāra è la piena coscienza di sogno. 
l'identificazione nella coscienza di sogno diviene in un certo senso "oggetto di conoscenza". 

il gradino successivo è nirvicāra, il momento in cui cessa anche il pensiero della identificazione con il piano delle energie sottili e conduce al sānanda samadhi caratterizzato dalla pura beatitudine. 
ovviamente anche il piacere/beatitudine, a sua volta, può divenire oggetto di conoscenza . 

quando cessa questa possibilità si ha ilnirānanda samadhi che conduce alla consapevolezza isvarica dell'IO SONO, o sasmitā samadhi. 

questi 7 livelli [sei per il vedanta nel quale (cfr. Indian Psychology, Volume 1, di Jadunath Sinha) Sānanda e nirānanda sono considerati un unico stato) rappresentano l'insieme dei samadhi samprajñāta o samadhi con conoscenza . 


la rivelazione della coscienza di vegliavitarka o savitarka samadhi è relata alla conoscenza dei Bhuta o elementi grossolani (etere,aria, fuoco,acqua, terra) ed al loro risolversi l'uno nell'altro(la terra si discioglie nell'acqua ecc.) 

la rivelazione della coscienza di sognovicāra savicāra samadhi è relata alla conoscenza dei Tanmatra ovvero gli elementi sottili (suono, sensazione tattile, luce/colore,sapore, odore

la rivelazione della coscienza di sonno profondo o della beatitudine che nasce dalla armonizzazione degli opposti ānanda sānanda samadhi è relativa ai sensi ovvero alla possibilità di percepire ed interpretare gli elementi sottili 

la rivelazione dell'unità primordiale asmitā sasmitā samadhi è relativa alla comprensione di ahamkara come funzione e non come individualità. 

il tutto si può ridurre al processo introspettivo del Chi sono ovvero alla meditazione (cfr.samkara aparokshanobhuti) su Ko'ham (chi sono io) - Na'ham ( non sono) - -so'ham (sono questo). 

meditazione-concentrazione sugli elementi grossolani (vitarkaio non sono([i]na'ham) il corpo fisico.[/i] 

meditazione concentrazione sugli elementi sottili (vicāraio non sono il corpo energetico, le energie sottili, i movimenti emotivi. 
meditazione concetrazione sulla coscienza sensitiva (ānandaio non sono la mente che percepisce le diversità e la molteplicità. 

meditazione sull'IO sono (asmitaIo sono l'unità degli opposti. 

vitarka è ciò che coglie ASTI la qualità dell'esistenza negli oggetti grossolani (Asti-essenza-esistenza) ovvero la forma (RUPA) svelandone la vera forma o svarupa. 


vicāra è ciò che coglie la luce (bhati) che sottende agli oggetti grossolani svelandone il Nome (nama) ovvero il suono/luce che rende percpibile la forma. 

ānanda è ciò che coglie l'essenza di beatitudine (priya). 

martedì 22 dicembre 2015

AGASTYA, LA PILA E LE ASTRONAVI DELL'ETA' DEL BRONZO




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Sapete cosa è l'aeroplanino di Saqqara?
Si tratta di un giocattolo del III secolo a.C trovato nel 1891 in una tomba egizia.
Se si dice che un aeroplano gli scienziati ridono.
E la maggior parte di noi ride insieme a loro
 -"Maddai! ma non lo vedi che un uccello fatto male!"- 
In realtà a guardarlo bene, per essere un uccello ha le ali un po' strane.
La coda poi...sembra un timone...però, noi  sappiamo con certezza che  sono stati i fratelli Wright i primi  a far volare un aereo, nel 1903.
Ce lo insegnano a scuola, lo vediamo nei film  e ce lo ripete continuamente Piero Angela quindi  l'aereo di Saqqara  non può essere un aereo.
Però a pensarci è strano: noi non c'eravamo mica in Egitto nel III secolo a.C.! e nemmeno Piero Angela.
Eppure se ci fanno vedere l'aereo di Saqqara non abbiamo nessun dubbio: -" Sicuramente è un uccello fatto male"- 
Il problema (che di problema si tratta) sono i filtri cognitivi, ovvero della necessità della mente di filtrare gli stimoli esterni.
Non potendo esaminare tutto ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, la mente porta l'attenzione su un numero limitato di fenomeni, scartando gli altri, che diventano invisibili.
Visto che non si può conoscere tutto,  ci siamo abituati da sempre a delegare la conoscenza agli "esperti del settore" e in genere, a quelle persone che si da piccoli ci vengono presentate come autorevoli.
In altre parole ci programmano, alterando la nostra capacità di discriminare tra vero e falso, tra giusto e sbagliato, tra bello e brutto.


Da piccolo avevo  la vaga sensazione  che i libri di storia antica  fossero  affidabili come le favole dei fratelli Grimm.
Ora so che non è così.
C'è più verità in  Biancaneve e Cenerentola che nei testi scolastici.
Quello che sto leggendo adesso ne è una prova lampante.
Si tratta di una versione, dicono del VI secolo a.C. di un libro del Maharishi Agastya: l'Agastya Samhita che insegna a costruire pile elettriche ed a metterle in serie per produrre abbastanza idrogeno da far volare un dirigibile.
Ma come?
Non è stato Alessandro Volta il primo a costruire un "generatore statico di energia elettrica" (questo è il nome tecnico della pila) nel 1800? 
E i dirigibili? Non furono i Francesi i primi a costruirli nel 1850?
Agastya, sconosciuto a chi non ha confidenza con lo yoga e con l'induismo, è uno dei più famosi Guru dell'India del Sud, citato nel Ramayana, nel Mahabharata e in mille altre storie.



Ho provato a tradurre alcuni sutra da solo, e il risultato è sconvolgente, 
Ovviamente la mia mente condizionata ha cercato di arrampicarsi sugli specchi, facendomi pensare a miei errori di traduzione (possibilissimo...), ad una burla ben congegnata, ad un falso clamoroso.
Ma alla fine, dopo aver visitato un centinaio di siti in lingua inglese, mi sono dovuto arrendere all'evidenza,il testo sembra autentico, e secondo alcuni potrebbe essere una versione recente (500-600 a.C.!) di un manuale tecnico per ingegneri scritto almeno 5.000 anni fa, 

Riporto qui la traduzione accompagnata dal testo in devanagari e dalla traslitterazione Iast, per permettere eventuali verifiche.
Il testo originale si può scaricare  QUI in pdf 



"Prendi un vaso di terracotta, stendici un foglio di rame, e mettici il Solfato di Rame . Poi, spalma con segatura bagnata, mercurio e zinco. Quindi, se si uniscono i fili, si produrrà una energia (Tejas) chiamata Mitravaruna. Questo porterà alla scissione dell'acqua in Prana vayu e Udana vayu. 
Una catena di un centinaio di vasi produce  una forza molto attiva ed efficace. Udana Vayu così prodotto può con la giusta tecnica essere  immesso in un panno a tenuta d'aria. Così grazie all'azione antigravitazionale di  Udana vayu, è possibile costruire una struttura in grado di volare in aria " 



संस्थाप्य मृण्मये पात्रे ताम्रपत्रम् सुसंस्कृतम् ।
छादयेत शिखिग्नीवेनार्दाभिः काष्ठपांसुभिः ॥

दस्तालोष्ठो निघातव्यः पारदाच्छादितस्ततः ।
संयोगात जायते तेजो मित्रावरुण संज्ञितम् ॥

अनेन जलभंगोस्ति प्राणोदानेषु वायुषु।
एवम् शतानाम् कुंभानाम् संयोगः कार्यकृत्स्मृतः ॥

वायु बंधक वस्त्रेण निबद्धो यंमस्तके l
उदान: स्वलघुत्वे बिभर्त्याकाश यानकम ll


saṃsthāpya mṛṇmaye pātre tāmrapatram susaṃskṛtam । chādayeta śikhignīvenārdābhiḥ kāṣṭhapāṃsubhiḥ

dastāloṣṭho nighātavyaḥ pāradācchāditastataḥ । saṃyogāta jāyate tejo mitrāvaruṇa saṃjñitam


anena jalabhaṃgosti prāṇodāneṣu vāyuṣu। evam śatānām kuṃbhānām saṃyogaḥ kāryakṛtsmṛtaḥ


vāyu baṃdhaka vastreṇa nibaddho yaṃmastake l udāna: svalaghutve bibhartyākāśa yānakama


Possibile che gli indiani di 5000 anni fa avessero macchine volanti?
A leggere il Rig Veda, il primo dei quattro libroni che racchiudono il sapere dell'India antica, pare proprio di si:


Rig Veda 3. 14. 1 - Tritala - macchina costruita per viaggiare nei tre elementi (terra, aria, acqua); 
Rig Veda 4. 36. 1 - Trichakra ratha - Macchina con tre ruote costruita per volare.
Rig Veda 5. 41. 6 - Vayu ratha - macchina volante che funziona a gas (attualmente è tradotto con aeroplano)
Rig Veda 6 .58.3 - Jalayan - macchina costruita per viaggiare sia nell'aria che nell'acqua.
Rig Veda 9. 14. 1 - Kara - macchina costruita per viaggiare sia sulla terra che nell'acqua.
Con i termini KathasaritsagaraRayyadhara Pranadhara si indicano invece gli operai specializzati addetti alla costruzione e alla manutenzione delle grandi navi oceaniche e di quelli che oggi chiameremmo  mongolfiere (o dirigibili, viste le descrizioni), aerei e navi oceaniche.
Incredibile vero? 

Mi sono chiesto come si fossero comportati  i primi traduttori dei Veda - il buon Max Mueller, morto nel 1900, un anno prima dell'aerea performance dei fratelli Wright, o Ralph th. Griffith, morto nel 1906 - di fronte alla descrizione di tecnologie per loro fantascientifiche, e sono andato a vedere che dice Griffith nella sua storica traduzione dei Veda, per esempio, del Trichakra Ratha, la nave volante con tre ruote:

Rig Veda 4. 36. 1:
The car that was not made for horses or for reins, three-wheeled, worthy of lauds, rolls round the firmament"




    SORPRESA!  La traduzione è corretta.
    "Il carro che non è fatto per cavalli né redini, ha tre ruote, è degno di lode e ROTOLA INTORNO AL FIRMAMENTO " .
    Griffith descrive  perfettamente una navicella spaziale in orbita intorno alla terra.
    Lui dice ciò che è. Perché allora noi non prendiamo minimamente in considerazione la possibilità che migliaia di anni fa in India come in Egitto, ci fossero delle macchine volanti? 

    La verità è  che quasi nessuno ha letto davvero i Veda, e, per chi li ha letti, quei versetti sono diventati invisibili.
    I filtri cognitivi, quasi fossero folletti dispettosi, ci nascondono alcune  frasi e parole, e  ne sottolineano altre, più comode e confortanti.
    Se leggessimo tutto per come "è", i nostri sistemi di riferimento svanirebbero come la rugiada del mattino.






    mercoledì 16 dicembre 2015

    TANTRA LA VIA DEL SESSO - PARTE PRIMA, CAP. II - KAMASUTRA


    .

    nella figura sopra l'ottava posizione fondamentale del Kamasutra, la "GIUMENTA". in realtà si tratta di una sillaba dell'alfabeto sanscrito, la sillaba LA ल. Le figurine del kamasutra sono "Sillabe" e non immagini erotiche!




    Nel 2016 usciranno altri due mie libri.
    Il primo, TANTRA LA VIA DEL SESSO", ha già avuto un successo superiore alle mie aspettative poiché  si tratta, in fondo  di un libro tecnico e anche se ho cercato di alleggerirlo con qualche battuta ed un approccio tra virgolette ironico, è assai serioso.
    La maggior parte degli occidentali pensa che il tantrismo sia qualcosa che riguarda il sesso, ma come dicono Swami Satyananda e Swami Shivananda il tantra è in realtà la tecnica alchemica chiamata Hatha Yoga e Tantra sono chiamati anche i testi che parlano delle tecniche operative.
    Da qui la duplice interpretazione di TANTRA (Tanu Trayate) Salvare attraverso il Corpo e TANTRA Trama di Tessitura.

    Ma perché da noi Tantra è diventata una cosa che riguarda esclusivamente il sesso?
    Il problema nasce da una legge dell'Inghilterra vittoriana, l'OBSCENE PUBBLICATIONS ACT, che vietava la pubblicazione di testi ed immagini erotiche, pena la distruzione dei testi e l'arresto di autore ed editore.

    Poiché nello Hatha yoga esistono tecniche che riguardano gli organi sessuali (vedi HATHA YOGA PRADIPIKA III e Yoga Kundalini Upanishad con il commento di Swami Shivananda) per evitare la distruzione di testi tradizionali molti maestri dell'ottocento e dei primi del novecento si trovarono a dover nascondere i manuali tecnici alcuni dei quali venivano chiamati Tantra.

    Lo so che ci sono altre interpretazioni, ma questa a me sembra la più probabile e ragionevole.

    Che poi esistano asana a coppia e tecniche operative sessuali nello Yoga è fuori discussione.
    La parola  Hatha Yoga  viene messaper scritto per la prima volta dal Maestro dei maestri, Gorakhnath, nel suo libro HATHA YOGA, poi ripreso e sviluppato dal suo discepolo Svatmarama nello HATHA YOGA PRADIPIKA.

    Il lignaggio di Gorakhnath è quello dei Siddha Nath, di Boghanarthar e Babaji Nagaraji.
    E' una linea di insegnamento alchemico che non riconosce né caste né differenze di genere sessuale, e perciò mal vista dal clero  tradizionale, ed è quello che chiamiamo HATHA YOGA.

    Gorakhnath è considerato maestro illuminato da Hindu, Buddisti e Sufi.
    In India è Samba Sada Shiva, incarnazione del "Benigno che da sempre sta con la Madre dell'Universo",in occidente è relativamente poco conosciuto.
    Ha scritto più di 100 libri che di solito si dice siano andati perduti, mentre in realtà sono tutti conservati nel Museo del Rajastan con tanto di traduzione in inglese e si trovano facilmente su internet.

    All'inizio pensavo ad un complotto per nascondere la vera conoscenza, ma poi si è fatto strada il dubbio che si tratti di un mix di ignoranza e malafede.

    I libri di Goraksha in gran parte sono testi tecnici che parlano di Anatomia, neurofisiologia e alchimia operativa e ci danno un immagine dello yoga un po' diversa di quella che ne abbiamo in occidente.

    Di fatto  la lettura dell'opera di Gorakhsha come dello Shaktavijnana o del Nāmakalāvidyā o del Tirumantivar  pone problemi che forse molti non sono ancora in grado di affrontare.
    Se si cerca di liberare la mente da pregiudizi culturali e filtri cognitivi si sarà costretti ad ammettere che un vaccaro nepalese del medioevo aveva una conoscenza  scientifica almeno pari, ma secondo me superiore, a quella dei più grandi ricercatori, medici, chimici e fisici del nostro tempo.

    Come è possibile?

    Quello che ho cercato di fare, soprattutto  con la prima parte del mio libro è stato quello di far partecipi altri dei miei dubbi.
    Non è un libro che da risposte, ovviamente, ma vorrei che fosse preso come un invito alla elasticità.
    Quando ci si irrigidisce nella difesa del proprio sapere, del proprio lignaggio, della propria scuola di pensiero si è portati automaticamente ad eliminare le piccole e grandi anomalie che potrebbero mettere in dubbio le nostre sicurezze.
    Ciò è comprensibile (siamo tutti umani! o quasi...), ma a lungo andare può portarci a nascondere, soprattutto a noi stessi, le tracce di una verità diversa dalla nostra.
    La  paura di perdere le nostre piccole grandi certezze ci può condurre in alcuni casi alla fede cieca e al fondamentalismo e nella maggior parte ad andare CONTRO.
    Contro chi la pensa diversamente da noi, contro chi ha fedi diverse, contro chi parla lingue diverse.
    E' un peccato.
    Lo Yoga è un'Arte meravigliosa, e se ognuno di noi cercasse di condividere e di collaborare senza proporsi come grande illuminato, grande discepolo di illuminati, discendente di un grande lignaggio ecc.ecc forse riusciremmo a ricomporre quel fantastico  mosaico di conoscenze che i maestri del passato avevano creato per noi e  che noi,per incuria e stupidità, stiamo distruggendo tessera dopo tessera.

    Il capitolo che incollo è la prima parte di un mio studio sul kamasutra e sull'importanza del numero 8 (8 posizioni fondamentali del Kamasutra, 8 sillabe fondamentali della Dottrina della Vibrazione Tantrica, 8 trigrammi della tradizione cinese) e del numero 64 (64 varianti totali delle posizioni del kamasutra, 64 sillabe sanscrite-50 dell'alfabeto + 14 inespresse -, 64 esagrammi dell'I'ching) nella scienza antica.


    II - IL KĀMASŪTRA  DI SIR RICHARD FRANCIS BURTON 

    I  Veda non sono certo i soli testi a essere stati taroccati o mal tradotti.
    L’esempio più clamoroso della, a volte involontaria, mistificazione della letteratura indiana, è il Kāmasūtra, il libro di Arte Erotica più pubblicato, citato, studiato nella storia dell'umanità. 
    Chi l’ha tradotto e reso celebre è  un avventuriero inglese dell’ottocento, sir Richard Francis Burton. 
    Gran seduttore di donne, abile spadaccino, spia con licenza di uccidere al servizio di Sua Maestà, Burton, era il James Bond della sua epoca. I suoi viaggi alla Mecca e le spedizioni alla ricerca delle sorgenti del Nilo lo resero famoso in tutto l’Occidente.
    Nel 1882 fondò la Kāma  Shastra Society, una società segreta che, in barba agli Obscene Publications Acts, si occupava di pubblicare e diffondere clandestinamente testi erotici orientali.
    Burton si attribuì le traduzioni di “The Book of the Thousand Nights and a Night”  (“Le Mille e Una Notte”) tratto in realtà, dalla versione in francese di Antoine Galland,  “The Perfumed Garden of Sensual Delight” (un manuale di arte erotica araba del XV secolo), che sarà pubblicato dopo la sua morte avvenuta, nel 1890, e, del Kāmasūtra, di cui possedeva un manoscritto risalente, pare, al XVIII secolo. Il problema è che Burton, oltre ad ignorare i principi fondamenti della filosofia indiana ( i Veda di Griffith furono pubblicati, per la prima volta, tra il 1889 e il 1899, dopo la sua “traduzione” del Kāmasūtra) non sapeva leggere  il sanscrito!
    La sua versione degli “Aforismi d’amore” (come si potrebbe tradurre Kāmasūtra), stampata inizialmente in  sole 250 copie destinate ai salotti della nobiltà e della ricca borghesia europea, ebbe un successo clamoroso, ma era appunto una “sua” versione che ha a che vedere relativamente poco con i versi scritti nel III secolo dopo Cristo  da Vātsyāyana, monaco e yogin.
    Il Kāmasūtra sarebbe stato rivelato a Vātsyāyana dalla Dea Kāmākhyā (più o meno “colei che dichiara l’Amore”) che gli sarebbe apparsa mentre era in meditazione in una grotta sulle alture di Garo (Nord Est dell’India).  
    Scomodare una Dea per scrivere un trattato sulle posizioni del sesso a me pare un po’ strano, è come se la Madonna di Fatima avesse parlato ai pastorelli di ricette di dolci, e infatti il Kāmasūtra originale è un testo sacro, pieno di  istruzioni pratiche per raggiungere  lo stato che nello yoga è detto Liberazione o Illuminazione.
    Istruzioni che il buon Burton, nella sua non impeccabile traduzione, ha eliminato o messo in secondo piano. Del resto per lui come per l’occidentale medio, la filosofia era assai meno intrigante della copula. Come dargli torto?
    Anche noi, in fondo la pensiamo allo stesso modo e quando ci troviamo in mano una edizione del  Kāmasūtra, saltiamo senza indugio le descrizioni di vita quotidiana e le parti discorsive, per fiondarci sui capitoli che contengono le pratiche sessuali e le immancabili miniature sconce.
    Sono solo loro, le 64 posizioni, l’unica cosa  che ci interessa per davvero.
    Quelle posizioni di cui tutti noi, almeno una volta, abbiamo letto, parlato, o sperimentato le possibilità, con imbarazzo, invidia, eccitazione, divertimento o semplice curiosità. 
    Alcuni, me compreso, si saranno anche chiesti perché diavolo gli indiani si siano inventati maniere tanto stravaganti e talvolta pericolose per le articolazioni, per fare la cosa più naturale del mondo:
    o il Kāmasūtra, mi dicevo un tempo, è frutto di un'abile strategia di marketing ideata da una lobby di fisioterapisti o il fine delle descrizioni e delle miniature erotiche è diverso da quello che immaginiamo.
    64 sono le posizioni (8 fondamentali e 56 varianti), e 64 sono, nel Kāmasūtra, anche le Arti dell’Amore, o Kāmakalā, le discipline che ogni donna di buona famiglia dovrebbe conoscere.
    Nel testo, le 64 Arti, sono elencate  e descritte una per una, e ovviamente la maggior parte dei lettori non presta loro la benché minima attenzione.
    È un peccato perché le Kāmakalā potrebbero darci delle indicazioni assai interessanti sul valore e sul significato autentici del Kāmasūtra
    Vediamone alcune:


    Arte della Danza,
    Arte del Canto,
    Arte della Recitazione,
    Arte della Musica,
    Arte della Spada,
    Arte del Bastone Lungo,
    Arte del Bastone Corto,
    Tiro con l'Arco.
    Stregoneria, 
    Arte di Cambiare l'Immagine delle Persone, 
    Carpenteria e Progettazione di Edifici, 
    Arte di Insegnare a Parlare ai Pappagalli, 
    Arte di Suonare  Bicchieri  l'Acqua dentro, 
    Arte di Conoscere il Sanscrito e Tutti i Dialetti.
    Arte di Improvvisare Versi in Rima …

    Non ho idea di quale fosse la condizione della donna indiana nei primi secoli  dopo Cristo, ma mi sembra un pochino improbabile che avesse abbastanza tempo per imparare e praticare tutte queste discipline.
    Alcune Arti dell’Amore poi sono veramente bizzarre: Danza, Canto e Recitazione, va beh, ci possono anche stare. Spada e Tiro con l’Arco un po’ meno, ma con un po’ di fantasia qualche relazione con il sesso la possiamo trovare, ma che cosa c’entra la “Carpenteria e Progettazione di Edifici”  con il far l’amore?
    E l’Insegnare a Parlare ai Pappagalli?
    La  Stregoneria e l’Arte di Cambiare l’Immagine delle persone rientrano  nella sfera dello yoga. Sono alcune  delle abilità  psichiche, o siddhi, che il praticante acquisisce nella via per la “Liberazione”
    Le siddhi sono i poteri paranormali, collegati alle varie forme della Dea Madre..
    Mi viene un dubbio: non sarà che le 64 Arti del Desiderio “che ogni giovane di buona famiglia deve conoscere” siano in realtà dei poteri che insorgono grazie agli esercizi tantrici?
    E le 64 posizioni erotiche non saranno, allora, le varie possibilità di unione dello yogin con l’energia divina, la Śakti?
    Se così fosse tutte le parti più noiose del kāmasūtra, si rivelerebbero, all’orecchio in grado di intendere, delle preziose indicazioni operative.
    La storia dei pappagalli, ad esempio.
    Chi è che per imparare a godere e a far godere di più il partner perderebbe tempo ad insegnare a parlare a un pappagallo?
    È assurdo.
    Ma se si considera che Vikotanayana, una forma della Dea  con la testa di pappagallo, è collegata a certi canali sottili  della parte destra del corpo (piṅgala), Il discorso si fa un tantino più complesso.
    L’Arte di Insegnare a Parlare ai Pappagalli  potrebbe essere una particolare  tecnica di yoga che ha  a che fare con le vibrazioni  e la trasformazione delle energie vitali.
    Il Kāmasūtra in quest’ottica, diventerebbe (è) un manuale di Alchimia Interiore con le 64 posizioni e le 64 arti o kalā, che indicano le diverse maniere per " risolvere il rapporto tra chi possiede e chi è posseduto, nell'Uno perfetto ed Eterno" (come recita  il sūtra 34 dell'Anandalahari, uno dei testi fondamentali dello yoga). 64 tra l’altro è un numero assai significativo per lo yoga: come vedremo in seguito, è il numero dei marīci, o “Raggi della Creazione” che si celano dietro i petali del sesto cakra, il “Terzo Occhio” posto al centro della fronte.
    Per intravedere il tesoro nascosto del libro di Vātsyāyana  al di là delle cattive traduzioni e delle manipolazioni bisognerebbe ri-tradurre tutto il testo originale e analizzarlo dal punto di visto tantrico.
     Ma anche con le poche tracce che abbiamo, utilizzando altri testi scritti da chi lo yoga lo praticava davvero, possiamo farci un’idea di cosa intendesse dirci Vātsyāyana.
    Avalon , ne “Il Potere del Serpente”, cita un testo oggi introvabile, il Nāmakalāvidyā (conoscenza dei Nomi delle kalā) secondo il quale i due  amanti e le diverse  maniere di accoppiarsi sarebbero tre gruppi. di sillabe dell’alfabeto sanscrito . Ovviamente a chi non ha confidenza con il tantrismo questa descrizione risulterà sibillina, ma bisogna tener presente che il Tantra si basa sulla “Dottrina della Vibrazione”.  
    I corpi degli amanti sarebbero note musicali che, sposandosi tra loro,  creano  frasi, parole, accordi e melodie. Il lavoro sul suono, sulle sillabe sanscrite che attivano i vari canali energetici,  è una delle chiavi per comprendere il Kāmasūtra e molti altri testi tantrici: le sillabe sono le  note fondamentali  e le  immagini erotiche rappresentano le varie  possibilità di accordarsi con la “Musica delle Sfere”.
    Roba da scienziati, insomma. O da yogin. 




    NOTE
      Richard Francis Burton (1821 –1890) conosciuto come il terzo miglior spadaccino della sua epoca, è stato  spia,  esploratore, traduttore e orientalista .
    Viaggiò da solo e sotto travestimento alla Mecca, , viaggiò con John Hanning Speke alla scoperta dei grandi laghi africani e della sorgente del Nilo, visitò Salt Lake City insieme a Brigham Young. Fu console britannico a Trieste,e Damasco.

     La data di stesura del Kamasutra è incerta: si parla di un periodo compreso tra il I e il V secolo, ma potrebbe anche trattarsi della versione  di un testo molto più antico, facente parte del corpus dei 1.000 libri del Kāmaśāstra, la bibbia del tantrismo risalente secondo alcuni al 1.500 a.C.

     Arthur Avalon, pseudonimo di sir John Woodroffe (1865 – 1936), è stato il primo a tradurre  e a divulgare in occidente i testi tantrici.

     1) gruppo della a (le vocali a ā i ī u ū ṛ ṝ ḷ ḹ e ai o au + anusvara/anunasika e visarga)
    2) gruppo della ka (le consonanti gutturali ka kha ja jha ṅa)
    3) gruppo della ca (le consonanti palatali ca cha ja jha ña)
    4) gruppo della ṭa (le consonanti linguali ṭa ṭha ḍa ḍha ṇa)
    5) gruppo della ta (le consonanti dentali ta tha da dha na)
    6) gruppo della pa (le consonanti labiali pa pha ba bha ma)
    7) gruppo della ya (semivocali ya ra la va)
    8) gruppo della śa (sibilanti śa ṣa sa ha)
    9) gruppo della kṣa
    Questi nove gruppi a loro volta sono divisi in tre categorie.
    La categoria di "colui che gode" (fuoco. sillaba kṣa).
    La categoria del "godimento" (sole - gruppo delle linguali ṭa ecc.)
    Gli altri gruppi (vocali, gutturali, palatali labiali) sono infine la categorie degli "oggetti di godimento" (luna – vocali, gutturali, palatali labiali).

    venerdì 11 dicembre 2015

    I TIPI UMANI SECONDO IL TANTRA


    Quando si parla di corda coscienziale o di nota fondamentale dell'individuo, non si fa riferimento ad un qualcosa di generico, ma un insieme di contenuti psichici che, se stimolati, producono quel processo che viene definito samadhi, il riconoscimento di uno stato "Altro da sé. 
    Il samadhi è la visione di Dio, o della verità. 
    La visione, come dice Plotino, "è già un'opera personale di colui che ha voluto contemplare", ciò significa che la Verità è un'opera d'arte, ovvero una creazione al contempo individuale e universale. 
    Un pittore usa la propria tecnica, i suoi pennelli, la sua tela, il suo talento. 
    Può generare opere di una certa bellezza o opere mediocri. 
    Talvolta crea un qualcosa che esula dalla sfera soggettiva e si pone come verità universale. 
    Ispirazione divina e capacità individuali si combinano per creare l'opera "oggettivamente" bella. 
    Stessa cosa avviene con il samadhi. 
    In questo caso i pennelli, la tela, il talento sono i contenuti psichici dell'individuo e i tratti che la natura gli ha concesso. 
    Questo conduce, potenzialmente, ad un indefinita possibilità di visione, un potenziale Dio per ogni essere umano. 
    Per ovviare al relativismo , e ai conflitti che da questo nascerebbero inevitabilmente, i rishi pensarono ad una divisione "scolastica" (così la definisce Tucci in "TEORIA E PRATICA DEL MANDALA") dei tipi fondamentali di esseri umani. 
    Il guru in teoria, sarebbe colui che riconosce le tendenze fondamentali di un essere umano e, pur mantenendo una certa elasticità, indirizza l'aspirante verso questa o quella serie di tecniche operative. 
    Dove con tecniche operative si intende una serie di pratiche finalizzate alla risoluzione di certi blocchi e all'attivazione di certe capacità latenti.
    L'esistenza di queste suddivisioni (le quattro caste ad esempio, o i tipi Pashu, Vira, Divya del tantrismo, o i cinque "animali" della tradizione marziale cinese , i dodici tipi dell'esoterismo giapponese, o i nove dell'Enneagramma di Naranjo) dà già un'indicazione precisa sulle dinamiche dell'istruzione tradizionale. 
    Si passa sempre dalla realizzazione (visione/identificazione) di un Dio personale (" l'opera di colui che ha voluto contemplare" di cui parla Plotino) per arrivare, eventualmente , al Dio senza forma, Il Bene in sé incommensurabile il Brahman Nirguna del vedanta. 
    C'è un insegnamento unico, quindi, una Verità che deve essere disvelata. 
    Ma la maniera di togliere i veli dipende dalla qualificazione del discepolo, ovvero della sua appartenenza ad uno dei tipi umani. 
    Il tipo umano è la corda coscenziale.
    Ognuno di noi avrà in sè un riflesso della coscienza divina. 
    Ma questo riflesso non è identico per tutti. 
    Per semplificare diciamo che la coscienza divina è la nota assoluta, il Do (9) dell'Ennegramma di Gurdjieff e dei Dervish naqsbandi, le corde coscienziali sono le note di quell'ottava. 
    Ogni nota ( il discorso sarebbe un pochino più complicato, ma ci si dilungherebbe troppo parlando delle varie ottave, degli armonici ecc.) rappresenterebbe per Naranjo un tipo umano. 
    La tecnica operativa è ciò che fa risuonare quella nota particolare. 
    In pratica  dentro ciascuno di noi brilla la luce divina. 
    La conoscenza è la visione di tale luce, l'ignoranza  le costruzioni della psiche. 
    Costruzioni che divengano sempre più solide fino a dar vita al mondo empirico. 
    Queste costruzioni sono "energia vibrazionale". 
    La materia  è energia che vibra a bassa frequenza. 
    Il sogno  energia che vibra a più alta frequenza. 
    Il sonno profondo è  lo stato in cui le vibrazioni vibrano ad una frequenza ancora maggiore. 
    Questi tre piani sono visti come tre mondi diversi, Bhur, Bhuvah, Svaha per la cultura vedica, indicati come principio Corpo, principio Cuore, e principio Mente ed hanno una corrispondenza nel corpo fisico dell'essere umano con le zone anatomiche e i centri sottili corrispondenti (Sesso-svadhisthana cakra, Cuore-anahata cakra, Mente-ajna cakra) e nella scienza dei suoni con le tre sillabe dell'AUM. 
    La corda coscienziale ha la possibilità di vibrare in ciascuno dei tre piani. 
    Piani che saranno popolati di esseri semidivini o divini, le cui forme sono il risultato della creazione artistica dei vari tipi umani, ovvero la percezione di vibrazioni a frequenza diversa filtrata attraverso determinati contenuti psichici. 
    Man mano che si aumenta la frequenza delle vibrazioni la realtà viene percepita in forma sempre più sottile. 
    I tipi umani sono gruppi i cui componenti sono potenzialmente in grado di risuonare con una stessa nota. 
    In altre parole sono coloro che percepiscono la realtà in maniera simile , essendo sensibili a frequenze simili. 
    I vari samadhi (ce ne sono almeno sette tipi) sono i momenti in cui, provongono l'accelerazione delle vibrazioni della corda coscienziale, si comincia a percepire improvvisamente la realtà in maniera più sottile. 
    Visto che Dio è Amore, la dinamica dell'accelerazione delle vibrazioni passerà sempre per l'Amore e tutte le forme d'Amore potranno essere utilizzate per percepire, riconoscere, rivivere il passaggio da un livello di frequenze ad un altro. 
    La sensazione di leggerezza che si prova quando si è innamorati ne è un esempio a livello fenomenico. 
    Cambia la qualità della pelle, cambia lo sguardo, cambia la frequenza delle pulsazioni. 
    Si assiste oggettativamente ad una trasformazione della realtà empirica. 
    "Tutto si colora di rosa", si dice nella cattiva letteratura. 
    Il Tantra è la Via dell'amore, e divide esseri umani e divini in quattro tipi o classi, a seconda della loro sensibilità ad una certa frequenza vibrazionale: 
    Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 
    Ognuno di questi gruppi è caratterizzato da un mudra o sigillo, un particolare riconoscimento, che attiva il processo di risoluzione dei contenuti psichici. 

    La Mudra dei Kriya tantra è il SORRISO. 
    Senza addentrarci nelle tecniche specifiche, basti pensare ciò che può provocare, in ciascuno di noi, il sorriso di una persona che amiamo. 

    Mi pare simile a un dio l'uomo che ti siede accanto e ti ascolta così,
    mentre parli con lieve sussurro e ridi amabile

    Saffo
     

     



    La mudra dei Carya tantra è lo sguardo. 

    Ne li occhi porta la mia donna Amore,
    per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
    ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
    e cui saluta fa tremar lo core....

    Dante
     

    Immagine 



    La mudra degli Yogatantra e L'ABBRACCIO. 

    Serre-moi dans tes bras
    Embrasse-moi
    Embrasse-moi longtemps
    Embrasse-moi
    Plus tard il sera trop tard
    Notre vie c'est maintenant 

    Prévert 

    Immagine 


    La Mudra degli Anuttara tantra è L'ATTO SESSUALE. 

    Fuoco è la Donna
    Legna da ardere il maschio (pene, pene in erezione).
    Il desiderio che stordisce gli amanti è il fumo , e la Sua Vagina (Inguine, fiore del suo inguine) la fiamma.
    L'unione è la brace e l'orgasmo la scintilla che ravviva.
    E' In questo fuoco che gli dei sacrificano lo Sperma
    E' da questa offerta che sorge la vita.

    Chandogya upanishad
     

    Immagine 



    Questa prima suddivisione porta a restringere il campo delle tecniche operative, mantra, asana, mandala ecc. 
    Ma ve ne è un altra, che non riguarda l'osservazione dei tratti fisici e delle predisposizioni, ma passa per un riconoscimento. 
    L'aspirante "riconosce" una certa simbologia, un certo rituale e scopre così di appartenere ad una o all'altra delle cosiddette "cinque famigliemistiche". 

    Si tratta di altre frequenza vibrazionali, cui, nel tantrismo tibetano, si dà il nome di Tathagata, Vajra, Ratna, Padme, Siddhi, corrispondenti ai diani buddha Vajrochana (bianco), Akshobhya (blu), Ratnasambhava (giallo), Amithaba (rosso), Amoghasiddhi (verde). 

    Queste cinque famiglie corrispondono alle cinque energie fondamentali dell'Induismo shaiva, ovvero 
    Shiva- Cit shakti, 
    Shakti - Ananda shakti, 
    Sadhashiva - iccha shakti, 
    Isvara - Jnana shakti, 
    Sadvidya - Kiya shakti. 

    Ecco dunque che per svelare la Luce divina che convive con l'oscurità dei suoi contenuti psichici, il sadhaka dovrà praticare tecniche operative scelte dapprima in base suoi tratti fisici, il temperamento, i talenti ovvero le quattro classi dei Tantra, Kriya, Carya, Yoga e Anuttara. 

    In secondo luogo dovrà riconoscere l'appartenenza del proprio Dio persona, della propria corda coscienziale, ad una delle cinque mistichefamiglie, nel buddismo Vajrochana, Akshobhya , Ratnasambhava , Amithaba , Amoghasiddhi. 
    Questo secondo riconoscimento avverrà attraverso il linguaggio del sogno, dei miti, delle coincidenze significative, ovvero quell'insieme di segni, riconoscibili grazie alla percezione di una più alta frequenza vibratoria, che nell'esoterismo occidentale, da Ugo di San Vittore a dante, viene definito Linguaggio Allegorico. 
    Se è vero che esiste potenzialmente una Verità (ovvero una visione del divino) diversa per ogni essere, esistono dei tipi o gruppi di aspiranti ben definiti che possono avere accesso ad una serie di tecniche operative codificate, come codificati sono gli stati di alterazione percettiva, o riconoscimenti, che portano alla percezione di vibrazioni a sempre più alta frequenza.