lunedì 28 novembre 2016

IL FLUSSO DELLA MEDITAZIONE - YOGASH CITTA VRITTI NIRODHAH



 
"Yogaś-citta-vr̥tti-nirodhaḥ" 
è uno dei versetti più famosi degli Yoga Sutra di Patanjali.
 Di solito viene tradotto con : "Lo yoga è la soppressione delle modificazioni della mente" o qualcosa del genere. 
Io, a volte, mi diverto a tradurre i testi in  sanscrito da solo.
si tratta ovviamente di un gioco, senza pretese di scientificità:   comincio confrontando tra loro varie versioni in italiano e in inglese di  autori riconosciuti come attendibili, poi cerco di farmi un'idea del significato di ciascuna parola  con l'aiuto di un dizionario online (ce ne sono molti, da http://spokensanskrit.de/ a http://www.sanskrit-lexicon.uni-koeln.de/) e infine ricostruisco il sutra o lo sloka nella maniera che meglio mi risuona.

Si tratta, lo ripeto, di un metodo che non ha nessuna pretesa scientifica, però è divertente.
Nel caso di "Yogaś-citta-vr̥tti-nirodhaḥ", mi sono trovato un po' in difficoltà la parola"nirodhah": tutti la traducono con "soppressione, o "annichilimento", ma poi, a leggere il terzo capitolo (pada) degli Yoga Sutra, sembra di capire che per Patanjali nirodha è una specie di energia o di flusso.

Forse ho interporetato male.
O magari alcune parole hanno diversi significati, a volte dissimili o addirittura in contraddizione tra loro.
Sono strani gli indiani!



Leggendo i libri di Shankara, il sistematizzatore di ciò che oggi chiamiamo induismo, mi sono imbattuto più volte nella disciplina chiamata "Nirukta".


In realtà Nirukta è un libro che tratta di un singolare metodo di interpretazione dei testi e delle singole parole, una specie di etimologia fantastica più vicina al linguaggio delle fiabe, dei sogni e delle coincidenze significative che a quello dei grammatici e dei letterati.

Non sono un sanscritista, nè un filologo, ma l'idea di lasciar spazio alla fantasia per interpretare un testo antico mi piace, può diventare un bel gioco che, non si sa mai, potrebbe fornire delle nuove e interessanti chiavi di interpretazione degli insegnamenti antichi.
 
Prendiamo Nirodha ad esempio.

Di solito  si fa provenire da un verbo (credo niruddham) che significa frenare, arginare ecc. ecc. 
 
Se sciogliamo le briglie  alla fantasia, però. si fanno strada delle ipotesi che possono essere divertenti. assai.

निर nira, ad esempio, sta per "condurre", "portare". 


निरय niraya sta  invece per inferno e sappiamo che nei mantra la sillaba ya indica  simbolicamente il jiva individuato, ciò che in occidente chiamiamo spesso "persona", o, a volte, "anima".

Niraya potrebbe anche indicare la pretesa di condurre se stessi , di cercare di muoversi nel mondo delle cose e dei nomi con la volontà individuale, iniziando un viaggio verso l'inferno inteso come catena delle rinascite

उद ud- invece sta per alzarsi, riferito agli astri da cui उद- अय् ud- ay sorgere e ऊढ ūḍha guidato condotto. 


In sanscrito, inizialmente esistono solo le vocali A; U; I. 
Le altre 11 vocali sarebbero derivazioni di queste tre. 
La O ad esempio è la modificazione di A ed U e la E una modificazione di A ed I.

Nirodha si potrebbe anche leggere come nira 
ūḍha, un flusso che conduce un qualcosa a sorgere come un astro o che fa sorgere un astro.... 



 

Un'altra parola interessante è Dhyana, che sta sia per rito che per meditazione. 
Pare sia un'abbreviazione. 
Il Termine esatto (cfr. Vedantasara di Sadananda) dovrebbe essere nididhyanasanam
Tradurlo con meditazione è limitativo, ciò che la maggior parte di noi occidentali intende per meditazione è, per gli yogin, mananam, mentre nididhyanasana è un'altra roba.


La radice di nidhyasanam è dhyo– dhy che significa vedere, osservare ed è tradotto con Chan in cinese e con Zen in giapponese. 
आसन āsana significa postura, ma anche sedia o posizione seduta. 
In giapponese si può tradurre con sei za
Il termine giapponese ZA ZEN è la traduzione letterale di nididhynasanam.
Nidi significa "brillare sopra", ma potrebbe essere una maniera per indicare sia il Brahman, (l'Essere Supremo) sia निधि nidhi , "il tesoro". 

Nididhyasanam potrebbe quindi significare "stare seduti ad osservare il tesoro", un tesoro che consisterebbe nel far convergere tutte le energie mentali in un unico flusso (प्रवाह pravāha o निर्झरी nirjharī


Un flusso di energia che sorge senza l'intervento della volontà individuale. 
Come il desiderio. 
O le stelle...... 


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