venerdì 19 aprile 2019

SHANKARA, ARISTOFANE, ESIODO: LA NASCITA DELLA COSCIENZA NELLO YOGA E NELLA FILOSOFIA GRECA




Nel "Simposio", Socrate citando Aristofane, parla dell'Amore e di Efesto ( Il fabbro divino) che propone di "saldare l'amato con l'amante".
E parla degli amanti che altro non desiderano che di essere uniti per l'eternità.

Simposio 189 c-193:

"[...] da un tempo così remoto, dunque è connaturato negli uomini l'amore degli uni per gli altri;
esso ricongiunge la natura antica, e si sforza di fare, di due, uno, e di guarire la natura umana.
ciascuno di noi quindi è un complemento di uomo, in quanto è stato tagliato, come avviene ai rombi, da uno in due; ciascuno dunque cerca sempre il suo complemento [...]"

L'uomo, secondo Aristofane, in origine era uno e poi, chissà perché, è stato diviso in due.
Questa unità originaria per lo yoga è lo stato naturale (सहज sahaja) e la maniera per ritrovare lo stato naturale è समरस samarasa che vuol dire " medesimo sapore", e indica l'orgasmo, contemporaneo e ininterrotto, dei due amanti divini, शिव śiva e शक्ति śakti.

Amore, sia per i Greci sia per gli Indiani è la volontà di ricondurre l'essere umano a quella unità originaria.



Eros, l'androgino (assimilabile al Phanes degli orfici) è, per l'Aristofane del Simposio, la causa di questa tendenza all'unità o tensione realizzativa.

I veda descrivono un mito (o concetto o teoria) analogo:

(Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad  I,III)1. In origine questo universo era soltanto il Sé (विराज् virāj) della forma umana. Egli osservò e comprese di essere soltanto sé stesso, dunque affermò "Io sono". Quindi il suo nome fu अहम् aham (io). Perciò da allora quando a qualcuno si chiede chi egli sia risponde "io sono", poi aggiunge il proprio nome. Siccome Egli era prima (पूर्व pūrva) di tutto questo universo e prima di chiunque aspiri alla perfezione, Egli bruciò col fuoco (उष् uṣ) ogni male per cui  è chiamato पुरुष puruṣa. Colui che conosce questo brucia chiunque desideri levargli il primato.

2. Egli ebbe paura. Perciò tuttora chiunque sia solo ha paura. Egli pensò: "Se non esiste nessuno oltre me, di che cosa ho paura?". Allora passò la paura, poiché cosa avrebbe dovuto temere? Solo da una seconda entità può provenire il timore.


3. Egli non era felice. Perciò tuttora gli uomini non sono felici quando sono soli. Desiderava una compagna. allora divenne grande come un uomo e una donna abbracciati e divise poi il suo corpo in due parti. Da questo nacquero il marito e la moglie. Perciò diceva याज्ञवल्क्य Yājñavalkya che questo corpo è la metà dell'intero, come la metà di un frutto solo. E lo spazio mancante fu riempito con la moglie, con cui Egli si unì, e da cui nacquero gli uomini [...]".

Sembra quasi che Aristofane abbia letto Upaniṣad. La बृहदारण्यक उपनिषद् Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad (titolo che più o meno significa "insegnamenti del grande bosco" o forse "il grande insegnamento del bosco") è una delle upanishad più antiche, si dice che sia dell VIII- IX secolo a.C. ma pare sia molto, molto più "vecchia" di quanto ci immaginiamo. Eccone un altro brano tratto dal secondo capitolo del primo Libro:


2. L'acqua era splendore. La schiuma delle acque si consolidò e diventò la terra. 
E quando anche la terra fu creata, lui si sentì stanco. Mentre conosceva la stanchezza e il turbamento, la sua essenza e la sua gloria emersero all'esterno. 
E questo fu il Fuoco.

3. Poi si scisse in tre parti, una il fuoco, una il sole, una il vento; questo è il triplice spirito vitale (प्रण praṇa). 
L'Oriente fu il suo capo, i venti che provengono da quella zona furono le zampe anteriori; l'occidente fu la sua coda; i venti che soffiano da occidente furono le zampe posteriori; il settentrione e il mezzogiorno furono i suoi fianchi, il cielo fu la schiena, l'atmosfera il suo ventre, la terra il suo petto. 
In tal forma Egli sostenne le acque e chi questo conosce trova, ovunque vada, il suo sostegno.

La schiuma che diventa la terra....
La terra (mondo manifesto?) è la DEA.
La schiuma diventa la terra, ma se è schiuma del mare (direbbe Shankara) si può dire che è cosa diversa dal mare?
E la terra? 
Se è schiuma, come potrebbe essere diversa dal "mare"?
"Egli si sentì stanco" dice la Br. Up. e la sua gloria e la sua ESSENZA, emersero all'esterno: e questo fu il FUOCO.
Un Fuoco che si scinde parti: fuoco, sole e vento.


Una "TRIPLICE VIA DEL FUOCO".
Ma veniamo alla Schiuma che diventa Terra, non vi ricorda Venere?
Esiodo, un autore piuttosto splatter, fa nascere l'universo da un evirazione.

Un "titano" (आसुर āsura per gli indiani) chiamato Cronos [Κρόνος - Kronos = Tempo, ma Cronos significato anche alto, elevato] taglia i genitali del padre Urano [Οὐρανός-Ouranós che significa "Cielo Stellante"] e li getta in mare.

I dettagli sono raccapriccianti: Cronos armato con una falce dentata si nasconde nella vagina (locheòs) della madre Gaia [Γαῖα che significa terra]. Appena Urano, che pare fosse un amante insaziabile, si getta sul corpo di Gaia "il Tempo nascosto nella Vagina" lo castra.


Il pene e i testicoli vengono gettati in mare, dalle parti di Cipro creando un onda. Oddio...dato che Urano era il padre dei Ciclopi e dei Titani suppongo che i suoi genitali avessero dimensioni ragguardevoli e forse più che di onda si potrebbe parlare di un vero e proprio tsunami. Comunque sia l'onda produce una schiuma opaca e dalla schiuma nasce Afrodite, simbolo della bellezza della natura, del mondo, del vivere. 

Il corpo, meraviglioso, della Dea dell'Amore è la forma della manifestazione.

Anche in India c'è una dea che emerge dalle acque (l'Oceano di latte in quel caso), लक्ष्मी lakṣmī:





I cinesi la chiamano Quan Yin, e la fanno uscire, a mo' di perla, da una conchiglia, esattamente come fa il Botticelli con Venere:




Forse i veggenti indiani ed i saggi Chan avevano letto Esiodo, chissà...di certo in Grecia, in Cina e in India si usano, in questo caso, le stesse immagini e le stesse parole. 


Scrive Sri Sankaracharya nell' ऊपदेशसाहस्रि Upadeśasāhasri [I,I, 19 - ed. asram vidyà]:



19. "Allorché furono manifestati da questo Sé, tali nomi e forme, pur essendo in principio non manifestati, divennero il nome e la forma dell'Etere assumendone così la natura.
In tal modo sorse dal Supremo Sé l'elemento [...] chiamato Etere come la schiuma opaca [trae origine] dall'acqua.
Ora, la schiuma non è assolutamente identica all'acqua, ma neanche è affatto distinta da essa, giacché non può essere riscontrata separatamente dall'acqua stessa.
Tuttavia l'acqua è di per sé limpida ed è altra cosa dalla schiuma la quale ha natura di opacità.
Nello stesso modo il supremo Sé - il quale è puro e nitido - è affatto diverso da nome e forma che corrispondono, per così dire, alla schiuma. Questi nomi e queste forme, dunque, i quali sono equivalenti alla schiuma [...] pur essendo in origine non-manifesti, assumono, allorché divengono manifestati, la denominazione e la natura dell'etere".

नामरूप nāmarūpa, nome e forma,  stanno al Sé come la schiuma opaca sta all'acqua del mare.

La manifestazione, "nasce" dal Sé così come Venere nasce dalla schiuma del mare:
L'inizio della manifestazione, per tornare al mito di Afrodite (cfr. "Teogonia" di Esiodo) coincide con la evirazione di Urano.
I suoi genitali cadono nel profondo dell'Oceano di prima dell'inizio, sono "sommersi", a simboleggiare, forse, le infinite possibilità creative.

La potenza creativa, prima di esprimersi, è sempre nascosta, come l'ovulo nel ventre materno, o il seme nel grembo della Terra.
Per Sri Sankaracharya la prima cosa che emerge dalla "potenza sommersa" è la schiuma opaca (Etere), che è diversa dall'acqua (il Sé), ma contemporaneamente non ne è distinta perché non può avere esistenza propria.

L'Etere è il "padre"degli elementi (aria,fuoco,acqua e terra), delle percezioni (udito,tatto, vista, gusto, odorato) delle azioni (parlare, afferrare, andare, generare, evacuare) ecc.
Senza la schiuma/Etere non ci sarebbe possibilità di manifestazione.
Non ci sarebbe nessuna possibilità di "discriminare " tra "Io" (aham) e l'altro da me (इदं idaṃ). Quindi non ci sarebbe conoscenza perchè "la conoscenza è manifestazione"Prima dei nomi e delle forme, non c'è determinazione, non c'è discriminazione, non c'è possibilità di percezione (l'udito viene a determinarsi "a causa" della determinazione dell'Etere).
Prima dei nomi c'è solo silenzio. 

Alcuni lo chiamano ॐ.




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