lunedì 6 maggio 2019

SOCRATE, YOGIN E GUERRIERO

Immagine tratta da 
https://nicovalerio.blogspot.com/2012/03/

"Vale più un'oncia di pratica di una tonnellata di teoria", diceva Shivananda.
Come dargli torto? 
Nello Yoga le chiacchiere stanno a zero, possiamo riempirci la bocca con le più raffinate disquisizioni psicologiche, ma fin quando non metteremo le chiappe sul tappetino anche il più alto insegnamento rimarrà lettera morta.

Eppure ogni tanto, secondo me, un pizzico di erudizione non fa male, anzi. A volte anche solo il riprendere in mano libri e appunti del liceo, può avere un effetto corroborante, come la doccia fredda  che restituisce tono ai muscoli e alle sinapsi dopo la sauna o il bagno turco.

Ricordate, ad esempio, i nomi di Calano e Onesicrito?
Probabilmente no, ed è un peccato, perché forse potrebbero  fare un po' di chiarezza sulla, oggi sempre più confusa, storia dello Yoga e sui rapporti tra la filosofia orientale e la nostra.

I due tizi sono al centro di un gustoso aneddoto riportato da Plutarco ("Vite Parallele: Alessandro") e Strabone ("Commentari Storici").

Siamo nella primavera del 326 a.C., nei pressi di Taxila (Taxilain greco, Taksasila in sanscrito), nella valle dell'Indo.
Alessandro, in un momento di pausa nelle attività guerresche, manda il filosofo Onesicrito, adepto di Diogene, a parlamentare con i locali "Gymnosofisti", colpevoli di aver organizzato la resistenza armata contro l'esercito macedone.

I Gymnosofisti (Gymnosophistae, dal gr. Γυνμνοσοfισταί, letteralmente "saggi"-sofisthi, "nudi" - gumnoi) erano coloro che oggi chiamiamo yogin.
Ce ne erano di due tipi: quelli che assistevano i nobili nelle faccende di governo definiti  bracmaneV  (Brahmani) e i Gymnosofisti veri e propri che  secondo Strabone se ne andavano in giro nudi, donne e uomini, e passavano il tempo a prendere il sole, a fare esercizi ginnici e a celebrare rituali di prosperità e guarigione per il popolo. 



Quando  Onesicrito, vestito di tutto punto, con mantello e stivali in pelle, arrivò nel luogo dell'incontro i Gymnosofisti scoppiarono a ridere ("ma che ci fai vestito così con questo caldo?") e cercarono di denudarlo, ma poi ne ebbero pietà, lo accompagnarono all'ombra di un grande albero e cominciarono a parlare del più e del meno.
Gli chiesero di Socrate, Pitagora e Diogene (NB. Gli yogin del IV secolo a.C. conoscevano Socrate, Pitagora e Diogene...), ne discussero le teorie filosofiche e, infine, lo seguirono al campo dei Macedoni per dividere il pranzo con Alessandro e i suoi generali.

Tra i Gymnosofisti c'erano anche il  saggio Calano (Kalyana) che, affascinato dal giovane conquistatore decise di seguirlo con il ruolo di "Consigliere militare".
Le gesta successive e la morte gloriosa di Kalyana (che aveva 73 anni all'epoca dell'incontro) sono narrate da Plutarco e meriterebbero ben più di un accenno,  ma sono altre le cose che ci tengo a mettere in evidenza:

1) Gli yogin chiamati all'epoca, Gymnosofisti erano conosciuti e stimati dagli occidentali già al tempo di Alessandro e, a loro volta, conoscevano estimavano i filosofi greci.

2) Praticavano esercizi ginnici all'aria aperta, completamente nudi.

3) Si occupavano di politica e di guerra.

Alessandro e i Gymnospfisti - Miniatura medioevale

Gli scambi culturali nell'antichità, erano più frequenti di quanto possiamo pensare, tanto da rendere plausibile la reciproca influenza tra filosofi greci e yogin.
Socrate ad esempio, se leggiamo con attenzione i testi platonici, assomiglia decisamente ad uno haṭhayogin dei tempi di Gorakhnath.
Non ci credete?

Basta prendere il "Simposio".
Se ci sforziamo di eliminare i filtri culturali vedremo che già nelle prime righe si scopre che usava praticava tecniche di meditazione.
Il Simposio racconta di un gruppo di amici (le menti più acute dell'Atene del tempo) che si ritrova per festeggiare la vittoria di Agatone in una competizione teatrale.
Sembrano divertirsi un mondo, bevono, scherzano e discutono di tutto e di più.
Socrate  l'ospite d'onore, tarda ad apparire  e un servitore lo va a cercare:

"Socrate è tornato indietro, nel portico della casa dei vicini e se ne sta là immobile e per quanto io lo chiami, lui non vuole venire"."Dici una cosa ben strana", aggiunse: "non lo chiami dunque senza dargli un po' di tregua?". Ed egli saltò su a dire: "No, assolutamente! Lasciatelo stare. Egli ha questa abitudine. Talvolta si ritira, dovunque capita, e se ne sta lì fermo. Ma verrà subito, come io ritengo. Non sollecitatelo dunque, ma lasciatelo stare".

Andando avanti si viene a sapere che Socrate era un guerriero, un grande guerriero, e beveva come una spugna.
Sembra strano, eppure è proprio così che ce lo descrive Platone.



Ad un certo punto arriva, ubriaco fradicio, Alcibiade. Socrate trasalisce e chiede aiuto al padrone di casa:

-"Difendimi da Alcibiade .... in sua presenza non posso né guardare né parlare con nessuno senza che, geloso ed invidioso compia azioni incredibili, mi insulti e trattenga a stento le mani... non permettere che si lasci andare. Fa qualcosa, tenta una riconciliazione o difendimi, perché ho un vero terrore della follia di costui e della sua passione di amante"-

Alcibiade si arrabbia:

-" Tra me e te non è possibile nessuna riconciliazione ma mi vendicherò un'altra volta"-

Platone narra l'episodio con dovizia di particolari come se la lite da scolaretti trai due fosse di grande importanza.
Il Simposio è un libro sorprendente.
Sorprende coloro che conoscono superficialmente Platone, perché propone un Socrate lontano anni luce dall'immagine del filosofo serio, pacifico e un po' noioso che proviene dai ricordi del liceo o dai programmi televisivi.
Socrate, che non ha rivali nel bere, è aggressivo, polemico e soprattutto è un grande guerriero.

L'odio di Alcibiade per il Maestro nasce dall'immensa ammirazione e dall'amore, non corrisposto, che egli nutre per Socrate dai tempi della Guerra del Peloponneso (cfr. "Simposio"- a cura di G.Colli, Adelphi editrice, 219 e):

-"...Partecipammo insieme alla campagna di di Potidea...Anzitutto invero, rispetto alle fatiche, egli era superiore non soltanto a me ma a tutti gli altri.
Ogni volta che, tagliati fuori da qualche parte, come appunto accade in guerra, eravamo costretti a rimanere senza cibo, nel sopportare ciò gli altri, di fronte a lui, non valevano nulla, e quando poi le provviste erano abbondanti egli solo era in grado di goderne, tra le altre cose nel bere: su questo era riluttante, ma qualora vi fosse forzato vinceva tutti e, cosa più mirabile di tutte, nessun uomo ha mai visto Socrate ubriaco...
Inoltre nel sopportare i rigori dell'inverno, in quel paese gli inverni sono terribili, faceva meraviglie. In particolare una volta che ci fu un gelo quanto mai atroce e tutti non uscivano dai rifugi oppure si coprivano con una quantità davvero straordinaria di indumenti...costui usciva in mezzo agli altri col solito mantello di sempre e, a piedi nudi, camminava sul ghiaccio più agevolmente degli altri con le loro calzature.
Gli altri lo guardavano con sospetto convinti che volesse umiliarli...... Un giorno .... essendosi concentrato a meditare.... a partire dall'alba era rimasto in piedi nello stesso posto a riflettere.....fermo ad indagare. Si giunse a mezzogiorno...."-



Per farla breve Socrate rimane immobile a meditare fino all'alba del giorno successivo.
All'alba fa la "preghiera al sole" (?)  ("comincia a muoversi improvvisamente come se cercasse qualcosa e poi si ferma nuovamente, immobile")  e si accinge al combattimento.

Sembra uno degli yogin guerrieri di Gorakhnath più che un filosofo greco, o un samurai.

In questo brano del Simposio ci sono alcuni punti su cui dovremmo riflettere:

1)Socrate che medita per un giorno intero e poi fa la preghiera al sole (e non è l'unica parte del simposio in cui si parla di tecniche di meditazione).

2)Socrate che mostra agilità e di resistenza fisica non comune e, viene detto esplicitamente nel seguito del brano che ho copiato, che mostra doti di guerriero paragonabili a quelle degli eroi omerici.

3) Socrate che risponde ad Alcibiade in maniera sarcastica.

Alcibiade è uno dei giovani più belli , più ricchi e brillanti o addirittura il più bello, il più ricco e il più brillante, di Atene e vuole donarsi anima e corpo a Socrate.
Vuole essere sua allievo e suo amante.Socrate lo rifiuta e dopo aver ascoltato per l'ennesima volta le dichiarazione d'amore del giovane (218 e) -"... disse, con molta dissimulazione.... e secondo la sua consuetudine: 
mio caro Alcibiade c'è caso che tu realmente non sia stupido se le cose che dici di me sono proprio vere e se dentro di me esiste una forza grazie alla quale tu potresti diventare migliore: di certo avrai visto in me una bellezza smisurata e di gran lunga superiore alla avvenenza che ti appartiene. Se a questo punto accorgendoti di tale bellezza tu cerchi di venire a patti con me e di scambiare bellezza con bellezza ti proponi allora di trarre non poco vantaggio a mie spese tentando di acquistare...la verità in luogo dell'apparenza e intendendo realmente avere armi d'oro in cambio di quelle di bronzo"-

Che strano Socrate viene dipinto nel Simposio!
Un guerriero infaticabile e privo di ogni paura che prima di combattere recita la preghiera al sole....
Un maestro che, in pratica,dice all'allievo, davanti ad un folto auditorio: 
-"che ti sei messo in testa, ragazzino? vuoi scambiare la tua apparente bellezza per la bellezza autentica che alberga dentro di me?"-





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