9.09.2014

SAN MICHELE E SHIVA

Ieri mia sorella mi ha caricato in macchina e mi ha portato in Val di Susa, alla sagra San Michele, davanti al Monte Musiné.


E' strana l'abbazia.
E' costruita con rocce marine (C'era l'Oceano, un tempo) ed è piena di simboli  dei Cavalieri Templari, nonostante, ufficialmente, non ci abbiano mai messo piede.


La leggenda vuole che sia stata costruita per tenere a bada un Drago enorme nascosto alle pendici del Musiné, un monticello alto poco più di mille metri,
 Se ne dicono tante sul Musinè: per qualcuno è un luogo infestato dai demoni, per altri una base di alieni, per altri ancora un luogo sacro dal quale attingere l'energia della Dea madre.




Tra le mille storie che si raccontano, quella più intrigante per new ager e cacciatori di misteri, è quella della Linea del Drago, o Linea di San Michele o  Ley Line o Linea di Luce, un canale energetico che  unirebbe l'Irlanda al Monte Carmelo ( Gerusalemme), passando per una serie di luoghi sacri tutti dedicati all'Arcangelo Michele.
 Come Skelling Sain Michael in Irlanda, Saint Michael's Mountain in Cornovaglia, Mont San Michel in Normandia, Monte Sant'Angelo in Puglia e, appunto la Sagra San Michele in Val di Susa.



I luoghi della Linea del Drago sono tutti bellissimi, e, in qualche modo si somigliano.
Il monte Carmelo ad esempio, sembra il  cugino del Musiné.




Mentre  Saint Michael Mount  e Mont Sant Michel  sono decisamente fratelli:

Mont san Michel -Normandia





Saint Michael Mount - Cornovaglia


Su internet si trovano migliaia di articoli sulla Linea di san Michele e migliaia di mappe, tutte eguali, prendiamone una a caso: il punto di partenza è l'Irlanda, confine nord occidentale del mondo cristiano, anzi del mondo conosciuto nel medioevo, e il punto d'arrivo, ovviamente è Gerusalemme.
Dove altro può arrivare, per un cristiano la "Linea di Luce"?



Già, dove altro potrebbe arrivare?
Farsi le domande  sciocche che gli altri non osano formulare credo sia un buon metodo per aprire la mente.
Abbiamo prolungato verso Sud Est la linea di San Michele e ci siamo ritrovati, guarda caso,



ad incrociare un luogo sacro: Arunachala, la montagna di Shiva, nel Sud dell'India.
Certo, in India ci sono più luoghi sacri che scimmie, difficile non incrociarne uno, ma la forma di Arunachala mi ha sorpreso:

è praticamente identico al Musinè!



A questo punto mi è venuto in mente un'idea folle: e se San Michele fosse la versione biblica di Shiva?

San Michele


Shiva
E se entrambi fossero qualcosa di diverso da ciò che si crede? Qualcosa legato, ad esempio alla costellazione di Orione, il Cacciatore, chiamato in India "Shiva Nataraja"?




  Ma non è finita qua. Continuando a viaggiare verso Sud Est sulla Linea del Drago, arriviamo a Giava, in Indonesia



Precisamente, a Borobudur il tempio  dei 504 Buddha.



Strano vero? 
Shiva, Orione, San Michele, Buddha Shakyamuni, tutti uniti dalla Linea del Drago.
Sembra quasi che Cristiani, Hindu e Buddisti si siano messi d'accordo per mostrarci qualcosa, ma probabilmente si tratta solo di coincidenze.
Coincidenze bizzarre.



9.07.2014

LO SRI YANTRA E' UN'ASTRONAVE....

Non si può comprendere appieno lo sri yantra se non lo si considera per quello che è: una MACCHINA. 

 
Una macchina volante, una specie di astronave che deve essere accesa/attivata. 
I nove mandala (la cornice quadrata, il loto a sedici petali, il loto ad otto petali, il cerchio di 14 triangoli, i due cerchi a 10 triangoli, il cerchio a 8 triangoli,il kamakala e il bindu centrale) devono essere ruotati uno alla volta: per andare verso l'alto si usa come chiave di accensione il Kadi mantra (KA E I LA HRIM...)in spirale ascendente (dal quadrato al bindu), e per andare verso il basso si utilizza lo Hadi mantra (HA SA KA LA HRI) in spirale discendente (dal bindu al quadrato). 
Fantascienza? Teorie bizzarre di una mente alterata? 
Forse si, perché nel momento ci sono centinaia e centinaia di persone che praticano o hanno praticato i mantra dello sri Chakra e non si hanno notizie di persone che si siano avventurate nello spazio profondo grazie ad una rappresentazione grafica! 
O forse no. 
Per far muovere una macchina volante ci vuole del combustibile, un'energia, e questa energia non è né nel grafico, né nei mantra.
Il Grafico (o la rappresentazione tridimensionale) è la macchina, i mantra sono le chiavi di accensione, il combustibile è nel corpo, nell'energia nascosta nei chakra. 
In altre parole prima per rendere i mantra in condizione di "agire" bisogna prima attivare le vibrazioni dei chakra. 
Come si fa? 
Prendiamo lo schema dei sei chakra (il settimo "è" lo sri yantra) 


VI CAKRA 
 

FRONTE: 
BIJA MANTRA ॐ auṁ 
PETALI 
हं haṃ - क्षं kṣaṃ 





V CAKRA 

 

GOLA: 
BIJA MANTRA हं haṃ 
PETALI 
अं aṃ - आं āṃ - इं iṃ - ईं īṃ - उं uṃ - ऊं ūṃ - ऋं ṛṃ - ॠं ṝṃ 
ऌं ḷṃ - ॡं ḹṃ - एं eṃ - ऐं aiṃ - ओं oṃ - औं auṃ - अ°aṁ - अः aḥ 





IV CAKRA 

 

CUORE: 
BIJA MANTRA यं yaṃ 
PETALI 
क ka - ख kha - ग ga - घ gha - ङ ṅa 
च ca - छ cha -ज ja - झ jha ञ ña 
ट ṭa - ठ ṭha 






III CAKRA 

 

OMBELICO: 
BIJA MANTRA रं raṃ 
PETALI 
ड ḍa - ढ ḍha - ण ṇa 
त ta - थ tha - द da - ध dha - न na 
प pa - फ pha 



II CAKRA 

 

GENITALI: 
BIJA MANTRA वं vaṃ 
PETALI 



ब ba - भ bha - म ma 
य ya - र ra - ल la - 






I CAKRA 

 

PERINEO: 
BIJA MANTRA ळं ḻaṃ 
PETALI 
व va 
श śa - ष ṣa - स sa 

Come si vede su ogni petalo c'è inscritta una sillaba dell'alfabeto sanscrito. 
E al centro di ogni Loto (pericarpo) ce ne è iscritta un'altra. 
Sappiamo che ogni petalo è in realtà una nadi, un canale nel quale scorre una particolare energia. 
immaginiamo che l'insieme dei petali dei sei chakra sia una tastiera. 
Prima di praticare il kadi mantra o qualsiasi altro mantra, lo strumento andrà accordato. 
Facciamo un esempio con il primo chakra, muladhara chakra. 

 

PERINEO: 

BIJA MANTRA ळं ḻaṃ 
PETALI 
व va - श śa - ष ṣa - स sa 



Prima di tutto si visualizza il fiore, con i suoi quattro petali. 
quindi si "risvegliano" le energie con la lettera centrale, visualizzando i suoi effetti su ogni petalo, in senso orario, dall'alto in basso: 
OM YAM YAM YAM YAM OM
La pratica sortirà l'effetto di sensibilizzare la zona fisica corrispondente al muladhara e di favorire la percezione delle energie sottili. 
A questo punto "ACCORDIAMO LE NOTE". 
Sempre partendo dal primo petalo in alto e in senso orario: 
vam - śam (sciam con la lingua sul palato) - ṣam (sciam con la lingua vicino ai denti) - sam - OM 

Procedendo nella stessa maniera per i primi cinque chakra (visualizzazione, OM + il suono centrale del chakra ripetuto per ogni petalo+ OM + le lettere dei singoli petali + OM) e riattivandolo tutte insieme nel Chakra della fronte ( per tre volteOm - haṃ - kṣaṃ) alla fine avremo ACCORDATO LA TASTIERA . 
L'effetto sarà un particolare stato fisico, una condizione di CALMA EFFERVESCENZA dovuta alla attivazione dei RAGGI DELLA CREAZIONE, o Marici celati in ogni chakra. 

 

I marici sono 360 in tutto e sono disposti in questa maniera: 
56 risuonano al mūlādhāra cakra, il plesso del perineo; 
62 allo svadhiṣṭhāna cakra, plesso dei genitali; 
52 al maṇipūra cakra, plesso dell’ombelico; 
54 allo anāhata cakra, plesso del cuore; 
72 al viśuddha cakra, plesso della gola; 
64 allo ājñā cakra, plesso della fronte; 

Risvegliarli significa avere la possibilità di attivare i mantra. 
Vediamo come....



Prendiamo il kadi mantra  (ka e ī la hrīm - ha sa ka ha la hrīm - sa ka la hrīm): il primo verso dedicato a kuṇḍalinī di Fuoco, viene spiegato così:

ka è śiva/luna;

e è śakti/fuoco;

ī è kāma/sole;

la è k
iti/terra nel senso di casa, patria;

hrīm è Durga nella forma di ku
ṇḍalinī.


Se osserviamo la "tastiera" vedremo che ka "risuona al primo petalo, dall'alto in senso orario, del chakra del cuore, e all'undicesimo petalo del chakra della gola, ī  al quarto petalo del chakra della gola, la al sesto petalo del chakra dei genitali. Per ciò che riguarda  hrīm dobbiamo scomporlo in ha, petalo di destra del chakra della fronte, ra, quinto petalo del chakra dei genitali, ī, quarto petalo del chakra della gola...
Si tratta di una  melodia  suonata sulla tastiera dei petali dei chakra, un percorso preciso che, se ripetuto, ad esempio, 108 volte, produrrà energia.
In pratica, a livello sottile, si ha il medesimo effetto che a livello grossolano sarà prodotto dallo sfregamento ripetuto dei palmi delle mani: si produce energia sotto forma di calore.
nella pratica della sri vidya il mantra viene ripetuto per ogni mandala dello sri yantra (quadrato, loto a sedici petali, loto ad otto petali, mandala dei 14 triangoli, mandala esterno dei 10 triangoli, mandala interno dei dieci triangoli, mandala degli 8 triangoli, kamakala e bindu).


durante la recitazione i tre versi del kadi mantra, vengono "localizzati" nella forma geometrica, in altre parole le sillabe vengono fatte "girare" sulle linee, i triangoli e i punti.
Vediamo il significato dei singoli versi:
Il primo verso è kundalini di fuoco e  indica la meta della pratica: un movimento in direzione oraria del KAMAKALA , una inversione del suo movimento "naturale" per"tornare a casa".
In pratica si accende il mandala, facendolo ruotare.




Col  secondo verso, dedicato a ku
ṇḍalinī di Sole, in cui
ha è ravi/dio del sole e "nadi di destra"del corpo umano;

sa è śītakira
a/luna, ma anche "colei che irradia fresco", le "nadi di sinistra del corpo umano";

ka è smāra, parola che indica il desiderio di appartenenza al dio dell'Amore;

ha è ha
sa/cigno cosmico che rappresenta i due lati del KAMAKALA: ha (suono del lato "solare", destra) e sa (suono del lato "lunare" sinistra);

la è śakra, altro nome di jye
ṣṭha una delle tre dee del triangolo centrale dello sri yantra corrispondente a LAKSHMI e alla lettera "U" (le altre sono VAMA/SARASVATI , "A", e RAUDRI/PARVATI "I") 
 si osserva la rotazione e se ne percepiscono i riflessi sul corpo fisico

Con l'ultimo verso, in cui:

sa è para che sta per parabrahman o adi paraśakti e ci rimanda al nodo delmuladhara cakra, dove risiede la ku
ṇḍalinī dormiente e nel quale, simbolicamente, per il gioco di specchi della manifestazione, è contenuto lo yoni lingam che compare al vertice dello sri yantra;

ka è mara che qui é la forma terrifica di śiva detta rudra e, nel buddismo tibetano, mahākāla, e ci indica il "nodo della fronte", o meglio il palato molle, terzo nodo del corpo e dimora di rudra.

La infine è Hari/vi
ṣṇu ad indicare il cuore, ultima destinazione di kuṇḍalinī
dopo la sua "risalita",

si sbloccano i nodi (granthi) del corpo fisico e ci si abbandona alla rotazione contemporanea della "macchina" Sri Yantra e  del corpo sottile.


9.06.2014

GANESHA IL SIGNORE DELLE SCHIERE E DELL'ALCHIMIA



Aum shrim hrim klim glaum gam ganapataye vara varada sarva janamme vashamanaya svaha


Si dice spesso che le tecniche operative dello yoga, ovvero le pratiche potenzialmente in grado di trasformare Corpo, Parola e Mente, siano segrete o nascoste.
Certo, non è impossibile che in qualche tempietto sperduto sulle montagne del Nepal o tra le foreste del Tamil Nadu ci siano dei libri o degli oggetti in grado di dare poteri incredibili a chi li legge o possiede, come le pietre di Shankara dei film di Indiana Jones, ma a volte penso che sia tutto scritto a chiare lettere e che la segretezza o l'esoterismo dipendano dalla nostra incapacità di vedere e dalla nostra ignoranza.
Spesso, negli ultimi anni, ho rintracciato insegnamenti alchemici creduti perduti in testi facilmente reperibili nelle libreria e nelle scuole di yoga.
Prendiamo ad esempio un versetto dello Hathayogapradipika, il 27° del IV capitolo:

मूर्छ्छितो हरते वयाधीन्मॄतो जीवयति सवयम |
बद्धः खेछरतां धत्ते रसो वायुश्छ पार्वति || २७ ||

mūrchchito harate vyādhīnmṝto jīvayati svayam |
baddhaḥ khecharatāṃ dhatte raso vāyuścha pārvati || 27 ||


Di solito si traduce così:
"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".


La traduzione si sa è sempre interpretazione, ed interpretare i versetti in sanscrito non è mai facilissimo.
Andando " a braccio" la parola khecharatāṃ viene da ख kha (seconda sillaba del chakra del cuore) che significa vuoto, cielo, etere, ma indica anche cavità del corpo e  da चर cara che significa "colui che investiga, che spia, che cammina".
Letteralmente Khecarata  sarebbe quindi colui che cammina nel cielo, lo Skywalker, termine che potrebbe indicare  l'iniziato o colui che ha determinati poteri psichici.
Andando avanti nella traduzione vedremo che
dhatte vuol dire ottenuto, assunto,
svayam vuol dire se stesso,
jīvayati vuol dire tornare in vita,
.vyādhī vuol dire malattia,
harate vuol dire rubare,

Per ciò che riguarda बद्धः baddhaḥ  diciamo che बाध bādha vuol dire ostacolo, guaio ecc. e
Baddha-jiva è il jiva (anima individuale) condizionato dai tattva (principi della manifestazione, gli elementi, ad esempio).
मृत mṛta significa morto-defunto
मूर्च्छित mūrcchita significa privo di coscienza,  e मूर्छित mūrchita significa svenuto, intontito, stupefatto.
रस rasa  parola comunemente usata per indicare i sapori, le essenze e i sentimenti, qui indica il mercurio, termine che ci conduce inevitabilmente all'Alchimia.



Mercurio inteso come pianeta  in India è Budha बुध , figlio della Luna ed è sposo di Ilā meglio conosciuta come Idā, dea del linguaggio, figlia e istruttrice di Manu il legislatore e questo a chi si intende di esoterismo occidentale, potrebbe dare altre indicazioni interessanti.
Ma torniamo al versetto:

"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".

Il Mercurio del versetto è il figlio di Shiva e Parvati, Gaṇeśa (Ganesha) letteralmente signore ( iśa) delle schiere (gaṇa).
Le schiere dei Marut.




Il simbolismo è complesso: i Marut, parola che indica contemporaneamente i "venti" e l'oro, sono coloro che compongono la schiera (marutgana) di fulmini e  monsoni che accompagna Indra, signore delle tempeste, nelle sue innumerevoli battaglie, ma sono da sempre al servizio di Ganesha.
Nei veda se ne trovano a volte 108, altre 60.
Sono dei nanetti orrendi, che gridano in maniera insopportabile,"Forme Pensiero" secondo alcune interpretazioni, responsabili, se lasciate a se stesse, di dolore e malattie, portatrici di realizzazioni e poteri psichici se guidate con saggezza.
In mano hanno la clava  di Vayu Dio del vento, e sono adornati da monili d'oro e da un cordone Brahminico fatto di serpenti.
Quando si pone al comando dei Marut, Ganesha viene chiamato Ganapathi, colui che conduce le schiere.
Ganapathi "Vinayaka" ha due spose, "Siddhi" e "Buddhi", "Potere Psichico" ed "Intuito Sovraconscio"




Ganapathi Brahmanaspati



..

Ma veniamo all'interpretazione "alchemica" del versetto dell'Hathayogapradipika:

Dalla gola, vishudda chakra normalmente, discende il nettare lunare (ACQUA/MERCURIO/TIGRE)


 che viene bruciato dall'energia dell'Ombelico (FUOCO/ZOLFO/DRAGONE).


Il nettare, che è ciò che ci tiene in vita, non è illimitato e quando si è completamente dissolto l'essere umano muore.
Lo yogin  tramite asana, mantra, mudra e kriya, cerca di invertire il processo naturale conducendo  il nettare, purificato dal Fuoco, di nuovo in alto, alla gola ed alla testa.
Per far questo utilizza varie tecniche tra cui viparita karani mudra , una specie di candela, che non è né un asana né una mudra, ma un processo prima dinamico che parte dalla posizione del cadavere shavasana, l'asana  che LIBERA LE SCHIERE DEI MARUT che accompagnano Ganaphati verso le sue spose Siddhi e Buddhi.
A questo punto bisogna introdurre altri riferimenti: il Mercurio rappresenta "anche" la mente sensoriale o Manas, che ha una qualche relazione con il  chakra della gola e si manifesta pienamente nel secondo chakra (Svadhistana Chakra).
Buddhi, o intuito sovraconscio ha sede in un chakra che porta il suo nome, situato sopra il punto della fronte, ma è in relazione con il chakra dei 10 maestri o nabhi chakra, posto all'ombelico.
Le Siddhi dimorano invece negli otto petali del chakra segreto del cuore, o hrit chakra. detto anche "Diagramma delle perversioni"




Aggiungiamo adesso un altro tassello, indispensabile alla piena comprensione del versetto:
si è detto che rasa è il mercurio in senso di nettare,seme, ambrosia, e questo nettare è il responsabile delle emozioni, dette in sanscrito, guarda caso Rasa.
Le emozioni principali, quelle che possono e devono essere trasmesse e recepite nelle arti della danza e della musica, sono 8, ognuna delle quali collegata ad una forma della divinità e ad un colore:

Śringāram (शृन्गारं) amore, attrazione, Visnu color verde chiaro

Hāsyam (हास्यं) gioia, ilarità, Pramata color bianco.

Raudram (रौद्रं) furia, rabbia, Rudra color rosso.

Kārunyam (करुणं) , compassione, misercordia , Yama color grigio.

Bībhatsam (बीभत्सं) disgusto, avversione, Siva color blu

Bhayānakaram (भयानकं) orrore, terrore, Kala color nero

Vīram (वीरं) coraggio eroismo, Indra, giallastro.

Adbhutam (अद्भुतं) meraviglia, Brahma, color giallo.

śāṃtam (शांतम्) pace tranquillità, Visnu color blu.

Il mercurio mente sensoriale scende dal chakra della gola a quello dell'ombelico e i rasa "impulsati" dalle percezioni sensoriali, vengono trasformati in  Bhava (sentimenti, ma sarebbe più indicata la parola inglese mood), che si manifestano al chakra dei genitali  o svadhistana chakra,e sono le matrici delle nostre azioni e quindi del karma :

Rati . amore
Hasya . ilarità, riso.
Soka .dolore
Krodha. rabbia
Utsaha . energia
Bhaya . terrore.
Jugupsa . disgusto
Vismaya . stupore, meraviglia.


In termini di alchimia occidentale  Mercurio e Zolfo, si sposano e il risultato-figlio-sale si manifesta come forma/stampo in svadisthana chakra (acque inferiori) da cui emerge l'io illusorio agito dalle emozioni.


La rettificazione mercuriale consiste nell'inversione del flusso delle energie, in modo da sostituire all'io illusorio, schiavo dei Marut, l'IO DIVINO, signore dei Marut (Ganesha in quanto figlio di Shiva "é"Shiva)
Mercurio, come si è visto, è anche lo sposo di Ida che altri non è se non il canale in cui circolano tutte le energie della parte sinistra del corpo (emisfero celebrale destro), bianco/argento come la luna.
Lo Zolfo invece corrisponde a Pingala, il canale  in cui circolano tutte le energie della parte destra del corpo (emisfero sinistro), rosso e/o giallo/rossiccio.
I due canali si intrecciano in corrispondenza del chakra della fronte, ājñā.



Quando i due flussi sono equilibrati si stabilisce un flusso regolare  delle correnti bipolari contenute in sushumna, il canale centrale.
Quando si attua l'inversione, in qualche modo, l'ACQUA (canale di sinistra) sale attivando la cosiddetta MENTE ANALOGICA, e il FUOCO (canale di destra) discende.

 Kechari mudra è, infine, la manovra con la quale spostando la lingua sul palato molle  si unisce il chakra della Gola vishuddhi,  con quello della fronte  ājñā con attivazione di talu cakra, il chakra del palato molle).Il risultato è l'apertura di un canale detto shankini nadi, che permette di riportare l'energia "rettificata" al cuore, fine ultimo dello Hatha Yoga.

9.05.2014

APPUNTI DI ALCHIMIA OPERATIVA - IL PAVONE ED ALTRE STORIE




IL PAVONE
Il pavone è presente come simbolo nell'induismo, nel taoismo,nel buddismo zen e nell'alchimia occidentale.

Scrive un alchimista del '500,Gerhard Dorn
Questo uccello vola durante la notte senza ali. Alla prima rugiada del cielo, dopo un ininterrotto processo di cottura, ascendendo e discendendo, dapprima prende la forma di una testa di corvo, poi di una coda di pavone; le sue piume diventano bianchissime e profumate, e finalmente diviene rosso fuoco, mostrando il suo carattere focoso "

Il pavone rappresenta i mille colori che appaiono ad un certo punto della pratica.
si tratta di una delle fasi che l'alchimista incontra nella ricerca della pietra filosofale.

Nell'alchimia se ne individuano 5 simboleggiate da 5 animali (dalla gallina alla fenice) .

Il pavone è la fase dei colori.
Alcuni lo identificano con un samadhi savikalpa.
Gli oggetti esterni ci paiono essere più luminosi, i colori più vivi, le piante sembrano crescere più velocemente e sembra che crescano per noi.
Accade di pensare ad un animale o ad una persona ed ecco che compaiono.
I testi sacri ci sembrano improvvisamente chiari (e lo sono!) e si indovinano tracce e coincidenze che agli altri sembrano oscure.

Chiudendo gli occhi figure meravigliose e coloratissime compaiono nella nostra mente e visualizzando una dea o una figura mitica essa appare come fosse reale.
Il pavone rappresenta una fase "caleidoscopica" della pratica, è la meraviglia del mondo creato dalla Dea che si palesa davanti ai nostri occhi.
Tutto è meraviglioso e si ha l'idea di aver compreso in un istante tutto ciò che c'è da comprendere.
Questi stati a volte sono temporanei.
Può accadere che non tornino neppure più e ne resti solo il ricordo.
Da alcuni il ricordo è conservato come un segreto tesoro, da altri è trasformato in una sorta di nevrosi da "paradiso perduto" e la vita si trasforma in un'accanita ricerca di quello stato di beatitudine.
Lo stato del pavone può presentarsi più volte e può stabilizzarsi, cosa considerata dai taoisti, dagli alchimisti, dai ricercatori in genere un grave pericolo, la "grande acqua da attraversare" delle sentenze dell' I'CHING.
La vera luce è bianca, le mille luci colorate sono anch'esse un'illusione di maya.
Il praticante che incontra il pavone e non è preparato ad affrontarlo ,soprattutto nel caso in cui lo stato dei mille colori si presenti più volte e diventi stabile, può facilmente credere di essere uno spirito eletto,un grande guerriero, un dio.

"Indra può facilmente credere di essere il Brahman" (vedi Vishnu Purana).



Dicono sia difficilissimo uscire illesi da questo stato.
Succede infatti che ciò che nasce nella mente prenda vita all'esterno (che sia apparenza fenomenica od illusione fa lo stesso), succede che compaiano alcuni siddhi o poteri.
Potere è la parola chiave di questo stato.
Se nella fase precedente, quella in cui lo psichico comincia a manifestarsi nel fisico, la parola chiave (per alcuni il nemico) è la paura , adesso può accadere di imbattersi nel potere.
Si dice molti di coloro che vengono reputrati maestri spirituali e realizzati non siano mai andati oltre questo stato, lo stato del "pavone"degli alchimisti e dei taoisti.
Ci sono quattro tipi di silenzio, corrispondenti a quattro progressive realizzazioni:

il silenzio della calma della mente.
il silenzio della quiete della mente.
il silenzio della pace della mente.
il silenzio del vuoto.

lo stato del Pavone è Fragore.

LA GALLINA



La figura che simboleggia l'intera opera alchemica è la gallina che cova.
cova 5 uova.
Le cinque uova sono le cinque trasformazioni o realizzazioni danno vita a 5 animali:

il corvo,
il cigno,
il basilisco,
il pellicano,
la fenice.

Il corvo è la prima fase, il nigredo:
l'alchimista muore al mondo.
La seconda fase è albedo ed è rappresentata dal cigno:
finisce la fase di purificazione e ci si accinge ad unire il principio maschile ed il principio femminile.
L'unione tra attivo e ricettivo, tra maschile e femminile è rappresentata dal basilisco.
metà uccello e metà serpente.

Portata a termine l'unione dei due subentra la quarta fase rappresentata dal pellicano, che si squarcia il petto per cibare i propri figli col sangue:
è detta fase della moltiplicazione.
La materia prima trasmutata dal facitore d'opera viene moltiplicata a volontà.

Il compimento dell'opera è simboleggiato dalla fenice, l'uccello mitico che rinasce dalle proprie ceneri.
il pavone, o la sua coda possono apparire prima o dopo la fase detta albedo.

Per sviscerare altri simboli: l giorno è  rappresentato dal gallo e la notte dalla civetta.

Il gallo con il torso d'uomo e due code di serpente è invece'Abraxas, il Dio degli gnostici.
Se ci vogliamo soffermare sulle singole fasi diciamo che la Gallina è colei che "cova" e
il covare è un fornire, delicatamente energia sotto forma di calore.
Il primo uovo a schiudersi è il corvo, l'opera al nero, la fase di purificazione.


Ovviamente il lavoro dll'alchimista è con crogiolo, fuoco, elementi chimici, e l'opera al nero si chiama così perchè la "terra" usata inizialmente (e che dà il nome all'Alchimia) era la terra nera di una particolare zona dell'Egitto. La fase del Corvo, o Nigredo, e quello che alcuni praticanti di Yoga definiscono "Evacuazione".
e avviene (può avvenire) prima e dopo ogni esperienza che possiamo definire di rottura dei livelli dell'io (samadhi, satori....).
Man mano che procede il percorso verso una percezione pèiù sottile della realtà si possono ripetere più volte sia le fasi di  Evacuazione, sia le fasi del Pavone.
Nella fase del Corvo  corpo e mente cominciano a depurarsi.
L'evacuazione può essere un'esperienza terribile durante la quale molti aspiranti, se ben istruiti, cercano la solitudine e talvolta vanno in luoghi selvaggi evitando il contatto con altri e si esprime attraverso una serie di fenomeni e  processi fisici diversi per intensità da persona a persona:
Alcuni sono colpiti dalla diarrea, dal vomito, altri dall'emissione continua di sperma e sangue,altri ancora dall'incapacità di controllare la parola e gli istinti sessuali, dall'improvvisa conoscenza di lingue sconosciute, da fenomeni assimilabili al poltergeist.
Non ci sono regole fisse.
In alcuni gli effetti sono leggerissimi.
In altri sono molti e potenti.
Superata la fase di evacuazione e sopraggiunta, ad esempio, la calma della mente, si avverte una sensazione di pienezza:
è ciò che alcuni chiamano illuminazione, ma si tratta spesso di una , chiamiamola così, realizzazione parziale.

Rispetto allo stato precedente, alla confusione ed al dolore esperiti nella fase del Corvo, si tratta di uno stato eccezionale, collegato ad un miglior uso, della macchina corpo e della macchina mente.
In questo stato è facile credersi Buddha o Shiva o un bodhisattva o comunque un predestinato, e in qualche modo lo siamo, la realizzazione c'è stata e lo stato di beatitudine, quando non è stabilizzato, può ripetersi più e più volte: è  questo lo stato del Pavone.
Nel ripetersi di quel particolare stato che il realizzato parziale crede di vedere delle conferme al suo essere illuminato.
Crede con tutto il suo essere e in tutta sincerità di essere illuminato.
Ma è una beffa degli dei.
Quando uno stato di coscienza si è stabilizzato non si ha quasi più ricordo dello stato precedente,
l'eccezionale si fa   normale,  quotidiano.
Non si noterà più la maggior luminosità dei colori  o la sensazione che suoni e colori partano insieme dal centro del corpo della fase del Pavone, perché quella diviene, per noi, la realtà ordinaria.
Se entri in una stanza buia e accendi improvvisamente la luce, vedrai sedie e tavolo e mobili e quadri che prima non vedevi.
Magari immaginavi che vi fossero senza poterli vedere, con forme e colori diverse da quelli che hanno adesso.
Una volta che li hai visti anche se spegnerai di nuovo la luce conserverai il ricordo del reale.
Nella tua mente non vi sarà più la forma-colore irreale dei mobili su cui fantasticavi quando eri immerso nella oscurità.
Le esplosioni  (o realizzazioni) sono un progressivo svelarsi, un togliersi dei veli e lasciarli volare in alto spinti dal vento della vita.
Se la via è giusta non si perderà tempo a cercare di riafferrare un velo per rimetterselo addosso.
Si imparerà magari a "chiudere" e ad "aprire" certe porte per non rendersi "riconoscibili" .


HATHA YOGA E ALCHIMIA

Fase preliminare: la gallina
accingendosi ad assumere la posizione seduta il praticante esperto metterà in atto, talvolta inconsapevolmente una specie di rituale  per ottenere il giusto atteggiamento fisico ed interiore.
Addolcendo la respirazione assumerà una delle posizioni di meditazione (per esempio svastikasana, siddhasana, ardhapadmasana, padmasana o la posizione in ginocchio detta Seiza con i piedi in contatto e le ginocchia separate dalla distanza corrispondente ad un paio di pugni o di palmi aperti ).
Quindi , per allegerire il peso sulle articolazioni delle gambe e sulla zona lombare, porterà il peso in avanti fino a sollevare leggermente la zona del sacro.
Inspirando allungherà la nuca e tirerà leggermente in alto i muscoli dell'ano con il risultato di gonfiare il perineo.
a questo punto scenderà delicatamente , mantenendo la colonna in diagonale, con il bacino sui talloni (seiza) o per terra e/ o il perineo sul tallone sinistro (siddhasana) .
quindi stenderà la colonna portandola perpendicolare al suolo.
L'atteggiamento è quello della GALLINA che si predispone a covare l'uovo sia fisicamente (rigonfiamento del perineo) che psicologicamente (predisposizione all'ascolto).




fase 1: il corvo-nigredo.
Il praticante comincia a cercare di rallentare e sospendere il dialogo interiore.
man mano che la meidtazione si fa più profonda emergono contenuti psichici sempre più profondi e nascosti.
comincia una vera e propria lotta: è assai difficile lasciar passare contenuti legati all'emotività.
Soprattutto perchè i contrasti legati alla mente emotiva (diciamo manipura cakra e la zona che va dal plesso solare all'ombelico) ed inseminati dalla mente manasica (diciamo zona del petto e gola) "precipitano" nel Vishuddha cakra (zona degli inferi, sotto l'ombelico) manifestandosi sotto forma di tensioni muscolari, crampi, rigidità articolari.
"Lavorando" con pazienza e dolcezza il praticante può sciogliere questi nodi fisici provocando, talvolta, reazioni legate ai sistemi simpatico e parasimpatico.
Possono insorgere tremori, movimenti peristaltici,sensazioni di soffocamento e mancanza di respiro, tachicardia ed altri fenomeni che possonodistrarre il meditante.
Quando finalmente le tensioni sembrano essersi sciolte può accadere che il praticante non si riconosca più.
Tensioni muscolare o psichiche accumulate nel tempo finiscono per diventare parte integrante della personalità dell'individuo.
C'è una identificazione con le proprie "tensioni".
Assenza di tensioni può essere interpretata come assenza di forza, di energia,di "presenza".
Sopravviene la paura.
Gli attacchi di panico e lo scatenamento di stati nevrotici dovuti a questa sensazione di "vuoto" sono meno infrequenti di quanto si possa immaginare:
é la fase del corvo.


fase 2: il cigno-albedo.

Superata la notte buia del corvo la mente sembra pacificata.
Si sperimenta  la piacevole sensazione del dopomalattia, quando comincia la convalescenza.
Il corpo è in uno stato di dolce torpore.
Liberati dalle tensioni si cominciano ad avvertire con chiarezza delle energie sottili di cui ignoravamo l'esistenza.
Una luminescenza bianca sembra scaturire, ad occhi chiusi, dal centro della fronte, come una leggera febbre fredda.
Il rilassamento del muscoli della faccia e della testa porta ad avvertire le energie del cranio.
Capita di avere la percezione, precisa, del Cakra della corona, detto "Nirvana Cakra" o cakra dai 100 petali: è il luogo, per lo yoga, dell'oceano di latte.
La sensazione è di grande quiete.
Un praticante può arrivare a questo stadio e rimanerci per sempre, immaginando magari di essere un realizzato o comunque un essere speciale.
E' la fase contro cui Milarepa metteva in guardia parlando di "Stagno di Shamatha"
Sopra nirvana cakra si erge il grande Cigno bianco , l'oca cosmica l'HAMSA, ma in realtà il praticante può vederne solo le zampe;
è questa la fase in cui si sofferma la maggior parte dei praticanti, ignorando che si è solo a metà dell'opera e grande è il rischio di ricadere, di aderire nuovamente e pienamente al manifestato .


fase 3: il basilisco




Il Basilisco o piccolo re è il drago alchemico.
Il suo sguardo (come lo sguardo dello shiva infuriato del kalika Purana)incenerisce , il suo alito avvelena.
ha la testa di Gallo (il gallo è simbolo della luce solare ad indicare la sua luminosità), il corpo e le ali di drago (ad indicare la sua capacità di volare ovvero ascendere) e la coda di serpente.
Il Basilisco (che talvolta prende il posto del Pavone che è invece "animale intermedio, che può sorgere dopoqualsiasi delle fasi delle grande opera) è la rappresentazione della Kundalisakti.
il meditante dopo aver portato in quiete la mente ed il corpo può , spontaneamente o con tecniche specifiche, risvegliare il Potere del Serpente.

Se la fase del Corvo si accompagna alla Paura (primo pericolo per il praticante) la fase del Basilisco si accompagna al Potere (secondo pericolo).
Il serpente viene risvegliato nel perineo (l'uovo) alla base dell'osso sacro (filum terminale del midollo spinale) e viene avvertito come un onda di calore od energia che si muove in senso antiorario nella zona del muladhara. Nello yoga delle energie questa sensazione è detta Kundalini rotonda.

Quando si parla di serpente si parla di una sensazione fisica, reale, fenomenica.
La risalita di kundalini viene spesso percepita come una fascia ai due lati della colonna, larga un palmo che viene sollevata e riscaldata da un energia percepita come elettricità, calore o onda tellurica e si accompagna spesso allo sviluppo o ricordo di poteri psichici, a fenomeni di poltergeist o mutamenti della personalità, all'acquisizione di talenti insospettati.
La voglia di utilizzare poteri che non gli appartengono, modificando l'ordine naturale, può condurre il praticante alla follia ed alla morte.

fase 4 : il pavone.
Del pavone si è già parlato, è collegato alla fase del basilisco, può però emergere in ogni fase della grande opera.
Lo si può considerare talvolta come un segno, una conferma alla validità della pratica, ma è assai difficile staccarsi dalle piacevolezze delle "luci colorate" dei "suoni meravigliosi", della "consapevolezza di essere un Dio o un grande saggio o la reincarnazione di un grande guerriero.
Tutto l'universo sembra volersi piegare ai nostri voleri.
in un certo senso, a quel piano di coscienza, ciò è vero, ma guai a crederci!.


fase 5: il pellicano.

La leggenda vuole che il pellicano si squarci il petto per cibare, con il proprio sangue, i figli.
è un auto sacrificio.
Il praticante che ha esperito la quiete del Cigno ed il Potere del Basilisco comprende che deve completare l'Opera.
Fa  quindi ridiscendere kundalini al Cuore.
Si squarcia il petto per cercare, nel profondo del suo cuore la sua vera essenza autoluminosa e onnipervadente.
Il potere del basilisco è legato all'energia, Tapas, del Jiva, o anima individuata.
Qualunque siano le conferme ed i riconoscimenti ottenuti il praticante sa che deve rinunciare definitivamente.
Si annulla come individuo e scompare nell' infinitamente piccolo ed infinitamente grande.
Muore definitivamente a se ed al mondo.


fase 6: la fenice.



La grande opera si è compiuta.
Rubedo.


Di seguito alcune citazioni che potrebbero far supporre l'identità delle tecniche operative occidentali (Alchimia) ed orientali (Hatha Yoga)



"Platone allude a quei miti orfici, secondo cui Dioniso viene sbranato dai Titani e risuscitato da Apollo.per questo afferma:"raccogliersi e racchiudersi in se stessi" ossia passare dalla vita titanica a quella unitaria.Anche Core viene portata nell'ade,però viene ricondotta alla luce da Demetra,per abitare dov'era prima"Olimpiodoro



"Raggiunsi il limite della morte.
varcata la soglia di proserpina fui condotto attraverso tutti gli elementi e poi feci ritorno.
nel mezzo della notte vidi un sole irradiante di splendida luce.Mi presentai al cospetto degli dei superni e di quelli inferi e da vicino li adorai"

Apuleio



"Però conosco un rito di Orfeo molto efficace,per cui il fuoco sale spontaneamente verso la testa e brucia da sotto il figlio monocolo della terra"
Euripide.




"Nell'ambito della magia spirituale non c'è niente di più efficace degli Inni di orfeo, se si eseguono con il concorso di musica adatta, di un'opportuna disposizione dell'animo e delle altre circostanze ben note al saggio"
Pico della Mirandola.





"E così Asclepio, l'uomo è un magnum miraculum, un essere degno di reverenza e di onore.
poichè egli perviene alla natura di divina come se fosse egli stesso un Dio; ha familiarità con la razza degli Dei sapendo di condividere con essi l'origine;
disprezza quella parte della sua natura che è soltanto umana perchè ha riposto la sua speranza nella divinità dell'altra parte di sè"

Ermete Trismegisto.



"la vita di Dioniso è il gioco e il piacere è il gioco dello specchio di Dioniso.
Perciò dicono che Efesto fece uno specchio per dioniso e che il Dio, guardandovi dentro e contemplando la propria immagine, si gettò nella molteplicità
Proclo


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