lunedì 14 marzo 2016

I NOVE MANDALA DELLO SRI YANTRA



l’Onda della Bellezza” (Saundaryalaharī) è un libricino di 100 paragrafi (śloka ) diviso in due sezioni: la prima formata da 41 śloka (o 35 secondo alcuni commentatori) è chiamata Ānandalaharī ("Onda di Beatitudine") ed è la cronaca della realizzazione di Śaṇkara attraverso la pratica degli insegnamenti tantrici ricevuti dal suo maestro,Gaudapadacarya. La seconda sezione, la Saundaryalaharī vera propria, formata da 59 śloka (o 65 secondo alcuni), è invece il resoconto del cambio di percezione della realtà che fa seguito alla realizzazione,dello stupore che nasce dalla visione della Dea, ovvero dalla trasfigurazione dell'intera manifestazione in Bellezza.  
Ad ogni versetto del Saundaryalaharī sono collegati una posizione, un gesto, un asterismo (una configurazione astrale) ed un diagramma. Al Kadi mantra (paragrafo 32) si accompagna lo Śrī Yantra, un maṇḍala, complicatissimo attraverso il quale viene  trasmessa la Śrī Vidyā (“CONOSCENZA SPLENDENTE”), ovvero la visione dei fili segreti che legano  le posizioni dell’Amore e le sillabe dell’alfabeto,  alla natura ultima della materia e del Cosmo.Se osserviamo l’immagine bidimensionale dello Śrī Yantra (è facile trovarla nei libri di filosofia orientale e appesa alle pareti di scuole e centri di yoga) per prima cosa rimaniamo colpiti dalla sua complessità:


                         


Fig. 1  - Śrī Yantra



A prima vista l’incrocio dei triangoli, nella parte centrale della figura, è inestricabile e pare difficile rintracciarne la logica compositiva,  ma se si osserva con attenzione si vedrà che la strana figura è formata da 9 triangoli, quattro con il vertice in alto, detti “Triangoli di Fuoco”






Fig. 2. I 4 Triangoli di fuoco





e cinque con il vertice in basso detti “Triangoli d’Acqua”.



Fig. 3. I 5 Triangoli d’Acqua





Gli altri triangoli sono prodotti dalle intersezioni dei 9 triangoli principali. Il primo riferimento che possiamo trarre dallo Śrī Yantra è astronomico: ogni angolo dei quattro Triangoli di Fuoco rappresenta una delle dodici fasi solari (mesi), e le dodici costellazioni principali, ogni angolo delle cinque figure con il vertice in basso rappresenta invece una delle 15 fasi lunari, più il centro che è sia la Luna Piena che la luna Nera. Le altre figure (i triangoli che si formano dall'intersecarsi delle linee, i petali dei due fior di loto, le "mura esterne") vanno poi a rappresentare una moltitudine di divinità ed eventi cosmici. Ogni punto,ogni linea dello Śrī Yantra, è una Dea impegnata, di solito, in pratiche erotiche. Tradizionalmente il “Diagramma Splendente” viene  diviso in 9 parti dette “maṇḍala”, "cakra"o “avarana”, considerate le dimore di nove Dee e nove yogini diverse, che svolgono la funzione di Signore  e Governatrici della Casa, e di uno stuolo di esseri divini al loro servizio.Il primo maṇḍala è la cornice esterna (anzi “ le cornici”, che va considerata divisa in tre), che simboleggia sia la manifestazione grossolana, sia il risultati, sul piano fisico, della pratica tantrica.




Fig. 4. Primo maṇḍala: Trilokya Mohana Cakra
 Cakra del Topazio. Rappresenta i 3 mondi (veglia, sogno, sonno profondo) e la possibilità di sciogliere i veli dell’Illusione. La “Signora della Casa” è TRIPURA, la  'governatrice è la Yogini Prakata. Il Mantra  è AṂ ĀṂ SAUḤ L’unità di tempo tempo è di 24 minuti (360 respiri).




Il secondo maṇḍala è invece il fiore di loto a 16 petali, collegato alle 16 nitya e alle sillabe inscritte nel cakra della Gola, che vengono considerate le madri della manifestazione fisica.




Fig. 5. Secondo maṇḍala – Sarvash Paripuraka Cakra. Cakra dello Zaffiro. È legato alla realizzazione di tutti i desideri. La Dea è Tripureshi, la governatrice è Gupta Yogini.
L’unità di tempo è tre ore (2.700 respiri) Il mantra è AIṂ KLIM SAUḤ






Il terzo è il loto ad 8 petali, dove dimora un  gruppo di Dee chiamate anaṅga, parola che significa "SENZA MEMBRA", “INCORPOREO”, ed uno degli appellativi del Dio del Desiderio, kāma. I nomi di queste dee sono, se possibile, ancora più imbarazzanti di quelle del cakra della gola, soprattutto se si fa riferimento alla letteratura erotica indiana: anaṅgakusuma, ad esempio, che potremmo anche tradurre con "FIORE DI FUOCO"  rappresenta il sentimento/energia che genera l'erezione, anaṅga mālinī è l'energia che scatena le orge, anaṅga veginī è l'energia che fa emettere, copiosamente e velocemente, i fluidi vaginali (vega indica sia lo sperma che il fiume).



Fig. 6. Terzo maṇḍala - Sarva Sankshobhana Cakra. Cakra del Crisoberillo (Occhio di Gatto). L’estasi dei sensi. La Signora è tripurasundari. La Governatrice Guptatara yogini. L’Unità di tempo è il giorno (21.600 respiri). Il Mantra HRĪṂ KLĪM SAUḤ





Il quarto maṇḍala è invece costituito dal cerchio dei 14 triangoli che rappresentano i “14 mondi” e le 14 nāḍī principali del corpo umano[1].






Fig. 7. Quarto maṇḍala, Sarva Subhagya Dayak Cakra. Cakra del Corallo. La Dea è Tripura Vasini. La Governatrice Sampradaya Yogini.La forma che presiede la Devi è Tripura Vasini. L’unità di tempo sono le 24 ore. Il Mantra HAIṂ HKLĪM HSAUḤ






Il quinto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli esterni”. Le Dee che dimorano in questi triangoli sono collegate alle energie della manifestazione grossolana[2], ovvero l’aspetto evidente dei dieci vayu, o venti, che circolano nei canali sottili.






Fig.8. Quinto maṇḍala, Sarvarth sadhaka Cakra. Cakra della Perla. La Dea è Tripurasri. Le yogini si chiamano Kula Yogini. L’unità di tempo è il giorno lunare (Tithi) dalle 19 alle 26 ore. Il Mantra è HSŚOUṂ HLĪSSKHLOUṂ HSSOUḤ





Il sesto maṇḍala è il “cerchio dei dieci triangoli interni”. Qui dimorano le dieci Dee dei Fuochi vitali,[3] ovvero l’aspetto sottile dei dieci vayu.




Fig. 9. Sesto maṇḍala, Sarva Raksakara Cakra
Cakra di Smeraldo La Dea è Tripura Malini. La Governante Nigarbha Yogini.
Ll’unità di tempo è il Paksha ,i giorni lunari che intercorrono tra la luna piena e la luna nuova.
 Il mantra è HRĪṂ KLĪṂ BLEṂ




Il settimo maṇḍala è quello formato da 8 triangoli ognuno dei quali è la dimora di una delle 8 “Piccole Madri della Parola”, coloro che rendono esprimibili e udibili i suoni degli otto gruppi di sillabe (le abbiamo già conosciute: Vaśinī- vocali, Kāmeśvari- consonanti gutturali, Modini – consonanti palatali,Vimala –consonanti linguali, Aruṇa – consonanti dentali, Jayini – consonanti labiali, Sarveśvari - semivocali, Kaulini - sibilanti).




Fig. 10.  Settimo maṇḍala Sarva Rogahara.Cakra
Cakra del Diamante. La Dea è Tripura Siddhamba. La Yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è il mese. Il Mantra è  HRĪṂ ŚRĪṂ SOUḤ




L’ottavo maṇḍala è il triangolo centrale.I lati rappresentano  i primi suoni emessi dalla Dea (A, I, U), nell'atto di generare le sillabe  dell'alfabeto, e sono chiamati Vāma , o Mahā kāmeśvarī," GRANDE SIGNORA DEL DESIDERIO", Raudrī, "COLEI CHE ACCENDE I FUOCHI" (detta anche mahābhagamalinī , “La Grande Dea che fa Ghirlande con la vagina ") e Jayeṣṭa o Mahāvajrāīśvarī, dove vajrā  indica una particolare abilità della Dea: quella di rendere il pene del suo Sposo duro e resistente come un pilastro. Come abbiamo visto queste tre dee sono identificate con i tre fiumi sacri che “portano a valle” le sillabe dell’alfabeto:Il lato di sinistra  del “Triangolo del Desiderio”è il fiume Sarasvatī, ovvero la Dea Vāma, il lato di destra è il fiume Ganga, la Dea  Raudrī,il lato orizzontale è infine, il fiume Yamuna, la Dea Jayeṣṭa.





Fig.11. Ottavo maṇḍala Sarva Siddhiprada Cakra.  
La Dea è Tripuramba. La yogini Ati Rahasya Yogini. 
L’unità di tempo è la stagione. Il mantra HSRAIṂ ḤSRKLIṂ ḤSRSAUḤ



Il maṇḍala  più interno, il nono, è  il punto centrale, bindu, e simboleggia il fermo immagine  dell’ Isola delle Gemme, con la Dea seduta innanzi al corpo senza vita dello sposo. Il bindu viene considerato la dimora di kāmala-amba-jayati, la "TRIONFANTE MADRE LIBIDINOSA".




Fig. 12. Nono  maṇḍala. Sarvanandamaya Cakra[4].
 Cakra di Rubino La Dea è Maheshvari Mahatripurasundari. La Yogini Rajarajesvari. 
L’unità di tempo è l’anno. Il mantra è KA E Ī LA HRĪṂ




L’insieme delle due figure, il trangolo e il punto, è la rappresentazione bidimensionale del Lingam, o Yoni Lingam, “il Pene del Dio che emerge dalla Vagina della Dea”.






[1] Le  Dee del Cerchio dei 14 Triangoli sono : 1.Sarvasmkshobhini devi, 2.Sarvavidravini devi, 3.Sarvakarshini devi, 4.Sarvaahladini devi, 5.Sarvasammohini devi, 6.Sarvasthambhini devi, 7.Sarvajrumbhini devi, 8.Sarvavashankari devi
9.Sarvaranjani devi, 10.Sarvonmadini devi, 11.Sarvarthasadhika devi, 12.Sarvasampattipurani devi, 13.Sarvamantramayi devi, 14.Sarvadwandwakshayankari devi.

[2] 1.Sarva Siddhiprada devi, 2.Sarvasampatprada devi, 3.Sarvapriyankari devi, 4.Sarvamangalakarini devi, 5.Sarvakamaprada devi, 6.Sarvadukhavimochini devi, 7.Sarvamrityuprasamani devi, 8.Sarvavighnanivarini devi, 9.Sarvangasundari devi, 10.Sarvasoubhagyadayini devi.
[3] 1 Sarvagya devi, 2.Sarvashakti devi, 3.Sarvaswaryapradayini devi, 4.Sarvagyanamayi devi,
 5.Sarvavyadhinivarini devi, 6.Sarvadharaswarupa devi, 7.Sarvapapahara devi8.Sarvanandamayi devi, 9.Sarvarakshaswarupini devi, 10.Sarvepsitaphalaprada devi


venerdì 11 marzo 2016

DANZARE LA VITA




Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", Edizioni Aldenia, Firenze 2015. Parte IV, Cap.III

La vita umana è un percorso che dalla nascita, attraverso una serie di passaggi di stato che chiamiamo infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, conduce alla morte. I passaggi di stato sono saṃsāra e la morte è nirvāṇa.  Ma la morte non è il contrario della vita, anzi ne fa parte, perché la Vita è l’unica vera Dea e prescinde dall’esistenza individuale. La vera “Liberazione”, o “Illuminazione” consiste nel vivere pienamente la propria esistenza realizzando che l’identità tra saṃsāra e nirvāṇa. il Tantra (e i Veda) non ci dicono nulla di più e nulla di meno.

Saṃsāra  che di solito viene tradotto con “ CATENA DELLE RINASCITE” letteralmente significa INSIEME/CON [saṃ] l´ESSENZA [sāra].  Nirvana che viene tradotto con LIBERAZIONE, significa  SENZA [ nir] MUSICA/VITA  [vāṇa]. Quando sono vivo sono con l’Essenza, ovvero con la Vita, la Dea. Quando muoio non c’è più vita e non si sente più il suono (musica) del respiro. Chi si lega al fantasma dell’ego, e crede che la sua individualità sia un tesoro da custodire e proteggere, soffre della dipartita dei suoi cari (si sente abbandonato e quindi tradito) e dell’approssimarsi della sua. Chi invece si arrende alla Vita, unica Realtà, muore sereno. Nello Yoga Scienza e Poesia si rincorrono l’un l’altra, si avvinghiano, si lasciano e si riabbracciano come amanti vogliosi. Non c’è differenza tra anima e corpo, c’è solo l’Essere Umano.

 Nel leggere il Ṛgveda sono rimasto  colpito dal continuo alternarsi di pianti e sorrisi, dalla leggerezza con cui vengono trattati i moti dell’animo, le gesta eroiche, le profonde riflessioni sulle origini del cosmo. Sono così noiose, al confronto, le nostre attuali erudite disquisizioni filosofiche!
Basta pensare ad Indrāṇī che si lamenta per la scarse prestazioni erotiche del  marito [-“Il cazzo dell’impotente ciondola tra le coscie…”-]. Le parole degli autori dei Veda, leggere e potenti insieme, graffianti e cariche di umori, fanno trasparire un amore infinito per la Dea e per l’Essere Umano.

Il vero saggio danza la vita. Il concetto di base del tantrismo ( e del sapere vedico, ché per me sono la stessa cosa…) è abbastanza semplice:

«Se vuoi vincere la paura della morte e arrivare sereno alla fine dei tuoi giorni, devi comprendere che la Vita è qualcosa di più dell’esistenza individuale”.

Per arrivare alla meta, una morte serena, gli antichi maestri ci danno una serie di consigli pratici, chiamiamole “tecniche operative”, che ruotano intorno a tre parole che paiono personaggi dei fumetti:  

bhakti, bhukti e mukti (1).

Bhakti letteralmente significa «ciò che appartiene a qualcosa d›altro», ma è anche «una linea che divide» o «una porzione di qualcosa».
Bhukti è il «godimento», «l›utilizzazione di qualcosa», ma indica anche «il movimento che un pianeta compie in un giorno solare».
Mukti, che generalmente viene tradotto con “liberazione”, significa “abbandono”, “gettato via”, “spedito”.

Il fine del Tantra (e di tutto ciò che chiamiamo Yoga) è quello di liberarsi della paura della morte (mukti) e di assicurarsi una serena dipartita.  La via più semplice è quella di comportarsi bene, cercando di non far soffrire nessuno, condurre una vita onesta insomma, in modo da non aver nemici che ti rompono le balle quando stai per morire, né sensi di colpa che ti torturano quando il Signore del Tempo bussa alla tua porta. Ma non è che sia una via sempre affIḍabile.

Spesso ci si fanno dei nemici senza saperlo e altrettanto spesso i rimpianti per i “baci che non si è osato dare”, ovvero la soddisfazione dei desideri che ci siamo negati per fare le persone brave, buone e oneste, torturano come e più dei sensi di colpa.  E allora entra in gioco Bhakti, l’appartenenza:

-”Non aver paura, non sei solo, abbi fede in Tizio, Caio o Sempronio e la luce che Egli/Ella/Loro faranno sbocciare nel tuo cuore ti condurrà alla gioia eterna, al paradiso o a una rinascita fortunata”-

Bhakti non è male, perché a chi non riesce proprio ad abbandonarsi al flusso della Dea, cioè  a buttar via la propria identità individuale, far parte di una congrega di eletti o di una comunità di simili appare un compromesso accettabile: nel feticcio che si costruisce, assieme agli altri devoti, si ficcano tutte le qualità positive che l´essere umano può immaginare e si crea un flusso virtuale che, comunque sia, alla fin fine andrà a sciogliersi nel fiume dell’Esistenza, nella Vita.

I problemi nascono quando si comincia a voler affermare la superiorità del proprio feticcio rispetto a quello altrui. L’Ego si annulla sì (parzialmente) nella comunità dei fedeli o degli affiliati, ma a volte si proietta nella comunità stessa, sovrapponendosi al feticcio da adorare. E allora vai con la lotte di religione, le discriminazioni, le sette segrete.

 A volte i risultati della Bhakti sono paradossali, Buddha Shakyamuni, che, ad esempio, nel Kāma la Sutta (2) dà una visione corretta e ispirata dei primi insegnamenti tantrici, finisce con il diventare oggetto di quella devozione contro la quale metteva in guardia i suoi discepoli.

Altre volte gli effetti  sono drammatici. I massacri fatti in nome di Dio, le dispute teologiche risolte a colpi di spada o illuminate dal fosforo bianco sono i crimini più stupidi e orrendi che un essere umano possa compiere.


Note:
1  Le tre parole sono bisillabiche e hanno in comune la parola kti, come śakti, rakti ecc. La sillaba kti indica nello yoga una particolare azione da compiere nella pratica e le sillabe che la precedono sono invece le vibrazioni che provengono, da particolare settori della sfera celeste detti in astronomia Nakshatra. I Nakshatra sono 27 e le sillabe/vibrazioni sono quattro per ogni Nakshatra. In totale quindi abbiamo 27x4= 108 vibrazioni che rappresentano i 108 elementi della fisica vedica.

2  “Non dovete credere nella forza delle tradizioni, anche se sono tenute in grande considerazione per molte generazioni e in molti luoghi; non credete in una cosa semplicemente perché molti ne parlano; non credete basandovi unicamente sulle affermazioni degli antichi saggi; non credete nelle cose che vi siete immaginati pensando che fosse un dio ad ispirarvi; non credete in nulla che si basi solo sull’autorità dei vostri maestri o dei preti.  Dopo averle attentamente esaminate, credete soltanto alle cose che avete sperimentato e trovato ragionevoli, alle cose che faranno il vostro bene e quello degli altri”.  Shakyamuni- “KAMALA SUTTA” - traduzione di Alexandra David Neel. 

mercoledì 9 marzo 2016

IL CANTO DELLA CREAZIONE



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO", parte I, Cap. XV-Edizione Aldenia, Firenze 2015

“Come l’onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell’oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene”.

I testi del Tantra yoga provengono dal Kāmaśastra, le Scritture di Kāma, Dio del Desiderio. E questo ha fatto credere che siano più o meno dei  manuali di tecniche sessuali. Ma si tratta di un equivoco:  sono libri di Arte, di Filosofia e di Scienza. Parlano dell’Essere Umano e del suo rapporto con la Vita e con L’Universo. Per i poeti dei Veda Kāma non è  bramosia dei sensi, ma è il seme della consapevolezza, il Principio di Coscienza che porta a desiderare di conoscere l’Universo, e quindi, in un certo senso a crearlo. L’intera manifestazione è nel cuore dell’Essere Umano, ma può vedere la luce, cioè essere conosciuta, solo grazie a Kāma, il Primo Dio. Prendo un brano dei Veda a cui ho dedicato molto tempo negli ultimi anni , il “Canto della Creazione”.( Nāsadāsīyasūkta 4 - Ṛgveda, X-129) Come riferimento per la traduzione  ho preso quella di una sanscritista tedesca, Maryla Falk (“IL MITO PSICOLOGICO NELL’INDIA  ANTICA” - Adelphi Ed.) L’ho confrontato con varie traduzioni, poi con l’aiuto dei dizionari on line ho provato a ritradurre l’inno per conto mio, parola per parola.  Vediamolo:

1. Non c’era l’Essere allora, né c’era il Non Essere.  Non c’era l’atmosfera né c’era la volta celeste al di là di essa: che cosa nascondeva? E dove? E nel rifugio [intimo] di che? Era forse un oceano il profondo abisso.

2. Non c’era morte allora né immortalità e dalla notte non era distinto il giorno Respirava senza fiato quel qualcosa e al di fuori di esso non c’era nulla. 

3. C’era solo l’oscurità. E tutto Questo era un inconsapevole ondeggiare nascosto dall'oscurità. Quell'immenso che era racchiuso nell'esiguo [spazio del cuore] per la potenza del Tapas (Ardore) nacque. 

4. Al di fuori si riversò all’inizio Kāma, il desiderio. La prima cosa ad essere generata dal Manas (Mente Emotiva). Fu scrutando nel cuore che saggi scoprirono l’identità [il legame] tra Essere e Non Essere.  

5. La corda di questi [mondi] è posta di traverso. Cosa ci fu al di sopra e cosa ci fu al di sotto? Portatori di semi ci furono, e potenze. E al di sotto ciò che basta a se stesso, al di sopra la manifestazione.   

6. Chi sa?  Chi potrebbe dire da dove è sorta questa emanazione? Gli dei stessi sono venuti dopo la sua emissione, chi lo sa, dunque, da dove essa ebbe origine? 

7. Colui che vigila sul creato, anche se avesse disposto lui la manifestazione, forse saprebbe o forse non saprebbe dire da dove  essa[la manifestazione] ebbe origine . 

Il nāsadāsīyasūkta, ”l’inno vedico della creazione”, descrive l’Oceano nero di prima dell’inizio, senza giorno né notte, senza morte né immortalità. Una immensità A-LOGICA racchiusa nello “SPAZIO ESIGUO DEL CUORE UMANO”(!) Ad un tratto senza un come e un perché in quell’oceano si manifesta il desiderio, kāma, la prima cosa ad essere generata dal manas (“kāmas [...] manaso retaḥ prathamaṃ”). La parola manas in genere viene tradotta con mente, ma qui è il nucleo delle emozioni primarie.

L’Universo dei Veda nasce nel cuore dell’uomo insieme al turbinio della passione e del desiderio. C’è una connotazione emotiva che accompagna tutte le fasi della creazione e che, quindi, non può non accompagnare la via dello Yoga. Una via costellata di stupore e meraviglia, scandita dai samadhi, gli stati estatici comuni agli yogin, agli artisti e agli amanti. Per comunicare con l’Universo bisogna essere capaci di liberare le emozioni e di riversare il desiderio dentro di noi e fuori di noi, nei nostri pensieri  e nelle nostre azioni.

 Le lettere dell’alfabeto della creazione sono le emozioni che producono la spinta al godimento sensoriale e da questo vengono nutrite Da questa prima emissione si creano i mondi che sono una corda tesa tra un principio statico (colui che basta a se stesso) e un principio dinamico.

Gli Dei e “Colui che vigila sul creato” (il sole, forse?) vengono dopo, ma neppure loro sanno con certezza da dove provenga la manifestazione. L’inno della creazione del Ṛgveda ci dice che tutto nasce da Kāma, la prima divinità, la più antica di tutte. Il concetto buddista di vuoto creativo, da cui insorgono sia gli Dei che la manifestazione, proviene da questi versi. Non c’è nessuna volontà creatrice, nessun demiurgo e se anche ci fosse al poeta del Ṛgveda non sembra importare più di tanto.

Come l’onda di piena porta la vita sulle rive del fiume, Kāma, il desiderio, riversandosi al di là dell’oscurità che tutto avvolge crea il mondo e lo sostiene. Kāma è il dio dell’inizio e dietro al suo agire non ci sono disegni complicati, ma solo un’infinita gioia creativa, a-logica, a-morale e incomprensibile.
Come la follia d’amore.

venerdì 4 marzo 2016

SHANKARA E IL MANTRA SUPREMO DELL'AMORE





Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO "parte IV, cap. II - Edizioni Aldenia, Firenze 2015.


Oh Madre! I tre gruppi di sillabe si uniscono a formare il Tuo nome. Il gruppo di KA, E, I e LA corrisponde a Śiva Śakthi Kāma Kśithi. Nel secondo gruppo HA, SA, KA, LA corrispondono a Ravi, Shitakirana, Smara, Hamsa e Shakra.Nel terzo gruppo SA KA e LA corrispondono a Para, Mara e Hari, con la sillaba Hrim alla fine di ciascuno dei dei tre gruppi di sillabe(1)”. 
(Ānandalaharī - śloka 32(2))

In questi versi apparentemente insensati ci viene  rivelato il Kadi Mantra, detto anche  Kāmarāja mantra in quanto implica la conoscenza attraverso la beatitudine sessuale. Si tratta di un mantra a sedici sillabe che, secondo la tradizione tantrica, sarebbe stato rivelato agli esseri umani dal Dio Kāma in persona. Comprenderlo e realizzarlo porterebbe alla visione dei fili segreti che legano gli abbracci e i gemiti degli amanti alla struttura della materia e alle origini del cosmo, perché, come dice Śankara, il Kadi mantra è il vero nome della Dea e gli Dei, se li chiami per nome, non possono far altro che manifestarsi. 
A prima vista si tratta di una serie di suoni senza nessun senso logico: 
KA  E  Ī  LA  HRĪṂ HA SA KA  HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ (3). 
Si, possiamo riconoscere la parola SAKALĀ che è il nome del Dio risvegliato dell’Isola delle Gemme, ma per il resto, se Śankara non ci  desse qualche dritta., sarebbe buio fondo. Proviamo a spiegarlo:
la prima sillaba del mantra del Kadi mantra è  KA ovvero la prima consonante gutturale dell›alfabeto sanscrito che rappresenta  l›inizio, lo spazio e in questo caso  Śiva. I kadi mantra sono i mantra che cominciano appunto con la sillaba KA, e vengono considerati “immediatamente realizzativi”. La seconda sillaba è la E, ovvero la vocale palato-gutturale (kaṇṭhatālavya) considerata una combinazione tra A ed  I, ed in questo caso indica  Śakti. La terza sillaba è la “I” doppia, Ī, che solitamente l´energia femminile, ma qui  rappresenta Kāma il Desiderio. La quarta sillaba, LA, indica la Terra, lo Stupore (Kṣiti) ed un “particolare pigmento giallo”. Il bija mantra HRĪṀ, che nel Kadi mantra é ripetuto tre volte, è il “vero nome” di Tripurasundari, la Dea Suprema, va invece interpretato in questa maniera: HA rappresenta  Śiva, RA la manifestazione, intesa come “Corpo della Dea”, I la Dea, Mahāmāyā1, Ṁ la dissoluzione (HA+RA+I+Ṁ= HRĪṀ) L’insieme delle sillabe KA  E  Ī  LA  HRĪṂ  è il primo kuta (o “sezione” o «picco montuoso») detto Vāghbava Kuta ed è il “veicolo” di Kuṇḍalinī di Fuoco, o Vahni kuṇḍalini. La prima sillaba del secondo kuta è l›aspirata HA che qui indica il sole nella forma di Ravi (traducibile con «Uccello di Fuoco”).  La seconda sillaba स SA, prima sibilante,  qui indica la luna nella forma di Śītakiraṇa letteralmente «SOLE (kiraṇa) freddo” o “polvere/ raggio freddo”. La terza sillaba del secondo kuta è di nuovo KA che stavolta indica Kāmadeva, il dio dell’amore , nella forma di Smara o Ardore Sessuale. La quarta sillaba è  HA che adesso indica lo Spazio (il cielo) sotto forma di  Haṃsa, l’Oca Cosmica. La quinta sillaba, LA  è  Indra nella forma di Śakra, Dio della Guerra e della pioggia.  L’insieme delle sillabe del secondo kuta, HA  SA  KA  HA LA HRĪṂ, viene chiamato Kāma raja Kuta ed è il veicolo di Kuṇḍalinī di Sole (Sūrya kuṇḍalini). Nel terzo Kuta la sillaba SA indica  la Dea Suprema o Parā Brahman, 

KA indica Māra, aspetto femminile di Kāma, legato alla morte,(una forma di Mahāmāyā), LA sta per Hari, che significa “verde”, ed è uno degli epiteti di Visnu. Concluso con  il terzo HRĪṂ questo Kuta è detto Sakti Kuta, Kuṇḍalinī di Luna (sóma kuṇḍalini).  
Alle 15 sillabe del Kadi mantra si aggiunge una sillaba “segreta”, diverse a seconda della linea di insegnamento, per cui il mantra completo potrebbe essere, ad esempio 
HRĪṂ KA  E  Ī  LA  HRĪṂ HA SA KA  HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ oppure AIṂ KA  E  Ī  LA  HRĪṂ HA SA KA  HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ ecc…
Il Kadi Mantra indica il percorso a ritroso dalla manifestazione all’Isola delle Gemme, dall’orgasmo che pone fine al Desiderio al momento di prima dell’inizio, il fermo immagine in cui tutto è allo stato potenziale. Il viaggio ordinario, dall’eccitazione all’orgasmo, è invece raccontato, da un altro Mantra, identico a parte il primo verso, detto Hadi Mantra perché comincia con la sillaba HA:
HA SA KA LA HRĪṂ HA SA KA HA  LA HRĪṂ SA KA LA HRĪṂ.
I due mantra, nel loro insieme, disegnano la dinamica dell’Onda. Il primo, Kadi mantra, è la risacca che dopo l’orgasmo (il frangersi sulla battigia) riconduce gli amanti alla quiete dell’unità primordiale. Il secondo, Hadi mantra, è l’Onda del desiderio che si rialza  dall’Oceano senza sponde dell’Isola delle Gemme, per rinnovare il rito della creazione. KA  E  Ī  LA  HRĪṂ (…)  è il mantra della realizzazione spirituale. HA SA KA LA HRĪṂ (…) è il mantra della realizzazione materiale. L’Onda del desiderio è l’Unica Realtà, e il piacere dei sensi è solo una variante della Beatitudine Suprema.

Ciò che condanna l’uomo alla sofferenza e alla catena delle rinascite, non è il godimento della vita materiale, ma l’attaccarsi agli oggetti del desiderio. Kāma è anaṅga, il “SENZA FORMA”. L’energia del desiderio pervade l’Universo Intero: come si fa a rinchiuderla in un corpo fisico?


Note:
1  śivaśakthihi kāmaha kśithiraththa ṛaviśithakiranaha ṣmaro ḥamsasśakrasthadanu cha parāmāraharayaha! āmī ḥrullekhābhisthisrubhiravasāneśu ṅhatithāha bhajanthe varnāsthe ṭhava ñanani ṇāmāvayavathām
2  La traduzione è mia ma fa riferimento a quella in inglese di PANDIT S. SUBRAHMANYA S’ASTRI, 1937
3  In sanscrito: कएईलह्रीं हसक हलह्रीं सक ल ह्रीं . क ka ए e ई ī ल la  ह्रीं hrīṃ ह ha स sa क ka ह ha ल la ह्रीं hrīṃ स sa क ka ल la ह्रीं h rīṃ



Tratto da "TANTRA LA VIA DEL SESSO "parte IV, cap. II - Edizioni Aldenia, Firenze 2015.

martedì 1 marzo 2016

TANTRISMO E TANTRA



Cos'è il Tantra?
Tralasciando la credenza, tuttora purtroppo assai comune, che sia  un'insieme di tecniche di sesso estremo, dalle domande che mi fanno durante le conferenze del mio libro ("Tantra la via del sesso") e da quello che leggo  navigando su internet, mi è venuto il  sospetto che molti facciano confusione tra "il" Tantra,  inteso come Filosofia/Religione/Scienza e "i" tantra, intesi come testi filosofici e manuali di yoga.
Per evitare confusione in questo articolo userò, il termine tantrismo  per indicare il Tantra/Filosofia e  e il termine tantra per i testi.
Cominciamo dal tantrismo.
Si tratta di una Filosofia/Religione/Scienza probabilmente pre-vedica e sicuramente pre-buddista.
Prova ne è che al tempo del Buddha storico (500 a.C.) il tantrismo era al centro dei dibattiti filosofici. Shakyamuni, ad esempio sconsigliava  di praticare i riti tantrici  rivolti a Brahma, Ganesha e Indra, I suoi discepoli invece praticavano con fervore i rituali tantrici di Tara, Arya Tara, Manjushri, Mahakaal ecc.

Al giorno d'oggi tutto ciò che riguarda le  pratiche religiose hindu, le festività e i riti può essere definito tantrico, compreso, secondo me, il rito vedico per eccellenza. lo Yajna o "sacrificio del  del fuoco" proveniente dalla tradizione indo-ariana.
Fanno parte del tantrismo lo Hatha Yoga  (sistematizzato dal tantrico Gorakhnath nel suo libro "Hatha Yoga", poi ripreso in buona parte dal suo allievo Svatmarama nello Hathayogapradipika), la recitazione dei Mantra, l'utilizzazione delle Mudra, la pratica dei Mandala, le tecniche di meditazione definite Dhyana, le visualizzazioni chiamate Nyasa, le Puja ecc. ecc.




Veniamo adesso "ai" tantra, intesi come "trame di tessitura", ovvero testi scritti.
In linea di massima la letteratura  riferita specificamente al tantrismo, può essere suddivisa in tantra,  in agama e..
Per  tantra  si intendono i libri ispirati alla visione filosofica  "non duale"  che trattano in genere  di:
1) speculazione filosofica.
2) Cosmogonia.
3) Spiegazione e trasmissione dei mantra e delle tecniche collegate ai mantra (yantra, asana, mudra).
4) Riti e sadhana..


Per agama si intendono soprattutto i testi shaiva (riferiti alla devozione per Shiva,  ma vengono anche chiamati Agama alcuni tantra vaishnava Vishnu come il Lakshmi tantra) ispirati ad una visione duale, che non trattano approfonditamente di argomenti esoterici e filosofici, ma rispetto ai tantra danno più spazio a temi come :
1) costruzione dei templi.
2) Installazione delle statue e delle immagini delle divinità.
3) Cerimonie pubbliche  da celebrare nei templi.

Per yamala, a volte   si intendono  i tantra   riferiti alla tradizione  che alcuni commentatori definiscono pura, quella detta di  Shiva/shakti  o di yamala/bhairava.


Nell'insieme i testi  specifici del tantrismo  fanno riferimento a quattro diversi gruppi di devoti e/o praticanti, che pur p'resentando molte affinità, hanno proprie pratiche, e propri diversi punti di vista sulla letteratura vedica e puranica, per cui si può parlare di:
1) testi e pratiche  di devoti di Vishnu.
2) Testi e pratiche di devoti della Devi (la Dea in forma di Durga, Kali, Tara ecc.).
3) Testi e pratiche di devoti di Ganesha (Ganapati).
4) Testi e pratiche di devoti di Shiva.

A loro volta i testi differiscono a seconda delle zone geografiche, per cui si può parlare, ad esempio, di un tantra del Kerala  e di tantra del kashmir, come di testi che presentano delle differenze  anche sostanziali a livello teoretico.

Gli agama sostanzialmente sono un numero limitato di testi presi come riferimento dai devoti di Shiva del Tamil e  dai devoti di Shiva del kashmir.

I tantra propriamente detti invece sono in gran parte, testi della tradizione shakta, ovvero della Dea, ma esistono anche i tantra di Surya, ecc.


Elenco dei tantra shaiva :

1. Amritesha Tantra, or Netra Tantra
2. Netragyanarnava Tantra
3. Nishvasa Tattva Samhita
4. Lingarchana Tantra

5. Kalottara Tantra
6. Sarva Gyanottara Tantra
7. Kriya Kala Gunottara Tantra

A questi sette se ne aggiungono tre di cui ci sono arrivati solo dei frammenti:
1. Nandi Shikha Tantra.
2. Bharga Shikha Tantra.
3. Kabandha Shikha Tantra.


  e  nove che risultano perduti:

1. Bhairavi Shikha Tantra 
2. Vina Shikha Tantra 
3. Vinamani Shikha Tantra 
5. Sammohana Shikha Tantra 
6. Damara Shikha Tantra 
7. Atharvaka Shikha Tantra 
8. Kabandha Shikha Tantra 
9. Shirascheda Tantra 



I tantra shakta sono molti di più, 29: 



1.       kalikularnava tantra
2.       kankalamalini tantr
3.       jhamkarakaravira
4.       mahakalasamhita
5.        kali tantra
6.        kalagyana tantra
7.       kumari tantra
8.       todala tantra
9.       siddhalahari tantra
10.   niruttara tantra
11.    kalivilasa tantra
12.   utpatti tantra
13.   kamadhenu tantra
14.   nirvana tantra
15.   kamakhya tantra
16.   yogini tantra
17.   tara tantra
18.    kaula tantra
19.   matsya sukta
20.   samaya tantra
21.   mundamala tantra
22.    nila tantra
23.   nibandha tantra
24.   vira tantra
25.   maya tantra
26.   samkhyayana tantra
27.   katyayani tantra
28.   kalanalatantra
29.   varahi tantra 






A cui aggiungere i dieci della tradizione Shrikula, dedicati alla sri Vidya:

1.       vamakeshvara tantra
2.       tantraja tantra / kadimata tantra
3.       gyanarnava tantra
4.       shaktisamgama tantra
5.       vidyarnava tantra
6.       anandarnava tantra
7.       ananda tantra
8.       paramananda tantra 
9.       kuloddisha tantra

10.   gandharva tantra

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